L'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), comunemente nota come aborto volontario, rappresenta una procedura medica che consente l'interruzione di una gravidanza non desiderata o che presenta gravi rischi per la salute. In Italia, la possibilità di ricorrere all'aborto è regolamentata da specifiche normative fin dal 1978, con la legge 194, che stabilisce condizioni e limiti precisi per la sua esecuzione. Sebbene sia una procedura legale e relativamente sicura quando praticata in ambienti professionali e sotto il controllo medico, è fondamentale comprendere le diverse modalità con cui viene attuata, i potenziali rischi fisici e le significative implicazioni psicologiche che possono accompagnarla. Questa analisi mira a fornire una panoramica dettagliata di tutti gli aspetti legati all'aborto volontario, dalle procedure di accesso e le metodiche d'intervento, fino alle possibili complicanze e al necessario supporto post-procedura.
Il Quadro Normativo e l'Accesso all'IVG in Italia
In Italia, l'aborto volontario è legale dal 1978 e può essere richiesto entro i primi 90 giorni dall’inizio della gestazione. La legge 194 offre la possibilità di richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza per motivi di salute, familiari, sociali ed economici. Dopo i tre mesi indicati, o più precisamente dopo i 90 giorni previsti dalla succitata legge, l'interruzione volontaria di gravidanza è possibile solo per ragioni terapeutiche, legate alla salute psicofisica della donna in questione, o nel caso in cui vi sia la presenza di reali e gravi rischi per la salute psicofisica o per la vita della stessa donna. È importante notare che l'aborto (dal latino abortus, derivato di aboriri, "perire") è l'interruzione della gravidanza, spontanea o procurata, nel periodo in cui il feto non è ancora capace di vita autonoma extrauterina, generalmente prima della 20ª-22ª settimana.
Per accedere al percorso dell’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), la donna incinta deve innanzitutto rivolgersi a una struttura abilitata, come un consultorio, un ginecologo privato o un medico di fiducia. Qui, verrà sottoposta a tutti gli accertamenti necessari di natura medica e sanitaria. Verranno inoltre indagate le cause psicologiche ed emotive che sono alla base della decisione. La richiesta di interruzione di gravidanza deve essere firmata dalla donna richiedente e dal medico che effettua consulenza e visita medica.
Se vengono accertate condizioni tali da rendere urgente l'intervento, alla donna è rilasciato immediatamente un certificato attestante l'urgenza. Con tale certificato, può presentarsi subito a una delle sedi autorizzate a praticare l'interruzione della gravidanza. Se, invece, non vengono rilevate condizioni che determinano un'urgenza, al termine dell'incontro verrà rilasciato alla donna la copia di un documento, che dovrà anch'essa firmare, attestante lo stato di gravidanza in atto e la richiesta per la sua interruzione volontaria. In questo caso, al termine dell’incontro, verrà proposto un periodo di riflessione pari a sette giorni prima della decisione definitiva. Per legge, di norma è necessario attendere sette giorni tra il rilascio del documento e l’esecuzione dell’interruzione di gravidanza. Nel corso di questi sette giorni, la donna può presentarsi al presidio ospedaliero di riferimento, o a un altro a sua scelta, nel giorno di accesso all'ambulatorio IVG per programmare quanto necessario. Il medico effettuerà la valutazione clinica, fornirà tutte le informazioni e i chiarimenti necessari e acquisirà il consenso.
Affinché la procedura sia possibile, è necessario che la donna abbia compiuto il diciottesimo anno di età. L'aborto volontario può essere richiesto anche dalle donne minorenni con età inferiore ai 18 anni, previo consenso dei genitori. Se i genitori hanno la potestà genitoriale congiunta, è necessario l'assenso di entrambi; se la potestà è esclusiva, basta il consenso dell'unico genitore. Se la minorenne non può o non vuole parlare con i genitori, l'equipe consultoriale, entro sette giorni, preparerà una relazione congiunta che l'assistente sociale rimetterà al giudice tutelare il quale, dopo valutazione del caso, esprimerà il suo consenso. “…nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera.”
La modalità di accesso alle strutture che offrono l'intervento per l'interruzione volontaria di gravidanza, così come le analisi che è necessario eseguire prima di sottoporvisi, possono variare da una Regione all'altra. Attualmente, l'intervento è effettuato in ospedale o in case di cura convenzionate.

