Quando si intraprende l'avventura della maternità, e in particolare durante il periodo dell'allattamento, sorgono naturalmente numerose domande e paure. Ci si interroga se si stia facendo la cosa giusta, se il bimbo stia bene e se abbia mangiato abbastanza. Una delle preoccupazioni che possono emergere riguarda l'alimentazione materna e il rischio associato al consumo di determinati alimenti, come il pesce crudo, e la potenziale trasmissione di agenti patogeni o parassiti, come l'Anisakis, attraverso il latte materno. In genere, quando si viene dimesse dall’ospedale, si riceve l'indicazione di bere tanta acqua e seguire una dieta sana ed equilibrata. Ma cosa significa esattamente questo in relazione a parassiti specifici e al consumo di pesce? Questo articolo si propone di fare chiarezza sull'Anisakis, il suo ciclo vitale, i rischi per la salute umana e, soprattutto, di rispondere al quesito fondamentale se l'Anisakis possa passare dal latte materno, fornendo indicazioni aggiornate secondo le più recenti ricerche scientifiche per permettere alle neomamme di mangiare serene durante l’allattamento al seno.
L'Anisakis: Un Parassita Marino da Conoscere
L'Anisakis (Anisakis simplex) è un genere di nematodi parassiti di diversi organismi, un genere di vermi nematodi, che vivono come parassiti all’interno di diversi organismi marini, fra cui il pesce che siamo soliti consumare a tavola. Anisakis presenta tutte le caratteristiche tipiche dei nematodi: il corpo è cilindrico e vermiforme, a sezione circolare, che ben si differenzia da quello dei platelminti (vermi piatti). Gli anisakis sono parassiti di grosse dimensioni se rapportati ad altri tipi di parassiti, con dimensioni visibili a occhio nudo, da 1 a 3 centimetri (cm). Hanno un colore bianco-rosato e la capacità di arrotolarsi su loro stessi, seguendo i tipici movimenti di un verme. Le larve di anisakidi misurano da 1 ai 3 centimetri e sono visibili a occhio nudo nella cavità addominale, nell'intestino, sul fegato, sulle gonadi e nei muscoli dei pesci. In alcuni luoghi, l'Anisakis è anche noto con i nomi comuni di "verme delle aringhe", "verme delle foche" o "verme del merluzzo bianco", riflettendo la sua presenza in specie marine comuni.

Il Complesso Ciclo Vitale dell'Anisakis nel Mare
Similmente alla stragrande maggioranza dei parassiti, gli anisakis presentano un complesso ciclo vitale che si mantiene nell'ambiente marino. Questo ciclo coinvolge diversi ospiti. Gli esemplari adulti di Anisakis vivono in grappoli all'interno dello stomaco di mammiferi marini come balene, foche e delfini, e più precisamente, a livello della mucosa del loro intestino e stomaco. Questi mammiferi marini agiscono come ospiti definitivi. Attraverso le feci, i mammiferi marini rilasciano le uova, che dopo la schiusa vengono ingerite dai primi ospiti intermedi. Questi sono piccoli crostacei che formano il cosiddetto krill, dove si sviluppa la larva di I stadio (L1). Le larve così liberate vengono quindi ingerite dai crostacei. Il krill a sua volta viene mangiato da un secondo ospite intermedio, che è un pesce o un mollusco. In questi organismi, le larve passano al II e III stadio larvale (L2 e L3). Il ciclo ricomincia nel momento in cui il pesce o un mollusco infetto viene mangiato da un mammifero marino, dove la larva, nello stomaco e nell'intestino, diventa verme adulto e chiude il ciclo di riproduzione.Gli esseri umani possono venire infettati dalle larve L3 di Anisakis attraverso il consumo di pesce crudo o poco cotto. L'infezione umana viene acquisita quando vengono consumati cibi crudi o poco cotti infestati da ospiti intermedi (p. es., come sashimi, ceviche o frutti di mare marinati/in salamoia) e le larve penetrano nello stomaco e nell'intestino tenue. Le larve che infettano l'uomo non si sviluppano diventando parassiti adulti, ma sono destinate a morire. Pertanto, l'uomo non elimina uova alimentando il ciclo del parassita, rappresentando così un ospite a fondo cieco per il parassita.
