L'idea che il sesso omosessuale sia una "stranezza" o un'"anomalia" è ampiamente smentita dall'osservazione scientifica del regno animale. Ben lungi da tale definizione, il sesso omosessuale è diffusissimo in natura, essendo un comportamento che esiste da milioni di anni e si è evoluto in migliaia di specie diverse. È stato riportato in più di 1.500 specie, inclusi mammiferi, uccelli, insetti, ragni e persino nematodi, con una particolare presenza tra i mammiferi, e prima di tutto tra i primati. La mole di dati basati sull'osservazione resta tuttavia esigua di fronte all'ostinazione a non voler riconoscere comportamenti omosessuali fra gli animali, una difficoltà che trova strette similitudini con la difficoltà di ammettere che gli animali si droghino.
Gli etologi, pur avendo acquisito negli ultimi due secoli una quantità enorme di osservazioni riguardanti questo tipo di comportamento, riscontrato scientificamente in oltre 450 specie fra mammiferi e uccelli, e aneddoticamente in un numero ben maggiore, hanno spesso faticato a integrarlo pienamente nella comprensione della biologia animale. Eppure, non ci è ancora del tutto chiaro come mai questo comportamento si sia evoluto, visto che all'apparenza potrebbe sembrare "inutile", non portando benefici riproduttivi diretti a chi lo pratica ma solo consumo di energie. Tuttavia, l'omosessualità, oltre che nella nostra specie, è diffusa in molte altre specie animali, soprattutto nei mammiferi superiori, scimmie in particolare, e si manifesta attraverso una sorprendente varietà di atti e dinamiche.

La Molteplicità dei Comportamenti Sessuali Same-Sex
Il comportamento omosessuale negli animali non si limita a un singolo tipo di interazione. Sono state osservate diverse manifestazioni, che vanno da semplici sfregamenti genitali a relazioni complesse e durature. Tra le attività sessuali riscontrate fra individui del medesimo sesso, sia maschili che femminili, figurano masturbazioni reciproche, baci, abbracci erotici, sesso orale e stimolazione anale.
L'ambito di queste interazioni si estende anche oltre la mera attività sessuale, includendo corteggiamento e affettività, fino alla formazione di coppie stabili del medesimo sesso, con tanto di convivenza nel nido o nella tana. Questo dimostra una profondità nelle relazioni che va ben oltre l'atto riproduttivo, suggerendo funzioni sociali e affettive significative.
Nelle scimmie, ad esempio, i comportamenti si manifestano preliminarmente attraverso una pulizia reciproca del pelo tra futuri partner omosessuali, per poi passare alla stimolazione individuale o reciproca degli organi sessuali maschili e femminili. Nei maschi, ciò può culminare nella monta con penetrazione parziale o totale e, a volte, eiaculazione, in parte esterna, ma anche interna. Le femmine, dopo la stimolazione manuale o orale degli organi sessuali, seguono con strusciamenti pelvici nelle posizioni più bizzarre. Spesso nella monta tra femmine, una delle due assume il ruolo maschile e l’altra quello femminile, proprio come nelle donne lesbiche. Lo strofinamento degli organi sessuali della femmina che momentaneamente assume il ruolo maschile è molto più amplificato che nella femmina che assume il ruolo opposto. Entrambe, però, si eccitano, il che si evidenzia con l'emissione di gemiti particolari accompagnati da espressioni facciali tipiche. Nelle scimmie, in particolare, l'omosessualità non è quasi mai legata all'attività riproduttiva, nel senso che difficilmente si manifesta quando le femmine sono in estro; in questo periodo sono più frequenti i rapporti eterosessuali.