Le Metodiche di Interruzione Volontaria di Gravidanza
Una volta ottenuto il permesso e superato l'eventuale periodo di riflessione, la donna si reca nella struttura abilitata all’interruzione volontaria di gravidanza. Potrebbe essere un ospedale o comunque una struttura sanitaria organizzata a questo scopo. Ricordiamo che in Italia esiste un gran numero di obiettori di coscienza: cioè personale medico che si rifiuta, per motivazioni etiche o altre ragioni, di effettuare l’aborto. La legalità dell’obiezione dipende dal caso e dall’interpretazione delle norme legali vigenti in Italia. La questione risulta molto complessa e non è possibile affrontarla in questa sede in profondità, ma è un fattore che può influenzare l'accesso ai servizi.
Sono principalmente due le modalità con cui è possibile effettuare l'interruzione volontaria di gravidanza: l'aborto farmacologico o medico e l'aborto chirurgico. La scelta delle modalità dipende da fattori come l’età gestazionale dell’embrione o del feto, che aumenta di dimensioni con il progredire della gravidanza, e dall’accesso alle cure. Di solito, la durata della gravidanza viene stimata con un’ecografia.
Aborto Farmacologico (Aborto Medico)
L’aborto farmacologico prevede l'impiego di pillola abortiva e la somministrazione di molecole che favoriscono la contrazione dell’utero e dunque l’espulsione dell’embrione. Può essere scelto se la gravidanza è inferiore a 63 giorni (9 settimane) dall'ultima mestruazione e se non ci sono controindicazioni all'uso dei farmaci previsti. Negli Stati Uniti, nel 2023, l’aborto farmacologico rappresentava il 63% di tutti gli aborti, con un aumento del 10% rispetto al periodo dal 2020 al 2023.
Il procedimento avviene a livello ambulatoriale in due fasi. Nella prima, si assume un farmaco, il mifepristone (meglio noto con il nome di RU 486), che interrompe la gravidanza. Il mifepristone blocca l’azione dell’ormone progesterone, che prepara la mucosa uterina alla gravidanza, e rende anche l’utero più sensibile al secondo farmaco somministrato. Dopo 24-48 ore ci sarà una nuova visita durante la quale si assumerà un secondo farmaco, un analogo delle prostaglandine, il misoprostolo, che facilita il distacco e l'espulsione del prodotto del concepimento. Questo farmaco può essere assunto sotto forma di compressa da ingerire, sciogliere sotto la lingua o tra guance e gengive, oppure inserito in vagina. Le prostaglandine sono sostanze simili agli ormoni che stimolano la contrazione dell’utero.
Entro 4-6 ore dal misoprostolo, il rivestimento interno dell’utero si sfalda, causando sanguinamento e distacco con eliminazione del tessuto gravidico. L’aborto farmacologico ha un’efficacia di circa il 97% nelle gravidanze di 8-9 settimane, che si riduce leggermente nelle gravidanze di 9 o più settimane. L’efficacia dopo 9 settimane di gestazione migliora con una dose aggiuntiva di misoprostolo; l’efficacia dopo 11 settimane di gestazione migliora con due dosi aggiuntive.
La sintomatologia sarà assimilabile a quella di un aborto spontaneo nelle fasi iniziali di gravidanza. Nella maggior parte delle donne, l’aborto medico viene percepito come una brutta mestruazione, con forti crampi, diarrea e stomaco sottosopra. Questi sintomi sono normali. Paracetamolo (Tachipirina®) o ibuprofene (Brufen®) possono aiutare a ridurre i crampi. Durante l'incontro vengono svolti gli accertamenti sanitari, valutate le circostanze che determinano la richiesta di abortire e le eventuali soluzioni. Se l’aborto medico viene eseguito dopo le 9 settimane di gravidanza, possono essere necessarie più dosi di misoprostolo ed è maggiore la probabilità di dover rimanere in ambiente ospedaliero. L’aborto farmacologico può essere utilizzato per gravidanze fino a 12 settimane in regime ambulatoriale; prima di lasciare la struttura, la donna deve comprendere le aspettative e le precauzioni da prendere durante e dopo l’aborto farmacologico.
Aborto farmacologico o chirurgico? Come orientarsi nella scelta: cambiano tempistiche e modalità
Aborto Chirurgico
L’aborto chirurgico comporta un ricovero in day hospital. La procedura può essere svolta secondo differenti modalità. L’utero della donna viene svuotato attraverso strumentazione medica. L'intervento, effettuato in anestesia, avviene in sala operatoria. La procedura ha una durata media di 15 minuti.
