L'allattamento al seno, un atto tanto naturale quanto profondo, rappresenta un pilastro fondamentale per la salute e lo sviluppo del bambino, oltre a consolidare un legame indissolubile con la madre. È nutrimento, legame e materia viva, simile al sangue, e il bambino, soprattutto se piccolissimo, percepisce la sua esistenza attraverso lo sguardo della mamma nel momento in cui viene allattato. Nonostante la sua importanza riconosciuta a livello globale da organizzazioni come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l'UNICEF, la pratica dell'allattamento incontra ancora ostacoli e sfide in molte parti del mondo. La regione europea dell'OMS registra, infatti, i tassi di allattamento più bassi a livello globale. Tuttavia, alcuni paesi sono riusciti a invertire questa tendenza, dimostrando un impegno esemplare nel promuovere e sostenere l'allattamento materno, e tra questi la Norvegia spicca come un leader.
Il percorso verso un allattamento sereno, tuttavia, non è sempre privo di difficoltà. Molte madri si trovano ad affrontare incertezze e, a volte, un dolore inaspettato nei primi giorni. Ricordo ancora la prima volta in cui, appena partorito, le ostetriche di Rimini mi attaccarono Giulio al seno. Pensavo che allattare fosse una cosa normalissima, che lo facessero in molti e che l'avrei fatta anche io. Le due notti in ospedale sono passate tra poppate, cambi e sonnellini, e Giulio si attaccava sempre di più, anche se faceva un male incredibile. Solo una volta tornata a casa, tra pianti e sofferenze, mi sono decisa a contattare una persona esperta. In quel momento di smarrimento, un aiuto competente si rivelò fondamentale, consentendomi di intraprendere serenamente quello che si è rivelato essere il legame più bello della mia vita.

Questo è un esempio concreto di come il supporto sia cruciale. Spesso, si diffonde l'idea sbagliatissima che allattare con dolore, avere ragadi o dover aspettare che "si formi il callo" sul capezzolo sia normale. Ma è importante scardinare questa convinzione: l'allattamento non dovrebbe provocare alcun dolore. Un attacco corretto, che comprenda una buona parte di seno e non solo il capezzolo, è fondamentale per garantire al bambino un buon trasferimento di latte, per avviare velocemente e mantenere a lungo una produzione di latte ottimale che soddisfi le sue esigenze nutrizionali, e per far sì che la mamma allatti con piacere e serenità, senza alcun dolore, né ferite (ragadi), né spiacevoli ingorghi. In caso di ragadi, alcuni prodotti specifici possono aiutare la guarigione, ma NON possono sostituire la risoluzione del problema che è "a monte", ovvero un attacco scorretto. È sempre da evitare il fai da te, perché il capezzolo è una zona davvero delicata e meno prodotti si usano, meglio è. Nella maggioranza dei casi, il proprio latte spremuto e lasciato asciugare sul capezzolo è tutto ciò che occorre. Per allattare, occorrono veramente solo la mamma e il suo bambino. Si consiglia sempre alle mamme in attesa di non spendere inutilmente soldi nell'acquisto di creme, coppette o altro. Non occorre preparare il seno per l'allattamento durante la gravidanza.
COME ALLATTARE AL SENO e QUALI SONO LE MIGLIORI POSIZIONI: ATTACCO CORRETTO del NEONATO - OSTETRICA
Le vere controindicazioni per cause materne che rendono impossibile l'allattamento sono estremamente rare. La letteratura scientifica ci dice che la vera impossibilità ad allattare, dovuta a patologie materne ormonali specifiche, a un iposviluppo del seno e del tessuto mammario o a problematiche neonatali importanti (ad esempio problemi neurologici), si aggira intorno al 5%. Si tratta, quindi, di eventualità molto rare. Le ragadi e le mastiti, per citarne due, non sono una conseguenza inevitabile dell'allattamento; sono il frutto di una gestione sbagliata. Le cause sono sempre legate a un attacco scorretto, che provoca lesioni al capezzolo, ma anche un non corretto svuotamento del seno, che tenderà ad ingorgarsi. In caso di infezioni, sarà il medico a prescrivere il giusto rimedio, ribadendo l'importanza di non ricorrere all'automedicazione.
