Aborto Spontaneo, Ruolo del Progesterone e Gestione dell'Aborto Ritenuto: Una Guida Approfondita

Introduzione: Comprendere l'Aborto Spontaneo e la sua Incidenza

La gravidanza rappresenta uno dei momenti più lieti e appaganti della vita di una donna, un periodo di attesa e trasformazione che culmina con la nascita. Tuttavia, purtroppo, non tutte le gravidanze giungono a termine. Con la terminologia "aborto spontaneo" si indica un'interruzione di gravidanza che avviene spontaneamente, senza interventi esterni. Generalmente, si definisce aborto spontaneo la perdita della gravidanza prima delle 20a settimana di gestazione. In Italia, si fa riferimento generalmente al periodo antecedente alla 22ª settimana, poiché da questa settimana in avanti i neonati possono essere assistiti e possibilmente salvati. Altre definizioni estendono questo periodo, indicando un'interruzione di gravidanza che avviene spontaneamente entro i primi 180 giorni di gravidanza, o prima delle 22-23 settimane di gestazione. L'aborto spontaneo, noto anche come interruzione spontanea di gravidanza, è un evento purtroppo frequente che coinvolge circa il 15-20% delle gravidanze riconosciute clinicamente. La minaccia di aborto, che si manifesta tipicamente con perdite ematiche prima della ventesima settimana di gestazione con o senza dolore pelvico, ha un’incidenza ancora maggiore, attestandosi intorno al 20-30%. Secondo i dati Istat aggiornati al 2019 sulle dimissioni dagli istituti di cura in Italia, gli aborti spontanei sono stati 48.932, in crescita rispetto al 2018 (+14,4%), evidenziando la rilevanza di questa condizione. È fondamentale ricordare che nella maggior parte dei casi l’aborto non è colpa di nessuno, eppure rappresenta un vero e proprio lutto perinatale. Anche se avviene nelle prime settimane, può lasciare un vuoto emotivo profondo, talvolta non compreso da chi sta intorno.

Incidenza dell'aborto spontaneo per settimana di gestazione

Quando si Verifica l'Aborto Spontaneo: Periodi Critici e Tipologie

Un aborto spontaneo può verificarsi in qualsiasi momento della gravidanza, ma è più comune nelle prime fasi, entro le prime 12 settimane. L'85% circa degli aborti si verifica nelle prime 12 settimane di gestazione, e il 25% delle gravidanze termina con un aborto nelle prime 12 settimane. Gli aborti spontanei entro la 13ª settimana costituiscono l’80% di tutti gli aborti spontanei. Avvengono molto frequentemente e rappresentano un’eventualità abbastanza comune, se pensiamo che un terzo dei concepimenti - noti e non noti - esita in aborto spontaneo.

È possibile distinguere tra aborto spontaneo nel primo trimestre e aborto spontaneo nel secondo trimestre. Nella maggioranza dei casi l'aborto spontaneo si verifica però nel corso del primo trimestre di gravidanza. Questo periodo è particolarmente delicato, in quanto molti fattori possono influire sul corretto sviluppo embrionale. Gli aborti spontanei nel secondo trimestre, invece, possono essere legati a problematiche genetiche, infettive e placentari. Spesso, però, sono dovuti a problemi di incontinenza del collo uterino, una condizione nota anche come incompetenza cervico-istmica. Questo significa che l’utero si apre prima del naturale momento del travaglio e del parto. Questa condizione può verificarsi anche in assenza di contrazioni uterine, perdite di sangue o altri sintomi evidenti.

Un caso particolare è l'aborto ritenuto, un'interruzione di gravidanza che avviene spontaneamente, ma che è caratterizzata dalla morte dell'embrione intrauterina senza successiva espulsione del materiale ovulare. Si tratta di un aborto spontaneo incompleto perché la gestazione è ancora parzialmente o completamente presente nella cavità uterina, ma non vi è attività cardiaca dell'embrione o feto. L'aborto ritenuto si può verificare a causa di un problema del feto, come una patologia genetica o un difetto congenito, oppure della donna, per esempio anomalie strutturali degli organi riproduttivi, infezioni, uso di cocaina o alcol, fumo di sigaretta o una lesione, ma spesso la causa è ignota. L'evento si verifica con un'incidenza del 10-15% di tutte le gravidanze clinicamente riconosciute. Molti più aborti sono misconosciuti, in quanto si verificano quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante.

