Musica in Gravidanza con le Cuffie: Rischi e Benefici per Mamma e Bambino

Durante il periodo della gravidanza, ascoltare musica può essere più che rilassante per la mamma: diventa un momento di condivisione tra mamma e bambino, utile a rafforzare il loro legame. Non solo: l’ascolto di musica durante questi nove mesi stimola la creazione di connessioni neurali, favorisce le buone abitudini di sonno e riduce i livelli di ansia e di stress sia della mamma che del bimbo. La musica è parte integrante della nostra cultura anche nelle forme più semplici come le filastrocche. L’esordio del processo con cui i bambini piccoli imparano a cantare è uguale a quello dello sviluppo del parlato. Esporli alla musica quando sono nella pancia non significa soltanto condividere una preferenza con il piccolo, ma anche permettergli di usare la musica per entrare in sintonia con la mamma, sulla base di un’esperienza piacevole per entrambi.

I Benefici dell'Ascolto Musicale Prenatale

Ascoltare musica in gravidanza offre tanti benefici sia alla mamma che al bambino fin dai primi mesi di gravidanza. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che la musica ha un ruolo positivo sullo sviluppo prenatale, in particolare aiutando a stimolare la creazione di connessioni neurali nel cervello del feto. Le melodie più dolci e tranquille, inoltre, possono facilitare l’apprendimento prenatale. Si rafforza sicuramente il legame tra mamma e bambino già dal pancione: ascoltare insieme una canzone oppure cantare una ninna nanna al bimbo crea un’esperienza condivisa, i cui effetti si rifletteranno anche dopo la nascita. Il bambino ricorderà infatti le canzoni ascoltate insieme e le assocerà a sensazioni positive. Le canzoni preferite riescono a far abbassare leggermente la pressione arteriosa della mamma, facendo così diminuire il rischio di sviluppare malattie come la gestosi.

Donna incinta che ascolta musica con cuffie sulla pancia

Il cervello di un feto, nella fase di sviluppo, è in grado di memorizzare e recuperare i ricordi anche a distanza di molto tempo. Un recente studio interessante ha evidenziato che nel primo anno di vita i bambini riconoscono e preferiscono la musica ascoltata nella pancia. Lo studio, svolto dall’università di Leicester, ha dimostrato come i bambini di un anno riconoscano la musica che le madri avevano fatto ascoltare loro 3 mesi prima della nascita. La dott.ssa Alexandra Lamont del Music Research Group dell’università ha affermato: “Sappiamo che il feto nell’utero materno è in grado di udire completamente solo 20 settimane dopo il concepimento. Ora abbiamo scoperto che i bambini riescono a ricordare e preferire la musica che hanno ascoltato prima di nascere nei primi 12 mesi di vita". Per lo studio, le madri coinvolte hanno scelto il genere che preferivano e le scelte spaziavano dalla musica classica al reggae. I test sono stati effettuati 12 mesi dopo e i bambini hanno evidenziato una marcata predilezione per i brani ascoltati dalla madre, rispetto a quelli che non avevano mai ascoltato prima.

La possibilità che la musica abbia un effetto calmante è un’ottima notizia per le mamme dei bambini un po’ agitati, o per i genitori che desiderano trascorrere un po’ di tempo in relax con il loro bambino. Il fatto che i genitori e i bambini possano ascoltare la musica che piace ad entrambi è un valore aggiunto in un’epoca in cui il tempo da dedicare a se stessi è ridotto al minimo. Questo significa che i genitori interessati all’idea della stimolazione prenatale per il loro piccolo possono condividere con lui/lei i propri gusti musicali, attuando fin da subito una comunicazione basata sulla musica.

