Neonato che si Stacca e Riattacca al Seno: Cause, Soluzioni e il Viaggio dell'Allattamento

L'allattamento al seno è un percorso naturale ma spesso costellato di sfide, e una delle situazioni più comuni e frustranti per i genitori è quando il neonato si attacca e stacca frequentemente dal seno, accompagnato da pianto e irrequietezza. Questo comportamento, che può manifestarsi in diverse forme e in vari momenti della poppata o della giornata, è un segnale importante che il bambino sta cercando di comunicare un disagio o una difficoltà. Comprendere le cause sottostanti è il primo passo per trovare soluzioni efficaci e garantire il benessere del piccolo e la serenità della madre.

Il Pianto del Neonato al Seno: Un Segnale Rilevante

Perché il neonato piange mentre è allattato al seno? O perché il neonato piange durante la poppata e/o magari anche dopo essere allattato al seno? Spesso, i genitori si sentono dire che se il bambino piange durante o dopo la poppata al seno, potrebbe trattarsi di reflusso gastroesofageo. Il pianto durante la poppata è un segnale che non va ignorato, poiché l'allattamento al seno ne risente in modo negativo, probabilmente il figlio si stacca spesso dal seno ed è più irritabile. Se il bambino piange mentre mangia al seno, questa situazione può creare dolore e rendere la suzione poco nutritiva, inficiando negativamente sulla sua crescita. È fondamentale, quindi, indagare a fondo per comprendere le ragioni di questo disagio e come aiutare il bambino a stare bene, risolvendo il mal di pancia o il mal di stomaco che provoca dolore. La diagnosi andrà fatta dal medico che prescriverà la terapia più idonea per dare sollievo al bambino, se necessaria.

Madre che consola il suo neonato che piange mentre allatta al seno

Reflusso Gastroesofageo e Coliche: Un Quadro Infiammatorio

Studi recenti hanno dimostrato che i cólici de gases e il reflusso non sono causati da inmadurez intestinal o inmadurez del cardias, ossia la valvola che chiude lo stomaco superiormente. Invece, sono causate da un quadro infiammatorio e irritativo del sistema gastrointestinale che causa dolore e gonfiore. Questa nuova prospettiva è stata supportata da un recente studio scientifico del 2018 ("Cólico infantil: nuevas perspectivas para un viejo problema", pubblicato sulla rivista Clínicas de Gastroenterología de Norteamérica), che ha analizzato le feci dei neonati in laboratorio, riscontrando livelli di calprotectina fecale aumentati. Questo è un segno oggettivo di infiammazione intestinale. Per questo motivo, un bambino che soffre di disturbi gastrointestinali ha sempre il ventre gonfio e dolente. È proprio in questo contesto che si comprende perché il neonato piange mentre è allattato al seno. L'infiammazione e l'irritazione interna causano un forte disagio che rende difficile al bambino rimanere attaccato e succhiare efficacemente, portandolo a staccarsi e riattaccarsi in un tentativo disperato di trovare sollievo.

Strategie Efficaci per Alleviare Reflusso e Coliche

Solamente alla luce di questa nuova scoperta scientifica, che identifica un quadro infiammatorio e irritativo come causa principale di coliche e reflusso, possiamo comprendere come risolvere il problema del pianto durante e dopo la poppata.

Se il lattante è amamantado, è essenziale investigare e migliorare la nutrizione materna. Questo perché l'alimentazione della madre può influenzare la composizione del latte e, di conseguenza, il sistema gastrointestinale del bambino. Un'attenta valutazione e, se necessario, una modifica della dieta materna, possono contribuire a ridurre l'infiammazione intestinale del neonato. Se il bambino è a lactancia artificial, hay que valorar el tipo de leche de fórmula, cómo se ofrece la leche (posizione), il tipo di biberón, la tetina e molto altro. La scelta della formula, la tecnica di alimentazione (per esempio, una posizione più verticale può aiutare in caso di reflusso) e la tipologia di tettarella e biberon possono avere un impatto significativo sulla quantità di aria ingerita e sulla digestione del latte.