Le tecniche impiegate variano a seconda della durata della gravidanza:
- Dilatazione e raschiamento (D e R) con suzione: Nelle gravidanze inferiori a 16 settimane, in genere si ricorre a questa tecnica. Uno speculum viene inserito nella vagina per consentire al medico di vedere la cervice. Viene iniettato nella cervice un anestetico locale (come la lidocaina) per ridurre il fastidio e la cervice viene dilatata. La dilatazione può avvenire attraverso farmaci o strumentazione meccanica, oppure utilizzando sostanze che assorbono i liquidi, come steli di alghe essiccate (laminaria) o un dilatatore sintetico. Vengono in genere somministrati analgesici per bocca e anestetici locali, ossia farmaci che tolgono le sensazioni iniettati nella cervice. Potrebbero anche venir somministrati dei sedativi tramite iniezione. La procedura viene eseguita con la paziente in sedazione cosciente o anestesia generale. Viene quindi inserita nell’utero una sonda flessibile collegata a una fonte di aspirazione per rimuovere il feto e la placenta. L’aspirazione può essere esercitata con una siringa manuale o con uno strumento simile oppure con un dispositivo di aspirazione. Talvolta, dopo lo strumento di aspirazione, viene inserito un piccolo strumento affilato a forma di cucchiaio (curette) per rimuovere eventuale tessuto rimanente. Questa procedura deve essere usata raramente e con delicatezza, per ridurre il rischio di cicatrizzazione e infertilità.
- Dilatazione ed evacuazione (D ed E): Se la gravidanza è di 16 o più settimane, si ricorre a questa tecnica. Dopo aver dilatato la cervice, si utilizzano aspirazione e un forcipe per rimuovere il tessuto della gravidanza e il liquido amniotico. Si può usare con delicatezza una curette affilata per assicurarsi che tutti i prodotti del concepimento siano stati rimossi.
Per molte donne, l’aborto chirurgico risulta come una mestruazione con crampi particolarmente intensi. In genere, vengono somministrati farmaci per contenere il dolore e raccomandato il riposo una volta a casa. Possono essere di aiuto anche paracetamolo o ibuprofene.
L'Esperienza Post-Aborto e le Cure Immediate
Dopo un periodo di osservazione, la donna viene dimessa dalla struttura sanitaria, solitamente nel pomeriggio stesso in caso di day hospital, salvo complicazioni. Può fare ritorno al domicilio avendo cura di tenere comportamenti corretti e in linea con le prescrizioni del medico.
Immediatamente dopo un'interruzione chirurgica, l'utero si contrae. In rari casi, questo può causare un leggero fastidio o dolori. Dopo l'assunzione della seconda compressa (Cyprostol®), la prostaglandina, spesso compaiono dolori addominali e/o alla parte bassa della schiena. Pertanto, è consigliato assumere subito anche un antidolorifico come prevenzione: Parkemed®, (ibu-) brufene 200 mg, ad es. Dismenol® o diclofenac, ad es. Voltaren® 50 o 75 mg.
Dopo un'interruzione chirurgica, di solito il sanguinamento è inferiore a quello di una normale mestruazione. Tuttavia, può iniziare in modo irregolare, ad esempio i primi 1-2 giorni può non essere presente o essere molto scarso. In pochi casi, il sanguinamento può essere più intenso. È possibile che dopo l'uscita dall'utero il sangue si coaguli non appena entra in contatto con la vagina e venga quindi espulso sotto forma di coaguli di sangue, che non sono "coaguli di tessuto". In caso di interruzione farmacologica, il sanguinamento inizia solitamente dopo l'assunzione della prostaglandina Cyprostol® e per alcune ore può essere più intenso del normale flusso mestruale. Nelle prime ore dopo l'assunzione della prostaglandina Cyprostol® a volte possono comparire sanguinamenti intensi. Pertanto, in questo periodo è consigliato non lavorare.
In generale, dopo l'aborto volontario è necessario contattare un medico se si presentano sintomi come forte sanguinamento vaginale, perdite di cattivo odore, crampi e febbre. Dopo un aborto medico, è possibile manifestare effetti collaterali di breve durata, per esempio diarrea e nausea, dovuti ai farmaci. Qualunque sia il tipo di aborto praticato, è probabile avvertire nei giorni successivi anche qualche crampo gastrico e osservare sanguinamenti vaginali. Se l’aborto farmacologico non ha successo, può essere necessario un aborto procedurale.
