Esiste un’opinione assai diffusa, purtroppo talvolta anche tra i cattolici, secondo cui oggi San Tommaso d’Aquino disapproverebbe l’attuale insegnamento del Magistero della Chiesa Cattolica sull’aborto. Egli sostenne infatti che l’anima spirituale non venga infusa al momento del concepimento, e pertanto, si argomenta, avrebbe approvato l’aborto non essendo questo, secondo la sua dottrina, la soppressione di un essere umano. In realtà questa opinione si basa su una lettura superficiale dei testi dell’Aquinate, non informata da una chiara comprensione delle fondamentali questioni metafisiche e teologiche che sottendono le tesi qui discusse. Per comprendere la posizione tomista è necessario introdurre preliminarmente alcuni concetti fondamentali che l’Aquinate mutua direttamente da Aristotele, relativi in particolare alla dottrina sull’anima e alle teorie sulla riproduzione dei mammiferi. Non è possibile in questa sede una disamina dettagliata delle ricerche dello Stagirita, e ci si deve limitare ad un sunto schematico che sia di utilità al profano. Quanto spiegheremo ci permetterà infine di chiarire anche un altro comune equivoco, esposto più avanti, relativo all’opinione di Tommaso sulla donna.
Le Radici Aristoteliche del Pensiero Tomista: Anima come Forma e Materia come Potenza
La metafisica aristotelica costituisce il substrato concettuale essenziale per addentrarsi nel pensiero di Tommaso d'Aquino, in particolare per quanto concerne la sua visione della vita e dell'anima. Secondo la metafisica aristotelica la sostanza sensibile (l’esistenza di sostanze soprasensibili non è qui in discussione) è sinolo, ossia unione, di forma e materia. Questa interdipendenza è cruciale: la forma (eidos) esprime la natura, l’essenza di un certo ente. Ogni ente, per Aristotele, ha un’essenza, ovvero il che cos’è l’essere di quel dato ente (to ti en einai, quod quid erat esse); l’essenza è ciò che viene espresso nella definizione, ed è quindi il contenuto strutturante per cui un certo ente è proprio quello che è. Così ad esempio un cerchio è una certa figura che ha una serie di proprietà prese nella loro unità che lo costituiscono come tale; l’essenza è ciò per cui un cerchio è un cerchio, ciò per cui un uomo è un uomo e così via. È necessario dare questi esempi per comprendere attraverso l’analogia, perché quando si enunciano i principi primi, come appunto l’essenza, non si dispone di concetti più generali con cui si possa dare una definizione univoca. La forma è quindi atto, ovvero ciò per cui un dato ente esiste attualmente secondo una data essenza.

La materia invece è il sostrato che riceve una data forma e fa sì che essa esista concretamente in un dato individuo, come la creta può ricevere la forma di un vaso o di una statua. Tuttavia, l’analogia con la creta non deve essere spinta troppo in là. Infatti, ancor prima di ricevere la forma, ad esempio, di un vaso, la creta esiste già in qualche altra forma, mentre la materia, considerata come principio metafisico, è solo potenza rispetto alle forme. La materia quindi non può esistere senza la forma, e le forme necessitano di un sostrato da attuare (ripetiamo che qui non sono in discussione le sostanze soprasensibili, ossia immateriali). Pertanto la sostanza, intesa come ciò che sussiste per sé, è il sinolo di materia e forma. Questo fondamentale quadro teoretico, essendo un discorso essenzialmente metafisico, non dipende dalle particolari conoscenze scientifiche dell’epoca, e pertanto conserva intatta nel tempo la sua validità.
