L'Aborto Spontaneo: Cause, Sintomi, Diagnosi e Gestione Approfondita

Introduzione: Comprendere l'Aborto Spontaneo

L'aborto spontaneo, conosciuto anche come interruzione spontanea di gravidanza, è un evento purtroppo frequente che coinvolge una significativa percentuale di gravidanze. Si riferisce alla perdita involontaria di una gravidanza prima della 22a settimana di gestazione, o quando il feto non pesa ancora più di 500 grammi. Altre definizioni fanno riferimento alla perdita della gravidanza prima della 20a settimana di gestazione, senza interventi esterni, o entro i primi 180 giorni di gravidanza. Indipendentemente dalla precisa soglia temporale, l'aborto spontaneo rappresenta un'interruzione non intenzionale della gravidanza, distinguendosi dall'aborto indotto o interruzione volontaria della gravidanza.

La percentuale di aborti spontanei è compresa tra il 10% e il 20% delle gravidanze riconosciute clinicamente che non arrivano a termine. Molti aborti spontanei non vengono nemmeno riconosciuti, in quanto si verificano prima che la donna sia consapevole di essere in stato interessante. Circa l’85% degli aborti spontanei si verifica nelle prime 12 settimane di gestazione, qualificandosi come aborto spontaneo precoce. Il rimanente 15% avviene fra le 13 e le 20 settimane di gestazione, definito aborto spontaneo tardivo. Questo tipo di aborto spontaneo può essere dovuto sia a problemi materni sia a problemi dell'embrione, rendendo la sua eziologia spesso complessa e multifattoriale.

Donna pensierosa durante la gravidanza

Definizione e Classificazione dell'Aborto Spontaneo

L'aborto spontaneo si configura come la perdita naturale della gravidanza e la terminologia medica ne ha delineato diverse tipologie per meglio specificare le circostanze. La definizione generale, come menzionato, si attesta sulla perdita della gravidanza prima di 20 o 22 settimane di gestazione, o prima che il feto raggiunga i 500 grammi di peso, o entro i primi 180 giorni. In Italia, si fa riferimento generalmente al periodo antecedente alla 22ª settimana, poiché da questa settimana in avanti i neonati possono potenzialmente essere assistiti e salvati con le moderne tecnologie mediche.

Oltre alla distinzione temporale tra aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane) e tardivo (tra 12 e 20 settimane), esistono altre classificazioni che descrivono lo stato clinico della gravidanza e dell'utero:

  • Minaccia di aborto: Questa condizione si manifesta con sanguinamento o crampi durante le prime 20 settimane di gestazione, ma senza che vi sia apertura (dilatazione) della cervice uterina. In tali casi, la gravidanza può ancora proseguire.
  • Aborto mancato (o interno): Si verifica quando il feto muore in utero prima delle 20 settimane di gestazione, ma non vengono espulsi tessuti e la donna potrebbe non presentare sintomi evidenti come sanguinamento o dolore. La diagnosi avviene spesso durante un controllo ecografico di routine.
  • Aborto spontaneo ricorrente (o poliabortività): Questa diagnosi si pone quando una donna ha una storia di almeno tre aborti spontanei consecutivi. Questa condizione richiede un approfondimento diagnostico specifico per identificare eventuali cause sottostanti.
  • Aborto settico: Rappresenta un'infezione grave del contenuto dell'utero che può svilupparsi prima, durante o dopo un aborto spontaneo o indotto. È una complicanza potenzialmente letale che richiede un intervento medico urgente.
  • Morte in utero: Questo termine è usato per descrivere la morte del feto e il parto che avviene dopo 20 settimane o più di gestazione, distinguendosi dall'aborto spontaneo per il periodo gestazionale più avanzato.

Comprendere queste distinzioni è fondamentale per una corretta diagnosi e per un'adeguata gestione clinica, che varia significativamente a seconda della tipologia di aborto spontaneo riscontrato.

Sintomi e Segni dell'Aborto Spontaneo

Il manifestarsi di un aborto spontaneo può avvenire in diverse fasi e con una varietà di sintomi, che possono variare in intensità e tipologia a seconda del momento gestazionale. Di norma, l'aborto spontaneo si verifica in diverse fasi, e l'unico segno, nella prima fase di gravidanza, può essere un sanguinamento vaginale di lieve entità.

I sintomi più classici di un aborto del primo trimestre sono il sanguinamento e i crampi pelvici. Il sanguinamento vaginale durante le prime settimane di gravidanza è un sintomo frequente. La sua abbondanza è variabile e può includere coaguli o distacco della placenta, talvolta con presenza di muco. I crampi, invece, sono molto simili a quelli mestruali e possono avere un’intensità che va da medio-lieve a severa, poiché l'utero è un muscolo e si contrae durante l'aborto spontaneo per espellere il suo contenuto. Queste contrazioni possono causare l’apertura (dilatazione) della cervice.

