L'esperienza di un aborto spontaneo è profondamente dolorosa, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Quando si verifica un'interruzione involontaria di gravidanza, come testimoniato dalla domanda di Angelica, che alla fine della sesta settimana ha dovuto affrontare questa perdita, sorgono interrogativi cruciali sulle possibili cause e su come affrontare il futuro. In questo contesto, la presenza di miomi uterini, noti anche come fibromi o leiomiomi, emerge come un fattore che può influenzare significativamente l'esito di una gravidanza. Sebbene non vi sia la sicurezza assoluta che un mioma possa causare direttamente un aborto spontaneo, è vero che la loro presenza può sia ostacolare direttamente l'impianto dell'embrione che favorire l'insorgenza di contrazioni uterine pericolose, capaci di compromettere la gravidanza stessa.

Comprendere i Miomi Uterini: Natura, Classificazione e Sintomatologia
I fibromi uterini, comunemente noti come "tumori", sono tumori benigni dell'utero che si sviluppano dalle fibre muscolari uterine. Si sviluppano dalle cellule muscolari lisce e dal tessuto fibroso dell'utero. Questi leiomiomi sono masse costituite da muscolatura liscia di aspetto a vortice e tessuto connettivo in quantità variabile. La loro prevalenza è notevole; si stima che tra il 40 e il 60% delle donne abbia fibromi all’età di 35 anni, percentuale che sale fino all’80% a 50 anni. Spesso, vengono scoperti casualmente durante gli esami, senza causare alcun sintomo, come ha affermato il Prof. Associato Dott. Tülay Çağlar, Specialista in Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale Medical Park Fatih, il quale ha sottolineato l'importanza di controlli regolari.
La dimensione e la localizzazione sono estremamente variabili e, in alcuni casi, possono combinare diversi tipi di profili. I miomi vengono classificati in base alla loro posizione nell'utero:
- Miomi Sottomucosi: Costituiscono circa il 10% dei casi. Questi sporgono in cavità uterina e sono localizzati prevalentemente nel corpo uterino, raramente interessano l’istmo e la zona iuxtatubarica. Il mioma a sviluppo sottomucoso generalmente causa mestruazioni abbondanti e lunghe e in menopausa può essere responsabile di perdite ematiche. Talvolta, quando raggiunge grosse dimensioni, l’utero può addirittura contrarsi nel tentativo di espellerlo e queste contrazioni sono avvertite come molto dolorose dalla donna.
- Miomi Sottosierosi: Rappresentano circa il 20% dei miomi. Tendono a svilupparsi verso l’esterno dell’utero, sollevando la sierosa e, in alcuni casi, possono essere peduncolati, ossia staccati completamente dall’utero, al quale rimangono collegati da un asse vascolare. I miomi sottosierosi o peduncolati sono asintomatici e, nel caso dei secondi, il fastidio può essere riferito a carico degli organi adiacenti che vengono compressi o dislocati dal mioma.
- Miomi Intramurali: Questi miomi sono collocati nel contesto del muscolo uterino, ossia nello strato intermedio dell'utero. Il mioma intramurale è talvolta responsabile di mestruazioni dolorose (dismenorrea) perché l’utero durante il flusso mestruale tende a contrarsi e le fibre muscolari, incontrando l’ostacolo del fibroma, provocano una sensazione dolorosa. Anche i miomi intramurali, nonostante non provochino mestruazioni abbondanti, possono causare anemia sideropenica, quasi come se il mioma “sequestrasse sangue”.
I sintomi dipenderanno dalla dimensione, la localizzazione e il numero dei fibromi. È importante prestare attenzione a questi sintomi e consultare un medico. L’esame ecografico è attualmente indispensabile per confermare la presenza del mioma ma è prezioso nel fornire informazioni circa le dimensioni, la localizzazione ed il numero dei miomi. L’ecografia transvaginale è insostituibile quando bisogna valutare l’opportunità di asportare i miomi per via isteroscopica.
Fibroma uterino: sintomi, cause, quando operare.
