Direi che è l’altra faccia di una moneta, se da una parte abbiamo il significato delle parole e quindi del contenuto insomma “di cosa parla il testo” dall’altra abbiamo il suono delle parole, anche se a volte lo stesso suono ha un suo significato particolare. Gli antichi greci non distinguevano la musica, dalla letteratura, dalla danza: tutto era un insieme di arti e la loro poesia, come quella latina, era una melodia e non una semplice sequenza di parole. L’allitterazione si inserisce esattamente in questo solco, rappresentando la regina delle figure retoriche di suono, ovvero quelle che si riconoscono subito in un testo poetico leggendolo ad alta voce perché danno una particolare musicalità al testo. Il gioco stilistico è infatti nella scelta delle parole che, a partire da una coppia fino a interessare interi versi, si legano tra loro per la ripetizione di un suono dato da una stessa lettera, una stessa sillaba o una stessa parola in diverse posizioni.
L’allitterazione, che deriva dal latino allitteratio - allitterationis, derivazione di littĕra (lettera), è una ripetizione, spontanea o ricercata per finalità stilistiche o come aiuto mnemonico, di un suono o di una serie di suoni, acusticamente uguali o simili, all’inizio o più raramente all’interno di due o più vocaboli successivi. È un fenomeno che non interessa soltanto l’arte retorica, ma appartiene anche alla lingua comune, dalla pubblicità ai testi della musica pop agli scioglilingua.

Le radici storiche dell’allitterazione: dall’epica alla tradizione classica
L’allitterazione, largamente usata in epoca classica sia dai greci che dai latini, è stata una preziosa eredità anche per la lingua italiana volgare già alla sua nascita. Gli stilnovisti la utilizzavano per rendere i loro sonetti gradevoli e melodiosi; uno degli obiettivi principali del movimento del Dolce Stil Novo era proprio quello di evitare suoni aspri e sgradevoli, molto frequenti nel primo periodo di transizione dalla lingua latina a quella italiana. È rimasta nella storia della letteratura e non solo un vero e proprio must: l’allitterazione è la regina delle figure retoriche, maggiormente utilizzata nei testi poetici di tutti i tempi.
Fondamentale in questo senso è stato il suo uso nel periodo dell’epica classica, quando gli aedi andavano di corte in corte tra le varie città stato greche, fino alla Siria e alla Palestina, narrando le epopee di dei ed eroi. Dovendo ricordare storie lunghissime, le raccontavano spesso con l’aiuto dell’allitterazione che consentiva loro di ripercorrere più facilmente le varie gesta. Nel Libro VI dell'Odissea, dal verso 150 al 155, troviamo un convincente discorso che inizia così: “Subito [Odisseo] dolce e astuta parola disse: ‘Ti supplico, signora: sei una dea o una creatura mortale?’”. Anche nell’Eneide di Virgilio, leggiamo dal verso 51 al 54: “O nutrice a me cara, chiama qui la sorella Anna: di’ di affrettare a cospargersi il corpo con acqua di fiume e a condurre con sé le pecore e le vittime indicate”.
Gli autori latini ne facevano grande uso: tra gli esempi più famosi non possiamo non ricordare l’esametro degli Annali di Ennio: "O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti", ovvero "O Tito Tazio, tiranno, tu stesso ti attirasti atrocità tanto tremende!". Più tardi, nella letteratura italiana, Dante Alighieri ne fa un uso magistrale in Tanto gentile e tanto onesta pare, dove la ripetizione del suono dentale sottolinea la nobiltà del concetto espresso.
Meccanismi fonici e simbologia del suono
L’allitterazione è una figura retorica assai usata in poesia, soprattutto per creare sulla pagina effetti fonici che riproducono le sensazioni di chi scrive. In tal caso, l’allitterazione è assai vicina alla tecnica del fonosimbolismo e all’onomatopea, oppure serve per sottolineare con particolar forza ciò che il poeta sta dicendo ai suoi lettori. Spesso l’allitterazione è usata anche nel linguaggio comune, soprattutto con funzione mnemonica o in espressioni d’uso diffuso. Tra i molti esempi, si può ricordare quello di Francesco Petrarca nel primo sonetto dei Rerum vulgarium fragmenta (v. 11: “Di me medesmo meco mi vergogno”) dove l’insistenza sul suono “m” e sui corrispondenti pronomi personali sottolinea la componente intima e narcisistica della poesia petrarchesca e anche di tutto il Canzoniere.
Giovanni Pascoli usa moltissimo questa figura retorica, come ad esempio nel “Tuono”: “E nella notte nera come il nulla, a un tratto, col fragor d’arduo dirupo che frana, il tuono rimbombò di schianto: rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo, e tacque, e poi rimareggiò rinfranto, e poi vanì”. Qui il suono non è solo un abbellimento, ma diviene la sostanza stessa della descrizione: il tuono non è descritto, viene "fatto sentire" attraverso la ripetizione delle consonanti liquide e nasali.

