L'Allattamento nella Cultura Africana: Tra Antiche Tradizioni, Sfide Contemporanee e la Saggezza Millenaria delle Madri

L'allattamento materno, un pilastro fondamentale per la salute e lo sviluppo infantile in ogni cultura, assume in Africa una risonanza particolare, intessuta in un ricco mosaico di tradizioni, pratiche ancestrali, sfide socio-economiche e una profonda saggezza tramandata di generazione in generazione. Questa pratica, che nutre il corpo e lo spirito, si confronta oggi con contesti complessi, dal superamento di credenze potenzialmente rischiose all'adattamento in scenari di crisi umanitaria, fino a rivelare legami sorprendenti con i comportamenti dei nostri antenati più remoti. L'esperienza di INTERSOS nel nord-est della Nigeria, le scoperte sull'Australopithecus africanus, e le commoventi testimonianze di professionisti e madri africane, offrono una panoramica sfaccettata e profonda di questo atto universale.

La Nascita e il Primo Latte: Tra Tradizione e Scienza Moderna nel Nord-Est della Nigeria

Il percorso dell'allattamento in alcune comunità africane inizia talvolta con un confronto tra pratiche culturali consolidate e le raccomandazioni sanitarie moderne. Un esempio significativo emerge dalle regioni del nord-est della Nigeria, dove organizzazioni come INTERSOS operano per fornire assistenza vitale. In un evento toccante, il 17 febbraio di un anno fa, una giovane donna di nome Falmata è entrata nella struttura sanitaria di INTERSOS a Bama, nel nord est della Nigeria, in preda a evidenti dolori e in procinto di partorire. Dopo essere stata visitata e assistita, Falmata ha partorito una bambina sana. Subito dopo però, si è rifiutata di allattarla. Questo rifiuto era radicato in una tradizione locale secondo cui il primo latte materno, il colostro, non è sano e dovrebbe essere tirato e gettato via.

Queste pratiche culturali e tradizionali, come quella di privare il bambino delle sostanze nutritive contenute nel latte materno, sono in realtà rischiose e rappresentano una grande sfida in comunità come quella di Bama, nello Stato del Borno, dove INTERSOS sta fornendo assistenza sanitaria e nutrizionale a madri e bambini. Il colostro, infatti, è ricco di anticorpi e nutrienti essenziali che offrono una prima, fondamentale protezione al neonato. Prima dell'arrivo di INTERSOS, la comunità aveva più fiducia nelle donne che aiutavano le partorienti a far nascere i loro bambini a casa, piuttosto che nei professionisti che lavorano negli ospedali. Questa preferenza per le ostetriche tradizionali, sebbene radicata nel tessuto sociale, spesso significava la mancanza di accesso a cure mediche essenziali e informazioni salvavita.

Mappa del nord-est della Nigeria con indicazione dello Stato del Borno

Tuttavia, l'impegno costante nell'educazione sanitaria sta portando a un cambiamento positivo. Bawagana di Bulama Zaye, a Bama, è una delle donne che hanno beneficiato di queste sessioni di educazione. "Sono felice di avercela fatta dopo due giorni di travaglio prolungato. La mia bambina è viva e il latte materno che le ho dato le ha fatto bene", ha detto Bawagana all’ostetrica di INTERSOS che ha fatto nascere i suoi gemelli nella clinica. Questa testimonianza evidenzia l'efficacia dell'intervento e la capacità delle madri di adottare pratiche migliori una volta informate. La paura di pagare per il parto in ospedale era un altro fattore che impediva alle madri incinte di accedere alle cure mediche. "Abbiamo dovuto insistere molto perché Bawagana venisse in clinica", ha raccontato Victory, infermiera di INTERSOS. Questi ostacoli, sia culturali che economici, vengono affrontati attraverso un lavoro paziente e di fiducia, fondamentale per garantire un'assistenza adeguata.

