L'importanza dell'allattamento per mamme e bambini è universalmente nota, un patrimonio comune della cultura pediatrica e popolare attuale. Sulla base dei risultati degli studi scientifici condotti soprattutto negli ultimi 40 anni si può sciorinare con sicurezza e orgoglio la lunga lista di malattie infantili, e dell’adulto che sarà, che risultano meno frequenti quando il bambino viene allattato al seno. L'allattamento al seno è una pratica sempre più importante, secondo i risultati di numerose ricerche, per i suoi effetti benefici sulla salute sia dei bambini, sia delle mamme, oltre che per il ruolo nella prevenzione di alcune malattie, tra cui alcuni tipi di cancro. Il latte materno non è solamente un alimento: è anche un'efficace medicina, perfettamente calibrata sui bisogni di ciascun bambino, che previene le infezioni della primissima infanzia.

Un alimento "vivo" e in continua evoluzione
Il latte materno è un alimento "vivo", unico e completo, capace di soddisfare velocemente la sete e la fame del neonato. Ricco di cellule immunitarie, ormoni, enzimi e microrganismi benefici, il latte della mamma è sempre pronto all’uso e alla giusta temperatura, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Non rappresenta una spesa, in quanto è “gratis”. Inoltre, ha la caratteristica di essere assorbito e digerito molto facilmente dai bambini. La composizione del latte della mamma cambia in maniera naturale in base alle esigenze del piccolo: è considerato, quindi, un alimento in continua evoluzione, ideale per una corretta crescita e una buona salute del neonato. Nessun altro alimento è in grado di fornire gli elementi nutritivi necessari e sufficienti a regolare lo sviluppo fisico e mentale di un bambino e a proteggerlo dalle malattie.
I tre tipi di latte materno
Si distinguono tre tipi di latte materno, ciascuno con caratteristiche specifiche per le diverse fasi di crescita del neonato:
- Il colostro: Prodotto dal 1° al 6° giorno di vita del bambino, è il primo "tipo" di latte, in piccole quantità, denso e giallastro. Il colostro è ricco di anticorpi, proteine, sali minerali e moltissimi altri nutrienti e fattori di crescita, tutti utili al neonato. Questo primo latte rappresenta tutto quanto serve al piccolo fino all’arrivo della montata lattea, che generalmente si presenta tra il secondo e il quarto giorno dopo il parto. Il colostro è quindi un primo alimento molto energetico perché dà sostentamento al piccolo che ha appena compiuto un’attività piuttosto faticosa, la nascita. In particolare, gli anticorpi che il neonato riceve attraverso il primo latte materno attraverso l'allattamento al seno sono essenziali per combattere i primi attacchi di agenti patogeni. Il sistema immunitario del neonato, infatti, è immaturo e il latte materno con i suoi anticorpi “ne fa le veci”. Ha un’alta digeribilità e nello stesso tempo un elevato potere nutrizionale. Presenta inoltre un effetto lassativo che aiuta il neonato a eliminare le prime feci (meconio) e a espellere l’eccesso di bilirubina, prevenendo così la comparsa dell’ittero.
- Il latte di transizione: Prodotto dal 6° al 14° giorno, cinque o sei giorni dopo il parto, il latte materno comincia a cambiare la sua composizione. È meno ricco in proteine e sali minerali e contiene più zuccheri e grassi: diventa quindi un latte più calorico. Le necessità energetiche del neonato infatti cambiano e il latte materno si adatta di conseguenza.
- Il latte maturo: Prodotto dal 15° giorno in poi, quindici giorni dopo il parto, il latte diventa “maturo”, raggiungendo la sua composizione standard che sarà mantenuta fino al momento dello svezzamento. Il latte maturo è ricco di lipidi e di carboidrati, con una percentuale inferiore di proteine e sali minerali. Quest’ultimo contiene tutti i nutrienti principali (proteine, carboidrati, grassi, ormoni, vitamine, minerali e acqua) in quantità che rispecchiano i bisogni del neonato. Il latte maturo cambia in relazione all’ora del giorno, alla durata della poppata, ai bisogni del bambino e alle condizioni della madre.

