L'infertilità rappresenta una problematica che affligge da tempo la società globale, con un impatto significativo sulla popolazione. Per comprendere appieno la portata di questa condizione, è innanzitutto importante ricordare che rimanere incinta non è semplice come sembra, poiché la specie umana ha una bassa efficienza del sistema riproduttivo. La probabilità di rimanere incinta al primo tentativo per una giovane coppia presumibilmente fertile, dopo un mese di rapporti sessuali mirati e non protetti, non supera infatti il 20%. Questa realtà evidenzia la complessità intrinseca del processo riproduttivo naturale.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente reso noto che una persona su sei nel mondo è affetta da infertilità, un dato che tradotto in percentuale significa che circa il 17% degli adulti non riesce ad avere figli. Il tasso medio globale relativo alla popolazione mondiale è, spiega l'OMS, pari al 17,5%. Tuttavia, questo dato presenta significative variazioni regionali. Il tasso più alto si registra nel Pacifico occidentale, in un’area che comprende Giappone, Cina, Australia e Nuova Zelanda, dove la percentuale di infertilità raggiunge addirittura il 23,2%. In Italia, secondo quanto risulta all'Istituto Superiore di Sanità, il dato si attesta intorno al 15%, pare un dato particolarmente allarmante.
L'infertilità è definita come una condizione del sistema riproduttivo maschile o femminile, risultato del mancato raggiungimento di una gravidanza naturale a seguito di dodici mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti. Secondo l'OMS, si parla di infertilità quando una coppia non riesce a concepire dopo 12-24 mesi di rapporti sessuali non protetti. È importante sottolineare che, a leggere bene le informazioni del report dell'OMS, la situazione reale potrebbe essere anche molto differente. È la stessa OMS a dirlo, lamentando la carenza di studi scientifici ad hoc sul tema dell'infertilità, non solo a livello mondiale, ma anche nei diversi Paesi. Ragion per cui i numeri presenti nel report rappresentano solo una stima delle dimensioni reali del fenomeno infertilità.
In Italia, non ci sono studi specifici sulla prevalenza dell'infertilità, come ha commentato Paola Anserini, presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità (Sifes). Il report dell'OMS è uno studio di valutazione di prevalenza dell'infertilità nel mondo che si riferisce a un numero limitato di lavori scientifici e, di fatto, conclude che gli studi di prevalenza sull'infertilità sono troppo pochi e che si dovrebbero condurre nazione per nazione, perché avrebbero un grande rilievo per far notare agli stakeholder della sanità le necessità su questo tema in ogni Paese. Questo discorso vale anche per l’Italia, dove non ci sono studi specifici sulla prevalenza di questo fenomeno. Ciò potrebbe far supporre che i dati diffusi dall'OMS possano essere finanche sottostimati. Anserini ha affermato che sono sicuramente sottostimati perché gli studi presi in considerazione hanno una base dati non omogenea rispetto alle persone che hanno risposto all'indagine. Di fatto, non tutte le persone infertili sanno di esserlo e non tutti gli infertili optano per la fecondazione assistita. Quindi numeri assoluti che definiscono il quadro dell'infertilità non ci sono né a livello mondiale né in Italia. I dati del Registro Nazionale Italiano della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), la cui pubblicazione annuale è istituita dalla legge 40 del 2004, sono parziali perché riferiti solo alle coppie infertili che si rivolgono ai centri specializzati. Avendo una base dati diversa da quella utilizzata dall'OMS per il suo report, i numeri italiani non possono essere messi in relazione con quelli mondiali. Inoltre, l'OMS riporta il dato della prevalenza di infertilità "lifetime", cioè di coppie che dicono di avere avuto problemi di infertilità almeno una volta nella vita, e il dato riferito alla dichiarata infertilità in uno specifico periodo della vita, presente o passato.