Il contesto più ampio in cui si inseriscono queste iniziative è quello di una crisi prolungata. Il conflitto nel nord-est della Nigeria, che infuria da 13 anni, sta provocando l’aumento dei bisogni primari per moltissime persone: servono servizi legati all’igiene, accesso alla salute, cibo e trattamenti legati alla nutrizione. Da settembre 2019, INTERSOS sta fornendo assistenza sanitaria e nutrizionale d’emergenza a circa 114mila sfollati e a più di 99mila comunità ospitanti nelle aree di governo locale di Ngala, Bama, Dikwa, Magumeri e Monguno nello Stato del Borno. In questo scenario di fragilità, la promozione di pratiche corrette di allattamento al seno diventa ancora più cruciale per la sopravvivenza e la salute dei bambini.

L'Allattamento Materno nel Profondo Passato: Le Radici nell'Australopithecus africanus

Per comprendere appieno la profondità e l'importanza dell'allattamento materno, è utile guardare non solo alle pratiche contemporanee, ma anche alle sue radici evolutive, che affondano milioni di anni fa. La dieta dei nostri antichi parenti Australopithecus africanus, vissuti in Sud Africa più di due milioni di anni fa, era principalmente costituita da frutta, foglie, erbe e qualche radice. Ma cosa mangiassero i loro piccoli non era del tutto chiaro, così come sfuggiva, finora, come questa specie allevasse la propria prole.

Una ricerca pubblicata su Nature ha gettato nuova luce su questo aspetto fondamentale, rivelando che le mamme di A. africanus allattavano i figli per circa un anno, in maniera simile ai parenti del genere Homo. Questa scoperta aggiunge un tassello in più alla comprensione sulla natura e sull'evoluzione delle cure parentali all'interno del nostro albero genealogico. Il team di ricercatori, tra cui figura anche l'antropologo fisico Stefano Benazzi dell'Università di Bologna, è riuscito a ricostruire il comportamento delle mamme di A. africanus analizzando la distribuzione di alcuni elementi chimici nei denti fossili di questa specie. I denti, infatti, sono una risorsa preziosa per leggere nel passato, perché ne tengono traccia. "Si osservano delle linee di crescita annuali durante la mineralizzazione dei denti", racconta Benazzi, "e alcuni degli elementi presenti in traccia nei denti sono molto legati all'alimentazione". Di fatto è possibile leggere le diverse fasi di sviluppo di un individuo negli strati di dentina e smalto.

Ricostruzione artistica di Australopithecus africanus con il suo piccolo

Secondo quanto osservato, per circa un anno le mamme allattavano la prole. Lo facevano continuamente almeno per circa 6-9 mesi, dopo di che cominciava il periodo di svezzamento con l'integrazione di cibi diversi, via via ad aumentare fino all'anno d'età. Ma i denti di A. africanus raccontano anche dell'altro: la deposizione di alcuni elementi chimici, come bario, calcio e litio, sembra variare ciclicamente. L'ipotesi più plausibile, raccontano i ricercatori, è che le mamme di A. africanus tornassero ad allattare i figli nei periodi di magra, quando le risorse nell'ambiente scarseggiavano. Questo comportamento è simile a quanto osservato per gli oranghi e nei babbuini, probabilmente a causa delle fluttuazioni stagionali nell'ambiente. "Negli oranghi", riprende Benazzi, "questo comportamento è stato osservato fino a 8-9 anni, nelle australopitecine la ripresa dell'allattamento sembra potesse continuare fin verso i 5-6 anni".

