Il periodo immediatamente successivo al parto, noto come puerperio, è una fase di transizione profonda nella vita di una donna. Sebbene molte madri vivano un puerperio fisiologico e privo di eventi avversi, questo lasso di tempo, che convenzionalmente si estende per circa sei-otto settimane (42 giorni), è caratterizzato da una serie di complessi cambiamenti fisiologici volti a riportare gli organi genitali e l'intero apparato sistemico alle condizioni pre-gravidiche, oltre a dare inizio all'allattamento. Tuttavia, una percentuale significativa di donne può manifestare disturbi che richiedono attenzione clinica, alcuni dei quali possono evolvere in condizioni di estrema gravità, fino a stati comatosi, se non riconosciuti e trattati tempestivamente.
Il puerperio è un periodo caratterizzato da grandi cambiamenti: emotivi, nella gestione della quotidianità, nella vita personale e familiare e anche fisici. È fondamentale non sottovalutare mai i segnali che il corpo invia nel post-parto. Comprendere i sintomi e le cause delle complicanze più severe è cruciale per una diagnosi precoce e un intervento efficace, minimizzando il rischio di esiti gravi.
Il Puerperio: Un Periodo di Profondi Cambiamenti
Il periodo che segue il parto è noto come "puerperio", una fase che termina quando l’apparato genitale femminile acquisisce nuovamente le condizioni anatomiche e funzionali che aveva prima della gravidanza. Durante questa fase, il corpo della donna subisce un crollo dei livelli di estrogeni e progesterone, unito a una ridistribuzione dei fluidi corporei e a una riorganizzazione del sistema immunitario. Questo contesto di profonde modificazioni ormonali e sistemiche può rendere la donna vulnerabile a diverse condizioni. Le complicanze possono variare da lievi alterazioni del benessere generale a condizioni potenzialmente gravi che mettono a rischio la vita della madre, tra cui quelle che possono culminare in uno stato di incoscienza prolungata o coma.
Lochiazioni: Le Perdite Fisiologiche Post-Parto
Nelle settimane che seguono il parto è più che normale avere delle perdite di sangue fisiologiche, chiamate "lochiazioni" o più semplicemente "lochi". Queste altro non sono che il rilascio da parte dell’utero dei residui della gravidanza. Si tratta di sanguinamenti vaginali assolutamente fisiologici, che vanno distinti da perdite ematiche anomale indicative di emorragia.
Le lochiazioni sono infatti frammenti di decidua (la mucosa dell’endometrio) e sangue. È comune che il sanguinamento aumenti durante l'allattamento, che stimola il rilascio di ossitocina, un ormone che provoca contrazioni uterine, aiutando l'utero a tornare alle sue dimensioni normali più rapidamente.
Esistono diverse fasi delle lochiazioni:
- Lochia rubra: Durante i primi 3-5 giorni, il sanguinamento è più pesante e di colore rosso vivo, simile a un flusso mestruale abbondante, e possono essere presenti piccoli coaguli di sangue.
- Lochia sierosa: Con il passare dei giorni, le perdite diventano più rosa o marroni e meno intense, con una consistenza più liquida.
- Lochia alba: Alla fine le perdite diventano più chiare o giallo-bianche, sempre più esigue.
Durante questo periodo, si consiglia di utilizzare assorbenti superassorbenti anziché tamponi, poiché questi ultimi possono aumentare il rischio di infezioni. L'igiene personale è fondamentale: lavarsi le mani prima e dopo aver cambiato gli assorbenti è essenziale per prevenire le infezioni. È importante monitorare l'emorragia: se il sanguinamento diventa improvvisamente più pesante o se sono presenti coaguli di grandi dimensioni, è importante informare l'ostetrica o il medico, poiché questo potrebbe essere un segnale di una complicanza.

Altri Fenomeni Fisiologici Comuni nel Post-Parto
Oltre alle lochiazioni, il puerperio porta con sé altri cambiamenti e sensazioni che, pur essendo normali, possono generare preoccupazione se non correttamente interpretati.