Quasi tutta la gamma delle pratiche sessuali umane, ad eccezione forse di quelle sado-maso, è stata riscontrata fra gli animali. Dal travestitismo alla bisessualità, dall'impiego di oggetti per la masturbazione - in guisa di vibratori o dildo - alla pedofilia e all'incesto, le varianti sono numerose. A titolo d'esempio, sono stati osservati in natura orangutan maschi praticare un foro in una foglia deliberatamente staccata da un albero, inserirvi il loro pene eretto e muovere quindi velocemente la foglia “su e giù” sino a raggiungere l’orgasmo. Le femmine orangutan staccano invece pezzi di rami o raccolgono pietre di forma allungata per poi sfregarseli contro il clitoride o inserirli nella vagina e “manovrarli” a loro piacimento, non prima di aver lubrificato questi oggetti con la loro saliva. Un altro esempio viene dai bonobo, dove due femmine possono sfregare i genitali fra di loro in una posizione ventrale-ventrale, emanando ululati di gioia.
Le Ragioni dietro il Comportamento Omosessuale Animale
Le motivazioni e le funzioni del comportamento omosessuale nel regno animale sono diverse e spesso complesse, andando ben oltre la semplice riproduzione. Una delle ipotesi più classiche a supporto di queste interazioni è quella del collante sociale. L'esempio più noto è quello del bonobo, un primate in cui tutte le relazioni sociali sono mediate dal sesso. Sia le femmine sia i maschi praticano sesso in continuazione, spesso tra di loro. È probabile che nelle femmine serva soprattutto per favorire la coesione e stringere i rapporti, mentre nei maschi sia anche una valvola di sfogo. Dinamiche molto simili si ritrovano un po' in tutti i mammiferi, dai leoni alle capre, e hanno probabilmente sempre lo stesso scopo: la necessità di socialità e anche di pace all'interno del gruppo. Questo fenomeno potrebbe essere un esempio di evoluzione convergente, cioè di specie diverse che hanno sviluppato indipendentemente la stessa soluzione a un problema sociale.
Un'altra funzione può essere legata alla dominanza e alla gerarchia sociale. Mentre l'interpretazione più diffusa ha spesso ricondotto l'omosessualità animale a un comportamento di dominanza, parallelamente all'interpretazione omofoba dell'omosessualità umana, è importante notare che né negli uomini né negli animali questo tipo di relazione è statisticamente prioritario, e il rapporto di dominanza-sottomissione è più diffuso nei comportamenti eterosessuali. Tuttavia, nelle scimmie, l’omosessualità tra femmine è più diffusa tra quelle di basso rango, mentre i maschi tendenzialmente sono individui di alto rango e dominanti. Alcuni adolescenti lo fanno per gioco, altri perché possono intravedere la possibilità di progredire nella scala sociale e di stabilire legami affettivi ed emotivamente molto forti, che non dipendono da condizionamenti ormonali.
Alcuni zoologi hanno interpretato l'omosessualità animale come un comportamento di un individuo stressato che con la forza impone l'attività omosessuale su un altro individuo del medesimo genere; un'ipotesi che non è supportata da alcuna evidenza oggettiva. Allo stesso modo, un'altra linea interpretativa vede gli atti omosessuali animali frutto di incompetenza e di confusione, cioè gli animali non si accorgerebbero che il loro partner è del loro medesimo sesso! Questa visione è spesso contraddetta da osservazioni dettagliate, come quella delle due femmine Bonobo che si sfregavano i genitali fra di loro in una posizione ventrale-ventrale, emanando ululati di gioia.
Il dott. Ciro Di Sarno, medico veterinario, propone un'interpretazione differente per alcuni comportamenti "simil-copulativi", sostenendo che non sono affatto atti sessuali, ma simbolici e necessari a regolare le gerarchie del gruppo. Secondo questa prospettiva, ad esempio, un cane che monta un altro non starebbe compiendo un atto sessuale, ma un "modulo comportamentale autonomo" volto a rafforzare la gerarchia o a esercitare un comportamento che in futuro sarà riproduttivo con un partner di sesso opposto. Tuttavia, la ricerca etologica più ampia ha accertato nelle coppie eterosessuali animali l'esistenza di un'ampia gamma di attività sessuali senza finalità procreatrici, un'idea inammissibile per la biologia e il darwinismo ortodossi.