Questi dati ci dicono che l'investimento nelle cure parentali di A. africanus era piuttosto considerevole. "I risultati delle nostre analisi suggeriscono, per la prima volta, l’esistenza in Australopithecus di un legame madre-bambino piuttosto esteso", ha spiegato l'italiano Luca Fiorenza della Monash University, in Australia, tra gli autori del paper. "Si tratta della prima prova diretta del ruolo materno in uno dei nostri primi antenati, e contribuisce alla nostra comprensione della storia delle dinamiche familiari e dell’infanzia". Un allattamento così prolungato, in dipendenza di un ambiente variabile, potrebbe avere avuto ripercussioni importanti per il destino della specie, spiega Benazzi. "Quando la madre continua ad allattare così a lungo si abbassa la fecondità e dunque si osserva una riduzione nella prole, con un aumento degli anni che corrono tra un figlio e l'altro. E la riduzione della prole riduce anche la possibilità demografica della specie". In quel periodo, per esempio, comparvero i parantropi e il genere Homo, continua Benazzi. "Se le nuove specie risposero ai cambiamenti climatici in modi diversi, le problematiche demografiche di A. africanus potrebbero essere state un vero svantaggio per la loro sopravvivenza". Questa prospettiva evolutiva ci ricorda come l'allattamento sia stato, fin dalle origini, un fattore determinante non solo per l'individuo, ma per l'intera specie.

La Maternità Africana: Una Dedizione Naturale e Profonda

La maternità in Africa, come osservato da chi ha vissuto e lavorato a lungo nel continente, è un fenomeno di straordinaria profondità e naturalezza. Massimo Serventi, un medico pediatra con 26 anni di esperienza in Tanzania, Mozambico, Uganda e Sri Lanka, descrive con enfasi la resilienza intrinseca del continente, affermando che "L’Africa non morirà mai. La vita prevarrà sempre, su malattie, AIDS, malnutrizione". Questa vita è preservata e data con naturalezza dalle donne africane, che mostrano una fiducia nel futuro che a molti sembra mancare, incoraggiando così l'impegno globale a favore della guarigione e della vita.

A loro, dice Serventi, dovrebbe andare il riconoscimento delle nazioni del mondo. Dopo 26 anni di vita e lavoro in Africa, Serventi è quotidianamente affascinato dal comportamento delle madri africane nei confronti dei loro figli. Il suo lavoro di pediatra lo porta a interagire costantemente con la mamma del bambino malato, e per ottenere fiducia e collaborazione, è essenziale conoscerne lingua, credenze, ansie e cultura. La sua conoscenza della pediatria si traduce in prescrizioni, ma il resto della cura, della nutrizione, dell'affetto e dell'attenzione ricade sulle spalle della madre, e non è poco. Le madri africane, quelle ugandesi di oggi, quelle tanzaniane di ieri, sono veramente brave, capaci, di buon senso. E soprattutto Madri, con l’infinita pazienza amorevole con cui con-vivono con il figlio malato.

Ospedale St. Joseph, per le comunità rurali – Blantyre (Malawi)

Credo che la naturale dimestichezza con cui trattano i figli provenga alle madri africane dalla scuola di vita, e non dai libri. Ovvero, dai molti anni passati da ragazzette a occuparsi dei fratellini. Sono cresciute in un contesto culturale-famigliare che le voleva un giorno genitrici e madri. Una volta che lo saranno, perderanno il loro nome di nascita e si chiameranno con il nome del nuovo-nato, ad esempio, mamma Janet, mamma Charles, mamma Peter. Questo cambiamento di nome non è solo una formalità, ma simboleggia l'integrazione completa della madre nel suo nuovo ruolo identitario, un riconoscimento della sua funzione vitale all'interno della famiglia e della comunità.

L'Allattamento: Un Atto Naturale e Simbiotico

L'allattamento è uno degli aspetti più affascinanti di questa maternità africana. La naturalezza di questo atto così umano lascia l’osservatore incantato. Il bimbo succhia anche 50 volte al giorno, quando vuole, per fame, per sentirsi amato, per rasserenarsi. La madre "sembra" avvertire questa esigenza, l’asseconda, ne fa parte completamente, in un binomio stretto. Allatta non per "dovere", non per sfamare tout court ma anche per suo piacere, per dare e ricevere amore. L’allattamento materno preserva il bambino dalle infezioni: pur vivendo in ambiente sporco e malsano riesce a superare i primi 2 anni di vita indenne proprio grazie al latte materno che lo nutre, un meccanismo di difesa naturale che è incredibilmente efficace.

