Leggi e Normativa sull'Aborto nello Stato di New York: Un Panorama Approfondito nel Contesto Nazionale e Internazionale

Il dibattito sull'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è un tema di vasta risonanza globale, con legislazioni che mostrano notevoli variazioni tra i diversi paesi, riflettendo posizioni culturali, etiche e religiose multiformi. Negli Stati Uniti, in particolare, l'abolizione del diritto costituzionale all'aborto, sancito per quasi cinquant'anni dalla storica sentenza "Roe v. Wade" del 1973 e revocato dalla Corte Suprema il 24 giugno 2022, ha ridefinito radicalmente il panorama legale e l'accesso all'IVG a livello statale. In questo contesto di profonda mutazione, lo Stato di New York si è affermato come un baluardo per la protezione dei diritti riproduttivi, mantenendo e rafforzando l'accesso all'aborto attraverso una normativa specifica e progressiva.

Mappa degli Stati Uniti con indicazione delle leggi sull'aborto

L'Evoluzione Legislativa Nello Stato di New York: Dal 1970 al Reproductive Health Act

Lo Stato di New York ha una storia significativa nella tutela dei diritti riproduttivi. La precedente normativa, il N.Y.S. Legal Abortion Act, era in vigore dal 10 aprile 1970. Tuttavia, il 22 gennaio 2019, una riforma fondamentale ha segnato un punto di svolta: la nuova legge sulla “salute procreativa” dello Stato di New York, nota come Reproductive Health Act (RHA), ha sostituito la legislazione precedente. Questa riforma, identificata come 2019 Sess. Law News of N.Y. Ch. 1 (S. 240), ha introdotto modifiche importanti e significative per l'accesso all'interruzione di gravidanza.

La modifica più rilevante disposta dal RHA ammette l’aborto eseguito dopo la 24esima settimana di gestazione. In precedenza, un’interruzione di gravidanza in fase avanzata era consentita unicamente quando fosse strettamente necessario per salvare la vita della gestante. La nuova sezione 2, che introduce l'articolo 25-A (REPRODUCTIVE HEALTH ACT), §2599-bb della PUBLIC HEALTH LAW, ha ampliato questa condizione. Ora, l'aborto è possibile anche se il feto è affetto da patologie gravi che ne compromettono la vita. Questa disposizione ha rappresentato un passo cruciale per le donne che si trovavano in situazioni mediche complesse e che, prima della nuova legge, erano costrette a cercare cure e procedure in ospedali di altri stati, affrontando così ulteriori oneri emotivi, fisici e finanziari.

La nuova legge del 2019 rappresenta un adeguamento alle norme federali degli Stati Uniti e chiarisce le condizioni per l'accesso a questa pratica medica. È importante sottolineare che la legislazione di New York, in materia di interruzione di gravidanza, si allinea con quelle di molte altre nazioni, fra cui l’Italia. Questa specificazione è fondamentale per contrastare la diffusione di messaggi scorretti e allarmistici che talvolta insinuano che l’aborto al nono mese sia una scelta frivola o disinteressata nei confronti della vita. Studi approfonditi, come quelli condotti dalla sociologa e docente Katrina Kimport della University of California, hanno chiarito come le motivazioni alla base di una scelta così delicata, o di una necessità, siano sempre ben più profonde di quanto possa suggerire un certo immaginario comune.

Dopo la storica decisione della Corte Suprema statunitense del 24 giugno 2022, che ha abolito il diritto costituzionale all'aborto, lo Stato di New York ha ribadito con fermezza la sua posizione. La governatrice Kathy Hochul ha assicurato che "l'accesso all'aborto è un fondamentale diritto umano e resta sicuro, accessibile e legale a New York". A lei ha fatto eco il sindaco della Grande Mela, Eric Adams, che ha dichiarato: "A coloro che vogliono un aborto nel Paese, sappiate che qui siete le benvenute. Faremo ogni sforzo per assicurare che i servizi riproduttivi restino disponibili e accessibili per voi". Queste dichiarazioni sottolineano l'impegno dello Stato di New York a fungere da "paradiso dell'aborto", dove le cure continuano a essere disponibili e protette, in netto contrasto con le restrizioni imposte in altri stati.