L'Aborto Spontaneo: Frequenza, Cause Comuni e Manifestazioni
L’espressione aborto spontaneo indica un’interruzione spontanea della gravidanza entro la ventesima settimana di gestazione. L'aborto spontaneo si verifica nel 15% delle gravidanze entro le 20 settimane di gestazione, rendendolo un fenomeno purtroppo piuttosto frequente. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo. I ricercatori hanno rivolto via web a circa 1000 volontari, uomini e donne maggiorenni, una serie di domande generali sul tema dell’aborto spontaneo. Per il 55% del campione, più di una persona su due, l’aborto spontaneo sarebbe un evento piuttosto raro e interesserebbe meno del 5% delle gravidanze. In realtà così non è, e questo fenomeno è un fatto non molto raro. Queste false credenze possono avere un ruolo in alcune delle emozioni negative che accompagnano l’interruzione spontanea di gravidanza, come il senso di colpa e quello di isolamento.
La maggior parte degli eventi si verifica nelle primissime settimane di gestazione. La prima responsabile delle interruzioni spontanee è spesso l’età delle donne. Una gravidanza iniziata tra i 25 e i 29 anni di età ha il 10 per cento di possibilità di finire con un aborto spontaneo. Il rischio aumenta dopo i 30 anni arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni. Ma anche restare incinta troppo presto aumenta le probabilità di non portare a termine la gravidanza. Tuttavia, nella maggioranza di casi si tratta di anomalie che non permettono all’embrione o al feto di svilupparsi adeguatamente e crescere. Alcuni fattori inoltre possono incidere negativamente, come l’età della donna (a maggior ragione se over 40), ma anche quella dell’uomo. Qualunque condizione che complichi tali processi potrebbe determinare effetti anche molto seri.
L’aborto spontaneo può essere preceduto e annunciato da diversi sintomi. Qualora uno di questi segnali si verifichi è sempre opportuno rivolgersi al proprio ginecologo, per valutare lo stato di salute complessivo proprio e del feto. Il sintomo più caratteristico, da questo punto di vista, è rappresentato dal sanguinamento vaginale che può manifestarsi in maniera variabile. La presenza di tracce ematiche è uno dei principali sintomi di un’interruzione di gravidanza. Il sanguinamento, nell’ipotesi di interruzione di gravidanza, è il segnale dello svuotamento dell’utero. L’aborto spontaneo può anche manifestarsi attraverso la perdita di liquidi e tessuti dalla vagina.
Il momento successivo ad un aborto spontaneo può essere devastante, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Purtroppo, ancora troppo spesso l’aborto spontaneo non è vissuto come un vero e proprio lutto ma è considerato alla stregua di un tabù. Anzi, c’è la tendenza a tenere nascosta la gravidanza nel primo trimestre, proprio perché si teme che le cose possano andare male. Non è un caso che molte future mamme annuncino di aspettare un bimbo solo alla fine del primo trimestre. Una volta iniziato il secondo trimestre, invece, le probabilità di interruzione della gravidanza, così come quelle di complicanze fetali, si abbassano drasticamente. La rassicurazione sta nel fatto che, dopo l’aborto spontaneo, il rischio che si verifichi di nuovo non è maggiore rispetto a quello che hanno le altre donne, e potrebbe essere un caso isolato. Dopo un aborto, il rischio di subirne un secondo aumenta della metà e dopo due raddoppia.
Il Legame tra Miomi Uterini e Aborto Spontaneo: Meccanismi e Rischi Specifici
La relazione tra i miomi uterini e l'aborto spontaneo è complessa e multifattoriale. Come accennato, non c'è la sicurezza che un mioma possa essere l'unica causa di un aborto spontaneo, ma la sua presenza può creare condizioni sfavorevoli. I miomi possono sia ostacolare direttamente l’impianto dell’embrione che facilitare l’insorgenza di contrazioni uterine, capaci di compromettere la gravidanza stessa.

Nelle donne con fibromi uterini, il rischio di aborto spontaneo può raggiungere anche il 40%. La nidificazione dell’embrione nell’utero materno può essere compromessa a causa di numerosi fattori. I fibromi uterini possono causare infertilità, essendo la causa di infertilità nel 2-3% dei casi. I fibromi possono causare alterazioni della mucosa uterina, impedendo l'impianto dell'ovulo fecondato. In particolare, i fibromi sottomucosi, ossia che si sviluppano subito al di sotto dell’endometrio, la mucosa che riveste la parete interna dell’utero e in cui si “impianta” l’embrioncino, possono causare anche alterazioni nella profondità di “annidamento” della placenta (“placenta accreta”, “increta”, “percreta”), con difficoltà di espulsione della placenta ed emorragie dopo il parto. I miomi sottomucosi generalmente possono causare minaccia d’aborto, sotto forma di perdite ematiche, o aborto quando la placenta tende ad impiantarsi sul mioma.