Montata Lattea e Ingorgo Mammario: Nelle puerpere che allattano, nei primi mesi le fuoriuscite di latte possono essere dovute al fatto che la produzione di latte non si è ancora regolarizzata. Un disturbo comune è l'ingorgo mammario, che si manifesta con eccessivo gonfiore al seno associato a una sensazione di calore, durezza e pesantezza. Questo disturbo è causato da un aumento della circolazione nel seno, dovuto a un’abbondante produzione di latte o a un più difficile svuotamento dei seni. Può verificarsi alla montata lattea, quando cioè il latte materno vero e proprio sostituisce il colostro, oppure se passa troppo tempo tra una poppata e l’altra. Può essere di aiuto, per contrastare i sintomi e aiutare il latte a scendere, fare impacchi caldi o una doccia calda. Anche indossare reggiseni più robusti può essere di aiuto.
Dolore Post-Episiotomia o Lacerazioni: Questo dolore potrebbe essere comune nelle donne che hanno subito un’episiotomia, il taglio vaginale che si rende necessario in alcuni casi nel corso del parto, per agevolare il disimpegno del bambino, o a causa di lacerazioni naturali. In genere, alle dimissioni la puerpera riceve tutte le informazioni per la gestione della ferita e dell’eventuale dolore. I punti di sutura cadranno spontaneamente in circa una settimana; in questo tempo è consigliabile fare lavaggi tiepidi con sapone diluito, mantenere la ferita asciutta e cambiare spesso l’assorbente.
Contrazioni Uterine (Afterpains): Nei primissimi giorni dopo il parto, si avvertiranno piccole contrazioni: si tratta di un fenomeno naturale che aiuta l’utero a ritornare alle dimensioni pre-gravidiche. Questo si verifica in genere in sei settimane.
Incontinenza Urinaria: Nel post parto è possibile avvertire piccole fuoriuscite di urina, soprattutto in seguito a sforzo, a una risata, a uno starnuto o a un colpo di tosse. La riabilitazione del pavimento pelvico è spesso consigliata per trattare complicanze legate all'incontinenza o al dolore durante i rapporti sessuali.
Problemi Intestinali: Nei giorni successivi al parto, la regolarità intestinale potrebbe essere compromessa. Può essere di aiuto consumare verdura, frutta e cereali integrali e bere molta acqua.
Sudorazione Eccessiva: Le donne spesso sperimentano una maggiore sudorazione dopo il parto, in particolare nel corso della notte. Questo fenomeno è legato alla ridistribuzione dei fluidi corporei e alle variazioni ormonali.
Emorragia Post-Partum (EPP): La Complicanza Più Frequente e Grave
L'emorragia post-partum (PPH) è una condizione grave in cui la madre perde rapidamente molto sangue durante o subito dopo il parto. Questa emergenza è una delle cause principali di mortalità e morbilità materna dopo parto e può portare a un forte calo della pressione sanguigna, con conseguente shock e persino situazioni di pericolo di vita, incluso il coma, se non trattate tempestivamente. È un'emergenza grave e comune in gravidanza.
Definizione e Classificazione dell'EPP
Scientificamente, si parla di emorragia post partum quando la perdita di sangue supera i 500 ml, ovvero il mezzo litro, entro le prime 24 ore dalla nascita, nel caso di un parto vaginale. Nel caso del parto cesareo, l'emorragia viene valutata su una perdita che supera i 1000 ml, ovvero il litro di sangue, perché si considera logico perdere più sangue durante un intervento chirurgico. L'emorragia post-partum è una perdita di sangue di > 1000 mL o una perdita di sangue accompagnata da sintomi o segni di ipovolemia entro 24 h dalla nascita.Esistono diverse classificazioni di questo fenomeno, che si basano principalmente sulla quantità della perdita e ai tempi di comparsa:
- Emorragia Primaria: I sintomi di questa emorragia post parto prevedono, come già accennato, una perdita di sangue oltre i 500 ml dopo un parto vaginale e oltre i 1.000 ml dopo un taglio cesareo nelle prime 24 ore dopo il parto. È quella che si verifica nella maggior parte dei casi.
- Emorragia Secondaria: Si verifica nei giorni o nelle settimane successive alla nascita. Se ad esempio si presenta una perdita di sangue anomala nei giorni o nelle settimane successive alla nascita, bisogna preoccuparsi.

