Allattamento al Seno in Gravidanza e Nuova Attesa: Guida Completa tra Sicurezza, Cambiamenti e Decisioni Personali

Hai un bimbo piccolo e, da poco, hai scoperto di aspettarne un altro. Senza dubbio, ti starai chiedendo se si può allattare in gravidanza. Questa è una delle tante domande che si affollano nella mente di una mamma in questa fase della vita. Nelle prossime righe, potrai scoprire le risposte a questi interrogativi e molto altro.

È essenziale sottolineare che, sebbene l’allattamento al seno possa ostacolare l’inizio di una nuova gravidanza, non la esclude del tutto. La sintesi dell'ormone prolattina, cruciale per la produzione del latte, è in grado di ostacolare la regolare ripresa del ciclo ovarico. I suoi livelli si mantengono alti solo a fronte di condizioni specifiche, tra cui la regolarità degli intervalli tra le poppate, idealmente 4 ore di giorno e 6 di notte, cosa di fatto impossibile dato che, per definizione, l’allattamento al seno è a richiesta. Anche in allattamento, quindi, la possibilità di gravidanza è presente.

Questo evento, seppur raro, non è eccezionale e desta spesso un discreto allarme. Un po’ c’è il disorientamento e il timore di dover ricominciare tutto da capo, un po’ c’è la paura che una nuova gravidanza possa alterare la composizione del latte materno. Se il timore di dover iniziare tutto da capo e di affrontare una gran fatica può essere giustificato, la paura che il latte non sia più buono non lo è affatto. La gravidanza, infatti, non influisce negativamente sulla composizione del latte. In questo articolo, esploreremo in dettaglio le dinamiche dell'allattamento al seno in concomitanza con una nuova attesa, le sue implicazioni, i cambiamenti e le decisioni che le madri possono trovarsi ad affrontare.

È Possibile Rimanere Incinta Durante l'Allattamento? La Fertilità Post-Parto

Rimanere incinta durante l'allattamento al seno è difficile, ma non impossibile, perché le poppate non rappresentano una barriera totale al concepimento. La domanda su quante possibilità ci siano di rimanere incinta durante l’allattamento è molto comune. Solitamente, il ciclo ovulatorio si riattiva solo alla fine del puerperio, un intervallo di tempo di circa 6-8 settimane successivo al parto, durante il quale l’organismo della neomamma recupera progressivamente le condizioni precedenti la gravidanza. Di conseguenza, ogni mese ricompaiono le mestruazioni.

Tuttavia, se la neomamma allatta al seno il bambino, l’amenorrea, ovvero l’assenza di mestruazioni post-partum, può perdurare oltre questa scadenza e protrarsi anche fino a diversi mesi dopo la sospensione delle poppate. Questo avviene perché la prolattina, l’ormone responsabile della produzione di latte da parte della ghiandola mammaria, svolge anche la funzione di inibire l’ovulazione. Per questo motivo, si parla di “amenorrea da allattamento”, identificando questo stato con una barriera naturale, ma non infallibile, al concepimento.

È importante sottolineare che la sicurezza di questo metodo anticoncezionale si fonda su una serie di condizioni ben precise che, se non rispettate in modo rigoroso, possono ridurne l'efficacia in modo più o meno rilevante. In presenza di rapporti sessuali non protetti, una nuova gravidanza potrebbe avviarsi già a cominciare dalle settimane o mesi che seguono la nascita del bambino.

La concentrazione di prolattina necessaria ad assicurare alla neomamma che allatta una protezione contraccettiva valutata intorno al 98%, quindi del tutto simile a quella garantita da sistemi anticoncezionali come il preservativo o la spirale, si ottiene solo in presenza di tutte le seguenti condizioni:

  • il bambino ha un’età inferiore ai 6 mesi;
  • si nutre esclusivamente di latte materno e non riceve altri liquidi (come latte artificiale o tisane) o solidi aggiuntivi;
  • si attacca al seno almeno 6 volte al giorno con un intervallo tra le poppate non superiore alle 4 ore;
  • fa almeno una poppata durante la notte, senza che siano trascorse più di 6 ore dall’ultima poppata prima della nanna;
  • non si sono evidenziate perdite (di sangue e di residui post parto) a partire dalla 8a settimana dopo il parto (fino a questa scadenza è del tutto naturale che siano state presenti sotto forma di lochiazioni allo scopo di ripulire l’utero).