La Gerarchia delle Anime: Vegetativa, Sensitiva e Intellettiva nel Quadro Aristotelico
La dottrina aristotelica sull’anima è compresa all’interno del fondamentale quadro teoretico appena esposto. Per il Filosofo infatti l’anima è la forma di un corpo fisico organico. È una forma nel senso metafisico sopra introdotto, ma una forma particolare, ovvero ciò per cui i viventi vivono ed esercitano le funzioni che sono loro proprie. Non tutti gli enti sono viventi, ma solo quelli che sono in-formati, strutturati, attuati in modo da avere in sé il principio del proprio sviluppo, del proprio movimento, del proprio agire e dell’autoconservazione; la forma dei viventi è ciò che chiamiamo anima.
Aristotele prosegue poi la sua analisi distinguendo nell’anima tre parti, sulla base delle funzioni da esse presiedute:
- L’anima vegetativa, le cui funzioni primarie sono la nascita, la nutrizione e la crescita. Questa è la forma più basilare di anima, presente in tutte le forme di vita, dalle piante agli animali e all'uomo.
- L’anima sensitiva, da cui dipendono il movimento, la percezione sensoriale e una forma più complessa di nutrizione. Questa anima è propria degli animali e, in un senso più elaborato, degli esseri umani.
- L’anima intellettiva, propria solo dell’uomo e che fonda la capacità di conoscere, di giudicare e di scegliere liberamente. Questa rappresenta il culmine della gerarchia delle anime, conferendo all'uomo le sue facoltà razionali e volitive.

Si deve però stare attenti a non commettere l’errore di ritenere che gli animali abbiano due anime distinte o che l’uomo ne abbia tre. Infatti, per un animale le funzioni di nutrizione e sviluppo saranno diverse da quelle analoghe per una pianta; le funzioni vegetative dipenderanno quindi da quelle sensitive. In parole povere le funzioni di un’anima superiore includono quelle di un’anima inferiore. Aristotele stesso scrive: «È lo stesso caso quello delle figure e quello dell’anima, perché sempre nel termine seguente è contenuto in potenza il precedente e riguardo alle figure e riguardo agli esseri animati: per esempio, nel quadrato il triangolo, nell’anima sensitiva la nutritiva.» (De anima II 3, 414 b 30). Questa concezione gerarchica è fondamentale per comprendere la gradualità dello sviluppo che sarà poi ripresa da Tommaso d'Aquino.
La Teoria della Generazione Animale in Aristotele: Il Ruolo del Seme Maschile e Femminile
Arrivando agli aspetti propriamente biologici, con riferimento al trattato De generatione animalium, per la generazione di un nuovo individuo è necessaria l’unione del seme maschile, che il Filosofo identifica con lo sperma, e del seme femminile, identificato con il mestruo. Secondo Aristotele il seme sarebbe il residuo, ovvero il prodotto ultimo del processo di nutrizione; l’ultimo prodotto necessario all’organismo sarebbe il sangue, poi da questo, con un ulteriore processo di trasformazione, verrebbe prodotto il seme. Nelle donne quest’ultimo processo non avverrebbe però in modo completo, dal momento che esse sarebbero più deboli e quindi dotate di meno calore, ed è questa differenza che spiegherebbe l’origine della diversità tra il seme maschile e quello femminile.
Dal fatto che il mestruo è simile al sangue e che esso viene espulso quando non avviene la fecondazione, Aristotele deduce che il seme maschile sarebbe l’unico elemento attivo del processo di riproduzione, ovvero il portatore della forma (cioè dell’anima) la quale attuerebbe e controllerebbe la generazione e lo sviluppo del nuovo individuo. Il seme femminile sarebbe invece la materia informata dall’atto del seme maschile e che conterrebbe solo le forme femminili che ovviamente non potrebbero derivare dal seme maschile. Usando un’analogia, Aristotele dice che il seme maschile e quello femminile starebbero in rapporto tra loro come il vasaio con la creta del vaso. Ad ogni modo entrambi i semi non possono produrre nulla da soli, ma è solo dalla loro unione che si genera il nuovo individuo, che quindi inizia ed esistere dal momento del concepimento. All’inizio solo le funzioni dell’anima vegetativa sono in atto, ma negli animali esistono già in potenza le funzioni dell’anima sensitiva, e nell’uomo quelle dell’anima intellettiva, perché sin dal primo momento è in atto un individuo della stessa specie dei genitori ed il cui sviluppo è già orientato alla piena attuazione delle sue caratteristiche e funzioni proprie. Questa visione, pur con le limitazioni scientifiche dell'epoca, pone le basi per l'idea di uno sviluppo orientato fin dall'inizio verso la perfezione della specie.
