Quando un neonato o la sua mamma non stanno bene, sorge spesso il dubbio sulla sicurezza e sull'opportunità di continuare l'allattamento al seno. La buona notizia è che, in caso di malattia, l'allattamento al seno può avere molti benefici per entrambi, fungendo da scudo protettivo e fonte inesauribile di conforto. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce da tempo i benefici dell'allattamento esclusivo sul corretto sviluppo del bambino e sulla prevenzione di numerose malattie, considerandolo uno degli obiettivi prioritari di salute pubblica a livello mondiale. L'OMS raccomanda l'allattamento in maniera esclusiva fino al compimento del sesto mese di vita, e sottolinea come il latte materno debba rimanere la scelta prioritaria anche dopo l'acquisto di alimenti complementari, fino ai due anni di vita ed oltre, e comunque finché mamma e bambino lo desiderino. L'Unicef, dal canto suo, ricorda che la diffusione dell'allattamento potrebbe evitare ogni anno nel mondo la morte di 1,4 milioni di bambini.

Il Latte Materno: Una Difesa Immunitaria Impareggiabile
Sapevi che allattando al seno il tuo bambino è meno soggetto ad ammalarsi? Sebbene il latte materno non lo tenga completamente indenne da malattie, le sue proprietà protettive fanno sì che i bambini allattati al seno si ammalino con minor frequenza e si riprendano più velocemente rispetto ai bambini alimentati con latte in polvere. Il latte materno contiene elementi antibatterici e antivirali, fondamentali per la difesa dell'organismo immaturo del neonato. A seconda di quanto si protrae il periodo dell'allattamento, si riduce il rischio del bambino di contrarre raffreddori e influenza, infezioni delle vie respiratorie e dell'orecchio, nausea e diarrea. Inoltre, gli scienziati stanno studiando il potenziale del latte materno quale trattamento per patologie che vanno dalla congiuntivite al cancro.
Il latte materno rappresenta l’alimento perfetto: contiene in proporzioni bilanciate tutti i nutrienti, le sostanze bioattive e i microrganismi benefici dei quali il bambino ha bisogno dalla nascita e nel corso della crescita. Nello specifico, sono contenuti nutrienti quali proteine, zuccheri, oligosaccaridi, vitamine, grassi che soddisfano perfettamente le necessità del piccolo. Da studi recenti è stato evidenziato che attraverso il latte materno vengono trasmessi dei batteri che contribuiscono allo sviluppo della normale flora batterica intestinale, determinante nel proteggere il bambino da infezioni nel breve periodo; questo si è visto molto bene nei bambini prematuri ricoverati in terapia intensiva neonatale.
Sorprendentemente, la composizione del latte materno cambia quando il bambino si ammala. Quando la mamma è esposta a un'infezione batterica o virale, il suo corpo produce anticorpi per combatterla; questi anticorpi vengono poi trasferiti al bambino attraverso il latte. Anche i livelli di cellule immunitarie, chiamate leucociti, presenti nel latte aumentano rapidamente quando il bambino non sta bene, offrendo una protezione mirata e potenziata. Attraverso il latte materno, oltre ai batteri buoni, la mamma trasmette al piccolo anticorpi che lo proteggono da numerose infezioni, come quelle respiratorie e gastrointestinali. Negli ultimi anni, con la pandemia da Sars-CoV2, numerosi studi hanno dimostrato l’effetto protettivo dell’allattamento al seno nei figli di mamme COVID-19 positive, tant’è che la vaccinazione anti-COVID19 è fortemente raccomandata durante l’allattamento per la possibilità di trasmettere gli anticorpi che neutralizzano il virus al neonato, anticorpi trasmessi anche attraverso la placenta in caso di vaccinazione negli ultimi due trimestri di gravidanza.

Allattamento al Seno Quando il Neonato è Malato: Cura, Conforto e Strategie Adattive
Sì, è possibile allattare al seno un neonato malato. L'allattamento al seno offre ai bambini malati la possibilità di guarire rapidamente, oltre a confortarli profondamente. Il latte materno contiene anticorpi, globuli bianchi, cellule staminali ed enzimi protettivi che combattono le infezioni favorendo il processo di guarigione. Inoltre, possiede un equilibrio di vitamine e sostanze nutritive che si adatta costantemente, aiutando il bambino a stare meglio il più rapidamente possibile. Questo si traduce in meno giorni di malattia e visite mediche per entrambi. Come afferma Sarah Beeson, assistente sanitario e infermiera dal Regno Unito: "L'allattamento al seno fornisce al tuo bambino tutto ciò di cui ha bisogno quando è malato; è la sua medicina, il suo alimento, la sua bevanda, nonché il suo conforto. È la cosa migliore al mondo per il tuo neonato".