Queste indicazioni sono strettamente connesse al fatto che la secrezione di prolattina viene stimolata soprattutto dalla suzione del seno da parte del bambino. Maggiore è la frequenza e l'intensità della suzione, maggiore sarà l'inibizione dell'ovulazione.

schema del funzionamento degli ormoni prolattina e ossitocina

La differenza nel recupero della fertilità la fanno, quindi, le poppate al seno. Infatti, se si nutre il bebè con il biberon, la fertilità - e con essa la possibilità di restare nuovamente incinta - si recupera dopo circa 6 settimane dal parto. Questo intervallo si sposta a circa 6 mesi, se si allatta al seno. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione: le poppate al seno, con la relativa secrezione di prolattina, non rappresentano un “anticoncezionale” sicuro al 100%. In determinate condizioni, infatti, si può ovulare anche durante l’allattamento e quindi non è esclusa la possibilità di avviare una seconda gravidanza anche prima di questo termine e anche in assenza del capoparto, la prima mestruazione dopo il parto. È bene ricordare, inoltre, che la prima ovulazione dopo il parto non è mai preceduta da una mestruazione: al contrario, il “capoparto” è anticipato di circa 2 settimane da un’ovulazione che quindi si verifica in assenza di alcun segnale della recuperata fertilità. Per questo motivo, anche le donne che stanno allattando, se non prendono precauzioni, possono rimanere incinte.

Allattare al Seno Durante la Gravidanza: È Sicuro?

Come già accennato, sì, si può allattare in gravidanza. Farlo è considerato sicuro e, per la maggior parte delle donne, non ci sono controindicazioni fondate su evidenze scientifiche. In passato, quando le nascite erano decisamente più numerose di oggi e anche più ravvicinate, allattare in gravidanza era una normale consuetudine e non era percepito come un rischio.

Negli ultimi anni, sono stati effettuati diversi studi e revisioni, come quella risalente al 2017, che hanno dimostrato come allattare in gravidanza non impatti in alcun modo sul termine della stessa e neppure sul peso del neonato nel momento in cui viene al mondo. Chi è incinta può allattare senza problemi, e farlo non aumenta il rischio né di aborto, né di travaglio pretermine. Un dubbio frequente, infatti, è che le poppate possano provocare contrazioni, rischiando così di causare un aborto o un parto pretermine. Tuttavia, la ginecologa Mariangela Porta chiarisce che "la suzione innesca effettivamente un riflesso che parte dalla mammella e raggiunge l’ipofisi, provocando il rilascio di ossitocina, sostanza chiave nel meccanismo del travaglio. Ma la quantità di ormone prodotta durante una poppata non è dissimile da quella presente durante un rapporto sessuale. E l’attività sessuale non viene normalmente vietata nei nove mesi." Questa affermazione aiuta a demistificare le preoccupazioni sull'ossitocina indotta dall'allattamento.

Quando una mamma si accorge di essere in attesa di un altro bimbo, spesso le viene consigliato di smettere di allattare. Tuttavia, come sottolineato da Mariangela Porta, "il suggerimento non è supportato da evidenze scientifiche. In realtà non è necessario procedere a uno svezzamento rapido e potenzialmente traumatico perché non vi è alcun rischio né per il piccolino che cresce nel pancione, né per la madre." Una dieta sana ed equilibrata, infatti, garantirà a entrambi i nutrienti necessari.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per le donne che scelgono di intraprendere questa strada, l’allattamento al seno è un vero e proprio diritto, oltre che un investimento per la salute del proprio bambino. Pertanto, la scelta di continuare ad allattare durante la gravidanza è considerata una pratica sicura e priva di controindicazioni dimostrate scientificamente. Se una mamma desidera allattare durante la gravidanza, quindi, la sua scelta va rispettata. I risultati degli studi degli ultimi anni suggeriscono che allattare in gravidanza, in particolare se non presenta difficoltà, non aumenta le possibilità di esiti negativi per la madre e per il feto. È importante sottolineare che l'allattamento in gravidanza è una scelta sicura anche quando, a causa del cambiamento ormonale (in particolare ai livelli di estrogeni e progesterone), si modifica la composizione del latte materno, un aspetto che esploreremo più avanti. Non è pericoloso per la salute di nessuno: né della mamma, né del neonato, né del feto.