Sintomi e Percorso Diagnostico

I sintomi con cui si può presentare un aborto spontaneo possono essere molto diversi tra loro e variabili in rapporto alle diverse situazioni cliniche. Nella prima fase di gravidanza, può essere un sanguinamento vaginale di lieve entità. In altri casi, invece, l’aborto si manifesta attraverso perdite ematiche o contrazioni uterine. Va ricordato che le perdite ematiche sono frequenti anche in una gravidanza che va avanti, quindi, il sanguinamento nel primo trimestre non è sempre sinonimo di aborto o minaccia di aborto. I dolori pelvici, invece, sono molto simili a quelli mestruali, e possono avere un’intensità che va da medio-lieve a severa. Nelle fasi tardive della gravidanza, un aborto può causare un'emorragia profusa e il sangue può contenere muco o coaguli.

A volte possono capitare anche i cosiddetti aborti silenti, ossia privi di sintomi. In questo caso, il riscontro avviene occasionalmente durante il controllo ecografico, quando viene riscontrata l’assenza di battito cardiaco, senza che la paziente abbia avuto altri sintomi. Il riscontro avviene occasionalmente durante il controllo ecografico, quando viene riscontrata l’assenza di battito cardiaco, senza che la paziente abbia avuto altri sintomi. Queste manifestazioni, pur avendo una diagnosi clinica fatta con l'ecografia, non hanno comunque presentato alcuna tipologia sintomatica.

Alla comparsa dei primi sintomi, o anche in assenza di essi per un controllo routinario, il ginecologo potrà richiedere un’ecografia transvaginale per verificare lo stato dell’embrione e la presenza del battito cardiaco. Dirimente e necessario è sempre il controllo ecografico. Il monitoraggio del battito cardiaco fetale è una parte fondamentale della valutazione, soprattutto quando si sospetta una minaccia d’aborto. Un altro strumento diagnostico cruciale è il dosaggio plasmatico della frazione beta dell’ormone della gravidanza (HCG). L’HCG viene prodotto a partire dall’impianto in utero e aumenta costantemente fino al terzo mese di gravidanza. Il dosaggio delle beta-hCG nel sangue può fornire ulteriori informazioni sull’andamento della gravidanza. Se la paziente ha il dubbio di essere incinta, perché ha avuto un ritardo del ciclo mestruale, è consigliato fare il test ematico dell’ormone della gravidanza. A volte vengono consigliati anche altri esami del sangue o, in caso di aborti ripetuti, test genetici specifici.

In che settimana di gravidanza si è fuori pericolo? Durante la gravidanza, non si è mai fuori pericolo: la cessazione del battito cardiaco del feto può verificarsi in qualsiasi momento, anche se più avanti si parla di morte in utero e non più di aborto interno.

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Le Cause Principali dell'Aborto Spontaneo: Un Quadro Multifattoriale

Spesso non è possibile individuare con certezza la causa dell’aborto spontaneo, ma alcuni fattori sono stati riconosciuti come possibili concause. Il management risulta spesso empirico e le strategie terapeutiche a disposizione sono limitate e con evidenze scientifiche poco robuste a supporto.

Cause Genetiche e Cromosomiche

Le anomalie cromosomiche dell’embrione rappresentano la motivazione più frequente, soprattutto nel primo trimestre. Il manuale MSD spiega che la maggior parte degli aborti spontanei che si verificano nelle prime 10-11 settimane di gravidanza è imputata a qualche disturbo cromosomico. Le anomalie cromosomiche del feto sono una delle cause più comuni di aborto spontaneo. Queste anomalie possono essere causate da errori durante la divisione cellulare, durante la formazione degli ovuli o degli spermatozoi, o durante la fecondazione stessa. Si distinguono in:

  • Anomalie numeriche: quando il feto ha un numero anormale di cromosomi.
  • Anomalie strutturali: quando ci sono problemi con la struttura fisica dei cromosomi del feto.

Talvolta gli aborti spontanei derivano da un difetto congenito.

Fattori Materni e Condizioni di Salute

Esistono anche cause legate alla salute materna.