La Manipolazione e la Cura del Neonato

Anche la manipolazione del bimbo rivela una naturalezza affascinante. Il piccolo "sembra" influenzare la madre a trovare le posizioni che preferisce. Già a 3 mesi viene messo sulla schiena, avvolto da pezzi di stoffa, e ci resta benissimo. Questo funge da un marsupio alla buona, ma caldo e così saggio: dalle spalle di sua madre potrà vedere e vivere il mondo sentendosi protetto, al sicuro.

La cura si estende anche ai più vulnerabili. I prematuri, piccolini di 1 chilo o poco più, sono gestiti anch'essi con la cura e buon senso che la loro fragilità richiede. La madre sa essere incubatrice, sa tenerli al caldo, sa nutrirli spremendosi le mammelle, ricavandone latte che inietta nel sondino naso-gastrico quando il bimbo non succhia bene. Latte di donna, sterile, caldo, vivo: molti bimbi sopravvivono, crescono, sono dimessi quando raggiungono 1500 grammi. La madre, prima dell’infermiera o del pediatra, sa riconoscere i segnali di pericolo, piccoli cambiamenti nell’appetito o nelle funzioni intestinali che solo se corretti in tempo faranno aumentare le possibilità di sopravvivenza. Spesso i prematuri sono gemelli, magari di 1 chilo di peso ciascuno: la madre riesce a gestirli entrambi, spesso una sorella o la nonna aiutano, nella solita naturalezza di attenzione e cura.

Nutrizione e Resilienza

Nonostante i notevoli sforzi delle madri, i bambini malnutriti esistono ancora. Errori nutrizionali e false credenze sulla scelta dei cibi sono presenti e devono essere corretti. Non mi sento però di scrivere che le madri africane non sanno nutrire i loro figli. Lo sanno fare, ma a volte le condizioni di grave povertà, la morte di un genitore, un anno di siccità, malattie ricorrenti di bimbo e madre, fanno precipitare uno stato nutrizionale già precario. Di fatto, con il poco che hanno, le madri africane riescono a far crescere i loro figli, molte ancora allattano fino a 2 anni preservandoli da malattie diarroiche e polmonari.

È bello assistere all’attività di controllo del peso in un villaggio: le mamme guardano con ansia l’oscillare dell’ago della bilancia, sorridono orgogliose quando sono informate che il bimbo sta crescendo bene. I loro piccoli possono essere vestiti di stracci, possono essere sporchi, ma i più sono paffuti, vivaci, ben nutriti. Mi piace elogiarle in pubblico del lavoro fatto, del bimbo che cresce bene: se ne vanno sorridenti, orgogliose. Questo riconoscimento pubblico rafforza la loro dedizione e la consapevolezza dell'importanza del loro ruolo.

Il Bambino Malato: Pazienza e Dignità

La dedizione delle madri africane si manifesta con particolare intensità quando un bambino è malato. Credo che sia lo stesso per tutte le madri del mondo: la dedizione, l’instancabile e infinita dedizione, perseveranza, pazienza che io vedo esercitate nei reparti di pediatria appaiono incredibili. Un osservatore maschio rimane interdetto e affascinato. Nei reparti pediatrici, spesso, ci sono in media due mamme per letto, a volte tre, con i rispettivi bambini. È mirabile assistere a come sanno muoversi, allattare, pulire, nutrire i figli in un ambiente di calma, serenità, senza litigare, anzi aiutandosi a vicenda. Affrontano la malattia del figlio con compostezza: non sono assillanti, chiedono mettendosi in ginocchio, sanno riferire in tempo i segnali di aggravamento della malattia, eseguono con cura le prescrizioni e indicazioni di medici o infermiere, accettano la morte del figlio con maturità e dignità, pur nel dolore e senso di lacerazione immensi.

