La mortalità materna e perinatale: Comprendere le dinamiche, i diritti e l'esperienza del lutto

La gestione della salute materna e fetale rappresenta una delle sfide più complesse della medicina moderna e della società civile. L’intreccio tra biologia, etica, diritto e psicologia rende il percorso della gravidanza - specialmente quando interrotto - un campo denso di criticità, disparità e bisogni insoddisfatti.

Definizione e dati sulla mortalità materna

La mortalità materna è definita come il decesso di una donna durante la gravidanza o entro 42 giorni dal termine della stessa, indipendentemente dalla durata e dal sito della gravidanza, da qualsiasi causa correlata o aggravata dalla gravidanza o dalla sua gestione, ma non da cause accidentali o incidentali. Nel 2021, il tasso di mortalità materna negli Stati Uniti era di 32,9 morti/100 000 nati vivi, rispetto a un tasso di 23,8 nel 2020 e 20,1 nel 2019. Il tasso di mortalità materna è più elevato negli Stati Uniti che in altri paesi europei, come Germania, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

Le disparità per razza ed etnia sono significative: negli Stati Uniti, i tassi nel 2021 erano più alti nelle donne di colore non ispaniche (69,9/100 000), rispetto al 28/100 000 nelle donne ispaniche e 26,6/100 000 nelle donne bianche non ispaniche. Situazioni analoghe si riscontrano in Brasile, dove la mortalità è circa 5 volte più alta nelle donne di origine africana rispetto alle bianche, e nel Regno Unito, con un divario simile tra donne nere e bianche.

mappa delle disparità globali nella mortalità materna

Cause e fattori determinanti

Le cause più frequenti di morte materna nel mondo includono emorragia (27%), disturbi ipertensivi come la preeclampsia (14%), condizioni mediche preesistenti (15%), sepsi (11%) e complicazioni legate all'aborto (8%), che comprendono aborti indotti, spontanei e gravidanze ectopiche. Di solito, alla mortalità materna contribuiscono i "tre ritardi": ritardo nel decidere di cercare assistenza, ritardo nell'arrivo presso una struttura sanitaria idonea e ritardo nel ricevere cure adeguate una volta giunti in ospedale. Si stima che circa 4 decessi materni su 5 siano evitabili.

Emergenze Ostetriche

Mortalità perinatale e neonatale

Il tasso di mortalità perinatale è il numero di morti di neonati di < 7 giorni di età e di morti fetali a ≥ 28 settimane di gestazione per 1000 nati vivi. Nel 2021, negli Stati Uniti, questo tasso è stato di 5,5 decessi per 1000 nati vivi. Le cause della morte fetale possono essere materne, fetali o placentari, mentre le principali cause di morte neonatale (il periodo dei primi 28 giorni di vita) includono la nascita pretermine, le complicanze correlate al parto (asfissia), le infezioni e i difetti congeniti.

L’accesso all'interruzione di gravidanza in Italia

In Italia, l’accesso all’aborto è regolato dalla legge 194 del 22 maggio 1978. Essa, pur riconoscendo il valore della vita del feto, tutela il diritto della donna alla salute fisica o psichica qualora questa sia messa a rischio dalla gravidanza. Entro i primi 90 giorni, l’aborto è ammesso su autonoma valutazione della donna. Oltre il novantesimo giorno, l’aborto "terapeutico" è consentito solo in caso di grave pericolo per la vita della donna o per la sua salute fisica o psichica, inclusi processi patologici come malformazioni o malattie fetali che compromettano la salute materna.

Tuttavia, l'applicazione della legge presenta criticità. Non essendoci un limite gestazionale specifico per l'aborto terapeutico, ma stabilendo l'articolo 7 l'obbligo di rianimazione per feti vitali (attorno alle 22-24 settimane), si creano vuoti assistenziali che costringono molte donne a viaggi all'estero. L’Associazione Luca Coscioni si batte per la piena attuazione della legge, contro la cattiva gestione dell'obiezione di coscienza e per l'accesso ai metodi farmacologici (mifepristone e misoprostolo) su tutto il territorio.

L’aborto spontaneo: realtà biologica e vissuto emotivo

L’aborto spontaneo, definito come l'espulsione involontaria prima della 20ª settimana, colpisce circa il 15-20% delle gravidanze. Spesso le cause sono anomalie cromosomiche o fattori genetici. Nonostante sia un evento frequente, permane un forte stigma sociale. Molte donne tendono a nascondere la gravidanza nei primi tre mesi per paura di questo evento. Le donne che vivono questa perdita sperimentano spesso isolamento e sensi di colpa, alimentati da false credenze sulle cause (stile di vita, stress, "destino").

schema delle cause principali di aborto spontaneo nel primo trimestre

Il lutto perinatale: oltre la medicalizzazione

La perdita di un bambino durante la gravidanza o nel periodo perinatale è un lutto complesso che non può essere misurato in settimane di gestazione. Come evidenziato dai report dell'OMS, lo stigma e la vergogna spingono le donne al silenzio. È fondamentale che le strutture sanitarie smettano di considerare il corpo del bambino come "rifiuto ospedaliero" e offrano percorsi di accompagnamento psicologico.

Alcune famiglie scelgono di proseguire la gravidanza anche di fronte a diagnosi infauste (come trisomia 13 o 18), cercando di dare al bambino il tempo concesso. La letteratura scientifica suggerisce che il supporto empatico e il riconoscimento dell'identità del bambino (chiamarlo per nome, rispettare il tempo di elaborazione) migliorano significativamente l'esito psicologico per i genitori, riducendo le depressioni a lungo termine rispetto a una gestione puramente burocratica o indifferente.

La gestione del lutto non ha ricette universali; la strategia suggerita dagli esperti è quella di lasciare che il dolore scorra, senza razionalizzarlo, in un ambiente che offra empatia invece di giudizio, superando il tabù culturale che ancora oggi avvolge la morte prenatale.

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