Antonio BILO Canella: Dalla Nascita di un Performer alla Rigenerazione del Teatro Magico

Antonio BILO Canella, un artista poliedrico riconosciuto come performer, ricercatore, regista e pedagogo, è una figura centrale nel panorama teatrale contemporaneo italiano e internazionale. Il suo percorso, iniziato con la nascita nel 1968, lo ha portato a forgiare una visione unica dell'arte scenica, confluita nella creazione di un linguaggio espressivo e di un metodo di lavoro originali, la "Performazione". Attraverso un'intensa attività che spazia dalla recitazione alla direzione, dalla ricerca all'insegnamento, Canella ha saputo ridefinire i confini tra performance art e teatro, proponendo un approccio che affonda le radici nella sacralità dell'atto poetico e nella costante metamorfosi dell'individuo e della società.

Ritratto di Antonio Bilo Canella

I. Le Origini e la Formazione di un Artista Rivoluzionario

Nato nel 1968, Antonio BILO Canella ha intrapreso un cammino artistico che fin dagli inizi si è distinto per la sua profondità e originalità. La sua formazione accademica ha avuto luogo presso la prestigiosa Accademia Nazionale “Silvio D’Amico”, dove ha conseguito il diploma, gettando le basi per una carriera teatrale ricca e variegata. Questo periodo di studio ha rappresentato un punto di partenza cruciale, da cui ha poi sviluppato un "percorso del tutto personale", che lo ha portato lontano dai sentieri convenzionali.

Fin dal 1991, Antonio BILO Canella ha dimostrato una straordinaria prolificità come autore e regista, firmando la creazione di più di 20 spettacoli. Questo impegno costante nella produzione artistica è stato affiancato da esperienze significative nel campo sociale e terapeutico. Tra il 1991 e il 1994, ha dedicato parte del suo tempo al lavoro con ex-tossicodipendenti presso il Ce.i.s., un'esperienza che ha senza dubbio arricchito la sua comprensione della condizione umana e delle sue fragilità, temi che sarebbero poi riemersi nella sua ricerca artistica.

La sua sete di conoscenza e la sua apertura verso approcci multidisciplinari lo hanno condotto a diverse formazioni specialistiche. Si è formato in ArteTerapia con Diane Waller, acquisendo strumenti per l'espressione e la cura attraverso l'arte. Ha approfondito lo Psicodramma con Angelika Groterath, esplorando le dinamiche di gruppo e il ruolo dell'azione drammatica nella risoluzione dei conflitti interiori. Infine, ha studiato il Playback Theatre con Jonathan Fox, metodo che valorizza l'improvvisazione e la capacità di trasformare le storie personali in rappresentazioni collettive. Queste esperienze formative hanno contribuito a plasmare la sua visione di un teatro non solo performativo, ma anche profondamente terapeutico e trasformativo.

La sua ricerca non si è limitata all'ambito occidentale. Antonio BILO Canella ha viaggiato in luoghi remoti alla ricerca di antiche sapienze e pratiche rituali. Nel 1995, ha vissuto per sei mesi in Tibet, dove ha avuto l'opportunità di studiare con Kon Chok Nian, immergendosi in una cultura millenaria e nelle sue tradizioni spirituali. L'anno successivo, nel 1996, ha trascorso altri sei mesi in Messico, presso gli Indios Tarahumara, dove ha studiato con Benito Casagrande Ichow. Queste esperienze hanno ampliato la sua prospettiva sul teatro come rito, sulla performance come veicolo di stati alterati di coscienza e sulla profonda connessione tra l'arte e il sacro. Questi viaggi hanno instillato in lui l'interesse per gli stati alterati di coscienza, un aspetto che lo condurrà all'elaborazione di un nuovo teatro rituale privo di copioni e parole scritte. Canella conduce inoltre una profonda formazione psicoterapeutica come operatore del Ce.I.S., dove si era formato nel 1993 come Operatore di Percorsi Terapeutici e come Animatore Sociale con la scuola di E.