È tuttavia cruciale tenere presente che un sanguinamento scarso che poi scompare e dei leggeri crampi passeggeri possono essere comuni nei primi mesi e non sono sempre sinonimo di aborto o minaccia di aborto. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione, ma solo approssimativamente il 12% di esse subisce un aborto spontaneo. Questo sottolinea l'importanza di una valutazione medica per distinguere un sintomo benigno da una minaccia.

In alcuni casi, possono capitare anche i cosiddetti aborti silenti, manifestazioni che, nonostante la diagnosi clinica fatta con l’ecografia, non hanno comunque presentato alcuna tipologia sintomatica. Molto spesso l’aborto spontaneo si manifesta senza alcun sintomo, ovvero senza perdite di sangue né dolori. In questi casi, la diagnosi è clinica, attraverso l’ecografia ostetrica. In altri casi, invece, l’aborto si manifesta attraverso perdite ematiche o contrazioni uterine. Talvolta, il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun sintomo di aborto; questo viene definito aborto mancato. Il medico può sospettare un aborto mancato se l’utero non si espande progressivamente o lo rileva durante un’ecografia prenatale di routine.

Nelle fasi tardive della gravidanza, un aborto può causare un’emorragia profusa e il sangue può contenere muco o coaguli. I crampi diventano più intensi fino a che, alla fine, l’utero si contrae a sufficienza per espellere il feto e la placenta. Se un frammento del feto o della placenta rimane nell’utero dopo un aborto, può svilupparsi un’infezione, nota come aborto settico. È fondamentale consultare un medico se il dolore addominale o il sanguinamento vaginale persistono o peggiorano alcuni giorni dopo un aborto spontaneo, oppure se insorge febbre, poiché questi possono essere segni di complicanze.

Aborto spontaneo: cos'è e quali sono le cause

Cause dell'Aborto Spontaneo: Un Quadro Multifattoriale

Stabilire con precisione le cause di un aborto spontaneo è spesso difficile, poiché molteplici fattori possono contribuire a questo evento. È fondamentale ricordare che nella maggior parte dei casi l’aborto non è colpa di nessuno e che è molto improbabile che sia dovuto a qualcosa che la gestante ha fatto.

Le anomalie cromosomiche dell’embrione rappresentano la motivazione più frequente, soprattutto nel primo trimestre. Sono sicuramente la causa più comune di abortività spontanea. Queste anomalie possono essere causate da errori durante la divisione cellulare, durante la formazione degli ovuli o degli spermatozoi, o durante la fecondazione stessa. Possono includere anomalie numeriche, quando il feto ha un numero anormale di cromosomi, o anomalie strutturali, quando ci sono problemi con la struttura fisica dei cromosomi del feto. Ciò avviene più spesso nelle donne di età inferiore ai 20 anni o dai 35 anni in poi, poiché l'età materna avanzata è un fattore di rischio riconosciuto per le anomalie cromosomiche.

Tuttavia, esistono anche cause legate alla salute materna, che possono aumentare il rischio di aborto spontaneo. Queste includono:

