Alfabetizzazione Emotiva Materna: Il Viaggio verso la Consapevolezza

L’alfabetizzazione emotiva consiste nell’insegnare al bambino che cosa sono le emozioni, quali e quante sono, a cosa servono. Serve per far comprendere loro come si possono esprimere e manifestare le emozioni ma, soprattutto, come poterle gestire in modo consapevole. L’alfabetizzazione emotiva o, se vogliamo, educazione emotiva, dovrebbe avere inizio dai primi 14 mesi di vita del bambino e durare per tutto l’arco della sua vita. Con maggiore attenzione nell’infanzia e nell’adolescenza, fase estremamente delicata nel processo di sviluppo dell’intero sistema affettivo di ciascuno di noi. È compito e cura degli adulti di riferimento modulare e adattare gli stimoli emozionali offerti ai ragazzi, coerentemente con la loro specifica età.

Una madre che legge una storia illustrata a un bambino piccolo, favorendo la connessione emotiva

Le Radici Pedagogiche dell’Educazione Emotiva

In qualità di genitore e psicologa, credo che costruire un sistema educativo basato principalmente sulle abilità cognitive del bambino sia riduttivo. Non dare importanza alla cura e alla maturazione delle competenze emotive, infatti, significa non offrire a quel bambino la possibilità di apprendere e di conoscere tutti i mezzi e i modi necessari per raggiungere una completa e consapevole costruzione e conoscenza di sé. Inoltre, lo sviluppo emotivo è strettamente collegato allo sviluppo cognitivo e sociale. Promuovere un’alfabetizzazione emotiva permette, quindi, a bambini e ragazzi di comprendere le proprie emozioni, di sapersi immedesimare negli altri, di sviluppare empatia e di esprimersi in sicurezza, senza paura del giudizio.

Il legame fra alfabetizzazione emotiva e narrazione del sé si crea attraverso quella che gli studiosi definiscono riflessione metacognitiva: parlare delle emozioni (sia positive che negative) permette al bambino di integrarle nel proprio racconto personale, così da riflettere su di sé in modo consapevole. Questa riflessione che diventa racconto, e quindi consapevolezza, rafforza l’autoregolazione e il pensiero critico. L’intelligenza emotiva è una competenza innata, che è altresì necessario coltivare per poter sviluppare la comprensione e la gestione delle emozioni, proprie e degli altri. Nessuno ci insegna davvero cosa sono le emozioni, quali ruoli hanno o come possiamo identificarle: oggi sappiamo che siamo esseri emotivi, oltre che sociali, le emozioni hanno guadagnato terreno e oggi è necessario che l’educazione faccia un passo avanti in questo senso.

La parola “alfabetizzare” è comunemente associata al processo di insegnamento della lettura o della scrittura, che sono competenze di base. L’alfabetizzazione emotiva consiste nell’insegnare cosa sono le emozioni, a cosa servono e come si esprimono. Il compito della scuola è costruire cultura, e la cultura, secondo lo psicologo Jerome Seymour Bruner, è essenzialmente una “cassetta per gli attrezzi” che consentono l’adattamento alla civiltà, un modo di risolvere crisi e problemi.

Come e quando iniziare a lavorare sulle emozioni dei bambini - Umberto Galimberti

Strumenti Operativi: Albi Illustrati e Narrazione del Sé

Per insegnare ad un bambino cos’è un’emozione e come gestirla, i migliori strumenti che utilizzo sono albi illustrati e giochi. Ci si può davvero sbizzarrire, ricordandoci sempre quali sono le caratteristiche del bambino e quali sono i nostri obiettivi di terapia. È un vero e proprio viaggio alla scoperta delle nostre emozioni. Chi è? Cosa sta facendo? Che emozione sta provando? Tu che emozione proveresti? Raccontami una volta in cui hai provato questa emozione, cosa è successo prima? Come hai gestito quell’emozione? Cosa hai fatto? Insomma, creiamo insieme una ricostruzione dell’episodio e capiamo quali sono state le emozioni sperimentate e soprattutto come sono state gestite così da poter trovare, eventualmente, dei comportamenti alternativi.

La narrazione è una pratica sociale ed educativa che risponde a molteplici e complesse funzioni: dal mantenere memoria di qualcosa, alla condivisione di esperienze collettive, dall’apprendimento all’intrattenimento. Consciamente o inconsciamente, la narrazione è una pratica indispensabile a tutte le discipline sia scientifiche che umanistiche: dietro ai testi scritti, alle opere d’arte, alla riflessione si trova la memoria dell’esperienza umana disposta nel tempo nella forma di una trattazione narrativa. Secondo Bruner il pensiero narrativo è uno dei due modi principali con cui gli esseri umani organizzano e gestiscono la loro conoscenza del mondo, anzi strutturano la loro stessa esperienza immediata; la scuola è lo strumento deputato a coltivarla come modalità significativa di insegnamento/apprendimento.