Il suo percorso come attore è altrettanto significativo, con partecipazioni in produzioni come "I Tarassachi" con la regia di F., "Tutto il mondo è Teatro" in televisione con V., e "Baal" con la regia di M. Nel 1997 ha collaborato con Ms. Pinter nella regia di J.C. per "For the Time being" e ha ricoperto ruoli da protagonista in opere come "Turandot" di B. con la regia di R., "Che disgrazia l'ingegno!" di Griboedov con la regia di D., "D'Emergenza" di M. Santanelli con la regia di D., e nel ruolo di Ulisse in "Filottete" di H. Muller con la regia di P. Ha anche lavorato come aiuto-regista in "Più ad Ovest" con la regia di G.

II. La Nascita della Performazione: Un Neologismo per una Nuova Arte

Il culmine di questo percorso di ricerca e sperimentazione è arrivato nel 1998, quando Antonio BILO Canella ha creato la "Performazione". Questo neologismo, da lui stesso coniato, descrive la specificità del suo lavoro e rappresenta una forma d'arte innovativa che fonde Performance Art e Teatro. La Performazione non è solo una tecnica, ma un vero e proprio sistema di studio e pratica che prevede il "superamento definitivo e l’abbandono del concettualismo". L'essenza di questa pratica risiede nella capacità di "ricreare la 'poesia' delle ere pre-scrittura, la poesia degli oracoli, delle sibille, degli sciamani".

Nel contesto della Performazione, il Performer si dona completamente alla scena della “rappresentazione” "senza alcun riferimento". L'artista è "agito nel Vuoto", un'espressione che sottolinea la spontaneità e la mancanza di predeterminazione dell'atto creativo. I suoi studi sono stati così focalizzati sulla natura dell'atto poetico, analizzando meccanismi come la metafora e altri elementi primordiali. Di contro, ogni performance di Performazione è intrinsecamente "unica ed irripetibile", richiamando la natura "Dionisiaca" dell'espressione artistica. Questa unicità non nasce dal nulla, ma è preceduta da un "approfondito e vorace studio" di ciò che si è scelto essere la “materia” della Performazione, un processo che Canella definisce "l’Apollineo".

Il risultato di questa fusione tra spontaneità dionisiaca e rigorosa preparazione apollinea è un'esperienza che richiama "per potenza e intensità una sorta di rinato “Mistero”". La lingua che emerge da questo processo è quella della "Poesia corp-orale", la "Poesia delle origini", una forma espressiva che si manifesta attraverso il corpo, la voce e il movimento in un dialogo primordiale. La ricerca della Performazione viene, dunque, a coincidere con la "regenesi dell’Atto Poetico", inteso come "recupero della Poesia e del suo potere concreto originario". Dal 2018, Antonio BILO Canella ha iniziato a creare una serie di puntate su YouTube sull'argomento, per condividere e approfondire le sue teorie e pratiche.

Simbolo della Performazione

III. La Performazione in Scena: Opere e Manifestazioni

L'efficacia e l'impatto della Performazione si sono concretizzati in innumerevoli messe in scena dal 1997 ad oggi. Antonio BILO Canella ha portato la sua arte in diverse sedi e contesti, affrontando opere e personaggi di grande risonanza culturale. Tra i lavori particolarmente ricordati vi sono quelli sull’Eliogabalo, un imperatore romano noto per la sua eccentricità, le analisi su P. K. Dick, autore di fantascienza visionario, e su T. De Chardin, filosofo e teologo. La Performazione ha inoltre offerto nuove letture di classici immortali come l’Amleto shakespeariano, l’Odissea e l’Eneide, epopee fondamentali della cultura occidentale, e le Metamorfosi di Ovidio, testo che si rivelerà centrale nella sua ricerca.

Antonio BILO Canella non è solo un performer, ma anche un promotore attivo della sua forma d'arte. Ha diretto un Festival interamente dedicato alla Performazione nel 2014, creando una piattaforma per la diffusione e l'approfondimento di questa pratica innovativa. Successivamente, nel 2015, ha curato due sezioni specifiche sulla Performazione all’interno di altri importanti eventi culturali, il Festival Linea 0 e Convergenze 2.0. Queste iniziative testimoniano il suo impegno nel consolidare e espandere l'influenza della Performazione nel panorama artistico contemporaneo.

