Bambini Estratti Vivi: La Controversa Realtà degli Aborti in America

La questione degli aborti in America, in particolare nei casi in cui i bambini vengono estratti vivi, solleva interrogativi profondi e controversi. A più di due anni da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la sentenza che proteggeva il diritto federale all’aborto, i divieti implementati da numerosi stati a guida repubblicana stanno avendo conseguenze mediche e etiche significative. Questa nuova ricerca, pubblicata dall’Advancing New Standards in Reproductive Health presso l’Università della California, a San Francisco, getta luce su come tali restrizioni stiano costringendo i medici a fornire cure mediche inferiori agli standard.

Bambino in una culla

L'Impatto delle Nuove Leggi sull'Assistenza Medica

Uno degli autori della ricerca ha evidenziato come le preoccupazioni iniziali riguardo ai cambiamenti legislativi fossero legate allo shock iniziale per le nuove leggi sull'aborto. Ci si chiedeva se i protocolli clinici sarebbero stati in grado di adattarsi e se gli operatori sanitari avrebbero trovato il modo di fornire cure adeguate nonostante le nuove restrizioni. La risposta, purtroppo, è stata negativa. A livello nazionale, i medici hanno concordemente affermato che le eccezioni previste da questi divieti di aborto sono spesso formulate in modo vago e confuso, rendendo la loro implementazione pratica estremamente difficile.

Idealmente, di fronte a un’emergenza medica in cui una donna rischia la salute, i medici dovrebbero agire con la massima tempestività. Tuttavia, a causa di queste leggi restrittive, non è possibile intervenire efficacemente prima che la situazione peggiori, a volte in modo irrimediabile. Un esempio agghiacciante proviene da uno stato in cui l’aborto è vietato: il personale di un ospedale si è rifiutato di assistere una donna che soffriva di fortissimi dolori causati da un aborto spontaneo.

Disparità nell'Accesso alle Cure

La ricerca ha inoltre evidenziato come le donne nere e ispaniche siano rappresentate in modo sproporzionato tra coloro che ricevono cure mediche inferiori agli standard, una tendenza già ampiamente documentata da studi precedenti. Anche i soggetti collegati al sistema carcerario affrontano ulteriori ostacoli per accedere alle cure in caso di aborto. In un caso citato, una quindicenne detenuta in un carcere minorile è stata costretta a portare a termine la gravidanza perché nel suo stato l’aborto era proibito. In un altro, una donna in libertà condizionale in uno stato con divieto di aborto ha visto negata la richiesta di permesso per recarsi ad abortire.

Un medico intervistato ha descritto una situazione in cui il personale sanitario si è in qualche modo "abituato" alla nuova realtà, considerandola la "nuova normalità". Molti professionisti sono esausti e frustrati dall'incapacità di fornire l'assistenza per cui sono stati formati, sentendo di aver tradito il loro giuramento medico.

La Ricerca sui Tessuti Fetali e le Implicazioni Etiche

Parallelamente alle questioni legate all'assistenza medica diretta, negli Stati Uniti si sono accesi dibattiti sulla ricerca che utilizza tessuti fetali umani derivanti da aborto. Nel 2019, l'amministrazione Trump aveva imposto limiti al finanziamento di laboratori governativi che utilizzavano tali tessuti, richiedendo che le richieste di sovvenzione per centri di ricerca non governativi fossero sottoposte a revisione etica da parte di un apposito Comitato consultivo. Successivamente, l'Istituto Nazionale per la Salute (NIH) ha annunciato la modifica di questi limiti, decidendo di non convocare più il Comitato consultivo per esaminare le domande di sovvenzione.

Questa decisione ha suscitato reazioni immediate, tra cui quella della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB). Monsignor Joseph F. Naumann, presidente del Comitato per le attività pro-vita, ha affermato che "i corpi dei bambini uccisi dall'aborto meritano lo stesso rispetto di quello di qualsiasi altra persona" e che "il governo non ha il diritto di trattare le vittime innocenti dell'aborto come una merce". La USCCB ha ribadito come non sia etico promuovere e sovvenzionare ricerche che possano legittimare la violenza dell'aborto, soprattutto quando esistono alternative scientificamente valide. L'appello è stato rivolto all'amministrazione Biden affinché finanzia ricerche non basate su tessuti fetali abortiti, sottolineando come l'utilizzo di tali materiali sia "profondamente offensivo per milioni di americani".

