Il concetto di amore, nella sua più alta espressione, trova un modello insuperabile nell'amore che Cristo nutre verso la sua Chiesa. Questo amore è descritto con attributi profondi e significativi: è totale, fedele, perseverante e fecondo. Questi stessi tratti non sono solo peculiarità divine, ma diventano anche i pilastri fondamentali di un autentico matrimonio cristiano, elevandolo a specchio e partecipazione di questo amore sublime. Comprendere il significato intrinseco di ciascuna di queste caratteristiche - la totalità, la fedeltà e la fecondità, unite alla perseveranza - è essenziale per afferrare la vocazione e la missione specifica che il sacramento del matrimonio conferisce ai cristiani all'interno della Chiesa. Il Padre stesso, nel suo disegno d’amore che precede i tempi, ci ha scelti in Cristo prima della creazione del mondo, affinché fossimo elevati alla dignità di figli di Dio, come testimoniato in Ef 1,4-5. In tale disegno, Egli vuole contare attivamente sulla cooperazione degli uomini per portare a compimento il suo piano di salvezza. È in questo contesto che i sacramenti del matrimonio e dell’Ordine si inseriscono, offrendo una vocazione e una missione specifiche che risuonano con la grandezza dell'amore divino.

Il Disegno Divino dell'Amore e le Sue Caratteristiche Fondamentali
L'amore di Cristo per la Chiesa è il paradigma di ogni amore, specialmente di quello coniugale. Papa Francesco, riflettendo su questo legame, afferma che Gesù sposò la Chiesa per amore, considerandola la sua sposa: bella, santa, peccatrice, ma amandola comunque. In questa relazione sponsale divina si manifestano chiaramente le qualità che dovrebbero caratterizzare ogni unione d'amore autentica: la fedeltà, la perseveranza e la fecondità. Questi tre pilastri, nella visione della fede, devono sostenere l'amore sponsale umano, poiché modellano gli "tre amori di Gesù": quello per il Padre, per sua Madre e per la Chiesa. L'amore di Gesù è fedele in maniera assoluta; Egli è il fedele per eccellenza. San Paolo, in una delle sue Lettere, evidenzia questa verità quando afferma che se si confessa Cristo, Lui confesserà davanti al Padre; se lo si rinnega, Lui rinnegherà; ma se non si è fedeli a Cristo, Lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. Questa fedeltà incrollabile è proprio l’essere dell’amore di Gesù e illumina profondamente la natura del matrimonio.
La fedeltà dell'amore di Gesù non è statica, ma è sempre instancabile nella sua perseveranza. La vita matrimoniale, analogamente, deve essere perseverante, poiché altrimenti l'amore non può progredire e superare le sfide intrinseche all'esistenza. Questa perseveranza è necessaria sia nei momenti di gioia che in quelli difficili, quando si presentano problemi con i figli, questioni economiche o altre difficoltà. L'amore persevera, va avanti, cercando incessantemente di risolvere le situazioni complesse e di salvare la famiglia. Infine, l'amore di Gesù è profondamente fecondo, rendendo la Chiesa fruttuosa con nuovi figli attraverso i Battesimi, permettendole di crescere grazie a questa fecondità nuziale. Nel contesto matrimoniale, la fecondità può talvolta essere messa alla prova, ad esempio quando i figli non arrivano o quando sono afflitti da malattie. In queste circostanze impegnative, molte coppie, guardando a Gesù, traggono la forza necessaria per mantenere viva la speranza e la gioia della fecondità che Cristo manifesta con la sua Chiesa.
L'Amore Totale: Dono Reciproco e Unione Profonda
L'amore, nella sua realtà più profonda, è essenzialmente dono. L'amore coniugale, in particolare, conduce gli sposi alla reciproca «conoscenza» che li fa “una carne sola” (cfr. Gen 2,24). Questo dono non si esaurisce all'interno della coppia, poiché li rende capaci della massima donazione possibile, attraverso la quale diventano cooperatori con Dio per il dono della vita a una nuova persona umana. Questo amore mutuo tra gli sposi diventa così un'immagine dell'amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l'uomo. È una cosa buona, molto buona, agli occhi del Creatore. Questo amore, benedetto da Dio, è destinato a essere fecondo e a realizzarsi nell'opera comune della custodia della creazione, come attestano le parole divine: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela” (Gen 1,28).
