La Fecondazione dell'Ape Regina e le Tecniche di Allevamento nell'Apicoltura Dadant Blatt

L'apicoltura moderna riconosce l'ape regina come il fulcro insostituibile di ogni colonia, la cui salute e produttività dipendono in maniera cruciale dalla qualità genetica e dal metodo di riproduzione. L'allevamento di api regine, infatti, è una pratica fondamentale per garantire la produttività e la salute degli alveari. La sua selezione influisce direttamente sulla produzione di miele e sulla forza delle api operaie, elementi che condizionano l'intero dinamismo della famiglia. Questo processo complesso, che richiede competenza e attenzione, si interseca con diverse strategie e tecniche, alcune delle quali trovano una particolare applicazione nell'ambito delle arnie Dadant Blatt, una delle tipologie più diffuse nel panorama apistico italiano e internazionale. Il processo di fecondazione è basilare per determinare le caratteristiche della futura colonia; una regina ben fecondata trasmetterà caratteristiche genetiche positive, garantendo uno sciame forte e produttivo, al contrario, una fecondazione inadeguata può portare a colonie deboli, più suscettibili a patologie e con minore capacità produttiva. Gli apicoltori professionisti, adottando diverse metodologie, mirano a ottenere esemplari resistenti alle malattie e con un'alta produttività, ponendo le basi per un'apicoltura sana e sostenibile.

L'Importanza Cruciale dell'Ape Regina e la Pappa Reale

La qualità genetica e il metodo di riproduzione delle api regine sono fattori determinanti che incidono direttamente sulla salute dell'alveare, sulla resistenza alle malattie e, di conseguenza, sulla produzione di miele. L'ape regina è, in effetti, il cuore di un'apicoltura produttiva e sana. La selezione delle madri è basilare, e non bisogna dimenticare l'importanza delle allevatrici che condizioneranno il futuro della regina, la quale dovrà essere nutrita al meglio.Un argomento strettamente legato all'allevamento delle regine è la produzione di pappa reale, che può integrare il reddito di un'azienda apistica. A differenza di propoli e miele, che sono una rielaborazione di essenze vegetali, la pappa (o gelatina) reale è una sostanza di esclusiva origine animale. Quando le api decidono di allevare una nuova regina, nutrono la larva per tutto il suo ciclo con la pappa reale e continuano a fornirgliela anche durante tutta la vita allo stadio di insetto. Questa alimentazione specifica è ciò che permette alla larva di svilupparsi in una regina vergine, pronta a compiere il volo di fecondazione.Queste eccezionali proprietà hanno portato l'uomo a considerarla come un possibile alimento, scoprendone i numerosi benefici. Sono molte le proprietà riconosciute alla pappa reale, anche se le caratteristiche dei suoi componenti non bastano a spiegarne gli effetti sull'organismo; si ritiene, infatti, che questi siano dovuti a qualche sostanza non ancora identificata o al naturale equilibrio e all'effetto sinergico dei diversi elementi. La pappa reale esercita un'azione di stimolo sull'intero organismo che si traduce in una sensazione di benessere psico-fisico, una maggiore resistenza alla fatica fisica e intellettuale e un aumento dell'appetito. Per queste caratteristiche è particolarmente adatta per bambini, anziani, sportivi, studenti e persone soggette a stati di stress.La pappa reale è una sostanza semifluida, omogenea e gelatinosa, di colore biancastro tendente al beige. Uno dei circa 30 acidi grassi che la compongono, il 10-HDA, è contenuto esclusivamente nella pappa reale ed esercita un'attività antibatterica e antitumorale. Nel tempo la sua concentrazione diminuisce rapidamente, per cui è possibile giovarsi delle sue proprietà solo consumando il prodotto fresco. Data la composizione chimica e l'elevato contenuto di acqua, la pappa reale non si conserva facilmente: teme l'ossigeno, la luce e l'attacco di muffe. Va conservata in frigo, ad una temperatura tra 0 e 5 °C, e durante il trasporto va sempre mantenuta la catena del freddo; con queste precauzioni si può conservare fino a 18 mesi senza che perda le sue caratteristiche. Per evitare il contatto con aria e luce, la gelatina viene sigillata in sacchetti di alluminio plastificato per alimenti.La produzione di pappa reale è poco diffusa fra gli apicoltori italiani, ma le nuove potenzialità commerciali hanno spinto alcuni apicoltori a dare vita a un'associazione, il COPAIT, il cui obiettivo è la diffusione e valorizzazione della pappa reale italiana. La pappa reale che viene raccolta è contenuta esclusivamente nelle celle reali, in quanto quella che si trova nelle celle per api operaie o fuchi ha una diversa composizione. Quindi, per ottenere il prodotto, è necessario che la famiglia allevi nuove regine, situazione che si verifica nel periodo della sciamatura o in caso di orfanità.

