Le proprietà curative di questa pianta, il luppolo (Humulus lupulus), sono note sin dall'antichità e a studiarle per prima con rigore scientifico fu Hildegard von Bingen presso l'Abbazia di St. Rupert in Germania. Noto principalmente per il suo uso nella produzione della birra, in realtà il luppolo è una pianta dalle mille proprietà terapeutiche. Non a caso, infatti, ha una lunga storia di utilizzo nella medicina tradizionale e nella preparazione di rimedi terapeutici. Questo per via delle sue infiorescenze, ricche di composti fitochimici in grado di offrire una vasta gamma di benefici per la salute del nostro organismo. In questo articolo, scopriremo insieme quali sono le proprietà e i benefici del luppolo, i suoi principali usi terapeutici e le eventuali controindicazioni da considerare per un uso sicuro ed efficace, con una particolare attenzione all'assunzione durante il delicato periodo dell'allattamento.
Humulus lupulus: Un Viaggio Tra Storia e Botanica
Il luppolo (Humulus lupulus) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. È una pianta perenne e rampicante che può crescere fino a sei metri di lunghezza e che predilige terreni umidi e freschi. Per questo motivo è facile trovarlo lungo i fiumi e i corsi d'acqua al di sotto dei 1.200 metri di altezza. L'arbusto si riconosce per via di caratteristiche peculiari: il suo apparato è infatti costituito da rizomi e da radici vere e proprie. I primi, di grosse dimensioni, si sviluppano a una profondità di circa 20-30 centimetri. Le radici, invece, si espandono nel suolo fino a 3 metri. Ha steli pelosi e le sue foglie verde chiaro, lunghe circa una decina di cm, sono dentellate.
Il luppolo è un vegetale dioico, ciò significa che alcuni esemplari presentano fiori maschili e altri fiori femminili. Proprio questi ultimi sono i più ricercati in ambito erboristico poiché ricchi di ghiandole resinose dalle quali si ottengono sostanze amare e oli essenziali. I fiori femminili essiccati, le spighe a forma di cono coperte da una polvere resinosa gialla chiamata lupulina, vengono utilizzati in fitoterapia. Sono anche comunemente utilizzati nella produzione della birra, dove le sue infiorescenze femminili, chiamate coni di luppolo, conferiscono l'aroma e il distintivo amaro della bevanda.
Le origini del luppolo affondano le radici nell'antichità, basti pensare che gli Egiziani lo usavano come rimedio fitoterapico per la cura della lebbra. I Romani, dopo aver conquistato la Britannia, iniziarono ad aggiungerlo alle loro bevande assieme ad altre erbe quali mirto, fieno, maggiorana, menta, rosmarino e camomilla. Fu poi nel XII secolo che vennero riconosciute le sue proprietà curative, in particolare depurative e vermifughe, grazie agli studi botanici condotti da Hildegard von Bingen presso l'Abbazia di St. Rupert in Germania.
Attorno al '500 la pianta divenne estremamente importante per l'economia europea al punto da essere commercializzata più del vino e dell'olio. Il suo prestigio fu riconosciuto dal duca Guglielmo IV di Baviera che, nel 1516, emanò la famosa legge sulla purezza, conosciuta anche con il nome originale "Reinheitsgebot". Essa imponeva ai birrifici di impiegare solo acqua, orzo e luppolo. Quasi sicuramente importato dai lavoratori fiamminghi, l'utilizzo dell'arbusto si diffuse in Gran Bretagna verso il 1400 anche se, per quasi due secoli, venne aspramente osteggiato. Solo nel 1554 il Parlamento, con un apposito atto, ne legalizzò la coltivazione. In Italia, a Forlì, il primo a coltivare il luppolo fu Gaetano Pasqui. A partire dal 1847 e per sei mesi egli lavorò assieme al fratello, ottenendo buoni risultati che si concretizzarono dopo circa dieci anni quando, il loro sforzo, portò alla nascita di ben 3.500 piante.

La Ricchezza Fitochimica del Luppolo e le Sue Proprietà
I principi attivi contenuti nel luppolo, scientificamente analizzati, sono numerosi e ciascuno di essi conferisce alla pianta virtù terapeutiche non indifferenti. Le infiorescenze femminili del luppolo contengono resine, oli essenziali, flavonoidi e acidi alfa e beta, e altri composti attivi come lupulone e xantumolo.