Anisakiasi: Sintomi, Diagnosi e Trattamento
L'Anisakis è responsabile di un’infezione parassitaria, l’anisakidosi o anisakiasi, che coinvolge il tratto gastrointestinale. L'anisakiasi è l'infezione da larve di nematodi (vermi) del complesso Anisakis simplex e di altre specie di anisakidi, del complesso Pseudoterranova decipiens e del complesso Contracecum osculatum. L'infestazione si contrae per ingestione di pesce di mare o calamari crudi o poco cotti. Il rischio di contrarre l'infezione è dato dall'abitudine di consumare pesce crudo o poco cotto. Generalmente, le larve muoiono e non provocano disturbi, ma può accadere che permangano delle larve vive che possono invadere la mucosa dello stomaco o dell’intestino, causando appunto la anisakidosi gastrointestinale. Quando le larve penetrano nella parete dello stomaco o dell'intestino provocano una reazione di tipo granulomatoso, con infiltrazione di eosinofili e linfociti e tendenzialmente muoiono.
Sintomatologia dell'anisakiasiI sintomi di anisakiasi gastrica comprendono in genere dolore addominale, nausea e vomito entro poche ore dall'ingestione delle larve. Nella sua fase acuta, l’infezione si manifesta dopo 4 o 6 ore e causa nausea, vomito e dolori allo stomaco. Occasionalmente, le larve vengono espulse in bocca dalla tosse. Il coinvolgimento dell'intestino tenue è meno comune e può provocare una massa infiammatoria e sintomi subacuti simili alla malattia di Crohn o all'appendicite che insorgono da 1 a 2 settimane dopo. In questo caso può colpire anche l’intestino fino a 7 giorni dopo l’ingestione del pesce, scatenando febbre, vomito e diarrea. In caso di interessamento dell'intestino, l'organismo può rispondere con una grave risposta granulomatosa eosinofila, causando sintomi simili a quelli indotti dal morbo di Crohn. Raramente si verificano infezioni ectopiche al di fuori del lume del tratto gastrointestinale. In casi eccezionalmente gravi, le larve possono attaccare la mucosa gastrointestinale perforandola, causando delle emorragie. L'anisakiasi in genere si risolve spontaneamente dopo diverse settimane perché le larve non sono in grado di sopravvivere per lunghi periodi di tempo in un ospite umano; raramente, persiste per mesi.
Diagnosi dell'anisakiasiPoiché i disturbi causati dall’Anisakis sono molto vari, questa malattia spesso non viene riconosciuta immediatamente e viene confusa con altre malattie che provocano disturbi simili. L'anisakiasi può essere diagnosticata mediante visualizzazione macroscopica delle larve con l'endoscopia superiore. La diagnosi può essere fatta anche mediante esame istopatologico di biopsie endoscopiche o chirurgiche. A volte, i pazienti espellono le larve tossendo e le portano per essere analizzate. Per diagnosticare l’Anisakis, bisogna eseguire degli esami di laboratorio specifici, che prevedono dei test appositi per Anisakis. Tuttavia, l’accertamento definitivo di anisakidosi si ottiene mediante l’esame endoscopico, che potrà essere anche curativo se si ha la possibilità di estrarre tutte le larve presenti nell’ospite. È disponibile il test sierologico in alcuni paesi. L'esame delle feci è di scarso valore diagnostico.