L’amore coniugale è intrinsecamente definito dal dono delle persone, in quanto reciprocamente sessuate, in ordine alla generazione. È un dato di fatto della natura umana che nessuno può diventare padre da solo o con un'altra persona dello stesso sesso, poiché la paternità e la maternità sono principi unici di generazione. Nell’amore coniugale, l’accettazione del dono possiede un dinamismo del tutto proprio e peculiare rispetto ad altri linguaggi dell’amore: solamente nell’amore coniugale si realizza un’identità profonda tra l’offerta del dono e l’accettazione del dono. L'accettazione del dono della paternità si concretizza mediante l’uso del dono della maternità e viceversa. Non esiste una comunione d’amore più intima di quella che lega due persone che, con le parole della Sacra Scrittura, diventano una sola carne [5]. Questa dinamica della donazione coniugale rende evidente come l’amore coniugale non sorga in modo spontaneo, ma scaturisca dalla donazione libera e consapevole di ognuna delle due persone, e che sia un amore dovuto, proprio perché frutto di una donazione reciproca e totale.
San Paolo insegna chiaramente questo principio quando scrive che «la moglie non è padrona del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è padrone del proprio corpo, ma lo è la moglie» [6]. Egli ricorda anche agli sposi che «devono amare le loro mogli, come il proprio corpo» [7]. In quanto istituzione naturale, il matrimonio esprime la dimensione di giustizia inerente all’amore coniugale: «l'istituzione matrimoniale non è una indebita ingerenza della società o dell’autorità, né l'imposizione estrinseca di una forma, ma esigenza interiore del patto d'amore coniugale che pubblicamente si afferma come unico ed esclusivo perché sia vissuta così la piena fedeltà al disegno di Dio Creatore» [8]. L'amore coniugale, per sua stessa natura, esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro [10]. Senza tale totalità, la sincerità e la fedeltà mutue possono essere indebolite, poiché una relazione priva di questo impegno rischia di perdere il suo significato più profondo: «che senso può avere una unione in cui le persone non si impegnano l'una nei confronti dell'altra, e manifestano in tal modo una mancanza di fiducia nell'altro, in se stessi o nell'avvenire?» [11].

L'Amore Fedele: Unico, Esclusivo e Indissolubile
La fedeltà è una delle proprietà essenziali del matrimonio. L'unicità e l'indissolubilità sono caratteristiche fondamentali che, nel matrimonio cristiano, conseguono una peculiare stabilità in ragione del sacramento (CIC, 1056). Il marito e la moglie, «per il patto coniugale non sono più due, ma una sola carne (Mt 19,6). Questa intima unione, come mutuo impegno tra le persone, come quello dei figli, esige piena fedeltà e richiede la sua indissolubile unità» [22]. L'unità del Matrimonio, confermata dal Signore, appare in maniera lampante anche dalla uguale dignità personale sia dell'uomo che della donna, che deve essere riconosciuta nel mutuo e pieno amore. La poligamia, pertanto, è contraria a questa pari dignità e all'amore coniugale che è per sua natura unico ed esclusivo [23]. Questo non è un precetto arbitrario, ma affonda le radici nella natura stessa dell'uomo e del suo desiderio più profondo. Ogni uomo, maschio o femmina che sia, desidera essere amato in modo esclusivo, fedele e unico, per sempre e totalmente.
Nella sua predicazione, Gesù ha insegnato senza equivoci il senso originale dell'unione dell'uomo e della donna, quale il Creatore l'ha voluta all'origine. Il permesso, dato da Mosè, di ripudiare la propria moglie, era una concessione motivata dalla durezza del cuore; l'unione matrimoniale dell'uomo e della donna è, invece, indissolubile. Dio stesso l'ha conclusa: “Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi” (Mt 19,6) (Catechismo, n. 1614). In virtù del sacramento, attraverso il quale gli sposi cristiani manifestano e partecipano al mistero dell’unità e del fecondo amore tra Cristo e la Chiesa [24], l’indissolubilità acquista un nuovo significato e la stabilità originaria del vincolo coniugale si rafforza, in modo tale che «il matrimonio rato (cioè, celebrato tra battezzati) e consumato non può essere sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la morte» [25].
Questa profonda esigenza di unicità e indissolubilità non è solo un dettame religioso, ma una risposta alle esigenze del cuore di ogni uomo, un desiderio innato che precede Cristo e il sacramento. Il matrimonio come unione naturale esiste da quando esiste l’uomo. Nella storia, pur essendoci decine di esempi di società e popoli con matrimoni poligami, e persino nella stessa Bibbia si trovano tracce di tali pratiche, si può notare come la profondità della natura umana spinga sempre verso un solo tipo di amore sponsale: l’amore delle origini, quello del giardino dell’Eden, di Adamo ed Eva. La verità originaria è stata talvolta inquinata dall'uomo, assumendo valori diversi che, tuttavia, non permettono un amore autentico e pieno. È significativo ricordare, come affermano gli stessi rabbini, che alle origini la poligamia non era permessa, e figure come Noè non erano poligame.