Il report OMS Health Evidence Network Synthesis Report 67-2019, rassegna di riferimento sulla relazione tra cultura e salute, dedica una sezione al ruolo della musica per il benessere materno, fetale e neonatale: gli studi presi in esame ne confermano gli impatti positivi su stress, ansia e depressione, sintomi spesso presenti durante la gravidanza e post partum. Nei primi mille giorni di vita, dal concepimento al secondo anno di età, si assiste alla fase di massima plasticità cerebrale, ma anche di estrema vulnerabilità, del feto e poi del nascituro. Infatti, fin dalle prime ore di vita, il neonato è orientato all’altro, all’interazione e alla simulazione sociale. Ma gli studi dimostrano come, già a 33-34 settimane, il feto riconosca la voce della mamma e la distingua da altre voci e suoni: quando la madre pronuncia la sillaba ‘la’, risponde aprendo la bocca, imitando il movimento per riprodurre il suono. Inoltre, le esperienze uditive prenatali influenzeranno i comportamenti del bambino dopo la nascita.

A Che Punto il Feto Inizia a Sentire la Musica?

Il feto percepisce il mondo esterno fin dalle prime settimane di vita attraverso le vibrazioni del corpo della mamma. Nel pancione, in effetti, l’udito è uno dei sensi più stimolati: le orecchie iniziano a svilupparsi già dalla 6a settimana, mentre il feto inizia a sentire i primi suoni a partire dalla 16a settimana circa. All’interno del grembo materno sente il battito del cuore della mamma, i rumori del suo stomaco, quelli del sangue che scorre nel cordone ombelicale e anche la voce della mamma, che comincia a essere riconosciuta una decina di settimane più tardi. Sempre intorno alla 26a settimana di gravidanza, il feto è in grado di percepire anche i rumori molto forti che provengono dal mondo esterno, attutiti dal liquido amniotico in cui è immerso.

Diagramma dello sviluppo uditivo del feto

Alcuni studiosi hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista American Journal of Obstetrics and Gynecology i risultati di uno studio condotto grazie all’inserimento, attraverso la cervice materna, di minuscoli microfoni posti vicino alla testa del feto, in modo da registrare come i suoni esterni arrivino al feto dentro nell’utero. Gli Autori hanno scoperto che in questo ambiente ovattato si produce un suono ritmico, molto simile a quello dell’acqua a bassa pressione, associato al rumore sordo dell’aria che passa per lo stomaco della mamma. Si tratta di un rumore pulsante, contrassegnato dal battito cardiaco materno ed arriva al feto con un’intensità che oscilla tra gli 85 e i 95 decibel. La maggioranza dei rumori esterni sono attutiti, perché attraversano la parete addominale e il liquido amniotico, ma vengono comunque percepiti dal feto, grazie alla trasmissione di segnali acustici vestibolari e cutanei.

Come Arriva la Musica al Feto? L'Uso delle Cuffie

Il feto, insomma, percepisce tutto: gioia e tristezza, ansia e felicità, rilassamento e agitazione. Ne consegue che la musica può giocare un ruolo importante nella vita del bebè, fin dentro il pancione. Studi hanno dimostrato che la musica ha un ruolo significativo nello sviluppo prenatale, aiutando a stimolare la creazione di connessioni neurali nel cervello del feto.

Secondo gli specialisti, la musica esterna arriva al feto attraverso due meccanismi: l’orecchio interno e le vibrazioni del suo sistema osseo. La musica aiuta lo sviluppo dell’area uditiva del cervello del feto. Numerosi studi documentano che il feto è in grado di ricevere stimoli musicali. Ascoltare musica in gravidanza non solo può far bene alla mamma e al bambino, ma può anche aiutare a stabilire un contatto speciale con il nascituro.

Se scegli di posizionare un paio di cuffie sulla pancia, è importante limitare l’ascolto a un’ora al giorno, per evitare un’iperstimolazione del piccolo. Il liquido amniotico è un ottimo conduttore delle stimolazioni, quindi assicurati di non alzare troppo il volume. Mamma e bimbo svilupperanno il loro legame anche attraverso l’ascolto condiviso di canzoni e generi musicali preferiti.