La Controversa Questione dei Bambini Sopravvissuti all'Aborto

Una delle questioni più delicate e agghiaccianti che emergono dai dati e dalle testimonianze provenienti da Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Australia riguarda la sorte dei bambini che sopravvivono all'aborto. Grazie ai progressi della medicina, i bambini prematuri possono oggi sopravvivere al di fuori dell'utero materno già dalla 22a settimana di gestazione. Quando, tuttavia, un neonato prematuro è il risultato di un aborto fallito, questa situazione viene definita dagli abortisti come una "temuta complicazione".

Grafico che mostra la sopravvivenza fetale per settimana di gestazione

Report più datati dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) stimano che, tra il 2003 e il 2014, almeno 143 bambini abortiti siano nati vivi. Di questi, una percentuale significativa ha vissuto per diverse ore, e in alcuni casi anche per un giorno o più. In stati come Arizona, Arkansas, Florida, Indiana, Ohio, Oklahoma, South Dakota e Texas, la registrazione dei nati vivi dopo l'aborto è attualmente obbligatoria.

Le testimonianze raccolte sono particolarmente toccanti. In Queensland e Victoria, gli unici stati che pubblicano dati completi, i casi di bambini nati vivi dopo un aborto sono stati rispettivamente 328 e 396. Tuttavia, si ritiene che questi numeri siano significativamente sottostimati, poiché solo pochi stati segnalano attivamente questi dati. Esistono prove concrete che bambini vitali, nati a seguito di aborti tardivi, vengano lasciati morire, anche a causa della mancanza di una legge federale che imponga loro cure salvavita.

Un rapporto del coroner del Territorio del Nord ha documentato il caso di una bambina, Jessica Jane, nata viva a seguito di un aborto fallito, che fu posta in una bacinella in attesa che morisse. L'ostetrica Louise Adsett ha testimoniato in un'inchiesta parlamentare di aver assistito a casi di bambini nati vivi dopo aborti effettuati tra la 15a e la 22a settimana di gestazione, bambini che respiravano, si muovevano e avevano un battito cardiaco palpabile, "lottando per sopravvivere come ogni essere umano è progettato per fare". In alcuni casi, questi bambini venivano posti in contenitori, coperti e lasciati morire senza alcuna assistenza medica.

Un rapporto ufficiale del 2007, commissionato dal Governo del Regno Unito, ha rilevato che nel solo anno 2005, ben 66 bambini sopravvissuti ad aborti, effettuati tramite il Servizio Sanitario Nazionale in Inghilterra e Galles, furono lasciati morire. Di questi, 16 nati dopo la 22a settimana di gestazione sono sopravvissuti da un minuto a quattro ore e mezza.

Testimonianze di Sopravvissuti e Operatori

Figure come Gianna Jessen e Melissa Ohden, sopravvissute a aborti con soluzione salina negli anni Settanta, testimoniano in prima persona la loro esperienza. La Ohden ha fondato l'Abortion Survivors Network (ASN), che raccoglie le storie di altri sopravvissuti all'aborto, stimando che ogni anno negli USA ci siano più di 1.700 bambini che sopravvivono agli aborti e oltre 85.000 nel corso degli anni dalla sentenza Roe v. Wade.

Ci sono stati casi documentati di bambini nati vivi durante aborti tardivi e sopravvissuti, come Ana Rosa Rodriquez, nata viva a 32 settimane dopo che le era stato strappato un braccio durante la procedura, o Josiah Presley, che ha perso gran parte di un braccio a causa di un aborto al quale è sopravvissuto.

Anche abortisti hanno ammesso che alcuni bambini possono sopravvivere all'aborto. L'abortista Warren Hern ha raccontato casi di bambini nati vivi con il cuore pulsante dopo aborti eseguiti a 15-16 settimane con il forcipe. L'abortista LeRoy Carhart ha ammesso che persino bambini al primo trimestre possono a volte essere abortiti integri e vivi dopo aspirazione tramite vacuum.