Una ricerca interessante, spesso condotta per comprendere i popoli del passato, consiste nell'esaminare le tombe. Esistono tantissimi casi di tombe in cui sono stati rinvenuti scheletri di coppie abbracciate, così come sarcofagi di coppia. Questo fatto testimonia che, sebbene la società potesse anche permettere matrimoni poligami, nel cuore dell’uomo di qualsiasi luogo e tempo emergeva il desiderio di un amore unico, eterno, fedele e totale, e quelle tombe restano a memoria di questo profondo anelito. Anche nei matrimoni poligami, a ben vedere, esiste sempre una preferita, mentre le altre di solito rivestono il ruolo di concubine. Ogni donna in tale situazione si sente una delle tante, o addirittura in second'ordine rispetto alla favorita. Questo perché l’amore richiede per sua natura libertà, totalità ed esclusività. L’uomo deve poter dire alla donna amata: "sono tuo, solo tuo, tutto tuo, per sempre", e la donna deve poter dire la stessa cosa al suo uomo. Allora e solo allora è amore. La donna, anche se accetta volontariamente il matrimonio poligamico, non è realmente libera nella scelta e vivrà sempre una condizione interiore di sofferenza e di gelosia, poiché rinnega, o cerca di farlo, ciò che è invece fondante di un amore autentico: la totalità, l’unicità e la fedeltà. Le tombe, in ogni caso, non mentono. Ci parlano di un amore tanto forte da voler oltrepassare la morte, dove gli sposi desiderano restare uniti anche nell'aldilà.
Monogamous Marriage throughout History: A Female Perspective // MARRIAGE HISTORY EXPLAINED in 10 MIN
L'Amore Fecondo: Collaborazione con il Creatore e Apertura alla Vita
Il matrimonio e l'amore coniugale sono per loro natura ordinati alla procreazione e all'educazione della prole. I figli, infatti, sono il dono più eccellente del matrimonio e contribuiscono grandemente al bene dei genitori stessi. Dio stesso, che disse “non è bene che l'uomo sia solo” (Gen 2,18) e «che creò all'inizio l'uomo maschio e…», ha inteso l'unione coniugale come fonte di nuova vita. Il matrimonio non è un «effetto del caso o prodotto della evoluzione di inconsce forze naturali: è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, nella quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite» [2]. Questa collaborazione con Dio nella generazione ed educazione non si limita solo alla vita fisica, ma si estende alla trasmissione della vita della grazia in Cristo, specialmente per i battezzati, in cui l'amore coniugale partecipa non solo dell'amore creatore di Dio, ma anche del suo amore salvifico.
L'atto sessuale naturalmente svolto implica il coinvolgimento di tutta la corporeità, anche nella sua apertura alla vita e nella sua capacità riproduttiva. Questa fecondità è un segno dell'amore di Gesù che fa feconda la Chiesa con nuovi figli, i quali nascono spiritualmente attraverso i Battesimi, e la Chiesa stessa cresce grazie a questa fecondità nuziale. Tuttavia, nel mondo odierno, si riscontra una tendenza preoccupante: quella di matrimoni che non desiderano figli, che preferiscono rimanere senza fecondità. Questa cultura del benessere, che si è diffusa negli ultimi anni, suggerisce: ‘È meglio non avere i figli! È meglio! Così tu puoi andare a conoscere il mondo, in vacanza, puoi avere una villa in campagna, tu stai tranquillo’. Invece, per molti, è forse più comodo avere un cagnolino, due gatti, e dedicare l'amore a questi animali domestici. Papa Francesco ha sollevato questa questione, chiedendo se ciò non sia una realtà osservabile. La triste conseguenza di questa scelta è che, alla fine, tale matrimonio arriva alla vecchiaia in solitudine, con l’amarezza di una cattiva solitudine. L'autentica fecondità, invece, è un arricchimento non solo per la coppia, ma per la società intera, poiché la comunità matrimoniale è il fondamento naturale della famiglia, che a sua volta è la cellula della società. Essa non appartiene esclusivamente alla sfera privata, ma è un bene di interesse pubblico.

