ALDI (acronimo di ALbrecht-DIscount) è una multinazionale tedesca attiva nel settore della grande distribuzione organizzata ed è una delle principali aziende del mondo nel suo settore. La storia di questa realtà è indissolubilmente legata alla famiglia Albrecht e a una visione imprenditoriale che ha saputo rivoluzionare il concetto di spesa quotidiana.
Alle origini del successo: la visione dei fratelli Albrecht
La storia di Aldi, una delle principali catene di discount al mondo, è segnata da una frattura familiare che ha cambiato il destino dell'azienda. Nel 1961 i fratelli Karl e Theo Albrecht, dopo aver costruito insieme il successo del marchio, decisero di dividersi il controllo del gruppo. La scelta portò alla nascita di due realtà separate: Aldi Nord, affidata a Theo, e Aldi Süd, guidata da Karl. Ancora oggi le due aziende sono completamente separate dal punto di vista legale, organizzativo e finanziario.
Un caso analogo è quello dei fratelli Adolf e Rudolf Dassler, fondatori negli anni Venti di un’unica azienda di calzature, Gebrüder Dassler, poi divisa dopo contrasti personali e professionali. Dalla separazione nacquero Adidas e Puma, due marchi rimasti rivali per decenni e diventati protagonisti del mercato sportivo internazionale. Anche nel caso Aldi non esiste una versione ufficiale sulle cause della rottura tra i due fratelli. I fondatori non hanno mai reso pubblici i motivi della decisione e le fonti parlano in generale di divergenze nella gestione aziendale. Tra le ipotesi più diffuse c'è quella legata alla vendita delle sigarette, mai confermata.

Il modello di business: efficienza e riduzione dei costi
Le pratiche Aldi finalizzate all'efficienza e alla riduzione dei costi sono diffuse in Germania o spesso nell'Europa continentale. Gran parte dei risparmi sono riversati sui consumatori sotto forma di prezzi più bassi. Aldi usò anche la transizione all'euro (inizio 2002) per sottolineare questo approccio.
In tutto il mondo i supermercati Aldi hanno tipicamente la stessa dimensione (800-1000 m², una dimensione più piccola dei supermercati oggi prevalenti in Germania), lo stesso aspetto esteriore (un edificio basso con tetto a spioventi) e la stessa disposizione interna (così che il cliente trovi sempre facilmente i prodotti). Questa limitata varietà permette un'ampia gamma di prodotti anche con superfici di vendita più ridotte dei concorrenti. Fin dagli anni '90 Aldi offre una discreta varietà di frutta e verdura, latticini e altri prodotti freschi, recentemente anche prodotti biologici.
L'espansione nel mercato italiano
Aldi è principalmente una catena tedesca, e in subordine europea. Per il nostro paese il marchio rappresenta una specie di “rivoluzione della spesa”, viste le caratteristiche peculiari del marchio tedesco: negozi tutti uguali, i prodotti disposti ovunque allo stesso modo e nelle stesse postazioni per favorire l'effetto abitudine anche in località diversissime tra loro, l'attenzione a segmenti di consumatori che di solito non frequentano i discount, vedansi per esempio gli aficionados del biologico.
I primi 10 negozi sono stati aperti contemporaneamente il 1º marzo 2018; ad essi sono seguite altre 40 aperture nel Nord Italia, raggiungendo quota 50 punti vendita a fine 2018. Dopo aver raggiunto un numero di 51 punti vendita in sei regioni del Nord nel primo semestre, Aldi chiude il 2020 raggiungendo quota 100 negozi. A fine 2021 ha 138 negozi.
La sede amministrativa si trova a pochi chilometri dal centro di Verona ed è facilmente raggiungibile da altre importanti città del nord Italia, come Milano, Vicenza e Venezia. Per i nostri collaboratori lavorare a Verona significa poter usufruire di un'alta qualità della vita che combina efficienza, cultura, bellezza e tranquillità. Il nostro centro logistico di Oppeano è il punto di riferimento che fornisce i punti vendita dell'Emilia-Romagna, Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia.