Inoltre, è sempre necessario valutare la mobilità del diaframma toracico e di quello pelvico, poiché queste strutture svolgono un ruolo importante nello svuotamento gastrico e nella peristalsi intestinale. Limitazioni nella mobilità diaframmatica possono infatti ostacolare il corretto funzionamento dell'apparato digerente del neonato, aggravando i sintomi di reflusso e coliche. La terapia posizionale si rivela molto efficace nei casi di reflusso gastro-esofageo, indicazioni che comprendono il desiderio del bambino di stare in braccio o nella fascia, poiché queste due modalità gli danno sollievo. Si potrebbe provare, sempre dietro conferma del pediatra, a far dormire il bambino posizionando un supporto sotto il materasso che tenga sollevate testa e spalle di 30°, sempre rigorosamente in posizione supina, per alleviare il reflusso durante il sonno.

Lo "Sciopero del Poppante": Una Fase Delicata

Tutto è andato sempre liscio come l’olio. Il piccolo si è attaccato al seno praticamente subito. La montata lattea è arrivata nel giro di pochissimo tempo. Mai una ragade o un ingorgo. Niente coliche. Insomma, un allattamento da manuale. All’improvviso, senza nessuna avvisaglia, tutto cambia. Il bambino diventa nervoso, piange e, soprattutto, non ha alcuna intenzione di attaccarsi al seno. Questo fenomeno è il cosiddetto sciopero del poppante, una fase che molti piccoli attraversano, mandando in tilt le mamme.

Si tratta ovviamente di un’espressione fondamentalmente ironica che sta ad identificare quel preciso momento in cui un neonato non vuole ciucciare. Appare irrequieto, spesso piange, si attacca e stacca dal capezzolo o non ha alcuna intenzione di attaccarsi. In genere, è una fase che non dura molto. In 3-4 giorni la situazione dovrebbe normalizzarsi. Ma sono 3-4 giorni che possono gettare nello sconforto una donna. Domande come “E come faccio adesso?”, “Come posso nutrire il mio bambino?”, “Ma non sarà pericoloso questo digiuno?” o “Ma può essere che non ho più latte?” sono tante e dettate dalla paura che questo atteggiamento possa avere delle conseguenze sulla salute del bambino. Di solito, la convinzione più frequente è quella di non avere più latte, ma è fondamentale ricordare che la suzione ne fa produrre in abbondanza, quindi la sensazione di avere il seno “vuoto” può essere ingannevole, poiché il seno in allattamento non si svuota mai, ogni volta che il bambino si attacca il corpo della mamma rilascia latte.

L’Istituto Superiore di Sanità elenca varie forme di rifiuto del seno, che possono aiutare i genitori a identificare meglio il comportamento del proprio bambino:

  1. Il bambino si attacca ma poi non succhia o non deglutisce, oppure lo fa molto debolmente.
  2. Quando la mamma tenta di portarlo al seno, piange e si agita.
  3. Il bimbo si attacca brevemente, poi si stacca all’improvviso come se soffocasse o piangendo. Questa cosa può accadere varie volte durante la poppata.
  4. Il neonato si attacca ad un seno, ma rifiuta l’altro.

Allattamento e rifiuto del seno.

Le Radici del Rifiuto e dello Staccarsi Frequente dal Seno

Le ragioni per cui un lattante dice no al seno della mamma sono le più svariate e complesse, spesso interconnesse. Per risolvere il problema e far ripartire l’allattamento, è cruciale capire quali siano queste cause specifiche, poiché è proprio lì che si deve intervenire.

Malessere Fisico o Sofferenza

Se il piccolo è disturbato da un malessere fisico, potrebbe attaccarsi e succhiare meno del solito, o staccarsi frequentemente a causa del dolore. Questo avviene, ad esempio, se ha male alle orecchie (come in caso di otite) o alla gola, condizioni che rendono la deglutizione dolorosa. Anche il naso chiuso può essere un fattore significativo, in quanto impedisce al bambino di respirare correttamente durante la suzione, costringendolo a staccarsi per riprendere fiato.Fastidi alla bocca, come le infezioni da Candida o mughetto, possono essere molto dolorose, rendendo ogni tentativo di suzione un'esperienza spiacevole. Può quindi accadere che la poppata si interrompa dopo pochissimo tempo. Anche l’eruzione dei dentini può rendere difficile l’allattamento a causa del dolore alle gengive.Inoltre, il bambino potrebbe provare dolore a causa di una pressione su una contusione, magari conseguente al parto. Ad esempio, se sono stati usati forcipe o ventosa in sala parto, oppure se ha avuto la distocia della spalla, a seconda di come lo posizionate, potrebbe soffrire durante l'allattamento. La percezione del dolore è una causa fondamentale del rifiuto del cibo.