Il Ruolo Cruciale del Supporto Professionale e Sociale
La figura professionale dell'IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant), nata negli USA dove affianca anche il personale ospedaliero, è fondamentale in questo contesto. L'IBCLC si occupa specificatamente di allattamento e possiede le competenze tecniche e di relazione per prevenire, riconoscere e superare gli ostacoli a un allattamento sereno. Grazie alla specifica formazione, l'IBCLC sostiene, guida e informa le mamme e i papà rispetto alla gestione dell'allattamento, in modo individualizzato e rispettoso delle priorità e del vissuto della madre, del bambino e di tutta la famiglia, in ogni momento, dalla gravidanza allo svezzamento. Questo tipo di supporto specializzato è cruciale per molte madri che, come me, pensavano di fare tutto male e tutto sbagliato nei primi giorni.
A livello sociale, l'accettazione e il sostegno all'allattamento in pubblico sono indicatori importanti del progresso di una società. Non c'è mai stato un momento in cui mi sono detta "no, qui no" e ho sempre fatto tutto con la massima disinvoltura e naturalezza, perché sono consapevole che questo dono è tanto grande per lui quanto lo è per me. Ho allattato in pubblico ovunque: al ristorante, in un negozio nel centro di Roma, in aereo, nei bar, in auto, sulle panchine, in chiesa, nei centri commerciali, e ovviamente in casa, anche mentre camminavo. Viaggiare con un bambino allattato al seno è quanto di più facile possa esistere, poiché non è necessario portare dietro nulla. Il latte materno è già pronto, caldo e sicuro anche dal punto di vista dell'igiene. Questo sottolinea come, con il giusto supporto e l'eliminazione di barriere sociali, l'allattamento possa essere integrato nella vita quotidiana senza difficoltà.

La Norvegia: Un Modello di Politiche a Favore dell'Allattamento
La Norvegia si distingue nel panorama internazionale per le sue politiche sociali progressiste, che hanno creato un quadro completo di congedo parentale e supporto all'allattamento per le madri, un sistema in continua evoluzione. Questo quadro è nato grazie all'attivismo di gruppi femministi norvegesi e del gruppo di supporto madre-a-madre per l'allattamento, Ammehjelpen, che hanno sostenuto i diritti delle donne lavoratrici per oltre mezzo secolo.
Una delle voci dietro il movimento per le madri che allattano al lavoro è la Dottoressa Anne Bærug, ricercatrice e nutrizionista dell'Unità Allattamento dell'Istituto Norvegese di Sanità Pubblica. La Dottoressa Bærug sottolinea un concetto fondamentale: "Dobbiamo far capire ai politici e alla popolazione in generale che l'allattamento è in realtà un lavoro che contribuisce a migliorare la salute dei bambini e delle madri, la sicurezza alimentare e a ridurre l'impronta di carbonio. Ma, come tutti gli altri lavori, l'allattamento richiede tempo; perciò, alle donne dovrebbe essere offerto un tempo sufficiente per svolgere questo compito. Si tratta di un investimento che va a beneficio della società." Questa prospettiva eleva l'allattamento da una questione privata a un impegno sociale con benefici ampi e tangibili.
Il Congedo Parentale Norvegese: Un Pilastro del Supporto
La politica norvegese sul congedo parentale è un esempio lampante di questo approccio proattivo. Ai genitori viene concesso un totale di 12 mesi di congedo retribuito in relazione alla nascita e al periodo post-parto del loro bambino. Ciò che rende unica questa politica è la sua suddivisione in tre parti: una parte riservata alla madre (la quota materna), una per il padre o la co-madre (la quota paterna), e un periodo che può essere liberamente diviso tra i genitori (il periodo condiviso).
Ogni quota parentale consiste in un minimo di 15 settimane retribuite al 100% o 19 settimane retribuite all'80%. Le ultime 3 settimane prima della nascita e le prime 6 settimane dopo la nascita sono riservate alla madre. Il periodo condiviso, che offre 16 o 18 settimane a seconda del livello di retribuzione, può essere utilizzato da entrambi i genitori. Al di là di questo congedo retribuito, ogni genitore ha diritto a un anno aggiuntivo di congedo non retribuito per ogni nascita, estendendo così il periodo di legame e cura con il proprio figlio.