Il turgore delle mammelle a volte può durare fino a 3 settimane. L'ormone della gravidanza hCG viene eliminato solo lentamente dall'organismo e i test tradizionali sono molto sensibili. Con l'interruzione, per l'organismo inizia un nuovo ciclo. In genere, il ciclo mestruale successivo avviene dopo 4-6 settimane. Si può rimanere incinta poco dopo un aborto, anche prima che ritornino le mestruazioni. L'ovulazione successiva avviene circa 2 settimane dopo l'interruzione. Questo significa che si potrebbe restare di nuovo incinta se non si adotta un metodo contraccettivo sicuro. Sarebbe opportuno iniziare a utilizzare metodi contraccettivi ormonali (pillola, bastoncini, anello, cerotto, iniezione dei tre mesi) subito dopo l'interruzione chirurgica. La contraccezione può essere iniziata immediatamente dopo un aborto eseguito prima di 28 settimane di gestazione, anche con un dispositivo intrauterino (IUD) di rame o a rilascio di levonorgestrel, non appena l’aborto è completato. In Italia, nei due anni successivi all’IVG, la contraccezione è gratuita per le donne iscritte al SSN, residenti o domiciliate in Toscana, o in possesso di codice STP (Stranieri Temporaneamente Presenti) e per le studentesse fino ai 25 anni di età iscritte alle Università toscane. Il counselling contraccettivo e l’avvio della contraccezione vengono garantiti già dai reparti e dagli ambulatori dove viene effettuata l’IVG.

Rischi e Complicanze Fisiche dell'Aborto Volontario
Le complicanze dell’aborto sono rare se viene eseguito da un professionista sanitario qualificato in un ospedale o in una clinica. I dati nazionali mostrano che in Italia morire per aborto è un evento straordinario, molto raro. Per esempio, nel 2013, vi sono state 102.760 interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) e, sempre in quell’anno, la percentuale di complicanza emorragica è stata dell’1,7%, senza alcun decesso. Le complicanze sono molto meno frequenti dopo un aborto piuttosto che dopo un parto a termine. Le complicanze gravi si verificano in meno dell’1% delle donne che hanno subito un aborto e i tassi sono i più bassi nelle prime fasi della gravidanza e quando l’accesso alle cure è sicuro. Il rischio di complicanze è correlato al metodo utilizzato.
Tuttavia, è fondamentale essere consapevoli dei possibili effetti collaterali e delle complicanze, sebbene rare:
- Infezione dell’utero: Si verifica in circa una donna su dieci. Molto raramente, dopo un'interruzione compare un'infiammazione che si manifesta con febbre nei giorni successivi all'interruzione. Prima di un intervento di interruzione chirurgica, viene sempre eseguita un'analisi delle secrezioni vaginali e le donne ricevono antibiotici efficaci contro le infezioni dell’apparato riproduttivo. Sanguinamento e infezione si possono verificare in caso di ritenzione di un frammento placentare nell’utero. In caso di sanguinamento o di sospetta infezione, un’ecografia consente di stabilire l’eventuale presenza di frammenti di placenta rimasti nell’utero.
- Sanguinamento eccessivo: Circa una donna su mille può sperimentare un forte sanguinamento. La complicanza di un’emorragia gravissima può purtroppo accadere.
- Danni collaterali alla cervice: Riguarda circa una donna su cento. In rari casi, inoltre, la cervice può risultare indebolita, risultando così incompetente (si potrà dilatare precocemente) in una successiva gravidanza. La perforazione dell’utero o della cervice a causa di uno strumento chirurgico avviene in meno di 1 aborto su 1.000.
- Danni all’utero: Rari, si verificano in una donna su duecentocinquanta o mille per gli aborti chirurgici; una donna su mille per quelli farmacologici. Le lesioni dell’intestino o di un altro organo sono persino più rare.
- Sindrome di Asherman: Molto raramente la procedura o un’infezione successiva causano la formazione di tessuto cicatriziale nell’epitelio uterino, con conseguente sterilità. Si tratta di un disturbo chiamato sindrome di Asherman.