Omogenitorialità: Come le Coppie Omosessuali Gestiscono la Prole
Una delle domande più frequenti riguardo l'omosessualità in natura, che include anche il tema di "come inseminarli" nel contesto delle coppie same-sex, riguarda la capacità di queste coppie di allevare e curare la prole. La risposta, in molte specie, è sorprendentemente positiva e rivela strategie diverse che vanno dall'adozione alla riproduzione tramite un partner esterno temporaneo.
Le coppie omogenitoriali costituiscono una buona fetta della popolazione in almeno 1.500 specie animali. Questo dimostra che il desiderio di costruire una famiglia e di prendersi cura dei piccoli non è affatto esclusiva delle coppie eterosessuali.
Consideriamo il caso degli albatros di Laysan (Phoebastria immutabilis). Questi uccelli sono simbolo di coppie monogame e indissolubili, ma è noto che il 31% delle loro coppie è costituito da due femmine. Il loro legame dura una vita intera, e si alternano nel deporre le uova. Una volta, il pulcino sarà geneticamente figlio di una sola mamma e sarà adottato dall'altra; la volta successiva faranno il contrario. La scoperta risale al 2008, grazie a uno studio di ricercatori hawaiani che osservavano questi magnifici atolli dove gli albatros tornano a nidificare ogni primavera. Questo esempio illustra come la "inseminazione" avvenga tramite un rapporto esterno occasionale, ma l'allevamento e la cura del pulcino siano interamente a carico della coppia omosessuale.
Anche tra i cigni neri (Cygnus atratus), il desiderio di costruire una famiglia si manifesta nelle coppie maschili. Un quarto di queste coppie è costituito da due padri. Ovviamente, i maschi non depongono le uova. Pertanto, si accoppiano con una femmina, aspettano che sia lei a deporle e a quel punto la abbandonano, scegliendo un maschio con cui crescere la prole. Questi padri si dimostrano bravissimi e il loro successo riproduttivo, secondo diversi studi, è persino maggiore di quello delle coppie eterosessuali. In questo scenario, la riproduzione avviene eterosessualmente da parte di uno dei partner, ma la cura parentale è omosessuale.
I pinguini offrono un altro esempio significativo. Circa 20 specie di questi pennuti presentano il 10-20% di coppie omosessuali. I pinguini maschi sono un portento come padri. Sia in natura che in cattività, adottano uova abbandonate da coppie etero e si dimostrano premurosi, allevando il piccolo con successo fino alla sua completa indipendenza. Una volta formata la coppia, i due maschi sembrano essere inseparabili. La storia di Dotty e Zee, due pinguini di Humboldt ospitati allo Zoo di Bremerhaven in Germania, che stanno insieme da più di 10 anni e sono diventati vere star, ne è una testimonianza. È importante sottolineare che questi comportamenti non sono dovuti all'assenza delle femmine; anche se separati e forzati a vivere con delle pinguine, i maschi omosessuali non mostrano interesse a fecondare le loro compagne. In questo caso, la "inseminazione" è metaforica, in quanto la prole viene acquisita per adozione.
Questi esempi dimostrano che, sebbene l'inseminazione in senso stretto (la fecondazione) richieda solitamente l'interazione tra un maschio e una femmina, le coppie omosessuali nel regno animale hanno sviluppato diverse strategie per realizzare la genitorialità, sia attraverso l'adozione di prole altrui sia attraverso l'ottenimento di prole biologica da un partner temporaneo di sesso opposto. La cura e l'educazione della prole, tuttavia, restano un impegno della coppia omosessuale, evidenziando la forza e la stabilità dei loro legami.