Tra i principi attivi più rilevanti si annoverano:
- Fitoestrogeni: seppur presenti in bassa concentrazione (il più importante è l'8-prenilnaringenina, o 8-PN), essi mimano l'azione degli estrogeni, ormoni fondamentali per la salute femminile. Il flavonoide 8-PN ha una capacità di legame agli estrogeni e si lega in modo competitivo ai recettori estrogenici alfa e beta, ma con una maggiore affinità per il recettore estrogenico beta. Si ritiene che i flavonoidi dei coni del luppolo, 8-PN e l'isoxanthohumol, siano i responsabili dell'attività estrogenica della pianta.
- Acidi fenolici: in particolare l'acido caffeico possiede proprietà antinfiammatorie.
- Tannini: queste molecole, interagendo con le proteine, ne diminuiscono la permeabilità. Per questo motivo si rivelano efficaci nel contrastare disturbi gastrointestinali.
- Luppolina: questa sostanza resinosa contenuta nei fiori femminili presenta effetti sedativi.
- Flavonoidi prenilati: in particolare lo xantumolo ha proprietà antiossidanti.
- Acidi alfa e beta: sono sostanze aromatizzanti che conferiscono alla birra un sapore amaro.
In virtù dei suoi principi attivi, il luppolo è in grado di contrastare differenti problematiche di salute.
Proprietà Sedative e Rilassanti: Il luppolo ha un effetto sedativo, che può aiutare a ridurre l'ansia e favorire il rilassamento. È spesso utilizzato per migliorare la qualità del sonno, per trattare l'insonnia e il nervosismo. La luppolina, associata ai flavonoidi prenilati, svolge un'azione sedativa e ipnotica, in quanto regolarizza le risposte indotte dal neurotrasmettitore GABA ai recettori GABAA. I composti del luppolo, in particolare lupulone e xantumolo, interagiscono con i recettori cerebrali per promuovere uno stato di calma e di tranquillità. L'attività sedativa degli estratti di luppolo è stata confermata in vivo e sugli esseri umani, attraverso uno studio aperto su 225 volontari. Nei topi, gli estratti di luppolo hanno mostrato una riduzione dell'attività locomotoria proporzionale alla dose e un aumento della durata del sonno indotto dai narcotici. L'effetto sedativo è stato attribuito agli acidi alfa-amari e, in misura minore, agli acidi beta-amari e all'olio di luppolo.
Proprietà Antinfiammatorie: Il luppolo possiede inoltre proprietà antinfiammatorie, grazie ai suoi flavonoidi e agli acidi, che possono aiutare a ridurre l'infiammazione nel corpo e alleviare condizioni croniche. In particolare lo xantumolo blocca la sintesi endogena delle prostaglandine e permette la riduzione del dolore associato al processo flogistico. Ricerche preliminari sugli animali suggeriscono che lo xantumolo nel luppolo ha un'attività anti-infiammatoria. Sembra inibire la produzione indotta dai lipopolisaccaridi (LPS) della proteina chemoattrattiva delle citochine infiammatorie 1 (MCP-1), del TNF-alfa e dell'interleuchina-1 (IL-1) in una linea cellulare monocitaria umana e nei macrofagi di topo. L'humulon, un altro costituente del luppolo, ha mostrato anch'esso attività anti-infiammatoria nella ricerca animale. Gli acidi amari del luppolo, compresi gli acidi alfa, gli acidi beta e gli acidi iso-alfa, hanno mostrato anch'essi attività anti-infiammatoria.
Proprietà Antiossidanti: La presenza di antiossidanti nel luppolo fa sì che questa pianta sia in grado di proteggere i tessuti corporei dai danni ossidativi causati dai radicali liberi. Lo xantumolo contenuto nel luppolo è un potente antiossidante, che aiuta a neutralizzare i radicali liberi e a proteggere le cellule dai danni ossidativi. Questo può contribuire a rallentare il processo di invecchiamento e a prevenire le malattie croniche. Ricerche preliminari suggeriscono che lo xantumolo nel luppolo ha effetti antiossidanti. È stato dimostrato che i chalconi del luppolo con chetone alfa,beta-insaturo inibiscono l'ossidazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL).
