L'alimentazione durante l'infanzia è una pietra angolare per la salute e lo sviluppo futuri. Ogni età ha le sue specifiche esigenze nutrizionali speciali, e la comprensione del fabbisogno calorico e dei nutrienti è fondamentale per garantire una crescita ottimale. La scienza della nutrizione distingue due grandi classi di nutrienti: macronutrienti e micronutrienti. I macronutrienti, che si distinguono in carboidrati, proteine e lipidi, determinano l’apporto calorico complessivo. I micronutrienti, invece, non forniscono energia, ma sono ugualmente cruciali per la salute e per funzioni vitali, anche se necessari in minime quantità. Le carenze di macronutrienti e micronutrienti hanno un impatto significativo sulle funzioni vitali e sulla crescita, per questo una conoscenza dettagliata della loro influenza durante le differenti fasi dell’età evolutiva è indispensabile.
Comprendere le Calorie e i Nutrienti Fondamentali
Le calorie rappresentano il potere energetico di un alimento. Gli alimenti costituiscono il carburante della macchina che è il nostro organismo, e noi andiamo avanti per effetto delle calorie liberate dagli alimenti. I diversi alimenti producono differenti quantità di calorie: se bruciamo un grammo di zucchero, otteniamo quattro calorie; se bruciamo un grammo di proteine (contenute, per esempio, nella carne o nel bianco d’uovo) otteniamo quattro calorie; se bruciamo un grammo d’olio (o di un altro grasso alimentare) otteniamo nove calorie.
Un'alimentazione sana ed equilibrata deve contenere queste sostanze in ogni pasto, poiché ogni alimento svolge una funzione specifica e fornisce principi nutrienti diversi.
- Le Proteine: Sono sostanze indispensabili per la formazione e lo sviluppo dell'organismo e per la rigenerazione dei tessuti. Il rapido accrescimento, cui va incontro il giovane organismo, fa sì che i fabbisogni proteici, ed in particolare di amminoacidi essenziali, siano molto più alti di quelli di un adulto, dove il bilancio azotato è in pareggio.
- I Carboidrati: Rappresentano la principale fonte di energia dell'organismo e sono indispensabili nel metabolismo degli eritrociti e di organi vitali come rene e cervello.
- I Grassi: Sono i nutrienti energetici per eccellenza. Partecipano alla formazione del sistema nervoso e delle membrane cellulari del cervello e sono indispensabili per l'assorbimento di alcune vitamine (A, D, E e K). Di pari passo con le richieste proteiche, anche quelle di lipidi raggiungono il loro massimo valore nelle prime settimane di vita, essendo necessari, tra l'altro, per costruire le riserve adipose, sintetizzare alcune sostanze regolatrici, trasportare le vitamine liposolubili e costruire le membrane plasmatiche.
- Le Vitamine: Servono per regolare e coordinare l'attività di tutte le cellule. La vitamina A, ad esempio, è necessaria per la vista, la pelle, la crescita e la circolazione.
- I Minerali: Includono elementi come Calcio, Fosforo, Iodio, Ferro e Zinco, essenziali per la crescita ossea, la sintesi ormonale, la formazione del sangue e la regolazione del sistema immunitario.

Fabbisogno Energetico e Nutrizionale nei Primi Sei Mesi di Vita
I primi 6 mesi di vita si caratterizzano per una rapida sintesi tessutale e per una dieta esclusivamente lattea. Il fabbisogno energetico relativo, considerato per chilogrammo di peso corporeo, è massimo nel primo mese di vita, dove raggiunge valori tre volte superiori rispetto a quelli di un adulto. Dopo le prime settimane di vita le richieste caloriche tendono a diminuire; tuttavia, aumentando di pari passo il proprio peso corporeo, il neonato necessita di un apporto energetico più elevato in termini assoluti. Nei primi anni di vita il fabbisogno energetico è in gran parte speso per il mantenimento del metabolismo basale, dal momento che i movimenti sono limitati e l'accrescimento corporeo massimo. Il fabbisogno energetico dipende da metabolismo basale (BMR), crescita, termogenesi indotta dalla dieta (DIT) e livello di attività fisica (PAL), ma nel primo semestre i principali determinanti sono il BMR e la crescita, infatti gli organi si accrescono significativamente e maturano nuove funzioni con conseguente aumento del consumo energetico.