Fattori Chiave dell'Infertilità Femminile: L'Età e Oltre
L’età della donna è uno dei fattori più rilevanti nell’influenzare il tasso di gravidanza sia nelle condizioni naturali che nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Il primo campanello d’allarme, legato prettamente alla donna, è relativo all’età: a partire dai trentacinque anni si assiste infatti a una fisiologica flessione della capacità riproduttiva. Dopo i 35 anni, la fertilità femminile subisce infatti un calo significativo e fisiologico, legato alla progressiva riduzione sia del numero sia della qualità degli ovociti disponibili. Questo declino incide direttamente sulle percentuali di successo della fecondazione assistita, rendendo più complesso ottenere una gravidanza, anche con tecniche avanzate come la FIVET o l'ICSI. Si tratta di una condizione naturale legata alla riduzione della riserva ovarica di cui ogni donna dispone fin dalla nascita. In termini pratici, le donne di trentacinque o più anni hanno mediamente maggiori difficoltà a ottenere una gravidanza rispetto a donne di età inferiore. Cominciare a cercare una gravidanza in tarda età aumenta il tasso di coppie che non riescono a procreare. Anche l'OMS rileva che non ci sono dati specifici sulle cause di infertilità, né rispetto al genere che costituisce le coppie che dichiarano l'infertilità. Quanto al 17% dell'infertilità femminile per ridotta riserva ovarica rilevato dal Registro, essa comprende anche i casi dovuti all'età della donna, che nei Paesi europei e in particolare in Italia è una grossa motivazione di infertilità. Il fatto di cominciare a cercare una gravidanza in tarda età aumenta il tasso di coppie che non riescono a raggiungere l'obiettivo e che quindi si rivolgono al centro di procreazione assistita.
Le cause più frequenti di infertilità o sterilità femminile sono varie e possono essere classificate in diverse categorie. Le cause ovariche racchiudono tutte quelle situazioni di assenza di ovulazione, un presupposto fondamentale per il concepimento. Esistono poi cause uterine, che generalmente provocano infertilità e non sterilità. Solitamente sono dovute ad alterazioni anatomiche a carico dell’utero, sia congenite che acquisite. Queste alterazioni anatomiche possono causare aborti ripetuti. Tra le cause congenite si trovano le malformazioni uterine come la duplicazione parziale o completa dell’utero. Le cause tubariche riguardano invece le tube di Falloppio (o trombe di Falloppio o salpingi). Le tube sono fondamentali per consentire l’incontro tra lo spermatozoo e l’ovocita e, di conseguenza, il concepimento. Pertanto, un’anomalia a carico delle trombe porta a problemi di fertilità. Infine, le cause cervicali riguardano il collo dell’utero e che rendono quindi difficile l’avanzamento degli spermatozoi, impedendo loro di raggiungere l'ovulo.
Alcuni di questi fattori sono reversibili, come quelli relativi ad alterazioni anatomiche, che possono essere corretti e risolti con un intervento chirurgico. Per questo motivo, Eugin propone Time Freeze®, la tecnica di crioconservazione degli ovociti che consente di preservare la fertilità nel momento di massima efficienza riproduttiva, offrendo una soluzione proattiva al declino della fertilità legato all'età.

L'Infertilità Maschile: Cause, Diagnosi e Impatto Crescente
L'infertilità maschile è un problema assai più comune di quanto si pensi ed è spesso sottovalutato, poiché di frequente erroneamente confuso con la “potenza sessuale” ovvero la capacità di avere rapporti. Solo dopo l’analisi del liquido seminale (spermiogramma) l’uomo scopre eventualmente di avere una compromissione della qualità degli spermatozoi. L'infertilità maschile a livello mondiale è aumentata in maniera esponenziale in quest’ultimo ventennio, con alcuni studi susseguitisi nel tempo che hanno riscontrato una drastica riduzione del numero di spermatozoi negli uomini in età riproduttiva. Per infertilità maschile si intende una ridotta capacità riproduttiva dell’uomo che, spesso, è legata a una alterazione del numero o della qualità degli spermatozoi prodotti in ambito testicolare.
Le alterazioni più comuni includono la riduzione del numero (Oligozoospermia), la riduzione della motilità (Astenozoospermia) o una morfologia alterata (Teratozoospermia). Talvolta ci si trova di fronte a una situazione di drastica riduzione del numero degli spermatozoi prodotti (Criptozoospermia) o addirittura di totale assenza di produzione spermatica (Azoospermia).