Il Matrimonio: Da Istituzione Naturale a Sacramento Cristiano
Il matrimonio, nella sua essenza più basilare, è primariamente una risposta alle esigenze del cuore di ogni uomo, indipendentemente dalla fede. È lampante che il matrimonio, o comunque una relazione stabile e feconda tra individui di sesso opposto e complementare, precede Gesù e di conseguenza anche il sacramento del matrimonio, che scaturisce dal sacrificio salvifico e redentivo di Cristo. Il matrimonio come unione naturale esiste da quando esiste l’uomo, come evidenziato dalla stessa creazione. Se guardiamo alla creazione alla luce di Cristo, scopriamo che il matrimonio «è il fondamento di «tutti i progetti salvifici di Dio», “l'inizio della storia della salvezza”, che culmina in Cristo» [12]. Il matrimonio delle origini è così rivestito di una dignità nuova: è stato istituito da Dio come segno dell’unione di Cristo con la Chiesa [13].
Il peccato originale ha provocato, insieme alla rottura tra l’uomo e Dio, anche la rottura della comunione originale tra l’uomo e la donna. A sua volta, l’istituzione del matrimonio si è indebolita con l’introduzione della poligamia e del ripudio, e la paternità della carne ha iniziato a trasmettere il peccato anziché la vita dei figli di Dio. La Legge antica e la pedagogia divina, pur non criticando esplicitamente la poligamia dei patriarchi né proibendo il divorzio, hanno gradualmente preparato la coscienza del popolo eletto. Vedendo l'Alleanza di Dio con Israele sotto l'immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele (cfr. Os 1-3; Is 54.62, Ger 2-3.31; Ez 16, 62; 23), i profeti hanno condotto a una intelligenza approfondita dell'unicità e dell'indissolubilità del matrimonio (cfr. Mal 2, 13-17) [14]. Inoltre, il rinnovo dell'originaria benedizione divina su Abramo, assieme alla promessa di una discendenza innumerevole alla quale sarà data la terra di Canaan [15], conferisce al matrimonio un ruolo fondamentale nella realizzazione del disegno della salvezza. Senza il matrimonio, infatti, non si compirebbe l’alleanza stretta da Dio con Abramo e la sua discendenza, che alla luce del Nuovo Testamento sono figura di Cristo e della Chiesa [16].
«Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale (cfr Mc 10, 1-12). La famiglia e il matrimonio sono stati redenti da Cristo (cfr Ef 5,21-32), restaurati a immagine della Santissima Trinità, mistero da cui scaturisce ogni vero amore. L’alleanza sponsale, inaugurata nella creazione e rivelata nella storia della salvezza, riceve la piena rivelazione del suo significato in Cristo e nella sua Chiesa. Da Cristo, attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia necessaria per testimoniare l'amore di Dio e vivere la vita di comunione. Il Vangelo della famiglia attraversa la storia del mondo sin dalla creazione dell’uomo ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1, 26-27) fino al compimento del mistero dell’Alleanza in Cristo alla fine dei secoli con le nozze dell’Agnello (cfr Ap 19, 9)» [17].
Il matrimonio cristiano nasce dal consenso personale e irrevocabile degli sposi [18]. «Il consenso matrimoniale è l'atto della volontà con cui l'uomo e la donna, con patto irrevocabile, danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio» [19]. La Chiesa normalmente richiede per i suoi fedeli la forma ecclesiastica della celebrazione del Matrimonio [20]. Per questo, «sono validi soltanto i matrimoni che si contraggono alla presenza dell'Ordinario del luogo o del parroco o del sacerdote oppure diacono delegato da uno di essi che sono assistenti, nonché alla presenza di due testimoni, conformemente, tuttavia, alle norme stabilite» dal Codice di Diritto Canonico [21]. Questa prassi ha diverse ragioni: il matrimonio sacramentale crea diritti e doveri nella comunità della Chiesa tra gli sposi e in relazione ai figli. Essendo il matrimonio uno stato di vita nella Chiesa, è giusto che ci sia certezza su di esso, da qui l’obbligo di avere dei testimoni, mentre il carattere pubblico del consenso protegge il "Sì" pronunciato una volta e aiuta a restarvi fedeli (cfr. Catechismo, 1631). La società, a sua volta, protegge il matrimonio per mezzo della sua istituzionalizzazione legale: il matrimonio civile nella società civile e il matrimonio canonico nella Chiesa. Affinché la legalizzazione del matrimonio sia effettiva e realmente utile al bene comune, deve essere conforme alla sua natura, cioè al matrimonio come istituzione naturale e, nel caso del matrimonio canonico, anche come sacramento.