La sua attività si è estesa anche al medium radiofonico. Da marzo 2016, Antonio BILO Canella ha condotto “Performaction Rooms”, un programma radiofonico su RKI, incentrato sulla Performazione e, in particolare, sull'Eneide, dimostrando la versatilità e l'adattabilità del suo metodo a diversi contesti comunicativi. Le sue produzioni come autore e regista includono anche "Epitaffio di Nozze" e "Mater (per Yerma)", oltre a opere più recenti come "Un Inferno stagionato" (2003), "Fottuto Ulisse" (2004) e "Vita da Poesia" (2006). Antonio BILO Canella ha anche tenuto una conferenza su Misticismo e Cinema nell'ambito del G.I.C.O.S. Internazionale, consolidando la sua reputazione di ricercatore e pensatore. Insegna recitazione dal 1991, condividendo le sue conoscenze e la sua visione con le nuove generazioni di artisti.

IV. "Metamorfosi": Il Cuore della Ricerca Artistica

Uno dei temi più indagati e "amati" nel percorso e nella ricerca di Antonio BILO Canella è la parola "Metamorfosi". Questo concetto, profondamente esplorato attraverso le opere di Ovidio, rappresenta per lui non solo un soggetto, ma un elemento fondativo dell'esistenza e dell'espressione artistica. Le "Metamorfosi" di Ovidio, in particolare, vengono affrontate dopo i lavori sull'Odissea e l'Eneide, configurandosi come una "logica prosecuzione di un processo di riacquisizione del nostro passato fondativo e culturale". L'artista crede fermamente che la metamorfosi sia l'elemento fondativo del "Teatro magico", distinguendolo dal teatro di pura rappresentazione. Questo perché, in un tempo passato, "l’uomo compensava la sua nostalgia frammentata metamorfosandosi in tutto ciò che “appariva” separato da lui". Per Canella, questo è sempre stato l'obiettivo: "riportare il Teatro alla sua sacralità reale, non solo simbolica".

La natura "autopoietica" della Performazione, unita alla sua specificità, rende l'incontro con un mito un'esperienza inevitabile e potente. Il performer si lascia "possedere da essi in scena" e li riforgia, "metamorfosandoli ogni volta", rendendo ogni interpretazione unica e irripetibile. Per un artista, la parola Metamorfosi assume un significato profondo: "L’artista si TRASFORMA in ogni momento, segue le proprie intuizioni che sorgono all’improvviso". Un suono, una voce, possono stimolare un ricordo o un'azione, e "il mondo ti cambia in un istante". Il passaggio cruciale è "dalla superficie delle cose a un’atmosfera sconosciuta che ti si forma davanti agli occhi". La metamorfosi si rappresenta con lo stupore, con un risveglio, ed è un "fermarsi per accertare il cambiamento".

Le Metamorfosi di Ovidio, con i loro miti, archetipi ed essenze, risuonano profondamente nella "memoria del corpo, prima ancora che nella mente". Lavorare su storie come quella di Orfeo ed Euridice, ad esempio, non significa solo affrontare le "storie personali di ognuno di noi", ma anche interrogarsi sulla "nascita e la natura del gesto e dello sguardo". Riproporre i miti antichi in chiave moderna, per Antonio BILO Canella, significa "indagare l’umano, l’esistente e il significato dell’esistenza", senza fornire risposte preconfezionate, ma cercandone "altre che vadano al di là del qui e ora".

È in questo contesto che emerge il suo bisogno di "raggiungere l’assoluto attraverso la sostanza, spogliandola di tutti gli orpelli". L'essenza della sua indagine, scarnificata dall'inutile e dalle risposte di comodo, si concentra nella "tensione tra domanda e ricerca". Qui, incontra la vita, l'assoluto, il mistero, in una parola: il rito, "dove l’insondabile resta il fulcro di ogni mio movimento".