Dal punto di vista statistico, la causa più frequente di sterilità maschile sembra essere riconducibile al varicocele, patologia estremamente diffusa nel maschio che si presenta spesso in età peripuberale e può aggravarsi nel corso degli anni. Il varicocele è una dilatazione delle vene spermatiche e testicolari normalmente presente nel testicolo sinistro, ma anche bilateralmente. Può alterare fondamentalmente la qualità del liquido seminale o danneggiare il DNA degli spermatozoi, impedendo quindi allo spermatozoo stesso di fecondare l’ovulo. In caso di varicocele, procedendo alla correzione chirurgica si ha un aumento della fertilità della qualità del liquido seminale e del numero di gravidanze quantizzabile intorno al 25-40%.
Altre cause estremamente diffuse sono: le infezioni uro seminali, presenti in caso di infezione o infiammazione della prostata, dei canali seminali o delle vescicole seminali; il criptorchidismo, ossia la mancata discesa dei testicoli nello scroto o la tardiva discesa dei testicoli nello scroto. Questa può essere identificata come causa di infertilità ed emerge, dal punto di vista anamnestico, dalla visita andrologica, che evidenzia una ipotrofia, ossia un’alterazione volumetrica del testicolo o di entrambi. Il fattore genetico riguarda generalmente delle anomalie a carico dello sperma dovute a condizioni come la sindrome di Klinefelter, la fibrosi cistica, ecc. Le cause anatomiche riguardano alterazioni o disturbi che impediscono o bloccano parzialmente o in parte il passaggio del liquido seminale e quindi degli spermatozoi.
È importante notare che l’infertilità maschile è spesso asintomatica, e per questo motivo può essere utile un controllo andrologico, atto a rivelare eventuali alterazioni, spesso misconosciute. Dopo avere eseguito un esame andrologico completo è sufficiente in prima istanza eseguire uno spermiogramma. Questo esame può già correttamente indicare l’esistenza o meno di alterazioni della qualità, della quantità o della morfologia degli spermatozoi e quindi giustificare o meno la presenza della sterilità di coppia. Più complesso è lo studio dell’infertilità quando ci si trova in presenza di un liquido seminale con caratteristiche di normalità associato a una normalità del quadro ginecologico. In questo caso, può essere utile eseguire un test TUNEL, SCSA, HALO, che aiuta nell’identificazione di danni a carico del DNA degli spermatozoi, come la frammentazione. A completamento delle indagini diagnostiche ci si avvale poi di indagine eco-color-doppler scrotale, ecografia prostatico-vescicale, spermiocoltura e urinocoltura per identificare eventuali infezioni delle vie urinarie. Infine, in casi estremi, si ricorre alla biopsia testicolare per valutare la funzionalità dei tubuli seminiferi, dove nascono gli spermatozoi.
Anche gli uomini, come le donne, hanno un orologio biologico, e l’importanza dell’età, in ottica di fertilità riproduttiva, pur essendo molto nota per le donne, si rivela rilevante anche per il maschio, sebbene si abbiano poche nozioni al riguardo.

Stili di Vita, Ambiente e Infertilità Idiopatica
Oltre alle cause fisiologiche, mediche e genetiche, l’infertilità può essere dovuta anche a fattori modificabili, come abitudini alimentari e stili di vita. Lo stile di vita (alcool, fumo, stress), l’inquinamento ambientale e l’esposizione a fattori di rischio lavorativi hanno sicuramente un peso determinante sulla qualità degli spermatozoi e degli ovociti.
Per quanto riguarda il fumo, numerosi studi condotti su pazienti sottoposte a tecniche di procreazione assistita (PMA) dimostrano nelle donne fumatrici tassi di successo più bassi. Il fumo di sigaretta, in quantità eccessiva, sembra inoltre ridurre numero, motilità e morfologia degli spermatozoi. Le sostanze tossiche contenute nel fumo di sigaretta sono in grado di danneggiare la cromatina e il DNA degli spermatozoi in misura direttamente proporzionale al numero di sigarette fumate. L'alcool e le droghe contribuiscono anch'essi a un declino della fertilità.
L'alimentazione gioca un ruolo cruciale, poiché ciò che mangiamo si riflette inevitabilmente sul nostro stato di salute e quindi anche sulla salute dei nostri gameti (ovociti e spermatozoi). Mangiare troppo (e male) può ad esempio alterare il ciclo mestruale e aumentare il rischio di aborti e complicanze ginecologiche. I disturbi alimentari, il sovrappeso e l’eccessiva magrezza in particolare, hanno un impatto importante sulla fertilità sia nell’uomo che nella donna. Questi disturbi sono in aumento, anche post-Covid. Un’alimentazione disordinata può concorrere all’infertilità.