Trattamento dell'anisakiasiCome già specificato, la cura risolutiva per l'anisakiasi consiste sostanzialmente nella rimozione del parassita del corpo dello sfortunato ospite. La rimozione endoscopica delle larve è risolutiva. Talvolta, può essere utile l'utilizzo di un farmaco antiparassitario da assumersi per via orale: l'albendazolo. Il trattamento dell'anisakiasi presuntiva con albendazolo 400 mg per via orale 2 volte/die per 6-21 giorni può essere efficace, ma i dati sono limitati (Pacios E, Arias-Diaz J, Zuloaga J, Gonzalez-Armengol J, Villarroel P, Balibrea JL. Albendazole for the treatment of anisakiasis ileus. Clin Infect Dis. 2005;41(12):1825-1826. doi:10.1086/498309; Moore DA, Girdwood RW, Chiodini PL. Treatment of anisakiasis with albendazole. Lancet. 2002;360(9326):54. doi:10.1016/s0140-6736(02)09333-9). In alcuni casi, si è rivelato efficace anche il trattamento con farmaci antiparassitari, che sono stati in grado di uccidere l’Anisakis. In casi gravi, per esempio nell’ostruzione intestinale, nell’appendicite o nella peritonite, è necessario un intervento chirurgico.
Anisakis nel pesce crudo
Prevenzione dell'Anisakiasi: Consumo Sicuro del Pesce
Il pesce crudo è diventato una vera star della cucina, soprattutto con la diffusione dell’ormai consolidata moda del sushi nel nostro Paese. Purtroppo, molte persone non sanno che nel pesce crudo si annida il rischio Anisakis, un parassita intestinale ospite nel suo stadio larvale di molti pesci, tra cui tonno, salmone, sardina, acciuga, merluzzo, nasello e sgombro. Certamente, i ristoranti di qualità sanno come evitare questo rischio, ma altrettanto potrebbe non essere vero per i cuochi dilettanti che provano a preparare il sushi o gustose tartare in casa.Per prevenire l'infezione da Anisakis, sono necessarie adeguate procedure di congelamento per uccidere le larve di anisakid in frutti di mare crudi o poco cotti (p. es., sushi). Le larve di Anisakis sono distrutte nei frutti di mare da quanto segue:
- Cottura a una temperatura superiore a 63°C. Per avere la certezza di aver ucciso le larve, l’interno del pesce, anche le parti più grosse, deve raggiungere una temperatura superiore ai 60°C per almeno 10 minuti.
- Congelamento a -20°C o meno per 7 giorni.
- Congelamento a -35°C o inferiore, fino al raggiungimento dello stato solido, quindi conservare a tale temperatura per ≥ 15 ore, oppure a -20°C per 24 ore.
Se nei ristoranti di sushi di qualità si rispettano le norme igienico sanitarie, per il “fai-da-te” è meglio seguire alcuni consigli: utilizzare pesce congelato o congelare il pesce fresco prima di mangiarlo crudo: l’Anisakis e le sue larve muoiono infatti se sottoposti a 60 gradi di temperatura oppure dopo almeno 24 ore a -20°. La salamoia, la salatura e il fumo non uccidono in modo affidabile le larve di anisakid. Stessa cosa vale per il pesce marinato: il limone e l’aceto non hanno alcun effetto sul parassita. È fondamentale togliere le viscere dal pesce prima possibile in modo da diminuire il rischio del passaggio delle larve dalla cavità viscerale ai muscoli.Per garantire un pesce senza parassiti bisogna rivolgersi a un ambiente controllato e sicuro, qual è quello dove crescono i pesci d’allevamento. Infatti, sarebbe impossibile reperire pesci senza Anisakis avendo la matematica certezza in ambiente marino, dove gli animali sono liberi e non sottoposti a controlli, diversamente da come accade negli stabilimenti ittici. I frutti di mare crudi che vengono congelati utilizzando procedure appropriate (p. es., il sushi commerciale negli Stati Uniti) che uccidono le larve di anisakid sono sicuri per il consumo umano.Le infezioni da anisakiasi si verificano in tutto il mondo. Giappone, Spagna, Corea del Sud, Italia e Stati Uniti hanno il più alto tasso di casi segnalati (Shamsi S, Barton DP. A critical review of anisakidosis cases occurring globally. Parasitol Res. 2023;122(8):1733-1745. doi:10.1007/s00436-023-07881-9).Esiste una specifica normativa europea, il Regolamento UE 1276/2011, relativo al trattamento per l’uccisione di parassiti vitali in prodotti