La Riproduzione Naturale e il Ruolo Fondamentale dei Fuchi

Il comportamento naturale per la riproduzione di una colonia d'api è la sciamatura. Nella realtà, sono due i feromoni secreti dalla regina che sono all'origine dell'unità famigliare. Uno di questi feromoni (tradotto in senso di gusto) impedisce la costruzione di celle reali naturali e non fa sviluppare gli ovari delle operaie. L'altro (senso dell'olfatto) assicura la coesione della colonia.D'altra parte, l'utilizzo delle regine nate in periodi di sciamatura conduce a un fenomeno di selezione di "api regine con forte propensione alla sciamatura". Di conseguenza, per una migliore programmazione del nostro allevamento, sarà necessario operare in modo da poter disporre di fuchi maturi al momento voluto. La selezione, infatti, significa modificare mediamente, nel corso delle generazioni che si succedono, dei caratteri trasmissibili quantificati. In natura, le colonie con regina producono dai 1500 ai 2000 fuchi. Nei periodi in cui mancano i fuchi, si può trarre profitto da tale fenomeno andando a inserire nelle colonie orfane i telai da fuchi allevati. I fuchi sono essenziali per il processo di fecondazione, e la loro abbondanza e qualità genetica sono parametri chiave per il successo riproduttivo.

Principi Fondamentali dell'Allevamento delle Api Regine

L'allevamento delle api e, in particolare, delle regine inizia con la creazione di una nuova cella reale, nella quale la larva verrà nutrita con pappa reale. Grazie a questa alimentazione, la larva si svilupperà in una regina vergine pronta a compiere il volo di fecondazione. Dopo il volo di fecondazione, la regina può iniziare a deporre le uova, garantendo la crescita della colonia.

Gli apicoltori che si dedicano all'allevamento di api regine utilizzano diverse metodologie, ciascuna con specifici vantaggi e svantaggi. La prima accettazione delle larve innestate con il traslarvo è in genere deludente. Per ovviare a questo, le larve innestate vengono affidate per 24 ore alle cure di colonie orfane molto popolate di api giovani e con abbondanti scorte alimentari. In genere, i finitori hanno dimostrato una buona accettazione e il ricorso agli starter è limitato. I finitori maggiormente utilizzati sono del tipo verticale e non necessitano di particolari materiali; le allevatrici possono essere scelte tra le colonie a seconda della loro qualità.

Per organizzare un finitore, si prelevano dalla colonia, scelta in precedenza, due favi di covata opercolata coperta di api e un favo di miele e polline. Si mettono i favi all'interno del corpo di un alveare e si scuotono 2 favi di api giovani. Al di sopra viene agganciato il corpo di un'altra cassa dove sono stati sistemati in precedenza 5 favi di miele e polline. In mezzo ai due favi di covata verrà messo il porta stecche con nutritore nel quale saranno inserite le stecche.

Preparazione di un finitore verticale per l'allevamento di regine

Prelevato il numero opportuno di favi, l'apicoltore si reca in laboratorio dove inizia l'innesto delle larve nei cupolini (traslarvo). Per questa operazione si utilizza un impianto che tiene il favo nella giusta posizione, una lampada e una lente di ingrandimento per meglio individuare le larve da innestare. Le stecche con i cupolini innestati vengono poste in una cassettina ricoperta da un panno umido per garantire la sopravvivenza delle larve; raggiunto un numero sufficiente vengono portate in apiario e posizionate sui telai portastecche.