Inoltre, poiché il latte materno è facilmente digeribile, rappresenta anche l'alimento ideale per i bambini con problemi al pancino. "Mia figlia ha contratto il norovirus quando aveva 12 mesi e il latte materno era l'unica cosa che riusciva a digerire", ricorda Maya, due figli, dalla Spagna. Avevo svezzato mia figlia naturalmente passando a una poppata al giorno prima di andare a dormire, ma l'effetto "domanda e offerta" che ha generato allattarla più spesso è stato sorprendente. Nel giro di 48 ore la mia produzione era ai livelli di quella lattiero-casearia! Il latte materno ha salvato la mia bambina dalla flebo".
Considera che potresti dover modificare il modo in cui allatti il tuo bambino mentre è malato. Ad esempio, un bambino che ha il raffreddore potrebbe voler alimentarsi più spesso, ma per periodi più brevi, sia per conforto sia perché il naso bloccato può rendere più difficile rimanere attaccato a lungo al seno. Se il bambino ha il naso chiuso potrebbe preferire essere allattato in posizione eretta; pertanto potresti sperimentare posizioni di allattamento diverse per facilitare la respirazione e la suzione.
Come allattare di notte
Cosa fare se il bambino è troppo malato per attaccarsi al seno?
A volte, quando un bambino sta molto male, potrebbe non avere l'appetito o l'energia necessari per nutrirsi. Se hai difficoltà ad allattarlo, è fondamentale contattare un professionista sanitario, un consulente o uno specialista dell'allattamento al seno per evitare che si disidrati. Potrebbero consigliarti di estrarre un po' di latte per alimentarlo da una siringa, una tazza oppure suggerirti un altro metodo che richiede il minimo sforzo da parte sua. Inoltre, estrarre nei momenti in cui normalmente allatteresti al seno manterrà stabile la tua produzione di latte. Se sei preoccupata per la salute del tuo bambino o hai dubbi sulla sua assunzione di latte, consulta rapidamente un medico, poiché una pronta diagnosi e un adeguato supporto possono fare la differenza nel processo di guarigione.
La Mamma Malata e l'Allattamento: Sicurezza, Auto-Cura e Igiene Fondamentale
Sebbene potrebbe essere l'ultima cosa che ti andrebbe di fare, è consigliabile continuare ad allattare quando sei affetta dalle malattie più comuni. Se hai il raffreddore o l'influenza, la febbre, la diarrea e il vomito o la mastite, continua ad allattare normalmente. Non contagerai il tuo bambino attraverso il latte materno; infatti, come già menzionato, esso contiene anticorpi che riducono il rischio che contragga lo stesso virus. "Allattare al seno in caso di malattia non soltanto è sicuro, ma è anche una buona idea. In realtà, il tuo bambino è la persona che ha meno probabilità di contrarre i tuoi problemi di pancia o il raffreddore, essendo già a stretto contatto con te e ricevendo una dose giornaliera degli anticorpi protettivi dal tuo latte," afferma Sarah Beeson.
Tuttavia, essere malate e continuare ad allattare può essere estremamente faticoso. Dovrai prenderti cura di te per riuscire ad accudire il tuo bambino. Mantieniti idratata, mangia quando puoi e ricorda che il tuo corpo ha bisogno di maggior riposo. Rilassati sul divano e stringiti al tuo bambino per qualche giorno, chiedendo ai familiari o agli amici di aiutarti ad accudirlo, quando possibile, in modo da concentrarti sulla tua guarigione. "Non preoccuparti per la tua produzione di latte: non si ferma. L'importante è che tu non interrompa bruscamente l'allattamento, perché correresti il rischio di contrarre la mastite", aggiunge Sarah. L'improvvisa interruzione dell’allattamento, infatti, può generare problemi di salute e di comportamento sia nel bambino (agitazione, pianto, difficoltà ad alimentarsi), che nella madre (ansia, rischio di ingorgo e mastite).