Anche l’attività fisica, sebbene lo sport, in generale, ci aiuti ad avere un buono stato di salute generale e riproduttiva, può avere un impatto negativo se non bilanciata. Infatti, l’eccessiva sedentarietà e un’attività fisica troppo intensa, possono alterare l’assetto ormonale e riproduttivo sia maschile che femminile.
Infine, un aspetto non ultimo per importanza è la condizione di stress in cui oggi viviamo. Lo stress può diventare ansia che scatena una serie di problematiche personali e della coppia e che rallentano l’instaurarsi di una gravidanza. Lo stress è infatti uno dei “nemici nascosti” della fertilità maschile e femminile. Il nostro consiglio è quello di prediligere uno stile sano e salutare, evitando gli eccessi di qualsiasi natura e genere.
Un fattore che incide negativamente è la durata di esposizione a stili di vita sregolati. Ancora una volta vediamo che a incidere è il fattore età: se è un giovane di 25 anni a essere dedito all’alcool e al fumo l’impatto di queste abitudini sull’infertilità sarà più ridotto rispetto a quello che potrà avere un adulto di 40 anni. Anche perché si aggiunge il normale calo della fertilità dovuto all’aumentare dell’età. In altri termini, la fertilità è inversamente proporzionale all’età anagrafica e direttamente proporzionale alla durata dei cattivi stili di vita, con negativi effetti sommatori di questi due fattori.
Ci sono poi gli endocrine disruptors, che in italiano chiamiamo interferenti endocrini, le sostanze artificiali presenti nell’aria e negli alimenti che interferiscono con il nostro sistema ormonale alterandone gli effetti, tra cui anche quelli relativi alla fertilità. L'esperta suggerisce che ci si difende principalmente con le regolamentazioni europee relative alle sostanze tossiche. Purtroppo, dal punto di vista personale ci si può fare poco. Anche in questo caso, la durata dell’esposizione fa la differenza, perché l’effetto di queste sostanze sulla fertilità sarà maggiore con l’aumentare dell’età a cui una coppia cerca una gravidanza.
Nonostante tutti questi fattori noti, secondo il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, il 16,2% delle coppie che si sottopongono a tecniche di PMA soffre di infertilità inspiegata (o idiopatica). Rimane una non trascurabile percentuale di coppie, quantificabile intorno al 30-35%, nelle quali si manifesta una tipologia di infertilità idiopatica, ossia un quadro dove non è possibile identificare con certezza la causa e quindi proporre una terapia idonea.
Benessere, alimentazione e fertilità
La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA): Tecniche e Percentuali di Successo
Le procedure di fecondazione assistita hanno l’obiettivo di superare le difficoltà di concepimento e, più in generale, di creare le condizioni per iniziare e portare a termine la gravidanza con la nascita di un bambino sano. La scoperta di un problema di fertilità o di sterilità può spaventare alcune persone o far insorgere dei timori relativi all’impossibilità di poter concepire e di avere un bambino. Per avere una gravidanza è possibile quindi ricorrere alla procreazione medicalmente assistita (o PMA), un insieme di procedure mediche che servono proprio a poter concepire quando non ci si riesce tramite rapporto sessuale.
Ma cosa si intende per tasso di successo nell’ambito della fecondazione assistita? L’obiettivo di una procedura di Procreazione Medicalmente Assistita è quello di generare una gravidanza, ma anche di creare le condizioni per poterla portare a termine con la nascita di un bambino sano. L’ottenimento della gravidanza viene valutato tipicamente a due livelli: il test di gravidanza positivo (beta-hCG +), che si tratta del primo segnale di una gravidanza, riflesso del risultato del trattamento, e indica l’avvenuto impianto dell’embrione nell’utero, solitamente 14 giorni dopo il transfer.
Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita ricreano artificialmente le condizioni ideali per l’incontro dei gameti e la formazione dell’embrione. Il tutto porterebbe ad ottenere tassi di gravidanza anche superiori a quelli naturalmente ottenibili. Come accennato, la FIVET ha una percentuale di successo al primo tentativo del 38,2%, che aumenta fino a quasi l’80% al terzo tentativo, a parità di condizioni, nella specie umana. Nell’approcciarsi ai trattamenti di PMA, è di fondamentale importanza comprendere che le possibilità di ottenere una gravidanza aumentano ad ogni tentativo: è il concetto di probabilità cumulativa di gravidanza. Tutti gli studi effettuati in tal senso mostrano che la probabilità di successo aumenta effettuando più tentativi, ovvero più trasferimenti embrionari.