Spesso, familiari, amici e anche operatori sanitari potrebbero esprimere preoccupazione se una donna allatta al seno durante la gravidanza. Le loro preoccupazioni potrebbero includere il rischio percepito per la salute del nascituro e potrebbero anche essere preoccupati per il benessere della madre. Tuttavia, l'allattamento al seno durante la gravidanza è una decisione profondamente personale. Molte madri e genitori che allattano scelgono di continuare ad allattare per soddisfare al meglio le esigenze del loro bambino più grande.

Controindicazioni all'Allattamento in Gravidanza: Quando Prestare Attenzione?

Sebbene l'allattamento al seno in gravidanza sia generalmente sicuro, in alcuni casi, per motivi di prudenza, i professionisti sanitari possono sconsigliarlo. Questo può accadere in situazioni specifiche, come sottolineato nel 2013 dai professionisti che hanno collaborato al Tavolo Tecnico Operativo Interdisciplinare per la Promozione dell’Allattamento al Seno.

I casi in cui potrebbe essere consigliabile interrompere l'allattamento includono:

  • madre in età adolescenziale o con problemi di assorbimento dei nutrienti;
  • situazioni di ritardo grave di crescita fetale;
  • quando la mamma in attesa ha una storia clinica di aborti ripetuti o di parti pretermine.

È importante notare che queste raccomandazioni individuali, sebbene basate sulla prudenza clinica, non sono sempre supportate da evidenze scientifiche robuste che dimostrino un rischio diretto e causale. Il Ministero della Salute, espresso nel 2014 con indicazioni chiare e precise tramite il Tavolo Tecnico per la Promozione dell’Allattamento al Seno, ha concluso che, per la maggior parte delle donne, la coesistenza di gravidanza e allattamento risulta sicura per madre, embrione, feto e lattante. Tuttavia, come anticipato, esistono alcune circostanze in cui è lecito che il professionista consigli alla donna in gravidanza di interrompere l’allattamento al seno a scopo precauzionale.

Un'altra condizione da considerare è un eventuale parto patologico pregresso, magari con alterazioni della pressione o diabete gestazionale. In questi casi, le cose cambiano, e sarebbe preferibile ribilanciare la salute materna prima di intraprendere una nuova gravidanza o continuare ad allattare. Questa non è una regola medica assoluta, ma piuttosto una raccomandazione di buon senso, volta a garantire il massimo benessere per la madre e per entrambi i bambini.

In ultima analisi, la decisione di continuare o meno l'allattamento in gravidanza, anche in presenza di queste potenziali condizioni, è strettamente personale e basata su ragioni individuali uniche, come unico è il rapporto tra la madre e il bambino. Il consiglio di decidere da sé vale esclusivamente nel caso di una gravidanza non a rischio, vissuta in piena salute e con energie sufficienti.

Come Cambia il Latte Materno in Gravidanza? Composizione, Quantità e Gusto

Quando si scopre di aspettare un altro bambino e si sta già allattando il fratellino maggiore, è importante farsi trovare pronte a cambiamenti relativi alla composizione del latte materno. Questi mutamenti sono il frutto dell’influenza degli ormoni estrogeni e del progesterone, i quali subiscono significative fluttuazioni durante una nuova gravidanza.

Con la gravidanza, le caratteristiche del latte materno si modificano, ma l’alimento materno mantiene le sue proprietà nutrizionali essenziali, anche se con alcune variazioni. Spiega Mariangela Porta che il latte "cambia sapore, diventando un po’ più salato per l’aumento del contenuto in proteine e sodio e per la diminuzione di glucosio, lattosio e potassio." Questi cambiamenti nel gusto e nella composizione sono naturali e non compromettono la qualità nutrizionale fondamentale del latte.

tabella comparativa del latte materno pre e post gravidanza

Può capitare, inoltre, di notare una riduzione nella produzione di latte materno. Si tratta di una conseguenza problematica? La risposta è no! L’importante è che la mamma segua una dieta sana ed equilibrata. Numerosi consigli in merito all'alimentazione in gravidanza e in allattamento sono disponibili presso esperti in nutrizione. Non bisogna preoccuparsi nemmeno di una possibile riduzione della crescita del piccolo in conseguenza dei cambiamenti di composizione del latte materno. Evenienze di questo tipo sono documentate in letteratura, ma solo in Paesi in situazione di forte scarsità di risorse alimentari, dove la dieta della madre è già gravemente compromessa. “Una dieta sana ed equilibrata garantirà a entrambi i nutrienti necessari,” è il consiglio fondamentale. La gravidanza non influisce sulla composizione del latte in modo tale da renderlo dannoso, e non sono eccezionali i casi di donne che allattano un primo figlio fino al parto del successivo.

