L'Assegno di Maternità di Base dei Comuni: Una Guida Dettagliata ai Requisiti, Importi e Procedure per il Sostegno alla Natalità

L’assegno di maternità di base, conosciuto anche come "assegno di maternità dei Comuni", rappresenta una fondamentale prestazione assistenziale volta a sostenere la natalità e la maternità in Italia. Si tratta di un contributo economico essenziale destinato alle madri che non beneficiano di altri trattamenti previdenziali per la maternità o che ne ricevono in misura inferiore rispetto all'importo totale dell'assegno. Concesso dai Comuni di residenza e successivamente erogato dall'INPS, questo beneficio è disciplinato da una specifica normativa e soggetto a precisi requisiti economici e di cittadinanza, garantendo un supporto tangibile alle famiglie in un momento cruciale della loro vita.

Cos'è l'Assegno di Maternità dei Comuni e il Suo Ruolo di Sostegno

L'assegno di maternità di base, anche detto “ASSEGNO DI MATERNITÀ DEI COMUNI”, è una prestazione assistenziale concessa dai comuni e pagata dall’INPS, come stabilito dall'art. 74 del decreto legislativo 26/03/2001, n. 51. Questo contributo mensile è concesso per cinque mesi e si rivolge a madri per nascite, affidamenti preadottivi e adozioni senza affidamento. La sua funzione è quella di fornire un sostegno economico a quelle madri che non hanno accesso ad altre indennità di maternità e che presentano un ISEE inferiore a una soglia prestabilita. In sintesi, l'assegno di maternità è un contributo economico destinato alle madri che non hanno diritto ad altre indennità di maternità, configurandosi come una misura pensata per sostenere economicamente le mamme che non beneficiano di altre indennità, come quelle riconosciute dall’INPS.

Gli Importi Annuali dell'Assegno di Maternità: Un Quadro Aggiornato

L'importo dell'assegno di maternità è rivalutato ogni anno in base alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo ISTAT, al fine di mantenere il suo potere d'acquisto e l'efficacia del sostegno. Questa rivalutazione assicura che il beneficio si adegui all'inflazione di anno in anno, così come il reddito massimo entro il quale si ha diritto a riceverlo.Secondo la circolare INPS 29/02/2024 n. 40, per l'anno 2024 l’importo dell’assegno mensile di maternità, che spetta per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 1/01/2024 al 31/12/2024, è pari a 404,17 € per cinque mensilità. Questo si traduce in un importo complessivo di 2.020,85 €.

Per quanto riguarda l'anno 2025, l’importo dell’assegno di maternità dei Comuni è pari a 407,40 € per cinque mensilità, per un totale di 2.037,00 €.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con comunicato del 09/02/2026, ha reso noti i valori rivalutati per il 2026, applicando una variazione dell'indice ISTAT pari all'1,4%. Per il 2026, l'importo dell'assegno è pari a 413,10 euro mensili. Di conseguenza, l'importo complessivo spettante per le cinque mensilità sarà di 2.065,50 €.È importante sottolineare che l’assegno spetta per ogni figlio nato. Pertanto, in caso di parto gemellare o di adozione o affidamento di più minori, l’importo totale è moltiplicato per il numero dei nati o adottati/affidati, garantendo un sostegno proporzionale alla composizione del nucleo familiare.

Tabella riassuntiva degli importi e limiti ISEE dell'assegno di maternità per anno

Requisiti Economici Essenziali: Il Limite ISEE per l'Accesso al Beneficio

Uno dei criteri fondamentali per l'accesso all'assegno di maternità dei Comuni è il rispetto di determinati limiti di reddito, attestati tramite l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE). Questo indicatore è cruciale per individuare i nuclei familiari che si trovano in condizioni economiche svantaggiate e necessitano di supporto.

Il limite ISEE viene rivalutato annualmente, parallelamente agli importi dell'assegno, per tenere conto dell'inflazione e delle mutate condizioni economiche.