Una buona igiene è importante per ridurre al minimo il rischio di diffusione della malattia. Lava le mani con il sapone prima e dopo aver alimentato il tuo bambino, aver preparato o consumato il cibo, essere andata in bagno o aver cambiato i pannolini. Tossisci e starnutisci in un fazzoletto, o nella parte interna del gomito (non nelle mani) se non ne hai uno a portata di mano, e lavati o sanifica sempre le mani dopo aver tossito, starnutito o esserti soffiata il naso. Queste pratiche, seppur semplici, sono essenziali per proteggere il tuo piccolo e gli altri membri della famiglia.
Gestione dei Farmaci Durante l'Allattamento: Linee Guida e Precauzioni Necessarie
La questione dell'assunzione di farmaci durante l'allattamento al seno è spesso fonte di preoccupazione per le mamme. È importante sapere che, durante l'allattamento al seno, è possibile assumere paracetamolo, ibuprofene e alcuni antibiotici, purché ci si rivolga a un professionista sanitario e si seguano attentamente le istruzioni di dosaggio. È però fondamentale ricordare che l'ibuprofene ha controindicazioni per le mamme che soffrono di asma, e che alcune condizioni preesistenti della madre potrebbero influenzare la scelta del farmaco più adatto.
In passato, era stato consigliato alle mamme di evitare l'aspirina; tuttavia, un recente studio ha indicato che assumere l'aspirina a basse dosi può essere sicuro durante l'allattamento al seno. Nonostante ciò, dosi elevate sono state associate a una condizione rara ma grave nei neonati chiamata sindrome di Reye; pertanto, è consigliabile discuterne sempre l'uso con il tuo consulente sanitario per una valutazione personalizzata del rischio-beneficio. È invece sconsigliabile l'uso di antidolorifici più forti con prescrizione medica, come la codeina e il tramadolo, a causa dei loro potenziali effetti sul neonato.
Considerando il costante aggiornamento di linee guida e raccomandazioni, in caso di dubbi il tuo consulente sanitario o farmacista potranno fornirti maggiori informazioni su farmaci specifici e sulle loro interazioni con l'allattamento. È inoltre cruciale prestare attenzione ad alcuni rimedi per il raffreddore, l'influenza e la tosse, in quanto possono contenere decongestionanti o espettoranti che potrebbero ridurre la tua produzione di latte. Nello specifico, non assumere farmaci che contengono fenilefrina, fenilpropanolamina o guaifenesina presenti nell'elenco degli ingredienti. Inoltre, è buona norma evitare l'assunzione di farmaci che causano sonnolenza durante l'allattamento al seno, poiché potrebbero compromettere la tua capacità di accudire il bambino.

"Controlla la confezione e se sei ancora incerta, rivolgiti a un professionista sanitario", consiglia Sarah. "Inoltre, se il tuo bambino è nato prematuro, con basso peso alla nascita, o presenta una patologia, verifica prima di assumere qualsiasi farmaco (anche il paracetamolo). Ogni volta che ti rechi dal medico o dal farmacista, per qualsiasi motivo, riferisci sempre che stai allattando e chiedi l'opzione migliore", aggiunge. Questa precauzione è indispensabile per garantire la sicurezza del bambino.
Farmaci a Lungo Termine e Controindicazioni Assolute
Se si assumono farmaci a lungo termine per il diabete, l'asma, la depressione o qualsiasi altra condizione cronica, i benefici dell'allattamento al seno possono essere superiori ai rischi. "È possibile allattare al seno con quasi tutte le malattie, ad eccezione di alcune malattie rare", afferma Sarah. "Conoscendo i tuoi farmaci abituali, è opportuno discuterne con il tuo medico o specialista durante la gravidanza. Tutti i professionisti sanitari hanno a disposizione una guida sulla sicurezza dei vari farmaci". In ogni caso, è fondamentale parlare di questo problema con il tuo medico o con un professionista sanitario che abbia competenza specifica sull'allattamento. "Assumevo un'alta dose di farmaci per l'epilessia, ma mi è stato possibile allattare al seno", racconta Nicola, un figlio, dal Regno Unito. "Il mio neurologo mi ha aiutata a trovare un equilibrio tra la sicurezza di mio figlio e un rischio di crisi epilettiche ridotto per me. Le crisi possono essere scatenate dalla mancanza di sonno; alimentavo il mio bambino giorno e notte, ma mi sono presa cura di me, anche con l'aiuto di mio marito. È stata un'esperienza positiva". Questo esempio dimostra come, con il giusto supporto e pianificazione, l'allattamento sia spesso possibile anche in presenza di patologie croniche materne.