  • Squilibri ormonali: Un'insufficiente produzione di progesterone, un ormone cruciale per il mantenimento della gravidanza, noto anche come insufficienza del corpo luteo, può predisporre all'aborto. L’HCG, l’ormone della gravidanza, viene prodotto a partire dall’impianto in utero e aumenta costantemente fino al terzo mese di gravidanza; livelli anomali possono indicare un problema.
  • Malformazioni uterine: Anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo della donna, come setti, fibromi o polipi, o, raramente, un utero con due camere (utero bicorne), possono interferire con l'impianto e lo sviluppo della gravidanza. Anche l'incompetenza cervicale, una condizione in cui la cervice uterina si apre prima del naturale momento del travaglio e del parto, può causare aborti nel secondo trimestre, talvolta anche in assenza di contrazioni uterine o perdite di sangue.
  • Infezioni in gravidanza: Alcune infezioni, virali come il citomegalovirus o la rosolia, o di altra natura, se contratte durante la gravidanza, possono interferire con il normale sviluppo del feto o causare danni alla placenta, portando all'aborto spontaneo.
  • Patologie autoimmuni e trombofiliche: Malattie autoimmuni come la sindrome da antifosfolipidi, o condizioni di eccessiva trombofilia (disturbi che facilitano la coagulazione del sangue), possono causare complicazioni durante la gravidanza, compresi aborti spontanei ripetuti.
  • Malattie croniche materne non controllate: Un diabete non controllato, l’ipertensione arteriosa o gravi disturbi della tiroide, se non vengono adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza, possono aumentare il rischio di aborto.
  • Fattori di rischio legati allo stile di vita e all'ambiente: Abitudini dannose come fumo di sigaretta, consumo di alcol e uso di sostanze illecite (per esempio cocaina) possono aumentare il rischio. L’ampia maggioranza delle donne ha poi delle gravidanze normali. La possibilità che avvenga un aborto spontaneo aumenta con l’aumentare dell’età sia materna che paterna. Anche se le cause maschili non sono chiarite, il rischio di aborto spontaneo è maggiore se vengono evidenziate anomalie nel liquido seminale del padre.
  • Problemi di annidamento e placentari: L'annidamento è il processo che si verifica nelle prime fasi della gravidanza, durante il quale l’embrione si impianta nella parete dell’utero e inizia a formare la placenta. Se si verificano problemi durante la sua formazione o anomalie funzionali della placenta, che fornisce nutrimento e ossigeno al feto, possono determinarsi complicazioni e l’aborto spontaneo.
  • Altri fattori: Un aspetto spesso sottovalutato è l’impatto dello stress cronico o di condizioni infiammatorie sistemiche.

Diagramma delle possibili cause di aborto spontaneo

Miti e Realtà sui Fattori di Rischio

È essenziale sfatare alcuni comuni misconoscimenti che possono generare un ingiustificato senso di colpa nelle donne che subiscono un aborto spontaneo. Uno stile di vita normale e sano, che preveda attività fisica moderata, lavoro o rapporti sessuali, non provoca un aborto spontaneo. Né lavorare, o fare esercizio fisico, o avere rapporti sessuali, né aver preso la pillola contraccettiva prima di avere la gravidanza possono causare un aborto spontaneo. Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima (come scivolare e cadere o fare attività fisica). Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo. Anche la nausea, seppur sintomo comune di gravidanza, non può causare aborti spontanei.

Smettere di fumare soltanto quando si scopre di essere incinta, ad esempio, è certamente importante per la salute generale della gravidanza, ma non è risolutivo per prevenire un aborto spontaneo causato da fattori preesistenti o non modificabili. La maggior parte degli aborti spontanei, specialmente quelli precoci, è dovuta a problemi intrinseci all'embrione, spesso anomalie cromosomiche, che non dipendono dall'attività o dalle scelte della madre.

Diagnosi dell'Aborto Spontaneo: Percorso e Strumenti

Quando una donna incinta presenta sintomi sospetti di aborto spontaneo, come sanguinamento o crampi, è fondamentale una rapida valutazione medica. La diagnosi precisa è cruciale per determinare il corso d'azione appropriato e fornire il supporto necessario.

Il percorso diagnostico include generalmente:

  1. Anamnesi e Visita Ginecologica: La ginecologa chiederà quando è iniziato il sanguinamento, la quantità del sanguinamento e se la paziente ha anche dolore o crampi nella zona pelvica. Effettuerà una visita ginecologica ed un esame pelvico per stabilire se la cervice si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile.
  2. Ecografia: L'ecografia, in particolare l'ecografia transvaginale, è lo strumento diagnostico più dirimente e necessario. Viene eseguita per controllare se l’embrione è presente nell’utero e per valutare la presenza del battito cardiaco fetale. Può essere utilizzata per stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente. Talvolta, il medico utilizza un dispositivo per auscultare il battito cardiaco fetale, una parte fondamentale della valutazione, soprattutto quando si sospetta una minaccia d’aborto.
  3. Dosaggio delle Beta-hCG (gonadotropina corionica umana): Si eseguono esami del sangue per misurare i livelli di questo ormone prodotto dalla placenta all’inizio della gravidanza. Il dosaggio plasmatico della frazione beta dell’ormone della gravidanza (HCG) fornisce ulteriori informazioni sull’andamento della gravidanza. Un livello scarso o decrescente di beta-HCG può significare la perdita della gravidanza. Di solito, l’esame viene ripetuto ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica), che può anch’essa causare sanguinamento, nonché per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo.
  4. Esami del Sangue Aggiuntivi: A volte vengono consigliati anche altri esami del sangue per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide.

In caso di aborti ripetuti (poliabortività), è opportuno che le donne consultino un medico prima di tentare una nuova gravidanza. Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Questi possono includere:

  • Esami di diagnostica per immagini: Come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile.
  • Test genetici specifici: Per controllare la presenza di anomalie cromosomiche, sia nella donna che nel partner.