Tommaso d'Aquino e la Riformulazione Cristiana dell'Animazione Umana
Tommaso d’Aquino, nel suo monumentale lavoro, accetta le dottrine aristoteliche, ma deve conciliarle con le verità della fede cristiana concernenti direttamente l’uomo. In particolare, è fondamentale il fatto che l’anima umana sia spirituale, e quindi incorruttibile, e che essa sia generata direttamente da Dio. Questa conciliazione non è un semplice adattamento, ma una profonda rielaborazione filosofica e teologica che tenta di armonizzare la ragione con la rivelazione.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, una preoccupazione importante del Dottor Comune è quella di respingere il cosiddetto traducianismo, ovvero la dottrina secondo la quale l’anima deriverebbe dai soli genitori senza il concorso divino. Tale teoria, che avrebbe implicato una trasmissibilità dell'anima per via materiale, viene definita eretica da Tommaso. Nelle Summa Theologiae (Iª q. 118 a. 2 co.) scrive con chiarezza: «Trattandosi però di una sostanza immateriale, essa non può venire causata per generazione, ma solo per creazione da parte di Dio. Quindi, ammettere che l’anima intellettiva è causata dal generante, equivale ad ammettere che essa non è sussistente e che, per conseguenza, si corrompe alla corruzione del corpo. È perciò eretico affermare che l’anima intellettiva si trasmette mediante il seme.» Questo passaggio è cruciale per comprendere perché Tommaso dovesse postulare un intervento divino diretto per l'infusione dell'anima razionale, distinguendola dalle anime vegetative e sensitive che, secondo la sua comprensione, potevano essere generate attraverso processi naturali. La non-trasmissibilità materiale dell'anima intellettiva, essendo essa di natura spirituale e quindi immortale, esigeva un'origine trascendente.
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Il Processo di Animazione Successiva: Dalle Forme Inferiori all'Anima Intellettiva
Secondo l’Aquinate allora è necessario ammettere che nel corso dello sviluppo del feto si susseguano diverse forme (anime). Questo modello è un tentativo di spiegare l'ontogenesi umana alla luce della filosofia aristotelica e della teologia cristiana. Dapprima è presente un’anima vegetativa, che governa le funzioni di crescita e nutrizione. Successivamente, con un maggiore sviluppo organico, compare un’anima sensitiva, che permette movimento e percezione. Ed infine, quando lo sviluppo del corpo è sufficientemente avanzato e organizzato a ricevere le facoltà superiori, l’anima intellettiva viene infusa direttamente da Dio. Questa sequenza è descritta come un processo di "generazioni e corruzioni" di forme.
La Summa Theologiae (Iª q. 118 a. 2 ad 2) articola questa progressione: «Dobbiamo perciò concludere che, al sopraggiungere d’una forma più perfetta, si opera la corruzione della forma precedente, poiché la generazione di un essere implica sempre la corruzione di un altro essere, tanto nell’uomo che negli animali: e questo avviene in maniera che la forma seguente abbia tutte le perfezioni della precedente, e qualche cosa in più. Così, attraverso varie generazioni e corruzioni, si giunge all’ultima forma sostanziale, tanto nell’uomo quanto negli altri animali. E ciò si vede anche sensibilmente negli animali generati dalla putredine. Quindi bisogna affermare che l’anima intellettiva è creata da Dio al termine della generazione umana, con la scomparsa delle forme preesistenti, e che essa è insieme sensitiva e nutritiva.» Questo significa che l'anima intellettiva, una volta infusa, non si aggiunge semplicemente, ma "assorbe", include e "oltrepassa" le perfezioni delle forme precedenti, integrando le funzioni vegetative e sensitive in un'unica anima umana.