Dopo circa due ore di orfanità, il sistema viene portato e aperto nel luogo dell'allevamento e gli verranno date 224 larve (quattro porta stecche con quattro stecche di 14 cupolini). Dopo 24 ore, si procederà togliendo le prime celle allevate e si rimetteranno nello swarm box una nuova serie di 84 larve. In seguito, le api saranno oramai troppo vecchie e potranno essere destinate alla popolazione dei nuclei di fecondazione. Il traslarvo dà un tocco di personalità e molti apicoltori ci provano: con un po’ di pazienza risulta più facile di quello che si dice. Come tutte le cose che si fanno per la prima volta, non è il caso di scoraggiarsi per qualche possibile insuccesso.

Tecniche di Fecondazione per Api Regine: Un Panorama Dettagliato

Negli anni, gli apicoltori hanno sviluppato tecniche sempre più sofisticate per controllare questo processo cruciale, combinando metodologie tradizionali con approcci scientifici avanzati. Queste tecniche spaziano dalla fecondazione naturale, che sfrutta i meccanismi evolutivi delle api, fino all'inseminazione strumentale, che rappresenta il massimo livello di controllo genetico disponibile oggi. Le api regine selezionate rappresentano il cuore di un'apicoltura produttiva e sana. La qualità genetica e la modalità di fecondazione delle api regine incidono direttamente sulla qualità, sulla resistenza alle malattie e sulla produttività del miele dell'alveare che le ospiterà. Esistono diverse tecniche per la fecondazione delle api regine, ognuna con vantaggi e svantaggi.

1. Fecondazione Naturale: Il Metodo Tradizionale

La fecondazione naturale rappresenta il processo biologico più antico e spontaneo nel mondo delle api. Questo metodo si basa sul comportamento innato della giovane ape regina vergine, che lascia l'alveare per effettuare uno o più voli nuziali. Durante questi voli, la regina si accoppia con numerosi fuchi (i maschi dell'alveare) in specifiche zone chiamate aree di aggregazione dei fuchi (Drone Congregation Areas o DCA). Queste aree di aggregazione possono trovarsi a diversi chilometri di distanza dall'arnia e sono caratterizzate da un'alta concentrazione di fuchi provenienti da diverse colonie, anche molto distanti tra loro. Questo meccanismo naturale favorisce l'incrocio genetico e riduce il rischio di consanguineità.

Dal punto di vista tecnico, una regina si accoppia mediamente con 10-20 fuchi diversi, aumentando così la variabilità genetica della futura colonia. Il volo nuziale può durare dai 5 ai 30 minuti e spesso si ripete per diversi giorni consecutivi, fino al completo riempimento della spermateca, l'organo dove la regina conserva lo sperma per tutta la sua vita riproduttiva. Lo sperma viene conservato nella spermateca della regina, garantendo la fecondazione delle uova per tutta la sua vita riproduttiva. Il principale vantaggio di questo metodo è l'elevata diversità genetica che garantisce alle future generazioni di api e una riduzione del rischio di consanguineità. Tuttavia, lo svantaggio più significativo è la mancanza di controllo sugli accoppiamenti, che può portare alla trasmissione di caratteristiche genetiche indesiderate o poco vantaggiose per la colonia.

2. Stazioni Isolate: Controllo Ambientale della Fecondazione

Le stazioni di fecondazione isolate rappresentano un passo avanti nel controllo del processo riproduttivo delle api regine. Queste stazioni sono situate in luoghi geograficamente remoti come zone montuose, vallate isolate o isole, dove non esistono altre colonie di api se non quelle controllate dagli apicoltori stessi. L'isolamento geografico garantisce che le giovani regine vergini possano accoppiarsi esclusivamente con fuchi dalla genetica controllata e conosciuta, presenti nei pressi della stazione di fecondazione. La selezione della posizione risulta cruciale: deve essere sufficientemente lontana da qualsiasi altra colonia di api non controllata per evitare "contaminazioni" genetiche.