Frequenza e Impatto dell'EPP
L'emorragia post partum è la complicanza più diffusa e può verificarsi in una percentuale che va dal 5 al 15% delle gravidanze. È responsabile di circa il 25% di tutte le morti materne a livello globale. Non tutte le donne che ne soffrono vanno incontro a situazioni particolarmente urgenti o con pericolo di vita, però si tratta in ogni caso di una situazione importante. Quando il corpo della donna si prepara ad affrontare la gravidanza, c'è un aumento del volume di sangue circolante e anche un aumento di circa il 20% di globuli rossi. Quando si superano certi livelli di emorragia può diventare difficile riuscire a compensare e molto dipende anche dalla salute della donna. Chiunque può avere un'emorragia post-partum dopo il parto. Sebbene esistano molti fattori di rischio, circa il 40% delle emorragie si verificano in donne senza fattori di rischio noti.
Cause dell'Emorragia Post-Partum (Le "4 T")
Le cause alla base dell'emorragia post-partum sono molteplici e spesso categorizzate per facilità di diagnosi e trattamento. Le quattro cause principali sono spesso riassunte come le "4 T": Tono, Trauma, Tessuto e Trombina.
Tono Uterino (Atonia Uterina):
- La causa di emorragia post-partum più frequente è l'atonia uterina, ossia la mancata contrazione dell’utero necessaria nel post parto per creare un blocco emostatico e impedire la perdita di sangue. L’emorragia post parto da atonia uterina è la condizione che si verifica nella maggior parte dei casi, ossia circa nel 70% delle emorragie post partum.
- Fattori di rischio per atonia uterina comprendono: sovradistensione uterina (causata da gravidanze multiple, polidramnios, anomalia fetale o da un feto anormalmente grande), travaglio prolungato o distocico (superiore alle 12 ore), grande multipara (parto di ≥ 5 feti in vita), anestetici rilassanti, parto rapido o troppo rapido (es. taglio cesareo eseguito d'urgenza o parto indotto), infezione intra-amniotica (corioamnionite), e fibromi uterini. Una storia di emorragia post-parto può indicare un aumento del rischio.
Trauma (Lacerazioni):
- Quando la causa dell’emorragia è legata a una lacerazione. Queste possono includere lacerazioni cervicali e/o perineo-vaginali, rottura uterina (rara ma grave emergenza medica) e l'estensione di un'episiotomia. Anche l'inversione uterina, una rara emergenza medica in cui il corpo uterino si rovescia verso l'esterno e protrude nella vagina o al di là dell'introito, può causare emorragia.
Tessuto (Ritenzione Placentare):
- In questo caso alcune porzioni di placenta, membrane o coaguli rimangono all’interno della cavità uterina creando difficoltà per quanto riguarda l’emostasi. Durante la gravidanza, la placenta si attacca alla parete dell'utero e fornisce nutrimento e ossigeno al bambino. Dopo la nascita, l'utero continua a contrarsi per espellere la placenta, nel cosiddetto terzo stadio del travaglio. Queste contrazioni contribuiscono anche a comprimere i vasi sanguigni a cui era attaccata la placenta. L'emorragia post-partum può verificarsi anche se parti della placenta rimangono attaccate alla parete dell'utero (placenta accreta) o se si verificano danni agli organi riproduttivi durante il parto. L'involuzione incompleta dell'inserzione placentare (che si verifica in genere precocemente, ma può completarsi anche in ritardo fino a 1 mese dal parto) è un'altra causa.
Trombina (Coagulopatie):
- Patologie emorragiche o coagulopatie materne possono contribuire alla perdita ematica post-partum. Le problematiche riguardanti la coagulazione possono portare alla formazione di trombi o di embolie.
Sintomi e Diagnosi dell'EPP
I segnali di un’emorragia post partum prevedono delle perdite ematiche che possono manifestarsi nei minuti o nelle ore successive alla nascita del bambino. In linea generale, quello che risulta estremamente importante nella gestione e nel trattamento dell’emorragia post partum è la diagnosi precoce. In alcuni casi i segnali di emorragia dopo il parto non sono subito presenti o individuabili in modo chiaro, in altri, seppure la perdita è abbondante, non ci sono sintomi di scompenso percepibili dalla donna.
Tra i più frequenti sintomi di emorragia post partum troviamo quelli riconducibili allo scompenso emodinamico, ovvero i segni di ipovolemia, quali:
- Perdite ematiche eccessive: Perdite di sangue oltre i limiti fisiologici, sia primarie che secondarie.