Questo concetto è ribadito anche nella Summa contra Gentiles (II, 89) dove Tommaso scrive: «Nella generazione dell'animale e dell'uomo, in cui la forma è perfettissima, molte sono le forme e le generazioni intermedie, e di conseguenza le corruzioni, poiché la generazione di una forma è la corruzione di un'altra. … La specie dell’essere formato non rimane la stessa: poiché dapprima ha forma di seme, poi di sangue, e così via fino a che non arriva al suo ultimo compimento. … Perciò l’anima vegetativa, che viene per prima, mentre l’embrione vive la vita della pianta, si corrompe e le succede un’anima più perfetta, che è insieme nutritiva e sensitiva, e allora l’embrione vive la vita dell’animale; distrutta questa, le succede l’anima razionale che viene infusa dall’esterno, sebbene le anime precedenti derivassero dalla virtù del seme». Questa concezione graduale dell'animazione, per Tommaso, era una conseguenza diretta delle conoscenze embriologiche del suo tempo, che osservavano una formazione progressiva degli organi.
È invece contenuta nei Commenti alle Sentenze di Pietro Lombardo la frequentemente citata opinione tomista secondo cui «il concepimento del maschio non si compie fino al quarantesimo giorno, come dice il Filosofo nel nono libro del De animalibus, mentre quello della femmina fino al novantesimo.» (Super Sent., lib. 3 d. 3 q. 5 a. 2 co.). Tuttavia, questo non è certamente un passo cruciale per la comprensione dell’opinione di Tommaso sul problema dell’infusione dell’anima, ed inoltre è anche una sua interpretazione piuttosto libera del testo originale aristotelico che parla dei primi movimenti e non si riferisce affatto all’animazione del feto. Aristotele nella Historia Animalium (tr. it. di Mario Vegetti (a cura di), in Aristotele, Opere biologiche, cit., pp. 129-482, p. 405) afferma: «Nel caso comunque sia stato concepito un maschio, i primi movimenti hanno luogo attorno al quarantesimo giorno per lo più verso il lato destro, quelli della femmina invece nel lato sinistro verso il novantesimo giorno.» Si vede così che le tesi di Tommaso sull’infusione dell’anima sono motivate da ragioni del tutto estranee all’attuale problema dell’aborto e non è quindi corretto introdurle nel dibattito senza riflessione e precisazioni.
Un'eccezione a questo processo graduale, che sottolinea la centralità dell'anima razionale nella sua visione, è rappresentata dal caso di Gesù Cristo. Domandandosi: «se il corpo di Cristo sia stato animato dal primo istante della concezione» (Summa Theologiae, III, 33, 2), Tommaso risponde in modo affermativo: il corpo di Cristo, assunto dal Verbo di Dio a partire dalla concezione, fu immediatamente animato dall'anima razionale. Quel corpo, infatti - grazie all’«infinita virtù dell'agente» che fu al principio del suo concepimento - ricevette subito la sua perfetta formazione; ecco perché, «nell'istante stesso in cui fu concepito, ebbe la forma perfetta, ossia l'anima razionale». Questo caso speciale evidenzia che per Tommaso, la formazione completa e l'infusione dell'anima intellettiva erano intrinsecamente legate alla disposizione materiale del corpo.
La Controversia del "Maschio Mancato": Chiarire la Posizione Tomista sulla Donna
I concetti illustrati in questa disamina ci permettono anche di smascherare uno dei più frequenti tentativi di denigrazione del pensiero e della figura dell’Aquinate, ovvero la pretesa di farlo passare per un personaggio superficiale, superato e misogino. Questo viene fatto attribuendogli, senza nulla spiegare e nulla aggiungere, la seguente affermazione: «Le femmine nascono a causa di un seme guasto o di venti umidi». Certamente il tentativo di screditare in questo modo, basandosi su una frase, uno dei più grandi e prolifici filosofi della storia, è intellettualmente inconsistente, è un’operazione disonesta che può funzionare solo approfittando dell’eventuale ignoranza dell’ascoltatore. Ad ogni modo è sempre bene chiarire tutto nel dettaglio, e così faremo.