Proprietà Digestive: Il luppolo può stimolare l'appetito e migliorare la digestione, rendendolo utile per le persone che soffrono di mancanza dell'appetito o digestione lenta. Inoltre, aiuta a regolare la funzione digestiva e alleviare i disturbi gastrointestinali come il gonfiore.
Proprietà Estrogeniche: Il luppolo ha effetti simili agli estrogeni, e può alleviare alcuni sintomi della menopausa, come le vampate di calore e la sudorazione notturna. Questa azione è dovuta ai fitoestrogeni presenti nei coni di luppolo, le infiorescenze femminili della pianta stessa. I fitoestrogeni svolgono un ruolo decisivo nella prevenzione delle patologie cardiovascolari, come evidenziato da diversi studi che hanno mostrato la loro capacità di arrestare lo sviluppo delle placche aterosclerotiche.
Proprietà Antimicrobiche: L'estratto di luppolo ha dimostrato anche di possedere attività antimicrobica, ovvero che può aiutare a combattere alcune infezioni batteriche e fungine. L'olio essenziale di luppolo ha altresì proprietà antibatteriche e risulta particolarmente efficace contro i seguenti patogeni: Staphylococcus aureus, Helicobacter pylori, Bacillus subtilis, Mycobacterium tubercolosis e Trichophyton mentagrophytes. Gli oli essenziali e gli estratti di luppolo hanno mostrato attività antimicrobica contro i batteri Gram-positivi, i batteri Gram-negativi, cinque ceppi di batteri che causano l'acne e una specie di fungo in vitro. Alcune ricerche attribuiscono gli effetti antibatterici del luppolo ai suoi derivati acidi deboli, in particolare la trans-isohumulone, l'humulone, la colupulone e l'acido trans-humulinico. Alcune ricerche hanno studiato il potenziale antivirale del xanthohumol, un componente del luppolo.
Potenziale Attività Antitumorale: Del luppolo sono state indagate anche le potenziali attività antitumorali che sembrano essere esercitate dai fitoestrogeni contenuti al suo interno. Infatti, uno studio condotto in merito ha affermato che il luppolo può inibire la crescita delle cellule tumorali attraverso l'effetto estrogenico esercitato, appunto, dai fitoestrogeni presenti all'interno della stessa pianta. Lo xanthohumol avrebbe un'attività anticancro potenziale. Ricerche preliminari suggeriscono che lo xanthohumol inibisce l'attivazione metabolica dei cancerogeni di origine alimentare e induce enzimi di fase II coinvolti nel metabolismo o nella detossificazione di xenobiotici potenzialmente nocivi. Oltre ai suoi effetti chemiopreventivi, c'è interesse per il luppolo e il suo costituente lo xanthohumol per il cancro alla prostata. Ricerche in vitro suggeriscono che lo xanthohumol e un suo derivato possono indurre l'apoptosi nell'iperplasia prostatica benigna e nelle cellule tumorali maligne della prostata. Questi composti sembrano attivare le proteine pro-apoptotiche Bax e p53. I composti sembrano inoltre ridurre l'attivazione di NF-kappaB. Alcune prove preliminari suggeriscono che il luppolo potrebbe possedere proprietà antiproliferative, indicando una potenziale chemioprevenzione contro il cancro al seno, il cancro ovarico e il cancro colorettale. Un meccanismo suggerito comprende l'inibizione degli enzimi P450 che attivano i cancerogeni. Ulteriori ricerche in laboratorio mostrano che il costituente 6-prenilnaringenina del luppolo induce la via della 2-idrossilazione degli estrogeni.
Uso Cosmetico: In ambito cosmetico, infine, l'arbusto promuove l'attività metabolica delle cellule del cuoio capelluto, favorendo così la crescita di capelli forti e sani.
Cosa sono i fitoestrogeni
Forme di Utilizzo e Considerazioni Generali
Svariate sono le modalità d'impiego del luppolo. Esso può essere utilizzato sotto forma di tintura madre o di estratto secco per preparare decotti e infusi. Il luppolo rimedio omeopatico si può facilmente reperire sotto forma di granuli. L'integratore di luppolo è un prodotto a base di estratto di Humulus Lupulus che viene utilizzato per sfruttare le proprietà terapeutiche della pianta. È disponibile in diverse forme, tra cui capsule, compresse, tè e tinture.