La crescita è molto rapida in questo periodo: a 6 mesi il peso della nascita di solito raddoppia, la lunghezza incrementa di 15 cm e la circonferenza cranica di 8 cm. Dopo un calo ponderale fisiologico dei primi giorni, la velocità di crescita tocca il suo massimo nel primo mese (circa 180 gr/settimana), riducendosi nel secondo mese (circa 140 gr/settimana). Essa decresce gradualmente nei mesi successivi. Contestualmente il lattante sviluppa rapidamente nuove funzioni neurocognitive e motorie. La valutazione nutrizionale nei primi 6 mesi richiede una frequente osservazione della nutrizione e la valutazione di lunghezza, peso e circonferenza cranica. Un normale incremento di peso e lunghezza è segno di buona salute; l’incremento della circonferenza cranica riflette la crescita cerebrale che solitamente raddoppia il suo volume al termine del primo anno di vita. Nei primi 6 mesi è raccomandato pesare il lattante settimanalmente, mentre una valutazione antropometrica completa dovrebbe essere effettuata alla nascita, a un mese di vita e ogni 3 mesi. Le curve di crescita dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono uno strumento essenziale per la valutazione della crescita.
I neonati devono essere nutriti a richiesta, in genere circa 8-12 volte al giorno. L'assunzione media per l'alimentazione nei primi giorni può essere solo di 15-30 mL. Dopo 48 ore, i segni che la nutrizione è adeguata comprendono il bambino che sembra soddisfatto dopo ogni poppata, con 6-8 pannolini bagnati al giorno e defecazioni regolari, che dorme bene, che è vigile quando è sveglio e che aumenta di peso. Problemi di alimentazione, come variazioni minori nell'assunzione di cibo da giorno a giorno, sono frequenti e, sebbene spesso fonte di preoccupazione per i genitori, di solito richiedono solo una rassicurazione e una guida a meno che non ci siano segni di malattia o modificazioni nei parametri di crescita, in particolare il peso (le variazioni nella linea del percentile nelle tabelle di crescita standard sono più significative dei cambiamenti assoluti). La perdita di più del 5-7% del peso alla nascita durante la prima settimana indica iponutrizione. Il peso alla nascita deve essere recuperato entro 2 settimane nei neonati allattati al seno (prima nei bambini alimentati con latte artificiale), e un conseguente aumento di circa 20-30 g/die è atteso nei primi mesi.
L'importanza di allattare al seno
Il Ruolo Fondamentale del Latte Materno
Il latte materno nel primo semestre risponde pienamente ai bisogni di energia, proteine, carboidrati e lipidi. Soddisfa anche il fabbisogno di liquidi, pertanto, prima dello svezzamento, va evitato l’uso di bevande zuccherate, tisane e infusi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento esclusivo al seno per 4-6 mesi, con una successiva introduzione di alimenti complementari. L’allattamento al seno promuove salute e crescita, pertanto sono raccomandate tutte le pratiche che lo incentivano, ad esempio il contatto pelle a pelle precoce e l’attaccamento al seno nella prima ora di vita. Se il parto non è stato complicato e il neonato è vigile e in salute, può essere portato alla madre per un allattamento immediato. L'efficacia dell'allattamento al seno è aumentata esponendo il neonato al seno non appena possibile dopo il parto. L'emissione di muco dopo l'allattamento è frequente, a causa della lassità della muscolatura liscia gastroesofagea, ma deve scomparire entro 48 ore. Se l'emissione del muco o il vomito persistono oltre 48 ore, soprattutto se quest'ultimo è biliare, è necessaria una valutazione completa dei tratti gastrointestinale superiore e respiratori per individuare anomalie gastrointestinali congenite.