La frase citata è effettivamente tratta dalla Summa Theologiae, ma non è direttamente attribuibile a Tommaso come sua opinione personale. Per capire è necessario introdurre ancora qualche nozione sulla struttura delle sue opere. Tutti gli articoli della Summa hanno la stessa struttura, composta da quattro sezioni:
- Videtur quod (sembra che): ovvero una tesi erronea che sembrerebbe esser vera sulla base di una serie di argomenti; ad esempio “sembra che Dio non esista” e di seguito una serie di ragioni a sostegno di ciò.
- Sed contra (ma al contrario): ovvero un argomento contrario a quanto esposto nel videtur quod.
- Respondeo: questa è la parte più importante in cui Tommaso fornisce una spiegazione di carattere generale e confuta la tesi del videtur quod; ad esempio le famose cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio vengono esposte proprio nel respondeo.
- Soluzione delle difficoltà: in cui gli argomenti del videtur quod vengono esaminati singolarmente e confutati.
In linea del tutto generale è quindi errato attribuire a Tommaso le opinioni espresse nel videtur quod, che sono invece quelle che poi egli andrà a criticare, confutare o precisare. Nell’articolo 1 della questione 92 della prima parte della Summa, il videtur quod recita: «Sembra che non ci fosse bisogno di produrre la donna nella prima costituzione del mondo». Il primo argomento a sostegno di questa tesi è il seguente: «Dice il Filosofo che “la femmina è un maschio mancato”. Ora, nella prima costituzione del mondo non doveva esserci niente di mancato e di difettoso. Perciò la donna non doveva essere creata allora.»
Torniamo per un attimo ad Aristotele che, sempre nel trattato sulla generazione degli animali, spiega che il seme maschile, in quanto unico elemento attivo nel processo di riproduzione, tenderebbe a produrre un nuovo individuo simile a sé, ovvero un altro maschio. Per spiegare la generazione delle femmine è quindi necessario supporre che qualche fattore esterno concorra in qualche modo ad alterare l’azione del seme maschile, ed ecco perché la femmina sarebbe un maschio mancato. Contrariamente ad una vulgata tanto spesso ripetuta quanto errata, non è affatto vero che la scienza aristotelica non si fondi su un’ampia base osservativa ed empirica; è però vero che lo Stagirita, assieme ad osservazioni scrupolose sue e di altri naturalisti, accolga anche fatti aneddotici propri del sapere popolare. Così tra le varie ipotesi proposte come fattori determinanti per la generazione delle femmine, Aristotele ammette la possibilità che possa influire anche il tipo di vento che soffia al momento del concepimento. Queste di Aristotele erano, all’epoca di Tommaso, le tesi scientifiche più accreditate. Queste spiegazioni scientifiche del tempo quale problema ponevano ad un teologo quale era l’Aquinate? Sappiamo che la fede cristiana afferma che l’uomo e la donna sono stati creati entrambi in stato di grazia, e quindi di perfezione; ma se, come insegna la scienza aristotelica, la donna è per natura un maschio incompiuto, si creava una tensione da risolvere. Tommaso, nel suo Respondeo, non accetta la conclusione del videtur quod, ma argomenta che la donna è stata necessaria per la perfezione della specie umana e per la propagazione, pur accettando le spiegazioni scientifiche dell'epoca come descrizione del processo biologico imperfetto, ma non della sua finalità divina e della dignità ontologica della donna.