Quando si utilizzano preparazioni a base di luppolo, le dosi di prodotto da assumere possono variare in funzione della quantità di sostanze attive contenuta. Generalmente, la dose consigliata varia da 250 a 500 mg al giorno, suddivisa in due o tre somministrazioni. Ad ogni modo, è consigliabile seguire le indicazioni specifiche del prodotto o le indicazioni del proprio medico.
Attenzione alle Interazioni e Controindicazioni del Luppolo
Come integratore o rimedio di erboristeria, il luppolo viene generalmente considerato sicuro, ma può comunque presentare delle controindicazioni e interazioni da non sottovalutare.
- Interazioni con farmaci: L'assunzione è sconsigliata in concomitanza con farmaci metabolizzanti. Per via dei suoi effetti sedativi potrebbe potenziare l'azione di farmaci sedativi, ansiolitici e depressivi, causando sonnolenza eccessiva o sintomi ancora più accentuati. Teoricamente, l'uso concomitante di farmaci con proprietà sedative può comportare effetti terapeutici e indesiderati aggiuntivi. Anche se non ci sono molte evidenze di interazioni dirette, è prudente anche monitorarne l'assunzione se si prendono farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, per evitare potenziali effetti sul sistema di coagulazione del sangue. Ricerche in vitro suggeriscono che alcuni costituenti del luppolo possono legarsi ai recettori degli estrogeni. Teoricamente, l'uso concomitante di grandi quantità di luppolo potrebbe interferire con la terapia ormonale sostitutiva.
- Condizioni mediche preesistenti: È sconsigliato in soggetti affetti da depressione poiché il disturbo può sensibilmente peggiorare.
- Allergie: Alcune persone poi possono essere allergiche ai componenti del luppolo, manifestando sintomi come eruzioni cutanee, prurito, gonfiore, difficoltà respiratorie.
- Disturbi gastrointestinali: L'uso di luppolo può anche causare disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, crampi addominali o diarrea, specie se in alte dosi o se assunto a stomaco vuoto.
- Interventi chirurgici: Infine, il luppolo non deve essere somministrato in previsione di un intervento chirurgico che prevede l'anestesia totale, in quanto ha effetti depressivi sul sistema nervoso centrale e può provocare una depressione aggiuntiva se associato all'anestesia e ad altri farmaci durante e dopo le procedure chirurgiche.
- Cancro al seno: Alcuni costituenti del luppolo hanno un'attività estrogenica, pertanto l'uso è da evitare in caso di cancro al seno.
È importante notare che le applicazioni del luppolo per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate, come specificato in alcuni contesti.

La Gravidanza e l'Allattamento: Un Contesto di Massima Cautela
La gravidanza è uno stato molto delicato nella vita di una donna, in cui è necessario adottare comportamenti prudenti per quanto riguarda l'assunzione di sostanze estranee. Infatti, in questo periodo si ha la formazione di un nuovo individuo attraverso una sequenza di fasi ben precise e programmate in cui avviene l'organogenesi, la formazione strutturale degli organi dell'embrione, il cui risultato è la realizzazione di un essere umano perfetto e completo in tutte le sue parti. Se questa sequenza, soprattutto nei primi tre mesi della gravidanza, è alterata, modificata o comunque disturbata dall'azione di sostanze introdotte dall'esterno, si può incorrere nel rischio di malformazioni del nascituro. Nel secondo e terzo trimestre, quando l'embrione è ormai differenziato in tutte le sue parti ed è chiamato feto, si ha l'accrescimento e il completamento degli organi, per cui l'azione negativa di sostanze estranee potrebbe comportare il rischio di alterazioni nella crescita e nella maturazione degli organi stessi, o nel loro buon funzionamento.
È assolutamente da eliminare il fumo (abitudine da eliminare comunque, indipendentemente dalla gravidanza), che potrebbe ridurre l'irrorazione della placenta per l'azione vasocostrittrice della nicotina, e anche il caffè e l'alcool, nocivi per il nascituro. È necessaria la massima cautela nell'uso di sostanze medicinali, che possono essere potenzialmente nocive. Questo principio è valido anche per la fitoterapia, la branca della farmacologia che studia l'impiego terapeutico delle piante officinali.