Per ogni stazione di fecondazione, la densità di fuchi deve essere attentamente calibrata. In genere, per la fecondazione di circa 200 regine sono necessarie almeno 10-15 colonie di fuchi, per garantire una sufficiente offerta di materiale genetico alle regine vergini. È inoltre fondamentale un attento monitoraggio delle condizioni ambientali e climatiche, inclusi fattori come la presenza stagionale di predatori naturali (come i gruccioni), che potrebbero interferire con i voli nuziali. Il vantaggio principale di questo metodo è il maggiore controllo sulla genetica della progenie. Lo svantaggio più rilevante è rappresentato dagli elevati costi logistici necessari per il mantenimento delle stazioni in luoghi remoti e il trasporto delle colonie.

3. Stazioni Saturate: L'Abbondanza come Strategia

Le stazioni di fecondazione saturate operano secondo un principio differente rispetto a quelle isolate. Invece di fare affidamento sull'isolamento geografico, questa tecnica prevede l'introduzione di un numero estremamente elevato di fuchi selezionati nell'area di fecondazione, con l'obiettivo di sovrastare numericamente la presenza di eventuali fuchi estranei. La logica è semplice ma efficace: se in un'area la concentrazione di fuchi selezionati è nettamente superiore a quella dei fuchi non selezionati, la probabilità che una regina si accoppi con quelli selezionati aumenta considerevolmente. Questo approccio richiede un'abbondante produzione di fuchi di alta qualità genetica e fisica, ottenuta attraverso specifiche tecniche di allevamento.

La composizione genetica delle colonie di fuchi deve essere costantemente monitorata ed eventualmente rinnovata per mantenere elevati standard qualitativi ed evitare problemi di consanguineità. È inoltre fondamentale una gestione sincronizzata tra la nascita dei fuchi e la maturità sessuale delle regine, per massimizzare le possibilità di fecondazione controllata. Il principale vantaggio di questa tecnica è la possibilità di ottenere un buon livello di controllo genetico senza necessità di isolamento geografico, rendendola più accessibile rispetto alle stazioni isolate. Lo svantaggio principale è la necessità di una gestione molto accurata della popolazione di fuchi per evitare l'inquinamento genetico.

4. Inseminazione Strumentale: Il Massimo Controllo Genetico

L'inseminazione artificiale delle api regine rappresenta il metodo più avanzato e tecnologicamente sofisticato per il controllo genetico nella fecondazione delle api regine. Questa tecnica prevede la raccolta manuale dello sperma dai fuchi selezionati e la sua introduzione diretta nella spermateca della regina mediante un micromanipolatore, sotto controllo microscopico. La preparazione dei fuchi è un passaggio cruciale: vengono raccolti da famiglie geneticamente selezionate e isolati con appositi dispositivi escludifuco. La raccolta dello sperma avviene tramite microcapillari e viene conservata in condizioni ottimali prima dell'utilizzo. L'inseminazione vera e propria viene effettuata con l'ausilio di un microscopio e di un sistema di micromanipolatore di precisione, per garantire il corretto deposito dello sperma nella spermateca della regina.

Dopo l'inseminazione, la regina viene mantenuta in condizioni controllate per favorire la stabilizzazione della fecondazione e l'accettazione da parte della famiglia di destinazione. Questo periodo post-inseminazione è fondamentale per il successo della procedura e richiede particolare attenzione. Il vantaggio principale dell'inseminazione strumentale è il controllo assoluto sulla genetica, che permette di implementare programmi di miglioramento selettivo mirati. Gli svantaggi includono l'elevata complessità tecnica, i costi considerevoli per attrezzature specializzate e la necessità di personale altamente qualificato. L'inseminazione strumentale e altre tecniche avanzate richiedono formazione specifica e attrezzature adeguate.

IVI Riproduzione assistita: Inseminazione Artificiale - UE, 2014

Metodologie Pratiche per l'Allevamento e la Fecondazione con la Tecnica Dadant Blatt

Il metodo di "allevamento regine o produzione Pappa Reale" si sviluppa in "estensione verticale" e consente di realizzare gli allevamenti su singoli alveari senza dover ricorrere necessariamente alle Arnie Famiglia. Per un'alta efficienza nell'allevamento regine, si utilizzano i nuclei di fecondazione, piccoli alveari in cui le giovani regine vengono allevate e controllate prima della loro introduzione nelle colonie principali.