Il latte materno ha un contenuto energetico di 0,67 Kcal/g, contiene 8-10 g/L di proteine e 4 g/L di lipidi. Tra questi il 33-38% è costituito da acido oleico, mentre l’8-12% da acido linoleico. Il contenuto di acido docosaesaenoico (DHA) è variabile e dipende dalle abitudini materne e da polimorfismi dei cluster di geni codificanti la desaturasi. La rapida crescita tipica del primo semestre di vita richiede proteine. Il fabbisogno proteico a 6 mesi raggiunge un PRI (l’apporto di un nutriente che risponde ai fabbisogni di almeno il 97,5% dei soggetti di una popolazione osservata) di 1,31 g/kg/die. L’allattamento esclusivo al seno permette al lattante di soddisfare il suo fabbisogno proteico nel primo semestre, sia in termini quantitativi sia qualitativi, fornendo un apporto adeguato di amminoacidi essenziali. Il contenuto proteico nel latte materno si modifica nel tempo adattandosi alle esigenze del lattante: nel terzo mese ha un contenuto proteico quasi dimezzato rispetto alle prime settimane di vita (1,4-1,6 g/100 mL).
I lipidi hanno sia funzione energetica sia plastica e comprendono acidi grassi essenziali a lunga catena (LC-PUFA) e i loro derivati come l’acido arachidonico (ARA) e il DHA. Questi ultimi modulano la risposta infiammatoria, regolano l’espressione genica e influenzano la fluidità delle membrane specie in cervello e retina: il DHA è particolarmente importante nello sviluppo neurologico di neonato e lattante. La carenza di ARA e DHA può determinare alterazioni funzionali a livello neurologico, cardiologico e immunologico. L’allattamento esclusivo al seno soddisfa i fabbisogni lipidici del primo semestre sia in termini quantitativi sia qualitativi. Il latte materno fornisce al lattante un costante apporto di carboidrati e il lattosio rappresenta il principale zucchero contenuto (60-78 g/L) rappresentando il 40% del contenuto energetico del latte. Il latte materno contiene anche oligosaccaridi, zuccheri non digeribili che agiscono da “prebiotici” e inibiscono la crescita intestinale dei batteri patogeni. Sono stati identificati quasi 200 oligosaccaridi del latte materno (HMO) e la loro composizione si modifica nel corso della lattazione.

Micronutrienti Essenziali nei Primi Sei Mesi
Il lattante necessita di micronutrienti e il latte materno è adeguato a soddisfarne i fabbisogni. Tra i minerali, il calcio (Ca) e il fosforo (P) sono essenziali per la crescita e il latte materno ne è ricco. Lo iodio è essenziale per il feto e per il lattante, la sua carenza determina ipotiroidismo e cretinismo, ma il latte materno ne fornisce adeguate quantità. La vitamina A è essenziale per la differenziazione cellulare, inoltre regola l’embriogenesi, la crescita, il sistema immunitario e la vista. Lo zinco è indispensabile per la crescita e lo sviluppo giocando un ruolo centrale nella differenziazione cellulare, specie nei tessuti a rapida proliferazione come il sistema immunitario e l’apparato gastrointestinale. Il latte materno è relativamente carente in zinco (Zn), ma i depositi costituiti durante la gravidanza sono sufficienti per il primo semestre.
Tuttavia, alcuni micronutrienti richiedono una particolare attenzione e, talvolta, una supplementazione. La vitamina D è essenziale per l’assorbimento del calcio e la sintesi ossea, ma il latte materno ne è carente, pertanto la supplementazione giornaliera con 10 µg è raccomandata per il primo anno di vita. Il ferro è essenziale per la sintesi di emoglobina e di nuovi tessuti, contribuisce all’efficienza del sistema immunitario e del sistema nervoso. Il latte materno è carente in ferro e i lattanti utilizzano i depositi di ferro acquisiti in utero, ma nei pretermine le riserve di ferro potrebbero non essere sufficienti, pertanto, in questa popolazione, la supplementazione (2 mg/kg) è raccomandata dal primo mese di vita al compimento del primo anno. Durante i primi mesi di vita si assiste ad un progressivo impoverimento delle scorte di ferro accumulate dal bambino durante la vita fetale. Per evitare carenze di questo minerale il pediatra può suggerire strategie differenti, come l'introduzione di alimenti arricchiti di vitamine, ferro ed altri minerali o il prolungamento dell'allattamento al seno. Quest'ultima ipotesi, se percorribile, previene anche il rischio che il bambino vada incontro a carenze di calcio determinate dal brusco passaggio da un'alimentazione lattea, quindi ricca di questo minerale, ad una non lattea.
