L'allattamento al seno rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la salute pubblica, un gesto che va ben oltre la semplice nutrizione. Quando il tuo bambino inizia ad alimentarsi con cibi solidi, intorno ai sei mesi, potresti pensare che non abbia più bisogno del latte materno. Tuttavia, l'allattamento al seno dopo sei mesi offre ancora numerosi vantaggi per entrambi. È importante notare che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l'allattamento al seno per due anni e oltre, e questo vale per le famiglie di tutto il mondo e non soltanto per quelle nei paesi in via di sviluppo. L'allattamento al seno può essere considerato allo stesso tempo un alimento, un medicinale e un segnale; questi triplici benefici non vengono meno una volta oltrepassati i due anni.

Nutrizione strategica oltre lo svezzamento
Contrariamente alla credenza popolare, quando inizia a nutrirsi con alimenti solidi, il tuo bambino assume soltanto una piccola percentuale di calorie e sostanze nutritive dal cibo. Durante l'allattamento esclusivo al seno il bambino consuma solitamente 750-800 ml di latte al giorno. A 9-12 mesi può ancora assumere circa 500 ml al giorno, che equivalgono a circa la metà del suo fabbisogno calorico giornaliero. A 18 mesi probabilmente assumerà circa 200 ml al giorno, ovvero circa il 29% delle calorie necessarie. Sebbene dopo i sei mesi il tuo bambino abbia bisogno di altri alimenti per assimilare sostanze come ferro, zinco e vitamine D, il latte materno continua a fornire quantità significative di altre sostanze nutritive fondamentali: in questa fase apporta circa il 43% delle proteine del bambino, il 60% della vitamina C, il 75% della vitamina A, il 76% del folato e il 94% della vitamina B12.
Il latte materno non è mai statico; la sua composizione varia nel tempo per rispondere alle esigenze dei bambini nelle diverse fasi di crescita. Nei primi giorni di vita, la madre produce colostro, un liquido altamente concentrato di anticorpi e proteine, fondamentale per il neonato. La montata lattea avviene generalmente entro i primi cinque giorni e viene stimolata dalla suzione frequente del bambino. Ogni donna inizia a sviluppare la ghiandola mammaria prima della nascita, per poi completare il sistema dei dotti lattiferi e degli alveoli solo con la gravidanza. Il latte materno contiene decisivi fattori di crescita che promuovono lo sviluppo degli organi e dei tessuti, proteggendo il bambino ancora fragile da diverse malattie comuni come raffreddori, infezioni alle vie respiratorie e gastroenteriti.
I primi 1.000 giorni di vita.
Un medicinale personalizzato per la protezione immunitaria
L'allattamento al seno protegge il tuo bambino da infezioni e malattie, a tal punto da essere considerato una forma di "medicina personalizzata", con potenziali effetti permanenti. È stato dimostrato che allattare al seno per più di sei mesi protegge il neonato da alcuni tumori infantili, come la leucemia linfatica acuta e il linfoma di Hodgkin; riduce le sue possibilità di sviluppare il diabete di tipo 1 e 2, eventuali problemi alla vista e ai denti, nonché l'obesità. Più a lungo lo allatti, più a lungo lo proteggi.
Gli scienziati hanno scoperto che l'allattamento prolungato ha un ruolo cruciale nella protezione contro le infezioni che va ben oltre il periodo di allattamento, durando in molti casi per tutta la vita. Merito del trasferimento di cellule del sistema immunitario in grado di "educare" i più piccoli nei confronti delle infezioni avute dalle mamme. È inoltre provato che i bambini nutriti con latte materno hanno più leptina nei loro sistemi rispetto ai bambini allattati con latte artificiale e tendono ad autoregolare l'assunzione di latte, riducendo drasticamente il rischio di obesità infantile. Inoltre, il latte materno contiene migliaia di molecole attive, dagli enzimi che aiutano a digerire i grassi e gli ormoni che regolano l'appetito alle molecole immunitarie. Il fatto di essere vicina al tuo bambino, di rispondere immediatamente alle sue esigenze e avere spesso un contatto visivo con lui si traduce in un invio di segnali tra di voi, influenzando aspetti dello sviluppo che vanno dall'appetito alle prestazioni accademiche.