L’allitterazione nella contemporaneità: pubblicità, musica e logopedia
Quanto a oggi e ai tempi più moderni, l’allitterazione trova senza dubbio spazio nel mondo pubblicitario. La comunicazione relativa alla promozione con finalità di vendita e acquisto punta a generare meccanismi di ricordo. Pertanto l’allitterazione diviene fondamentale, ma soprattutto si presenta come uno strumento dalle grandi potenzialità. Un esempio iconico è: “Ci sono cose che non hanno prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard”, famosa pubblicità della carta di credito che utilizza la “C” per rafforzare il concetto di preziosità e di utilità assoluta della carta. Altri esempi comuni includono: “Perlana!”, o ancora “Fiesta ti tenta tre volte tanto”.
Anche la musica pop e il cantautorato fanno ampio uso di questo espediente. Un autore amato dai 60enni come dai 20enni è sicuramente Vasco Rossi. Le sentiamo alla radio, ce le ascoltiamo mentre facciamo un’attività sportiva; prima le sentivamo sul giradischi con il vinile, poi le musicassette e il cd. L’allitterazione aiuta a memorizzare più facilmente un testo, anche per potere essere meglio tramandato nel tempo.
Riesci a ripetere questi SCIOGLILINGUA italiani?? (Learn Italian, ITA with SUBTITLES)
Non dobbiamo dimenticare il ruolo pedagogico di questa figura. La logopedia per i bambini attinge molto al mondo delle filastrocche per aiutare coloro che hanno difficoltà nell’emissione di alcuni suoni. La loro ripetizione costante in modo giocoso ed enfatizzato aiuta a memorizzare il suono della lettera, la sua corretta pronuncia e a creare quindi una sorta di “matrice” in testa che possa servire poi da passpartout in ogni situazione. Chi non ha mai ripetuto ad alta voce, sempre sbagliando: “Trentatré trentini entrarono in Trento, tutti e trentatré trotterellando”, oppure “Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa”, o ancora “Tre tigri contro tre tigri, tre tigri contro tre tigri”? In questi casi, l’uso dell’allitterazione è rafforzato anche da quello dell’anafora, la ripetizione di una parola intera, ma rimane molto evidente come l’esercizio sia di tipo mnemonico che di tipo fonologico.
Esercitare la creatività: come costruire catene allitteranti
Dopo aver scelto una lettera, possiamo costruire catene di parole allitteranti. Proviamo a costruire una breve composizione utilizzando le parole isolate. Per l’immenso prato erboso, una pecora s’è persa. Bela, mentre già affretta il passo; nessuna pecora mancherà all’appello. Possiamo mappare il lessico per creare testi originali. Ecco alcuni esempi di suddivisione:
- AGGETTIVI: rapido, raro, carino, marino, sereno, remoto, arreso, misero, caro, carezzevole, morente, rubato.
- NOMI: mare, corona, marito, rumore, parere, carità, rima, ritmo, re, regina, misura, rovina, azzurro, ritorno, arrivo, mistero, derisione.
Individuiamo un argomento, isoliamo le parole che possono essere adeguate alla produzione di un testo, in prosa o in poesia. Ad esempio, utilizzando la lettera “S”: sincerità, salute, saluto, sanguinare, sangue, solitudine. Spesso, studiando poesie e componimenti di vari autori, succede che ci si imbatte nell’allitterazione. Il suo valore è da ricercare in campo stilistico: è proprio per questo che, nonostante l’allitterazione sia presente anche nella lingua comune, caratterizza prevalentemente l’arte poetica e della retorica.
È importante notare che spesso, in un verso o periodo, convivono più figure retoriche. Il lettore riceve, più o meno consciamente, un messaggio profondo. Ad esempio, nell’espressione “amore amaro”, il suono è strettamente legato al significato emotivo. Per produrre particolari effetti di suono e di significato, i fonemi ripetuti devono trovarsi all’interno di una struttura precisa, sia essa all'inizio o verso la fine del verso. Ad ogni modo, la sua presenza radicata anche nel linguaggio quotidiano ha dato vita a numerose locuzioni usate con grande frequenza. Non resta, quindi, che provare: attraverso la combinazione di diverse lettere è possibile ricreare sensazioni differenti, trasformando semplici sillabe in strumenti di evocazione poetica o di efficacia comunicativa.

La capacità di unire il suono al senso rappresenta, in ultima analisi, il superamento della barriera tra comunicazione tecnica ed espressione artistica. Quando le parole non servono più solo a designare oggetti o azioni, ma iniziano a suonare per ciò che rappresentano, entriamo nel dominio dell'allitterazione come arte pura. È una lezione che ci arriva dall'antichità e che, pur mutando forma nei secoli, resta il cuore pulsante della nostra capacità di incantare chi ci ascolta o ci legge.
tags: #allitterazione #con #culla