New York's Reproductive Health Act is Barbaric

Il Contesto Federale Americano e la Sentenza Dobbs: La Fine di Roe v. Wade

Per quasi cinquant'anni, grazie alla sentenza "Roe v. Wade" che ne aveva sancito la legalità a livello federale nel 1973, l'aborto negli Stati Uniti è stato un diritto protetto. Questa sentenza riconosceva alle donne il diritto di interrompere volontariamente la gravidanza, legandolo alla libertà individuale e all'autodeterminazione. Tuttavia, il 24 giugno 2022, con sei voti a favore e tre contrari, la Corte Suprema ha annullato la sentenza "Roe v. Wade". Nel documento che ha sancito questa decisione si legge che "La Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente protetto da alcuna disposizione costituzionale". L'annullamento ha lasciato i singoli Stati liberi di applicare le proprie leggi interne in materia, creando un mosaico di normative profondamente diverse.

L'impatto della sentenza "Dobbs v. Jackson Women's Health Organization", che ha rovesciato "Roe v. Wade", è stato immediatamente tangibile. La possibilità per le donne di accedere a un'interruzione volontaria di gravidanza è garantita dalla legge in 21 Stati, ai quali si aggiunge il Distretto di Columbia (sede della capitale Washington). Al contempo, in altri 26 Stati, l'accesso rischia di essere fortemente limitato o addirittura proibito. I ricercatori del Center for Reproductive Rights, un'organizzazione con sede a New York che si batte per i diritti riproduttivi a livello globale, hanno pubblicato una mappa digitale che fotografa puntualmente questa situazione.

La mappa divide gli Stati in diverse categorie in base alle norme adottate sull’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza dopo la decisione della Corte. La prima categoria, denominata "Accesso migliorato", include 11 Stati in cui sono in vigore leggi specifiche, la Costituzione statale tutela esplicitamente l’aborto o sono state adottate leggi in tal senso. La California, ad esempio, ha legalizzato l’aborto già nel 1969, precedentemente a "Roe v. Wade", e nel novembre 2022 ha inserito interruzione di gravidanza e contraccezione tra i diritti garantiti dalla propria Costituzione. New York rientra in questa categoria per la solidità delle sue tutele legali.

Una seconda categoria comprende 13 Stati dove l’interruzione di gravidanza è protetta: non ci sono divieti in vigore, ma non hanno ancora integrato i diritti riproduttivi all’interno della propria Costituzione. All’interno di questo gruppo, le situazioni variano significativamente, includendo legislazioni con diversi gradi di accesso. Il Montana, ad esempio, garantisce l'aborto tramite la Costituzione e nel novembre 2022 ha respinto un referendum per la sua penalizzazione. Tuttavia, in questa categoria rientra anche la Florida, dove nell’aprile 2023 è stata approvata una norma che consente l’aborto solo nelle prime sei settimane di gravidanza, un termine giudicato troppo breve dalle associazioni che si battono per i diritti riproduttivi.

Esistono poi 11 Stati considerati "ostili", dove i governi locali hanno manifestato l'intenzione di proibire completamente l’accesso all’aborto. Questi territori sono estremamente vulnerabili al possibile ritorno in vigore di divieti precedenti a "Roe v. Wade" o alla promulgazione di nuove leggi restrittive. La Georgia, per esempio, impone una restrizione alle prime sei settimane di gravidanza, mentre una proibizione generale è stata momentaneamente bloccata. Infine, ci sono 13 Stati in cui è già stato imposto un divieto totale all’aborto, con severe pene detentive sia per le donne che si sottopongono alla procedura sia per i medici e gli operatori sanitari che la praticano.

La ricerca condotta da WeCount e pubblicata da FiveThirtyEight ha rivelato che, nell'ultimo anno, i tassi di aborto hanno subito un impatto significativo, registrando un calo negli stati con divieti o restrizioni severe e una crescita negli stati a guida democratica. Questa polarizzazione ha generato una netta divisione tra "deserti dell’aborto", dove l’accesso alle cure è illegale, e "paradisi dell’aborto", come New York, dove le cure continuano a essere disponibili. Milioni di persone che vivono nei "deserti", soprattutto nel Sud e nel Midwest, sono costrette a viaggiare per ricevere cure legali, con il risultato che molte non riescono ad accedervi per una serie di motivi finanziari e logistici.