I benefici innumerevoli per il bambino
Bere latte materno offre al neonato molti benefici, che si manifestano non solo nell'immediato, ma anche a lungo termine. Un bambino allattato al seno, infatti, avrà una percentuale di rischio di gran lunga minore di sviluppare malattie non solo durante la prima infanzia, ma anche durante lo sviluppo e in età adulta. Il latte materno è l’alimento ideale per i neonati per diverse ragioni.
Proprietà nutritive uniche
Il latte materno contiene proteine, lipidi, sali minerali e zuccheri in quantità e proporzioni adeguate alle necessità del bambino in ogni suo momento di crescita. In particolare, contiene le giuste proporzioni di carboidrati, tra cui il lattosio, che favorisce lo sviluppo di un microbiota intestinale sano. Inoltre, è ricco di grassi essenziali alla maturazione del sistema nervoso, oltre a proteine, vitamine e altri nutrienti che sostengono una crescita sana. L'unico elemento che può essere considerato carente in questo alimento è il ferro. Questa carenza comunque potrebbe essere giustificata da una strategia adottata dalla natura per evitare la proliferazione di batteri intestinali dannosi. La presenza di Escherichia coli, ad esempio, dipende dalla presenza di ferro, mentre quella dei lattobacilli simbionti, che proteggono l'organismo del neonato dalle infezioni, invece, non dipendono da questo elemento. Durante il periodo trascorso nell’utero materno, comunque, il bambino fa scorta di tutto quello che gli permetterà poi di affrontare il periodo di allattamento al seno, senza andare incontro a nessun tipo di carenza. Il latte materno, inoltre, sembra avere un ruolo preventivo nella comparsa dell'obesità precoce. I grassi, infatti, “compaiono” nel latte solo verso la fine della poppata, portando il piccolo a staccarsi perché sazio.
Un vero e proprio scudo immunitario
Una proprietà assolutamente inimitabile del latte materno è quella immunitaria. La presenza di globuli bianchi e anticorpi rendono questa bevanda una vera e propria protezione per il neonato che diventa capace di sconfiggere agenti patogeni presenti nell'ambiente esterno. La presenza poi di lattoferrina, lisozima e cellule immunocompetenti favorisce la proliferazione di batteri intestinali che aiutano il piccolo a eliminare i virus che causano le gastroenteriti. Molti studi hanno mostrato che bambine e bambini allattati al seno hanno un rischio minore di sviluppare disturbi intestinali come diarrea e vomito, infezioni respiratorie come quelle indotte dal virus respiratorio sinciziale (RSV), infezioni all’orecchio, meningite batterica.
Neonato: benefici dell'allattamento al seno
Protezione dalle allergie e malattie croniche
Salvo rarissime eccezioni, nessun bambino sviluppa allergie nei confronti del latte materno. Anzi, al contrario, l'allattamento al seno sembra proteggere il bambino da allergie alimentari in età adulta. I primi contatti con gli alimenti, infatti, avvengono in maniera graduale, così che il sistema immunitario abbia il tempo di svilupparsi. Oltre a ciò, l'allattamento al seno riduce il rischio di obesità e altre malattie, come asma, eczema, carie e altri problemi dentali. Un bambino allattato al seno avrà anche un rischio significativamente minore di sviluppare diabete di tipo 2 in età adulta e aterosclerosi. Inoltre, l'allattamento al seno previene la sindrome della morte improvvisa del lattante, la cosiddetta “morte in culla”, e promuove lo sviluppo neuro-comportamentale del bambino.
Sviluppo cerebrale e protezione per i prematuri
L’allattamento al seno favorisce lo sviluppo cerebrale dei neonati. «Il latte materno produce molti benefici per il bambino: dalla corretta formazione del microbiota a un adeguato sviluppo cerebrale - dichiara Vito Miniello, pediatra all'ospedale Giovanni XXIII e docente di nutrizione e dietetica infantile all’Università di Bari -. Altrettanto rilevante è la funzione preventiva, dal momento che, nei bambini non allattati al seno, aumentano i casi di sovrappeso, obesità, diabete e aterosclerosi in età adulta». Più di tutti gli altri neonati, a beneficiare dell’allattamento al seno sono i prematuri. «Nel loro caso non è soltanto un nutriente, ma il primo strumento di difesa immunitaria - precisa il presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca, che dirige l’unità operativa complessa di neonatologia dell’ospedale Maggiore Policlinico di Milano -. In questi casi, in fase iniziale è possibile ricorrere anche al latte materno donato da altre donne, in quanto a causa del parto prematuro la montata lattea può tardare ad arrivare.