Il Passaggio Cruciale: Lo Svezzamento (o Divezzamento)
Svezzamento o divezzamento, due parole simili che indicano la stessa cosa: il passaggio da una alimentazione esclusivamente a base di latte a una dieta semi-solida e poi solida. In pratica, è il periodo in cui avviene l’introduzione progressiva degli alimenti complementari, cioè differenti dal latte. Per questo motivo se durante i primi sei mesi è sufficiente la copertura calorica data dal latte materno, dopo questo periodo si può e si deve iniziare il divezzamento.
Il passaggio deve avvenire nel momento in cui l’alimentazione a base di latte, che sia materno o artificiale, non basta più a soddisfare i bisogni nutrizionali del lattante, in particolare per quanto riguarda l’apporto energetico, proteico e di ferro, zinco e vitamine liposolubili come A e D. Non esiste il “momento assoluto” che va bene per tutti i bambini: l’introduzione dei primi alimenti diversi dal latte dipende da variabili assolutamente individuali. Tra queste ci sono i bisogni nutrizionali, lo sviluppo neurofisiologico, il rapporto mamma-bambino e anche l’ambito socio-culturale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Ministero della salute e le maggiori società scientifiche internazionali raccomandano l’allattamento fino al sesto mese, mentre prima del quarto mese è sconsigliato iniziare lo svezzamento, in quanto l’apparato digerente non è ancora in grado di poter assumere alimenti che non siano latte. Anche la European Food Safety Authority (EFSA), l’autorità europea che si occupa di nutrizione e sicurezza alimentare, ritiene che il latte materno sia sufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali nella maggior parte dei lattanti fino ai 6 mesi. Solo una percentuale inferiore di lattanti richiede un divezzamento precoce per garantire una crescita e uno sviluppo ottimali. Laddove non sia possibile attendere i 6 mesi - sempre secondo EFSA - il divezzamento non dovrebbe avvenire prima della 17a settimana e comunque non oltre la 26a. Un divezzamento troppo precoce potrebbe infatti comportare problemi allergici, mentre un divezzamento tardivo potrebbe causare carenze nutrizionali. Può essere, quindi, anticipato nel periodo tra i 4 e i 6 mesi nel caso in cui il pediatra lo ritenga opportuno in base all’andamento delle curve di crescita e di eventuali rischi nutrizionali legati alla storia clinica del neonato.
L'importanza di allattare al seno
Modalità e Schemi dello Svezzamento
Lo svezzamento è un momento delicato che deve essere guidato, durante il quale possono instaurarsi cattive abitudini alimentari come diete sbilanciate o selettive, iponutrizione e ipernutrizione. Il pediatra deve guidare i genitori nell’introduzione di nuovi alimenti, talvolta gestendo problemi come la neofobia e i disturbi da evitamento e restrizione (ARFID). Inoltre, con lo svezzamento possono comparire patologie correlate agli alimenti, ad esempio celiachia e allergie alimentari, che possono alterare la normale crescita. I cibi solidi complementari, inclusi quelli allergenici, dovrebbero essere introdotti dopo il quarto mese, infatti diversi studi hanno dimostrato che una ritardata esposizione a cibi allergizzanti non riduce il rischio di comparsa di allergie.
All’inizio del sesto mese i pasti dovrebbero essere 5 o 6. Lo svezzamento inizierà con la sostituzione di uno di questi con la prima pappa. Dopo circa 1-2 mesi le pappe saranno 2, oltre a una merenda, e i pasti a base di latte diminuiranno conseguentemente. È necessario introdurre gli alimenti con gradualità, uno per volta. La regola più comune consiste nel sostituire la poppata delle 12.00 con una pappa con brodo vegetale. All’inizio è importante non fissare schemi e tempi troppo rigidi, per numero, quantità e orario dei pasti nell’arco della giornata; è necessario solo che siano soddisfatti i bisogni energetici e nutritivi. La merenda svolge un ruolo importante perché evita che il bimbo arrivi con troppa fame al momento del pasto e dunque lo aiuta ad alimentarsi in maniera corretta. Nella maggior parte dei casi l’ora migliore è al risveglio dal pisolino del pomeriggio. Attenzione però a non esagerare, non deve essere così abbondante da sostituire la cena. Dopo circa 1 mese dall’introduzione della prima pappa e della merenda conviene iniziare con una seconda pappa da proporre tra le 18:00 e le 20:00. La scelta dell’orario dipende anche da quando ricompare l’appetito, cosa che può essere variabile da bambino a bambino, e dalle esigenze dei genitori.