- Astenia (stanchezza estrema): La donna può sentirsi improvvisamente molto debole.
- Battito accelerato (tachicardia): Il cuore cerca di compensare la diminuzione del volume sanguigno.
- Capogiri e vertigini: Causati dalla riduzione dell'afflusso di sangue al cervello.
- Pallore e sudorazione: Segni tipici di shock ipovolemico.
- Abbassamento della pressione (ipotensione): Un segnale critico di perdita di sangue significativa.
- Oliguria: Diminuzione della produzione di urina.
- Stato di coscienza alterato: La paziente può apparire confusa, disorientata o, nei casi più gravi, perdere conoscenza e cadere in coma.
- Palpitazioni: Sensazione di battito cardiaco irregolare o forte.
La diagnosi di emorragia post-partum è principalmente clinica e si basa sulla stima della perdita di sangue e sul monitoraggio dei parametri vitali. Oltre a un'anamnesi completa e a un esame fisico approfondito, la diagnosi si basa sui sintomi osservati. Ci sono vari strumenti di valutazione (p. es., liste di controllo) per aiutare gli operatori ostetrici e le strutture sanitarie a riconoscere e gestire rapidamente l'emorragia post-partum. Questi strumenti sono ampiamente disponibili e possono essere adattati alle esigenze della specifica popolazione di pazienti.
EMORRAGIA IN GRAVIDANZA E NEL POST-PARTUM. Il ruolo del radiologo interventista. Gabriele Rozzi
Trattamento dell'Emorragia Post-Partum
Quando si verifica un’emorragia post partum il trattamento dipende dalla causa della perdita stessa. La tempestività è cruciale per prevenire l'instabilità emodinamica, lo shock e potenziali esiti fatali, incluso il coma. Il trattamento mira a ristabilire la volemia, arrestare il sanguinamento e trattare la causa sottostante.
Massaggio Uterino e Farmaci Uterotonici:
- Si deve cercare di ottenere l'emostasi mediante il massaggio uterino bimanuale e l'infusione EV di ossitocina.
- In caso di atonia uterina, si procede alla somministrazione di farmaci uterotonici (che agiscono cioè sulla muscolatura dell’utero) come l’ossitocina sintetica o la metilergometrina (se necessario). Un'infusione di ossitocina diluita EV (10 o 20 [fino a 80] unità/1000 mL di liquidi EV) a 125-200 mL/h va somministrata subito dopo l'espulsione della placenta. Si continua la somministrazione del farmaco finché l'utero non risulti contratto; poi viene ridotto o sospeso. L'ossitocina non deve però essere somministrata sotto forma di un bolo EV perché può causare grave ipotensione.
- Se il sanguinamento continua in modo eccessivo durante l'infusione di ossitocina, occorre somministrare IM 15-metil prostaglandina F2-alfa 250 mcg ogni 15-90 min, fino a un massimo di 8 dosi, oppure metilergonovina 0,2 mg IM ogni 2-4 h (eventualmente seguita dalla somministrazione di 0,2 mg per via orale da 3 volte/die a 4 volte/die per 1 settimana). Durante il parto cesareo questi farmaci possono essere iniettati direttamente nel miometrio. Possono anche essere iniettate direttamente nel miometrio 10 unità di ossitocina. Se l'ossitocina non è disponibile, può essere somministrata la carbetocina termostabile IM. È importante notare che nelle donne affette da asma si devono evitare le prostaglandine; nelle donne ipertese deve essere evitata la metilergonovina.
Gestione di Lacerazioni e Tessuto Ritenuto:
- L'utero deve essere esplorato alla ricerca di lacerazioni e di tessuto placentare ritenuto. Si devono esaminare anche la cervice e la vagina; le lacerazioni devono essere riparate. I tessuti placentari eventualmente ritenuti vanno rimossi, a volte può essere necessario un raschiamento. Il drenaggio della vescica tramite catetere può, a volte, ridurre l'atonia uterina.
Supporto Volumico e Trasfusione:
- La volemia va ripristinata con soluzione fisiologica allo 0,9% EV fino a un massimo di 2 L; se il volume di soluzione fisiologica non è sufficiente si deve eseguire una trasfusione. Gli emocomponenti devono essere trasfusi in base alle necessità, a seconda dell'entità della perdita ematica e dell'evidenza clinica di uno stato di shock. Una trasfusione massiccia di globuli rossi concentrati, plasma fresco congelato e piastrine in rapporto 1:1:1 può essere considerata dopo aver consultato il centro trasfusionale.