Battaglie Legislative Federali sull'Aborto Negli Stati Uniti

Il panorama legislativo statunitense è stato teatro di intense battaglie e proposte di legge a livello federale, che riflettono la profonda divisione sulla questione dell'aborto. Già il 18 giugno 2013, la US House of Representatives aveva approvato un disegno di legge (HR 1797 - Pain-Capable Unborn Child Protection Act) che avrebbe proibito l’aborto dopo la ventesima settimana, fatta eccezione per i casi in cui l’interruzione di gravidanza fosse necessaria per salvare la vita della gestante, escludendo condizioni psicologiche o emotive. Tuttavia, la Casa Bianca aveva manifestato un parere negativo, con i consiglieri del Presidente che avrebbero raccomandato di porre il veto alla legge qualora gli fosse stata presentata.

Il 13 maggio 2015, una proposta di legge molto simile, denominata HR36 - Pain-Capable Unborn Child Protection Act, è stata nuovamente approvata dalla US House of Representatives. Questo disegno di legge, basato sul presupposto che il feto sia in grado di percepire dolore durante la procedura abortiva dopo la ventesima settimana di gravidanza, limiterebbe la gran parte delle interruzioni di gravidanze in quella fase. Il testo era stato poi ricevuto dal Senato, dove ha atteso invano una revisione da parte della US Senate Committee on the Judiciary.

Un'altra proposta significativa è stata la HR962 - Born-Alive Abortion Survivors Protection Act, sottoposta alla valutazione della House Committee on the Judiciary il 5 febbraio 2019. Con questo disegno di legge si intende emendare il federal criminal code imponendo ad ogni operatore sanitario, "quando un bambino nasce vivo a seguito di un aborto o di un tentativo di aborto", di esercitare "lo stesso grado di cura ragionevolmente fornito a qualsiasi altro bambino nato vivo alla stessa età gestazionale, e di assicurare che tale bambino sia immediatamente ricoverato in ospedale". La legge federale definisce "born alive" come "l'espulsione o l'estrazione completa dalla madre, in qualsiasi fase di sviluppo, che dopo tale espulsione o estrazione respira o ha un battito cardiaco, pulsazione del cordone ombelicale o movimento definito dei muscoli volontari, indipendentemente dal fatto che il cordone ombelicale sia stato tagliato".

Sul fronte opposto, il 3 marzo 2023, il 118esimo Congresso ha approvato il Women’s Health Protection Act. Questa legge garantisce a livello federale l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Proibisce agli Stati di imporre restrizioni che possano mettere a rischio l’accesso alla procedura dell’aborto sia negli stati iniziali della gravidanza che nelle fasi finali, in particolare nei casi in cui sia a rischio la vita o la salute della madre. Inoltre, protegge la libertà di movimento e circolazione tra Stati per poter ottenere l’interruzione volontaria di gravidanza e prevale su ogni legge federale confliggente che ponga limitazioni ingiustificate al diritto di abortire.

Anche il potere esecutivo ha avuto un ruolo nelle politiche sull'aborto. Il 4 luglio 2025, il presidente Trump avrebbe firmato la legge One Big Beautiful Bill Act (OBBBA), che avrebbe eliminato la copertura sanitaria per almeno 10 milioni di persone. La legge avrebbe tagliato i fondi a fornitori di servizi essenziali come Maine Family Planning (MFP) e Planned Parenthood (PP), aggiungendo 52 milioni di dollari al deficit del bilancio federale. Avrebbe anche introdotto requisiti lavorativi obbligatori e tagliato i bilanci statali per l'assistenza sanitaria riproduttiva, prendendo di mira gli stati che avevano ampliato la copertura Medicaid. Inoltre, il 18 dicembre 2025, l'amministrazione Trump avrebbe confermato che non avrebbe più fornito assistenza sanitaria per l'aborto ai veterani che usufruiscono dell'assistenza sanitaria del Dipartimento degli Affari dei Veterani (VA), nemmeno in caso di stupro, incesto o per salvare la salute della persona incinta.

Edificio del Congresso degli Stati Uniti

L'Accesso ai Farmaci Abortivi: La Questione del Mifepristone

Il nuovo fronte della battaglia sull'aborto negli Stati Uniti sembra essere l'accesso all'aborto farmacologico. Nel gennaio 2023, la Food and Drug Administration (FDA) ha finalizzato una modifica alle regole per consentire alle farmacie, sia fisiche che online, di vendere le pillole abortive, ovvero il Mifepristone assieme al Misoprostol, la cui vendita era stata originariamente approvata dalla FDA nel 2000. Questa mossa ha scatenato tutta una serie di questioni legali, in particolare negli stati più restrittivi.