Tuttavia, gli specialisti di pediatria raccomandano di far ascoltare diversi generi musicali al bambino. “La diversità dei vari generi è essenziale, e può essere funzionale alle future capacità di scrittura, lettura e linguaggio del piccolo,” afferma il Dr. Philip A. De Fina, professore associato presso la Facoltà di Psichiatria e Neuroscienze del comportamento presso la New York University School of Medicine e responsabile di neuropsicologia e direttore del laboratorio di neuroterapia presso i NYU Brain Research Laboratories.

Un altro dato particolare è stato raccolto sull’utilizzo di cuffie posate sulla pancia della madre con cui è stata trasmessa la musica, tenendo conto della distorsione confermata in letteratura e del volume necessario per arrivare fino all’interno dell’utero. La voce materna, che misura all’incirca 60 dB di intensità, si riduce a un terzo quando arriva alle orecchie del feto, circa 24 dB, equivalenti a una conversazione a voce piuttosto bassa. Grazie all’ecografia 3D/4D, è possibile tenere sotto controllo i movimenti che possono essere riconosciuti come reazioni del feto agli stimoli esterni. Uno studio di qualche anno fa (López-Teijón & al., 2015) ha utilizzato la Partita in la minore per flauto solo di Johann Sebastian Bach. Babypod è il nome dell’apparecchio usato che ha emesso i suoni all’intensità massima di 54 dB, ovvero il livello di una conversazione normale. A quanto pare, Bach piace molto alle orecchie nell’utero: i feti rispondevano alla stimolazione aprendo la bocca e tirando fuori la lingua, reazione non osservata quando, al posto della musica, venivano semplicemente emesse vibrazioni a una frequenza preferita dal feto, secondo le ricerche precedenti.

Molte donne in gravidanza sono più inclini a una musica rilassante, che mantiene ritmi non troppo agitati, per assecondare i tempi lenti della dolce attesa. Non tutte le donne hanno bisogno di questo, c’è chi invece si sente più energica, chi ha bisogno di sfogare l’energia con ascolti più scatenati. Secondo alcuni, l’ascolto della musica in gravidanza dovrebbe essere il più vario possibile. Dovrebbe seguire le inclinazioni e le preferenze della mamma e offrire al bambino tante proposte differenti.

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Quale Musica Ascoltare?

La prima regola da seguire per scegliere la musica da ascoltare in gravidanza è che deve essere gradita alla mamma e suscitarle sensazioni piacevoli; sono invece da evitare canzoni e generi musicali che suscitano ansia o richiamano brutti ricordi. Brani dolci alternati a brani più ritmati per assecondare i movimenti più decisi del bimbo nel pancione; si può spaziare dalla musica classica a brani che piacciono alla mamma. Sono spesso sconsigliati generi musicali come il metal e l’hard rock, che potrebbero agitare il piccolo.

In generale, è particolarmente indicata la musica classica, ma ogni mamma potrà scegliere il genere musicale che più la rilassa e la fa sentire bene: sforzarsi di ascoltare una musica considerata noiosa non apporta benefici! Il bambino assocerà i brani che sente più spesso ad una sensazione di sicurezza e di relax, che ritroverà anche dopo la nascita ascoltando gli stessi brani.

In Francia, in Germania e negli Stati Uniti è da tempo che si presta particolare attenzione alla musica da ascoltare durante la gravidanza e agli effetti che essa ha sulla donna in attesa e sul nascituro. Dalle ricerche effettuate la musica di Mozart, con la sua armonia e mancanza di ripetitività, non serve soltanto a diventare più intelligenti: le note di W. Amadeus piacciono e fanno bene anche ai bambini “accoccolati” nel ventre materno; conferme arrivano anche dall’Istituto di Ostetricia e Ginecologia dell’Università La Sapienza di Roma e dalla Gran Bretagna. La musica classica in gravidanza, secondo molte ricerche fatte sul feto e sulle gestanti, è un vero toccasana.