- L'acido tranexamico può anche essere usato se la terapia medica iniziale è inefficace (1 g EV in 10 minuti).
Interventi Meccanici e Chirurgici:
- A volte l'emorragia può essere arrestata mediante tamponamento uterino o posizionamento di un palloncino di Bakri. Questo palloncino in silicone può contenere fino a 500 mL e resistere a pressioni interne ed esterne fino a 300 mmHg.
- Può essere utilizzato un dispositivo di controllo dell'emorragia che usa un dispositivo di vuoto intrauterino. Esso applica un'aspirazione di basso livello per indurre le contrazioni uterine, causando il collasso dell'utero su se stesso; di conseguenza, i vasi sanguigni nel miometrio si restringono e l'emorragia viene rapidamente arrestata. Il dispositivo è costituito da un anello intrauterino, un sigillo espandibile che viene riempito con liquido sterile e blocca la cervice per mantenere il vuoto, e un connettore del vuoto collegato a un tubo che si collega con una sorgente di vuoto. L'aspirazione viene applicata per 1 h dopo che il sanguinamento è controllato.
- Se con tali manovre non si ottiene l'emostasi, possono essere necessari l'esecuzione di una sutura di B-Lynch (che ha lo scopo di comprimere il segmento uterino inferiore tramite legature multiple), la legatura dell'arteria ipogastrica o l'isterectomia. La rottura uterina richiede la riparazione chirurgica.
Prevenzione dell'Emorragia Post-Partum
La prevenzione delle complicanze puerperali inizia già durante la gravidanza. Le condizioni predisponenti (p. es., fibromi uterini, polidramnios, gravidanza multipla, una coagulopatia materna, una pregressa emorragia puerperale o postpartum) vanno identificate prima del parto e, quando possibile, corrette. Se le donne hanno un gruppo sanguigno insolito, sangue disponibile per una trasfusione appropriata per quel tipo di sangue deve essere reso disponibile in anticipo.
Un parto attento e senza fretta, con il minimo di interventi, è sempre consigliabile. Una corretta gestione della terza fase del parto, che include l’amministrazione di uterotonici e la massima espulsione della placenta, può aiutare a prevenire l’emorragia post-partum. Ad esempio, l’utilizzo di farmaci uterotonici come l’ossitocina può favorire contrazioni uterine efficaci, riducendo significativamente il rischio di sanguinamento eccessivo. Nello specifico vengono somministrate 10 U.I. Fino a qui abbiamo parlato principalmente dell’emorragia primaria, che è quella che si verifica nella maggior parte dei casi. Da diversi anni, al fine di contrastare l’emorragia che si verifica con maggior frequenza, ossia l’emorragia da atonia uterina, la proposta di numerosi punti nascita è quella di iniettare ossitocina sintetica come profilassi a tutte le donne nel momento del parto.
Dopo il distacco della placenta, la somministrazione IM di 10 unità di ossitocina o l'infusione EV di ossitocina diluita (10-20 unità in 1000 mL alla velocità di 125-200 mL/h per 1-2 h) assicurano, in genere, la contrazione uterina e riducono la perdita di sangue. Dopo l'espulsione della placenta, essa va meticolosamente esaminata per verificarne la completezza; se è incompleta, la cavità uterina deve essere esplorata manualmente e i frammenti ritenuti devono essere rimossi. Di rado, è necessario il raschiamento. Le contrazioni uterine e l'entità del sanguinamento vaginale devono essere controllate per 1 h dopo il completamento del 3o stadio del travaglio.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in collaborazione con la Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO), ha sviluppato una tabella di marcia per combattere l'emorragia post-partum (PPH) tra il 2023 e il 2030. La roadmap si basa su pratiche basate sull'evidenza e sull'opinione di esperti, stabilendo obiettivi chiari, attività strategiche e tappe specifiche per far progredire la ricerca, la regolamentazione, l'attuazione e la promozione di misure efficaci contro la PPH a livello globale. Questa iniziativa mira a soddisfare le priorità fondamentali degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), in particolare l'obiettivo 3.1 di ridurre la mortalità materna a livello globale.