I miomi, tranne quelli peduncolati, generalmente tendono ad aumentare durante la gravidanza per poi regredire parzialmente o totalmente. Sebbene la maggior parte dei fibromi non cresca durante la gravidanza, se ciò accade, è molto probabile che ciò avvenga nei primi tre mesi (primo trimestre). Questo aumento di volume può essere fonte di preoccupazione, come nel caso di Tiziana C., 39 anni, che alla nona settimana di gravidanza ha scoperto due fibromi di 4 e 5 centimetri. Tuttavia, a volte, dopo una fase di crescita rapida, tendono poi a “slaminare”, ossia ad appiattirsi, assecondando la distensione della parete dell’utero che cresce per adattarsi alla rapida crescita del feto, senza dare ulteriori problemi.
I fibromi in gravidanza di solito rimangono asintomatici, ma possono presentarsi con dolore dovuto alla degenerazione del fibroma. In altri casi, il fibroma diventa troppo grande per il suo approvvigionamento di sangue, diventa rosso e muore. Questo processo, chiamato “degenerazione rossa”, può causare forti dolori addominali e in alcuni casi, può portare a un aborto spontaneo. Possono essere responsabili talvolta di minacce d’aborto e possono causare dolori addominali intensi che generalmente insorgono dopo la 25ma settimana e richiedono il ricovero per terapia tocolitica ed antispastica.
Oltre all'aborto spontaneo, i fibromi uterini sono stati associati a un aumento del rischio di diverse complicanze durante la gravidanza:
- Travaglio pretermine e parto prematuro: Una presenza significativa di fibromi può mettere sotto stress l’utero, causando contrazioni premature o una rottura prematura delle membrane (quando perdi le acque prima di 37 settimane) e un parto successivo. I fibromi possono anche portare a un parto prematuro nelle fasi avanzate della gravidanza.
- Placenta previa e distacco della placenta: Studi in corso suggeriscono che le donne incinte con fibromi presentano un rischio molto più elevato di distacco della placenta rispetto alle donne senza fibromi. Questo significa che la placenta potrebbe staccarsi dalla parete dell’utero prima del parto. I fibromi sono stati associati anche alla placenta previa (impianto della placenta sul collo dell’utero).
- Emorragia post-partum: Possono causare emorragia dopo il parto, soprattutto in caso di alterazioni nell'annidamento placentare.
- Presentazione fetale anomala: Se i fibromi limitano lo spazio nell’utero, il bambino potrebbe presentarsi in posizione podalica, cioè con il sedere o i piedi prima della testa.
- Aumento del rischio di taglio cesareo: Molti studi mostrano che la presenza di fibromi uterini aumenta il rischio di cesareo. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che i fibromi impediscono all’utero di contrarsi e possono anche bloccare il canale del parto, rallentando così il progresso del lavoro.
- Raramente, i fibromi ostruiscono parzialmente la vagina.
Tuttavia, questi problemi vengono ben diagnosticati e controllati, quando la gravidanza è ben seguita. In generale, il rischio per il bambino in crescita è basso. Una valutazione preconcezionale è raccomandata per le donne che presentano fibromi di grandi dimensioni o che hanno fibromi e hanno avuto un aborto spontaneo. Il ginecologo può verificare la dimensione dei fibromi con un’ecografia per monitorare i cambiamenti e valutare la crescita del bambino.
Gestione dei Miomi in Ottica di Gravidanza: Quando e Come Intervenire
La decisione di trattare un mioma, specialmente quando si desidera una gravidanza, richiede un'attenta valutazione da parte dello specialista. Preciso che non possiamo essere sicuri che sia stato solo il mioma a causare l’aborto spontaneo, ma è vero che la presenza del mioma può sia ostacolare direttamente l’impianto che facilitare l’insorgenza di contrazioni uterine, capaci di compromettere la gravidanza stessa. Occorre una valutazione mirata del Curante per discutere insieme il da farsi alla luce del desiderio di gravidanza.