  • Squilibri ormonali: un’insufficiente produzione di progesterone è una delle cause ormonali. Questa condizione può essere dovuta ad una insufficienza del corpo luteo, il quale è responsabile della produzione di progesterone nelle prime fasi della gravidanza.
  • Malformazioni uterine: anomalie strutturali degli organi riproduttivi come setti, fibromi o polipi, possono interferire con l'impianto e lo sviluppo della gravidanza.
  • Infezioni in gravidanza: se contratte durante la gravidanza, possono interferire con il normale sviluppo del feto o causare danni alla placenta.
  • Patologie autoimmuni e trombofiliche: alcune malattie autoimmuni, come la sindrome da antifosfolipidi, o condizioni di eccessiva trombofilia (tendenza alla coagulazione del sangue), possono causare complicazioni durante la gravidanza, compreso l’aborto spontaneo. Se una donna presenta un disturbo che rende la coagulazione troppo facile può subire aborti ripetuti dopo 10 settimane di gravidanza.
  • Incompetenza cervicale: significa che l’utero si apre prima del naturale momento del travaglio e del parto. Questa condizione può verificarsi anche in assenza di contrazioni uterine, perdite di sangue o altri sintomi.
  • Età materna avanzata: anche l’età materna avanzata è un fattore di rischio riconosciuto.
  • Condizioni mediche preesistenti: un diabete non controllato può aumentare il rischio.
  • Stile di vita e abitudini dannose: abitudini dannose come fumo e consumo di alcol possono aumentare il rischio. L'uso di cocaina, il fumo di sigaretta possono contribuire. Anche lo stile di vita influisce sulla fertilità, come è noto. Smettere di fumare soltanto quando si scopre di essere incinta, ad esempio, è certamente importante, ma non è risolutivo.
  • Stress cronico o condizioni infiammatorie sistemiche: un aspetto spesso sottovalutato è l’impatto dello stress cronico o di condizioni infiammatorie sistemiche.

Problemi di Annidamento e Placentari

Con il termine annidamento si indica il processo che si verifica nelle prime fasi della gravidanza, durante il quale l’embrione si impianta nella parete dell’utero e inizia a formare la placenta. La placenta si forma durante la gravidanza e fornisce nutrimento e ossigeno al feto. Se si verificano problemi durante la sua formazione o anomalie funzionali, possono determinarsi complicazioni e l’aborto spontaneo.

Fattori Maschili

Inoltre, anche se le cause maschili non sono chiarite, il rischio di aborto spontaneo è maggiore se vengono evidenziate anomalie nel liquido seminale del padre.

Il Ruolo Cruciale del Progesterone

Il progesterone è un ormone fondamentale per il mantenimento della gravidanza, specialmente nelle sue fasi iniziali. Viene prodotto dal corpo luteo, una struttura che si forma nell'ovaio dopo l'ovulazione, e prepara l'utero all'impianto dell'embrione e sostiene la gravidanza fino a quando la placenta non è in grado di assumere questa funzione.

Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo, cioè quando la produzione naturale di questo ormone non è sufficiente. Questa insufficienza può rendere l'utero meno accogliente per l'embrione o non sufficientemente preparato a sostenerne lo sviluppo. In questi casi, la somministrazione di progesterone esterno può aiutare a rafforzare la parete uterina e a creare un ambiente più favorevole per la gravidanza.

Anche dopo un aborto spontaneo, se una donna desidera affrontare una nuova gravidanza, il medico può prescrivere una terapia con progesterone per sostenere le fasi iniziali. Questa misura è spesso adottata quando si riscontrano storie di aborti precedenti, specialmente se legati a presunti squilibri ormonali.

È interessante notare come l'antagonista del progesterone, il mifepristone, venga utilizzato nel trattamento medico dell'aborto per favorire l'espulsione del materiale abortivo. Questo farmaco, assunto per via orale, determina una modifica della recettività della decidua, la superficie interna uterina in cui si impianta la gravidanza, preparando l'utero per l'azione successiva di altri farmaci che stimolano le contrazioni uterine. Questo sottolinea ulteriormente l'importanza del progesterone nel mantenimento della gravidanza e come la sua modulazione possa influire sul suo decorso.

