Il Giappone, terra di contrasti affascinanti e tradizioni millenarie, presenta un panorama unico per i genitori che viaggiano o vivono con bambini piccoli, specialmente per quanto riguarda l'allattamento al seno. Molte delle pratiche e delle aspettative culturali locali, che possono apparire inedite a chi proviene da altre parti del mondo, influenzano profondamente l'esperienza delle madri, chiamate a bilanciare la cura dei propri figli con un'estetica dell'armonia e della discrezione che permea ogni aspetto della vita quotidiana.
Per una madre straniera che arriva a Tokyo, la città si rivela fin da subito accogliente per i più piccoli. Qui, si scopre che i bambini sono capaci di avere tantissimi fan in questo popolo così serio, così composto, così disciplinato. È un'esperienza comune vedere le signore ridacchiare mentre si fanno tirare i capelli, le ragazze ammiccare divertite, i vecchietti salutare, e alcuni ragazzi addirittura fotografare, a testimonianza di un'adorazione quasi universale per i più piccoli. Sembra quasi che manchi solo che qualcuno chieda l’autografo a questi piccoli esploratori.

Tokyo con gli Occhi di una Mamma e le Sfide Quotidiane
La vita a Tokyo, pur essendo stimolante, presenta anche i suoi lati più complessi, in particolare per una mamma impegnata nella cura dei figli. Uno degli aspetti più elogiati della città, e che tutti i giapponesi ci tengono assolutamente a ribadire, è il “fattore sicurezza”. Questo rende l'ambiente rilassante per chi, andando in giro con lo zaino sempre aperto, perde una decina di oggetti a settimana. Qui, tutto quello che perdi lo ritrovi semplicemente facendo il cammino a ritroso, perché nessuno si sogna di prendertelo, un aspetto che genera grande soddisfazione per le mamme, alleviandole da una preoccupazione non indifferente.
Un'altra cosa ammirevole è l’abbondanza di verde, un'autentica generosità di Tokyo. I parchi sono tanti e tutti molto belli. Alcuni, come lo Shinjuku Park, sono veramente impressionanti in quanto a cura del dettaglio. Altri, come Yoyogi Park o Ueno Park, sono semplicemente immensi e rigogliosi, spesso costellati di templi grandi e piccoli. Passeggiarvi è una vera meraviglia e questi spazi verdi diventano anche il ritrovo preferito dei gruppi di mamme, sia straniere che giapponesi, che si organizzano per passare insieme il tempo, che, con un bambino al collo, non si può veramente chiamare “libero”, ma più che altro disimpegnato.
Nonostante le lodi, la vita quotidiana presenta anche degli aspetti più spinosi. Il primo grande ostacolo è la barriera linguistica, un fatto ovvio ma non fino a questo punto. Non è raro sentirsi smarriti in una giungla d’iscrizioni incomprensibili, in una specie di analfabetismo di ritorno. E chiedere informazioni ai dipendenti del negozio può mandarli in confusione, rendendo difficile orientarsi. Alcune mamme ricorrono a determinati supermercati che vendono prodotti internazionali, o anche solo prodotti con etichette “internazionali”, mentre le altre si arrangiano come possono.

Il secondo elemento di difficoltà sono le grandi distanze e la dispersione generale dei quartieri. Sebbene la metro sia efficiente e rapida, gli spostamenti sono comunque un po’ faticosi e c’è sempre tanto da camminare. La rete dei trasporti a Tokyo è molto puntuale e comoda. Tuttavia, i mezzi possono essere affollati, rendendo difficile salire e scendere con il passeggino; in caso, è consigliabile optare per un tipo pieghevole oppure scegliere un marsupio. Per facilitare gli spostamenti da un mezzo all'altro, è comodo avere una scheda prepagata, come una SUICA, acquistabile e caricabile nelle stazioni. Una volta giunti a destinazione, se si tratta di una stazione, può essere consigliabile lasciare il bagaglio superfluo in un armadietto 'coin locker' a pagamento, per il quale si può usare anche la SUICA.