Sono rari i casi in cui l’assunzione di farmaci da parte della mamma richieda la sospensione, temporanea o definitiva, dell’allattamento al seno. L’ago della bilancia pende più verso i benefici dell’allattamento al seno, importante forma non solo di sostentamento ma anche di immunizzazione a diverse patologie neonatali e pediatriche per il bebé, o i rischi di una contaminazione del latte da farmaci? Nell’incertezza (o disinformazione) non sono rare le mamme che decidono di sospendere, talvolta anche senza consultare il medico, l’allattamento al seno e di passare al latte artificiale. «Il fai-da-te è sempre un atteggiamento scorretto - spiega Costantino Romagnoli, ordinario di pediatria all'Università Cattolica di Roma e presidente della Società italiana di neonatologia - perché nella maggior parte dei casi, anche in corso di terapia, il rapporto tra rischi da farmaco e i benefici da latte materno è a favore del secondo. La quantità di medicinale che potrebbe passare nel latte infatti è irrisoria, all’incirca l’1%, e non in tutti i casi. Questa eventualità dipende dalla tipologia del farmaco, dalla dose assunta e dalla durata della terapia. Se può sussistere anche un minimo rischio, sarà lo specialista a modularla o correggerla adeguatamente».
Per limitare qualche potenziale effetto collaterale, una strategia pratica però esiste: «È possibile assumere i farmaci - continua il neonatologo - subito dopo la poppata, poiché la maggiore biodisponibilità nel sangue avviene tra una e tre ore dalla somministrazione o ancora lasciare trascorrere all’incirca tre ore fra l'ingestione del farmaco e la poppata successiva». Sono poche le controindicazioni, ma qualche limitazione alla prosecuzione dell’allattamento al seno in terapia c’è: «Va sospeso in modo assoluto - raccomanda Romagnoli - con farmaci anti-tumorali (ciclofosfamide, ciclosporina, doxorubicina, metotrexate); con farmaci antitiroidei (diversi dal tiouracile) e terapie a base di cloramfenicolo. In questi casi sarà ancora una volta il pediatra a fornire indicazioni su come mantenere attiva la produzione lattea fino al momento della ripresa dell'allattamento al seno».
È importante notare che i farmaci ‘tranquilli’ per mamma e bebé non hanno effetti collaterali, se assunti nelle dosi previste, e includono gli analgesici e gli antipiretici (paracetamolo, acetilsalicilico, ibuprofene), la maggior parte dei rimedi per tosse e raffreddore, e alcuni antibiotici (penicillina e derivati, eritromicina, cefalosporine).
Allattamento e Procedure Diagnostiche
Precedentemente, molti specialisti indicavano l'opportunità di sospendere temporaneamente l'allattamento dopo alcuni esami diagnostici come la TAC o la risonanza magnetica in cui vengono utilizzate sostanze di contrasto. Tuttavia, l'articolo è stato modificato in data 2/11/2022 nella parte relativa ai mezzi di contrasto utilizzati per esami di diagnostica per immagini, e le linee guida attuali spesso supportano la prosecuzione dell'allattamento anche in questi casi, a seconda del tipo di mezzo di contrasto utilizzato. È sempre fondamentale discutere con il radiologo e il medico curante per ricevere le indicazioni più aggiornate e sicure.
Allattamento in Contesti Speciali: L'Ospedalizzazione della Mamma o del Bambino
Sia che la mamma abbia bisogno di un trattamento programmato o di emergenza, esistono vari modi per garantire che il suo bambino continui a ricevere i benefici del latte materno e che lei possa continuare ad allattarlo una volta dimessa. "Estrai e congela il latte materno, in modo che chi si prende cura di lui possa somministrarglielo. Fai pratica in anticipo e assicurati di informare i professionisti sanitari che sei una mamma che allatta durante la visita e di nuovo quando sei ricoverata", suggerisce Sarah. "Se il tuo bambino è piccolo, potrebbero permettergli di stare con te. Chiedi se è presente un consulente per l'allattamento o uno specialista dell'allattamento in ospedale a cui rivolgerti; ti sarà di grande supporto, soprattutto se sei in un reparto generale. Se si tratta di un'emergenza, assicurati che i professionisti sanitari sappiano che hai un bambino; altrimenti, non possono avere modo di saperlo".