Massimo Serventi considera un onore e una fortuna svolgere il suo lavoro fra le madri africane e tramite esso poter alleviare le loro apprensioni per la malattia del figlio. Il servizio che svolge gratifica appieno la sua dignità di pediatra e di uomo. Sfida chiunque a non commuoversi e inorgoglirsi quando una madre ringrazia e lascia il reparto con il bimbo guarito. Le madri che incontra quotidianamente gli permettono di capire il senso della dedizione, della pazienza, della saggezza. Quando è stanco e tende a perdere il sorriso e la cortesia, si sforza di ricordarsi dei loro sforzi, della loro pazienza e perseveranza. L'Africa, attraverso queste madri, continua a dimostrare la sua indomita forza vitale. "L’Africa non morirà mai. La vita prevarrà sempre, su malattie, AIDS, malnutrizione. La vita che le donne africane, da sempre e con naturalezza, sanno dare e preservare." Mostrando la fiducia nel futuro che a noi sembra mancare, ci incoraggiano a continuare nel nostro impegno in favore della guarigione e della vita. A loro dovrebbe andare il riconoscimento delle nazioni del mondo, e non solo africane; il loro esempio, il loro amore per la vita che nasce e cresce fra le loro braccia andrebbero esaltati, celebrati. Spesso si riportano i dati della mortalità infantile e si dimentica che per un bimbo che muore altri 9 sopravvivono e crescono grazie alle loro madri.

Il Silenzio Gioioso: Una Prospettiva Keniana sull'Allattamento e la Crescita

Approfondendo ulteriormente la comprensione delle dinamiche dell'allattamento e della cura infantile in Africa, la testimonianza di J. Claire K. Niala, osteopata keniota ma inglese d'adozione, offre una prospettiva intima e rivelatrice. Niala, nata e cresciuta in Kenya e Costa d'Avorio fino all'età di 15 anni, poi trasferitasi nel Regno Unito, ha sempre saputo di voler crescere i suoi figli a casa, in Kenya. Rimane in lei la convinzione che la vita non sia completa senza figli e che i bambini sono una benedizione a cui è da folli rinunciare.

La sua gravidanza iniziò nel Regno Unito, e con essa arrivò una tale spinta a tornare a casa, che al quinto mese aveva già venduto il suo studio, messo a punto una nuova attività, cambiato casa e continente. Quando si scoprì in attesa, fece quello che la maggior parte delle donne incinte nel Regno Unito avrebbe fatto: divorava libri come "Our Babies, Ourselves", "Amarli senza se e senza ma", tutti i libri di W. Sears, e l'elenco potrebbe continuare. Tuttavia, la sua nonna commentò poi che i bambini non leggono libri e che tutto quello che doveva fare era "leggere" il suo bambino. Tutto quello che leggeva, però, diceva che i bambini africani piangono meno dei bambini europei.

Una volta a casa, in Kenya, Niala si mise ad osservare. Tendeva lo sguardo per vedere madri e bambini, ed erano ovunque, anche se i neonati africani sotto al mese e mezzo di vita rimanevano per lo più a casa. La prima cosa che notò fu che, nonostante la loro ubiquità, era in realtà molto difficile "vedere" davvero un neonato keniano. Di solito sono incredibilmente ben avviluppati, prima di essere portati in braccio o fasciati sulla loro mamma, e a volte sul papà. Anche i più grandini, fasciati sulla schiena degli adulti, vengono ulteriormente protetti dall'esterno da un telo di grandi dimensioni. Saresti già fortunato a scorgere un arto, figuriamoci un occhietto o il naso. Il modo in cui vengono fasciati è come la replica di un utero, un ambiente sicuro e avvolgente che ricorda l'intimità della gestazione.