Questa suddivisione in tre parti del congedo parentale norvegese non è casuale. È meticolosamente progettata per impedire che lunghi congedi materni ostacolino la crescita professionale e salariale delle donne, per promuovere la condivisione della cura dei figli e del lavoro domestico, e per favorire l'attaccamento tra padre e bambino. Tuttavia, quasi la metà delle madri usufruisce di un congedo non retribuito dopo quello retribuito, poiché necessitano di più tempo con il bambino e per l'allattamento. Questo solleva interrogativi sull'equilibrio tra carriera e maternità prolungata.

Oltre al congedo, in Norvegia si promuove l'allattamento anche sul posto di lavoro. Le madri hanno diritto a una pausa retribuita di un'ora al giorno per l'allattamento; in alcuni settori, in particolare quello pubblico, questa pausa può estendersi fino a due ore. Tuttavia, per le donne con turni di lavoro, è spesso difficile avvalersi di questo diritto. Sebbene la presenza di strutture specializzate possa variare, l'allattamento in pubblico è ampiamente accettato e praticato in Norvegia, il che evita alle madri di doversi ritirare e nascondere per nutrire i loro bambini. Questa cultura di accettazione contribuisce significativamente a creare un ambiente favorevole all'allattamento.
Impatto e Sfide delle Politiche Norvegesi
L'introduzione del congedo di maternità retribuito nel 1977 ha portato a notevoli miglioramenti in una serie di indicatori di salute materna in Norvegia. Studi hanno evidenziato dinamiche positive evidenti nell'indice di massa corporea (BMI), nella pressione sanguigna, nella salute mentale e nei comportamenti promotori della salute, come l'esercizio fisico e il non fumo. Questi effetti sono stati particolarmente evidenti per le madri alla prima gravidanza e quelle con risorse limitate, sottolineando il ruolo equitativo delle politiche di welfare.
D'altra parte, l'impatto del congedo parentale a tre parti sui salari e sulle carriere delle madri richiede ulteriori approfondimenti. Il fatto che quasi la metà delle madri opti ancora per un congedo non retribuito dopo quello pagato, potenzialmente sacrificando la propria crescita professionale e i diritti di anzianità durante questo periodo, evidenzia la necessità di politiche che possano bilanciare in modo più efficace la crescita della carriera e le possibilità di allattamento.
C'è un dibattito in corso sulla necessità di estendere il congedo materno ad almeno 36 settimane dopo il parto con retribuzione al 100%. La Dottoressa Bærug sostiene che questo potrebbe consentire a più madri di allattare in conformità con le raccomandazioni dell'OMS e nazionali, incluso l'allattamento esclusivo per 6 mesi e la successiva introduzione graduale di alimenti solidi, mantenendo al contempo un'elevata produzione di latte materno. Ciò non solo supporta la produzione alimentare, la sicurezza alimentare e la riduzione dell'impatto ambientale, ma aiuta anche a ridurre le disuguaglianze sociali nell'allattamento, contribuendo significativamente alla salute materna e infantile.
"Credo che i tassi di allattamento in Norvegia siano generalmente buoni rispetto a molti altri paesi ad alto reddito, ma l'uso di latte artificiale è più alto di quanto dovrebbe essere," afferma la Dottoressa Bærug. "Quindi, non direi che il nostro paese sia perfetto per madri e bambini, perché non lo è. Lavoriamo continuamente per presentare le evidenze scientifiche su come l'allattamento al seno beneficia la società e collaboriamo strettamente con l'OMS/Europa sull'argomento per continuare a sostenere l'estensione del congedo di maternità e il supporto all'allattamento. Abbiamo spinto per estendere il congedo per le madri a 8 mesi, ma è in discussione da molti anni e ci sono molti argomenti diversi al riguardo. Personalmente, penso che una quota per i padri sia anche importante. Ma credo che dobbiamo renderci conto che solo le donne possono allattare," conclude la Dottoressa Bærug.