Nei centri specializzati, può essere offerto anche un percorso diagnostico multidisciplinare, che coinvolge ginecologo, genetista, endocrinologo e, se necessario, uno psicologo, per un approccio completo e personalizzato.

Gestione e Trattamento dell'Aborto Spontaneo

La gestione dell’aborto spontaneo dipende da vari fattori, tra cui la settimana gestazionale, le condizioni cliniche della donna e la tipologia specifica di aborto. L'obiettivo principale è garantire la salute della donna e, se possibile, preservare la gravidanza in caso di minaccia.

Trattamento della Minaccia d'Aborto

Quando viene diagnosticata una minaccia d'aborto (presenza di sintomi, ma l'ecografia mostra una gravidanza normale), il medico può consigliare diverse strategie per cercare di sostenere la gravidanza:

  • Riposo: Il riposo è senza dubbio il principale deterrente e il trattamento fondamentale consigliato dal medico quando la gestante è un soggetto a rischio di minaccia d’aborto. Si consiglia alla donna di evitare attività faticose e, se possibile, di non stare in piedi ed evitare l’attività sessuale. Tuttavia, non vi sono prove chiare che tali limitazioni siano sempre risolutive.
  • Terapia ormonale: Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti un'insufficienza del corpo luteo, una condizione in cui la produzione di progesterone è insufficiente a sostenere l'impianto e le prime fasi della gravidanza.
  • Farmaci specifici: In caso di patologie autoimmuni (come la sindrome da antifosfolipidi) o in condizioni di eccessiva trombofilia, possono essere prescritti l’utilizzo di eparina o di acido acetil-salicilico per ridurre il rischio di coagulazione anomala.
  • Cerchiaggio della cervice: Quando i soggetti soffrono di incompetenza cervicale, una condizione che causa l'apertura prematura della cervice, si esegue il cerchiaggio della cervice. Si tratta di una procedura chirurgica per rinforzare la cervice e cercare di portare a termine la gravidanza.

Strumenti per ecografia transvaginale

Gestione dell'Aborto Spontaneo Confermato

Se l'aborto spontaneo è confermato e il feto e la placenta sono stati espulsi completamente (aborto completo), non è necessario alcun ulteriore trattamento, a parte il monitoraggio. Se invece il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero (aborto incompleto o mancato), esistono diverse opzioni per la rimozione, a seconda della settimana gestazionale e delle condizioni della donna:

  • Attesa spontanea: In alcuni casi, se l’aborto è completo e non ci sono complicazioni, si può optare per una semplice attesa spontanea, soprattutto in caso di aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane di gestazione) e se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione. La donna deve ricevere istruzioni su cosa aspettarsi, come gestire il dolore, come riconoscere se il tessuto della gravidanza è stato espulso e quando chiamare un medico. Questo processo può richiedere fino a due settimane, o anche più tempo. Ci sarà del sanguinamento abbondante e più prolungato rispetto ad una normale mestruazione, con possibili crampi addominali, diarrea e nausea. È importante prendere un antidolorifico per la copertura del dolore e si possono spesso notare frammenti di tessuto e coaguli.
  • Terapia farmacologica: In alcuni casi si può decidere di facilitare l’espulsione del materiale abortivo tramite la somministrazione di farmaci che facilitino la contrazione uterina. Farmaci come il misoprostolo, talvolta in combinazione con il mifepristone, vengono assunti per aiutare l’utero a espellere la gravidanza. Questi farmaci sono di solito utilizzati nelle fasi iniziali della gravidanza. In fasi più avanzate, si può usare l'ossitocina per indurre il travaglio.
  • Terapia chirurgica: Questa opzione è raccomandata nel caso compaiano segni di infezione, emorragia o altre complicanze, o quando le altre opopzioni non sono efficaci o preferite dalla paziente. È il cosiddetto “raschiamento” mediante isterosuzione o dilatazione e raschiamento (D&R) o dilatazione ed evacuazione (D&E). Questo intervento comporta l’inserimento nell’utero di un tubo sottile collegato ad un apparecchio aspirante per rimuovere i residui della gravidanza, talvolta in anestesia locale e leggera sedazione. Vengono utilizzati strumenti chirurgici per l'aspirazione e/o di altro tipo inseriti nell’utero attraverso la vagina.

Cure Post-Procedura e Prevenzione delle Complicanze

Dopo l'espulsione spontanea o la rimozione dei tessuti, è prassi eseguire un'ecografia o un esame delle beta-hCG per confermare che tutti i residui siano stati espulsi e che nell’utero non rimanga tessuto del feto o della placenta. Si somministrano analgesici al bisogno per gestire il dolore.

