Uso di antibiotici per la tosse e infezioni in gravidanza: rischi, sicurezza e linee guida

La gestione della salute durante la gestazione richiede un approccio particolarmente cauto, soprattutto quando si tratta di affrontare patologie infettive. Il binomio antibiotico in gravidanza rappresenta una delle sfide cliniche più rilevanti per il medico e per la donna, poiché le scelte terapeutiche devono bilanciare la necessità di curare l'infezione materna con la protezione dello sviluppo fetale.

rappresentazione stilizzata di un feto nel grembo materno con icone di cautela medica

Il ruolo degli antibiotici in gravidanza: tra necessità e cautela

Quando si parla di antibiotici durante la dolce attesa, è fondamentale inquadrare correttamente la classe di farmaci oggetto di interesse. Ricordiamo, per la precisione, che quando si chiama in causa il binomio antibiotico in gravidanza e amoxicillina, si inquadra una delle scelte primarie. Lo stesso si può dire per l’ampicillina. Gli antibiotici rappresentano quasi l’80 per cento di tutti i farmaci prescritti durante la gestazione e quasi una donna su quattro riceve una terapia di questo tipo durante il periodo di attesa.

L’assunzione di un farmaco antibiotico in gravidanza resta una pratica comune in molti casi, in particolare in presenza di infezioni che potrebbero trasmettersi al feto se non trattate. Tuttavia, è necessario fare una prima grande distinzione tra infezioni di origine batterica e virale. È soltanto nel primo caso che gli antibiotici, studiati appositamente per sconfiggere i batteri e non i virus, si rivelano efficaci rimedi terapeutici.

Durante la gestazione, pressoché ogni complemento o sostanza assunti dalla madre raggiungono il feto attraverso la placenta, e alcuni farmaci possono rivelarsi problematici per il corretto sviluppo del bambino. Per questo motivo, l'assunzione di un antibiotico in gravidanza deve essere effettuata con raziocinio e solo ed esclusivamente su prescrizione medica, seguendo le dosi e la durata del trattamento indicati dal curante.

Infezioni respiratorie, tosse e prima scelta terapeutica

La febbre in gravidanza, spesso superiore ai 38°C, è un sintomo importante che richiede attenzione, poiché è generalmente collegata alle infezioni virali o batteriche. Molte malattie invernali che coinvolgono le vie respiratorie hanno sintomi simili, tra cui la tosse, ma possono richiedere trattamenti diversi, che si tratti di influenza stagionale, infezione batterica o altre forme virali.

Qualora l’origine fosse batterica, l'amoxicillina, una penicillina, è il farmaco di prima scelta in gravidanza, spesso affiancata dal trattamento della febbre con antipiretici consentiti, come il paracetamolo. L’amoxicillina è prescritta in caso di infezioni batteriche che coinvolgono le alte vie respiratorie. In casi specifici, come nella profilassi antibiotica per lo streptococco in gravidanza, viene invece impiegata l’ampicillina, per impedire che il batterio venga trasmesso al feto durante il parto.

Un altro fra gli antibiotici consentiti in gravidanza è la clindamicina. Questo principio attivo, come ci ricorda l’AIFA, è indicato nei quadri di coriamniosite, una condizione che comporta l’infiammazione delle membrane fetali. Il suo impiego trova indicazione in fase secondaria, ossia a seguito della mancata risposta all’utilizzo di macrolidi, cefalosporine o penicilline.

grafico che illustra le diverse classi di antibiotici e la loro sicurezza in gravidanza

Quali antibiotici evitare durante la gestazione?

Chiarito il fatto che l’assunzione dell’antibiotico in gravidanza, in presenza delle adeguate indicazioni, è una strada sicura, è naturale chiedersi quali siano i principi attivi non compatibili con lo stato di gestazione. Da evitare quando si aspetta sono gli antibiotici a base di principi attivi come le tetracicline, le rifamicine e il cotrimossazolo.