L’apprendimento inteso qui è l’effetto di un’attività di comprensione che coinvolge studenti e studentesse in maniera totale e che, quindi, così promuove una più profonda conoscenza di se stessi e del mondo. Il tipo di conoscenza cui ci richiamiamo con il racconto va oltre l’aspetto del contenuto del testo: chiama in causa chi legge nella totalità delle sue attitudini e abilità soggettive, di ordine non solo cognitivo, ma anche affettivo e pratico. La narrazione ha il grandissimo valore di aiutare a recuperare nell’ambito scolastico la dimensione del senso e del significato che i saperi hanno per la formazione dell’identità personale. Come sostenuto dallo psicanalista Bruno Bettelheim la narrazione aiuta lo sviluppo cognitivo, affettivo ed etico-valoriale.

Tecniche di Alfabetizzazione Emozionale: Il Dado e il Diario

Introducendo una rivisitazione del cubo di Goleman, si costruisce un grande dado di cartone con parole come “triste”, “esaltato”, “deluso”, “spaventato” e “felice” scritte su ciascuna faccia: ad ogni lancio del dado si fa una nota su un diario creato come esercizio per connettere le emozioni alle parole e migliorare l’empatia. Ogni studente e ogni studentessa, infatti, ricevono un quadernino in cui annotare giornalmente quando si sono sentiti “tristi”, “esaltati”, “delusi”, “spaventati” o “felici” e spiegare il motivo dietro ognuna di queste emozioni. Inoltre, chi lo desidera, può condividere la propria pagina del diario con la classe e dovrebbero essere incoraggiati a farlo anche gli studenti più restii.

L’attività del diario dei sentimenti non è solo un esercizio di scrittura, ma una pratica di riflessione metacognitiva. Il diario diventa uno spazio sicuro dove il bambino può dare forma alla propria esperienza, organizzando la propria identità in una forma sempre più coerente e significativa. L’alfabetizzazione emotiva e la narrazione del sé sono competenze fondamentali nell’odierna accezione dell’educazione. Come sostiene Goleman, “L’intelligenza emotiva è due volte più importante delle competenze tecniche”.

Esempio di un

Gestione dei Conflitti e Dinamiche Scolastiche

Molte volte diventa proprio difficile appianare i conflitti tra i bambini, soprattutto quelli del primo anno di scuola dell’infanzia. Adotto da un po' di anni la tecnica del "problem solving". Qual è il problema? Le emozioni rappresentano la prima esperienza che i bambini fanno del mondo e delle relazioni con le persone che li circondano. Tomy, un bambino molto sensibile, impara che a volte non è bello provare certe emozioni ma è indispensabile; nella vita non ci si può permettere di sceglierne alcune e di escluderne altre.

Siamo tutti giustamente preoccupati che i nostri bambini e le nostre bambine apprendano a camminare, parlare, siano comunicativi e sufficientemente intelligenti per potersi relazionare con parenti e amici e che riescano a inserirsi nel contesto educativo sin dai primi mesi della loro vita, ma quanta importanza diamo al modo in cui tutto ciò avviene? Le emozioni si possono imparare come si impara l’alfabeto? Quanto siamo in grado di accogliere le emozioni di un bambino e quanto siamo disposti ad investire tempo e energie per offrire loro occasioni di qualità per imparare a gestire le proprie emozioni? È fondamentale tenere a mente che l’alfabetizzazione emotiva ha un inizio, più o meno intorno ai 14 mesi di vita del bambino, ma non ha una fine; è importante investire tempo e energie in questa direzione almeno per tutta la prima infanzia e fino all’adolescenza.

Prevenzione del Disagio: Dalla Rabbia all'Empatia

Fenomeni come il bullismo e il ritiro sociale non si generano spontaneamente, sono il frutto di un disagio emotivo non espresso, non affrontato e troppo spesso trascurato. Quando dedicate tempo e energie ad alfabetizzare emotivamente i vostri figli e i vostri studenti, qualsiasi età abbiano, pensate che state gettando i semi per la crescita di un uomo e di una donna che sapranno relazionarsi agli altri usando parole rispettose e gentili; saranno uomini e donne che sapranno sviluppare la capacità critica di pensare da soli, senza subire influenze negative e sapranno trovare le giuste risposte ai problemi che incontreranno nella loro vita.

Il coordinatore della “Commissione degli Nuovi stili di vita della diocesi di Padova”, Adriano Sella, in “Miniguida delle relazioni umane” ha ribadito proprio l’essenzialità dell’educazione all’alterità come base per una comprensione più profonda delle persone che ci circondano. Il volto esprime molto bene la situazione della persona che incontriamo: quello che sta vivendo, soffrendo, sperando, lottando e sognando. Oggi non abbiamo più il tempo di fermarci e guardare il volto dell’altro perché siamo sempre più di corsa. Invece, scrutare il volto dell’altro è un’educazione molto importante perché ci permette di andare oltre noi stessi per incontrare qualcosa di nuovo, che deve essere considerato una ricchezza umana. Tendere verso l’altro vuol dire non assorbirlo nel nostro essere, ma accedere alla sua singola peculiarità.