Per l’anno 2024, il limite ISEE per poter accedere al beneficio è pari a 20.221,13 €.Per l'anno 2025, il beneficio può essere richiesto solo se l’ISEE del nucleo familiare non supera 20.382,90 €.Per l'anno 2026, la soglia di ISEE massimo per accedere al beneficio è pari a 20.668,26 €. Questa cifra è annualmente rivalutata sulla base della variazione dell'indice ISTAT. L'appartenenza ad un nucleo familiare la cui situazione economica, attestata con ISEE ordinario e definito dal Comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dip. per le Politiche della Famiglia pubblicato sulla GU Serie Generale n.32 del 09 febbraio 2026, deve rientrare nel limite di € 20.668,26.

È quindi indispensabile che la madre, alla data del parto, sia in possesso di una situazione economica equivalente non superiore al valore ISEE stabilito per l'anno di riferimento. Senza il rispetto di tale soglia, l'assegno non può essere concesso.

I Beneficiari dell'Assegno: Madri, Adozioni e Affidamenti Preadottivi

L’assegno di maternità spetta per ogni figlio nato alle donne che non beneficiano di alcun trattamento economico per la maternità, come indennità o altri trattamenti economici a carico dei datori di lavoro privati o pubblici. In alternativa, spetta anche a coloro che beneficiano di un trattamento economico di importo inferiore rispetto all’ammontare dell’assegno; in questo caso, l’assegno viene erogato per la quota differenziale. In altre parole, l'assegno di maternità a chi spetta? Alle madri che si trovano in condizioni economiche svantaggiate e non ricevono indennità di maternità da altri enti. La madre non lavoratrice, oppure la madre lavoratrice che beneficia di trattamenti previdenziali di importo inferiore all'assegno di maternità, può richiederlo.

Il beneficio viene inoltre erogato dall’INPS anche per ogni minore in adozione o affidamento preadottivo. Per tali casi, la condizione principale è che il minore non abbia superato i 6 anni di età al momento dell’adozione o dell’affidamento. Tuttavia, in caso di adozioni o affidamenti internazionali, la soglia di età è estesa fino alla maggiore età del minore. Un requisito aggiuntivo per i minori in adozione o in affidamento preadottivo è che devono essere regolarmente soggiornanti e residenti nel territorio dello Stato italiano. L'assegno spetta per ogni figlio nato o adottato sotto i 6 anni di età alle madri disoccupate o che pur lavorando non hanno diritto ad altre indennità di maternità.

Condizioni di Cittadinanza e Residenza: Un Dettaglio dei Soggetti Ammessi

Per richiedere l'assegno di maternità dei Comuni, oltre ai requisiti economici, è fondamentale soddisfare specifiche condizioni relative alla cittadinanza e alla residenza. La madre richiedente deve essere residente nel Comune dove presenta la domanda e risiedere nel territorio italiano al momento del parto o dell’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato.

Alla data del parto, e al momento della presentazione della domanda, la richiedente deve rientrare in una delle seguenti categorie, come previsto ad esempio dalla Delibera di Giunta Comunale 01/06/2017 n. 136 del Comune di Trecate, o dalle disposizioni di Comuni come Ardea:

  1. Cittadine italiane: Le donne in possesso della cittadinanza italiana.
  2. Cittadine comunitarie: Le cittadine di uno Stato membro dell'Unione Europea.
  3. Cittadine extracomunitarie in possesso di specifici titoli di soggiorno: Questa categoria è la più articolata e include diverse casistiche:
    • Cittadino rifugiato politico, i suoi familiari e superstiti: Coloro che godono dello status di rifugiato politico in Italia.
    • Cittadino apolide, i suoi familiari e superstiti: Individui riconosciuti come apolidi.
    • Cittadino titolare della protezione sussidiaria: Beneficiari della protezione sussidiaria.
    • Cittadino che abbia soggiornato legalmente in almeno due Stati membri, i suoi familiari e superstiti.
    • Cittadino familiare di cittadini italiani, dell’Unione Europea o di cittadini soggiornanti di lungo periodo: Specificamente se non aventi la cittadinanza di uno Stato membro e titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente.
    • Cittadino titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno): Questo è uno dei titoli di soggiorno più rilevanti per i cittadini extracomunitari.
    • Cittadino/lavoratore del Marocco, Tunisia, Algeria, Turchia e suoi familiari: Queste categorie godono di accordi specifici.
    • Cittadino titolare del permesso unico per lavoro o con autorizzazione al lavoro e i suoi familiari: Con l'eccezione delle categorie espressamente escluse dal D.lgs. n. 40/2014. Il permesso unico lavoro deve avere una durata superiore a sei mesi.
    • Familiari titolari della "Carta di soggiorno per i familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea" (articolo 10, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30).
    • Familiari titolari della "Carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro" (articolo 17, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30).
    • Titolari di permesso di soggiorno ed equiparati ai cittadini italiani, ai sensi dell’articolo 41, comma 1-ter, decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

È fondamentale che il/la figlio/a, se extracomunitario/a, sia anch'esso in regola con la vigente normativa relativa al permesso di soggiorno.Un aspetto importante riguarda i tempi: le questure rilasciano la carta di soggiorno entro 90 giorni dalla richiesta. Pertanto, le madri extracomunitarie che intendano richiedere l’assegno di maternità devono attivarsi tempestivamente per non superare il termine di sei mesi per la presentazione della domanda. Coloro che, al momento di presentazione della domanda, possiedono tutti i requisiti previsti tranne quello del titolo di soggiorno, di cui però hanno fatto la richiesta per sé e per il/i figlio/i nato/i, possono inoltrare comunque la richiesta.

Infografica sui tipi di permesso di soggiorno validi per l'assegno di maternità

La Base Normativa dell'Assegno: Origine e Evoluzione Legislativa

L'assegno di maternità dei Comuni affonda le sue radici nell'art. 66 della Legge n. 448/98, con effetto dal 01/01/1999. Questa legge ha istituito un importante strumento di sostegno per le famiglie italiane, riconoscendo la necessità di un'assistenza economica alle madri in particolari condizioni.Successivamente, l'assegno è stato disciplinato in modo più dettagliato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21/12/2000 n. 452. Questo decreto ha fornito le linee guida operative per la concessione e l'erogazione del beneficio, chiarendo aspetti procedurali e applicativi.Un altro pilastro normativo è l'art. 74 del Decreto Legislativo n. 151/2001, noto come "Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità". Questo Testo Unico ha consolidato e armonizzato le diverse normative in materia, includendo l'assegno di maternità dei Comuni nel più ampio quadro delle misure di tutela della famiglia e dei neo-genitori.Il Comune di Ardea, per esempio, rende noto che ai sensi Legge n. 448/1998, art. 66, recepita successivamente dall’art. 74 del D.lgs. n. 151/2001, la madre non lavoratrice (o lavoratrice con trattamenti previdenziali inferiori all'assegno) può chiedere questo beneficio.Questi atti legislativi hanno creato e perfezionato nel tempo una prestazione assistenziale che, pur essendo concessa dai Comuni, viene poi erogata dall'INPS, delineando una chiara ripartizione di ruoli tra enti locali e previdenziali per garantire l'efficacia del supporto alla maternità.