V. Il Dialogo Creativo e le Collaborazioni

La Performazione è per sua natura un'arte che prospera nel dialogo e nella collaborazione. Antonio BILO Canella, nella creazione dei suoi spettacoli, seleziona i suoi artisti con grande ponderazione, consapevole dell'importanza di un'armonia profonda tra i partecipanti. Ha lavorato a lungo con Maria Borgese, danzatrice di cui apprezza il "necessario Femminile" e con la quale ha un'intesa artistica unica, considerandola "l’unica danzatrice con cui potrei Performare in scena". La sua danza, fortemente legata alla poesia prima ancora che alle armonie sonore, è un esempio di come "il gesto o la danza sono sempre molto vicine alla parola o alla poesia" nel suo lavoro. Per Maria Borgese, poesia, parola e danza sono legate non alla razionalità ma all’emozione e all’inconscio, abitando per questo un "territorio comune". Le parole suscitano un fremito che si traduce in movimento, e da questo nasce la necessità di cristallizzare tale movimento in un'immagine, rendendo la sua danza sia poetica che "molto pittorica". In questa dialettica tra parola e immagine, che transita dal corpo, si avverte un continuo passaggio "dal dionisiaco all’apollineo", radice profonda e insondabile della danza.

Con Marco Fioramanti, artista di arti visive, Canella ha collaborato più di recente. Fioramanti, nella sua personale scenografia e scenotecnica per le "Metamorfosi", ha ideato soluzioni evocative. Per la prima serata, dedicata alla creazione, ha simulato la nascita del mondo con "una sfera costituita da tre circonferenze in acciaio lavorate a foglia d’oro (utilizzando i tondini tipici da cemento armato) legate tra loro secondo i tre assi cartesiani e collegati internamente da bende rosso-brune ben visibili". Questa "sfera cava ha la capacità di rappresentare il mondo urbeterracqueo" e sarà presente in scena, mossa dagli artisti. La seconda serata, incentrata sui rapimenti, vedrà la stessa sfera "perdendo una dimensione, diventerà terreno fertile per la fantasia di Maria Borgese la quale potrà utilizzarle come fossero ali giganti". Molti saranno anche i cambi di costume per la danzatrice. La terza serata, su Cadmo, fondatore di Tebe, è avvolta nel mistero per mantenere la spontaneità performativa. Fioramanti, con un background in pittura performativa, lega l'aspetto visionario all'energia "istantanea, fluida e irripetibile" che si forma come un "vento magico". Per lui, la creazione di un nuovo immaginario è un processo che vive tra "le impennate della “pre-sveglia”" e la comprensione della realizzazione finale.

Scenografia

Anche con il Dr. Lops, un musicista straordinario, Antonio BILO Canella ha trovato una profonda sintonia. Con una formazione classica come pianista e una "tecnica eccezionale", il Dr. Lops ha poi virato verso l’elettronica e il suono artificiale, diventando un artista "aperto, moderno, con un Ascolto superlativo ma con il rigore di studio sui materiali". Giovanni Greco è un altro collaboratore di lunga data, spesso invitato a Performare con Canella.

La fase di preparazione degli spettacoli, sebbene basata su uno studio approfondito e focalizzato di grande "limpidezza Apollinea", usa il testo come "morbido universo di riferimento". Le basi per tutti sono le Metamorfosi, o meglio le sezioni scelte, definite "Universi di riferimento". Lo studio approfondito, che intreccia traduzioni, analizza fonti e riferimenti di vario tipo, serve a "sedimentare una base apollinea". Ma poi, questa base "deve essere tradita e dimenticata necessariamente in scena", durante la vera e propria Performazione: "nessuna citazione (orrore) ma solo deviazioni e contaminazioni folli". La scelta delle musiche e delle immagini avviene "in scena attraverso il dialogo tra noi artisti, tra noi artisti e lo spazio, e tra noi artisti e il pubblico", rendendo "nulla prefissato e nulla uguale a se stesso e ripetibile". L'incontro tra diversi artisti in questo contesto crea "un unicum inscindibile maggiore della somma delle parti".

VI. La Visione Filosofica e Pedagogica di Antonio Bilo Canella

La Performazione, per Antonio BILO Canella, non è solo una metodologia artistica, ma una vera e propria filosofia di vita e uno strumento pedagogico per lo sviluppo umano. La sua visione dell'arte trascende il mero intrattenimento, configurandosi come un mezzo per esplorare "altre forme di esistenza, altrimondi, altre possibilità". L'artista, in questa prospettiva, è "il tramite verso altre forme di esistenza", un "creatore di altri mondi" che "non può e non deve perdere questa connessione". Egli sottolinea l'importanza di conoscere la storia dell'arte, perché l'originalità nasce dal porsi "in modo onesto e peculiare come tramite per gli altri di qualcosa di altro". Senza questa dimensione, l'arte rischierebbe di ridursi a semplice artigianato.