Musica da ascoltare dal 1° al 3° mese di gravidanza: In questo periodo sarebbe meglio scegliere il genere barocco, che si avvicina al normale ritmo dei battiti del cuore. Sono suggeriti Mozart, Schubert, Haendel, Vivaldi.

Musica da ascoltare dal 4° al 6° mese di gravidanza: In questo periodo si suggerisce di ascoltare melodie dolci e rilassanti, musiche che cullano il feto e trasmettono tranquillità: adatte anche le ninnananne, rilassanti grazie all’equilibrio metrico, al ritmo oscillante e alla melodia dolce (anche inventate, purché le parole siano semplici, cantate a mezza voce, per rassicurare maggiormente il feto). Tra gli artisti anche Brahms, Chopin e Dvorak.

Musica da ascoltare dal 7° al 9° mese di gravidanza: In questo periodo il ritmo diventa più movimentato si alterneranno quindi musiche rilassanti a musiche più vivaci.

I suoni da evitare: Alcune musiche non sono consigliate, per esempio:

  • i brani che evocano brutti ricordi alla mamma (in genere se la mamma si rilassa si rilassa anche il bambino)
  • la musica rock (hard e acid)
  • la musica classica in cui predominano strumenti che eccitano come il flauto e il violino
  • la musica di Beethoven e Brahms perché fa agitare il feto
  • in genere tutta la musica che non piace e che fa innervosire.

Nascita Prematura e Musicoterapia

Ogni anno, 15 milioni di bambini nel mondo nascono prima del termine. Più di uno su dieci. Il numero delle nascite pretermine è in continuo aumento e costituisce la principale causa di decessi nel periodo neonatale; in particolare durante le prime quattro settimane di vita possono insorgere disturbi neurofisiologici, neurologici, cognitivi, legati alla motricità, al linguaggio, alla comunicazione e alla sfera emotiva. Fattori ambientali come la separazione precoce, le procedure dolorose a cui il bambino è sottoposto e la mancanza di stimoli sensoriali, soprattutto il contatto e la voce della madre, sono elementi determinanti.

Nei primi giorni di vita, il neonato prematuro è sottoposto a una serie di interventi dolorosi, indispensabili per la sua sopravvivenza, in un contesto di separazione dai genitori e in un ambiente, colmo di strumenti, suoni, luci, che plasma fortemente la struttura cerebrale, con effetti anche a lungo termine. Sono fattori che influenzano il benessere e lo sviluppo del neonato prematuro.

La Healing Architecture, l’architettura della salute, sta sviluppando sperimentazioni d’interesse sul design degli spazi della cura, con particolare attenzione all’aspetto del suono e della luce (elemento di regolazione fisiologica e del ritmo circadiano), nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Un esempio di buona pratica è fornito dall’intervento condotto da Fondazione per l’Architettura/Torino e DEAR Design Around Onlus presso l’Ospedale di Sant’Anna di Torino, in Italia, dove gli spazi sono stati riconfigurati nell’estate 2022, attraverso un processo partecipato per accrescere il benessere ambientale e relazionale nel reparto TIN, reso più accogliente anche per la presenza dei genitori.

L’introduzione della musica fa la differenza. Molte ricerche dedicate a questa prima finestra di sviluppo del bambino hanno studiato gli effetti dell’introduzione di protocolli basati sulla musica all’interno dei reparti di Terapia Intensiva Neonatale (TIN), registrando benefici importanti: stabilizzazione cardiaca e del respiro, riduzione di apnee e bradicardia, migliore dispendio energetico, aumento del peso, miglioramento del sonno, della nutrizione, della suzione e riduzione della durata dei ricoveri.