della pesca destinati al consumo umano, che descrive puntualmente i requisiti relativi ai parassiti, che gli operatori sono chiamati a osservare. Gli operatori del settore alimentare che immettono sul mercato i prodotti della pesca che vanno consumati crudi o praticamente crudi, oppure i prodotti della pesca marinati, salati e qualunque altro prodotto della pesca trattato, se il trattamento praticato non garantisce l’uccisione del parassita vivo, devono assicurarsi che il materiale crudo o il prodotto finito siano sottoposti ad un trattamento di congelamento che uccide i parassiti vivi potenzialmente rischiosi per la salute dei consumatori. Inoltre: Al momento dell’immissione sul mercato, a meno che non siano forniti al consumatore finale, i prodotti della pesca devono essere accompagnati da un’attestazione dell’operatore del settore alimentare che ha effettuato il trattamento di congelamento, indicante il tipo di congelamento al quale sono stati sottoposti. In conclusione, il modo migliore per evitare parassiti nel pesce è quello di consumare pesce allevato e commercializzato in modo sicuro, vale a dire che abbia seguito rigorosamente tutti gli step previsti dalla normativa europea in vigore.
Alimentazione in Allattamento: Regole Generali e Miti da Sfatare
Quando iniziamo la nostra avventura di mamme, iniziamo anche a porci molte domande e ad avere altrettante paure: “Starò facendo la cosa giusta? Il bimbo sta bene? Avrà mangiato abbastanza? In genere, quando ci dimettono dall’ospedale ci dicono che dobbiamo bere tanta acqua e seguire una dieta sana ed equilibrata. Ma cosa significa esattamente? Cosa bisognerebbe mangiare in allattamento? E cosa invece bisognerebbe NON mangiare?L’alimentazione in allattamento è importante che sia equilibrata, sana e completa. L’alimentazione in allattamento, e non solo, dovrebbe sempre essere bilanciata. Generalmente, una dieta equilibrata e varia soddisfa tutte queste richieste alimentari.Secondo SIGO, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, ed in linea con le più aggiornate evidenze scientifiche, non esistono cibi vietati in allattamento. Le uniche vere attenzioni riguardano caffè e alcol che andrebbero evitati o consumati con estrema attenzione. Questo perché passano facilmente nel latte arrivando al bambino il quale ne subisce, conseguentemente, gli effetti.È oramai dimostrato che non esiste rischio di allergia nel neonato collegabile all’assunzione di un determinato cibo da parte della madre che allatta (Abrams EM, Shaker MS, Chan ES, Brough HA, Greenhawt M. Prevention of food allergy in infancy: the role of maternal interventions and exposures during pregnancy and lactation. Lancet Child Adolesc Health. 2023 May;7(5):358-366. doi: 10.1016/S2352-4642(22)00349-2. Epub 2023 Mar 2). È vero, invece, che alcuni alimenti possono alterare il sapore del nostro latte; cavolfiore, broccolo, aglio, cipolla sono indubbiamente tra questi e ciò potrebbe rendere meno gradevole, al gusto, il latte materno. Soprattutto in passato, le coliche del neonato (dette anche coliche gassose) sono state molto spesso attribuite all’alimentazione materna (Gordon M, Biagioli E, Sorrenti M, Lingua C, Moja L, Banks SS, Ceratto S, Savino F. Dietary modifications for infantile colic. Cochrane Database Syst Rev. 2018 Oct 10;10(10):CD011029. doi: 10.1002/14651858.CD011029.pub2).
Alimentazione e preparazioni a crudoQuanti piatti crudi amiamo consumare? Che si sia onnivori, carnivori, vegetariani o vegani le preparazioni a crudo sono molte e la domanda sull’opportunità o meno di consumarne in allattamento è più che legittima. Dal sushi, alla battuta al coltello, dal tiramisù alle ostriche la sola vera regola da rispettare è l’igiene alimentare. Il piatto crudo, di per sé, non comporta alcun rischio in termini di alimentazione in allattamento. La sua preparazione e conservazione, invece, sì. Accertarsi della provenienza, dalla lavorazione e della conservazione di un buon sushi significa assicurarci la tranquillità di un pasto sano (indipendentemente dal fatto che si stia allattando o meno).