Il fatto che la mamma debba sottoporsi a un intervento chirurgico sotto anestesia locale o generale non significa che debba interrompere l'allattamento o "estrarre e gettare" il suo latte materno. Quando si sente abbastanza bene per tenere in braccio il suo bambino dopo un intervento, la quantità di anestetico presente nel suo latte materno è minima e dovrebbe essere quasi sempre sicura per l'allattamento. Tuttavia, in ognuna di queste circostanze, è sempre prudente chiedere consiglio a un professionista sanitario, a un consulente per l'allattamento o a uno specialista dell'allattamento al seno.
L'Allattamento durante il Ricovero del Bambino
Nel caso in cui il bambino, in caso di malattia o per accertamenti diagnostici, venga ricoverato, il primo passo è affrontare immediatamente la gestione dell'allattamento e il mantenimento della produzione di latte. L'impedimento dell'accesso della madre o del genitore al reparto di cura del figlio o della vicinanza fra madre e bambino è giustificato solo in rare situazioni logistico-organizzative. Arrivano dal Tavolo Tecnico Operativo interdisciplinare (Tas) le raccomandazioni per consentire alla madre di poter stare con il proprio bambino in caso di ospedalizzazione, riducendo così il rischio di interruzione dell’allattamento. Molti studi, sottolineano gli esperti, hanno infatti evidenziato come nei bambini piccoli, privati o separati per motivi diversi dalla madre, possano manifestarsi a breve e a lungo termine una serie di conseguenze non solo emotive, ma anche di natura biologica. Evidenze in linea anche con le indicazioni ad interim dell’Iss su gravidanza, parto ed allattamento che, anche se prodotte e finalizzate all’assistenza nei Punti Nascita in periodo di pandemia da Covid-19, hanno ribadito l’importanza della tutela della relazione genitore-bambino per evitare lo stress prodotto dalla separazione.
Punto di riferimento per i neonati è il dipartimento materno infantile aziendale. Nel caso di neonati patologici o ad alto rischio, la relazione genitori-bambino, la "kangaroo mother care" e l’avvio dell’allattamento sono facilitati dall’accesso illimitato o quanto più estensivo possibile dei genitori nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale (Utin) e dal loro coinvolgimento nell’accudimento del proprio bambino come parte integrante delle cure. Tant’è che, si sottolinea nelle raccomandazioni, l’ospedalizzazione della madre o del bambino dovrebbe implicare una presa in carico complessiva della famiglia.
Il documento offre strategie e le soluzioni da adottare: dal sostegno emotivo, motivazionale e pratico per mantenere il rapporto madre-bambino, alla spremitura del latte materno e la sua somministrazione al bambino con metodi adeguati alle sue condizioni cliniche (siringa, cucchiaino, tazzina, sondino naso-gastrico o eventualmente con biberon), in assenza di attacco diretto al seno. E ancora, nel caso in cui il bambino, pur in grado di succhiare al seno, debba invece essere messo a digiuno o debba essere sottoposto a schemi di alimentazione rigidi per indagini strumentali e per intervento chirurgico, vengono indicati limiti minimi di digiuno, specifici per ogni situazione clinica e età del neonato. Si sottolinea inoltre come la collaborazione con i genitori in reparto faciliti gli aspetti organizzativi, rendendo il percorso di cura più efficace e meno stressante per tutti.
Non sono infine da trascurare le modalità di alimentazione di un bambino alla dimissione dall’ospedale visti gli effetti a lungo termine dell’allattamento. La parola d’ordine è che la donna ospedalizzata continui ad allattare. Va quindi evitata, per quanto possibile, l’improvvisa interruzione dell’allattamento, dal momento che può generare problemi di salute e di comportamento sia nel bambino (agitazione, pianto, difficoltà ad alimentarsi), che nella madre (ansia, rischio di ingorgo e mastite). Anche il personale sanitario del reparto di ricovero dovrebbe fornire alla madre l’assistenza logistica per facilitare il mantenimento della lattazione (anche se il bambino, per vari motivi, non può attaccarsi al seno) attraverso la spremitura del seno, la conservazione del latte materno e l’offerta al bambino del latte materno spremuto. Nel caso di ricovero del bambino, i protocolli specifici devono anche prevedere la fornitura ai reparti ospedalieri interessati, dei presidi necessari per la spremitura del latte materno, nel caso in cui il bambino non possa attaccarsi direttamente al seno. In questo senso diventa particolarmente importante l’informazione e/o formazione essenziale e sufficiente del personale che verrà a contatto con mamma e bambino.