L'Allattamento al Seno in Pubblico: Una Questione di Discrezione
Un impiccio non piccolo, personalmente, è quello di non poter allattare “en plain air” in Giappone. Per le mamme della mia generazione, spesso abituate a una maggiore disinvoltura nell'allattare il pupo al seno ovunque e comunque, quasi come se si rivendicasse un diritto inalienabile, questa pratica qui non si può proprio fare. Questo può generare una certa disdetta, soprattutto per quelle madri a cui è stato insegnato il vincolo sacro veicolato dal latte materno.
La cultura giapponese, che valorizza la discrezione e la privacy, si riflette anche nella pratica dell'allattamento. Anche se la libertà di allattare il proprio figlio è riconosciuta, l'atto stesso è spesso vissuto come un momento intimo che richiede un certo riserbo in spazi pubblici. Tuttavia, si può allattare in pubblico, ma è fortemente consigliato coprire il seno. Questa prassi, sebbene non sia una proibizione assoluta, risponde a una generale attitudine giapponese a evitare le manifestazioni troppo esplicite in pubblico, come i baci, gli abbracci e le strette di mano usate come saluti, o altre manifestazioni pubbliche di affetto.
A sopperire a questa necessità di discrezione, i grandi magazzini, i centri commerciali, le stazioni e i musei sono attrezzati con piccole stanze pulite e fornite per l'allattamento e il cambio dei pannolini. Queste "nursery" sono stanzette dove si può entrare e, fondamentalmente, ci si nasconde dietro vari paraventi e tende affinché quello sia il momento più intimo della giornata con il proprio figlio. A volte, queste sale offrono anche distributori automatici di cibo e bevande per i più piccoli, garantendo un supporto completo per le madri e i loro bambini.

Per una mamma abituata a una figlia che, quando ha fame, non si fa problemi a divulgare pubblicamente la sua voglia di latte gridando e scavando come una forsennata nei vestiti, adattarsi a questa usanza può richiedere tempo e un cambio di abitudini. Le mamme giapponesi, invece, affrontano la genitorialità con un'eleganza ammirevole, portando con disinvoltura tacchi vertiginosi e bambini in braccio, e cambiando i pannolini con unghie che sembrano lezioni di storia dell’arte, con tanto di sfumature e minuscoli affreschi policromi. Sfoggiano gonnelline immacolate, giacchette impeccabili, ciglia lunghissime e mille accessori, rappresentando un modello di eleganza che a volte fa sentire le mamme straniere un gradino sotto.
Questo confronto può essere duro, anche se in Italia ci si dedica con un certo zelo ad arricchire un esercito di estetiste, parrucchiere, gestori di negozi e beauty farm. Alcune maligne dicono che le mamme giapponesi sono sempre così in forma perché, nella maggioranza dei casi, quando si sposano, smettono di lavorare e si dedicano forsennatamente alla famiglia e a se stesse. Anche se una mamma straniera può trovarsi nella stessa condizione di essere a casa, a volte ogni velleità di stile viene abbandonata in favore della filosofia della “praticità innanzitutto”. Il trucco dietro questa eleganza, sebbene difficile da decifrare immediatamente, sembra risiedere altrove nella cultura e nelle abitudini locali.
Viaggiare con i Bambini in Giappone: Consigli Pratici
Per chi visita Tokyo per la prima volta e non parla il giapponese, e ancor di più per chi la visita insieme a dei bambini piccoli, la preparazione è fondamentale.La logistica del bambino include vari aspetti: riscaldare pappe o biberon non è un problema, dal momento che in ogni minimarket ('conbini') e supermarket c'è almeno un forno a microonde. Per chiedere al personale di scaldare qualcosa basta dire: "Sumimasen, atatamete moraemasuka?". La stessa cosa si può chiedere anche nei ristoranti.
I pannolini, chiamati 'omutsu', si trovano facilmente nelle grandi farmacie come Matsumoto Kiyoshi, riconoscibile dal nome scritto sull’insegna dei negozi, o in altri "supermercati" sulle cui insegne ci sia l'ideogramma 薬, che significa "medicinali". Ce ne sono di due tipi: che si chiudono "a strappo" oppure a mutandina lacerabile su entrambi i lati per facilitare il cambio. Per il vestiario, in caso di necessità, da UNIQLO si trova abbigliamento economico sia per bambini che per adulti, mentre i grandi magazzini sono più cari.