Hanno di solito indicazione alla rimozione i miomi di più grosse dimensioni (specie se la paziente è sintomatica oppure desidera prole) e quelli situati in sede sottomucosa o intramurale (ossia rispettivamente nello strato più interno e intermedio dell’utero). Per le donne che desiderano una gravidanza, viene raccomandato la resezione di quei miomi sottomucosi (miomectomia isteroscopica) e intramurali superiori a 5 cm. Il Professor Augusto Enrico Semprini ha suggerito che i fibromi tendono a raddoppiare di volume quando si aspetta un bambino, di conseguenza l'intervento di asportazione è opportuno.
Esistono diverse opzioni terapeutiche, che vanno dalla gestione farmacologica agli interventi chirurgici e alle procedure minimamente invasive:
Trattamenti Medici
I trattamenti medici mirano a ridurre i sintomi o le dimensioni del mioma, spesso in via temporanea o in preparazione a un intervento.
- Progestinici: Vengono somministrati per ridurre i sintomi del mioma, ovvero il sanguinamento uterino anomalo, talvolta abbondante e prolungato. Il meccanismo d’azione è quello di indurre atrofia dell’endometrio, così da ridurre in pochi giorni l’entità del sanguinamento. Benché il loro utilizzo sia molto diffuso, i vantaggi purtroppo sono limitati nel tempo, tanto che dopo alcune settimane dalla sospensione i sintomi possono ripresentarsi invariati.
- Analoghi del GnRH: Sono stati i primi farmaci utilizzati con l’intento di ridurre le dimensioni dei miomi. Il meccanismo d’azione è quello di ridurre i livelli di estrogeni e di progesterone inducendo - temporaneamente - una menopausa farmacologica. La somministrazione mediante fiale intramuscolo può essere mensile o trimestrale e la durata della terapia dovrebbe essere di 6 mesi. In questo arco temporale si osservano frequentemente la scomparsa dei sintomi e la riduzione del volume del mioma. In passato questa terapia era utilizzata anche in fase pre-operatoria per rendere l’intervento più agevole e sicuro, infatti riducendo contemporaneamente l’irrorazione del mioma esponeva ad un minor rischio emorragico intraoperatorio. Purtroppo però attualmente trova sempre meno utilizzo e ciò è dovuto agli effetti collaterali della terapia ossia dalla comparsa dei tipici sintomi della menopausa (vampate - sudorazione - insonnia) e dei rischi ad essa correlati (rischio cardiovascolare e rischio dell’osteoporosi). I benefici sulla riduzione del mioma sono temporanei tanto da annullarsi dopo 3-6 mesi dalla sospensione. Inoltre anche in sede corso di intervento è stata riscontrata una maggiore difficoltà di individuare i corretti piani di clivaggio del mioma, pertanto anche l’indicazione pre-operatoria è venuta meno.
- Ulipristal Acetato (SPRM): Il meccanismo d’azione è quello di bloccare selettivamente i recettori del progesterone (SPRM) presenti nei fibromiomi. Il farmaco va assunto quotidianamente per via orale per un periodo di tre mesi, dopo questo primo ciclo di terapia deve essere sospeso per un mese, salvo poi essere può essere nuovamente assunto per altri tre mesi e così di seguito per altri due cicli. Ciò che cambia con l’assunzione dell’ulipristal è il volume del mioma, che si riduce anche del 30-40%, inoltre questo farmaco induce spesso amenorrea (assenza di mestruazioni) e, con l’aumento dell’emoglobina, permette di contrastare l’anemia e ripristinare le riserve di ferro nell’organismo. Anche il dolore mestruale (dismenorrea) può risultare notevolmente attenuato e questa condizione può essere anche definitiva dopo la sospensione della terapia.
Trattamenti Chirurgici
I trattamenti chirurgici mirano alla rimozione dei miomi (miomectomia) o, in casi estremi, dell'intero utero (isterectomia).