Madre africana che porta il suo bambino fasciato sulla schiena

La seconda osservazione che fu chiara era legata a una differenza culturale profonda. Nel Regno Unito è dato per assunto che i bambini piangano, il pianto è connaturato al bambino. In Kenya, è esattamente il contrario: è dato per assunto che i bambini non piangono. Se lo fanno è segno di qualcosa di terribilmente sbagliato e occorre agire immediatamente per porre rimedio, rimuovere la causa. La cognata inglese di Niala una volta disse: "Alla gente qui non piace proprio che i bambini piangano, vero?".

Tutto diventò molto più chiaro quando finalmente partorì e arrivò la nonna dal villaggio a trovarla. In effetti, la sua bambina piangeva abbastanza spesso. Esasperata e stanca, dimenticò tutto quello che aveva mai letto e, a volte, voleva piangere con lei. Ma per la nonna era molto semplice: "Nyonyo!", "Dalle il tuo seno!", era la sua risposta ad ogni singolo vagito. C'erano momenti in cui era un pannolino bagnato, oppure in cui voleva venire in braccio, o aveva bisogno di fare un ruttino, ma per lo più voleva solo stare al seno, e non importava se voleva mangiare o se aveva solo bisogno di un momento di conforto. All'improvviso fu chiaro il segreto non così nascosto del silenzio gioioso dei bambini africani. Si trattava di una simbiosi fatta per soddisfare i bisogni.

A circa quattro mesi, quando un sacco di mamme di città iniziano ad introdurre i cibi solidi nel rispetto degli schemi di svezzamento, la figlia di Niala tornò a un ritmo di suzione da neonato: la allattava ogni ora, fu uno shock totale. La maggior parte delle mamme, nel gruppo madri-neonati che frequentava, aveva diligentemente iniziato a introdurre la crema di riso per allungare il tempo fra le poppate, e tutti i professionisti coinvolti nella vita dei loro figli, pediatri, anche doule, dicevano che andava bene: le mamme avevano bisogno di riposo, avevano già fatto davvero tanto arrivando a quattro mesi di allattamento esclusivo al seno. Così Niala chiamò sua nonna. Lei si mise a ridere e le chiese se avesse ricominciato a leggere libri. "Fai quello che hai fatto fin'ora, semplicemente nyonyo", fu la saggezza della nonna.

Presto Niala scoprì che si stava trasformando, del tutto involontariamente, in un servizio di sostegno informale per altre mamme di città. Il suo numero di telefono cominciò a girare fra le mamme e spesso, mentre allattava la sua bimba, si sentiva pronunciare le parole: "Sì, continua ad allattarlo. Sì, anche se lo hai appena allattato. Sì, succede che non riesci a trovare il tempo di toglierti il pigiama in tutta la giornata. Sì, hai bisogno di mangiare e bere come un cavallo".

Una settimana prima che la sua bimba compisse cinque mesi, tornarono in Inghilterra per un matrimonio e per presentarla a familiari e amici. Non aveva particolari esigenze e così fu semplice continuare a seguire i suoi schemi di poppata. Al matrimonio, a tavola, le persone vicine a loro osservarono: "che bimba tranquilla - certo che l'allatti ancora tanto". Niala non disse nulla, ma quando un'altra signora commentò: "anche se ho letto da qualche parte che i bambini africani non piangono quasi mai", la connessione tra la pratica e il risultato divenne ancora più evidente.

Le lezioni apprese da J. Claire K. Niala e dalle madri africane sono semplici ma profonde: dormire insieme al bambino (co-sleeping), fare dell'allattamento la propria priorità, in particolare durante gli scatti di crescita, e accettare da quelli intorno a sé tutto l'aiuto possibile. E soprattutto, "Leggi il tuo bambino, non i libri", perché l'allattamento al seno non è lineare, va su e giù o è circolare, adattandosi alle mutevoli esigenze del neonato e della madre. Queste intuizioni, radicate in secoli di pratica e osservazione, offrono un modello prezioso di cura infantile che merita di essere ascoltato e valorizzato in tutto il mondo.

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