L'importanza di un'alimentazione bilanciata e adeguata in allattamentoSe allattiamo a richiesta avremo un incremento di dispendio energetico medio quotidiano di circa 500 calorie. Questo significa che dovremo tenerne conto nel bilanciare correttamente i nostri pasti. Come disse Virginia Woolf, "Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene se non ha mangiato bene".L’alimentazione in allattamento, e non solo, dovrebbe sempre essere bilanciata. Assumere ad ogni pasto un frutto o una verdura, cereali o vegetali ricchi di amido e proteine (vegetali o animali) è particolarmente consigliato in questa fase della vita della donna.Per una corretta alimentazione in allattamento, alcune vitamine e minerali andrebbero introdotti in quantità aumentata con la dieta. Questo perché il loro fabbisogno giornaliero raddoppia in questo periodo. In particolare, bisogna fare attenzione a Vitamina C, Vitamina A, cromo, rame e iodio. Anche le proteine vanno incrementate in allattamento. Secondo le più recenti indicazioni scientifiche è consigliabile consumare ulteriori 25 grammi al giorno in più di proteine oppure 1,05 g/kg per day. È importante mantenere una corretta assunzione di grassi in quanto incamerano energia facilitando la produzione di ormoni. Inoltre, agevolano le funzioni proteiche nonché la sintesi dell’immagazzinamento delle vitamine. Importantissima l’assunzione di acidi grassi, indispensabili per un corretto bilanciamento della dieta. In particolare, ci riferiamo ai ben noti Omega3 presenti in salmone, noci, semi di zucca, semi di chia, di canapa, olio di colza, semi di soia, ecc.
L'assunzione di liquidiL’assunzione di liquidi in allattamento è importante e va mantenuta a livelli ottimali. In generale possiamo dire che la regola d’oro è prevenire la sete. Per farlo si dovrebbero bere approssimativamente 1800 ml di liquidi al giorno in base alle esigenze di ciascuna. Attenzione però, perché un eccesso di idratazione potrebbe interferire con la produzione di latte, abbassandola. In questo caso ci riferiamo non ad una normale soddisfazione della propria sete, ma a un’assunzione di liquidi particolarmente elevata. Talvolta riteniamo, sbagliando, che l’elevata idratazione stimoli la produzione di latte mentre pare sia vero il contrario. Per quanto lo studio scientifico di riferimento non sia estremamente ampio, i suoi risultati vanno comunque tenuti in considerazione, sempre nell’ottica di una condotta di buon senso.
Diete particolari in allattamentoEssere vegetariani o vegani oggi, è molto più comune rispetto anche solo ad un decennio fa. Queste scelte non comportano gravi problemi per il bambino allattato al seno, purché la mamma sia consapevole che dovrà integrare tutto ciò di cui queste diete sono povere. Le mamme vegetariane e vegane nei primi sei mesi di allattamento non corrono grossi rischi. Il loro latte, così come quello in formula, è ricco di tutti i nutrienti necessari. Dopo tale periodo è importante tenere sotto controllo la corretta assunzione di Ferro e Zinco. La carenza di ferro è strettamente legata alla sua minore presenza nei vegetali.