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La Procedura di Richiesta: Passi Fondamentali e Termini di Presentazione

La domanda per l'assegno di maternità dei Comuni deve essere presentata dalla madre al Comune di residenza. È fondamentale sapere quando richiederlo: la domanda va inoltrata entro sei mesi dalla nascita del bambino o dall'effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o in affido preadottivo. Il termine è perentorio, e il mancato rispetto di questa scadenza comporta l'esclusione dal beneficio.Non c’è un termine preciso per sapere dopo quanto tempo arriva l’assegno di maternità comunale. La tempistica dipende dal numero di domande presentate al comune di residenza e dai tempi di evasione di ciascun ufficio, indicativamente tra i 30 e i 45 giorni. Tuttavia, la data di presentazione della domanda non incide sui tempi di erogazione del contributo, che viene comunque conteggiato a partire dalla data di nascita del bambino o dall'effettivo ingresso in famiglia del minore.

La domanda, come anticipato, va presentata alla madre al comune, al quale compete la verifica della sussistenza dei requisiti di legge per la concessione della prestazione. In molti casi, la richiesta può essere fatta presso l'Ufficio Servizi Sociali del Comune.

Documentazione Essenziale per la Domanda: Cosa Allegare

Per presentare una domanda completa e corretta per l'assegno di maternità dei Comuni, è necessario allegare una serie di documenti che attestino il possesso dei requisiti richiesti dalla normativa. Anche se è sempre consigliabile rivolgersi direttamente al proprio comune di residenza per verificare eventuali specificità locali, generalmente alla domanda vanno allegati i seguenti documenti:

  • Copia dell'attestazione ISEE in corso di validità: Questo documento è indispensabile per dimostrare il rispetto del limite reddituale previsto per l'anno di riferimento. Deve comprendere il neonato o il minore adottato/affidato all'interno del nucleo familiare. La Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) o l'attestazione della dichiarazione sostitutiva ancora valida, contenente i redditi percepiti dal nucleo familiare nell'anno precedente, sono necessarie.
  • Copia del codice IBAN: L'assegno viene erogato tramite bonifico bancario o postale. È quindi necessario fornire un codice IBAN relativo a un conto corrente intestato alla madre richiedente. L'INPS non può effettuare pagamenti in contanti per importi superiori a € 1.000,00, quindi le uniche modalità di pagamento sono su c/c bancario, c/c postale o libretto postale intestato alla richiedente.
  • Copia del documento d’identità: Per le cittadine italiane o comunitarie, si richiede la copia della carta d'identità in corso di validità.
  • Copia del permesso di soggiorno (se cittadina extracomunitaria): Le cittadine non comunitarie devono presentare agli uffici del Comune la carta di soggiorno o il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo o altri titoli validi, come dettagliato nella sezione relativa ai requisiti di cittadinanza.
  • Copia del codice fiscale: Della madre e del bambino.
  • Autocertificazione: Un'autocertificazione in cui la richiedente dichiara sotto la propria responsabilità:
    • Il possesso dei requisiti richiesti dalla legge per la concessione dell'assegno (residenza, cittadinanza e così via).
    • Di non avere diritto per il periodo di maternità all'indennità di maternità dell'INPS ovvero alla retribuzione; diversamente, dev'essere indicato l'importo di tali trattamenti economici per il calcolo della eventuale differenza.
    • Di non aver presentato, per il medesimo figlio, domanda per l'assegno di maternità a carico dello Stato di cui all'art. 75 del D.Lgs. 151/2001.

È importante assicurarsi che tutta la documentazione sia completa e aggiornata per evitare ritardi o dinieghi nella trattazione della pratica.

Checklist dei documenti per la domanda di assegno di maternità

Il Ruolo Complementare di Comuni e INPS nella Gestione del Beneficio

Il processo di gestione dell'assegno di maternità dei Comuni vede una chiara ripartizione di compiti tra l'amministrazione locale e l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. La domanda, come detto, va presentata al Comune di residenza della madre, che assume un ruolo centrale nella fase istruttoria.