Difficoltà Pratiche e Variazioni nell'Allattamento

Alcuni problemi nella tecnica dell’allattamento possono stare alla base dello sciopero del poppante. I neonati sono molto sensibili e possono accorgersi di cambiamenti anche minimi che noi potremmo non notare.Una delle cause più frequenti di questo comportamento è una fuoriuscita molto veloce del latte dovuta a un’eccessiva produzione o a un riflesso di emissione troppo forte. Il piccolo, proprio quando inizia il riflesso di eiezione, si sente soffocare, o "affoga", specialmente se il latte che esce è molto. Questo può verificarsi più volte nel corso della poppata.L'iperproduzione può dipendere da un attacco inadeguato: se un bambino succhia senza efficacia, può accadere che le poppate divengano molto frequenti o molto lunghe. Questo tipo di stimolazione del seno può portare a una produzione eccessiva di latte che supera le richieste del piccolo. Un'altra causa di iperproduzione può essere se la madre cerca di far succhiare il bambino da entrambi i seni durante la stessa poppata anche se non è necessario.

Cambiamenti Ambientali e Rifiuti Emotivi

Tra i 3 e i 12 mesi, il bambino sviluppa una maggiore consapevolezza dell'ambiente circostante e della sua routine, rendendolo più sensibile a cambiamenti che possono influire sull'allattamento.La separazione dalla mamma, ad esempio se torna al lavoro, può generare insicurezza nel piccolo. Anche l'introduzione di una nuova figura che si occupa di lui o la presenza di troppe persone che si alternano nelle cure possono disorientarlo. Improvvise modifiche nella routine quotidiana, come un trasloco o un viaggio, possono sconvolgere il suo equilibrio e renderlo più irritabile o incline a rifiutare il seno.Una malattia della mamma o un’infezione al seno, come una mastite, possono alterare non solo il sapore del latte ma anche l'esperienza fisica dell'allattamento per la madre, che potrebbe trasmettere tensione al bambino. Un diverso odore o profumo della mamma, ad esempio se cambia il bagnoschiuma o il sapone, può essere percepito dal neonato e, in alcuni casi, portarlo a rifiutare il seno, poiché l'odore materno è un potente elemento di riconoscimento e rassicurazione.

La Gestione del Flusso Lattare: Quando il Latte è Troppo Veloce

Come accennato, una delle cause più comuni per cui un neonato si attacca e stacca dal seno, spesso piangendo, è la fuoriuscita molto veloce del latte. Questo accade a causa di un’eccessiva produzione o di un riflesso di emissione (eiezione) troppo forte. Il bambino, proprio quando inizia il riflesso di eiezione, si sente soffocare, come se stesse "affogando" nel latte. Questo comportamento può verificarsi più volte nel corso della poppata, rendendo l'esperienza spiacevole e frustrante per entrambi.

L'iperproduzione di latte, che porta a un flusso così rapido, può dipendere da un attacco inadeguato del bambino al seno. Se un bambino succhia senza efficacia, può accadere che le poppate divengano molto frequenti o molto lunghe nel tentativo di ricevere sufficiente nutrimento. Questo tipo di stimolazione del seno, prolungata e non sempre efficiente, può portare a una produzione eccessiva di latte che supera le reali richieste del piccolo. Un'altra causa di iperproduzione può verificarsi se la madre cerca di far succhiare il bambino da entrambi i seni durante la stessa poppata anche se non è necessario. Ogni stimolazione, infatti, incoraggia una maggiore produzione.

