Rimanere incinte è una rivoluzione, in ogni senso. Dal punto di vista fisico, il corpo cambia per ospitare un altro essere vivente mentre cresce, per darlo alla luce in sicurezza, per nutrirlo. In questo contesto il seno è una delle parti del corpo che cambiano prima e più visibilmente. Dal momento del concepimento l’equilibrio ormonale si modifica: l’aumento del livello di estrogeni stimola lo sviluppo dei dotti lattiferi, mentre quello del progesterone determina l’ingrossamento del tessuto mammario. Aumentano anche il tessuto adiposo e il flusso sanguigno. Già nelle primissime fasi della gravidanza, dunque, il seno aumenta di volume e di tono. Senza dimenticare che i capezzoli e le areole si fanno più grandi e più scuri. Tutti questi cambiamenti, normali e inevitabili, perdurano per il periodo della gestazione, e nel post partum, soprattutto se si allatta al seno, il seno può aumentare ancora un po’ di volume.

Evoluzione della struttura mammaria nelle fasi della gestazione
Non appena rimani incinta il corpo inizia a prepararsi per la nascita del tuo bambino. Molte donne manifestano cambiamenti del seno nelle fasi iniziali della gravidanza; in realtà, spesso è il primo sintomo. L'aumento ormonale e il cambiamento della struttura del seno fanno sì che i capezzoli e il seno siano sensibili e morbidi già a partire dalle prime tre o quattro settimane.
"Durante le prime settimane il seno può crescere rapidamente oppure può aumentare gradualmente", spiega la Dott.ssa Jacqueline Kent, prestigiosa ricercatrice nel campo della lattazione presso la University of Western Australia. "Ogni donna è diversa. Il tuo seno potrebbe non aumentare molto fino a poco prima o persino dopo il parto. Tuttavia, se ti stai chiedendo quanto il seno può crescere complessivamente durante la gravidanza, al momento della montata lattea è probabile sia di quasi una misura e mezzo più grande rispetto a quella che avevi prima di rimanere incinta!".
A partire dalla 15ª settimana di gravidanza le nuove cellule che producono latte nel seno si attivano ed entro la 22ª settimana iniziano a svolgere il loro compito. Nel secondo trimestre potresti notare che i capezzoli e le areole diventano più grandi e più scuri. Inoltre, i piccoli bozzoli o rigonfiamenti presenti sull'areola, chiamati "tubercoli di Montgomery", diventano più evidenti. Questi piccoli ingrossamenti producono un olio idratante che aiuta a proteggerti dal dolore e dall'infezione quando inizi ad allattare. Nel corso dell'ultimo trimestre potresti nuovamente iniziare a percepire il tuo seno come pesante o dolorante. È probabile che il tuo seno sia più grande di una o due misure rispetto a prima della gravidanza. Inoltre, è probabile che aumentino anche le dimensioni della tua circonferenza, dato che la cassa toracica si allarga per fare spazio al bambino.
La fisiologia della produzione di latte
Durante la gravidanza e subito dopo il parto, la mammella materna va incontro a modificazioni in risposta a stimoli ormonali che hanno lo scopo di garantire la produzione di latte. Una volta avviato l’allattamento, sarà la suzione da parte del bambino a stimolare la produzione dei due ormoni cardine: la prolattina e l’ossitocina. La prima è responsabile della produzione del latte, la seconda invece della sua emissione.
Attaccare al seno il neonato spesso e in modo corretto permette di mantenere alti i livelli di prolattina e favorire la produzione di latte. È importante, soprattutto all’inizio, che la mamma allatti anche di notte, quando la produzione di prolattina aumenta. Già dal quinto mese di gravidanza il seno è pronto per la produzione del latte e durante l'ultimo periodo comincia a produrre il colostro, un liquido denso e vischioso di colore variabile dal giallo all’arancio. Il colostro è perfetto come primo alimento dei neonati, per la sua caratteristica composizione: un contenuto relativamente limitato di grassi e lattosio, ma tante proteine, vitamina A, anticorpi e oliogosaccaridi.
10. L'allattamento: anatomia e benefici
Gestione dell'ingorgo mammario
L'ingorgo mammario è un fenomeno comune causato da un eccesso di latte nei seni. Si verifica generalmente nel periodo post-parto, al momento della montata lattea che si verifica pochi giorni dopo la nascita del bambino. All'inizio dell'allattamento, il corpo della donna che allatta impara ad adattarsi alle esigenze nutrizionali del bambino. Quando la produzione di latte è superiore al consumo da parte del bambino durante la poppata, i dotti lattiferi si riempiono di latte senza riuscire a svuotarsi completamente.
I tessuti mammari iniziano quindi a subire una forte pressione che può causare un'infiammazione locale. L'ingorgo mammario deve essere trattato rapidamente per evitare complicazioni come la mastite o l'infezione mammaria. La mastite è un'infezione dei tessuti mammari causata da una proliferazione batterica; spesso insorge in seguito a un ingorgo mammario che non è stato trattato tempestivamente. La mastite si manifesta con arrossamento accompagnato da una sensazione di calore al seno, associata a febbre, brividi e malessere generale.
Per l'ingorgo primario è importante seguire con attenzione le buone tecniche di allattamento al seno, rappresentate da un corretto attacco e da un buon posizionamento. Lo svuotamento regolare del seno migliora il flusso venoso e linfatico e stimola la produzione di latte. In caso di ingorgo mammario, si raccomanda di favorire una buona circolazione del latte praticando delicati massaggi e applicando impacchi caldi prima delle poppate.