Benefici cognitivi e sviluppo comportamentale
È risaputo che l'allattamento al seno prolungato influisce positivamente sul QI dei bambini. Alcuni ricercatori capitanati dal Dr. Bernardo Lessa Horta hanno seguito quasi 6.000 bambini per tre decenni; gli adulti che erano stati allattati hanno dimostrato di essere più intelligenti, di aver trascorso più tempo a scuola e di aver guadagnato di più. Gli studi indicano che i bambini allattati al seno hanno punteggi di intelligenza più elevati e hanno meno probabilità di sviluppare problemi comportamentali. L'allattamento ha un impatto positivo anche sulla modulazione del temperamento: sembrerebbe infatti che i bimbi allattati per periodi più lunghi abbiano atteggiamenti meno aggressivi e rispondano in maniera più positiva e accogliente ai comportamenti degli altri.
Questo potrebbe essere in parte spiegato dalla presenza nel latte materno di particolari nutrienti, gli LC-PUFA (acidi grassi polinsaturi a lunga catena), coinvolti nello sviluppo del cervello in una specifica fase di crescita che si verifica prevalentemente nei primi due anni di vita. La protezione offerta non è solo fisica, ma anche emotiva: l'allattamento rientra a pieno titolo in tutte quelle buone pratiche che favoriscono l'instaurarsi di un solido attaccamento con le figure di riferimento. Attraverso il tocco, il calore e lo scambio di sguardi, l'allattamento è un atto consolatorio e calmante, un'ottima panacea per evitargli stress e momenti di irritabilità durante la dentizione o le vaccinazioni.

Vantaggi a lungo termine per la salute della madre
L'allattamento al seno prolungato non è vantaggioso soltanto per il tuo bambino, ma lo è anche per la salute materna a lungo termine. Continuando ad allattare oltre i sei mesi riduci il rischio permanente di sviluppare malattie cardiache, diabete di tipo 2 e tumori al seno, alle ovaie e all'utero. L'allattamento aiuta a stabilire un rapporto di fiducia tra la madre e i figli e a stabilire un legame fisico ed emotivo più forte. Inoltre, le mamme che allattano si riprendono prima dal parto, grazie anche alla produzione dell'ormone ossitocina, che favorisce l'involuzione uterina e riduce il sanguinamento post-parto.
Uno studio ha anche dimostrato che l'indice di massa corporea della madre (BMI) si riduce dell'1% per ogni sei mesi di allattamento al seno, poiché il corpo utilizza le riserve di grasso accumulate in gravidanza. Per molte mamme, l'allattamento al seno è anche un momento speciale, una pausa in cui tutto il resto può aspettare, contribuendo a migliorare il tono dell'umore e a ridurre l'ansia. Le donne che soffrono di depressione postpartum hanno spesso maggiori probabilità di avere problemi ad allattare al seno e lo fanno per un periodo più breve, suggerendo che un supporto adeguato alla pratica dell'allattamento possa fungere anche da fattore protettivo per la salute mentale della donna. Non va dimenticato l'aspetto pratico: il seno produce la giusta quantità di latte quando necessario, rendendo l'allattamento un'opzione gratuita, economica e sempre disponibile, senza necessità di pulire attrezzature.
Superare le barriere culturali e sociali
Nonostante l'evidenza scientifica, nella nostra società, una donna che decide di continuare ad allattare un bimbo più grandicello incorre in una serie infinita di critiche, come l'insinuazione che il latte diventi "acqua" o che la scelta sia dettata da una presunta "anormalità psichica". È fondamentale sottolineare quanto dichiarato dal tavolo tecnico del Ministero della Salute: «L'allattamento al seno di lunga durata non interferisce negativamente sulla progressione dell'autonomia del bambino e sul benessere psicologico e/o psichiatrico della madre. Risulta al contrario ben provato che l'allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino».
Molte delle difficoltà incontrate dalle madri derivano dalla scarsa conciliazione tra lavoro e allattamento. L'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'Unicef chiedono il riconoscimento universale di almeno quattro mesi di maternità e un congedo anche per i papà, rendendo condivisa la responsabilità della dieta del neonato. Quando il bambino cresce, l'allattamento diventa una relazione intima e solo i due protagonisti possono sapere quando è arrivato il momento di interromperla. Il bambino, cresciuto in un ambiente sicuro, è del tutto competente e, quando sarà pronto, potrà, senza difficoltà e per gradi, diventare autonomo. Ogni mamma è perfettamente capace di accompagnare il piccolo verso il distacco in un contesto familiare sereno e positivo. L'allattamento al seno rimane una delle scelte più potenti ed efficaci per garantire la salute, la longevità e il benessere profondo di entrambe le figure coinvolte, trasformandosi in un investimento che dura per tutta la vita.
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