Il 13 dicembre 2023, la Corte Suprema ha accettato la richiesta del Department of Justice di revisionare la decisione presa il 16 agosto 2023 dalla Court of Appeals of the Fifth Circuit. Questa decisione aveva ripristinato alcune significative restrizioni riguardanti l’accesso al Mifepristone, vietandone l’ottenimento tramite posta o la sua prescrizione mediante servizi di telemedicina. Le argomentazioni orali davanti alla Corte Suprema si sono tenute il 26 marzo 2024.

Successivamente, il 13 giugno 2024, la Corte Suprema si è espressa nel caso Food and Drugs Administration v. Alliance for Hippocratic Medicine. La Corte ha negato la richiesta dei querelanti di rimuovere dal mercato il Mifepristone. Tuttavia, la decisione non si è espressa nel merito della questione, ma ha rilevato che il gruppo di medici e associazioni anti-abortiste che avevano intentato il giudizio mancassero di legittimità ad agire. Questa sentenza ha, per il momento, garantito la continuità dell'accesso al farmaco nelle modalità precedentemente stabilite dalla FDA.

Nonostante ciò, la questione dell'accesso al Mifepristone ha continuato a essere un punto di scontro. Il 5 settembre 2025, il Center for Reproductive Rights avrebbe citato in giudizio l'amministrazione Trump per aver nascosto informazioni relative alla sua decisione di rivalutare la regolamentazione del Mifepristone. La FDA avrebbe preso in considerazione una nuova valutazione del farmaco sulla base di un report del gruppo anti-aborto Ethics and Public Policy Center (EPPC) che, secondo le accuse, non forniva alcuna fonte per i propri dati, non era stato sottoposto a revisione paritaria ed era stato redatto da persone prive di competenze mediche o scientifiche.

La Diversità Legislativa negli Stati Uniti: Casi Emblematici

L'annullamento di "Roe v. Wade" ha amplificato le differenze legislative tra i vari stati americani, creando un panorama legale frammentato. Esaminare alcuni casi emblematici può aiutare a comprendere la complessità e la varietà delle normative.

Alabama

In Alabama, il febbraio 2013 ha visto l'approvazione, da parte del Senato e della House of Representatives, dell'House Bill 57 - Women's Health and Safety Act. Questo atto stabiliva regole restrittive per le cliniche dove è possibile abortire e imponeva che a ogni intervento fosse presente un medico accreditato dallo Stato. Firmato dal Governatore il 9 aprile 2013, tale legge è stata poi dichiarata incostituzionale dalla US District Court for the Middle District of Alabama il 25 marzo 2016, perché il requisito per i medici era impossibile da soddisfare.

Il 13 maggio 2016, sono stati approvati due progetti di legge (SB 205 e SB 363) che imponevano significativi limiti all’IVG: il primo vietava il rilascio o il rinnovo delle licenze alle cliniche abortive in prossimità delle scuole; il secondo vietava gli aborti cosiddetti "dilation & evacuation". Tuttavia, nell'agosto 2018, una Corte di Appello Federale ha dichiarato incostituzionale la legge statale che vietava le pratiche di “dilation & evacuation” come pratiche di late-term abortion, sostenendo che ciò avrebbe potuto determinare un rischio per la salute della madre.

Nel novembre 2018, tramite referendum, è stato approvato un emendamento alla Costituzione statale che riconosce il diritto alla vita ai futuri nascituri, ribadendo che lo stato dell’Alabama non protegge un "right of abortion" e non è tenuto al finanziamento dell’aborto. Questa politica pubblica mira a "riconoscere e sostenere la santità della vita non nata e i diritti dei bambini non nati, in particolare il diritto alla vita in tutti i modi e le misure appropriate e lecite". Il 15 maggio 2019, l'Alabama ha approvato il disegno di legge HB 314 - Human Life Protection Act, che vieta l’accesso all’IVG in quasi tutti i casi, consentendolo unicamente in caso di pericolo di vita per la madre. Sebbene il 29 ottobre 2019 il giudice distrettuale Myron Herbert Thompson avesse disposto una preliminary injunction che sospendeva l'entrata in vigore della legge, questa è divenuta pienamente efficace dopo l’overturn di Roe v. Wade il 24 giugno 2022, quando il giudice Thompson ha revocato l’ingiunzione.