Vantaggi significativi per la mamma che allatta
Anche le neomamme possono trarre grandi benefici dall’allattamento al seno. Moltissimi sono i vantaggi per la mamma.
Recupero fisico post-parto e benessere ormonale
Alcuni vantaggi che la mamma trae dall’allattamento sono: il recupero più veloce delle condizioni fisiologiche uterine pre-gravidanza, grazie alla suzione del bambino: infatti, più il bambino succhia più aumentano i livelli di ossitocina, un ormone che fa contrarre l’utero. Questo aiuta l'utero a restringersi più rapidamente rispetto a quello di una madre che non allatta. Il forte aumento di ossitocina che si verifica ogni volta che allatti al seno ti aiuta anche a consolidare il tuo legame con il tuo bambino. Gli scienziati hanno collegato l'aumento dei livelli di ossitocina con quello che descrivono come "comportamento materno potenziato", caratterizzato da un contatto visivo più lungo, risposte più rapide e più coccole (non per niente si chiama l'ormone dell'amore). Inoltre, l'ossitocina e altri ormoni rilasciati durante l'allattamento aiutano entrambi a riprendere sonno subito dopo. L'ossitocina possiede anche un effetto antidepressivo. Uno studio ha scoperto che alcune madri con livelli più alti di ossitocina presentavano in misura minore sintomi di ansia e depressione. Infatti, finché continui ad allattare, l'ossitocina ti aiuta a stare calma, a ridurre lo stress e la pressione sanguigna e persino ad aumentare la tua soglia del dolore.
Recupero del peso forma e protezione da malattie
La produzione di latte rappresenta un dispendio energetico notevole per la mamma per cui i chili presi in gravidanza vengono persi più facilmente. Infatti, i grassi accumulati durante i nove mesi di gestazione vengono utilizzati per la produzione del latte. Ti sei mai chiesta quante calorie si bruciano durante l'allattamento? La risposta è fino a 500 al giorno, circa la stessa quantità che si consuma andando un'ora in bicicletta. Questa dose extra di calorie bruciate con l'allattamento può aiutarti a perdere il peso accumulato durante la gravidanza. L'allattamento al seno protegge le mamme che allattano dal cancro alle ovaie e dai tumori al seno. Più a lungo si continua ad allattare, maggiori sono i vantaggi per la salute. L'allattamento al seno riduce il rischio di contrarre malattie cardiache e diabete di tipo 2 per tutta la vita. Ogni mese in più che si allatta riduce anche il rischio di contrarre una serie di tumori, quali quelli al seno, alle ovaie e all'utero. Questa riduzione del rischio è di circa il 4,5% per ogni 12 mesi di allattamento in aggiunta a un calo del 7% per ogni nascita e ci porta a calcolare con facilità che una donna con due figli allattati al seno per complessivi 36 mesi (per esempio 15 mesi il primo e 21 mesi il secondo) si porta a casa una riduzione di circa il 27% di rischio di cancro al seno. Oltre all’effetto sui tumori della sfera riproduttiva, allattare al seno rinforza anche lo scheletro della donna in quanto attiva il metabolismo osseo del calcio, che saprà in età senile meglio difendere la donna dall’osteoporosi. «L'allattamento al seno migliora la mineralizzazione ossea; quindi, se allatti al seno hai meno probabilità di soffrire di osteoporosi e di fratture negli anni a venire», spiega il Prof. Hartmann.