5.1 L'Orfanizzazione e la Preparazione delle Colonie Allevatrici

Un sistema valido per produrre poche api regine (da 5 a 20 o anche più secondo le possibilità operative, le necessità e la volontà dell'apicoltore) è quello di orfanizzare uno o più alveari ritenuti complessivamente validi, per i parametri che ci si è dati, e poi "raccogliere" le celle reali da trasferire nei nuclei di fecondazione. Quando si parla di orfanizzazione si intende o sopprimere la regina perché ormai è a fine carriera, oppure trasferire la regina con un favo o più di api in un nucleo appositamente predisposto. Tutti sanno che per rimuovere la regina in un alveare il sistema più semplice e più antico è quello di renderlo orfano.

Un aspetto importante nell'organizzazione di un allevamento è la preparazione delle colonie. Per fare questo, si dovrà togliere l'arnia sopra posandola provvisoriamente sopra una cassetta di servizio che avremo sistemata accanto; poi si toglierà il fondo "adattato" posto sopra l'alveare dieci giorni addietro e sopra il nido scoperchiato vi poseremo, una accanto all'altra, le due Arniette-Nuclei. Si provvederà a chiudere sotto con una assicella la parte aperta del fondo del nucleo che sporgerà dall'alveare sul quale abbiamo appoggiato i nuclei. Dall'arnia posta sopra la cassetta di servizio, preleveremo i favi con api per popolare le due arniette introducendone cinque in ciascuna di esse (due favi con provviste, tre favi di covata ed un separé).

Per fare ciò, sopra ad ognuno di questi alveari scelti si dovrà posare un'arnia con famiglia d'api con regina giovane. Per effettuare tali operazioni sarebbe determinante possedere un secondo apiario distante oltre i tre chilometri dal quale poter prelevare gli alveari necessari. Dovendo invece operare nel proprio apiario, si dovranno collocare le arnie sopra gli alveari prescelti ancora nei mesi invernali, approfittando di un periodo di forte freddo quando le api sono costrette alla reclusione. Soltanto allora sono consentiti gli spostamenti; operando quando le api sono in attività, causerebbe la perdita delle bottinatrici che ritornerebbero al posto primitivo. Si sposta provvisoriamente accanto l'arnia appoggiata sopra l'alveare per poter togliere il coprinido a questi e sostituirlo col fondo "adattato". All'arnia collocata accanto dovremo pure togliere il fondo e collocarla poi sopra il fondo "adattato". Ora la comunicazione fra le api delle due famiglie sovrapposte deve essere solo olfattiva; per una decina di giorni si lasceranno tranquille consentendo loro di prendere il medesimo "odore". Le reticelle si toglieranno dopo sette/otto giorni circa per rendere le api comunicanti anche fisicamente.

Ai primi d'aprile, si procederà alla formazione dei nuclei d'allevamento. Si orfanizzerà la famiglia posta sopra prelevando il favo con la regina completo di api e covata, poi un secondo pure di covata, infine altri tre favi con miele e si formerà un nucleo da sistemare altrove in apiario; questo nucleo andrà nutrito perché possa svilupparsi e servirà in seguito per prelevare i favi di covata da introdurre nel nucleo d'allevamento. Nel corpo d'arnia in alto dopo questa operazione, rimarranno soltanto cinque favi oltre al separé (diaframma). A questo punto dovremo togliere dall'alveare sotto due favi completi di covata e api (far attenzione a non prelevare la regina) e introdurli nel corpo d'arnia sopra, posizionandoli vicino ai favi di covata presenti. In tal modo si forma un nucleo d'Allevamento che, rinforzato coi due favi di covata, risulterà forte e sicuramente nelle migliori condizioni per la buona riuscita degli allevamenti. Inoltre (molto importante) si disincentiva la famiglia sottostante a sciamare. Il criterio per togliere alla famiglia sotto i due favi di covata, è quello di prelevare favi a covata estesa, possibilmente fino alla traversa superiore dei favi telai prescelti (covata in alto disopercolata, è il non plus ultra).