Le infezioni ospedaliere sono una spada di Damocle per quanti vengono ricoverati; per questo il rischio di acquisire un’infezione per mamma e bambino va attentamente valutato. Per quanto riguarda il primo, si sottolinea nel documento “questo rischio è poco plausibile e praticamente trascurabile per un lattante sano, che di fatto è un semplice ospite, non sottoposto a procedure e tantomeno a manovre invasive”. Diverso è il caso dell’acquisizione per via respiratoria e da contatto di infezioni virali, che possono essere trasmesse da pazienti ricoverati o da operatori sanitari o da visitatori. Si calcola che le infezioni virali ospedaliere in epoca pre-Covid-19 ammontassero a circa il 5 % del totale delle infezioni ospedaliere (una parte di queste infezioni resta comunque asintomatica e può essere identificata solo da analisi virologiche di sorveglianza). Nei reparti pediatrici la percentuale di infezioni respiratorie virali sale invece al 23 % del totale delle infezioni ospedaliere, evidenziando la necessità di protocolli rigorosi di prevenzione e controllo delle infezioni.
Tra le molte indicazioni, è fondamentale garantire la continuità della relazione e della vicinanza genitori-bambino per tutta la durata della degenza, come parte integrante delle cure, prevedendo un accesso illimitato H24 al reparto di almeno uno e per quanto possibile di entrambi i genitori. È altrettanto importante sostenere l’allattamento parallelamente alle terapie e incoraggiare le poppate al seno, a meno che queste non risultino realmente controindicate dalla situazione clinica del bambino.
Fondamenti dell'Allattamento al Seno per un Percorso di Salute Ottimale
L'allattamento è quanto di più naturale potrebbe esistere. Per il bambino è una competenza innata, un riflesso primario, mentre per la madre si tratta di una competenza per cultura, attraverso l'osservazione di altre donne che allattano e il supporto della comunità. Tuttavia, in seguito ai cambiamenti sociali ed economici avvenuti nelle società occidentali, accade spesso che una coppia di neogenitori non abbia mai visto un bambino allattato. La stessa generazione dei nonni, spesso, non ha allattato i propri figli o lo ha fatto con difficoltà, a causa di informazioni contrastanti o supporti insufficienti. Conoscere e mettere in pratica alcune semplici regole aiuta a offrire i maggiori vantaggi al bambino e a risparmiare molti disagi alla mamma, promuovendo un'esperienza positiva e duratura.
Consigli Pratici per un Allattamento Efficace
- Allattare a richiesta: Il bambino dovrebbe essere allattato "a richiesta", senza seguire orari rigidi. In media, nei primi mesi i bambini poppano 8-14 volte al giorno, ma c'è una grande variabilità tra un bimbo e l'altro. Il neonato ha bisogno di un allattamento al seno a richiesta, ovvero di avere la possibilità di attaccarsi al seno ogni qualvolta lo desideri. I primi segnali di fame consistono nel cosiddetto “riflesso di ricerca”: il neonato comincia ad aprire gli occhi, a girare la testa e a far sporgere in fuori la lingua in cerca della mamma. A partire dai primi giorni, più si consentirà al piccolo l’attacco al seno, più sarà stimolata la produzione di latte. A tal proposito, risultano fondamentali anche le poppate notturne, per non far calare i valori di “prolattina”, ormone che stimola la produzione del latte materno dopo il parto e che ha il compito di regolare il ciclo mestruale nella donna.
- Posizione e attacco al seno: Controllare la posizione e l'attacco al seno del bambino è utile soprattutto per la mamma, per prevenire dolore ai capezzoli, ingorgo, mastite, ed evitare di staccare il bambino dal seno prima che abbia finito. È da considerare superata e inappropriata l'indicazione di attaccarlo 10 minuti per parte. Non serve forzarlo: è il bimbo ad avvertire quando è sazio. È bene lasciare che il bambino poppi da un lato finché ne ha voglia: in questo modo riceverà anche la parte più grassa di latte che è proprio alla fine della poppata. Se avvertirà ancora fame, gli si offrirà la seconda mammella. Per attaccare bene il bambino al seno è importante stimolare una buona apertura della bocca. In tal senso risulta utile effettuare la spremitura del seno e far affiorare delle gocce di latte/colostro che, grazie al loro odore, indirizzano il piccolo verso il capezzolo. Risulta inoltre utile sfiorare dolcemente con un dito la guancia del bambino dall’angolo delle labbra fino allo zigomo per stimolare una maggiore apertura della bocca. Per un corretto attacco è fondamentale che il piccolo afferri capezzolo e areola all’interno del palato affinché non si formino delle ragadi al seno. In più, soprattutto nel caso di seno molto voluminoso, è bene trovare una posizione che consenta di lasciare libere le narici del piccolo durante l’allattamento (che non devono trovarsi completamente schiacciate dal seno materno).