Se il latte materno in gravidanza subisce delle modifiche, ciò può determinare una minor crescita del lattante? In genere, questo non è un rischio per i bambini che hanno accesso a un'alimentazione complementare adeguata. Va inoltre tenuto conto che, generalmente, il bambino viene allattato in maniera esclusiva dalla mamma incinta per un periodo breve, dato che intorno al sesto mese solitamente inizia lo svezzamento e quindi l’inserimento di cibi semisolidi o solidi, che affiancano e poi progressivamente sostituiscono il latte materno. Questo garantisce che il bambino riceva tutti i nutrienti necessari per una crescita sana. Una domanda che molte neomamme si pongono è se il ritorno delle mestruazioni possa dare al latte un cattivo sapore. La verità è che avere il capoparto non genera alcun cambiamento nel latte materno in termini di gusto o composizione.

Le Trasformazioni del Seno e le Sensazioni Materne in Gravidanza Durante l'Allattamento

Se pensi che il tuo seno abbia smesso di crescere durante l'adolescenza, dovrai ricrederti! Le complesse strutture interne necessarie per nutrire un bambino iniziano a formarsi soltanto durante la gravidanza e, fino a poco tempo fa, non ne conoscevamo neanche il funzionamento nel dettaglio. Oltre ad acquistare reggiseni per l'allattamento, potresti non aver prestato grande attenzione al tuo seno durante la gravidanza. Tuttavia, sotto la superficie sono in atto alcuni cambiamenti radicali e straordinari. Mentre nell'utero stanno avvenendo cose meravigliose, anche il tuo seno sta subendo una trasformazione incredibile per prepararsi alla nascita del tuo bambino.

Per comprendere appieno cosa avviene, è utile ripercorrere lo sviluppo del seno. Il seno cambia costantemente dalla pubertà alla menopausa. A differenza della maggior parte degli altri organi, non inizia a crescere fino a quando gli ormoni rilasciati in pubertà non lo "attivano". Tuttavia, nonostante sembri completamente sviluppato dopo la pubertà, non è ancora maturo. Come spiega il Prof. Peter Hartmann, esperto nel campo della scienza della lattazione, presso la University of Western Australia, "Dopo la pubertà, il seno continua a svilupparsi e a ogni ciclo mestruale si aggiunge una piccola quantità di tessuto secretorio [produttore di latte] fino ai 35 anni circa. Dopo quest'età lo sviluppo si stabilizza e il seno rimane maturo, ma inattivo." Inoltre, il seno rinnova le sue cellule interne in occasione di ogni ciclo mestruale mensile; ecco perché potresti sentirlo diventare più morbido, sensibile o gonfio nel periodo del ciclo. Potresti anche sentirlo diventare un po' grumoso durante i primi giorni del ciclo; questo perché si sta preparando a una possibile gravidanza. Quando il tuo corpo si rende conto che non sei incinta, il flusso e riflusso mensile di ormoni ricomincia.

Questo ciclo si interrompe quando rimani incinta. Dalla fine del primo mese di gravidanza, il tuo seno inizia a trasformarsi in un organo produttore di latte a tutti gli effetti. In questo periodo, i dotti lattiferi aumentano in numero e complessità, iniziando a ramificarsi in un sistema di alimentazione sempre più intricato. Contemporaneamente, all'interno del seno iniziano a svilupparsi le cellule produttrici di latte, chiamate lattociti. Inoltre, durante la gravidanza la quantità di sangue che scorre nel seno raddoppia; ecco perché potresti scorgere le vene attraverso la pelle. Il Prof. Hartmann afferma: "È quando rimani incinta che ha realmente inizio lo sviluppo del seno. Al momento del concepimento si attiva la crescita del tessuto secretorio presente nel seno. Il tuo seno presenta dei piccoli rami di ghiandole simili a germogli che quando rimani incinta crescono, formando dei dotti e delle piccole sacche, chiamate alveoli, che hanno il compito di contenere il latte." Quest'attività intensa all'interno del seno può provocare formicolio, dolore, gonfiore o pesantezza, tutti segni iniziali di gravidanza che una donna che allatta potrebbe interpretare come una maggiore sensibilità legata alle poppate.