Le tetracicline, in particolare, sono da evitare soprattutto nel secondo e nel terzo trimestre in quanto causa di possibili malformazioni del nascituro. Studi recenti hanno evidenziato che l’uso precoce in gravidanza di alcuni antibiotici, come i macrolidi (esclusa l’eritromicina), chinoloni, sulfonamidi e metronidazolo, è associato a un aumento del rischio di aborto spontaneo. Queste evidenze sostengono le linee guida attuali utilizzate per l’ostetricia, che non raccomandano l’uso di questi specifici farmaci nella gravidanza precoce.

Al contrario, è stato osservato che la penicillina, la cefalosporina ed l’eritromicina - gli antibiotici più frequentemente usati - non sono associati a un aumento del rischio di aborto spontaneo. Inoltre, l’esposizione alla nitrofurantoina è stata in alcuni studi associata ad una significativa riduzione del rischio di aborto spontaneo, supportando il suo uso come alternativa per il trattamento dell’infezione del tratto urinario.

L'impatto sul microbiota e considerazioni a lungo termine

Non si deve però pensare che l'antibiotico sia privo di effetti secondari. L’assunzione di un farmaco antibiotico in gravidanza porta spesso alla comparsa di effetti collaterali, principalmente a carico dell’apparato digerente. Oltre agli effetti immediati, l’esposizione agli antibiotici può determinare cambiamenti nel microbiota intestinale del neonato.

Il microbiota ha il compito di regolare il metabolismo e il sistema immunitario. Una somministrazione eccessiva o errata, dal momento che la maggior parte di questi farmaci riesce ad attraversare la placenta, è in grado di alterare la composizione della flora intestinale. Uno studio pubblicato sulla rivista Gut ha posto l'attenzione sulla relazione tra le malattie infiammatorie croniche intestinali e l’esposizione a terapia antibiotica durante la gravidanza. Dai risultati è emerso che il «contatto» con i farmaci in fase gestazionale potrebbe aumentare il rischio di sviluppare tali condizioni nei primi anni di vita.

Tuttavia, è necessario interpretare questi dati con cautela. Gli autori stessi riconoscono che non implicano necessariamente un rapporto di causalità, poiché potrebbero esserci numerosi fattori di confondimento. L’indicazione rimane quella di ricorrere agli antibiotici soltanto quando strettamente necessario.

L'antibiotico-resistenza potrebbe rendere gli antibiotici inefficaci: perché e cosa possiamo fare

Considerazioni trimestrali e sicurezza del feto

Il primo trimestre è un momento particolarmente delicato perché in questa fase iniziale dello sviluppo embrionale si formano tessuti e organi definitivi. L'assunzione di antibiotici in questo periodo deve avvenire con la massima cautela. Una volta entrati nel secondo trimestre, gli organi del feto sono finalmente abbozzati e cominciano a svilupparsi singolarmente; di conseguenza, il rischio di effetti teratogeni si riduce, sebbene la prudenza resti d'obbligo.

È importante sottolineare che le infezioni non trattate rappresentano spesso un rischio maggiore per la gravidanza rispetto all'antibiotico stesso. Infezioni non curate, come quelle del tratto urinario, possono portare a complicazioni serie. Per questo, le donne dovrebbero sempre chiedere al medico di individuare la migliore opzione di trattamento, privilegiando i beta-lattamici, che rimangono i farmaci di prima scelta per la loro comprovata sicurezza.

Infine, l'attenzione deve rimanere alta anche sulla resistenza agli antibiotici. Il cattivo utilizzo di questi farmaci salvavita è correlato con l'aumento del fenomeno della resistenza, grazie alla quale anche i microrganismi più aggressivi riescono a eludere l'intervento dei farmaci. Assumere i farmaci sempre secondo le modalità e i tempi indicati dal medico - senza interrompere il trattamento o ridurre le dosi solo perché ci si sente meglio - è il passo fondamentale per tutelare la propria salute e quella del bambino.

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