- Alimentazione esclusiva: Non dare al bambino altri alimenti oltre al latte materno per i primi sei mesi compiuti: non ha bisogno neanche dell'acqua. In questa fase della vita, infatti, quando avverte la sete si attacca al seno prendendo quello che viene definito il "primo latte", meno grasso e più ricco di acqua e zuccheri.
- Igiene del seno: Non lavare il seno prima e/o dopo ogni poppata: il seno è provvisto di ghiandole che provvedono a una disinfezione naturale dell'areola, mantenendo un ambiente igienico senza l'uso di saponi che potrebbero seccare la pelle.
- Co-sleeping e rooming-in: Per gestire la richiesta del bambino e le poppate notturne è consigliato mettere il bambino nella stanza con mamma e papà: può essere utile mettere il lettino a contatto con quello dei genitori, togliendo una sponda e fissandolo al lettone, per facilitare l'accesso al seno durante la notte senza dover alzarsi completamente.
- Coinvolgimento paterno: Nella pratica dell’allattamento al seno è molto importante coinvolgere anche il padre: infatti un papà consapevole dell’importanza di tale pratica e che coopera con la mamma in tal senso (banalmente anche aiutandola nella gestione delle attività familiari) consente un efficace e più duraturo allattamento del piccolo, alleviando lo stress materno e creando un ambiente di supporto.
L'Importanza del Colostro e i Cambiamenti del Latte Materno
Il latte prodotto dalle ghiandole delle mammelle a partire da metà della gravidanza e nei primi giorni dopo il parto si chiama colostro. Il colostro è una sostanza densa e giallastra, ricca di anticorpi e nutrienti essenziali, considerata il "primo vaccino" per il neonato. Nei primi giorni di vita, al neonato sono sufficienti piccole quantità di colostro per ogni singola poppata al fine di coprire il suo fabbisogno di nutrienti: non sono indicate supplementazioni a base di acqua, soluzioni glucosate o formule lattee, a meno di specifiche indicazioni mediche. Man mano che trascorrono i giorni, il colostro cambia di colore e modifica la sua composizione e il suo aspetto (si parla in questa fase di latte di transizione) fino ad assumere il colore bianco del latte maturo, che continua a evolvere per soddisfare le esigenze di crescita del bambino.
L'Alimentazione della Mamma che Allatta
Il miglior consiglio da fornire alle mamme che chiedono quale alimentazione seguire durante l’allattamento al seno è quello di scegliere una dieta il più possibile varia ed equilibrata, ricca di tutti i macronutrienti e micronutrienti. Inoltre, dato che questa attività richiede un notevole dispendio di calorie (fino a 700 kcal al giorno), l’ideale dieta durante l’allattamento al seno deve fornire circa 500 kcal aggiuntive rispetto a prima della gravidanza; le altre 200 kcal verranno fornite dalla metabolizzazione delle riserve di grasso immagazzinate durante la gravidanza. Durante la gestazione la donna ha anche un aumento del fabbisogno di vitamine A, C, D, E e K, e rimane elevato il fabbisogno di acido folico, iodio, selenio e zinco, mentre quello di ferro si riduce per via della ridotta perdita se vi è assenza di ciclo durante l’allattamento al seno; tuttavia vanno accuratamente individuate le mamme con anemia e/o scarse riserve di ferro per intervenire con le dovute integrazioni. In genere, se la dieta è varia e salutare, non c’è bisogno di supplementi perché le vitamine e gli oligoelementi di cui ha bisogno la mamma sono contenuti nella normale alimentazione. È rassicurante sapere che non esistono, durante l’allattamento al seno, cibi da evitare in modo assoluto, a meno di allergie o intolleranze specifiche del bambino o della madre.