illustrazione dei cambiamenti del seno in gravidanza e allattamento

La struttura del seno in fase di allattamento è anch'essa oggetto di studi recenti. Fino a questo secolo, la maggior parte delle conoscenze mediche su come il seno produce latte si basava sugli esperimenti condotti dal chirurgo inglese Astley Cooper nel 1840, il quale concluse che i dotti conservavano il latte, rilasciandolo attraverso 15-20 aperture nel capezzolo. Sorprendentemente, solo nel 2005 è stato approfondito lo studio di questo processo. Una ricerca sostenuta da Medela, condotta dalla Dott.ssa Donna Geddes e dal suo team, ha rivelato che il seno funziona in modo molto diverso. In realtà, i dotti sono dei piccoli tubi, larghi solamente pochi millimetri, che trasportano il latte anziché conservarlo. Il latte viene invece prodotto e raccolto negli alveoli. Queste sacche sono collegate ai dotti da tubi ancora più piccoli, chiamati piccoli dotti. Il latte rimane nelle sacche fino a quando l'ossitocina non viene rilasciata nel tuo corpo, ovvero quando il tuo bambino inizia a succhiare il capezzolo. Gli alveoli sono circondati da cellule muscolari che si contraggono in risposta all'ossitocina: sono proprio queste contrazioni a spingere il latte attraverso i dotti verso il capezzolo. L'intero processo è conosciuto come "riflesso di erogazione"; potresti percepirlo come un formicolio o un fruscio quando inizi ad alimentare il tuo bambino, sebbene alcune mamme non sentano nulla. I ricercatori hanno anche scoperto che i capezzoli presentano meno aperture di quanto si pensasse in precedenza: di solito circa nove e a volte soltanto quattro. I dotti devono espandersi di circa il 68% per fare spazio al volume di latte che scorre velocemente fino a questo piccolo numero di aperture. “Per tutta la durata dell'allattamento, la struttura e il funzionamento del seno rimangono abbastanza costanti fino a quando il bambino non inizia ad assumere meno latte”, spiega il Prof. Hartmann.

Il seno inizia a produrre latte durante la gravidanza: da circa la metà della gravidanza, gli alveoli sono in grado di produrre latte. Come spiega il Prof. Hartmann, "Per questo, presenti un livello di progesterone più alto per evitare che si attivi la secrezione di latte. In seguito, con l'espulsione della placenta il livello di progesterone inizia a diminuire e si avvia la lattazione." Tuttavia, se ci si chiede cosa succede al seno quando si smette di allattare, la risposta è che torna allo stato di riposo, ma non subito. "Quando una madre smette completamente di allattare, occorre un po' di tempo perché il seno si "disattivi" del tutto, probabilmente un mese o due," afferma il Prof. Hartmann. "La produzione di latte materno umano impiega molto tempo ad arrestarsi, mentre quella di altre specie è piuttosto veloce." Alla fine, però, il seno tornerà a essere com'era prima della gravidanza.

Durante l'allattamento in gravidanza, la madre può sperimentare diverse sensazioni. Oltre ai già citati cambiamenti ormonali che possono alterare la composizione e la quantità del latte, è comune avvertire un maggiore comfort materno. Durante la gravidanza, infatti, sono comuni sintomi quali tensione dei capezzoli o dolore al seno, e il disagio potrebbe intensificarsi durante l'allattamento a causa della maggiore sensibilità dovuta agli ormoni. Inoltre, durante l'allattamento possono verificarsi leggere contrazioni dell'utero, poiché sia la gravidanza sia anche il momento in cui si allatta liberano l'ormone ossitocina. Questo ormone è responsabile dell'afflusso del latte verso le mammelle come pure di favorire le contrazioni per il travaglio e il parto. Nonostante queste sensazioni possano essere nuove o più intense, per la maggior parte delle donne non sono indicative di un rischio imminente per la gravidanza.