In generale è importante sapere che l’ordine per l’inserimento degli alimenti nel calendario non è rigido. Non esiste un programma alimentare predefinito. Il passaggio dal latte materno o formulato agli altri alimenti deve essere graduale, per permettere al bambino di assaggiare, abituarsi e accettare nuovi sapori e consistenze, e basato al modello alimentare familiare. Secondo lo svezzamento tradizionale è preferibile cuocere gli alimenti in acqua o a vapore, e si può utilizzare anche la pentola a pressione. L’uso di uno schema dello svezzamento mese per mese può fornire un punto di riferimento e una guida per rendere il processo più facile, in quanto fornisce pratiche informazioni su quando introdurre i diversi alimenti.

L'Autosvezzamento (Baby-Led Weaning)
Un approccio alternativo, l'autosvezzamento, si basa fondamentalmente sull’idea che i bambini possano tranquillamente iniziare l’alimentazione complementare mangiando gli stessi cibi di mamma e papà, seduti a tavola con loro. È una forma di alimentazione a richiesta, che rispetta la capacità del bambino di autoregolarsi: gli permette di scegliere qualità e quantità dei cibi, gli stessi che consumano i genitori, ovviamente preparati in modo che li possa mangiare ed evitando quelli non adatti o a rischio soffocamento. Anche l’uso delle mani per prendere gli alimenti è un modo per sviluppare l’autonomia del piccolo. Tuttavia, non tutti i pediatri e i nutrizionisti infantili concordano con questo approccio, sia per una questione di qualità degli alimenti sia per una questione di modalità di preparazione delle pietanze.
I pediatri sconsigliano, almeno fino all’anno di età, l’aggiunta di sale e zucchero negli alimenti. In più, gli alimenti appositamente formulati per i bambini, i cosiddetti baby food, sono preparati appositamente per lo svezzamento e studiati per fornire un’alimentazione equilibrata e corretta al bambino. Il baby food, inoltre, è regolamentato da severe normative europee per garantirne la qualità. Oggi il passaggio da una dieta esclusivamente composta da latte a una solida è facilitato dalla disponibilità di prodotti specifici, studiati per fornire un’alimentazione equilibrata e corretta al bambino. Esistono linee complete di prodotti per lo svezzamento appositamente studiate per ogni esigenza dei bambini in crescita, con un’ampia gamma sia in termini di consistenza, sia per quanto riguarda i gusti. Per le prime pappe, si può scegliere tra le creme di cereali, dalla consistenza cremosa, come per esempio la Crema di mais e tapioca, la Crema di riso, la Crema di multicereali oppure il Semolino, spesso prodotti biologici. Quando si passa a una consistenza maggiore si possono mettere in tavola alimenti come le Stelline o le Puntine, anche in questo caso prodotte a partire da materie prime biologiche.
Dalla Fine dello Svezzamento al Secondo Anno di Vita (6 mesi - 2 anni)
Dopo l’imponente crescita dei primi 6 mesi, la velocità di crescita si riduce nel secondo semestre di vita. Al compimento del primo anno di vita il peso triplica raggiungendo in media 9,5 kg, mentre la lunghezza aumenta del 25%. A due anni il peso raggiunge circa i 12 kg e la lunghezza aumenta di circa il 15%. La circonferenza cranica, dopo un rapido incremento nel primo anno, nel secondo anno essa aumenta di circa 4 cm. Nel secondo anno di vita si modifica la composizione corporea con una riduzione del sottocute, inoltre tutti gli organi maturano e si sviluppano nuove funzioni motorie e neurocognitive. La valutazione nutrizionale durante la prima infanzia comprende la valutazione di lunghezza, peso e circonferenza cranica. La crescita non è sempre costante, possono verificarsi periodi di crescita lenta seguiti da periodi di rapido accrescimento, per questa ragione è opportuno pesare i lattanti ogni due mesi nel secondo semestre di vita e ogni tre mesi nel secondo anno. Le curve di crescita dell’OMS sono uno strumento indispensabile per il pediatra per una valutazione della crescita.