Mentre le nazioni di tutto il mondo si sforzano di bilanciare le esigenze del lavoro e della genitorialità, il modello norvegese offre preziosi spunti. Con il suo approccio innovativo alla responsabilità condivisa e un quadro flessibile, la Norvegia ha fissato uno standard elevato nella promozione dell'allattamento al seno e nel miglioramento del supporto materno. La sfida in corso consiste nel consentire alle madri di gestire la propria carriera insieme alle pratiche di allattamento raccomandate, nonché di trascorrere un tempo sufficiente con i loro bambini durante i primi mesi di vita - un dilemma che richiede continue ricerche, innovazioni politiche e dibattito pubblico.
È anche cruciale riconoscere l'allattamento al seno come parte integrante della salute e del benessere della prossima generazione. Il latte materno è l'alimento ideale per i neonati per una crescita e uno sviluppo ottimali. Aiuta a proteggere contro molte comuni malattie infantili. I bambini allattati al seno hanno meno probabilità di essere sovrappeso o obesi e meno inclini al diabete in età avanzata. Le donne che allattano hanno anche un rischio ridotto di cancro al seno e alle ovaie. Con sforzi e sostegno continui, si spera che più paesi lavoreranno per creare ambienti che supportino veramente le madri che allattano.

Un Confronto Culturale: L'Allattamento in Italia e Altrove
L'esperienza di gravidanza e post-parto in Norvegia, come raccontato da Natascia, un'ingegnere modenese di 37 anni che vive lì per il lavoro del marito, offre una prospettiva concreta sul funzionamento del sistema. Natascia, mamma di Luna e in attesa di un secondo figlio, apprezza la sicurezza e il welfare che si avvertono in Norvegia. Quando scopre gli orari di lavoro, si chiede come abbia fatto a farsi "sfruttare" in Italia, e la civiltà delle persone la porta a riflettere sul comportamento nella sua terra d'origine.
Le differenze iniziano già dalla gravidanza. In Italia, si corre dal ginecologo che, come prima cosa, prescrive analisi del sangue e beta. In Norvegia, invece, si va dal medico di famiglia, che chiede di tornare alla 12ª settimana, lasciando le future madri a "vivere di speranza" per i primi tre mesi. Alle 12 settimane, non ci sono le attese beta o una visita ginecologica dettagliata; semplicemente, si prende atto che, per quei tre mesi, non c'è stato il ciclo, e quindi si può "supporre" la gravidanza. Vengono effettuate analisi del sangue, urine, pressione, peso (di cui non viene dato alcun riscontro) e si prescrive l'ecografia alla 18ª settimana. La visita successiva sarà alla 24ª settimana, con il medico di base, che spiega l'iter. Dalla 24ª alla 40ª settimana, i controlli sono mensili, alternando il medico di base all'ostetrica.
L'esperienza del parto è altrettanto distintiva. La stanza è descritta come molto bella e grande, con un bagno dotato di vasca, doccia e varie attrezzature per partorire, come corde e palle. Due ostetriche seguono la donna durante tutto il travaglio, offrendo massaggi e agopuntura per prepararsi alla fase espulsiva. Dopo il parto, si hanno 4 ore per riposare, fare una doccia e iniziare l'allattamento, prima di un primo pasto. Successivamente, ci si veste e si viene accompagnati in un "residence", un vero e proprio albergo gestito da personale medico, con una stanza attrezzata per una donna che ha appena partorito, completa di culletta, fasciatoio e lettone matrimoniale.
Il sistema di welfare norvegese si estende anche al supporto economico per le famiglie. Per ogni bambino, si ha diritto a un assegno mensile fino al compimento del 18° anno di età. Se non si lavora, alla nascita di un bambino si ha diritto a un assegno per sostenere le prime spese. La sanità è gratuita fino ai 18 anni, includendo tutto: dentista, fisioterapista, oculista e altro ancora. Ci sono anche numerosi bonus e sgravi fiscali, come un regime tassatorio agevolato per i primi tre anni di residenza (dal 44% al 10%) e sgravi successivi per chi ha figli o coniuge a carico e un mutuo. L'approccio norvegese si riflette anche nell'istruzione: i ragazzi vanno a scuola volentieri, non c'è un'alta percentuale di abbandono e sono sereni. I compiti vengono svolti a scuola, permettendo ai ragazzi di dedicarsi alla famiglia e agli hobby una volta a casa, vivendo all'aria aperta.