Ci sono però alcuni fattori che influenzano negativamente il tasso di successo della PMA. I principali sono: la qualità/quantità dei gameti (maschili e femminili) prodotti e la recettività endometriale e uterina, che è strettamente correlata alla fisiopatologia della donna. In generale, sono molteplici le condizioni che durante il percorso terapeutico concorrono a determinare l’esito favorevole della procedura di Procreazione Medicalmente Assistita, ossia l’ottenimento della gravidanza. Tra le più importanti ricordiamo: il corretto inquadramento clinico e conseguentemente la scelta della tecnica più appropriata; la personalizzazione della stimolazione ovarica, al fine di massimizzare il recupero ovocitario e/o ottimizzare la preparazione dell’endometrio alla ricezione dell’embrione; la presenza di attrezzature e tecnologie all’avanguardia nel laboratorio IVF, per garantire che gli embrioni si sviluppino e siano selezionati in condizioni ottimali.
Tipologie di Tecniche di PMA
Le tecniche di fecondazione assistita si distinguono in diversi livelli, a seconda della complessità e invasività della procedura.
Inseminazione Intrauterina (IUI) - Tecnica di I Livello
L’inseminazione artificiale è il metodo “più semplice” di fecondazione assistita perché prevede l’inserimento dello sperma direttamente nell’utero della donna tramite una cannula. Rispetto ai rapporti sessuali ha una percentuale di successo maggiore ed è anche più vantaggiosa. L’inseminazione intrauterina è una tecnica definita di I livello. Si applica solo in coppie selezionate per età, che non presentino infertilità maschile grave e/o infertilità tubarica. Il tasso di successo dell’inseminazione intrauterina è più basso rispetto alle tecniche di II livello, poiché non abbiamo nessun controllo sul processo. Tuttavia, l’inseminazione intrauterina si caratterizza per una minor invasività sia tecnologica (la fecondazione avviene in-vivo) che farmacologica (richiede solo una blanda stimolazione ovarica). Infatti, seguendo il normale ciclo della donna, la fecondazione avviene contemporaneamente all’ovulazione, oppure viene eseguita la stimolazione ovarica sulla partner femminile per aumentare la maturazione degli ovociti. Durante ogni ciclo mestruale, un solo ovocita matura, mentre gli altri si decompongono e vengono “persi”. La stimolazione ovarica mira a recuperare un numero maggiore di ovociti.
Fecondazione in Vitro (FIVET) e Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo (ICSI) - Tecniche di II e III Livello
La fecondazione in vitro (FIVET) prevede di ricreare in vitro tutti i processi che portano all’unione dei gameti. Di conseguenza, è necessario avere in laboratorio sia l’ovocita sia lo spermatozoo ed eseguire la fertilizzazione in provetta. Gli ovociti della partner femminile e lo sperma del partner maschile vengono raccolti e portati in laboratorio. Con la fecondazione in vitro, la fecondazione viene eseguita in laboratorio su piastre di coltura opportunamente preparate e controllate. Tra gli embrioni formati, vengono selezionati i migliori e trasferiti nell’utero della donna (di solito un embrione alla volta, ma non c’è limite al numero totale). FIVET e ICSI sono tecniche con un tasso di fecondazione leggermente diverso: mediamente 65% per FIVET e 75% per ICSI. Entrambe queste tecniche possono essere effettuate anche tramite “fecondazione eterologa”, ovvero utilizzando il gamete di un donatore (quindi o ovulo o sperma), quando non sempre i gameti (ovociti e spermatozoi) sono disponibili in quantità/qualità sufficienti. Questa è la prima condizione di scelta tra una tecnica di fecondazione assistita omologa (con gameti appartenenti ai partner della coppia) o di tipo eterologo (gameti provenienti da donatori esterni alla coppia).

Gestione degli Embrioni e Strategie per Ottimizzare il Successo
Un aspetto fondamentale per massimizzare il tasso di successo nelle tecniche di PMA di II e III livello riguarda la gestione degli embrioni, in particolare la scelta tra il trasferimento di embrioni freschi o la crioconservazione e il trasferimento in un secondo momento.