Funzione del progesterone in gravidanza

Gestione e Trattamento dell'Aborto Spontaneo

La gestione dell’aborto spontaneo dipende da vari fattori, tra cui la settimana gestazionale e le condizioni cliniche della donna. L'ostetrica ha il compito di fornire alla donna tutte le informazioni utili a capire cosa sta succedendo al suo corpo, attraverso un counseling mirato a dare sostegno, far emergere eventuali altri fattori di stress e accogliere le sue emozioni. L’ostetrica sta accanto alla donna e riflette con lei sulle tre possibilità di intervento. L’ostetrica offre un quadro chiaro delle opzioni possibili di intervento a breve, medio e lungo termine e fornisce informazioni su come gestire gli eventuali sintomi residui della gravidanza, come comportarsi quando inizieranno i dolori delle contrazioni e le perdite ematiche.

Approccio Conservativo (Attesa Spontanea)

In alcuni casi, se l’aborto è completo e non ci sono complicazioni, si può optare per una semplice attesa spontanea. Se la donna non presenta febbre e non dà segni di malessere, viene tenuta sotto stretta osservazione per vedere se l'utero espelle il contenuto da solo. La sicurezza di questo approccio dipende da quanto tessuto rimane, come appare l'utero all'ecografia della pelvi e se l'aborto si ritenga avvenuto. Questo approccio è spesso preferito quando è possibile, in quanto meno invasivo. Tuttavia, lo “svantaggio” in questo caso è relativo e soggettivo, perché è legato all’imprevedibilità della durata dell’attesa e alla gestione domiciliare di un sanguinamento abbondante. Il flusso di sangue potrà essere infatti più abbondante del normale flusso mestruale e potrà essere più doloroso, associato a crampi uterini.

Trattamento Medico

Un’altra opzione consiste nel facilitare l’espulsione del materiale abortivo tramite la somministrazione di farmaci che facilitino la contrazione uterina. I farmaci utilizzati comprendono preparati con un’azione ormonale (mifepristone: antagonista del progesterone) e preparati con capacità uterotonica (stimolano cioè l’insorgenza delle contrazioni uterine e/o la maturazione della cervice: analoghi delle prostaglandine, ad esempio misoprostolo o gemeprost).

  • Associazione dei due farmaci: Si prevede un iniziale utilizzo di mifepristone, farmaco antiprogestinico, assunto per via orale. Questo determina una modifica della recettività della decidua, la superficie interna uterina in cui si impianta la gravidanza. Dopo 1-2 giorni dall’assunzione del mifepristone si procede con l’assunzione di prostaglandine.
  • Utilizzo di un solo farmaco: Le prostaglandine (misoprostolo o gemeprost) possono essere utilizzate da sole. Il farmaco più utilizzato, nonché il più citato negli studi scientifici, è il misoprostolo somministrato per via vaginale, anche se è possibile l’assunzione orale. Questo giustifica le differenze di protocolli terapeutici che si possono trovare nei vari reparti di ginecologia.

La risposta uterina potrà ottenersi nello stesso giorno dell’assunzione del medicinale. Dopo un’attesa di qualche giorno si effettua un controllo ecografico. Se non si è ottenuta l’espulsione completa del prodotto del concepimento si procede ad una nuova somministrazione del farmaco a cui segue nuovamente un’attesa di qualche giorno e un successivo controllo ecografico. Se dopo la terza somministrazione del farmaco non si ottiene l’aborto completo si procederà al trattamento chirurgico. Il vantaggio che il trattamento medico offre alla donna consiste nell’ottenere, nella maggioranza dei casi, la completa espulsione anticipando i tempi rispetto alla condotta di attesa ed evitando l’intervento chirurgico. Infine, in un numero limitato di casi, il trattamento potrebbe non avere effetto, rendendo quindi necessario il ricorso in un secondo tempo alla chirurgia.

Trattamento Chirurgico

La terapia chirurgica è il cosiddetto "raschiamento" mediante isterosuzione. Questa procedura, sebbene invasiva, può essere necessaria in diverse situazioni, specialmente in caso di aborto ritenuto o incompleto. I vantaggi del trattamento chirurgico sono la rapidità di risoluzione dell’aborto interno e la possibilità di effettuare esami diagnostici sul materiale prelevato per identificare le possibili cause dell’aborto. Gli svantaggi riguardano i maggiori rischi di complicanze legati alla procedura. Le complicanze sono poco frequenti (si assestano intorno al 2% dei casi) e comprendono lesioni all’utero (perforazione della parete, circa nello 0,1% dei casi), lesioni della cervice (circa 1% dei casi), complicanze emorragiche, complicanze infettive e anestesiologiche.