Per gestire questo problema, la prima strategia è migliorare l'attacco del bambino al seno. Una consulente per l'allattamento può suggerire come attaccare il piccolo in maniera corretta. Inoltre, è utile lasciare il bimbo succhiare dallo stesso capezzolo fino a quando non si stacca da solo, prima di offrire l'altro. Questo permette al seno di "regolarizzare" il flusso, adattandosi meglio alle esigenze del bambino e permettendo al piccolo di assumere una maggiore quantità di latte grasso che arriva alla fine della poppata, più saziante. Se il latte che esce dall'altro seno è molto, suggerisco di usare delle coppette raccogli latte, in modo che si possa utilizzarlo successivamente, senza sprecarlo. Questa fuoriuscita abbondante indica che il flusso del latte si sta regolarizzando.

Strategie Pratiche per Superare lo Sciopero del Poppante

Quando un bambino rifiuta il seno o si stacca frequentemente, la prima regola è armarsi di tanta, tanta pazienza. Farsi prendere dal panico o innervosirsi ha solo un effetto: peggiorare la situazione. Quindi, avendo capito che si tratta di una fase transitoria, è fondamentale richiamare a raccolta tutto il proprio sangue freddo e affrontare la situazione con calma e consapevolezza.

La cosa più semplice da fare è intervenire sulle cause che hanno provocato la “protesta” del neonato. In caso di infezioni, ad esempio, bisogna curarle, chiedendo aiuto al pediatra. Se il cucciolo ha il naso chiuso, un lavaggio nasale prima di attaccarlo al seno gli permetterà di respirare meglio e di allattare con maggiore facilità. È anche buona norma cercare di farlo attaccare per meno tempo ma più spesso, in modo da non affaticarlo e permettergli di ricevere il nutrimento necessario in sessioni più brevi e gestibili.

Per quanto riguarda le criticità legate all’allattamento in sé, come un flusso molto forte di latte o una posizione scorretta, potrebbe essere utile contattare una consulente per l'allattamento o una mamma alla pari che può darci tutte le dritte migliori per migliorarlo. Queste figure professionali o esperte possono offrire consigli pratici e personalizzati per ottimizzare la tecnica di allattamento.

Più complessa è la gestione dei vari cambiamenti che possono verificarsi in famiglia, come il ritorno al lavoro della mamma, la presenza di una tata nuova oppure un trasloco. In questi casi, c’è poco da fare se non avere la famosa pazienza e aspettare che il piccolo si tranquillizzi e si adatti alla nuova situazione. È fondamentale che la madre stia quanto più possibile a contatto (anche pelle a pelle) con il suo bimbo. Questo contatto, non solo durante l'allattamento, è cruciale per rassicurarlo e rafforzare il legame. Delegare ad altri le incombenze che non richiedono espressamente la presenza e l'impegno della madre è un ottimo modo per garantire che il neonato abbia la priorità su tutto.

Cercare posti tranquilli per scambiarsi coccole e per allattarlo senza che ci siano interferenze o distrazioni può aiutare il bambino a concentrarsi sulla poppata. Altri escamotage per farlo ciucciare includono attaccarlo mentre è in dormiveglia (si sta addormentando o svegliando), quando è più rilassato e meno propenso a resistere, oppure mentre si è in movimento (ad esempio tenendolo in una fascia o in braccio e camminando), poiché il movimento può essere molto rilassante per i neonati. Se proprio nulla funziona e il bambino continua a rifiutare il seno, è consigliabile usare un tiralatte per mantenere la produzione di latte e offrire il latte espresso con una tazzina o un cucchiaino, evitando l'uso del biberon che potrebbe creare confusione capezzolo.

Mamma e neonato in contatto pelle a pelle durante l'allattamento

Distinguere Rifiuto Apparente da Reale del Seno

Non è sempre semplice capire se lo sciopero del poppante sia vero, cioè se ci siano delle condizioni reali che rendono difficile o impossibile l’allattamento, oppure se si tratti di un comportamento normale legato alla fase di sviluppo del bambino. In alcuni casi, infatti, non c’è un vero rifiuto, ma piuttosto manifestazioni fisiologiche o comportamentali che possono essere erroneamente interpretate come tale.

Un esempio comune è quando il neonato cerca il seno muovendo la testa da una parte all’altra, come se dicesse no. Questo movimento è del tutto normale e non è un diniego, ma piuttosto un riflesso di ricerca, dove il bambino sta cercando attivamente il capezzolo per attaccarsi.