Per quanto riguarda l'alloggio e la ristorazione, se serve un lettino con le sbarre, è meglio contattare in anticipo l'hotel, eventualmente chiedendo anche una stanza per non fumatori. Anche per quando si mangia fuori, si può chiedere aiuto al personale dell'hotel, che indicherà o si accerterà personalmente se il ristorante in cui si intende andare è adatto anche ai bambini, a cominciare dalla disponibilità di seggioloni ('hai cea') o sedie per bambini ('kodomo isu').
Etichetta e Consapevolezza Culturale per i Viaggiatori
La cultura giapponese è ricca di usanze e forme di rispetto uniche. Sebbene non sia necessario diventare un maestro, imparare l'etichetta e i protocolli di base può arricchire l'esperienza di viaggio e favorire l'interazione con la gente del posto. La Japan Tourism Agency ha pubblicato "Travel Etiquette for the future", invitando a essere un "responsible traveler" che rispetta l'ambiente locale e le persone.
In generale, i giapponesi sono meno propensi al contatto fisico durante le interazioni quotidiane. Questo vale per baci, abbracci e strette di mano usati come saluti, così come per altre manifestazioni pubbliche di affetto. L'inchino è una forma comune di saluto: camminando per le strade, si noterà gente che annuisce spontaneamente mentre parla al telefono, o uomini d'affari e persino conduttori di treni che fanno inchini lunghi e profondi come una formale dimostrazione di rispetto. Per i non giapponesi, imparare ogni singola regola su come e quando inchinarsi non è necessario, a meno che non ci si trovi in una situazione molto formale. La parola "Sumimasen", che di solito significa "scusa", può essere usata anche come "permesso" e persino "grazie" a seconda del contesto.
La cultura di togliersi le scarpe è profondamente radicata, derivando da una storia di seduta o sonno sui pavimenti in tatami. Il protocollo prevede di togliersi le scarpe nell'area d'ingresso all'interno della porta e di indossare le pantofole da interno fornite, posizionando poi ordinatamente le scarpe nella scatola apposita o di lato. Una volta all'interno, è consuetudine togliersi le pantofole quando si è sui tappeti tatami o si usa il bagno. La maggior parte dei luoghi avrà un paio di pantofole separate nel bagno che si possono indossare per l'occasione.
LE ETICHETTE SOCIALI IN GIAPPONE: da "hikikomori" a "otaku" | Marco Crepaldi
Il Giappone vanta una ricca cultura del bagno in sorgenti termali, onsen, o bagni pubblici chiamati sento. La maggior parte delle strutture ha bagni separati per uomini e donne. In questi luoghi, è fondamentale rimuovere tutti i vestiti prima di entrare. Si deve lavare il corpo con sapone prima di entrare nelle vasche. Le sorgenti termali private spesso forniscono shampoo, bagnoschiuma e asciugamani, ma nei bagni pubblici potrebbe essere necessario noleggiarli o portarli con sé. Ogni doccia ha uno sgabello e un secchio. Si prende posto e si versa acqua calda su di sé usando il secchio. È importante assicurarsi di chiudere l'acqua quando non in uso e di fare attenzione a non schizzare gli altri. La maggior parte dei luoghi ha un poster con le istruzioni, quindi è utile usarlo come riferimento. Una volta puliti, si può entrare nelle vasche. Non si devono mettere asciugamani o altri oggetti nell'acqua, ma posizionarli a lato. È anche consigliabile legare i capelli. Le vasche sono per fare il bagno, non per nuotare. L'acqua nelle vasche potrebbe essere molto calda.