La Condanna dell'Aborto nel Pensiero di San Tommaso: Un Peccato Grave
Nonostante le sue teorie sull'infusione graduale dell'anima, sappiamo per certo che Tommaso non accettasse la liceità dell’aborto. Infatti, sempre nei Commenti alle Sentenze di Pietro Lombardo (lib. 4 d. 31 q. 2 a. 3 expos.), scriveva che praticare un aborto fosse un peccato grave, anche se non quanto l’omicidio. Egli lo equiparava al praticare dei malefici, un'espressione che indica un atto gravemente illecito e moralmente riprovevole. Questa distinzione tra la gravità del peccato e la qualificazione formale di omicidio era legata alla sua concezione dell'animazione. Per Tommaso, la piena personalità umana, e di conseguenza l'omicidio in senso proprio, si verificava solo con l'infusione dell'anima intellettiva. Tuttavia, l'interruzione di un processo che è intrinsecamente orientato alla vita umana, anche nelle sue fasi iniziali, era comunque considerata un'azione gravemente peccaminosa.

Il pensiero tomistico sull'aborto può essere articolato su due livelli. In un primo momento, fintanto che la disposizione dell'embrione è imperfetta e riceve solo l'anima vegetativa e poi quella sensitiva (che sono mortali), la soppressione del feto, pur essendo un grave peccato in quanto interruzione di un processo che avrebbe condotto al sorgere di una persona umana, non può essere considerato formalmente un omicidio se non in un senso puramente virtuale. Questo non attenua la gravità morale dell'atto, ma lo distingue dalla soppressione di un individuo già pienamente animato da un'anima razionale.
Tuttavia, quando il corpo ha raggiunto la perfetta disposizione e riceve l'anima intellettiva, che comprende la sensitiva e la vegetativa, allora l'embrione diviene formalmente un essere umano. Al riguardo, la posizione di Tommaso è netta: un aborto deliberato è un omicidio. «Chi percuote una donna incinta - egli scrive - compie un'opera illecita». È come dire che il feto, in virtù dell'animazione razionale, è un essere o una persona umana, ed è quindi intangibile. Una sua soppressione equivarrebbe all'uccisione di un innocente, dichiarata assolutamente illecita: «In nessun modo è lecito uccidere un innocente» (Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 6, c.). Nei termini inequivocabili di Tommaso, sarebbe un homicidii crimen; o, com'è detto nel Vaticano II, un nefandum crimen, un «abominevole delitto» (Gaudium et Spes, n. 51). Queste affermazioni sottolineano la profonda condanna morale e teologica dell'Aquinate verso ogni atto che interrompa la vita umana, specialmente quando questa ha già acquisito la sua piena dignità razionale.
La Prospettiva Moderna sull'Embrione e l'Implicazione per la Dottrina Tomista
Le attuali conoscenze scientifiche sullo sviluppo dell’embrione (non discusse qui in dettaglio) hanno radicalmente modificato la comprensione del processo generativo umano. Oggi non è più possibile sostenere che avvengano successivi processi di informazione nel corso dello sviluppo, come ipotizzato da Aristotele e ripreso da Tommaso. La biologia moderna ha dimostrato che un nuovo essere umano è già generato al momento del concepimento, attraverso la fusione dei gameti, e che il suo sviluppo è fin da principio organizzato ed orientato ad attuarne tutte le funzioni proprie. La continuità genetica e biologica dall'ovulo fecondato all'organismo adulto è innegabile.
Questa evidenza scientifica porta a una considerazione importante. Si può ragionevolmente supporre che Tommaso avrebbe pienamente aderito a questa visione se avesse potuto avere migliori conoscenze di embriologia, perché essa si allinea con l'originale dottrina aristotelica dell'orientamento intrinseco del processo generativo. L'idea di Aristotele che sin dal primo momento è in atto un individuo della stessa specie dei genitori ed il cui sviluppo è già orientato alla piena attuazione delle sue caratteristiche e funzioni proprie, trova nella scienza moderna una conferma robusta. L'embrione possiede una natura umana non solo virtualmente, ma fin dall'inizio formalmente, sebbene in uno stadio di sviluppo iniziale. L'organizzazione materiale è, fin dal concepimento, quella di un essere umano, destinata a ricevere e supportare tutte le facoltà umane. Questo implica che l'infusione dell'anima intellettiva, sebbene atto divino, avverrebbe contestualmente alla formazione dell'individuo umano, dato che la "materia adeguata" è presente e attiva fin dall'inizio del processo.