Dopo il sesto mese il latte materno non soddisfa più i fabbisogni nutrizionali, pertanto occorre introdurre cibi complementari. Nel periodo tra 6 e 24 mesi il fabbisogno energetico dipende da BMR, PAL e crescita. L’apporto energetico deriva dall’assunzione di carboidrati, grassi e proteine che devono essere assunti in maniera bilanciata.
Fabbisogni Specifici di Macronutrienti (6 mesi - 2 anni)
- Fabbisogno Proteico: Il fabbisogno proteico si modifica con la crescita, pertanto varia con l’età: a un anno il PRI è di 1,14 g/kg/die, successivamente si riduce consensualmente al rallentamento della crescita. L’intake proteico raccomandato si misura come percentuale dell’energia assunta (%E) e sotto i 2 anni deve essere inferiore al 15%E, preferibilmente nel range 8-12%E. La malnutrizione proteico-energetica può danneggiare cervello, sistema immunitario e mucosa intestinale, mentre un intake proteico eccessivo in età prescolare è associato a un aumento del BMI specialmente nei bambini tra 4 e 8 anni con un aumento del rischio di obesità. È necessario ridurre l’intake proteico promuovendo l’allattamento esclusivo al seno e, dopo lo svezzamento, limitando l’assunzione di cibi iperproteici.
- Fabbisogno Lipidico: I grassi sono i macronutrienti con maggiore densità calorica, permettono l’assorbimento di vitamine liposolubili e sono fonte di acidi grassi essenziali e colesterolo. I lipidi supportano la crescita e lo sviluppo cerebrale e durante la prima infanzia dovrebbero rappresentare il 40%E, divisi come segue: acidi grassi monoinsaturi (MUFA) pari al 15%E; acidi grassi saturi (SFA) <10%E; omega 6 PUFA nel range tra 4-8%E (acido linoleico); omega 3 PUFA nel range tra 0.5-2%E (acido alfa linolenico); acidi grassi trans <1%E; DHA 100 mg/die. L’acido oleico è il principale MUFA nella dieta, è presente abbondantemente nell’olio d’oliva e la sua assunzione permette di raggiungere il fabbisogno lipidico evitando di assumere eccessive quantità di acidi grassi saturi. Tra i PUFA, l’acido linoleico è il precursore di ARA, mentre l’acido alfa linolenico è precursore del DHA, essenziale per lo sviluppo di cuore e retina. Considerato che la produzione endogena di DHA non può coprire i fabbisogni, il bambino dovrebbe assumerne circa 100 mg/die dai cibi naturali come i pesci dei mari freddi. Il colesterolo, contenuto in latticini, uova e carne, è precursore di ormoni steroidei, acidi biliari e vitamina D, inoltre partecipa alla formazione delle membrane cellulari. I bambini fino ai 3 anni di età hanno bisogno di più grassi, poiché hanno uno stomaco piccolo, ma un fabbisogno energetico straordinario.
- Fabbisogno di Carboidrati: L’intervallo di riferimento per l’intake di carboidrati nella prima infanzia è compreso tra il 45%-60%E. Si dividono in zuccheri semplici, oligosaccaridi e polisaccaridi. Gli zuccheri semplici non sono indispensabili e la loro eccessiva assunzione causa steatosi, sovrappeso, obesità, diabete, dislipidemia, ipertensione e carie dentale, pertanto nella prima infanzia, l’apporto di zuccheri semplici deve essere <15%E secondo i LARN, e <5%E secondo l’ESPGHAN. Da quando comincia lo svezzamento, il bambino deve imparare ad apprezzare il sapore dolce naturalmente presente negli alimenti, ma è impossibile pensare che non mangi affatto cibi zuccherati. Quindi, la mamma e il papà, ma anche i nonni se il bambino li frequenta spesso, devono assicurarsi che il piccolo non mangi più zuccheri semplici di quanto raccomandi l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Micronutrienti Essenziali (6 mesi - 2 anni)
Dopo lo svezzamento, una dieta varia è fondamentale per ottenere un adeguato apporto di micronutrienti. Calcio, fosforo e vitamina D sono essenziali per la crescita ossea; lo iodio permette la sintesi degli ormoni tiroidei e la mielinizzazione cerebrale; il ferro è principalmente necessario per la sintesi dei globuli rossi e dei nuovi tessuti. Infine, lo zinco è essenziale per la crescita e la regolazione del sistema immunitario.