È importante prevenire le infezioni. Per 1-2 settimane dopo un aborto spontaneo, vanno evitati i rapporti sessuali ed è importante evitare di usare tampax o altri prodotti intravaginali. Se il tuo gruppo sanguigno è Rh negativo, riceverai un’iniezione intramuscolare di immunoglobuline Rho(D) dopo l’aborto spontaneo. Questo è cruciale per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale) in future gravidanze, un disturbo chiamato incompatibilità Rh che può insorgere se la madre è Rh-negativo e il feto è Rh-positivo.

Il Supporto Emotivo e Psicologico dopo l'Aborto Spontaneo

L’aborto spontaneo non è solo un evento medico, ma rappresenta un vero e proprio lutto perinatale. Anche se avviene nelle prime settimane, può lasciare un vuoto emotivo profondo, talvolta non compreso da chi sta intorno. Dopo un aborto spontaneo è comune che la donna viva una situazione traumatica.

È normale sentirsi in lutto, tristi, confuse, arrabbiate, disorientate, o colpevoli. Le donne possono pensare di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa. Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi.

In questi momenti, il sostegno psicologico può fare la differenza. Confrontarsi con uno specialista, partecipare a gruppi di supporto o semplicemente avere uno spazio di ascolto può aiutare a rielaborare l’esperienza. In alcuni casi possono emergere sintomi legati ad ansia o depressione post-aborto, che vanno affrontati con la giusta attenzione e senza timori. Se tu o il tuo partner vi sentite in difficoltà nel gestire le emozioni che sentite dopo questa perdita, parlate con la vostra Ginecologa o con l'équipe di un EPU (Emergency Pregnancy Unit). Può essere utile spesso parlarne con una Psicologa che utilizza un approccio post-traumatico. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano.

Un altro aspetto da considerare è l’impatto sulla relazione di coppia. Entrambi i partner possono sentirsi ansiosi per le successive gravidanze e affrontare il lutto in modi diversi, richiedendo comprensione e comunicazione.

Aborto spontaneo: cos'è e quali sono le cause

Pianificazione di una Nuova Gravidanza e Aborti Ricorrenti

Dopo aver subito un aborto spontaneo, è naturale chiedersi se e quando sarà possibile affrontare una nuova gravidanza. In molti casi, si tratta di un evento isolato e non compromette le future possibilità di concepimento. L’ampia maggioranza delle donne ha poi delle gravidanze normali. Tornerai ad ovulare e poter concepire già due settimane dopo un aborto spontaneo, ma ogni donna ha i suoi tempi e le sue modalità per elaborare l’accaduto e sentirsi pronta a riprovare. Il desiderio di maternità può riemergere con forza oppure lasciare spazio alla necessità di prendersi una pausa.

Tuttavia, una valutazione ginecologica completa può essere utile per individuare eventuali condizioni da trattare, come deficit ormonali o problemi anatomici. Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti leggermente il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. Di solito non sono necessari ulteriori esami, a meno che la donna non abbia subito due o più aborti spontanei.

Le donne che hanno avuto due o più aborti spontanei (poliabortive) dovrebbero consultare un medico prima di tentare una nuova gravidanza. Avere un aborto interno dopo aver avuto una gravidanza normale può assolutamente succedere. Esistono delle condizioni di salute per cui la paziente, che prima stava benissimo, diventa una paziente poliabortiva. Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Questi includono esami di diagnostica per immagini per anomalie uterine ed esami del sangue per malattie autoimmuni, disturbi ormonali e problemi di coagulazione. Test genetici per anomalie cromosomiche sono anch'essi una parte importante della valutazione.

La prevenzione dell’aborto spontaneo, in particolare negli aborti ricorrenti, si avvale di diversi trattamenti. Quando sono presenti patologie autoimmuni o trombofiliche, possono essere prescritti acido acetilsalicilico ed eparina per migliorare il flusso sanguigno e ridurre il rischio di coaguli. Talvolta, il medico può prescrivere una terapia con progesterone per sostenere le fasi iniziali di una nuova gravidanza, specialmente se è stata diagnosticata un’insufficienza del corpo luteo.

Fondamentale è anche prendersi cura della propria salute generale, correggendo eventuali fattori di rischio e adottando uno stile di vita sano. Smettere di fumare, ridurre il consumo di alcol, mantenere un peso sano e gestire patologie croniche come il diabete o l'ipertensione sono passi importanti per ottimizzare le possibilità di una gravidanza futura di successo.

Coppia che si abbraccia con speranza

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