Presentazione Aldi Italia: i commenti di GDONews
Dinastie e governance: la "saga" della famiglia Albrecht
Roberto Brunelli scriveva: «Valeva il codice del silenzio, un tempo, nella famiglia Albrecht. Regole severe per garantire il futuro e gli affari della dinastia tedesca che con il marchio Aldi domina da oltre settant’anni il mondo dei discount, tanto austere da affidare la gestione dell’impero a tre fondazioni familiari intitolate agli apostoli Luca, Giacomo e Marco». Ma tre apostoli non bastano a preservare un impero. Di fronte alla formidabile faida che oppone tra di loro gli eredi di una delle dinastie più ricche di Germania, una stirpe che ha segnato a fondo il volto commerciale della Repubblica federale, il colosso dei supermercati Aldi, che oggi vale un fatturato di 58 miliardi di dollari, affronta sfide di governance complesse.
A detta dei tabloid, la vedova di Berthold Albrecht, Babette, ha trascinato davanti al giudice gli altri eredi. Come in una novella Dynasty in salsa teutonica, oggi protagonisti e interpreti della saga sono Babette Albrecht e i suoi cinque figli da una parte, e dall’altra il cognato Theo Jr, fratello di Berthold, con l’apporto di un esercito di legali. L’ultimo capitolo della saga è il verdetto, pronunciato a Schleswig, che per ora vede vittorioso Theo Jr e sconfitta la pugnace Babette: oggetto della controversia, il fatto che Berthold, nel 2010, già ammalato, aveva autorizzato di suo pugno una modifica dello statuto della Fondazione familiare - quella chiamata col nome dell’apostolo Giacomo - volta a limitare senza troppi complimenti il potere dei propri eredi.

Scontri tra visioni: il peso della gestione manageriale
È anche uno stile di vita e di gestione imprenditoriale il centro dello scontro. Ecco come l’autorevole “Manager Magazin” descriveva la signora Babette: «Quando si sposò, nel 1985, l’allora venticinquenne sperava d’iniziare una vita spensierata nel lusso. Invece, da un giorno all’altro, dovette sottostare alle regole non scritte del clan. Le feste erano tabù, il denaro non doveva essere mostrato, le sue minigonne non erano affatto gradite alla suocera». Dopo la morte di Berthold la scena cambia completamente. Babette inizia a fare tutto quello che gli Albrecht hanno sempre avversato con sdegno: non c’è Oktoberfest o evento mondano a cui la vedova Albrecht non si faccia vedere, in sovrappiù ama farsi immortalare dai paparazzi, indossare abiti vistosi, ingaggiare rumorose dispute legali. “Un modo di vivere che rappresenta un grave danno per l’azienda”, scrive nel 2014 uno scandalizzato Theo Jr alla cognata.
In sostanza, il verdetto ha come conseguenza che il potere decisionale di Babette e figli sia drasticamente ridimensionato, e che nei posti cruciali delle fondazioni entrino anche dei manager esterni alla famiglia. La questione è che le decisioni più importanti così come gli investimenti più cospicui di Aldi Nord devono essere approvate all’unanimità in ognuna delle fondazioni del gruppo, quelle intitolate agli apostoli Marco, Luca e Giacomo: era presso quest’ultima che a comandare erano Babette Albrecht e i suoi figli, le altre due sono controllate da Cilly e da Theo Jr. Aldi Sud è gestita al 100% dalla Fondazione Siepmann, che fa capo a Beate Heister, figlia dell’altro fondatore, Karl, che insieme a Theodor padre rilevò nel 1913 l’attività della madre, un modesto negozietto di alimentari.
Il fatto è che a comandare oggi sono i manager, non la famiglia. E nemmeno gli apostoli. Le decisioni operative, la gestione delle superfici di vendita e l'espansione internazionale restano il fulcro dell'attività, supportate da una struttura che ha saputo evolvere da piccolo esercizio commerciale a colosso mondiale presente in 11 Paesi su 4 continenti. Fin da allora qualità e convenienza sono stati una formula vincente, che ha guidato l'azienda verso i primi grandi traguardi, portando il Gruppo ALDI SÜD a contare oltre 7.300 punti vendita. Il futuro del marchio, al netto delle vicende giudiziarie, rimane ancorato ai pilastri che hanno reso grande l'insegna: uniformità, efficienza logistica e un'attenzione rigorosa al portafoglio del consumatore.