Il Comune è il primo punto di contatto per la richiedente e ha il compito primario di verificare la sussistenza di tutti i requisiti di legge necessari per la concessione della prestazione. Questo include il controllo del rispetto dei limiti ISEE, delle condizioni di cittadinanza e residenza, dell'età del minore in caso di adozione o affidamento, e dell'assenza di altri trattamenti previdenziali per la maternità. Dopo aver effettuato le dovute verifiche, l'ufficio Servizi Sociali del Comune adotta il provvedimento di accettazione o diniego della domanda.

Una volta accertata la sussistenza dei requisiti, il Comune trasmette la comunicazione all’INPS. A questo punto, il ruolo dell'INPS diventa operativo: l'Istituto provvederà al pagamento dell'assegno direttamente alla madre richiedente. Il termine per la definizione del provvedimento da parte dell'INPS è stato fissato in 55 giorni dal Regolamento per la definizione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi adottato dall’INPS ai sensi dell’art. 2 della legge n. 241/1990.Sebbene i tempi di erogazione possano variare a seconda del numero di domande e dell'efficienza dei singoli uffici comunali, la contabilità del contributo parte comunque dalla data di nascita del bambino o dall'effettivo ingresso in famiglia del minore adottato/affidato, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda.

Casi Particolari: Richieste da Soggetti Diversi dalla Madre Titolare

Esistono situazioni specifiche in cui la domanda per l'assegno di maternità dei Comuni può essere presentata da soggetti diversi dalla madre biologica, garantendo che il sostegno economico raggiunga comunque il nucleo familiare a cui è destinato. Questi casi particolari sono previsti dalla normativa per coprire eventualità quali l'incapacità di agire della madre, il suo decesso o altre circostanze che impediscono alla madre stessa di fare domanda.

Ecco i principali casi particolari e i soggetti legittimati a presentare la richiesta:

  • Madre minore di età o con altre ipotesi di incapacità di agire: In questi scenari, la domanda può essere presentata dal padre maggiorenne. Le condizioni necessarie sono che la madre risulti regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato italiano al momento del parto, che il figlio sia stato riconosciuto dal padre, si trovi nella sua famiglia anagrafica e sia soggetto alla sua potestà. Se anche il padre è minorenne o non verifica le altre condizioni, la richiesta può essere presentata in nome e per conto della madre dal suo genitore esercente la potestà, o, in mancanza, da un altro legale rappresentante.
  • Decesso della madre del neonato (o della donna che ha ricevuto il minore in adozione o in affidamento pre-adottivo): In questo tragico evento, la richiesta può essere fatta dal padre che abbia riconosciuto il figlio (o dal coniuge della donna adottiva o affidataria). È essenziale che il minore si trovi presso la famiglia anagrafica del richiedente e sia soggetto alla sua potestà, o comunque non affidato a terzi.
  • Affidamento esclusivo al padre o abbandono del neonato da parte della madre: Anche in questo caso, il padre può richiedere l'assegno. Le condizioni sono che il figlio si trovi presso la sua famiglia anagrafica, sia soggetto alla sua potestà (o comunque non affidato a terzi), e che la madre risulti residente o soggiornante in Italia al momento del parto. In tale ipotesi, l’assegno spetta al padre in via esclusiva.
  • Separazione legale tra i coniugi: Se la separazione avviene dopo il parto o l'ingresso del minore in famiglia, la domanda può essere presentata dall’adottante o dall’affidatario pre-adottivo. La condizione è che il minore rientri nella famiglia anagrafica del richiedente e che l’assegno non sia stato già concesso alla madre adottiva o affidataria.
  • Adozione speciale: In questo contesto, le condizioni specifiche dell'adozione determinano la legittimità del richiedente.

In queste situazioni, è fondamentale allegare la documentazione che attesti la condizione particolare (es. certificato di decesso, provvedimento di affidamento esclusivo) oltre ai documenti standard per la richiesta dell'assegno.