Altre Complicanze Puerperali Rilevanti
Oltre all'emorragia post-partum, che è la complicanza più frequente, il puerperio può essere teatro di altre condizioni potenzialmente gravi che richiedono attenzione immediata, potendo anch'esse, nei casi più severi, condurre a stati di incoscienza o coma.
Disordini Ipertensivi Post-Partum
I disordini ipertensivi sono legati al rischio di sbalzi di pressione importanti, un fenomeno con un'incidenza dell'8-10% delle gravidanze. Questi disturbi possono ripresentarsi o esordire nel post-partum, e tra i sintomi di allarme va inclusa una cefalea intensa e persistente, che non risponde ai farmaci; questo sintomo, specialmente se associato a gonfiore agli arti o al viso, può essere un segnale di preeclampsia post-partum.
- Ipertensione Gestazionale: Si parla di ipertensione gestazionale o ipertensione indotta dalla gravidanza quando si assiste alla comparsa di valori di pressione sistolica ≥ 140 mmHg o diastolica ≥ 90 mmHg dopo le 20 settimane di gestazione in una donna precedentemente normotesa.
- Preeclampsia: Se all'ipertensione si associa poi la proteinuria (presenza di proteine nelle urine) ≥ 300 mg in un campione di 24 ore, si parla di preeclampsia, una condizione che riguarda in genere il 3-4% delle gravidanze. È una sindrome caratterizzata dalla presenza, singola o in associazione, di segni clinici quali edema, proteinuria o ipertensione in una donna gravida.
- Eclampsia: L'eclampsia e la sindrome HELLP sono complicanze dovute alla preeclampsia. L'eclampsia ha un’incidenza di 1 caso su 2000 parti e nella sua forma grave si verifica in meno dell’1% di tutte le gravidanze (dati Aogoi). Viene definita dalla comparsa di convulsioni e/o perdita di coscienza non attribuibili a patologie neurologiche preesistenti. Cefalea, scotomi (macchie nere o colorate nel campo visivo) ed iperreflessia possono precedere la crisi eclamptica. Non si tratta di una patologia molto frequente e in genere porta a una gravidanza interrotta precocemente rispetto al termine regolare, proprio perché rende necessario un taglio cesareo o una induzione del parto precoce. L'attacco eclampsico viene in genere trattato farmacologicamente. Le cause più frequenti di morte nelle pazienti preeclamptiche sono l'emorragia cerebrale, la Multiple Organs Failure (MOF) e la coagulazione intravasale disseminata.
- Sindrome HELLP: Complica il 20% delle preeclampsie gravi ed è definita sulla base di dati laboratoristici: emolisi, aumentati livelli degli enzimi epatici, diminuzione dei livelli di piastrine.

Sepsi Puerperale
La sepsi, o setticemia, è una rara complicanza di un'infezione, le cui conseguenze possono essere molto gravi e potenzialmente mortali. Consiste in una risposta infiammatoria eccessiva dell’organismo che danneggia tessuti e organi, compromettendone il funzionamento. Può verificarsi nella prima metà della gravidanza, in genere correlata all'aborto o, molto raramente, a manovre diagnostiche (ad esempio, l'amniocentesi), al momento del parto o durante il puerperio, sia dopo un parto spontaneo che dopo un taglio cesareo. L'incidenza della sepsi è di circa 1 caso su 1000 parti. Nella sua forma più grave, lo shock settico, ha invece un'incidenza di 1 caso su circa 8000 parti. La sepsi può causare ipotensione, disfunzione d'organo e, nei casi più gravi, shock settico e coma. I segnali di allarme includono ipertermia (febbre), spesso accompagnata da brividi.
Coagulopatie e Rischio Tromboembolico
Anche i casi di coagulopatie, che possono terminare con trombi o embolie, sono poco frequenti e richiedono l'intervento di tutta l'equipe medica e di farmaci ad hoc. La gravidanza e il puerperio sono condizioni pro-trombotica, ovvero aumenta il rischio di formazione di coaguli di sangue. Questi coaguli possono ostruire vasi sanguigni importanti, causando eventi gravi come embolia polmonare o ictus, che possono portare a perdita di coscienza e coma.