Esempi Emblematici di Omosessualità Animale
La vastità di specie che esibiscono comportamenti omosessuali è impressionante, sfidando la percezione comune e arricchendo la nostra comprensione della complessità del mondo naturale. È particolarmente presente tra i mammiferi, prima di tutto tra i primati, ed è stato studiato in più di 50 specie diverse. L'omosessualità è stata osservata nel 5% di tutti i mammiferi.
Tra gli insospettabili, figurano specie da sempre simbolo di forza e virilità. Scienziati e zoologi hanno scoperto che non tutti i maschi di queste specie preferiscono accoppiarsi con il sesso opposto. Circa il 10% di tutti gli arieti, ad esempio, preferisce amoreggiare con altri maschi, piuttosto che con le pecore. Anche i bisonti americani non disdegnano i compagni di branco, tanto che i rapporti tra maschi spesso sono frequenti quanto quelli etero. Sebbene nel secondo caso l'accoppiamento sia finalizzato alla riproduzione, nel primo è un misto di comportamenti di dominanza o di gioco. Anche i leoni, a volte, preferiscono un altro maschio al loro harem di femmine. Si sfregano i musi e le criniere, giocano e naturalmente si accoppiano. Anche in questi casi, non è corretto giustificare questi comportamenti con l'assenza delle femmine.
Le giraffe, così alte ed eleganti, sono un altro esempio sorprendente. Secondo le ultime ricerche, dal 30% al 75% degli accoppiamenti sono omosessuali, e nel 94% dei casi si tratta di due maschi. Come qualsiasi coppia etero, prima si corteggiano, poi si strofinano i colli l'un l'altro per anche un'ora, fino a raggiungere un piacere intenso. Per alcuni zoologi, potrebbe trattarsi anche di una sorta di "allenamento" in vista di future esperienze eterosessuali.
Tra le specie animali più intelligenti del Pianeta, i delfini, in particolare i tursiopi (Tursiops truncatus), sono stati ampiamente studiati. I delfini sono animali sociali e le relazioni tra i membri del gruppo sono di vario genere. Pare infatti che il 75% dei delfini, sia maschi che femmine, abbiano relazioni omosessuali e molti si leghino a un partner per tutta la vita.
Le scimmie bonobo (Pan paniscus), nostri cugini evolutivi, non potevano certo mancare all'appello. Comportamenti omosessuali sono stati riscontrati in tutte le specie di scimmie antropomorfe: oranghi, gorilla, scimpanzé, inclusi i più attivi sessualmente. Queste scimmie hanno una società matriarcale dove il sesso ha un ruolo molto importante: viene utilizzato come forma di saluto, per formare nuovi legami sociali, per risolvere conflitti in corso o per riappacificarsi. È così che il sesso tra individui dello stesso sesso è frequentissimo, tanto tra i giovani, quanto tra gli adulti. Nei macachi e negli scimpanzé, l'omosessualità è diffusa nelle diverse fasce di età, coinvolgendo maschi e femmine giovani e adulti.

Le Sfide della Scienza e i Pregiudizi Umani nello Studio dell'Omosessualità Animale
Lo studio dell'omosessualità animale è stato storicamente e continua ad essere influenzato da profondi pregiudizi umani. L'accettazione dell'idea che gli animali abbiano comportamenti omosessuali ha trovato strette similitudini con la difficoltà di ammettere che gli animali si droghino. Il monumentale lavoro di Bruce Bagemihl del 1999, Biological Exuberance. Animal homosexuality and natural diversity, ha iniziato a scardinare questa resistenza.
Negli ultimi due secoli, gli etologi hanno accumulato un'enorme quantità di osservazioni, ma una tecnica d'osservazione ancora oggi insegnata agli studenti nei corsi di etologia ha contribuito all'invisibilità dell'omosessualità animale. Questa tecnica prevede che, quando si osservano due animali in accoppiamento, per determinarne il genere, è sufficiente determinare il sesso di uno dei due, poiché l'altro è di conseguenza del sesso opposto. Sebbene ciò minimizzi l'invasività dell'indagine umana, ha di fatto celato la frequenza dei rapporti omosessuali. Questa metodologica "cecità" è paragonabile all'eccessiva interpretazione di un animale in evidente stato d'ebbrezza come evento accidentale, che ha contribuito all'invisibilità dell'atto intenzionale animale di drogarsi.