I tatuaggi generalmente non sono ammessi nelle sorgenti termali, nei bagni pubblici, nelle piscine o nelle palestre. Tuttavia, ci sono alcune eccezioni a seconda del tipo di struttura e del proprietario. Non esiste una guida definitiva, ma gli soto-yu (bagni all'aperto) e le sorgenti termali gestite dal comune, inclusi alcuni centri termali regionali, tendono ad essere più tolleranti verso i tatuaggi. Anche i sento locali spesso consentono i tatuaggi. Allo stesso modo, le regole sull'abbigliamento o sugli oggetti consentiti possono variare. Mentre piscine o palestre a volte possono permettere i tatuaggi se coperti da un costume da bagno o una rashguard, le sorgenti termali e i bagni pubblici non consentono alcuna forma di abbigliamento come regola. Detto questo, alcune strutture hanno introdotto sorgenti termali a sesso misto che richiedono di indossare un costume da bagno fornito, chiamato yuami-gi. Se ci si sente a disagio a essere nudi di fronte agli altri o si è preoccupati per i propri tatuaggi, si possono sempre cercare bagni privati a noleggio, chiamati kashikiriburo, o un ryokan (locanda tradizionale giapponese) con camere che dispongono di vasche private.
Per quanto riguarda il cibo, due frasi essenziali sono “Itadakimasu” - detta prima di mangiare e che significa qualcosa come “Sono felice di ricevere questo pasto" - e “Gochisosama-deshita”, detta dopo aver finito un pasto, liberamente tradotta come “grazie per il cibo”. Alcune cose da tenere a mente sono che lasciare avanzi di cibo è malvisto, e chiedere di portare a casa gli avanzi generalmente non è accettato. Il sushi in Giappone si mangia generalmente in due modi: con le bacchette o con le mani. Questa non è una regola ferrea, tuttavia, e molti giapponesi useranno entrambi i metodi a seconda della situazione. In generale, il riso del sushi non dovrebbe essere intinto direttamente nella salsa di soia - solo il pesce sopra - e il wasabi non dovrebbe essere mescolato direttamente nella salsa di soia. Con ramen, udon, soba e altro, il Giappone ha un'abbondanza di deliziosi piatti di noodles da provare. Nella maggior parte dei negozi, i clienti sorseggiano i noodles mentre mangiano.
Infine, mentre parlare a voce preferibilmente bassa sul treno è certamente accettabile, parlare a qualsiasi volume al telefono è generalmente malvisto mentre si viaggia in treno e in autobus. Se si porta un telefono, è consigliabile tenerlo in modalità silenziosa ed evitare di parlarci. Il Giappone ha designato luoghi per fumare in pubblico. Fumare mentre si cammina per strada o gettare le cicche a terra è proibito e può comportare una multa. Le aree designate per fumare all'aperto sono limitate. Se si desidera fumare in pubblico, è bene cercare l'area designata più vicina con un'app sul proprio dispositivo mobile.
L'Allattamento Materno nel Contesto Globale: Storia e Statistiche
Ogni anno, dal 1° al 7 ottobre, si celebra la Settimana mondiale dell’allattamento materno, un evento organizzato dalla World Alliance for Breastfeeding Action (Alleanza mondiale per interventi a favore dell’allattamento). Questa iniziativa propone un tema diverso ogni anno, utile a promuovere e diffondere l’importanza dell’allattamento al seno, che contribuisce a uno sviluppo sano dei bambini.
La pratica dell'allattamento al seno ha mostrato una straordinaria variabilità storica e culturale in diverse parti del mondo, gestita in maniera differente a seconda delle credenze e delle culture di ogni popolo. Nell’antico Egitto, i bambini succhiavano il seno fino ai tre anni, mentre nella biblica terra d’Israele la pratica si estendeva fino ai due anni. A Sparta, nel IV secolo a.C., l’allattamento era addirittura imposto per legge, sottolineando il suo valore civico e sociale. In Finlandia, nel passato, si punivano le donne che non avevano allattato se il loro piccolo moriva prima dei sei mesi, evidenziando una forte responsabilità attribuita alle madri. All’inizio del Novecento, le donne cinesi e giapponesi allattavano i bambini fino a cinque-sei anni, una pratica che oggi potrebbe sembrare inusuale ma che all'epoca era la norma. Il vero record di durata appartiene agli eschimesi, che offrivano il latte ai loro figli fino alla pubertà, dimostrando l'importanza del latte materno per la sopravvivenza in ambienti estremi e per un legame prolungato.