Un ulteriore sviluppo si è verificato il 16 febbraio 2024, quando la Corte Suprema dell’Alabama, con la sentenza LaPage et al v. The Center for Reproductive Medicine, ha stabilito che gli embrioni crioconservati nello Stato sono da considerarsi “minor children” ai fini dell’applicazione del Wrongful Death of Minor Act (§ 6-5-391) del 2022. Questo atto consente ai genitori di un bambino minorenne deceduto di intentare una causa per ottenere danni punitivi quando la morte è causata da un atto illecito, da un'omissione o da una negligenza.

Alaska

In Alaska, il 14 aprile 2014, la Camera ha approvato un disegno di legge (SB49) che restringeva i rimborsi di Medicaid per l’interruzione volontaria di gravidanza. Il testo prevedeva alcune situazioni mediche specifiche in presenza delle quali il medico poteva dichiarare che l’aborto fosse "medically necessary", nel caso in cui la gravidanza ponesse un serio rischio per la vita o la salute fisica della donna. Gli interventi al di fuori di tale condizione erano esclusi dalla copertura di Medicaid. La proposta è diventata legge il 17 aprile 2014.

Il 23 luglio 2016, la Corte Suprema dell’Alaska ha dichiarato incostituzionale la legge statale (Parental Notification Law del 2010) che imponeva di informare i genitori in caso di aborto di una minore, per violazione della equal protection guarantee. Nel 2022, in Alaska, si è posta agli elettori la questione se fosse necessaria una constitutional convention, un rinvio al voto che avviene automaticamente ogni dieci anni per decidere se emendare la Costituzione. Il governatore Mike Dunleavy, influenzato dalla sentenza Dobbs, aveva manifestato interesse nella possibilità di emendare la Costituzione statale per introdurre una prospettiva pro-life sulla questione dell’aborto.

Arizona

L'Arizona ha anche mostrato una complessa evoluzione legislativa. Il 12 aprile 2012, il Governatore dello Stato ha firmato un atto legislativo approvato dalla House of Representatives (HB 2036 - Mother’s Health and Safety Act) che proibiva l'aborto dopo la ventesima settimana, salvo in caso di urgenza medica. Erano inoltre previste ulteriori restrizioni, come l'obbligo per la donna di sottoporsi a un'ecografia 24 ore prima dell'interruzione di gravidanza e il divieto per i medici di prescrivere farmaci abortivi dopo la settima settimana. Tuttavia, il 21 maggio 2013, la Court of Appeals for the Ninth Circuit ha dichiarato incostituzionale HB 2036 per la violazione dei diritti della donna. La sentenza Isaacson v. Horne ha basato la decisione sull'incostituzionalità sul bilanciamento tra la viability del feto e il diritto della donna all'autodeterminazione nelle scelte sulla propria salute, affermando che "la legge dell’Arizona sulle venti settimane priva le donne del diritto di scegliere l’aborto del tutto dopo venti settimane di gestazione" e che lo Stato non può "imporre un onere indebito alla sua [della madre] scelta attraverso la regolamentazione." Il 13 gennaio 2014, la US Supreme Court ha rifiutato di pronunciarsi sul caso Isaacson v Horne, rendendo irrevocabile la decisione della Ninth Circuit Court e inapplicabile HB 2036.

Il 30 maggio 2013, la American Civil Liberties Union (ACLU) dell’Arizona ha presentato un ricorso richiedendo la dichiarazione di incostituzionalità della legge HB 2443, introdotta nel 2011, che puniva i medici che praticavano interventi abortivi nei casi in cui la decisione dei pazienti fosse basata unicamente sulla razza o sul genere del nascituro. Il 3 ottobre 2013, la US Arizona District Court ha rigettato il ricorso della ACLU, sostenendo che i ricorrenti "non erano riusciti a identificare alcun danno personale subito da loro a seguito del presunto errore costituzionale". Il 22 agosto 2013, la US Court of Appeals for the Ninth Circuit si è pronunciata contro HB 2800, una legge che limitava il diritto di scelta dei pazienti in violazione del Medicaid Statute.

Il 30 marzo 2015, il Governatore dello Stato ha firmato una legge (SB 1318) che imponeva alle cliniche abortive di informare le donne della possibilità di interrompere gli effetti dell’aborto farmacologico e che vietava alle donne di sottoscrivere piani sanitari assicurativi a livello federale che includessero la copertura per le interruzioni di gravidanza. Tuttavia, il 17 maggio 2016, dopo l'impugnazione di SB1318 da parte del Center for Reproductive Rights, il Governatore dell’Arizona ha firmato una nuova legge che abrogava di fatto lo statuto contestato.