La ricerca etologica più rigorosa ha non solo scoperto l'omosessualità animale, ma ha anche accertato nelle coppie eterosessuali animali l'esistenza di un'ampia gamma di attività sessuali senza finalità procreatrici, un'idea inammissibile per la biologia e il darwinismo ortodossi. Tuttavia, una buona parte degli etologi attuali è ancora ignara di questi dati forniti dalla loro medesima scienza. L'eterocentricità e l'omofobia ampiamente diffusa fra i ricercatori fa sì che questo indiscutibile dato continui a essere eluso o al massimo interpretato con ipotesi in palese contraddizione con i dati e che in certi casi rasentano il ridicolo.
L'interpretazione più diffusa ha spesso ricondotto l'omosessualità animale a un comportamento di dominanza, sebbene questo tipo di relazione non sia statisticamente prioritario né negli uomini né negli animali, e sia più diffuso nei comportamenti eterosessuali. Altri zoologi hanno interpretato l'omosessualità animale come un comportamento di un individuo stressato, forzato su un altro individuo del medesimo genere; un'ipotesi senza evidenze oggettive. Esiste poi una linea interpretativa che nega la lettura sessuale di certi comportamenti, come due scimmie femmine che si abbracciano e si sfregavano i clitoridi, definendolo un atteggiamento di saluto, pacificazione, o persino "scambio di cibo", pur di non definirlo sessuale e omosessuale. Un'altra interpretazione attribuisce gli atti omosessuali animali a incompetenza e confusione, suggerendo che gli animali non si accorgerebbero del sesso del partner.
La maggior parte degli etologi e degli zoologi continua a considerare l'omosessualità animale come un'abnormalità o una patologia, allo stesso modo in cui si continua a considerare tale l'omosessualità umana. I titoli delle comunicazioni scientifiche - come "Perversione sessuale negli scarafaggi maschi", "Disturbi sessuali fra i babbuini", "Comportamento sessuale abnormale", "Aberrazioni sessuali" - rivelano quanto lo studio del comportamento omosessuale animale, e di tutto il comportamento sessuale animale, sia limitato dai rigidi tabù morali degli studiosi. I luoghi comuni interpretativi più diffusi e "rassicuranti", sebbene mai confermati, riguardano lo "squilibrio ormonale" e l'"aberrazione degli organi sessuali". L'importanza della funzione "rassicurante" di queste interpretazioni offusca la mancanza di conferme.
Fino a non molti anni fa, e in alcuni casi ancora oggi, si sono visti zoologi, biologi e veterinari di zoo praticare inquietanti sperimentazioni, fino alla lobotomizzazione dell'animale, pur di "guarirlo" dalla sua presunta patologia e risolvere il problema morale umano dell'imbarazzo dei genitori che si trovavano di fronte alla visione di atti di sodomia tra due scimmie maschi.
Fortunatamente, qualcosa di nuovo si sta comunque facendo strada nella zoologia. Nuovi paradigmi, come quello dell'Esuberanza Biologica, liberi dalle morse moraliste e dalla conflittualità fra scienza e religione, sono in corso di formulazione, benché ancora oggetto di derisione e in attesa di future accettazioni.