Anisakis e Allattamento: Nessun Passaggio Tramite il Latte Materno
Arriviamo al quesito centrale che interessa molte madri: l'Anisakis passa dal latte materno? La risposta, basata sulle attuali conoscenze scientifiche e sulle informazioni fornite, è no.Le larve che infettano l'uomo non si sviluppano diventando parassiti adulti, ma sono destinate a morire. Pertanto, l'uomo non elimina uova alimentando il ciclo del parassita. Questo significa che il corpo umano non è un ambiente adatto per la riproduzione del parassita e non vi è alcuna possibilità che esso venga trasmesso ad altri individui, tanto meno attraverso il latte materno.Per quanto gli studi specifici sulla relazione tra sushi e allattamento siano pochi, è stato confermato che il consumo di sushi di pesce crudo non rappresenta un problema per il bambino allattato al seno (anche se, ricordiamolo, può far ammalare la mamma). La mamma può contrarre l'infezione da Anisakis consumando pesce crudo o poco cotto contaminato, e in tal caso potrebbe manifestare i sintomi descritti, ma il parassita o l'infezione stessa non vengono trasferiti al neonato attraverso il latte materno.È importante distinguere questo aspetto dai rischi legati alla gravidanza: in gravidanza il sushi va assolutamente evitato per il rischio di infezione da Anisakis (Pseudoterrannova Decipiens) ed altri parassiti (Clonorchis, Diphyllobotrium). Le sue manifestazioni riguardano per lo più l’apparato gastrointestinale (dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, debilitazione generale, febbre) e, raramente, reazioni anafilattiche. È importante sapere che tali infezioni possono attraversare la placenta. Una volta raggiunto il feto, potrebbero causare danni anche di particolare rilevanza. Questo rischio significativo durante la gravidanza non si traduce, tuttavia, in un rischio di trasmissione tramite il latte materno.Un altro punto da considerare è la possibilità di allergie. Oltre alle anisakiasi, questi nematodi possono essere i protagonisti di allergie. I soggetti particolarmente sensibili possono sviluppare allergia mediante la semplice manipolazione di pesci infetti. Nei pazienti sensibili, neppure l'adeguato trattamento termico garantisce l'immunità da queste allergie. Tuttavia, come già menzionato, è oramai dimostrato che non esiste rischio di allergia nel neonato collegabile all’assunzione di un determinato cibo da parte della madre che allatta. Questo rafforza l'idea che la preoccupazione per il passaggio di Anisakis o di reazioni allergiche indotte dal suo consumo da parte della madre, attraverso il latte, sia infondata.

Considerazioni sul Consumo di Pesce Crudo in Allattamento: Sushi e Igiene
Un interrogativo quanto mai opportuno riguarda il sushi e il suo inserimento nell’alimentazione in allattamento. Per quanto gli studi specifici sulla relazione tra sushi e allattamento siano pochi, è stato confermato che il consumo di sushi di pesce crudo non rappresenta un problema per il bambino allattato al seno (anche se, ricordiamolo, può far ammalare la mamma). Ciò nonostante, è cruciale mantenere elevati standard di igiene alimentare.In generale, sappiamo che il sushi può contenere alcuni parassiti e/o batteri, tra questi il più noto è Listeria monocytogenes, particolarmente pericolosi per l’uomo. Per questa ragione il sushi andrebbe consumato solo quando siamo certi di come è stato trattato. Poiché il pesce utilizzato per il sushi deve essere sottoposto ad abbattimento, non dovrebbe comportare rischi. Come già accennato riguardo alla carbonara, comunque, la salmonellosi non viene trasmessa al bambino attraverso il latte materno. Similmente, il principio che agenti patogeni alimentari non si trasmettono attraverso il latte materno è generalmente valido anche per Anisakis.Inoltre, alcune specie di pesce impiegate per la sua preparazione dovrebbero essere limitatamente consumate o evitate del tutto. La Food & Drug Administration sostiene, infatti, che è consigliabile per le donne che allattano evitare di consumare pesci di grossa taglia, crudi o cotti, per il rischio legato al loro contenuto di mercurio (ad esempio pesce spada, sgombro reale, pesce tegola, ecc.).In sintesi, la preoccupazione principale riguardo al consumo di pesce crudo durante l'allattamento riguarda la salute della madre e non la trasmissione diretta di Anisakis o di altri rischi alimentari al neonato tramite il latte materno. Mantenere un'attenta igiene e scegliere prodotti di qualità e trattati correttamente rimane la migliore strategia per la sicurezza alimentare.