Ogni scelta offre vantaggi e svantaggi e, a seconda di vari fattori, può rivelarsi più o meno efficace. Non è detto che un trattamento adatto a una donna vada bene per un’altra. In alcune realtà ospedaliere, l’ostetrica può anche provvedere a concordare controlli ambulatoriali seriati e informa la donna delle caratteristiche cliniche ed organizzative del percorso scelto: l’iter pre e post operatorio, la programmazione delle visite e della data del ricovero e alcune importanti informazioni relative al “dopo”, come la gestione dell’esame istologico e/o citogenetico e le leggi vigenti in materia di sepoltura.

Trattamenti Specifici per Cause Sottostanti

In caso di patologie autoimmuni (come la sindrome da antifosfolipidi) o in condizioni di eccessiva trombofilia, possono essere prescritti l’utilizzo di eparina o di acido acetil-salicilico. Questi farmaci agiscono sulla coagulazione del sangue, riducendo il rischio di trombosi che può compromettere l'apporto di nutrienti al feto. Nei casi di incompetenza cervicale verrà eseguito il cerchiaggio della cervice, una procedura chirurgica che consiste nel rafforzare il collo dell'utero con una sutura per prevenire la dilatazione prematura. Il riposo è generalmente il primo e principale trattamento che viene consigliato in caso di minaccia d’aborto.

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Prevenzione e Fattori Controllabili

La prevenzione dell’aborto spontaneo si avvale di diversi trattamenti e modifiche allo stile di vita. Come già menzionato, una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo. Quando sono presenti patologie autoimmuni o trombofiliche, possono essere prescritti acido acetilsalicilico ed eparina per gestire i rischi associati alla coagulazione.

Oltre alle terapie farmacologiche, un ruolo significativo è giocato dallo stile di vita. Adottare uno stile di vita sano è fondamentale per la salute riproduttiva. Smettere di fumare, evitare l'uso di alcol e droghe come la cocaina sono passaggi cruciali non solo quando si è incinta, ma anche nella fase preconcezionale. Smettere di fumare soltanto quando si scopre di essere incinta, ad esempio, è certamente importante, ma non è risolutivo. È altresì importante gestire condizioni mediche preesistenti, come il diabete, mantenendo i livelli di glucosio nel sangue sotto controllo.

Prendersi cura della propria salute generale, correggendo eventuali fattori di rischio e adottando uno stile di vita sano, può contribuire a creare un ambiente più favorevole per la gravidanza. Sebbene non tutte le cause di aborto spontaneo siano prevenibili, soprattutto quelle legate ad anomalie cromosomiche che sono spesso eventi casuali, ottimizzare la salute materna può ridurre il rischio di altre cause.

L'Impatto Emotivo e il Supporto Psicologico Necessario

L’aborto spontaneo non è solo un evento medico, ma rappresenta un vero e proprio lutto perinatale. Anche se avviene nelle prime settimane, può lasciare un vuoto emotivo profondo, talvolta non compreso da chi sta intorno. È normale sentirsi tristi, confuse, arrabbiate o disorientate. La nostra cultura ritiene spesso ancora inappropriato essere in “lutto” per un aborto, perché rimane difficile pensare ad un embrione o a un feto come a “una persona cara”. Oggi siamo abituati a ritenere l’aborto spontaneo un “non evento”, dimenticando il significato soggettivo che ogni gravidanza assume per la coppia in attesa. Il fatto che la gravidanza si interrompa precocemente non rende “tutto più facile”, anzi. L’aborto spontaneo interrompe un processo in atto in modo brusco e intempestivo. Spesso la coppia non ha neppure fatto in tempo a entrare in relazione con il bambino gestato, che è già tutto finito. Il vuoto prende il posto della vita che cresceva. Le madri arrivano a domandarsi se davvero il loro oggetto d’amore c’è stato; per i padri, che spesso non hanno che visto due linee positive sul test di gravidanza, è complesso riconoscere, accettare e motivare i loro sentimenti.