Quando si introdurrà il telaino coi cupolini innestati, la covata presente sui favi, perfino su in alto, richiamerà un forte numero di nutrici ad accudire oltre la covata anche gli allevamenti del Reparto accettazione (che come si sa è piazzato su in alto). I favi di covata del nucleo d'allevamento appena formato, andranno controllati dopo 7/8 giorni per eliminare eventuali celle reali erette dalle api (è frequentissimo trovarle). Se sbadatamente ne sfugge una, alla nascita della regina, tutto l'allevamento sarebbe compromesso.

5.2 Strutture Specifiche per l'Allevamento in Arnie Dadant Blatt

Le due famiglie d'api poste in Arnie D.B. sono fondamentali per questo sistema. Arniette-nuclei da sei telaini da nido Dadant Blatt sono costruite in legno, dotate di una piccola apertura con predellino per il volo delle api. Le arniette di Fecondazione Regine (molto pratiche) sono costituite da un cosiddetto "mielarietto" di legno a soli sei telaini con coprinido e fondo; le misure sono quelle per normali telaini da mielario D.B.; va dotato di un telaino a tasca (per eventuali nutrizioni) che funge pure da separé; ha le misure altezza-lunghezza del mielario D.B., meno logicamente la larghezza. Questo consente di ottimizzare gli spazi e la gestione all'interno dell'arnia.

Il "fondo adattato" è formato da un semplice telaio con rete metallica per la raccolta della propoli con fissato tutto intorno sopra il legno dell'intelaiatura esterna un listello di legno alto due centimetri con spessore pure di due centimetri. È formato da una semplice porzione di legno multistrato marino, le misure sono quelle del fondo dell'arnia D.B., ai bordi esterni dove dovrà appoggiare il corpo d'arnia, è stato posto un listello alto due cm. con spessore pure di due cm. per ricavare il passaggio delle api. Per l'uscita di queste sono stati lasciati liberi sei/sette centimetri nella parte anteriore.

Il "telaino porta-stecche per Allevamento Regine" è un telaino da nido D.B. adattato. Nel telaino sono stati ricavati due comparti. Il primo, in alto, dove s'introduce la stecca con i cupolini innestati per l'ACCETTAZIONE e dove rimarranno per cinque giorni, il secondo comparto, di "MATURAZIONE" nella parte retro, è munito di rete a maglie fini. Questo secondo comparto, di "MATURAZIONE", accoglie le celle reali che rimarranno per altri cinque giorni prima di essere tolte. Per l'Allevamento Regine, i cupolini si fissano sulla stecca dalla parte opposta alla scanalatura (dalla parte liscia); per facilitare il loro distacco (quando si dovranno togliere le celle reali mature) andranno prima posti su dei supporti (sono pratici i cupolini di plastica). Consente di disporre ogni cinque giorni di un allevamento di celle reali mature pronte all'utilizzo.

Per la produzione di Pappa Reale, invece, i cupolini sono fissati con cera nella scanalatura della stecca di legno. Si adoperano in continuazione, senza doverli mai staccare. Le larvicine per la produzione della Pappa reale non occorre siano selezionate; è sufficiente prelevarle da alveari sani. Tutte le operazioni che riguardano: l'innesto, l'età delle larvicine, la pappa reale da depositare nei cupolini, ecc. Chi desiderasse procedere alla produzione di Pappa Reale (dato il costante forte sviluppo del nucleo d'allevamento) potrà introdurre per ogni ciclo di produzione quattro batterie di cupolini per un totale di oltre 80 cellette. Chi invece vorrà procedere all'allevamento di regine, toglierà il separé posto provvisoriamente nel Nucleo d'allevamento ed al centro della covata introdurrà il telaino porta stecche con 10/12 cupolini innestati con larve di 12/24 ore di vita, prelevate da alveari selezionati collocandolo nel reparto d'accettazione.