Nell'agosto 2017 è stata emanata una nuova legge che imponeva ai medici, nel caso in cui un feto sopravvivesse durante una pratica di IVG, di adoperarsi per promuovere e preservare la vita del feto. Per raggiungere questo scopo, la legge richiedeva alle strutture mediche, quando riferivano degli aborti, di comunicare se un feto o un embrione fossero stati partoriti vivi durante o immediatamente dopo un tentato aborto e gli sforzi fatti per mantenerli in vita. Il 12 aprile 2018, il Governatore dello Stato ha firmato la legge SB 1394, che emendava la SB1367 del 2017, disponendo che le richieste di aborto dovessero specificare uno o più motivi tra quelli elencati nella legge che inducono la paziente ad abortire, le complicazioni mediche derivanti dall'aborto, la specializzazione del medico e il tipo di ricovero della paziente.

Il 30 marzo 2022, è stato approvato il Senate Bill 1164 per vietare l’aborto dopo le prime 15 settimane di gravidanza, tranne in alcuni casi di emergenza medica. La normativa precisava di non annullare la legislazione del 1864, che imponeva sostanzialmente un divieto assoluto all’IVG. Al momento della sua approvazione, SB 1164 non poteva essere esecutivo perché contrario ai principi stabiliti in Roe v. Wade. Tuttavia, il 19 agosto 2022, l’Attorney General Mark Brnovich ha sostenuto che il near-total abortion ban del 1864 dovesse diventare esecutivo dopo la deliberazione della sentenza Dobbs. Si è discusso davanti alla Pima County Superior Court sulla scelta di rendere esecutiva la più restrittiva legge del 1864 o il più recente SB 1164. Quando l'Arizona Superior Court ha deciso a favore della prima, il numero di aborti in Arizona è diminuito drasticamente per due settimane, sino a quando l’Arizona Court of Appeals ha bloccato temporaneamente l’esecutività del divieto del 1864. Nel dicembre 2022, l’Arizona Court of Appeals ha rovesciato la sentenza precedente, dichiarando che le due normative non erano in contrasto: il divieto previsto nel 1864 poteva continuare ad essere applicato per i non-physicians, mentre i medici dovevano operare rispondendo delle regole disposte nel 2022, secondo la 15-weeks law. Il 23 agosto 2023, l’Arizona Supreme Court ha annunciato che si sarebbe occupata del caso delle leggi confliggenti in materia di aborto.

Il Panorama Internazionale delle Leggi sull'Aborto

Le legislazioni sull'aborto variano considerevolmente anche a livello internazionale, riflettendo la diversità delle posizioni etiche, culturali e religiose. Mentre alcuni paesi hanno adottato leggi che permettono l'aborto in determinate circostanze, altri impongono restrizioni significative o lo vietano completamente. Le motivazioni ammesse per l'IVG sono diverse: in primo luogo, i casi in cui l'aborto è praticato per salvaguardare la salute della madre, in caso di gravi malformazioni del feto e di gravidanza a seguito di violenza sessuale subita. Queste motivazioni sono ammesse anche in alcuni paesi di stampo conservatore, come l'Iran. In altre nazioni, si tiene conto anche di istanze psicologiche e sociali, tra cui il desiderio o meno della donna di diventare madre, la gravidanza dovuta a rapporti preesistenti o al di fuori di quello vissuto correntemente dalla donna, il timore della reazione del proprio nucleo familiare o della società in genere (per esempio per la giovane età, o nel caso di una gravidanza avvenuta al di fuori di quanto percepito come lecito o opportuno).