Tra i 4 e gli 8 mesi, i bambini sono facilmente distratti da stimoli esterni. In questa fase dello sviluppo, diventano più consapevoli dell'ambiente circostante e sono molto curiosi. Quindi, può succedere che all’improvviso non ciuccino più, presi dalla curiosità di ciò che accade attorno a loro, come persone che parlano, rumori o oggetti in movimento. Non si tratta di un rifiuto del seno in sé, ma di una temporanea interruzione dovuta alla distrazione. In questi casi, può essere utile cercare un ambiente più tranquillo per l'allattamento.

Dopo un anno, i bambini possono decidere di loro iniziativa di staccarsi dal seno. Questo è un processo naturale, noto come auto-svezzamento, e non deve essere confuso con un problema di rifiuto. È una fase che indica una crescente autonomia del bambino.

L'Agitazione Serale e il Bisogno Intenso di Contatto

Un fenomeno molto comune, che spesso porta le mamme a pensare di non avere abbastanza latte o che il seno sia "vuoto", è l'agitazione serale del bambino. Verso sera, il bambino è agitato, vuole stare sempre attaccato, piange e non appare mai soddisfatto, e il seno sembra vuoto. È fondamentale ribadire che il seno in allattamento non si svuota mai; ogni volta che il bambino si attacca, il corpo della mamma rilascia latte. Quindi, la sensazione di avere il seno “vuoto” può essere ingannevole e non deve indurre a pensare a una carenza di produzione.

In alcuni momenti della giornata, in particolare nel pomeriggio, sera o nella prima parte della notte, tutti i neonati presentano una fascia oraria in cui sono più reattivi, piangono o si lamentano, e si calmano soltanto in braccio o attaccati al seno. Questa intensificazione del bisogno di contatto e di suzione non è necessariamente legata alla fame. A volte il pianto diventa acuto e intermittente, il bambino piega ripetutamente le gambe al petto, si inarca e la pancia diventa tesa. Queste sono manifestazioni più o meno intense del disagio dovuto all’accumulo di stimoli e tensione della giornata, che a volte si trasformano in vere e proprie coliche gassose.

È importante sottolineare che esse non dipendono dal tipo di latte (materno o artificiale) o dal fatto che introducano aria allattando, né dall’alimentazione della mamma. Piuttosto, sono semplicemente attribuibili alla “stanchezza” della giornata. Il neonato, ancora immaturo nel gestire l'eccesso di stimoli e le proprie emozioni, scarica la tensione attraverso il pianto e il bisogno di contatto fisico. Mano a mano che il processo di adattamento al mondo esterno procede, queste manifestazioni si attenuano molto e, dopo il terzo mese di vita, tendono a scomparire quasi del tutto. Il piccolo cerca il seno o il contatto per rilassarsi, per trovare conforto e per rielaborare le esperienze della giornata. Non si deve temere di viziare il bambino; il contatto è un bisogno e i bisogni in quanto tali vanno soddisfatti.

Il Seno come Ancoraggio Emotivo: Il Percorso di Separazione/Individuazione

Con la crescita del bambino, specialmente intorno ai 10 mesi, il ruolo del seno materno si evolve, assumendo valenze che vanno oltre la mera nutrizione. Il seno diventa simbolo di gioco, protezione e misura, di maternità e dolcezza, così come di sicurezza e intimità. La sua funzione di contenere e mantenere in vita il piccolo, rafforza e aiuta a sintonizzarsi interiormente con esso. Questo è particolarmente evidente in situazioni come quella descritta da Melania, madre di un bimbo di quasi 10 mesi, che ha un "piccolo problemino con le notti" in cui il bambino è agitato, vuole stare sempre attaccato e non appare mai soddisfatto.

Il bambino, a questa età, sta vivendo la fase della separazione/differenziazione, in cui inizia a percepirsi come separato dalla madre. Gode di uno spostamento motorio autonomo (forse gattona o trova il modo di spostarsi), ma tutto questo la sera regredisce. È normale, perché come in tutti i passaggi di fase, il rischio della regressione è attivo. Il seno, in questo contesto, ha una funzione rassicurante e consolatoria, un mezzo per sentirsi ancora molto vicino al ritmo cardiaco della mamma e al suo odore. È normale che un bimbo piccolo voglia attaccarsi al seno quanto più possibile, soprattutto nel periodo che precede il sonno, e se questo è a disposizione lì affianco a lui, non è paragonabile il ciuccio di gomma con un bel seno caldo che odora della propria mamma.