Dobbiamo però ricordare che l'utilizzo delle piante come rimedio naturale contro le malattie risale a tempi antichissimi, quando l'uomo non aveva altri presìdi per affrontare i vari malanni che potevano affliggerlo; ritengo quindi che le piante medicinali che l'uso popolare ha convalidato nel tempo, abbiano subito una sorta di sperimentazione empirica attuata per secoli. Oggi la scienza ha confermato la presenza nelle piante officinali di principi attivi medicinali: la moderna farmacologia li ha spesso isolati, utilizzandoli per sintetizzare molecole per creare nuovi farmaci. È da rimarcare che nelle piante medicinali i principi attivi sono costituiti da una combinazione molto complessa di sostanze che, oltre ad esplicare effetti terapeutici in maniera forse più lenta, ma sicuramente più delicata, rispetto ai farmaci, limitano e attenuano gli eventuali effetti negativi: i rischi della fitoterapia, se attuata correttamente, sono quindi generalmente inferiori a quelli delle molecole di sintesi, che sono molto più concentrate e aggressive e provocano spesso effetti collaterali, talvolta anche gravi. Vale comunque sempre il principio che in gravidanza, prima di utilizzare qualunque sostanza, è opportuno consultare il medico o un fitoterapeuta qualificato.
La stessa cautela vale naturalmente durante l'allattamento al seno, poiché molti composti possono passare nel latte materno e venire così indirettamente somministrati al neonato; è opportuno anche evitare di somministrare farmaci o fitoterapici ai bambini sotto i due anni di età, se non prescritti dal pediatra.
La Tintura Madre di Luppolo Durante l'Allattamento: Mancanza di Dati e Raccomandazioni Specifiche
Affrontando direttamente la questione dell'assunzione di tintura madre di luppolo o di qualsiasi altro preparato a base di luppolo durante l'allattamento, le raccomandazioni attuali tendono alla prudenza e alla cautela estrema. Vi sono pochi o nessun dato derivanti dall’utilizzo del luppolo in donne incinte. Gli studi su animali sono insufficienti per quanto riguarda la tossicità riproduttiva.
Specificatamente per l'allattamento, non è noto se i costituenti del luppolo o i loro metaboliti siano escreti nel latte umano. Non può essere escluso un rischio per i neonati/lattanti. Per queste ragioni, preparazioni come Valeriana e Luppolo DISPERT non devono essere utilizzate durante l’allattamento con latte materno. Non ci sono studi sufficienti sulla sicurezza del luppolo durante la gravidanza e l'allattamento. Pertanto, è consigliabile evitare l'uso di integratori di luppolo durante questi periodi, a meno che non sia stato approvato da un medico.
È fondamentale comprendere che il latte materno non ha mai la stessa composizione nel tempo e la stessa consistenza durante il corso della poppata. Per meglio adeguarsi alle necessità di crescita del neonato, infatti, nel tempo modifica la sua formula, rendendola unica e inimitabile. Questa dinamicità richiede la massima attenzione all'introduzione di qualsiasi sostanza nell'organismo materno che potrebbe potenzialmente alterare o trasferirsi al neonato.
Spesso di quanto si possa pensare, il gesto naturale e gratificante dell'allattamento può diventare difficile e stressante. Se il problema è un’insufficiente produzione di latte materno, alcune erbe possono essere di grande aiuto e sono considerate più sicure del luppolo, ma sempre sotto consiglio medico. Tra queste si annoverano:
- Infuso di Galega: aggiungere 3-4 cucchiai di parte aerea fiorita per un litro di acqua bollente, lasciare riposare 10 minuti, filtrare e consumare durante la giornata.
- Infuso di Finocchio: porre un cucchiaino di semi schiacciati (che in realtà sono i frutti della pianta!) in una tazza d’acqua bollente e lasciare riposare a recipiente chiuso per 10-15 minuti prima di filtrare.
- Il Carvi fa parte a pieno titolo delle piante galattogoghe, ma è poco utilizzato da solo per l’aroma intenso. Le sue proprietà sono molto simili a quelle del Cumino e del Finocchio.