Uno studio europeo del 2018, che ha esaminato 241 aborti indotti tra le 20 e le 24 settimane di gestazione, ha rilevato che sette abortisti su dieci che praticano aborti tardivi non eseguono il "feticidio" (l'iniezione di farmaci per uccidere il feto prima dell'induzione del travaglio). Senza questa procedura, il tasso di nati vivi raggiunge il 50,6%, il che significa che circa la metà dei bambini sopravvive all'aborto.

Il dibattito sull'aborto - utalk

Le Pratiche Controverse e le Ammissioni

Le testimonianze di ex operatrici di cliniche abortive dipingono un quadro preoccupante. Un'addetta alla gestione dei "Products of Conception" (Poc) in una clinica di Houston ha raccontato di come una nuova operatrice fosse scappata terrorizzata alla vista di un bambino abortito di 16 settimane che si muoveva, nonostante gli fossero state strappate le gambe durante la procedura.

Video sotto copertura realizzati dal Center for Medical Progress hanno ripreso abortisti che esprimevano preoccupazione per la legge che impone di prendersi cura di qualsiasi feto con segni vitali dopo un aborto. Un abortista ha ammesso che, in presenza di testimoni, è necessario "fare attenzione" perché la legge impedisce di provocare la morte del feto in tali casi, rendendo la situazione "davvero complicata".

Il caso di Kermit Gosnell, soprannominato il "mostro di Philadelphia", condannato nel 2013 per l'uccisione di almeno tre bambini sopravvissuti all'aborto, è emblematico. L'inchiesta ha rivelato come Gosnell praticasse l'aborto a nascita parziale, recisando il midollo spinale dei neonati appena nati. Altri operatori, come Douglas Karpen, soprannominato il "Gosnell del Texas", sono stati accusati di metodi crudeli per uccidere i sopravvissuti all'aborto, come perforare il cranio o torcere il collo.

Video sotto copertura hanno mostrato abortisti ammettere la loro disponibilità a lasciar morire i bambini che sopravvivono all'aborto. L'abortista Laura Mercer ha dichiarato che non avrebbe rianimato un bambino nato da un aborto fallito, e Cesare Santangelo, proprietario di una clinica per aborti tardivi, ha ammesso che i bambini nati vivi non ricevono alcuna assistenza medica.

Un video del 2022 ha mostrato un'addetta di una clinica spiegare a una donna che, in caso di parto prematuro in albergo durante un aborto con pillole, le sarebbe stato semplicemente detto "cosa fare del corpo [del bambino]".

Casi come quello di Belkis Gonzalez, arrestata in Florida per aver presumibilmente chiuso in un sacchetto per lo smaltimento di materiale a rischio biologico una bambina partorita nella sala d'attesa di una clinica, o di Baby Roman, lasciato morire senza intervento dopo essere nato vivo a seguito di un aborto tardivo, evidenziano la gravità della situazione.

Una dottoressa del pronto soccorso ha raccontato, in forma anonima, di aver assistito a un aborto tardivo fallito, dove una bambina nata viva fu lasciata sola a morire in un angolo della stanza. La tirocinante, mossa da compassione, la prese in braccio, ma fu rimproverata e invitata a rimetterla al suo posto per documentare il momento del decesso.

Illustrazione che rappresenta il concetto di

Il Traffico di Organi e la Conservazione dei Tessuti

Il Center for Medical Progress ha pubblicato video sotto copertura che svelano il presunto traffico di organi di bambini abortiti. Holly O'Donnell, un'addetta al reperimento di organi presso una clinica Planned Parenthood, ha rivelato che gli organi venivano prelevati ai bambini abortiti mentre erano ancora vivi, con il cuore che riprendeva a battere durante la procedura.