- Miomectomia Isteroscopica: Questo moderno approccio terapeutico rappresenta attualmente il modo migliore per asportare i miomi e risolvere definitivamente i sintomi. È reso possibile dall’uso di strumenti sofisticati e miniaturizzati che permettono di rimuovere il mioma senza alcun trauma per il muscolo uterino perché l’introduzione dello strumento avviene attraverso la cervice uterina. I risultati sono eccellenti, tanto che oggi deve essere sempre prima valutata la possibilità di asportare il mioma per via resettoscopica. I miomi sottomucosi poi si rimuovono per via isteroscopica ossia passando dal canale vaginale. La localizzazione e l’estensione più che le dimensioni del mioma sono importanti in fase pre-operatoria. Il mioma di grado 1 ha una localizzazione intramurale e sottomucosa in percentuale uguale, mentre il mioma si definisce di grado 2 quando ha uno sviluppo prevalentemente intramurale o l’angolo che si forma tra endometrio e mioma è superiore ai 90 gradi.
- Miomectomia Laparotomica: Quando, per il numero dei miomi, la loro localizzazione e dimensione, non è possibile l’asportazione per via resettoscopica, si ricorre alla via laparotomica. Attraverso un taglio sull’addome si arriva all’utero e si rimuovono i miomi enucleandoli dall’esterno. Segue la metroplastica ossia la ricostruzione dell’organo. Durante questa fase è possibile fare - laddove richiesto - la cromosalpingografia per valutare la pervietà tubarica. I miomi intramurali, ossia collocati nel contesto del muscolo uterino, vengono asportati per via laparotomica quindi passando dalla parete addominale.
- Miomectomia Laparoscopica: In alcuni casi è possibile asportare miomi per via laparoscopica, ossia utilizzando un foro attraverso l’ombilico in cui viene introdotta un endoscopio collegato con la telecamera e tre piccoli accessi in cui si utilizzano delle piccole pinze con le quali si enuclea il mioma. Questo tipo di intervento può essere eseguito solo in anestesia generale con sedazione della paziente e non con anestesia subaracnoidea (la cosiddetta spinale). Spesso i tempi dell’intervento sono notevolmente aumentati per la necessità di asportare il mioma con un particolare strumento (chiamato morcellatore) che lo trita ed asporta frammenti separati.
L'intervento di miomectomia non esclude la possibilità di portare felicemente a termine una gravidanza, però dopo averlo effettuato è opportuno far trascorrere almeno un anno prima di cercarla per dare il tempo all'utero di guarire. Se gli interventi hanno buon esito e non lasciano strascichi e se la condizione globale dell'apparato genitale viene attentamente monitorata, successivamente può essere possibile avviare e portare a termine una gravidanza o più.
Tecniche Minimamente Invasive e Non Chirurgiche
Queste tecniche mirano a trattare i miomi senza la necessità di un'ampia chirurgia.
- Embolizzazione del Fibroma: È una tecnica radiologica che non prevede l’asportazione del mioma e che consente di evitare quelle complicanze che comportano inevitabilmente anche l’asportazione dell’utero. Previa anestesia locale si introduce un sottile catetere nell’arteria inguinale che raggiunge l’arteria uterina e si evidenziano i vasi che irrorano il mioma. Si iniettano delle microsfere che embolizzano selettivamente l’arteria che nutre il mioma così da ridurne la vascolarizzazione ed ottenere un arresto della crescita o una riduzione marcata (dal 40 al 60%) delle dimensioni del fibroma. I risultati di questa tecnica vanno valutati in un arco temporale di 6 mesi e laddove non si riesca ad ottenere il risultato sperato è comunque possibile sottoporsi ad intervento chirurgico tradizionale senza un aggravamento dei rischi chirurgici.
- Ablazione con Ultrasuoni Focalizzati Guidati da Risonanza Magnetica (MRgFUS): È una procedura non invasiva che sfrutta un fascio di ultrasuoni focalizzato in un volume molto ridotto che, comportando un aumento locale della temperatura, permette di distruggere le cellule del mioma senza alterare i tessuti circostanti. Questo trattamento conservativo non prevede l’apertura dell’addome, l’asportazione del mioma e consente di preservare l’utero salvaguardando la possibilità di gravidanze future. La procedura è eseguita con il paziente sveglio a pancia in giù all’interno di una apparecchiatura di risonanza magnetica, e in base alla dimensione dei miomi può durare anche 4 ore.