Un'aula scolastica strutturata con un

Neuroscienze e Sviluppo Cognitivo

Le emozioni sono il nostro modo di rispondere a ciò che accade nel mondo e sono l’espressione del nostro modo di essere. I bambini apprendono dagli adulti la capacità di nominare le emozioni ed i sentimenti e questo è un processo di insegnamento molto importante che sostiene l’autonomia comunicativa e relazionale. I bambini che nominano e riconoscono le emozioni e i sentimenti riescono a contenere maggiormente gli atti impulsivi e a limitare le espressioni di rabbia intensa e di aggressività. Sostenere l’autonomia emotiva consente al bambino di poter scegliere tra una gamma di comportamenti e non lo limita nella percezione di sé. La capacità di ascolto viene sostenuta e sviluppata attivando un potenziamento anche delle competenze attentive.

L’intelligenza emotiva consiste nella capacità di riconoscere, comprendere, esprimere e regolare le proprie emozioni. In che cosa consistono allora i principi e le funzioni dell’intelligenza emotiva?

  1. Conoscenza delle proprie emozioni: ovvero l’autoconsapevolezza - la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenta -.
  2. Controllo delle emozioni: ovvero la capacità di saperle regolare per far sì che esse siano appropriate.
  3. Motivazione di se stessi: ovvero il motore interno che ci sollecita a compiere dei comportamenti adeguati che consentono il raggiungimento dell’obiettivo.
  4. Riconoscimento delle emozioni altrui: ovvero l’empatia, la capacità di avvertire lo stato emotivo del prossimo.
  5. Gestione delle relazioni: ossia la capacità di interagire positivamente con le persone, di trattare con efficacia le interazioni, i conflitti, i problemi comunicativi e relazionali.

Il Paths (Promoting Activities Thinking Strategies) fu oggetto di una valutazione attenta e precisa, attualmente è ampiamente utilizzato in molti distretti scolastici americani e anche in paesi oltre oceano. Greenberg pone particolare attenzione all’età prescolare, proprio perché è in questa fascia di età che i bambini imparano molte cose e il cervello prende forma. In particolar modo è in questo periodo che si dovrebbe imparare l’autocontrollo, il fermarsi e il calmarsi. L’autore sostiene a questo proposito che è proprio durante questo periodo che loro dimostrano consapevolezza emotiva. Proprio negli anni prescolari la capacità del bambino di parlare delle emozioni e di riconoscerle aumenta in modo esponenziale.

La Scuola come Spazio di Integrazione Affettiva

Garantire uno sviluppo equilibrato degli allievi sia sul piano intellettivo che affettivo diventa fattibile se si parla di scuola intesa come integrazione tra trasmissione di saperi e conoscenze con ciò che concerne la strutturazione di spazi, la gestione dei tempi e le forme di comunicazione. Considerando la prospettiva definita da Dewey (1916) di continuità dell’esperienza, bisognerebbe vedere in che modo si punta ai traguardi scolastici: infatti il compito della scuola non è quello di declinare gli obiettivi affettivo-relazionali aggiungendoli a quelli cognitivi (come ad esempio l’ora di educazione affettiva).

Una giornata scolastica scandita per segmenti temporali più distesi e ampi può favorire la scelta di strategie educative che richiedono per loro natura tempi distesi. Al contrario, tempi eccessivamente ridotti inducono ad un abuso delle forme di trasmissione più economiche sul piano temporale. Un’altra possibilità è attuare un maggior coordinamento tra i docenti nella stesura della programmazione e una pianificazione delle tempistiche scolastiche diverse. Questa dinamica permetterebbe di raggruppare in alcuni periodi le lezioni e interventi, scaglionandoli invece in altri, favorendo il lavoro in classe meno noioso e prevedibile, con momenti emotivi che possono facilitare la rigenerazione delle energie interiori, l’interesse, la curiosità e la motivazione all’apprendimento.

Solo mettendo in pratica queste semplici regole fin dalla prima infanzia, è possibile sperare di scoprire e di puntare a una maggiore consapevolezza e gestione delle emozioni da parte dei bambini, coinvolgendo attivamente gli insegnanti. Il primo passo è aver cura di sé, ossia comprendere la qualità della vita affettiva. L'educatore, in questo contesto, è confermato nel suo ruolo di facilitatore della crescita culturale e valoriale degli alunni, consentendo un cammino che pone alla persona la condizione di “essere”, priorità etica rispetto al “sapere” e al “saper fare”.

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