IVA e prodotti per l’infanzia: Analisi della normativa attuale e impatto sulle famiglie

La questione dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) applicata ai beni di prima necessità, in particolare ai pannolini e ai prodotti per l’igiene intima femminile, rappresenta uno dei temi più dibattuti nel panorama fiscale italiano recente. Per comprendere appieno la portata delle variazioni normative, è necessario analizzare il meccanismo tecnico dell'imposta e l'evoluzione legislativa che ha caratterizzato il biennio 2023-2024.

rappresentazione grafica dell'impatto dell'IVA sui beni di consumo quotidiano

Il funzionamento tecnico dell’IVA: un’imposta sul consumatore finale

L’acronimo “IVA” sta ad indicare la dicitura “Imposta sul Valore Aggiunto” e, tecnicamente, si può definire l’imposta sui consumi che va a colpire ogni fase della produzione di determinati beni e servizi. Tuttavia, il peso dell’IVA ricade solo sul consumatore finale, perché nei passaggi intermedi tra la fase di produzione e quella di arrivo del prodotto sul mercato, i soggetti intermedi, come imprenditori e lavoratori autonomi, essendo soggetti passivi di IVA, attraverso un sistema di detrazione e rivalsa rimangono neutrali all’applicazione dell’IVA. Quindi l’IVA è un costo solo per il consumatore finale e per chi, come questo, non può esercitare il diritto alla detrazione IVA sugli acquisti. Ogni cittadino, quindi, paga l'IVA come consumatore finale e nello specifico, per esempio, viene applicata l’IVA al 4% sui prodotti alimentari, bevande e prodotti agricoli e sui beni di prima necessità, si paga l’IVA al 5% sui prodotti per la prima infanzia e alcuni prodotti alimentari, si applica l’aliquota del 10% sulle forniture domestiche di luce e gas, i medicinali, gli interventi di recupero del patrimonio edilizio per specifici beni e servizi. E vien da sé, invece, che si applica l’aliquota ordinaria del 22% su tutti i beni e i servizi che non godono di aliquota ridotta.

Evoluzione normativa: dal 2023 al 2024

Nel corso degli ultimi anni, le aliquote IVA hanno subito oscillazioni significative. "Dal primo gennaio 2023 le cessioni di prodotti per la protezione dell’igiene femminile non compostabili e di alcuni prodotti per l’infanzia saranno soggette ad aliquota Iva del 5%". È quanto ha ricordato Federfarma, la quale ha sottolineato che i titolari sono invitati a «verificare il corretto aggiornamento dei gestionali in uso presso le farmacie». In particolare, la Federazione ha segnalato che «il comma 72 dell’art. 1 della Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023), pubblicata sul S.O. n. 43 alla G.U. n. 303 del 29 dicembre 2022, ha stabilito che dal primo gennaio 2023, alle cessioni di prodotti per la protezione dell’igiene intima femminile (assorbenti e tamponi) non compostabili, si applicherà l’Iva nella misura del 5%».

Con la nuova Legge di Bilancio, dal 1° gennaio 2024 è ripristinata al 10% l'aliquota IVA per una serie di prodotti per l'infanzia e l'igiene intima femminile. Era stato un provvedimento contenuto nella Legge di Bilancio dello scorso anno, l'assoggettamento all'aliquota IVA del 5% di alcuni prodotti dedicati all'igiene intima femminile e all'infanzia. A seguito dell'approvazione della Legge di Bilancio 2024, però, è stata ripristinata l'IVA al 10% per i seguenti prodotti: prodotti per l'igiene intima femminile, i tamponi e gli assorbenti; prodotti per l'infanzia (latte, alimenti per bambini, pannolini).

infografica sulle variazioni delle aliquote IVA per i prodotti per l'infanzia dal 2023 al 2024

Nonostante le critiche e le accuse di negare uno degli obiettivi principi del governo di destra-centro (invertire la curva della natalità venendo incontro alle famiglie che vogliono fare figli), la premier Meloni non ha cambiato idea e la Manovra ha confermato l’aumento dell’Iva sui prodotti per la prima infanzia. Così, torna al 10% l’imposta sul valore aggiunto per latte, preparazioni alimentari per lattanti, pannolini e seggiolini per bambini da installare negli autoveicoli (per quest’ultimi dal 5% passa addirittura al 22%). Stessa cosa per i prodotti imprescindibili per le donne: assorbenti, tamponi e coppette mestruali.