India

In India, la questione dell'aborto è complessa, in particolare per l'aborto selettivo di feti di sesso femminile. Questa condizione sociale privilegia i maschi rispetto alle femmine che vengono, in alcuni stati, sistematicamente abortite. A tal proposito, dal 1994 sono stati vietati gli esami prenatali che permettono di conoscere il sesso del nascituro. Tuttavia, molti medici sono disposti a ignorare la legge, anche perché raramente viene comminata una pena ai trasgressori. Per questo ha fatto scalpore l'arresto di un medico, Anil Sabhani, che ha praticato nel 2006 un aborto selettivo di un feto di sesso femminile. Il medico e il suo assistente sono stati condannati a due anni di prigione e a pagare un'ammenda di 5.000 rupie a testa (circa 100 dollari). Secondo uno studio del Lancet, una rivista medica, in India l'aborto selettivo impedirebbe la nascita di 500.000 bambine all'anno. Il governo indiano stima che nel 1991 ogni 1000 uomini nel paese vivevano 972 donne, mentre nel 2001 la media era scesa a 933. Per scongiurare l'aborto di feti femminili, il governo, insieme al Plan International, ha prodotto anche una soap opera intitolata "Nata dall'anima", per raggiungere e sensibilizzare le donne. Intorno alla metà del secolo scorso, era stata introdotta la normativa del figlio unico per ridurre la sovrappopolazione, ma questa legge ha portato a un rapido declino della nascita di femmine, poiché si preferiva, per continuità dinastica, avere figli maschi che al matrimonio restano in casa e si occupano degli anziani genitori, piuttosto che una femmina. Si è recentemente tentato di legiferare contro l'aborto selettivo, ma alla fine non si è giunti a nessun risultato: è considerato diritto della donna conoscere il sesso del nascituro.

Turchia

La legislazione turca consente l'aborto fino alla decima settimana di gestazione, a patto di soddisfare uno dei seguenti casi: minaccia alla salute psico-fisica della donna, menomazione psico-fisica del feto, stupro o incesto, o giustificati motivi di ordine economico-sociale. Se la donna è minorenne, è necessario il consenso dei genitori. Se la donna è sposata, è richiesto il consenso del marito. Una differenza sostanziale rispetto all'Occidente è proprio la previsione del consenso preventivo da parte dei genitori del minorenne o del marito della maggiorenne, il che significa che la scelta di disporre del proprio corpo non spetta esclusivamente alla donna. Nel 2012, il governo Erdoğan propose una legge che voleva introdurre l'obiezione di coscienza per i medici e un periodo di preavviso e attesa obbligatori fra la richiesta e l'intervento di interruzione di gravidanza.

Albania

In Albania, il governo di Enver Hoxha aveva adottato una politica demografica espansiva, che scoraggiava l'aborto, portando le donne a praticare l'interruzione illegalmente o addirittura da sole. Numeri dell'ONU stimavano un tasso di mortalità femminile intorno al 50% sul totale di gravidanze. Nel 1989 arrivò una prima apertura alla legalizzazione, limitata ai casi di incesto, stupro e alle minori di sedici anni.

Francia

La depenalizzazione dell'aborto in Francia si è avuta sotto la presidenza di Valéry Giscard d'Estaing e grazie alla sua ministra della salute Simone Veil, che il 17 gennaio 1975 riuscì a far approvare quella che sarebbe poi passata alla storia come la legge Veil. Quasi 50 anni dopo, il presidente Emmanuel Macron, preoccupato per la messa in discussione del diritto di aborto in molti Paesi del mondo, è riuscito a far iscrivere nella Costituzione il diritto delle donne a interrompere delle gravidanze non volute.

Italia

La legge italiana che regola l'accesso all'aborto è la legge 22 maggio 1978, n. 194. Approvata dal parlamento dopo vari anni di mobilitazione per la decriminalizzazione e regolamentazione dell'interruzione volontaria di gravidanza da parte del Partito Radicale e del Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto (CISA), a seguito del caso Pierobon, che nel 1976 avevano raccolto oltre 700.000 firme per un referendum patrocinato dalla Lega XIII maggio e da L'Espresso per l'abrogazione degli articoli del codice penale riguardanti i reati d'aborto su donna consenziente, di istigazione all'aborto, di atti abortivi su donna ritenuta incinta, di sterilizzazione, di incitamento a pratiche contro la procreazione, di contagio da sifilide o da blenorragia. Solo l'anno precedente il referendum sul divorzio aveva mostrato la distanza tra l'opinione pubblica e la coalizione a guida democristiana al governo.La legge 194 consente alla donna, nei casi previsti, di ricorrere alla IVG in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione. Tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica. La legge 194 istituisce inoltre i consultori come istituzione per l'informazione delle donne sui diritti e servizi a loro dovuti, per consigliare gli enti locali e contribuire al superamento delle cause dell'interruzione della gravidanza. Il ginecologo può esercitare l'obiezione di coscienza, ma il personale sanitario non può sollevare obiezione di coscienza allorquando l'intervento sia "indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo" (art. 5). Questa legge è stata confermata dagli elettori con una consultazione referendaria il 17 maggio 1981. La sentenza n. 25767/2015 delle Sezioni unite della Corte di cassazione ha stabilito il diritto della madre e del concepito al risarcimento del danno medico in virtù del diritto alla salute, all'integrità psicofisica e all'uguaglianza delle pari opportunità, negando l'esistenza di diritto a "non nascere se non sani" e il ristoro risarcitorio del danno lamentato in relazione alla mancata opportunità abortiva che sarebbe scaturita da una diagnosi omessa o non sufficientemente accurata. Il TULPS (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) vieta la pubblicità delle tecniche e dei farmaci abortivi. La legge italiana prevede inoltre per le donne il diritto di partorire restando anonime e di lasciare il neonato all'ospedale per l'affido temporaneo a una famiglia di genitori disposta ad adottarlo.