Le indagini hanno rivelato che le aziende biotecnologiche pagano le cliniche per alterare le procedure abortive in modo da ottenere feti intatti e organi sviluppati, ideali per la ricerca. Manager di Planned Parenthood hanno ammesso di non trattare i feti con la digossina (un veleno iniettato per ucciderlo prima dell'estrazione) perché il tessuto non contaminato è più prezioso per i ricercatori. Le testimonianze descrivono conversazioni disinvolte sulla quantità e qualità di organi prelevati, e persino sull'invio di teste intere di bambini abortiti ai laboratori per garantire la conservazione del tessuto neurale.

Le Leggi e le Loro Lacune

Il "Born-alive Infants Protection Act", approvato negli Stati Uniti nel 2002, stabilisce che ogni bambino che sopravvive a un aborto è una persona con cittadinanza piena e ha diritto a uguale protezione secondo la legge federale. Tuttavia, questa legge non obbliga a fornire cure come la rianimazione neonatale o il trasporto immediato all'ospedale più vicino, né prevede pene per i trasgressori.

Inoltre, in 15 stati americani (Alaska, Colorado, Connecticut, Hawaii, Idaho, Illinois, Maryland, Minnesota, New Jersey, New Mexico, New York, North Carolina, Oregon, Utah e Vermont), l'infanticidio non è esplicitamente vietato.

Il Dibattito Politico e le Argomentazioni

Il dibattito politico attorno a queste questioni è acceso. Il senatore repubblicano Ben Sasse ha promosso il "Born-Alive Abortion Survivors Protection Act" con l'obiettivo di tutelare i bambini nati vivi dagli aborti volontari. Tuttavia, i democratici si sono opposti, sostenendo che la legge avrebbe costretto i medici a fornire cure non necessarie o addirittura "dannose", e che i casi di nati vivi da aborto sono così rari da rendere trascurabile una legislazione specifica.

Donald Trump ha definito il voto su una legge simile come "uno dei voti più scioccanti nella storia del Congresso", poiché non è stata trovata la maggioranza necessaria per garantire assistenza medica ai neonati venuti al mondo dopo una procedura abortiva. I democratici, difendendo la loro posizione, hanno argomentato che la legge rappresentava un attacco diretto alla salute e ai diritti delle donne.

Il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Xavier Becerra, ha definito la sentenza della Corte Suprema che ha ripristinato il diritto dei singoli stati di decidere in materia di aborto come una decisione che ha "tolto un diritto costituzionale al popolo americano" e ha avuto "impatti devastanti", costringendo molte donne a percorrere grandi distanze per ricevere assistenza sanitaria riproduttiva.

Le Conseguenze sull'Aumento della Mortalità Infantile

Uno studio coordinato dalla Johns Hopkins University, pubblicato su JAMA Pediatrics, ha rilevato che in Texas, dopo l'introduzione di restrizioni all'aborto, la mortalità infantile e neonatale sono cresciute rispettivamente dell'8,3% e del 5,8%. Il Texas ha introdotto nel settembre 2021 il cosiddetto SB8, che vieta gli aborti dopo la comparsa dell'attività cardiaca embrionale e non consente eccezioni in presenza di anomalie congenite. L'obbligo di continuare la gravidanza in presenza di malformazioni può contribuire all'aumento della mortalità infantile.

Lo studio ha confrontato i dati di mortalità infantile e neonatale dal 2018 al 2022, evidenziando un incremento significativo nel 2022 rispetto all'anno precedente. I ricercatori sottolineano come questi risultati siano particolarmente rilevanti "data la recente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e i successivi arretramenti dei diritti riproduttivi in molti Stati USA".

Riflessioni Finali

Le testimonianze, i dati e le problematiche etiche sollevate attorno al tema degli aborti in America, specialmente nei casi di bambini estratti vivi, dipingono un quadro complesso e doloroso. Le leggi restrittive, le pratiche mediche controverse, le disparità nell'accesso alle cure e le questioni etiche legate alla ricerca sui tessuti fetali e alla sorte dei neonati sopravvissuti all'aborto continuano a generare un acceso dibattito. Le parole di Santa Madre Teresa di Calcutta, che nel 1979 affermò che "se una madre può uccidere il proprio bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla", risuonano ancora oggi, invitando a una profonda riflessione sulla dignità della vita umana.

Illustrazione astratta che evoca dibattito e conflitto

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