Il confronto con le pratiche attuali in altri Paesi mette in luce sia successi che sfide. In Italia, secondo i dati di La Leche League, l’85% dei bimbi viene allattato alla nascita, ma solo il 19% prosegue per i quattro-sei mesi consigliati, rivelando la necessità di un maggiore supporto. Negli ospedali italiani, nonostante l'allattamento al seno sia promosso, non esiste una solida rete di sostegno per le neo-mamme, il che potrebbe spiegare il calo delle percentuali a lungo termine.

Al di fuori dell'Italia, le tendenze globali sono varie. In Namibia, l’allattamento al seno è pratica comune, con il 71% dei bambini namibiani allattati al seno alla nascita. Il Perù rappresenta un esempio virtuoso, dove il 97% delle mamme peruviane allattano al momento della nascita e il 60% allatta esclusivamente al seno fino ai cinque mesi del bimbo. Un impressionante 95% allatta al seno per una media di 20 mesi. Il Perù è stato anche uno dei primi Stati a firmare i documenti dell’OMS per restringere il marketing dei prodotti artificiali, dimostrando un impegno politico concreto a favore dell'allattamento materno.
Al contrario, in Sierra Leone, dove la mortalità infantile è molto alta, l’allattamento al seno è bassissimo. Si crede, per credenza popolare, che il colostro sia velenoso, e di conseguenza sono introdotti prestissimo i cibi solidi, con effetti negativi sulla salute dei neonati. Anche in India, si crede che il colostro sia velenoso e viene scartato, privando i neonati dei suoi importanti benefici. In Australia, i bambini vengono svezzati con cibi solidi già a cinque mesi di vita. Nel Laos, vi è un’alta mortalità infantile relativa a un allattamento al seno inappropriato e all’introduzione prematura di cibi solidi, evidenziando come le pratiche di allattamento siano cruciali per la sopravvivenza infantile. Il Marocco, invece, è uno dei Paesi dove l’allattamento al seno è una pratica storicamente condivisa, e in alcune zone ancora oggi, rappresenta un elemento culturale forte.
Un esempio particolarmente unico e interessante ci viene dalla tribù nomade di cacciatori africani, i Pigmei Aka. Essi hanno rivoluzionato l’idea di allattamento, estendendolo anche agli uomini, poiché per loro i ruoli di donne e uomini sono totalmente intercambiabili. Capita, allora, che mentre le donne sono a caccia, gli uomini si occupino dei bambini, anche allattandoli in attesa del ritorno delle madri, un adattamento sociale che sottolinea la flessibilità dei ruoli genitoriali e l'importanza della cura condivisa del bambino.
Questi esempi dimostrano come l'allattamento al seno sia una pratica profondamente influenzata da fattori culturali, storici, sociali ed economici, e come le politiche di salute pubblica possano giocare un ruolo fondamentale nel promuovere pratiche ottimali per la salute dei bambini a livello globale.

Il Clima di Tokyo e la Gestione del Caldo per le Famiglie
Il clima di Tokyo, soprattutto durante i mesi estivi, presenta un'altra serie di sfide per i genitori e i loro piccoli. Luglio, per esempio, segna l'inizio di un caldo umido, serpeggiante, che fa un po’ effetto “bagno turco”. Questo si manifesta in un’omogenea patina di sudore che copre il viso, il collo, le mani e altre parti del corpo. In determinati momenti, anche una mamma non abituata può desiderare ardentemente quella pezzuolina colorata che ogni essere umano di nazionalità giapponese nasconde in tasca, un vero e proprio simbolo istituzionale della cultura locale per affrontare l'umidità.
Per i bambini, il caldo può essere particolarmente fastidioso. A fronte di situazioni come macchie sul passeggino dovute al sudore, esiste un rimedio made in Japan: una specie di imbottitura che si mette in frigo e che si infila tra la schiena del bambino e lo schienale del passeggino per tenerlo fresco. Questo approccio ingegnoso alla praticità è un esempio di come la cultura locale abbia sviluppato soluzioni per affrontare le specificità del clima. Per gestire il caldo, le famiglie cercano di evitare di uscire nelle ore centrali della giornata, preferendo le prime ore del mattino o il tardo pomeriggio, quando le temperature sono più miti e l'esposizione al sole è ridotta.

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