Il piccolo ha trovato il modo di "accorciare" le distanze con la madre, utilizzando il seno come strumento di contatto e riavvicinamento. Questo comportamento, sebbene normale, può diventare eccessivo per quantità e qualità, rendendo la mamma esausta e provata. Per la mamma, infatti, non è facile gestire la situazione, e quando si è genitori si possono commettere alcuni "errori per stanchezza", come quello di far dormire il piccolo nel letto per non alzarsi. Purtroppo, alla lunga quelle che sembrano soluzioni alimentano e peggiorano il problema, aggiungendo all'abitudine del co-sleeping anche quella dell'attaccamento eccessivo al seno.

L'età del bambino è delicata rispetto alla separazione dalla madre; le notti insonni in questo periodo possono aumentare, perché il sonno diventa un momento di distacco dalla madre che il bambino fa fatica a gestire. Il bambino, anche se inconsapevolmente, sta mettendo alla prova la madre, percependo la sua debolezza e quindi continuando a chiedere il seno se non gli viene fatto capire che non è possibile. I bambini piccoli, anche se noi crediamo il contrario, sono abili strateghi. Il piccolo ha capito che per essere più vicino alla mamma basta chiedere più seno, e portandolo a dormire addirittura nel letto con te, ha realizzato il suo intento. Per il bambino è difficile passare la notte da solo, più del giorno in cui comunque vede la mamma e sta con lei; di notte, invece, soffre la separazione.

Costruire l'Autonomia Notturna: Metodi e Sostegno

Per affrontare la situazione in cui il bambino di 10 mesi chiede costantemente il seno di notte e si mostra restio al distacco, è necessario intraprendere un percorso graduale e coerente, volto a costruire la sua autonomia e a tutelare il benessere di tutta la famiglia.

Un primo passo fondamentale è dosare gradualmente il seno, aiutando il bambino a costruire dentro di sé la capacità di tollerare e gestire la sua assenza. L'informazione che passerà al piccolo è che, se non è per mangiare, non ci si attacca. È possibile che protesterà, ma la risoluzione sta nell'offrire un nuovo comportamento senza alcun cedimento. È importante rassicurarlo cullandolo, cantando per lui o semplicemente standogli vicino, facendogli passare l'amore, ma senza cedere al seno se non per l'alimentazione. Dopo questo, si potrà ripristinare con lo stesso sistema l'abitudine di dormire nella sua culla. Procedere per tappe con costanza e pazienza è il rimedio principale, in quanto ne va del bene del piccolo, che ha necessità di sperimentare anche la sua capacità di essere solo, e della coppia genitoriale.

Il bambino ha 10 mesi, è ancora molto piccolo e bisognoso di molto contatto fisico; il suo odore, il battito del cuore della mamma sono ancora molto rassicuranti. È normale che bimbi così piccoli utilizzino il seno come una coccola, come un mezzo per sentirsi ancora molto vicino al ritmo cardiaco della mamma e al suo odore. Tuttavia, è opportuno iniziare il necessario distacco per il benessere della madre e del figlio, che inizierà lo svezzamento. È giusto che il bambino dorma nel suo lettino fin da ora, altrimenti in seguito sarà difficile riportarlo a dormire da solo.

Per facilitare questo passaggio, si può creare una routine dell'addormentamento: un bagnetto rilassante, seguito da un momento tranquillo nella sua stanza o vicino al suo lettino finché non si addormenta, per poi lasciarlo solo. Per aiutare il bambino in questa fase di separazione, rassicurandolo con la presenza anche e soprattutto durante il giorno, si possono ridurre gradualmente gli spazi e i tempi di contatto esclusivo.