Quando Interrompere l'Allattamento in Gravidanza: Una Scelta Personale

Si può allattare in gravidanza e, in linea di principio, non c’è alcun momento in cui si consiglia universalmente di interrompere questa meravigliosa sinergia tra madre e figlio. La decisione di continuare o meno è strettamente personale e dipende da una varietà di fattori, tra cui il benessere della madre, le esigenze del bambino che viene allattato e l'andamento della nuova gravidanza.

Se proprio si devono chiamare in causa dei momenti in cui qualcosa cambia, è possibile citare la ventesima settimana di dolce attesa. A metà gravidanza, si raggiunge il cosiddetto nadir, ossia la quantità più bassa di produzione del latte materno. Il motivo di questa diminuzione è il forte impegno del corpo nel far crescere il piccolo in utero, che richiede un notevole dispendio energetico e ormonale. Tuttavia, se la mamma e il bambino lo desiderano, anche in questo periodo non c’è ragione di smettere di allattare. Vale lo stesso dopo aver partorito, in quel che è noto come allattamento in tandem.

In alcuni casi, la continuazione dell'allattamento potrebbe diventare fisicamente più impegnativa o scomoda per la madre. Negli ultimi mesi di gravidanza, ad esempio, può risultare difficile avvicinare il lattante al seno a causa della pancia che si ingrossa, rendendo meno agevole per il bambino raggiungere i capezzoli. Può anche essere che, alla fine della gravidanza, la madre non si senta più così volentieri allattare il bambino più grande, poiché il corpo si trasforma nuovamente e si sta preparando per il nuovo parto, e la sensibilità ai capezzoli può aumentare. Il disagio materno, quindi, è un fattore legittimo da prendere in considerazione.

Un altro aspetto importantissimo da ricordare riguarda il fatto che la mamma che allatta in gravidanza nutre il piccolo al seno in maniera esclusiva solo per pochi mesi. Attorno al sesto mese, infatti, arriva la maturazione dei requisiti psicofisici per l’autosvezzamento, con conseguente riduzione fisiologica della quantità di latte prodotto (cresce, però, la sua carica nutritiva).

A volte, a decidere di interrompere l'allattamento è il bambino stesso. Poco prima della nascita del fratellino o della sorellina, la maggior parte dei bambini allattati al seno si svezzano da soli. Le cause di questo atteggiamento sono da far risalire al cambiamento del gusto del latte (diventando più salato), alla diminuzione della quantità di latte disponibile, come pure ai capezzoli della madre che possono diventare molto sensibili o addirittura feriti. “In seguito alle variazioni a cui il latte materno va incontro durante la gravidanza, alcuni bambini tendono a staccarsi spontaneamente dal seno prima dell’arrivo del fratellino, soprattutto se hanno superato il primo anno di età”, considera la ginecologa. “Nei casi in cui ciò non avviene, l’allattamento potrà proseguire anche dopo la nuova nascita, in 'tandem'”.

PODCAST: Come avviare l'allattamento? Ecco i preziosi consigli dell'ostetrica

È importante che la mamma si metta anche in ascolto delle proprie sensazioni fisiche ed emotive. Ci sono mamme per cui le poppate sono valide alleate: al seno il bimbo si rilassa, spesso si addormenta e loro stesse possono riposare un po’. Altre mamme, invece, provano fastidio ai capezzoli e non si sentono più a loro agio. Molte madri e genitori che allattano scelgono di continuare ad allattare per soddisfare al meglio le esigenze del loro bambino più grande. Tuttavia, è altrettanto valido scegliere di svezzare il bambino in qualsiasi momento della gravidanza. Si può pensare anche di ridurre il numero delle poppate, per favorire uno svezzamento graduale e meno traumatico. Va detto che interrompere questo rituale renderà probabilmente meno traumatico l’arrivo dell’altro piccolo che richiederà moltissime attenzioni da parte della mamma e tutte le risorse presenti nel suo latte materno utili allo sviluppo di un piccolissimo. Di contro, la scelta è una questione personale e deve essere basata sul proprio benessere e sulle proprie energie.

Come Riconoscere una Nuova Gravidanza Durante l'Allattamento?

Riconoscere una nuova gravidanza mentre si sta allattando può essere più complesso rispetto a una gravidanza che si instaura dopo il ritorno delle mestruazioni regolari. Questo perché l'assenza del ciclo mestruale, o amenorrea, è comune durante l'allattamento esclusivo, e quindi la sua "mancanza" non può fungere da segnale d'allarme precoce.