Eventi Neurologici Post-Partum: Il Caso dell'Ictus
Una delle complicanze più devastanti che possono portare a un coma post-parto è l'ictus, come evidenziato dalla storia di Erin Adelekun. Il caso di Alice Campello, moglie del calciatore Álvaro Morata, che dopo la nascita della figlia Bella è stata ricoverata in terapia intensiva per complicazioni post parto, porta l'attenzione su quelle che possono essere le problematiche dovute alla nascita di un bambino. Sebbene le sue complicanze specifiche non siano state dettagliate, sottolinea la gravità che tali eventi possono assumere.
Erin Adelekun era diventata mamma da qualche giorno quando iniziò ad avere un sintomo che pensava fosse semplicemente legato alla stanchezza dovuta allo sforzo fisico del parto. Tornata a casa dopo il parto, Erin Adelekun ha iniziato ad avere un po' di mal di testa, il suo medico di base le ha detto di non preoccuparsi troppo, prescrivendole dunque un antidolorifico. A 7 giorni dal suo rientro nell'abitazione, però, il mal di testa si fece insostenibile. "Ricordo che mio marito mi chiamò dalla cucina, per dirmi che era pronta la colazione e che io risposi in maniera confusa, non riuscivo a pronunciare le parole distintamente ed emettevo solo dei suoni simili a ronzii" racconta Adelekun alle pagine di Today.com. Fu solo quando, oltre al mal di testa e alla difficoltà nel pronunciare le parole, Adelekun iniziò a sentire il braccio intorpidire che si rese conto che stava avendo un ictus. Mentre la donna veniva trasportata in ospedale, racconta di aver iniziato a non sentire più gli arti inferiori, di lì a poco avrebbe avuto un attacco epilettico e perso conoscenza.
Adelekun è rimasta in coma farmacologico per le 3 settimane successive, mentre i medici cercavano di risolvere il grave ictus emorragico che aveva sviluppato. Jeffrey Mai, il neurochirurgo che l'ha operata, ha spiegato nel dettaglio cosa era accaduto alla paziente: "Un vaso sanguigno si è rotto nel suo cervello, iniziando a sanguinare da entrambi i lati, questo aveva dato vita ad un rigonfiamento cerebrale, sul quale abbiamo deciso di intervenire rimuovendo un pezzo di cranio, così che il cervello avesse lo spazio necessario per espandersi."
Sintomi da non sottovalutare: l'Acronimo BE FAST
La storia di Erin Adelekun è un monito sull'importanza di riconoscere i segnali di allarme. La donna ha condiviso su Instagram, tramite la pagina "Stroke Mama" il suo percorso di riabilitazione per sensibilizzare le donne sui segnali da non sottovalutare dopo il parto. "Ricordate la sigla BE FAST che è l'acronimo dei sintomi da non sottovalutare, equilibrio assente, vista offuscata, lato del viso cadente, braccia insensibili e discorso confuso devono indurre a chiamare subito i soccorsi".
L'acronimo BE FAST è un metodo semplice per ricordare i sintomi chiave di un ictus:
- Balance (Equilibrio): Perdita improvvisa di equilibrio o coordinazione.
- Eyes (Occhi): Problemi improvvisi alla vista (vista offuscata o doppia).
- Face (Faccia): Un lato del viso che cade o è intorpidito.
- Arm (Braccio): Debolezza o intorpidimento improvviso in un braccio o una gamba.
- Speech (Linguaggio): Difficoltà a parlare o capire il linguaggio (discorso confuso, incomprensibile).
- Time (Tempo): È tempo di chiamare immediatamente i soccorsi se si manifesta uno di questi sintomi.

Recupero e Riabilitazione dall'Ictus Post-Parto
Al risveglio dal coma farmacologico, Erin Adelekun non riusciva a muovere il lato destro del corpo, completamente paralizzato: "Non potevo camminare e per comunicare usavo le immagini". Come se non bastasse, poi, le è stato diagnosticato il Covid-19 e per tre mesi è dovuta rimanere in ospedale in isolamento. "Ho trascorso i primi 4 mesi di vita della mia bambina senza poterla abbracciare, né guardare, se non attraverso uno schermo". Se all'inizio la donna è rimasta ferita dall'accaduto e ha pianto, senza comprendere perché proprio a lei fosse toccata un'esperienza così dolorosa durante il momento che sarebbe dovuto essere il migliore della sua vita, ha raccontato poi di aver messo tutta se stessa per poter recuperare energie e salute e vivere così al 100% quell'esperienza di maternità, tanto cercata. Giorno dopo giorno grazie alla logopedia, alla riabilitazione e ad un supporto psicologico Erin Adelekun reimpara a parlare, sempre più fluentemente e a muoversi, seppur con il supporto di un bastone.