- Calcio, Fosforo e Vitamina D: Il calcio è contenuto principalmente nei latticini e nelle verdure, la sua carenza in età preadolescenziale provoca il rachitismo. Nell’intervallo 6-12 mesi, l’assunzione adeguata (AI) è di 280 mg/giorno, durante il secondo anno, il PRI raggiunge 450 mg/giorno. Il fosforo è ampiamente contenuto negli alimenti e data la sua ampia distribuzione sono rare le carenze legate all’insufficiente assunzione di cibo. La vitamina D è essenziale per l’assorbimento del calcio e la sintesi del tessuto osseo e la sua carenza durante l’infanzia determina rachitismo. Oltre a essere prodotta a livello endogeno a seguito dell’esposizione alla luce solare, la vitamina D è contenuta in alimenti come l’olio di fegato di merluzzo, il pesce, il fegato di maiale, le uova e il burro. Il valore di AI nella prima infanzia è 15 μg/giorno pari a 600 UI. Il dosaggio del livello sierico di vitamina D è indicato esclusivamente nei pazienti a rischio di carenza: secondo la società di endocrinologia si parla di carenza per valori sierici inferiori a 20 ng/ml, di insufficienza per valori tra 21-29 ng/ml.
- Zinco: Neonati e bambini hanno un aumentato rischio di carenza di zinco, una condizione caratterizzata da ritardo della crescita, alopecia, diarrea.
- Ferro: Continua ad essere un micronutriente critico.
L'Alimentazione del Bambino a un Anno: Verso la Dieta Famigliare
L’alimentazione del bambino a 1 anno entra in una fase nuova che segna il superamento dello svezzamento e l’inizio di una dieta ricca e varia. Compiuto l’anno, la dieta del bambino è ormai libera. Con questo termine si intende che tutti gli alimenti e i nutrienti sono stati inseriti nella sua alimentazione. Lo schema rigido basato sulla rotazione fissa degli alimenti nei 14 pasti principali della settimana, seguito nel secondo semestre di vita, viene gradualmente abbandonato. La dieta può essere pertanto più libera, similmente a quanto accade per noi adulti. L’importante è garantire che tutti gli alimenti vengano inseriti e offerti al bambino.
Secondo la Società Italiana di Nutrizione Umana, i bambini di un anno devono introdurre circa 1000 calorie al giorno divise in tre pasti principali e due spuntini. Tuttavia, non è necessario seguire delle grammature precise per esser sicuri di crescere i propri figli in salute. Bisogna considerare, infatti, che non sempre il bambino mangerà secondo questi ritmi, ma non bisogna allarmarsi. Le abitudini alimentari dei bambini piccoli possono cambiare da un giorno all'altro e il compito dei genitori è proporre alimenti sani e gustosi con pazienza e tenacia, poi sarà vostro figlio a scegliere quanto mangiare. In un esperimento ormai famoso che risale agli anni Trenta è stato dimostrato che i bambini lasciati liberi di decidere scelgono le quantità e qualità appropriate dei diversi alimenti. In verità, esistono finissimi meccanismi di autoregolazione che, in una situazione naturale tendono a garantire la qualità delle scelte. Le quantità rimangono libere e di solito il bambino sa benissimo autoregolarsi. Tuttavia, bisogna fare una certa attenzione alla quantità delle proteine. In presenza di situazioni che, a buon senso, mettono in allarme il genitore, si può chiedere la valutazione da parte del pediatra.
La quantità consigliata per le proteine è di 30 g di carne e 50 g di pesce (pesati a crudo). Sono indicate le carni magre, preferibilmente non bovine, orientandosi su pollo, tacchino, coniglio. È preferibile il pesce pescato rispetto a quello allevato, alternando le tipologie. Evitare i molluschi per via della consistenza gommosa, finché il bambino non avrà un ottimo livello di masticazione. Per quanto riguarda la pasta o altri cereali, è importante che tutto il cibo sia ben cotto, molle e schiacciato, mai tagliato in pezzi. Non importa se il bambino ha o meno i denti, la modalità di presentazione deve essere adeguata. L’unico alimento che non è opportuno presentare da solo è la carne, perché molto fibrosa e per diventare morbida richiede la salivazione e la masticazione con i molari. La carne va presentata sotto forma di sughi, ragù o polpette.