Quando la gravidanza si instaura dopo il ritorno delle mestruazioni, viene scoperta prima. Questo grazie al salto mestruale che, per quanto irregolare, mette in allarme e ci dice che potremmo essere in attesa di un altro bambino. Tuttavia, per una donna che allatta e non ha ancora avuto il capoparto, la situazione è diversa. Una volta avuto il bambino, non si può sapere con precisione quando l’ovaio si rimetterà in moto; non c’è una regola fissa e non ci sono elementi per scoprirlo in anticipo. Il ritorno del flusso avviene però dopo l’ovulazione (quando questa c’è, perché il ciclo può anche tornare ma senza ovulazione). Per questo motivo, anche le donne che stanno allattando, se non prendono precauzioni, possono rimanere incinte senza rendersene conto immediatamente.

Nel caso di gravidanze ravvicinate, la nuova gravidanza viene scoperta il più delle volte casualmente e anche molto tardi rispetto alla norma. I segni e i sintomi classici della gravidanza, come nausea, affaticamento o tensione mammaria, possono essere attribuiti ad altri fattori o alla normale stanchezza legata alla cura di un neonato e all'allattamento. Un test di gravidanza può risolvere il problema, anche se le condizioni di una donna che non ha ancora avuto il capoparto sono più complicate in termini di datazione. Infatti, non avendo date di riferimento precise per l'ultimo ciclo, si finisce per farlo magari ogni 15 giorni nella speranza di ottenere un risultato certo. Pertanto, in presenza di qualsiasi sospetto o sintomo atipico, effettuare un test di gravidanza è il metodo più affidabile per confermare o escludere una nuova attesa.

Metodi Contraccettivi Post-Partum Compatibili con l'Allattamento

Dopo il parto, la questione della contraccezione diventa rilevante per molte coppie, specialmente per evitare gravidanze ravvicinate indesiderate. La domanda su come evitare di rimanere incinta dopo il parto è cruciale. Fondamentale è chiarire che se una sola delle condizioni indicate per l'efficacia contraccettiva dell'amenorrea da allattamento non è presente, si può rimanere incinta anche mentre si allatta al seno.

In caso di dubbi o incertezze sulla propria fertilità, quindi, per evitare di avviare una nuova gravidanza troppo presto, durante la prima visita ginecologica di routine (circa 6 settimane dopo la nascita) è consigliabile farsi indicare dal proprio ginecologo un metodo contraccettivo. Il professionista sanitario potrà valutare la situazione individuale e suggerire l'opzione più adatta, tenendo conto dell'allattamento al seno.

Esiste una contraccezione adatta a questo momento delicato di rapporto e scambio tra mamma e neonato. Quelli più indicati in fase di allattamento sono:

  • Il preservativo: un metodo di barriera non ormonale, sicuro ed efficace, che non interferisce in alcun modo con la produzione o la composizione del latte materno.
  • La pillola monofasica a base di solo progesterone (minipillola): questa pillola, contenente desogestrel, può essere assunta tranquillamente in allattamento poiché non influisce negativamente sulla lattazione. Si assume in continuo, quindi senza interruzioni, e la sua azione principale è quella di rendere il muco cervicale più denso, impedendo il passaggio degli spermatozoi, e inibire l'ovulazione. Questi farmaci non permettono né l’ovulazione né la mestruazione.
  • La spirale o I.U.D. (dispositivo intrauterino): che sia al rame o medicata al progesterone, la spirale è un metodo contraccettivo a lunga durata d'azione. Va applicata almeno 40 giorni dopo il parto, ovvero quando l’utero ha ormai riacquistato le dimensioni precedenti la gravidanza, per garantire la sua efficacia e ridurre al minimo i rischi di espulsione.

Per le mamme che, magari con più figli, non desiderano più avere gravidanze nella vita, si può pensare di applicare una spirale al rame o una medicata al progesterone come soluzione a lungo termine. Il nostro organismo, se sano, gestisce senza alcun problema due (o più) gravidanze ravvicinate, ma la pianificazione familiare è un aspetto fondamentale per garantire il benessere psicofisico della madre e un'adeguata cura di tutti i figli. È sempre raccomandabile discutere apertamente con il proprio medico o ginecologo le opzioni disponibili per prendere la decisione più informata e serena possibile.

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