La voce emessa dalla madre, una delle prime modalità incarnate dell’intersoggettività umana, è una grande risorsa che è stata oggetto di studio (2022) da parte del gruppo diretto dalla prof.ssa Petra Hüppi e dal prof. Didier Grandjean del centro di ricerca dei Geneva University Hospitals (UNIGE-HUG). La modalità del Contatto Vocale Precoce (CVP) è stata introdotta nella TIN. La ricerca ha valutato le risposte al dolore e la produzione di ossitocina nei neonati durante un prelievo utilizzando tre settings: con la presenza dei genitori e il canto della mamma; con i genitori e il parlato della mamma; senza la presenza dei familiari. La ricerca mostra un dato rilevante: il significativo aumento dell’ossitocina - l’ormone del legame sociale che costituisce anche un fattore di protezione verso le infiammazioni - nei neonati del primo setting. L’utilizzo di scale di valutazione comunemente usate in pediatria ha inoltre consentito ai ricercatori di rilevare una diminuzione del dolore percepito durante il prelievo.

Nel 2019, sempre l’Università e gli Ospedali Universitari di Ginevra hanno pubblicato un altro importante caso di studio sull’introduzione dell’ascolto di brani musicali realizzati con arpa, campanella e punji (uno strumento a fiato indiano), composti dal musicista Andreas Vollenweider. L’uso della risonanza magnetica ha consentito ai ricercatori di valutare l’impatto della stimolazione musicale in termini di sviluppo della connessione neuronale nei bambini prematuri. Le regioni cerebrali beneficiate sono state quelle deputate al processamento sensoriale, uditivo e cognitivo delle informazioni. Lo studio, condotto su tre campioni, ha dimostrato che nei bambini prematuri esposti alla musica la connettività funzionale tra le aree cerebrali è più alta e l’organizzazione neuronale è simile a quella dei bambini nati a termine. La ricerca, intrapresa tra il 2013 e il 2016, ha previsto una seconda fase di valutazione a lungo termine, tuttora in corso, con l’intento di rilevare i benefici cognitivi e socio-emotivi prodotti dall’esperienza a sei anni di distanza.

Dopo la TIN, l'Ingresso nella Vita

La maggior parte di studi e programmi di intervento musicale trascura la fase del rientro a casa, malgrado alcune ricerche indichino la forte esigenza di supporto da parte di madri e neonati anche dopo le dimissioni. Sebbene non più a rischio medico, nella diade madre-bambino, a fronte di un miglioramento dei tassi di sopravvivenza per i neonati prematuri, la preoccupazione per le complicazioni a lungo termine, della qualità della vita, possono avere un impatto psicologico sui caregiver e sui rapporti bambino-genitori. Con lo scopo di valutare gli effetti di programmi basati sulla musica condotti dopo la dimissione dalla TIN, è nato il progetto Long Step che coinvolge una rete di università, ospedali e centri di ricerca distribuiti tra Norvegia, Polonia, Israele, Argentina e Colombia. La sperimentazione, iniziata nel 2018, terminerà a marzo 2023 e consentirà lo sviluppo di un protocollo per programmi nei contesti domestici durante il primo anno di vita del bambino, colmando così una lacuna critica nella conoscenza. Tenendo conto che gran parte dell’interazione tra madre e neonato è di natura musicale, l’introduzione della musica e del canto nelle interazioni quotidiane potrebbe essere significativa per sostenere l’efficacia comunicativa genitoriale, ovvero per supportare la fiducia dei genitori nella loro capacità di gestire con successo le sfide legate alla crescita psicosociale del bambino.

L'ascolto di musica in gravidanza non è qualcosa di passivo. Nelle prime settimane i suoni esterni non arrivano al feto e l’udito non è sviluppato. In ogni caso il tuo bambino o la tua bambina beneficerà di quell’ascolto perché tu stai bene. Il tuo benessere e il tuo stato emotivo arrivano a lui o a lei. Ecco perché scegliere la musica che ti fa stare bene!

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