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Il Dramma dell'Aborto e il Diritto alla Vita: Riflessioni Contemporanee e Giuridiche
Il film L’Événement di Audrey Diwan, adattamento del romanzo omonimo di Annie Ernaux, ci porta nella Francia del 1963, un’epoca in cui l’aborto era considerato un crimine. La protagonista, Anne, una giovane studentessa brillante e appassionata di letteratura, si trova a dover affrontare una gravidanza indesiderata. La scoperta della sua condizione è devastante per lei, poiché vede svanire i suoi sogni di un futuro intellettuale e indipendente. In un contesto sociale e giuridico che nega alle donne il controllo del proprio corpo, Anne è costretta a cercare soluzioni clandestine per interrompere la gravidanza, rischiando la propria vita e la propria salute. Il film rappresenta, in modo drammatico, la sofferenza di una giovane donna costretta a cercare un aborto clandestino. Tuttavia, da una prospettiva pro-life, non possiamo non sottolineare che, per quanto difficile sia la situazione di Anne, la vita che porta in grembo è già una vita umana, degna di tutela.

Il diritto naturale, concetto fondante del pensiero giuridico classico e pienamente recepito da Tommaso d'Aquino, afferma l’esistenza di diritti innati e inalienabili, che non dipendono né da leggi umane né da convenzioni sociali. Tra questi diritti, il diritto alla vita occupa una posizione centrale. San Tommaso d’Aquino, nel suo Summa Theologiae, sostiene che la vita umana è un bene in sé, creato da Dio, e che nessuno ha il diritto di sopprimere deliberatamente una vita innocente (Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 6). Anche il giurista e filosofo John Finnis, rappresentante del neotomismo contemporaneo, ha argomentato in favore della sacralità della vita umana fin dal concepimento, sostenendo che l’aborto è una violazione diretta del diritto naturale. Egli evidenzia come la continuità dello sviluppo di un essere umano dal concepimento fino alla morte naturale renda arbitrario qualsiasi punto intermedio per negare la piena umanità.
Inoltre, se consideriamo il pensiero di filosofi come Immanuel Kant, troviamo ulteriori argomenti contro l’aborto, basati sul principio che ogni essere umano è un fine in sé e non un mezzo, dotato di dignità intrinseca. In termini giuridici, lo Stato ha un obbligo morale e legale di proteggere la vita umana, anche quella nascente. Come sottolineato da Robert P. George, filosofo e giurista americano, l’aborto mina la base stessa dei diritti umani, che dipendono dal riconoscimento del valore della vita. La legalizzazione dell’aborto, come avvenuto con la Loi Veil in Francia nel 1975, rappresenta per molti un tradimento del principio fondamentale del diritto alla vita. Le leggi che permettono l’interruzione volontaria di gravidanza in realtà negano il primo diritto naturale dell’essere umano, ossia il diritto a nascere. In questo senso, le leggi che permettono l’aborto non sono espressione della giustizia, ma una forma di negazione della stessa, in quanto il diritto positivo dovrebbe sempre tendere a riflettere e tutelare i principi del diritto naturale. L'aborto, per quanto presentato come una scelta di emancipazione femminile, è in realtà una negazione del diritto alla vita del più vulnerabile, come si può arguire dalla prospettiva di Tommaso d'Aquino, la cui dottrina, aggiornata con le conoscenze scientifiche attuali, rafforza ulteriormente la condanna di tale pratica.