Per le pazienti asintomatiche, si possono provare antidolorifici, pillole anticoncezionali a basso contenuto ormonale o dispositivi intrauterini a rilascio ormonale. Tuttavia, i fibromi che hanno raggiunto dimensioni considerevoli o causano sintomi molto gravi devono essere rimossi. È noto che i miomi spesso regrediscono durante la menopausa e talvolta diventano calcifici, mentre durante la gravidanza tendono ad aumentare di volume. Tuttavia, se le dimensioni dei fibromi aumentano dopo la menopausa, è opportuno prendere in considerazione la possibilità di tumori maligni.
Dopo un Aborto Spontaneo: Il Percorso Verso una Nuova Gravidanza
Affrontare la perdita di una gravidanza è un momento delicato che richiede sostegno e informazioni accurate. Come ha consigliato la Dottoressa Elisa Valmori in risposta alla domanda di Angelica, è fondamentale affrontare questa perdita con coraggio, cercando il sostegno del proprio compagno per rafforzare l'unione e porre le basi per rimettersi in viaggio alla ricerca di un nuovo figlio. "Accogliere il dolore degli altri non è mai facile, soprattutto per chi è cresciuto in una società spaventata, impreparata di fronte a certi argomenti, tanto da renderli dei tabù. Si ha l’impressione di non avere le parole, di non sapere cosa dire."
Molte donne desiderano tentare un nuovo concepimento immediatamente. Dal punto di vista medico, non ci sono opinioni univoche sul rimanere incinta subito dopo un aborto spontaneo. Se non si è subito il cosiddetto raschiamento dell’utero, la gravidanza si potrebbe in teoria ricercare dopo la prossima mestruazione (ossia aspettando solo un mese di tempo), naturalmente ricordandosi di assumere l’acido folico quotidianamente nel dosaggio suggeritole dal Curante (solitamente si consiglia quello da 400 microgrammi al giorno, da assumere se possibile lontano da the e latticini). Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rilevato come, sia che si tratti di una nuova gravidanza dopo aborto che di una gravidanza dopo raschiamento, sia opportuno per la coppia far trascorrere un periodo di almeno sei mesi. Si tratta di situazioni molto soggettive per le quali occorre tenere conto anche dello stato psicologico della donna interessata.
Per chi riesce a elaborare la perdita, nasce il bisogno di sapere quando tentare di nuovo e quali indagini diagnostiche fare. Fra i test consigliati, innanzitutto, è opportuno eseguire un’analisi del sangue che possa permettere di valutare la presenza di eventuali disturbi ormonali o di deficit del sistema immunitario. Nel caso di aborti ripetuti, definiti dalla Società Italiana della Riproduzione come due episodi simili consecutivi entro la ventesima settimana di gestazione, la Dottoressa Valmori suggerisce di approfondire la storia ostetrica eseguendo degli approfondimenti diagnostici specifici (profilo autoimmune, coagulatorio e infettivologico). I ricercatori hanno osservato, dati alla mano, quel che tanti ginecologi sanno per esperienza. Ossia che le complicanze delle gravidanze precedenti hanno un effetto negativo sulle future. Non accade lo stesso per la pre-eclampsia, condizione caratterizzata da pressione alta in gravidanza. Chi ne ha sofferto nel corso dei nove mesi di gestazione non deve preoccuparsi per gli esiti di una nuova gravidanza.
Per le donne che affrontano sfide significative nel concepimento o nel mantenimento della gravidanza, la riproduzione assistita offre percorsi specifici. Una di queste tecniche è la diagnosi genetica preimpianto, che permette di studiare il patrimonio genetico degli embrioni prima dell’impianto, e di selezionare gli embrioni più sani e privi di alterazioni cromosomiche e/o genetiche che saranno trasferiti nell’utero. Un altro modo per rimanere incinta è il ricorso all’ovodonazione, che è la tecnica di riproduzione assistita che utilizza gli ovuli provenienti da una donatrice anonima per creare embrioni di qualità ottimale. È fondamentale condurre una vita sana già da prima del concepimento per ottimizzare le possibilità di una gravidanza a termine.