Le Sfide alla Totalità, Fedeltà e Fecondità dell'Amore Coniugale
Nonostante la sua bellezza e la sua natura intrinsecamente ordinata, il matrimonio affronta numerose sfide nel contesto contemporaneo. In molti paesi, è frequente che le persone convivano more uxorio, senza alcun vincolo istituzionale. Le ragioni di questa scelta sono varie: «l’influenza delle ideologie che svalutano il matrimonio e la famiglia, l’esperienza del fallimento di altre coppie che essi non vogliono rischiare, il timore verso qualcosa che considerano troppo grande e sacro, le opportunità sociali ed i vantaggi economici che derivano dalla convivenza, una concezione meramente emotiva e romantica dell’amore, la paura di perdere la libertà e l’autonomia, il rifiuto di qualcosa concepito come istituzionale e burocratico» [9]. Se la relazione è stabilita con una sincera volontà coniugale, sarà necessario far rilevare la necessità di legalizzare la loro situazione, riconoscendo il valore intrinseco e pubblico di un impegno così significativo. Se, invece, non c’è tale volontà di impegno totale, sarà opportuno aiutarli a scoprire la menzogna di tale relazione, poiché l’amore coniugale esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro [10], e tale menzogna indebolisce la sincerità e la fedeltà mutue [11].
Un'altra grave minaccia alla fedeltà e all'indissolubilità del matrimonio è il divorzio. «Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale. Esso pretende di sciogliere il patto, liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l'uno con l'altro fino alla morte. Il divorzio offende l'Alleanza della salvezza, di cui il Matrimonio sacramentale è segno» [26]. Può avvenire che uno dei coniugi sia vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile; in questo caso, egli non contravviene alla norma morale. Esiste, infatti, una differenza notevole tra il coniuge che si è sinceramente sforzato di rimanere fedele al sacramento del Matrimonio e si vede ingiustamente abbandonato, e colui che, per sua grave colpa, distrugge un Matrimonio canonicamente valido [27].
Tuttavia, esistono situazioni in cui la coabitazione matrimoniale diventa praticamente impossibile per le più varie ragioni. In tali casi, la Chiesa ammette la separazione fisica degli sposi e la fine della coabitazione. I coniugi, in queste circostanze, non cessano di essere marito e moglie davanti a Dio e non sono liberi di contrarre una nuova unione. In questa difficile situazione, la soluzione migliore sarebbe, se possibile, la riconciliazione [28]. Se, dopo la separazione, «il divorzio civile rimane l'unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale» [29].
Se dopo il divorzio si contrae una nuova unione, per quanto riconosciuta dalla legge civile, «il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente» [30]. I divorziati che si risposano, pur continuando ad appartenere alla Chiesa, non possono essere ammessi all'Eucaristia, perché il loro stato e condizione di vita contraddicono oggettivamente l’unione di amore indissolubile di Cristo con la Chiesa, significata e attualizzata nell'Eucaristia. L'assoluzione sacramentale, che può essere data «solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò importa, in concreto, che quando l'uomo e la donna per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, "assumano l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi"» [31].
Queste norme devono essere applicate nella logica della compassione per le persone fragili, evitando di porre troppe condizioni che svuotano di significato la misericordia divina [32]. Ciò significa tenere conto che il penitente, «per quanto sia fedele all’intenzione di non peccare più, l’esperienza passata e la coscienza della debolezza presente suscitano il timore di nuove cadute; ma questo non pregiudica l’autenticità dell’intenzione, quando a tale timore si unisce la volontà, aiutata dalla preghiera, di fare tutto il possibile per evitare il peccato» [33]. A seconda delle circostanze concrete nelle quali vive, il penitente può non essere pienamente responsabile dei propri atti. Il confessore dovrà tenerne conto per valutare quello che può fare per evitare il peccato e così avere la certezza morale della sufficiente contrizione del penitente per ricevere l’assoluzione [34]. In ogni caso, se c’è una nuova caduta, la persona deve accostarsi al sacramento prima di fare la comunione. Difatti, le relazioni sessuali con altri che non sia il coniuge legittimo sono sempre, per il loro oggetto, intrinsecamente cattive. Inoltre, siccome il pentimento è «di per sé occulto, mentre la loro condizione di divorziati risposati è di per sé manifesta, essi potranno accedere alla Comunione eucaristica solo remoto scandalo» [35]. Ciò significa che si può fare la Comunione privatamente o là dove non si è conosciuti, evitando così di causare giudizi, confusione, sconcerto o scandalo negli altri fedeli. L’Eucaristia ricevuta non sarà la meta del cammino di conversione, ma il prezioso aiuto per continuare a fare i passi necessari per vivere una situazione che non contrasta più con gli insegnamenti di Cristo sul matrimonio [36].