Canella sostiene che la figura dell'artista sarà "quella più importante per il futuro", colei "che salverà l’umanità". Non è solo una sua convinzione, ma un'idea condivisa da "grandi pensatori e visionari" come Gurdjieff, Steiner, Osho e Aurobindo. La dimensione artistica è vista come "la dimensione dell’umanità del futuro". Pertanto, lavorare sull’arte in maniera profonda, e porgerla anche a chi non è artista, significa "farlo crescere", fornendogli gli strumenti per "essere all’altezza dell’umanità del futuro", rendendo la sua stessa vita potente. L'artista, in quanto "figura del creatore", apre le potenzialità, creando "molteplici universi davanti alle persone" e di conseguenza "tutte le potenzialità della loro vita in infinite possibilità di cui possono essere autori".

Rappresentazione di un'idea filosofica di Antonio Bilo Canella

Il lavoro concreto che Canella svolge nei suoi laboratori mira a portare nel corpo la consapevolezza di ciò che è maschile e di ciò che è femminile. Egli osserva che la società tende a "imporre modelli prevalentemente maschili, anche nelle donne", e perciò "lavorare sull’equilibrio dentro noi stessi fra il maschile e il femminile è l’obiettivo per andare verso ‘qualcosa’ che sia più evoluto per noi". La sua critica si estende alla visione contorta dello "stare bene", che spesso si confonde con la stasi e la morte. Per lui, "il nostro compito è quello di crescere, con la consapevolezza che esistono il giorno e la notte, le oscillazioni di bene e male, piacere e dolore, che sono inevitabili".

Lo scopo sacro del genere umano, secondo Antonio BILO Canella, è "crescere e creare". Crescere significa creare se stessi, e questa è la capacità intrinseca dell’essere umano. Egli immagina l'essere umano come il "punto centrale" di una clessidra, con l'alto che si apre "verso l’esterno" e il basso "verso l’interno". Siamo il "punto di passaggio fra il mondo esterno, l’esteriore, e il mondo interno, l’interiore", una connessione che l'arte è in grado di rendere manifesta. Canella rifiutava da ragazzo "di annoiarsi nel rifare le cose che mi venivano chieste", come mettere in scena opere di altri, una spinta che lo ha condotto a creare la Performazione come via d'espressione più autentica.

VII. Pratica e Teoria: L'Arte come Strumento di Crescita

Antonio BILO Canella non si limita a teorizzare, ma traduce la sua visione in pratica attraverso laboratori e incontri. Per lui, con le parole, "è difficile da spiegare, è necessaria la pratica". Nei suoi laboratori, il processo è come "mettersi di fronte a uno specchio", dove alla base deve esserci la conoscenza della materia. "Tanti artisti non conoscono la storia dell’arte!", una lacuna che impedisce di cogliere la profondità dell'originalità.

Il lavoro artistico, fatto in un'ottica con esercizi specifici, consente alle persone di "ritrovare sul corpo la potenzialità e il potere di andare in un altro mondo". L'invito costante è a "provare il nuovo", una frase da mettere in testa quotidianamente per aprire le porte a "possibilità impreviste e inimmaginabili". Egli critica la tendenza delle persone a rinchiudersi nella routine, considerandola "la morte". Basterebbe, in una vita cosiddetta normale, "immettere nella giornata qualcosa che non si è mai fatto, non fosse altro una mattina andare a prendere il caffè in un bar diverso dal solito!".

In queste sessioni, Canella si definisce un "ricercatore spirituale", sebbene con una certa cautela verso la connotazione "new age" del termine. Questo ruolo si manifesta nella sua capacità di guidare i partecipanti verso una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità creative. Attraverso l'arte e la Performazione, egli offre gli strumenti per "far crescere" le persone, per renderle capaci di essere "autori" della propria vita, esplorando le "infinite possibilità" che si aprono davanti a chi osa "provare il nuovo" e confrontarsi con l'insondabile mistero dell'esistenza.

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