- Infuso di Anice, Finocchio e Cumino: preparare una miscela composta da 40g di Anice, 30g di Finocchio e 30g di Cumino (o di Carvi). Un cucchiaino di miscela per tazza d’acqua bollente, da lasciare in infusione per 10-15 minuti prima di filtrare.
Siccome non siamo tutti uguali è bene che ogni neomamma, con un po’ di pazienza, trovi la preparazione più efficace per lei e più gradita al neonato. L’importante è attenersi alle erbe più collaudate e seguire sempre i dosaggi indicati dagli esperti. Al contrario, vi sono erbe da evitare categoricamente durante l'allattamento, come l’Assenzio, perché pare che renda amaro il latte, e la Gialappa e le altre erbe con proprietà purganti che potrebbero addirittura arrestare la produzione di latte.

Problemi Comuni Durante Gravidanza e Allattamento e Supporto Fitoterapico (Escludendo il Luppolo)
Questo articolo è dedicato ai problemi che possono presentarsi durante la gravidanza e l'allattamento, poiché ci giungono numerose richieste di consulenza da parte di molte donne in attesa di un bimbo, per avere consigli e suggerimenti che possano aiutare a superare i disturbi e i problemi tipici di questo periodo con l'aiuto della fitoterapia, quando ciò sia possibile, sempre con le dovute precauzioni e sotto supervisione medica.
Gravidanza - Nausea
Il primo problema che può presentarsi all'inizio della gravidanza, solitamente nei primi tre mesi, è senza dubbio la nausea, che interessa oltre il 50% delle donne, ed è il segnale delle variazioni ormonali che avvengono nell'organismo della futura mamma. La nausea è associata talvolta a salivazione abbondante e a vomito; questo è un sintomo che non va trascurato, perché nei casi più gravi, ovviamente di pertinenza medica, oltre ad essere molto fastidioso e spiacevole, può portare a disidratazione e carenze nutrizionali, poiché rende difficile alimentarsi correttamente. In generale è consigliabile fare pasti piccoli e frequenti per facilitare la digestione, prediligendo cibi leggeri, asciutti e secchi, piuttosto che brodosi, escludendo alimenti acidi, grassi, fritti, piccanti e speziati che potrebbero acuire la nausea. Gli orari dei pasti non devono essere troppo rigidi, ma rispondere all'esigenza della gestante: bisogna mangiare cioè quando l'organismo lo richiede, poiché le reazioni sono molto soggettive e vanno assecondate le necessità individuali (questo non significa che si debba "mangiare per due"!). Spesso le donne che soffrono di nausea hanno problemi digestivi e una funzionalità epatica rallentata, con scarsa produzione di bile, per cui può essere utile utilizzare dopo i pasti tisane contenenti non più del 10% di Tarassaco e di Rosmarino, il 25% di Melissa, circa il 50 % di Malva e un pizzico di Menta (2 gr). Un rimedio per ridurre la nausea è masticare un piccolissimo frammento di Zenzero fresco, eventualmente con un pezzetto di cracker se lo si sente troppo piccante, oppure di preparare un infuso con un pizzico di Zenzero in polvere, o di Menta essiccata, o ancora con 2-3 foglie di Menta fresca, o di Basilico. Si può anche utilizzare la soluzione idroalcolica di Menta, versandone solo una goccia (una!) in poca acqua, da bere trattenendola un attimo in bocca prima di deglutirla, per inalarne la fragranza; anche una goccia in un fazzoletto da odorare può ridurre la nausea. È sconsigliabile, invece, utilizzare l'olio essenziale per uso interno, di qualunque pianta, per la sua alta concentrazione che può essere dannosa. Se la gravidanza è accompagnata da ansietà che può accentuare la nausea, può giovare anche il Ficus carica in gocce, per la sua azione calmante sugli stati d'ansia che si manifestano con disturbi viscerali. È opportuno alternare i vari rimedi, per evitare di utilizzare grandi quantità di ciascuna pianta e incorrere in sovradosaggi che potrebbero essere nocivi, mentre piccole quantità assunte alternativamente difficilmente possono creare problemi. Le notizie allarmistiche che a volte circolano a proposito di queste piante riguardo alla gravidanza, sono dovute a disturbi causati da un uso improprio o dall'utilizzo di dosi eccessive.