Cambiamenti nel post-allattamento e "svuotamento" del seno
Cosa succede dopo? Il seno torna quello di prima della gravidanza oppure no? Secondo gli esperti, dopo qualche settimana dal termine della gravidanza o del periodo di allattamento, il tessuto mammario inizia a ridursi e nel giro di un anno o poco più torna, nella maggior parte dei casi, alle sue dimensioni originarie. Complessivamente si rientra nella taglia di coppa posseduta prima della gravidanza ma molto dipende dall’età, dalla dolce attesa e dal numero di figli avuti.
Dal punto di vista estetico, spesso si notano delle differenze. Senza più necessità di produrre latte, con il calo degli ormoni deputati, il volume e il tono delle mammelle si riducono e il seno può apparire “svuotato” (ipoplasia post-gravidica). Un'altra conseguenza comune è l'aspetto più rilassato, “cadente”, del seno - una condizione che in gergo tecnico si chiama ptosi e che è dovuta a lassità a livello della pelle, delle fasce muscolari e dei legamenti. Va sottolineato che dai dati disponibili l’aspetto “svuotato” e “cadente” del seno non sono strettamente associati all’allattamento. In altre parole, a livello statistico non ci sono differenze significative tra le donne che hanno allattato al seno e quelle che non hanno allattato. I cambiamenti, quindi, sono da ascrivere, in primis, alla gravidanza in sé e poi agli altri fattori predisponenti.

Strategie di mantenimento e prevenzione
Non ci sono sistemi che possano far tornare il seno alle condizioni pre-gravidanza, poiché i cambiamenti sono in gran parte fisiologici. Tuttavia, uno stile di vita sano, un’alimentazione equilibrata, evitare il fumo e mantenere un buon grado di idratazione ed elasticità della pelle possono aiutare a ridurre l’impatto dei cambiamenti estetici. Indossare reggiseni che diano l’adeguato supporto può contenere la ptosi e contribuire all’aspetto estetico.
Il controllo del peso è un fattore discriminante. Dopo il parto e previo consulto con il proprio medico, intraprendere un programma di allenamento per rafforzare i muscoli pettorali e quelli della schiena può contribuire a migliorare la postura. Tuttavia, l'allenamento dei muscoli pettorali, specie se intensivo, può essere controproducente: l’aumento di volume dei muscoli sarà visibile nella parte alta della mammella, e in caso di ptosi il risultato sarà il configurarsi di una curvatura a ‘S’ poco gradevole.
Per quanto riguarda il volume, esistono approcci naturali che, sebbene non modifichino radicalmente la struttura, possono migliorare la tonicità:
- Esercizi mirati: Piegamenti (push-up), panca con manubri e aperture possono aiutare a tonificare la base muscolare sottostante.
- Massaggi: Eseguire massaggi circolari quotidiani con oli naturali stimola la circolazione sanguigna.
- Alimentazione: Seguire una dieta equilibrata evitando diete drastiche che portano a repentine perdite di peso, le quali contribuiscono a svuotare ulteriormente il seno perdendo la componente adiposa.
- Creme specifiche: Esistono emulsioni che favoriscono l'elasticità della cute, aiutando a contrastare l'aspetto di rilassamento cutaneo.
L'approccio chirurgico: mastopessi e mastoplastica
Tralasciando le pericolose terapie ormonali, l’approccio che può risolvere l’aspetto svuotato e cadente del seno post-gravidanza è quello chirurgico. L’intervento di mastopessi consente di ridare tonicità ai tessuti, ripristinando l’equilibrio tra contenente e contenuto. Nei casi di ptosi lieve, una soluzione è quella di aumentare un po’ il volume inserendo delle protesi mammarie.
Il chirurgo plastico Claudio Bernardi chiarisce: "Idealmente, il ricorso alla chirurgia plastica dovrebbe avvenire al termine del ciclo riproduttivo della donna, ossia quando si esaurisce la possibilità o non c'è il desiderio di ulteriori gravidanze. In questo modo si tutela del tutto l’integrità del tessuto ghiandolare funzionale all’allattamento. Ad ogni modo, le moderne tecniche chirurgiche ci consentono di effettuare interventi di mastopessi conservativi del tessuto ghiandolare, che, in caso di successive gravidanze, lasciano comunque intatta la possibilità di allattare al seno in sicurezza".
Falsi miti sull'alimentazione e produzione di latte
È importante chiarire che esistono numerosi “falsi miti” in merito alla possibilità che alcuni alimenti ingeriti dalla madre possano aumentarne la produzione. Non è vero, per esempio, che bisogna bere latte per produrne di più e tantomeno che “la birra fa latte”. Esistono tuttavia alcuni cibi, come l'orzo, l'avena, il grano e il riso integrale, ricchi di beta-glucano, che sembrerebbero favorire un aumento della prolattina. Tuttavia, l’alimentazione della mamma influisce solo in minima parte sulla composizione del latte materno. Invece, la cosa che più stimola la produzione del latte è la suzione da parte del bambino: aumentare la frequenza e la durata delle poppate è la strategia più efficace in assoluto. La disidratazione è un nemico della produzione: bere almeno due litri di acqua al giorno è fondamentale per reintegrare i liquidi necessari alla sintesi del latte.
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