L'assegno di maternità di base, comunemente noto come "assegno di maternità dei Comuni", rappresenta una prestazione assistenziale fondamentale destinata a sostenere le madri che si trovano in condizioni economiche svantaggiate e che non hanno accesso ad altre indennità di maternità previdenziali. Disciplinato dall'articolo 74 del D.Lgs. n. 151/2001 e istituito originariamente dall'art. 66 della legge n. 448/98, questo contributo è un pilastro del welfare locale, sebbene la sua gestione operativa e le specifiche regolamentazioni possano variare in base al Comune di residenza. È essenziale comprendere che, sebbene sia pagato dall'INPS, la domanda va presentata presso il Comune di residenza della madre, il quale si occupa di verificare la sussistenza dei requisiti di legge.

Chi ha diritto all'Assegno di Maternità dei Comuni
L'assegno spetta per ogni figlio nato, adottato o in affidamento preadottivo, a patto che il minore abbia un'età inferiore ai 6 anni al momento dell'ingresso in famiglia. Il diritto al beneficio è riservato alle madri disoccupate o a quelle lavoratrici che, pur occupate, non beneficiano di altre indennità di maternità o il cui trattamento economico risulta inferiore a una determinata soglia fissata annualmente.
I requisiti fondamentali per l'accesso includono:
- Residenza nel territorio del Comune che eroga il beneficio.
- Situazione economica del nucleo familiare (ISEE) che non deve superare la soglia stabilita a livello nazionale.
- Assenza di altre coperture previdenziali per il periodo di maternità, o in alternativa, la dichiarazione dell'importo di eventuali trattamenti economici percepiti, al fine di calcolare l'eventuale differenza spettante.
- Per le cittadine non comunitarie, il possesso della carta di soggiorno o del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.
È importante sottolineare che, in caso di cittadinanza extracomunitaria, le madri devono attivarsi tempestivamente presso le Questure per il rilascio della carta di soggiorno, poiché il termine perentorio per la presentazione della domanda è di sei mesi dalla nascita del bambino o dall'ingresso in famiglia del minore in adozione o affido.
Parametri economici e rivalutazioni annuali
L'importo dell'assegno, così come la soglia di reddito ISEE necessaria per accedervi, viene adeguato annualmente all'inflazione sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo ISTAT. Tali valori vengono comunicati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per l'anno 2026, ad esempio, l'importo dell'assegno è stato fissato a 413,10 euro mensili per una durata di 5 mesi, con una soglia ISEE massima di 20.668,26 euro, a seguito di una rivalutazione pari all'1,4%.
È fondamentale che i cittadini consultino sempre il portale ufficiale del proprio Comune di residenza, poiché il regolamento può subire variazioni locali e le modalità di erogazione possono essere influenzate da provvedimenti specifici approvati dalle giunte comunali.

Modalità di presentazione della domanda
La procedura per la richiesta richiede attenzione alla documentazione da allegare. Generalmente, alla domanda, da compilarsi entro sei mesi dall'evento, vanno acclusi:
- La DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) in corso di validità, che attesti la situazione economica del nucleo familiare nell'anno precedente.
- Autocertificazione che attesti il possesso dei requisiti di legge, inclusa la residenza e la cittadinanza.
- Dichiarazione di non aver presentato, per il medesimo figlio, domanda per l'assegno di maternità a carico dello Stato di cui all'art. 75 del D.Lgs. 151/2001.
In fase di compilazione, qualora si percepissero già trattamenti previdenziali, è obbligatorio indicare l'esatto importo di tali trattamenti per consentire agli uffici comunali il calcolo della differenza integrativa dovuta. Le procedure si sono nel tempo digitalizzate; per esempio, in diverse annate, la richiesta dell'assegno di maternità ha richiesto la compilazione di un modulo INPS da trasmettere online tramite i servizi telematici dell'Istituto.
Integrazione tra misure di sostegno locali e nazionali
Alcune grandi città hanno implementato, oltre all'assegno di base, ulteriori misure di assistenza. È il caso, ad esempio, di iniziative volte a sostenere il reddito di maternità mediante l'uso di carte elettroniche ricaricabili, o di contributi una tantum destinati alle famiglie per coprire le spese di assistenza familiare, come tate o badanti.
Per quanto riguarda i contributi per l'assistenza (baby-sitter o badanti), i requisiti spesso includono:
- Documentazione comprovante l'assunzione con contratto in regola per almeno 15 ore settimanali.
- Limiti ISEE specifici stabiliti dai singoli regolamenti comunali.
- Nel caso di assistenza ad anziani, il requisito che l'assistito abbia più di 60 anni e non sia ricoverato stabilmente in strutture sanitarie.
Tali misure, come il portale We-Mi o la fornitura di pacchi dono per i nuovi nati, mirano a consolidare una rete di protezione sociale che va oltre il singolo assegno di maternità, offrendo ai genitori tutor e orientamento per affrontare al meglio le necessità quotidiane della gestione familiare.
CARTA NUOVI NATI 2025 da 1000 euro: ecco finalmente il bonus per i figli
Considerazioni sulla gestione documentale e fiscale
Nel sistema italiano di welfare, è importante distinguere tra le diverse agevolazioni. Mentre l'assegno di maternità dei Comuni è una prestazione assistenziale pura, esistono innumerevoli detrazioni e deduzioni fiscali che i cittadini possono richiedere in sede di dichiarazione dei redditi, come ad esempio le spese mediche, le spese per l'istruzione o i contributi versati a fondi sanitari integrativi.
La riforma dello sport, le detrazioni per le barriere architettoniche e le agevolazioni per gli studenti con disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) rappresentano ulteriori ambiti in cui il legislatore è intervenuto per alleggerire il carico fiscale delle famiglie. Per usufruire correttamente di ogni beneficio, è sempre necessario conservare fatture, parcelle e ricevute quietanzate che certifichino le spese sostenute, poiché la corretta tracciabilità è il presupposto imprescindibile per l'ottenimento di qualsiasi rimborso o detrazione da parte dell'Agenzia delle Entrate.
Infine, si ricorda che per l'assegno di maternità, la tempestività è un elemento critico. Nonostante il termine ordinario per l'emanazione dei provvedimenti amministrativi sia solitamente stabilito in 30 giorni dalla legge 241/1990, ogni Comune può avere tempi di istruttoria differenti. Pertanto, consultare i canali ufficiali del proprio Comune di residenza rimane la strategia migliore per evitare vizi di forma che potrebbero compromettere l'erogazione del sostegno economico spettante.