Distinzione Cruciale: Assegno di Maternità dei Comuni vs. Assegno di Maternità dello Stato

È fondamentale distinguere chiaramente l'assegno di maternità dei Comuni, oggetto di questa trattazione, da un'altra prestazione simile ma con natura e requisiti diversi: l'Assegno di maternità per lavori atipici e discontinui, chiamato anche Assegno di maternità dello Stato.

Mentre l'assegno di maternità dei Comuni (art. 66 Legge 448/1998 e art. 74 D.lgs. 151/2001) è una prestazione di tipo assistenziale, concessa dai Comuni e pagata dall'INPS, destinata principalmente a madri che non beneficiano di altre indennità o ne beneficiano in misura ridotta e con un ISEE basso, l'Assegno di maternità dello Stato (disciplinato dall'articolo 75 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151) è una prestazione previdenziale.

L'Assegno di maternità dello Stato è concesso ed erogato direttamente dall'INPS e si rivolge a specifiche categorie di lavoratrici atipiche o discontinue che non rientrano nelle tutele ordinarie della maternità. I requisiti per l'Assegno dello Stato sono di natura contributiva e non assistenziale legati all'ISEE, sebbene anch'esso sia legato alla maternità. Ad esempio, per la lavoratrice, deve esserci almeno 3 mesi di contribuzione per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti il parto o l'effettivo ingresso del bambino in famiglia in caso di adozione nazionale, affidamento preadottivo, oppure ingresso in Italia in caso di adozione internazionale. Se disoccupata, deve aver lavorato almeno tre mesi e perso il diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali.

È espressamente previsto che non si possa presentare domanda per l'assegno di maternità dello Stato se si è già presentata o ricevuta l'assegno di maternità dei Comuni per il medesimo figlio. La madre, nella sua autocertificazione, deve dichiarare di non aver presentato, per il medesimo figlio, domanda per l'assegno di maternità a carico dello Stato di cui all'art. 75 del D.Lgs. 151/2001.Questa distinzione è cruciale per evitare errori nella richiesta e per indirizzare correttamente la propria domanda all'ente competente e al beneficio più appropriato per la propria situazione.

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Verifiche, Controlli e Modalità di Erogazione del Pagamento

Le dichiarazioni contenute nelle domande di assegno di maternità dei Comuni hanno valore di dichiarazioni sostitutive di certificazione e di atto di notorietà, ai sensi del DPR n. 445/2000. Questo implica che il richiedente si assume la piena responsabilità della veridicità delle informazioni fornite.I Comuni, nell'espletare il loro ruolo di verifica, hanno la facoltà e il dovere di effettuare controlli sulle dichiarazioni rese, per accertare la reale sussistenza dei requisiti di legge. Tali controlli possono riguardare la residenza, la situazione economica (tramite l'ISEE e verifiche incrociate), lo stato di cittadinanza e l'assenza di altri trattamenti di maternità.L'ufficio Servizi Sociali, dopo aver effettuato le dovute verifiche, adotta il provvedimento di accettazione o diniego e trasmette la comunicazione all’INPS che provvederà al pagamento.

Per quanto riguarda le modalità di pagamento, l'INPS effettua l'erogazione dell'assegno tramite bonifico. È fondamentale che il codice IBAN fornito sia relativo a un conto corrente intestato alla madre richiedente. È importante notare che l'INPS non può effettuare pagamenti in contanti per importi superiori a € 1.000,00. Di conseguenza, le uniche modalità di pagamento disponibili sono su conto corrente bancario, conto corrente postale o libretto postale intestato alla richiedente.Questo sistema di controlli e modalità di pagamento tracciabili mira a garantire la correttezza nell'erogazione del beneficio e a prevenire abusi, assicurando che il sostegno economico raggiunga effettivamente le famiglie che ne hanno diritto secondo la normativa vigente. Sul portale dell’INPS nell’area personale MyINPS è possibile calcolare le spettanze mediante credenziali “SPID” o “CIE”.

Diagramma di flusso del processo di verifica e pagamento dell'assegno di maternità

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