Telaino porta-stecche per allevamento regine Dadant Blatt

5.3 La Gestione dei Nuclei di Fecondazione

In Italia non esistono nuclei di fecondazione standard. Quelli utilizzati sono piuttosto vari, dai portasciami da 5/6 telai, a quelli da mezzo telaio da melario. Per allevamenti non professionali, è consigliabile l'uso di nuclei formati con telaini Dadant-Blatt da nido, anche perché non conviene mettere in azienda misure particolari di telaini, poi difficilmente sfruttabili. Sempre per allevamenti non professionali, è sconsigliabile l'acquisto di particolari cassettini indicati per l'allevamento delle regine. Si può fruttuosamente allevare regine nei pratici, maneggevoli e sempre utili cassettini da cinque o sei telaini per nuclei o sciami in legno leggero o in polistirolo.

Nelle piccole arnie, con il fondo a rete, si mettono due favi, uno di polline e l'altro di miele. Generalmente la cella reale viene introdotta nel nucleo di fecondazione un giorno prima della sua nascita. La regina compie il suo volo nuziale tra il 4° e il 7° giorno di vita, inizia a deporre verso il 9°/10° giorno. Quest'ultima consiste nell'apporre un punto di vernice colorata sul torace della stessa. I colori di marcatura, in base a un accordo internazionale, cambiano di anno in anno e sono blu, bianco, giallo, rosso e verde. Le gabbiette devono avere precise caratteristiche: innanzi tutto essere in grado di assicurare la vitalità delle api che ospitano, anche nel caso di lunghi viaggi. Quelle standard, usate per le spedizioni, garantiscono areazione e la giusta umidità; sono inoltre costituite da una parte in legno sulla quale viene posta una rete metallica.

Non esiste un metodo infallibile e le variabili che possono ostacolare l'accettazione sono infinite. Questo significa che è difficile proporre il miglior metodo. La formazione di uno sciame con regina feconda senza covata si costituisce con due favi di polline e miele ricoperte di api e si introduce simultaneamente una regina ingabbiata. L'introduzione diretta utilizzando pappa reale è un'altra tecnica: dopo aver tolto la vecchia regina, si può immediatamente introdurre la nuova senza gabbietta bagnandola con pappa reale fresca.

Può capitare anche che la regina si perda durante il volo di fecondazione, venga mangiata da un uccello insettivoro, o semplicemente sbagli nel rientrare nel nucleo di fecondazione. Capita anche, per fortuna raramente, che alcune regine non si fecondano: trascorsi quindici giorni vanno soppresse, potrebbero avere difetti all'apparato genitale o non hanno i sacchi aerei. Quest'ultimo difetto si può verificare lanciando in aria la regina; se cade a terra quasi come un sasso, non feconderà mai. Se non si trova la regina, può non essere nata, quindi vi sarà la cella ancora chiusa. Invece, se la cella è rotta su un lato, è stata uccisa dalle api (non accettata). Se si deve prelevare la regina dal nucleo per introdurla in un alveare, è bene attendere che buona parte della covata deposta sia stata opercolata. Molti si chiedono quanto vive un'ape regina: la risposta dipende da diversi fattori, ma in media una regina può vivere tra i due e i cinque anni. Tuttavia, con il tempo la sua capacità riproduttiva diminuisce, rendendo necessaria la sua sostituzione. Quando una colonia sente la necessità di una nuova regina, può far nascere una nuova cella reale, in cui una larva verrà allevata per diventare la futura regina. Se ciò non avviene naturalmente, l'apicoltore può intervenire introducendo una regina madre selezionata.

5.4 Nutrizione e Gestione Ambientale

La nutrizione, che va curata con attenzione in quanto incide sul dinamismo e, di conseguenza, sulla produttività della famiglia, deve prevedere una parte zuccherina ed una proteica; la prima viene generalmente assicurata con miele o zucchero, la seconda con polline. In assenza di forte importazione di nettare, i nuclei d'allevamento vanno nutriti giornalmente. Quando le api devono alimentare le celle reali, se non è in corso una forte importazione di nettare, è raccomandabile nutrire quotidianamente le famiglie con miele.