Al momento non vi sono evidenze scientifiche che concludono se sia più vantaggioso trasferire in utero embrioni freschi o preventivamente crioconservati mediante vitrificazione. Statisticamente, i tassi di successo del transfer di embrioni congelati sono infatti sovrapponibili. Gli elementi di maggior differenziazione nei due casi sono, da una parte, la preparazione ormonale dell’endometrio della donna, e dall’altra, i processi di laboratorio relativi al congelamento e allo scongelamento degli embrioni.
Da un lato, durante una procedura di PMA, la stimolazione per il recupero degli ovociti innalza infatti i livelli di estrogeni e progesterone disturbando la recettività endometriale. Crioconservare gli embrioni e posticipare il trasferimento in un ciclo preparato “ad hoc” al fine di ottimizzare la recettività endometriale può quindi aumentare il tasso di successo della fecondazione assistita. Nelle donne ad alto rischio di iperstimolazione ovarica o con endometrio non idoneo, il trasferimento a fresco è da evitare. In un ciclo di fecondazione in vitro possono prodursi più embrioni di quelli necessari ad un singolo trasferimento. Questi embrioni in “sovrannumero” vengono crioconservati e sono disponibili per transfer successivi, contribuendo significativamente al concetto di probabilità cumulativa di gravidanza.
Per contro, un embrione scongelato potrebbe in qualche caso risentire della tecnica di vitrificazione e scongelamento e dare un risultato inferiore, anche se, come detto, i tassi di successo complessivi sono simili. La decisione tra trasferimento fresco e crioconservato viene quindi presa valutando attentamente le condizioni individuali della paziente e le caratteristiche degli embrioni, con l'obiettivo di massimizzare le probabilità di successo e la sicurezza della procedura.
Diagnosi e Approcci Terapeutici Personalizzati all'Infertilità
L'infertilità è considerata una vera e propria patologia, tanto che si parla di diagnosi e di terapia riferite a questa condizione di salute. Ma come si diagnostica l’infertilità? Innanzitutto i 12 mesi di rapporti non protetti per definire che una coppia non è fertile valgono per le coppie che non hanno avuto eventi che già di per sé siano possibili cause di infertilità. Per esempio, interventi chirurgici su ovaie, utero, testicoli o terapie che sono note per essere gonadotossiche. O ancora, infezioni genitali o sessualmente trasmesse già diagnosticate come sifilide, clamidia e prostatiti croniche. In questi casi, l'indagine può iniziare prima.
La diagnosi avviene attraverso una visita specialistica di entrambi i partner che parte dall’anamnesi e prosegue con diversi accertamenti come l’esame del liquido seminale, la valutazione dell’ovulazione, i dosaggi ormonali. Fino ad arrivare alla conclusione che o non c’è alcuna causa apparente - infertilità idiopatica - o che ve n’è una specifica di origine maschile o femminile o di entrambi i partner. Quando si parla di problemi di fertilità o di sterilità, comunque, non bisogna pensare ad una impossibilità totale di concepire o di diventare genitori. Per prima cosa e per capire come procedere, è bene valutare la situazione e capire quali sono le cause più frequenti di infertilità maschile e femminile.
Appare quindi intuibile che le opzioni oggi disponibili per la terapia dell’infertilità siano diverse a seconda della causa che origina questa condizione. Abbiamo trattamenti antibiotici per risolvere i casi di infezione, la chirurgia endoscopica per alcune malformazioni dell’utero o per alcune aderenze. Vi sono poi terapie per l’induzione dell’ovulazione nelle pazienti che non riescono a ovulare. Spesso i pazienti arrivano dallo specialista di infertilità con quei disturbi derivanti da una scorretta alimentazione, che vanno corretti prima di passare ad altro. Talvolta la terapia dell’infertilità può essere “semplicemente” far perdere o acquisire peso al paziente. Vediamo quindi che non è possibile definire un percorso unico valido per tutte le coppie. Ogni caso è a sé.
In ogni caso, le tecniche di riproduzione assistita che oggi sono disponibili e sicure dal punto di vista medico per i cittadini, non devono per forza essere l’ultimo step dopo aver provato tutto il resto. Per alcune coppie può essere anche la prima scelta. Ad esempio, in caso di gravi problemi di infertilità maschile non c’è bisogno di aspettare, perché raramente ci sono terapie mediche migliorative.