Liechtenstein

L'aborto in Liechtenstein è illegale in quasi tutte le circostanze, punibile con il carcere per la madre e il medico. L'articolo 96 del codice penale liechtensteinese dichiara illegale l'aborto con l'eccezione di un serio danno per la vita o la salute fisica della donna che può essere prevenuto unicamente con l'aborto o di una donna minore di 14 anni al momento del concepimento non sposata con il padre del bambino. L'aborto è punibile con la reclusione fino a tre anni per il medico e fino ad un anno per la madre.

Malta

L'aborto a Malta è illegale.

Polonia

La Corte europea dei diritti dell'uomo in diversi casi ha constatato la violazione dei diritti umani da parte della Polonia a causa della sua incapacità di garantire l'accessibilità pratica dell'aborto legale.

Svizzera

L'interruzione della gravidanza in Svizzera è lecita. Dal 2 giugno 2002 è in vigore il cosiddetto "regime dei termini" previsto dall'articolo 119 del codice penale elvetico: l’interruzione della gravidanza non è punibile se viene praticata entro dodici settimane dall’inizio dell’ultima mestruazione. La donna incinta deve presentare una richiesta scritta e far valere di trovarsi in uno stato d’angustia. Prima dell’intervento, il medico deve tenere con lei un colloquio approfondito e fornirle tutte le informazioni utili. Scaduto il termine di dodici settimane, l’interruzione della gravidanza non è punibile se il medico la reputa necessaria per evitare alla donna incinta il pericolo di un grave danno fisico o di una grave angustia psichica. Prima del 2002 la legge consentiva di interrompere la gravidanza se un pericolo, non altrimenti evitabile, minacciava la vita stessa della madre oppure minacciava seriamente la sua salute in modo grave e permanente. Il medico che praticava l’interruzione della gravidanza doveva ottenere il parere conforme di un secondo medico.

Canada

Nel 1988 la Corte suprema del Canada si è espressa in modo contrario a una legge che criminalizzava l'aborto in quasi tutti i casi. Da allora, nessun tentativo di legiferare in materia a livello federale ha avuto successo. Negli stati del Nord, già dagli anni '60 era liberamente praticato anche se in teoria illegale.

Stati Uniti (prospettiva storica e violenza)

Storicamente, negli Stati Uniti, già nel 1973 la Corte suprema aveva concesso la libertà di abortire a una donna, conosciuta con il nome di Jane Roe, ma la sentenza sul caso arrivò a parto avvenuto e fu inutile. In seguito, la donna, usando il suo vero nome Norma McCorvey, si prodigò per la causa abortista. Dopo più di 30 anni, tuttavia, espresse il proprio pentimento per gli effetti del movimento da lei iniziato. Poco prima di morire nel 2020, Norma McCorvey confessò, in un documentario intitolato "AKA Jane Roe", che il suo voltafaccia non era stato sincero, perché fu pagata da un gruppo di evangelici anti-abortisti per mentire. Negli USA, la lotta pro/contro l'aborto si è scatenata come una vera e propria crociata, sfociando spesso in atti di violenza, che hanno la loro massima espressione nelle sparatorie verso le cliniche abortiste. In alcune zone l'intimidazione è talmente forte da causare veri e propri abusi, come il caso di una ragazza di 15 anni del Nebraska che nel 1994 fu costretta al parto.

Illustrazione delle diverse posizioni globali sull'aborto

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