Benefici psicologici ed economici
L’allattamento al seno migliora il rapporto madre-bambino in un momento molto delicato, il post parto. Tra i benefici dell’allattamento al seno c’è l’instaurazione di un forte legame di fiducia e amore tra la mamma e il bambino: in una fase in cui tra i sensi del neonato l’olfatto è quello più sviluppato proprio per riconoscere l’odore del latte materno, l’allattamento al seno è una via di comunicazione privilegiata tra mamma e bebè. L'allattamento al seno è una scelta economica, essendo praticamente a costo zero e non richiedendo preparazione prima della somministrazione. Se si allatta esclusivamente al seno non si deve acquistare il latte artificiale. Nell'arco di pochi mesi il risparmio potrebbe ammontare a una bella somma (negli Stati Uniti l'allattamento al seno generalmente fa risparmiare alle famiglie 1.200-1.500 dollari nel primo anno). Per non parlare del fatto che non si deve preoccuparsi se in negozio non si riesce a trovare il latte in polvere che si preferisce. Inoltre, poiché i neonati allattati al seno tendono ad ammalarsi meno, è probabile che la mamma passerà meno tempo a curare il suo bambino. Se si è tornate al lavoro, questo potrebbe significare prendere meno giorni per malattia e fare meno giorni di assenza al nido.

Indicazioni e raccomandazioni sull'allattamento al seno
Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), il latte materno deve essere alimento esclusivo e insostituibile per i primi sei mesi di vita del bambino. Alimenti complementari devono essere introdotti a partire dai sei mesi, momento in cui il bambino inizierà un graduale svezzamento. Da questo momento in poi la mamma può comunque continuare ad offrire il proprio latte fino a quando lei e il bambino lo desiderano: l’OMS, infatti, consiglia di proporre al bambino il latte materno almeno fino ai due anni o oltre.
Allattamento a richiesta e durata delle poppate
È stato dimostrato che l'approccio migliore, raccomandato anche dall'OMS, è l'allattamento a richiesta, che vuol dire: offrire i seni al bambino ogni volta che mostra segni di fame, senza tener fede a una tabella oraria fissa prestabilita. Il seno, infatti, non "sa" di quanto latte materno ha bisogno il neonato: per calibrare la sua produzione ha bisogno di 2/3 settimane, nel corso delle quali è bene lasciare che seno e bambino comunichino senza interferenze, come può essere l'imposizione di orari. In media il neonato poppa 8-12 volte in 24 ore, a intervalli non sempre regolari. Come capire che è ora di allattare? Bisogna imparare a leggere i segnali che ogni bambino invia, ad esempio: si succhia le mani o le dita, muove testa e bocca per cercare il seno, fa schiocchi con la lingua sul palato o simula il movimento di suzione, diventa agitato o nervoso, inizia a piangere. La durata di una poppata è variabile, generalmente la decide il bambino. Bisogna offrire entrambi i seni: infatti, dopo che spontaneamente si è staccato dal primo, si può passare al secondo. Generalmente i bambini li svuotano entrambi. Può succedere però che per alcuni un solo seno è sufficiente: basterà cominciare dall'altro seno alla poppata successiva.

Posizioni e accorgimenti per un allattamento sereno
A differenza di quanto possano pensare molte neomamme, non esiste una sola posizione per allattare: a volte allattare in una determinata angolazione, favorisce una migliore reazione del seno e una migliore nutrizione per il bambino. Una posizione corretta è essenziale sia per la buona riuscita dell'allattamento che per prevenire dolore durante l'allattamento al seno e ragadi al capezzolo. Se la mamma è comoda e il bambino si attacca correttamente, si può allattare sia sedute che distese, scegliendo la posizione che più si preferisce. Ogni bambino e ogni mamma sono diversi, quindi si imparerà insieme! L’allattamento al seno richiede pratica: una volta acquistata familiarità, la mamma e il bambino vivranno uno scambio meraviglioso. È fondamentale attaccare il piccolo subito dopo la nascita. Le poppate precoci promuovono infatti l’arrivo della montata lattea.