Gravidanza - Acidità gastrica e disturbi della digestione
Se aumenta l'acidità gastrica, un buon rimedio sintomatico è costituito dall'argilla verde ventilata, da assumere come antiacido immediato, ingerendone la punta di un cucchiaino dispersa in poca acqua. Se l'acidità gastrica si presenta di frequente durante la giornata, per evitare di assumere troppa polvere di argilla, che potrebbe indurre stitichezza, è meglio preparare ogni giorno, preventivamente, un bicchiere di gel di argilla, da utilizzare gradualmente quando necessario: si versa un cucchiaino (non metallico) di argilla verde ventilata in un bicchiere di acqua e si lascia decantare; appena l'acqua è diventata quasi limpida si può utilizzare, bevendone piccoli sorsi secondo la necessità, e infine eliminando il deposito che resta sul fondo del bicchiere. Poiché l'argilla è anche cicatrizzante, può prevenire eventuali infiammazioni della mucosa gastrica. Anche la Liquirizia è un buon digestivo e antiacido, ma si deve utilizzare in quantità limitata e non di continuo, per evitare l'aumento della pressione arteriosa, specie se si è già tendenzialmente ipertesi. Esistono poi preparati contenenti bicarbonato naturale, abbinato a estratti di piante quali Camomilla, Liquirizia, Aloe vera e mucillagini di Orzo, che rappresentano un comodo rimedio sintomatico pronto all'uso.
Gravidanza - Stipsi
Le tisane a base di piante ricche di mucillagini come Malva, Altea, semi di Lino o di Psillio possono servire a lenire l'eventuale infiammazione delle mucose gastro-esofagee, e inoltre a fornire all'intestino buone quantità di acqua e mucillagini, utili per il suo buon funzionamento; si può evitare così la stipsi, un altro problema frequente durante la gravidanza. A questo proposito bisogna rimarcare che l'uso di lassativi antrachinonici, dall'azione drastica come Senna, Frangula, Aloe con aloina (non il succo di Aloe vera privato della parte lassativa, l'aloina appunto), Cascara, Rabarbaro, Boldo, è assolutamente controindicato, per l'azione irritante sugli organi del bacino che potrebbe indurre contrazioni uterine; durante l'allattamento al seno le sostanze irritanti dei lassativi antrachinonici, passando nel latte, agirebbero da lassativi anche sul neonato, quindi sono assolutamente proibite. Per evitare la stipsi, oltre alle suddette piante ricche di mucillagini, è bene utilizzare di frequente fermenti lattici, per mantenere in condizioni ottimali la flora batterica intestinale, determinante per una buona funzione fisiologica e per evitare gonfiori. Inoltre, si può ricorrere a un'integrazione di fibre vegetali prebiotiche come i fruttoligosaccaridi, che servono ad alimentare i batteri probiotici, stimolandone la riproduzione nell'intestino in modo ottimale. Ovviamente sarà particolarmente curata l'alimentazione, che deve essere varia e completa, leggera e digeribile, ricca di frutta e verdura, con cibi integrali come i fiocchi di Avena, molto nutrienti e digeribili, che forniscono fibre delicate e non causano gonfiori, come talvolta accade con la crusca di grano e le fibre dei legumi.
Gravidanza - Emorroidi
Se si riesce ad evitare la stitichezza, è verosimile che si possano evitare anche le emorroidi, spiacevole inconveniente piuttosto frequente durante la gravidanza, specie negli ultimi mesi, quando l'ingombro del bambino ormai cresciuto comprime le grandi vene addominali, rendendo più difficoltoso il ritorno del sangue venoso. Questo può causare edema agli arti inferiori, varici e, appunto, la comparsa di emorroidi, specie se a causa della stipsi l'evacuazione avviene con sforzo. Localmente si possono applicare pomate a base di Aloe, Elicriso, Iperico, Cipresso, olio di Jojoba, burro di Karitè, dall'azione lenitiva, lubrificante, protettiva e vasocostrittrice, per evitare irritazioni e congestioni della parte, in modo da contrastare dolore, prurito e bruciore. Le piante vasocostrittrici che solitamente si assumono per uso interno per contrastare le emorroidi e i disturbi circolatori, invece, non sono consigliabili in gravidanza, per il loro alto contenuto in flavonoidi, che ultimamente sono stati imputati di danneggiare il feto, senza peraltro che vi sia stata una vera sperimentazione, ma solo generici allarmismi. Naturalmente i flavonoidi che si assumono con gli alimenti, che sono diffusissimi in natura nei vegetali, non sono in discussione: bisogna astenersi solo dall'utilizzare integratori che li contengano concentrati, in attesa che si faccia maggiore chiarezza sull'argomento.