Il costo reale dell’igiene infantile e le sfide per le famiglie

Quanto costa cambiare un neonato? E non è una decisione da poco. Secondo uno studio fatto dal sito Play Like Mum, sono circa 327 gli euro spesi da una famiglia con bimbo piccolo, tra pannolini, salviette e pasta protettiva, per cambiarlo e pulirlo nel solo primo mese di vita. Una cifra che è tra le più elevate al mondo. Prima di noi, infatti, ci sono solo gli Stati Uniti, che ci superano di pochi centesimi, e il Messico, dove la cifra arriva a toccare i 560 euro. Come avevamo già spiegato qui, nel nostro paese ogni cambio costa circa un euro (47 centesimi per il pannolino e 54 per le salviette). Molto di più della Francia, dove pulire il bimbo costa 63 centesimi (23 per il pannolino e 40 per le salviette) o dell’Austria, che si ferma a 57 centesimi (21 per il pannolino e 36 per le salviette).

In Italia si spendono oltre 380 milioni di euro l'anno solo di pannolini. In più vanno aggiunti prodotti obbligatori come i seggiolini per auto o necessari come seggioloni per la pappa, ciucci e tettarelle varie. Tutti questi prodotti, indispensabili soprattutto nei primi mesi del bebè, tornano ad essere tassati al 10% e alcuni (come i seggiolini auto) addirittura con la stessa Iva dei beni di lusso: ovvero il 22%.

Indagine sui bilanci delle famiglie italiane nell'anno 2020

Dibattito politico e posizioni delle opposizioni

Le opposizioni avevano presentato un emendamento per impedire l’aumento al 10% dell’Iva su assorbenti e prodotti per l’infanzia, ma alla fine in Aula alla Camera la maggioranza e il governo lo hanno bocciato. «Il governo della premier Meloni si rimangia la riduzione dell’Iva sui pannolini per i neonati e gli assorbenti femminili», ha tuonato la prima firmataria dell’emendamento, la deputata del Partito democratico, Sara Ferrari. Così, non si è voluto «ovviare ad una discriminazione di genere che pesa sulle donne che in Italia lavorano meno e guadagnano poco e sulle giovani coppie che vanno aiutate a fare figli e non ostacolate aumentando i costi dei beni per l’infanzia». A farle eco la deputata del M5S Ida Carmina: «In un Paese in cui oltre il 63% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese, 14 milioni di cittadini rinunciano alle cure e le rate dei mutui sono insostenibili, l’esecutivo decide di fare cassa sulle donne», è l’accusa lanciata dalla Carmina. «Un fatto stupefacente di fronte alla prima presidente del Consiglio donna della storia».

Chiarimenti sulle detrazioni fiscali e agevolazioni

Quando si parla di pannolini e agevolazioni fiscali, le domande sono sempre le stesse:

  1. I pannolini sono detraibili dalle tasse?
  2. In quali casi è possibile la detrazione del 19%?
  3. Serve una prescrizione medica?
  4. È prevista anche un’IVA agevolata sui pannoloni?
  5. Le agevolazioni valgono anche per gli anziani?

Le risposte alle suddette questioni definiscono il perimetro della normativa:

  1. I pannolini 0-3 anni non sono detraibili, anche se ecologici o lavabili.
  2. La detrazione IRPEF del 19% è possibile quando la spesa riguarda pannoloni o ausili per incontinenza utilizzati per una condizione sanitaria.
  3. Non sempre è richiesta una prescrizione formale, ma deve essere dimostrabile la necessità sanitaria del prodotto.
  4. Sì, in alcuni casi è possibile applicare l’IVA agevolata al 4% invece dell’aliquota ordinaria.
  5. Sì, se l’anziano utilizza pannoloni o ausili per incontinenza per una reale necessità sanitaria, valgono le stesse regole previste per le persone con disabilità.