Le nutrizioni si effettuano con miele di produzione dell'apicoltore che diluisce in pochissima acqua in rapporto di 1 a 10, cioè: solo cento cc di acqua ed un chilogrammo di miele; rapporto di Uno a 10, proprio per evitare la fermentazione. La dose giornaliera dipenderà dalla forza della famiglia; comunque, dai 200 ai 250 grammi. Il miele va dato alle api in dosi sufficienti sempre minimali. Dovrà essere consumato, cioè, da queste per l'allevamento della covata. Dosi più forti costringerebbero le api ad immagazzinarlo provocando il blocco della covata; andrà ad intasare le celle per l'ovodeposizione.

La sottostante famiglia avrà la sola funzione di fornire "api nutrici" e "calore" ai nuclei sovrapposti attraverso gli escludi regina; quando inizierà una forte importazione di nettare, metteremo un mielario sopra la famiglia sottostante. I nuclei d'allevamento, li sposteremo sopra il mielario. Il nucleo con regina posizionato a fianco del nucleo allevamento, avrà la funzione di fornire i favi di covata con le giovani nutrici per il ripristino della presenza della giovane covata (sostituzione dei favi rimasti con poca covata poiché sfarfallata), operazione che dovrà essere effettuata ogni 9/10 giorni. I favi di covata posti nel nucleo d'allevamento, andranno controllati dopo 7/8 giorni dall'introduzione, per eliminare eventuali celle reali erette dalle api (è frequentissimo trovarle). Trascorsi tali termini, sarà prelevata dal reparto "maturazione" la stecca con le celle reali ormai "mature" e si sposterà in questo reparto la stecca con l'allevamento sita nel reparto sopra "accettazione". Per facilitare il distacco delle celle reali mature dalla stecca, è necessario fissare i cupolini di cera sopra a dei supporti (i cupolini di plastica sono molto pratici). Un nuovo ciclo di celle può essere iniziato quando le precedenti saranno state opercolate. Non va dimenticato, verso l'undicesimo giorno dalla introduzione, di togliere le celle ormai prossime allo sfarfallamento.

Strategie Professionali e Obiettivi Commerciali nell'Allevamento di Regine

Gli allevamenti professionali di api regine solitamente adottano un approccio combinato, utilizzando diverse tecniche di fecondazione in base agli obiettivi specifici. Una strategia comune prevede l'utilizzo dell'inseminazione strumentale per le regine destinate a diventare riproduttori di base (denominate F0), dopo un adeguato periodo di test sulla progenie. Per le regine commerciali (F1), figlie delle riproduttrici F0, si preferisce invece utilizzare stazioni di fecondazione saturate. Queste aree dedicate sono strategicamente circondate da apiari posizionati per ottenere la migliore saturazione con fuchi selezionati, garantendo così un buon controllo genetico pur mantenendo una certa diversità. La scelta tra le diverse tecniche dipende principalmente dagli obiettivi dell'apicoltore e dal livello di controllo genetico desiderato. Mentre la fecondazione naturale assicura la massima diversità genetica, l'inseminazione strumentale permette un controllo totale sulla selezione. Le stazioni di fecondazione isolate e saturate offrono invece un equilibrio tra selezione genetica controllata e praticità operativa. È importante sottolineare che tecniche avanzate richiedono una formazione specifica e attrezzature adeguate.

La vendita di un'ape regina è un aspetto importante per molti apicoltori, in quanto permette di acquistare regine già fecondate e pronte per l'inserimento negli alveari. Le regine allevate vengono selezionate per le loro caratteristiche genetiche, garantendo colonie forti e produttive. Un aspetto importante è la scelta della razza. Ad esempio, l'ape carnica è molto apprezzata per la sua docilità, la resistenza alle malattie e l'elevata produzione di miele. Gli apicoltori esperti adottano diverse tecniche per migliorare la qualità delle loro regine. Tra queste vi sono la traslarvatura, il controllo delle fecondazioni e l'uso di nuclei di fecondazione in ambienti controllati. Allevare regine di qualità significa garantire la salute dell'alveare e una maggiore produzione di miele. Il nostro obiettivo è fornire api regine di alta qualità, contribuendo alla crescita di colonie sane e produttive. La selezione non si improvvisa.

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