Calo Fisiologico e Miti sulla Produzione di Latte
Durante i primi giorni di vita è normale osservare un calo di peso del neonato (il cosiddetto “calo fisiologico”, che va dal 5 al 10% del peso rilevato alla nascita), che normalmente viene recuperato nell’arco di 15-20 giorni. Dal recupero del calo il neonato inizierà a crescere costantemente per i primi due-tre mesi. «Come faccio a favorire l’allattamento al seno se ho poco latte?». Questa è una domanda che può stressare molto le neomamme, spesso alimentata da preoccupazioni infondate o da pressioni esterne. L’allattamento è quella strategia che la natura ha messo a disposizione a tutte le specie di mammiferi per poter fare sopravvivere e crescere la propria prole; il latte che ogni mammifero femmina produce ha la composizione ottimale per far crescere il proprio cucciolo. Sono diversi gli integratori pubblicizzati che prometterebbero alla donna di aumentare la produzione di latte. Si tratta molto spesso di fitoterapici definiti “galattogoghi”, ovvero sostanze di origine naturale o di sintesi che promettono di favorire la secrezione di latte materno. In realtà, non esiste alcuna prova scientifica solida che ne raccomandi l’uso. La chiave per una buona produzione di latte è l'attacco efficace e frequente al seno, basato sulla domanda e offerta.
Gestione dei Dolori al Seno: Ragadi, Ingorgo e Mastite
«Avverto delle fitte al seno durante l’allattamento. Da che dipendono?». Un’evenienza molto fastidiosa è l’insorgenza di dolori al seno durante l’allattamento. La prima causa sono le ragadi del capezzolo, piccole lesioni o fessure che si formano sul capezzolo, causate da un attacco non ottimale del piccolo al seno: il neonato, durante la suzione, danneggia il capezzolo perché, a causa di un attacco inadeguato, la sua bocca non riesce a prendere una quantità sufficiente di mammella. In questo caso le mamme devono essere supportate durante l’allattamento da personale competente per la correzione dell’attacco, che spesso risolve il problema in breve tempo.
Altra causa di dolore al seno in allattamento può essere l’ingorgo mammario, che si presenta nel momento in cui c’è uno squilibrio tra produzione e rimozione del latte, e che, a volte, può causare una sensazione di fastidio o dolore. In caso di ingorgo le mammelle sono calde, dure e dolenti; spesso è la conseguenza di schematismi troppo rigidi sugli orari di allattamento, per cui il latte si accumula e non viene drenato dal seno. Per risolvere l’ingorgo ed evitare che si arrivi alla “mastite” (un'infezione della ghiandola mammaria, spesso conseguente a un ingorgo non trattato) sarà dunque importante aumentare la frequenza delle poppate e svuotare il seno regolarmente. Se la mamma presenta dolore al seno durante l’allattamento e anche a riposo, accompagnato da arrossamento della mammella, febbre, mal di testa e dolori muscolari è probabile che abbia una mastite, che richiede l’assunzione di antinfiammatori e antibiotici, sempre sotto controllo medico.

Posizioni di Allattamento per un Maggior Comfort
La posizione di allattamento al seno sdraiata (semireclinata) è la più naturale e apprezzata dalle mamme e dai bambini di tutte le età, consentendo un contatto pelle a pelle rilassato e favorendo l'istinto del bambino a cercare il seno. Per avere maggiore comodità in questa posizione può essere utile avvalersi di alcuni cuscini di sostegno - così da non trovarsi completamente distesi - o utilizzare una poltrona reclinabile. Una variante, molto utile in caso di punti di sutura dopo il parto o dopo un cesareo, è la posizione sdraiata di lato: mamma e neonato saranno entrambi distesi sul fianco, pancia contro pancia, facilitando l'allattamento con il minimo sforzo. La posizione di allattamento al seno “rugby” consiste invece nel sostenere il bambino lungo il proprio avambraccio, con la mamma seduta. Questa posizione è particolarmente utile per le mamme con seno abbondante o per i bambini che hanno difficoltà ad attaccarsi in altre posizioni.
Conclusioni sull'Allattamento in Condizioni Particolari
Le controindicazioni assolute all’allattamento al seno sono molto rare, e i benefici del latte materno sono così vasti e profondi che, nella stragrande maggioranza dei casi, gli esperti raccomandano di continuare ad allattare anche in presenza di malattie della mamma o del bambino, o durante l'assunzione di molti farmaci. È fondamentale un dialogo costante con i professionisti sanitari per ricevere un supporto adeguato e personalizzato, garantendo il benessere di entrambi.
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