COME ALLATTARE AL SENO e QUALI SONO LE MIGLIORI POSIZIONI: ATTACCO CORRETTO del NEONATO - OSTETRICA
A livello globale, l'allattamento al seno è il modo più naturale per nutrire il proprio bambino in ogni angolo del mondo. Ogni anno, numerose iniziative promuovono e diffondono l'importanza di questa pratica, che contribuisce a un sano sviluppo dei bambini. La World Alliance for Breastfeeding Action (WABA), che si occupa di protezione, promozione e supporto dell'allattamento al seno a livello mondiale, si concentra sul "rafforzamento della capacità degli attori che devono proteggere, promuovere e sostenere l'allattamento al seno a diversi livelli della società," creando una "calda catena di sostegno" all'allattamento. Il Direttore dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sottolinea che "l'allattamento rappresenta per i bambini il miglior modo possibile per iniziare la vita." L'OMS enfatizza l'importanza dell'allattamento materno esclusivo nei primi sei mesi di vita per ridurre il rischio legato a diarrea infantile e infezioni respiratorie. Se tutti i neonati fino ai 23 mesi fossero allattati correttamente al seno, si potrebbe prevenire la morte di 820 mila bambini sotto i 5 anni, evidenziando l'urgenza di promuovere questa pratica sia in Occidente che nei paesi in via di sviluppo.
Tuttavia, credenze, tradizioni e cultura influenzano profondamente l'allattamento materno. Ad esempio, nelle donne di cultura arabo-islamica, fattori culturali e religiosi possono incidere sulle pratiche. In India, Pakistan e Bangladesh, il colostro non viene somministrato al bambino perché ritenuto poco puro a causa del suo aspetto, diverso rispetto al latte materno maturo; in India si arriva a credere che il colostro sia velenoso e viene scartato. Questa pratica contribuisce a tassi di mortalità infantile elevati in alcune regioni. La Sierra Leone, ad esempio, è uno dei luoghi dove la mortalità infantile è molto alta e dove l'allattamento al seno è bassissimo.
D'altro canto, in tutti i Paesi tendenzialmente migratori, l'allattamento materno è generalmente la regola e può proseguire anche fino al secondo anno di vita. In Namibia, per esempio, l'allattamento al seno è una pratica comune: il 71% dei bambini namibiani è allattato al seno alla nascita, e il 65% delle mamme allatta fino a 12-15 mesi. In Perù, l'allattamento al seno è praticato dal 97% al momento della nascita, e il 60% allatta esclusivamente al seno fino ai cinque mesi del bambino, con il 95% che allatta per una media di 20 mesi. La situazione è critica in paesi come l'Australia o il Laos, dove si registra un'introduzione prematura di cibi solidi.
Un rapporto UNICEF del 2018, "Breastfeeding. From commitment to action", ha rivelato che i bambini con maggiori probabilità di essere allattati sono quelli che vivono in Paesi in via di sviluppo come il Bhutan (99%), il Madagascar (99%) o il Perù (99%), ben più di quanto avvenga in paesi ad alto reddito come l'Irlanda (55%), gli Stati Uniti (74%) o la Spagna (77%). Shahida Azfar, vicedirettrice ad interim dell'UNICEF, ha spiegato: "L'allattamento è il miglior regalo che una madre, ricca o povera, possa fare al suo bambino e a se stessa." Ha aggiunto che nei paesi più poveri è meno probabile che le donne benestanti allattino, e che le situazioni variano molto da paese a paese in base a fattori differenti. Queste osservazioni evidenziano la complessità dell'allattamento, intrecciato con fattori socio-economici e culturali che richiedono interventi mirati e politiche di supporto efficaci, come quelle che la Norvegia continua a sviluppare e implementare.
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