Dieta materna e assunzione di farmaci
Una mamma che allatta deve in generale mangiare sano e assumere un’adeguata quantità di liquidi. Non è necessario rinunciare a cibi particolari, né seguire una dieta specifica, prediligendo solo verdure o solo proteine per riuscire a perdere peso. L’importante è non eccedere in nulla. Il mito “mangiare per due” è da sfatare: in realtà è sufficiente mangiare solo poco di più al giorno per provvedere ai bisogni della mamma e del bambino. È necessario seguire una dieta varia e bilanciata, ricca di alimenti di origine vegetale (come legumi, frutta e verdura) e di alimenti ricchi in proteine, sia animali che vegetali, come la Dieta Mediterranea. Alla dieta abituale della mamma vanno aggiunte circa 500 kilocalorie e 17 grammi di proteine in più al giorno nei primi sei mesi di vita del bambino; poi, 11 grammi di proteine in più al giorno. Inoltre, la produzione di latte, sia in termini di quantità che di qualità, è quasi del tutto indipendente dall’alimentazione materna. Solo quando la mamma presenta una grave situazione di malnutrizione, la produzione e la composizione del latte potrebbero risentirne. È importante assicurare un adeguato apporto idrico, assumendo acqua e bevande come latte, spremute o centrifugati di frutta fresca. Meglio evitare bevande alcoliche: la birra, ad esempio, non “fa latte”! È consentito bere un bicchiere di vino durante i pasti avendo però poi l’accortezza di aspettare 2 ore prima di allattare il proprio bambino. Anche il caffè andrebbe assunto con moderazione: non più di due tazzine di caffè al giorno, preferibilmente sempre lontano dalle poppate. Abitudini alimentari scorrette possono rappresentare un rischio per l'allattamento al seno portando alla comparsa o all’aggravamento di condizioni già presenti come sovrappeso, obesità, diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione o disturbi gastrointestinali. Alcuni cibi, come spezie e aromi vari, possono modificare il sapore del latte. Nonostante questo sia molto soggettivo, può succedere che alcuni neonati non apprezzino il latte dal sapore un po’ troppo “aromatizzato”! Aglio, acciughe, ketchup, asparagi, cavoli, cipolle, curry, gorgonzola, peperoni e zenzero… sono tutti cibi capaci di variare il sapore del latte. Questo però non significa che questi cibi siano controindicati: al contrario, se la mamma che allatta ha una alimentazione varia può indirettamente educare il suo bambino a diversi sapori. È ovvio che non saremo capaci di prevedere quali saranno i suoi gusti, per questo motivo è buona regola osservare le reazioni del lattante, adeguando di conseguenza l’alimentazione materna. L'allattamento al seno è una vera occasione per i bambini per imparare a conoscere odori e sapori diversi. Quindi, se la mamma impara ad includerli in maniera pacata e graduale nella propria dieta, abituerà probabilmente anche il piccolo. Durante l’allattamento al seno è necessario stare attente ad assumere farmaci, anche se nella maggior parte dei casi è possibile assumerne anche mentre si allatta. Assunzione, dosaggio e tempi devono essere prescritti e monitorati attentamente dal medico. Quasi tutti i farmaci, infatti, passano nel latte materno ma nella maggior parte dei casi il neonato ne assume una quantità talmente bassa attraverso il latte che non comporta rischi di effetti indesiderati. La quantità di farmaco che passa nel latte dipende dalle sue caratteristiche, dalla dose assunta e dalla durata della terapia. Un accorgimento utile è assumere un farmaco subito dopo una poppata e, se possibile, lasciar trascorrere 3-4 ore prima della poppata successiva.
Controindicazioni e sostegno all'allattamento
L’allattamento al seno è caldamente consigliato per almeno i primi 6 mesi di vita del bambino. Esistono però alcune situazioni in cui è controindicato. Come suggerito dal Ministero della Salute italiano e dal Center for Disease control and Prevention americano, i medici dovrebbero valutare caso per caso se la condizione medica di una mamma e/o la sua esposizione ambientale, così come la condizione medica del neonato, giustifichino un'interruzione temporanea o addirittura una totale impossibilità per l'allattamento al seno.