Sfide Etiche e Sociali Legate alla Fertilità
Il report dell'OMS evidenzia come l'infertilità non trovi sempre risposte adeguate nella sanità dei diversi Paesi del mondo. In Italia, rispetto ad altri Paesi, sulla carta la PMA è offerta a tutti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). I centri pubblici di secondo livello per la fecondazione assistita sono 72, il che ci metterebbe in una posizione privilegiata rispetto all'estero in termini di equità d'accesso. Nella realtà però ci sono tante problematiche e saranno sempre più presenti in futuro. Infatti, le tecniche si evolvono rapidamente e per essere sempre più performanti hanno bisogno di strumentazioni più all’avanguardia, ma il SSN è molto lento nello stare al passo per problemi di budget e non solo. Quindi se in teoria saremmo il Paese migliore del mondo per l’equità d’accesso alle terapie per l’infertilità, in realtà non tutti i centri hanno le strumentazioni adeguate, il personale specializzato e liste d’attesa allineate alle esigenze dei pazienti. Questo mette a rischio l'equità d'accesso, creando potenzialmente le note differenze territoriali.
Un altro argomento delicato toccato dall’indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è quello relativo allo stigma. Che in molti Paesi, specialmente quelli a basso reddito, interessa soprattutto le donne che non riescono ad avere figli. Un po’ come accadeva nel nostro Paese fino a pochi decenni fa, quando la condizione della donna che non aveva figli era vista negativamente, giacché il suo ruolo sociale era ancora fortemente legato all’essere moglie, madre e sostanzialmente responsabile del focolare domestico. Sebbene non ci siano dati scientifici documentati sull'attuale stigma sociale dell'infertilità in Italia per gli italiani, l'opinione personale di esperti, derivata dalla pratica clinica, suggerisce che fino a una certa età non sia uno stigma sociale per gli italiani. Però può esserlo per le donne di diversa etnia e tradizioni culturali, anche giovani. Tuttavia, quando una coppia decide di avere un figlio e non riesce in questo intento, e decide di rivolgersi a uno specialista di infertilità è quasi sempre un dramma. Talvolta ci si rende conto che pur occupandosi di un aspetto di salute che non ha conseguenze mortali, essa spesso è vissuta dai pazienti come una menomazione fisica. E ciò vale tanto per le donne quanto per gli uomini.
Parlando di infertilità e di tecniche per la procreazione medicalmente assistita non si può non toccare un tema di strettissima attualità: quello della gestazione per altri (GPA). Che è fortemente collegato a quello del diritto alla genitorialità dell’individuo. Rispetto alla possibilità che tutti possano o meno avere diritto di diventare genitori a prescindere dal genere, dall’orientamento sessuale o dal fatto di essere single o di vivere in coppia, l'opinione personale di alcuni esperti è che non ci sia alcuna obiezione rispetto alla possibilità che anche coppie dello stesso genere possano aspirare a diventare genitori. Si pensa che tutti abbiano diritto a procreare e alla genitorialità. Tuttavia, si crede che il dibattito sulle modalità con cui ciò possa realizzarsi debba essere ancora approfondito e sfaccettato. Esistono invece molte obiezioni, in quanto donna, sul fatto che si debba incoraggiare la gestazione per altri. Ma, come detto, è un tema che deve essere ancora molto ben approfondito. Tra l’altro esiste un tema di “sostenibilità” troppo poco affrontato: non si crede che su larga scala la procreazione per altri sia percorribile e, quindi, da incoraggiare.
Come presidente della Sifes, Paola Anserini sostiene che una buona fetta di infertili lo sia per ragioni di età avanzata e che ci sia necessità di utilizzare l’ovodonazione, che è consentita solo acquisendo ovociti da banche estere, giacché non è stata normata la donazione altruistica in Italia. Bisogna porre rimedio a questa situazione, che non è più sostenibile. Tra gli obiettivi del suo mandato vi è quello di favorire l’incentivo all’autodonazione da parte di soggetti che non pensano di essere pronte a concepire un figlio in giovane età. Così che possano utilizzare i loro stessi ovociti successivamente, quando riterranno di voler avere un figlio.
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