La normativa fiscale distingue tra prodotti di uso comune e ausili sanitari. Un’informazione chiara oggi evita problemi domani. Le agevolazioni esistono, ma sono legate a situazioni precise e ben definite. No, i pannolini per neonati e bambini, anche se lavabili, riutilizzabili o scelti per motivi ecologici, non rientrano nelle agevolazioni fiscali previste dalla normativa italiana.

schema riassuntivo delle differenze tra pannolini per l'infanzia e ausili sanitari per incontinenza

Impatto economico specifico: igiene femminile e seggiolini auto

L’Iva sugli assorbenti, i tamponi e le coppette mestruali è sempre stata quella ordinaria del 22%. Il Governo Draghi aveva ridotto la percentuale al 10% nel 2022 per arrivare all’attuale Governo Meloni che con la manovra di bilancio del 2023 l’aveva ridotta al 5%. Di fatto nel 2023 tutti i prodotti per l’igiene femminile sono stati equiparati a quelli dello stesso tipo ma compostabili. Ora il Governo fa marcia indietro e da gennaio 2024 tutti i prodotti tornano con l’Iva al 10%, compresi quelli compostabili che già dal 2020 erano al 5%. Calcolando quanto spende in Italia una donna nell’arco della propria vita per acquistare gli assorbenti igienici per il ciclo mestruale (13 cicli all’anno per circa 38 anni) l’Iva al 10% al posto che al 5% impatta complessivamente per circa 150 euro in più.

Per quanto riguarda i seggiolini auto, la situazione è ancora più marcata. Nel 2024, il passaggio dall'aliquota del 5% all'aliquota ordinaria del 22% rappresenta un onere significativo per i nuovi genitori. Si è passati dal 10% applicato agli alimenti e soprattutto dal 22% applicato ai seggiolini a un’aliquota che, anche se non è la più bassa (4% che si applica ai prodotti di prima necessità) quanto meno rispecchia l’importanza e l’imprescindibilità della spesa per questi prodotti da parte delle famiglie italiane. Ora, come se fossimo in una partita di lascia o raddoppia, l’Iva viene riportata ai livelli precedenti. Infatti, dal 2024 l’Iva torna al 10% sugli alimenti e sui pannolini e al 22% sui seggiolini. Ricordiamo sempre che tra i prodotti che rimangono beneficiari dell’Iva al 5% ci sono i tartufi freschi o refrigerati e i biglietti per i mezzi pubblici.

Considerazioni finali sulla gestione dei consumi familiari

Il 2024 che sta arrivando porta con sé molte novità, tra queste le misure prese dal Governo per aiutare le famiglie con figli ma al contempo anche l’aumento dell’IVA su alcuni importanti prodotti utili proprio alle famiglie. Il prossimo anno aumenta, infatti, l’IVA per pannolini e assorbenti passando dal 5% a 10%, e l’IVA sui seggiolini per le auto che dal 5% passa addirittura al 22%. Cerchiamo di fare chiarezza e di spiegare nello specifico cosa è accaduto tra le varie aliquote IVA ridotte e non.

Nel 2024 i pannolini, gli assorbenti e i seggiolini auto per i bambini subiranno un aumento dell’aliquota IVA. Quindi il nostro suggerimento è farvi una bella scorta prima della fine dell’anno, poiché potrete trovarli a prezzi ancora abbordabili poiché aumentati solo da un’IVA al 5%. Dal 1° di gennaio 2024 gli assorbenti, le coppette mestruali, e i pannolini subiranno un lieve aumento poiché l’IVA che verrà applicata sarà di cinque punti percentuali superiore, passando al 10%. Per chi ha in cantiere un bambino, se ancora non lo ha fatto, suggeriamo invece di acquistare immediatamente un seggiolino auto, poiché l’aumento per questo tipo di bene sarà considerevole, l’IVA infatti passa al 22%. Certo, non c’è da lamentarsi. Poteva andar peggio ma il pericolo è stato scampato, infatti, in un primo momento, i pannolini non erano stati inseriti nella lista dei prodotti che godono di riduzioni d’IVA e quindi sarebbero finiti tra i prodotti ad IVA ordinari al 22%.

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