Un consiglio pratico è quello di scegliere un fazzoletto, un panno o un asciugamano morbido, tenerlo a contatto con il petto della mamma in modo da farlo impregnare del suo odore, e quando lo si tiene in braccio, tenerlo vicino tra la mamma e il piccolo. Soprattutto, glielo si può lasciare vicino quando è seduto o quando riposa il pomeriggio. Questo "oggetto transizionale" rappresenta un tramite tra lui e la mamma, qualcosa che gliela ricorda e con cui lui si mette in contatto, aiutandolo a gestire l'assenza. Se il suo fabbisogno giornaliero di cibo è rispettato, non c'è motivo che resti attaccato al seno per tutta la notte.

È fondamentale per un bambino vivere questa separazione dal seno e dalla poppata nelle prime fasi di vita. Questo è un preludio allo svezzamento e alle successive fasi in cui i genitori devono porre dei limiti al bambino, affinché questo impari come muoversi nel mondo mentre lo esplora. Alternare la presenza e l'assenza del seno, così come la presenza della mamma in generale per il piccolo, serve per la sua crescita. Il confronto con altre madri può essere un utile consiglio, dal momento che ciascuna madre trova soluzioni diverse che possono essere ugualmente funzionali e che potrebbero andar bene anche per il proprio figlio.

Il Benessere della Mamma: Un Pilastro Fondamentale

La stanchezza della mamma, derivante da notti insonni e dalla costante richiesta del bambino, è una componente cruciale da considerare. Essere mamma è un mestiere che viene modellato via via che si procede in questo splendido viaggio. Prima di diventare genitori si dà quasi per scontato di poter dormire sempre tranquillamente, poi dopo la nascita dei figli non è più così. La mamma, in primis, deve tutelare il proprio benessere, poiché solo una madre riposata e serena può rispondere con maggiore tranquillità e coerenza alle esigenze del bambino. Non sono d'accordo con la "moda" attuale che suggerisce di protrarre l'allattamento oltre il 6° mese in ogni circostanza, poiché a 10 mesi il figlio potrebbe avere semplicemente fame se non dorme in modo continuativo la notte, o potrebbe confondere il seno con il ciuccio. L'autonomia comincia in culla con i dovuti coinvolgimenti e rassicurazioni. È importante non confondere chi detta le regole, e tra queste regole devono esserci anche quelle che tutelino la mamma e il suo benessere.

La nostra cultura a volte alimenta le frustrazioni dei genitori, affermando che non sia normale che il bambino si svegli spesso e chieda della mamma, insinuando che ci sia qualcosa di sbagliato. Questo può portare la mamma a sentirsi inadeguata o colpevole. Comprendere quanto la situazione possa essere faticosa è il primo passo per cercare aiuto.

Il benessere psicologico della madre è altrettanto importante. A volte, il problema non è solo del figlio, ma anche della madre. Un genitore che si fa "tappetino" delle richieste del figlio (illogiche e al di là del proprio benessere) spera in effetti inconsciamente di riempire i propri vuoti. Non sa dire di no a se stesso, non tanto al bambino; non regge il suo pianto e la sua frustrazione perché torna a galla la propria. Provare ad avere più forza in ciò che si crede buono per sé stessa e per il bambino può fare la differenza, e si vedrà che lui si adatterà facilmente, poiché i bambini sono più saggi di noi, basta instradarli.

Psicologa che ascolta una madre preoccupata

Rivolgersi a uno psicologo potrebbe essere d'aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che si sta vivendo. La situazione è assolutamente normale e rientra nella normalità vivere ambivalenza, sensazione di soffocamento, sacrificalità e amore sconsiderato verso il proprio figlio. Quello che si dovrebbe capire è fino a che misura si è disposti a "sopportarlo" e indagare cosa si intende per sentimento "spiacevole". Non c'è una risposta ad hoc a questa situazione, ma si può fare una valutazione del proprio vissuto e trovare la situazione che si adatta maggiormente alle proprie esigenze. È importante educare il proprio bimbo ad intraprendere abitudini sane, per il suo benessere e per tutto il nucleo familiare. Questo è un percorso lungo che richiede tanta pazienza. Il supporto di uno psicologo dell'età evolutiva può offrire una serie di incontri di sostegno alla genitorialità, aiutando la mamma a trovare modalità giuste per rapportarsi con il suo piccolo e a inserire un rituale della buonanotte che favorisca un sonno più sereno per tutti.

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