Le porzioni di cereali sono la principale fonte calorica. Latte e derivati apportano il calcio, per la costruzione del tessuto osseo. Frutta e verdura sono portatori di fibre vegetali, vitamine e sali minerali. Con questo tipo di schema i genitori possono comporre dei menu che presentino, nell’arco della settimana, l’alternanza dei cibi, così come succede per gli adulti. L’uovo intero può essere dato anche due volte a settimana; i legumi 3 o 4 volte. Le sane abitudini che il bambino apprende fin da piccolo sono proprio quelle che, da grande, potranno proteggerlo da molte malattie. La dieta del bambino deve variare tutti i cibi dei cosiddetti “gruppi alimentari”: la pasta, il riso, il pane e gli altri cereali, come farro e orzo. Anche le patate - che non sono verdure! Frutta e verdura, possibilmente fresche e di stagione, che fanno parte del gruppo “frutti e ortaggi”. Cibi che forniscono proteine vegetali e animali. Non possono mancare latte e latticini, come yogurt e Grana Padano DOP. Le proteine vegetali si trovano soprattutto nei legumi, come piselli, ceci o fagioli, e nella frutta secca a guscio, come noci o mandorle. Nella dieta dei bambini piccoli, la frutta secca va adeguatamente triturata per evitare il soffocamento. Rispetto alle proteine animali, quelle vegetali sono dette “a ridotto valore biologico” perché non hanno, o hanno in piccole quantità, alcuni aminoacidi essenziali. Per raggiungere una buona quantità di aminoacidi con le proteine vegetali, il bambino deve mangiare cereali e legumi insieme in un piatto definito “unico”.
L'importanza di allattare al seno
La Giornata Alimentare e la Prevenzione dell'Obesità Infantile
La giornata alimentare parte al risveglio con la colazione. A metà mattina il bambino può mangiare frutta fresca (questo spuntino di metà mattina può anche essere saltato). Il pranzo dovrebbe avvenire entro le 13 in modo da permettere il riposo pomeridiano e di non ritardare troppo l’addormentamento serale. La cena - a seconda delle abitudini familiari - può essere collocata fra le 18.30 e le 20, in modo che poi il bambino si addormenti, eventualmente bevendo una moderata quantità di latte prima della nanna.
Nel mondo occidentale una delle emergenze di salute in età pediatrica è il sovrappeso. I genitori devono fare attenzione a come si insegna a mangiare ai propri figli, a quali abitudini si danno. Il problema dell’alimentazione inadeguata nei bambini è un’emergenza a livello mondiale. È dimostrato peraltro che l'assenza di un pasto, oltre a causare ipoglicemia secondaria al digiuno, si correla positivamente con l'incidenza di obesità. Mangiare ha a che fare con le abitudini quotidiane: per questo stabilire la consuetudine a mangiare seguendo buone norme previene molte delle future patologie dell’età adulta. I dati del nostro Paese riferiscono che il 20-30% della popolazione è in sovrappeso. La percentuale varia da regione a regione. Sovrappeso e obesità si manifestano mediamente intorno ai 7-8 anni, ma le basi si mettono molto prima. Sono strettamente collegate al modo in cui il bambino ha imparato a mangiare.
I genitori devono sapere come approcciarsi alla dieta, quali cibi scegliere, come variare le pietanze: in sostanza, devono imparare l’equilibrata alimentazione del proprio bambino, tenendo presente che una dieta sbilanciata può causare problemi di salute, oltre che influire negativamente sulla crescita. L’esempio dei genitori è importante per determinare le scelte dei bambini, e sono responsabili delle scelte degli alimenti da assumere e di quando e dove assumerli. Per i bambini che praticano sport si consiglia un piccolo panino con affettato o formaggio leggero (es. parmigiano). L'aumento dell'esercizio fisico non è importante quale sport, ma che la scelta venga condivisa dal/dalla bambino/a, cosicché possa essere mantenuta nel tempo e vissuta con piacere. Lo Zuccherometro permette al genitore di calcolare in modo rapido e gratuito quanto zucchero contengono gli alimenti più comuni che mangiano i figli ogni giorno e confrontarlo con la quantità di zucchero che dovrebbero mangiare alla loro età per prevenire problemi di salute.
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