Gravidanza - Indebolimento di unghie, capelli, denti. Vitamine e sali minerali
Sempre l'argilla, oltre a agire sull'acidità gastrica, fornisce nel contempo sali minerali che possono essere utili per evitare l'indebolimento delle unghie, dei capelli e dei denti, frequente in gravidanza: le nostre nonne dicevano che ogni madre perdeva un dente per ogni figlio, probabilmente a causa di carenze alimentari, specie durante la guerra e nel dopoguerra, quando la povertà era molto diffusa fra larghi strati della popolazione. Oggi, fortunatamente, oltre ad un'alimentazione più abbondante, esistono integratori vitaminico-minerali a base di vitamine naturali, calcio e altri sali minerali e oligoelementi, come la Spirulina, il Lievito di birra, ricco anche di acido folico, l'Acerola e la Rosa canina che forniscono vitamina C; essi possono aiutare la gestante a evitare carenze e subire indebolimenti dello scheletro e, come dicevamo, di denti, capelli e unghie.
Gravidanza - Carenza di ferro
Se vi è carenza di ferro, gli integratori specifici di ferro organico, derivato da vegetali, possono evitare gli spiacevoli effetti del ferro inorganico sull'apparato intestinale.
Gravidanza - Sbalzi d'umore
Anche l'umore in gravidanza può diventare fonte di problemi, se diventa particolarmente labile, soggetto a sbalzi, con irritabilità e talvolta insonnia. In questi casi una tisana a base di Tiglio e Melissa può aiutare a ritrovare serenità, specie se accompagnata da un'integrazione di Magnesio, utile anche per evitare i crampi muscolari.
Gravidanza - Prevenzione delle smagliature
Quando l'organismo della gestante inizia a trasformarsi e l'addome si dilata, la pelle è messa a dura prova e non è infrequente che si formino delle smagliature: sono delle vere e proprie cicatrici, segno delle lacerazioni delle fibre elastiche e di collagene avvenute nel derma, lo strato profondo dell'epidermide. Il rimedio veramente efficace contro la formazione delle smagliature è senza dubbio la prevenzione: si deve cercare di rendere la pelle il più possibile elastica, perché possa sopportare le sollecitazioni cui verrà sottoposta. Questo è possibile solo se la nutriamo con prodotti altamente nutrienti, idratanti e rigeneranti, ricchi di acidi grassi polinsaturi, come Burro di Karitè, olio di Mandorle, olio di Enotera, estratti di Soia, elastina. I prodotti specifici per contrastare la formazione delle smagliature devono essere utilizzati molto precocemente per condizionare la pelle e renderla più pronta e reattiva, in modo che possa sopportare la dilatazione a cui andrà incontro col procedere della gravidanza. Il prodotto scelto, sia esso crema, olio o burro, si deve applicare su addome, fianchi e parte alta delle cosce, appena la gravidanza sarà manifesta, proseguendo per tutti i nove mesi e anche dopo il parto: la pelle, infatti, cessata la grande tensione, dovrà gradualmente tonificarsi e ritornare nelle condizioni precedenti. Naturalmente non si deve trascurare il seno, poiché con l'allattamento anch'esso sarà sottoposto a grande tensione per l'aumento delle ghiandole mammarie, applicando anche sul seno le creme nutrienti o gli oli, già dopo il primo trimestre di gravidanza.
Gravidanza - Colorazione dei capelli
Un altro problema che può incontrare la gestante è quello dei capelli bianchi, poiché le tinture stabili ai lavaggi sono sconsigliate. L'unico prodotto consentito è l'Hennè naturale, privo naturalmente di additivi chimici, ma bisogna tener presente che conferisce toni rosso-ramato acceso ai capelli chiari e a quelli bianchi, perciò non sempre è gradito.
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