Diagnosi, Trattamento e Prevenzione Generale delle Complicanze Puerperali
Il processo diagnostico per le complicanze del puerperio inizia con un'anamnesi accurata e un esame obiettivo completo. La diagnostica per immagini gioca un ruolo cruciale. L'ecografia pelvica è l'esame di prima scelta per verificare la presenza di residui placentari in utero (ritenzione di prodotti del concepimento) o per valutare l'involuzione uterina.
Approcci Terapeutici
Il trattamento delle complicanze puerperali è mirato alla causa specifica:
- Infezioni: In caso di infezioni, la terapia d'elezione è rappresentata dagli antibiotici. A seconda della gravità, possono essere somministrati per via orale o endovenosa.
- Emorragia: Se la complicanza riguarda un'emorragia dovuta ad atonia uterina, si utilizzano farmaci uterotonici (come l'ossitocina o derivati dell'ergotamina) per favorire la contrazione dell'utero. Se l'ecografia rivela la presenza di residui placentari, può essere necessario un intervento di revisione della cavità uterina (raschiamento) per prevenire ulteriori emorragie e infezioni.
- Supporto Vitali: Il primo intervento consiste nel mantenere i parametri vitali della donna monitorati e nella norma, dopo di che verificare la causa dell'emorragia e intervenire per risolverla. In tutto ciò, ovviamente, può entrare in gioco anche la trasfusione di sangue, laddove necessario, e il ricovero in terapia intensiva qualora la situazione fosse davvero molto importante, sebbene non sia la prassi.
Supporto Integrato e Riabilitazione
Oltre ai farmaci, è fondamentale il supporto logistico e psicologico. La riabilitazione del pavimento pelvico è spesso consigliata per trattare complicanze legate all'incontinenza o al dolore durante i rapporti sessuali. Non vanno trascurati i sintomi legati all'umore, poiché il puerperio è un periodo di vulnerabilità emotiva.
Nella stragrande maggioranza dei casi, le complicanze del puerperio hanno una prognosi eccellente, a patto che vengano diagnosticate e trattate tempestivamente. Tuttavia, se trascurate, alcune complicanze possono cronicizzare o portare a esiti a lungo termine, inclusi danni permanenti o, come visto, stati di coma. Il decorso varia significativamente: alcune problematiche, come una mastite iniziale, si risolvono in pochi giorni di terapia; altre, come il recupero da una grave emorragia o da una complicanza ipertensiva o neurologica, richiedono un monitoraggio che può durare diversi mesi.
Prevenzione e Sensibilizzazione
L'emorragia post-partum è un grave problema di salute pubblica che colpisce milioni di donne in tutto il mondo. È importante che la società sia informata su questa complicanza della gravidanza, sulle sue cause, sui sintomi e su come prevenirla. In questo modo, le donne incinte e le loro famiglie possono essere meglio preparate. Durante il periodo post-partum, le donne affrontano una fase cruciale di recupero fisico dopo il parto, durante la quale il loro corpo necessita di una corretta alimentazione per ripristinare le risorse nutrienti esaurite durante la gravidanza e il parto. L’assunzione di una dieta ricca di ferro è particolarmente essenziale poiché aiuta a rimpiazzare il ferro perso attraverso la significativa perdita ematica durante il parto, contribuendo a prevenire l’anemia post-partum.
È fondamentale non sottovalutare mai i segnali che il corpo invia nel post-parto. I sintomi delle complicanze del puerperio possono manifestarsi in modo subdolo o improvviso. È fondamentale che la neomamma e chi le sta accanto sappiano riconoscere i segnali di allarme. La prevenzione delle complicanze puerperali inizia già durante la gravidanza, con l'identificazione dei fattori di rischio prenatali (p. es., disturbi della coagulazione, gravidanza multiple, polidramnios, un feto eccessivamente grande, grande multiparità). Il puerperio è un periodo di transizione che merita rispetto e attenzione.