Uno studio pubblicato su PLOS ha rivelato che il comportamento sessuale tra mammiferi dello stesso sesso (SSSB) è stato osservato nel 76,7% delle specie studiate, ma solo il 18,5% viene documentato dalla comunità scientifica. Questa scarsità di rapporti pubblicati è spiegata dalla percezione che l’SSSB sia un comportamento raro e difficile da studiare sistematicamente, o dalla percezione che i casi siano rari e poco prioritari.I ricercatori che lavorano in Paesi in cui l’omosessualità è criminalizzata potrebbero essere meno propensi o impossibilitati a pubblicare articoli su questo argomento, per mantenere buoni rapporti di lavoro in quella regione. I valori politici o sociali delle istituzioni in cui i ricercatori lavorano possono costituire un ostacolo alla loro capacità di pubblicare. Al contrario, i ricercatori che appartengono al mondo LGBTQ+ possono essere più propensi a pubblicare relazioni sulla SSSB, poiché le identità sessuali, di sesso e di genere dei ricercatori possono avere un impatto sugli argomenti che studiano.L'indagine ha dimostrato che l'SSSB è osservato più frequentemente di quanto pubblicato. Gli autori hanno suggerito che la segnalazione aneddotica e l'uso di sondaggi di esperti potrebbero ridurre questa carenza di informazioni e permettere di condurre più ricerche sulla prevalenza e sul significato evolutivo del SSSB nei mammiferi.
Omosessualità Animale e Umana: Analogie e Differenze Culturali
Le analogie tra le attività omosessuali nelle scimmie e nell'uomo sono veramente sorprendenti. Tuttavia, è fondamentale comprendere che, mentre negli animali il comportamento omosessuale è una parte intrinseca della loro etologia e spesso serve a scopi sociali, nell'uomo assume anche una profonda dimensione culturale, esistenziale e identitaria.
Nell'uomo, l'omosessualità è soprattutto una condizione esistenziale con forti implicazioni sociali, ambientali e familiari, con un rischio purtroppo ancora presente di stigma sociale. È qui il nocciolo della questione: l'omosessualità non è uniformata a niente e a nessuno. C'è comunque da sottolineare il fatto che l'omosessualità non è così diffusa come si potrebbe pensare, piuttosto è un'eccezione, altrimenti una specie - qualsiasi specie - correrebbe il rischio di estinguersi. Questa è una delle argomentazioni che circola, anche se la diffusione e la persistenza del comportamento omosessuale in natura suggeriscono una visione più complessa.
L'omosessualità, tanto negli animali quanto negli esseri umani, può essere utilizzata per scopi che sono talvolta difficili da immaginare. Per esempio, nell'uomo, una strategia potrebbe essere, come nelle relazioni eterosessuali o bisessuali, di avere relazioni omosessuali con persone importanti, uomini (o donne) di potere e ricchi, per avanzare più velocemente nella carriera, per acquisire prestigio, per avere successo, cioè per raggiungere scopi che senza questa forma di relazione sarebbero impossibili da raggiungere. Questo fenomeno si può osservare nel mondo della moda e del cinema, soprattutto quello di Hollywood ma non solo, dove oggi l'omosessualità viene talvolta ostentata senza problemi, anche se non sempre si è realmente omosessuali, e non la si nasconde.
Un altro argomento su cui poggiano alcune teorie è quello secondo cui l’omosessualità sarebbe talmente “naturale” da riscontrarsi anche nelle specie animali. Tuttavia, vi è una controargomentazione che afferma che tra gli animali si riscontrano tante altre cose che "naturali" non sono (nel senso di conformi a una legge naturale), come uccidere i propri simili e i propri figli, o cibarsi dei propri escrementi. Queste visioni riflettono la complessità di definire la "naturalità" e di proiettare concetti umani sulla biologia animale.
In sintesi, mentre le analogie comportamentali sono evidenti, le implicazioni sociali, psicologiche e culturali dell'omosessualità umana sono uniche, pur trovando radici in fenomeni biologici condivisi con il regno animale che ne attestano la diffusione e la varietà. La scienza continua a esplorare queste complesse interazioni, cercando di superare i pregiudizi per una comprensione più completa e obiettiva della diversità biologica.
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