Le conseguenze di una perdita, anche precocissima, sul benessere fisico e psicologico della donna e della coppia non andrebbero mai trascurate o sottovalutate e tutte le donne dovrebbero ricevere, unitamente all’assistenza medica, anche un sostegno psicologico e relazionale. In questi momenti, il sostegno psicologico può fare la differenza. Confrontarsi con uno specialista, partecipare a gruppi di supporto o semplicemente avere uno spazio di ascolto può aiutare a rielaborare l’esperienza. In alcuni casi possono emergere sintomi legati a ansia o depressione post-aborto, che vanno affrontati con la giusta attenzione e senza timori.

Gli operatori sanitari, medici e ostetriche, dovrebbero unire aspetti relazionali a quelli più tipici della loro professione di diagnosi e cura. Il supporto al lutto dovrebbe essere parte della prassi clinica, come evidenziato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che invita ogni operatore a riconoscere la perdita subita dalla donna, a rispettarla e a offrire sostegno. Nessuna perdita è “troppo piccola” e nessuna perdita dovrebbe essere sminuita, soprattutto dagli operatori sanitari. In alcuni contesti la sofferenza non trova lo spazio per essere vista, riconosciuta e narrata dalla coppia. Compito di chi assiste i genitori, sia sul piano fisico che psicologico, è riconoscere e legittimare il dolore, senza minimizzare, sminuire o etichettare come eccessivo ciò che sentono. Accogliere l’incredulità, il diniego e la rabbia che possono accompagnare i momenti successivi alla diagnosi di aborto spontaneo con un ascolto attivo, privo di giudizio e preconcetti è alla base della care anche per queste coppie. Passata la prima fase di shock i genitori possono sentire il bisogno di parlare con qualcuno di quanto è accaduto, specialmente se devono tornare in ospedale per controllare come procede l’aborto.

Un altro aspetto da considerare è l’impatto sulla relazione di coppia. Un aborto interno va giustamente vissuto come un lutto, ma la donna non deve pensare di non essere idonea alla gravidanza per un solo episodio di aborto spontaneo. Dopo un aborto spontaneo è naturale chiedersi se e quando sarà possibile affrontare una nuova gravidanza. Per molte coppie si è rivelato utile ricevere una piccola memory box, una scatola dei ricordi progettata appositamente per raccogliere i pensieri, i sogni e i desideri di questi genitori per quel loro figlio e per quell’esperienza di gravidanza interrotta troppo presto.

Supporto psicologico per il lutto perinatale

Prospettive Future e Nuove Gravidanze

In molti casi, un aborto spontaneo si tratta di un evento isolato e non compromette le future possibilità di concepimento. Tuttavia, una valutazione ginecologica completa può essere utile per individuare eventuali condizioni da trattare, come deficit ormonali o problemi anatomici. La paziente è definita poliabortiva in caso di tre aborti consecutivi. Avere un aborto interno dopo aver avuto una gravidanza normale può assolutamente succedere. Esistono delle condizioni di salute per cui la paziente, che prima stava benissimo, diventa una paziente poliabortiva. Nei centri specializzati, può essere offerto anche un percorso diagnostico multidisciplinare, che coinvolge ginecologo, genetista, endocrinologo e, se necessario, uno psicologo, per affrontare al meglio situazioni complesse come gli aborti ripetuti.

Talvolta, il medico può prescrivere una terapia con progesterone per sostenere le fasi iniziali di una nuova gravidanza, specialmente se vi è un'anamnesi di aborti precedenti o un sospetto di insufficienza del corpo luteo. Fondamentale è anche prendersi cura della propria salute generale, correggendo eventuali fattori di rischio e adottando uno stile di vita sano. Non bisogna dimenticare che ogni donna ha i suoi tempi e le sue modalità per elaborare l’accaduto e sentirsi pronta a riprovare. Il desiderio di maternità può riemergere con forza oppure lasciare spazio alla necessità di prendersi una pausa. Affrontare un aborto spontaneo significa attraversare un percorso complesso, fatto di emozioni intense e decisioni delicate. Dal primo sospetto alla diagnosi, dal supporto psicologico alla pianificazione di una futura gravidanza, l'obiettivo è offrire uno spazio sicuro, competente e rispettoso del vissuto di ogni persona.

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