Quando l'allattamento al seno è sconsigliato
I casi in cui è espressamente vietato allattare al seno o comunque offrire il latte materno ai propri neonati sono:
- se la mamma è affetta dal virus dell'immunodeficienza umana (HIV);
- se la mamma è affetta dal virus linfotropico umano a cellule T di tipo I o di tipo II (HTLV - 1/2);
- se la mamma fa uso di droghe, come la cocaina o gli oppiacei.
I casi in cui è consigliato di sospendere temporaneamente di allattare al seno o comunque di offrire il latte materno ai propri neonati sono:
- se la mamma è affetta da brucellosi non trattata;
- se la mamma sta assumendo alcuni farmaci non compatibili con l’allattamento;
- se la mamma deve sottoporsi a esami diagnostici che prevedono l’uso di radiofarmaci, come per esempio la scintigrafia alla tiroide;
- se la mamma ha un’infezione.
Il supporto necessario per le mamme
L’allattamento al seno è un impegno costante che occupa una mamma 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Ma che può dare grandi soddisfazioni. Nel ritmo di una poppata si intrecciano biologia e amore, scienza e istinto. Attraverso questo gesto, la madre offre al figlio non solo nutrimento e conforto, ma anche un patrimonio unico di difese immunitarie e segnali biochimici che lo accompagneranno nella crescita. Nonostante le opinioni degli specialisti sul tema convergano, i tassi di adesione all'allattamento al seno non sono ancora quelli ottimali. I dati più recenti in possesso dell'Istat parlano chiaro. Nei primi giorni di vita, il 90 per cento delle donne italiane comincia ad allattare al seno. Ma già a quattro mesi, l’allattamento esclusivo crolla al 31 per cento. E soltanto il dieci per cento delle mamme continua ad allattare oltre i sei mesi del proprio bambino. Alla base della rinuncia ci sono quasi sempre le difficoltà nel conciliare l'allattamento con il resto delle attività quotidiane. Il problema è noto soprattutto alle mamme che lavorano, considerando le resistenze culturali che ancora limitano la pratica negli ambienti esterni. Da qui il messaggio lanciato quest'anno dall'Organizzazione Mondiale e dall'Unicef, che chiedono il riconoscimento universale di almeno quattro mesi di maternità, oltre che un congedo anche per i papà, in modo da rendere condivisa la responsabilità della dieta del neonato (per i primi sei mesi deve prevedere esclusivamente il latte materno).
Neonato: benefici dell'allattamento al seno
Programmi di promozione e sensibilizzazione
In Italia l'UNICEF promuove il programma "Insieme per l’Allattamento" per diffondere la cultura dell’allattamento materno e garantire a tutti i bambini una nutrizione adeguata e il miglior inizio di vita possibile. Nel 2018, oltre 31.500 bambini, pari al 7% di tutte le 449.000 nascite avvenute nel nostro paese, sono venuti alla luce negli Ospedali riconosciuti da UNICEF e OMS "Amici dei bambini", beneficiando così dei migliori standard di assistenza in materia di parto e allattamento. «I vantaggi sanitari, sociali ed economici dell'allattamento al seno per la mamma e per il bambino sono ampiamente confermati e accettati nel mondo. Eppure, a livello globale quasi il 60% dei neonati non sono allattati in modo esclusivo fino al sesto mese di vita, come si dovrebbe» afferma il Direttore esecutivo dell'UNICEF, Henrietta Fore. «A dispetto di tutti questi benefici, in gran parte del mondo sul posto di lavoro si continua a negare alle mamme il sostegno di cui avrebbero bisogno. Globalmente, solo il 40% delle lavoratrici madri di neonati godono dei benefit minimi per la maternità. La Convenzione n. 183 dell’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), sul tema della protezione della maternità, prevede un minimo di 14 settimane di permesso retribuito per maternità, oltre alla previsione di pause sul posto di lavoro e luoghi idonei dove allattare. Tuttavia, attualmente soltanto il 12% degli Stati nel mondo soddisfano questi requisiti. Nel 2018 meno della metà (43%) dei neonati, nel mondo, sono stati nutriti al seno entro la prima ora dalla nascita. Per favorire l’allattamento è fondamentale l’apertura delle terapie intensive neonatali senza limiti di orario.
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