- Trombi nelle gambe: Successivamente, se la donna non è attiva, si possono formare trombi nelle gambe.
- Fattore Rh: In caso di feto con sangue Rh-positivo, una donna con sangue Rh-negativo può produrre anticorpi anti-Rh. Tali anticorpi possono mettere a rischio le gravidanze successive. Dopo qualsiasi aborto (procedurale o farmacologico), le donne con sangue Rh-negativo ricevono un’iniezione di anticorpi anti-Rh chiamati immunoglobuline Rho(D), che prevengono lo sviluppo di tali anticorpi. Il trattamento con immunoglobuline non è necessario se la gravidanza è inferiore a 12 settimane.
È importante sottolineare che, in tutto il mondo, circa il 13% delle morti di donne in gravidanza è dovuto a un aborto non sicuro; la maggioranza di questi decessi si verifica in Paesi nei quali l’aborto è illegale. Questo evidenzia l'importanza di procedure legali e sicure.
Impatto Psicologico ed Emotivo dell'Interruzione di Gravidanza
Ricordiamo che l’aborto può avere conseguenze da non sottovalutare sulla psiche della donna, che si trova ad affrontare una situazione spesso difficile e legata a possibili complicazioni sul piano psichico, fisico ed emotivo. Un'interruzione di gravidanza, seppur volontaria, può avere un certo impatto sulla vita della donna e sulla sua sfera psicologica e sociale. Difatti, è possibile che la decisione di ricorrere all'aborto possa avere conseguenze psicologiche, esponendo la donna alla sperimentazione di sentimenti contrastanti e alterazioni dell'umore.
Dopo l’aborto volontario, i sintomi possono comprendere sofferenza psicoemotiva, alterazioni dell’umore, malessere generale, crisi relazionali, isolamento e altro ancora. Si può altresì sperimentare senso di colpa, vergogna, pentimento, fino ad arrivare a repulsione e a sviluppare fobie specifiche come la tocofobia. In alcuni casi, l'aborto volontario può essere seguito da condizioni psicologiche complesse, tra cui la psicosi post partum. Molte donne si sentono oppresse fino al momento dell'interruzione e dopo l'intervento si sentono sollevate. Un'interruzione di gravidanza può anche essere vissuta come liberazione e sollievo. Tuttavia, l’interruzione di gravidanza è un evento traumatico che ha, in alcuni casi, gravi ripercussioni sulla salute mentale della donna sia nel breve che nel lungo termine.

La Sindrome Post-Abortiva (SPA)
Uno dei quadri nosologici maggiormente discussi è la cosiddetta Sindrome Post-Abortiva (SPA). Questa sindrome si riferisce a una serie di disagi che possono insorgere subito dopo l’interruzione oppure dopo anni e può rimanere quindi latente per molto tempo. Essa viene fatta rientrare, in linea teorica, all’interno dei disturbi post-traumatici da stress, essendo l’IVG un evento traumatico in grado di creare un marcato stress e disagio.
I sintomi della SPA possono interessare varie aree del funzionamento e comprendono:
- Disturbi emozionali (ansia, depressione, ecc.)
- Disturbi della comunicazione e del pensiero
- Disturbi dell’alimentazione
- Disturbi della relazione affettiva e della sfera sessuale
- Disturbi neurovegetativi
- Disturbi del sonno
- Disturbi fobico-ansiosi
- Flashback dell’aborto
I sintomi principali che fanno rientrare la SPA nella categoria della sindrome post-traumatica da stress sono, invece:
- Esposizione o partecipazione a un’esperienza di aborto, percepita come uccisione volontaria di un bambino ancora non nato.
- Rivivere in modo intrusivo l’evento dell’aborto.
- Sforzi per evitare di riportare alla memoria i ricordi legati all’interruzione di gravidanza.
- Altri sintomi associati all’evento come senso di colpa e sensazione di essere sopravvissuti che non erano presenti prima del trauma.
Fattori scatenanti, anche dopo anni, possono essere l’anniversario dell’interruzione, l’ipotetica data di nascita e tutta una serie di scadenze legate ad anniversari e ricorrenze. Anche se l’esistenza e la morte del bambino non sono riconosciute da nessuno intorno a lei, il legame tra la madre e il bambino che non c’è più è spesso totalizzante, anche se in modo inconsapevole. I fattori di rischio per sviluppare una sindrome post-traumatica da stress legata all’aborto sono lo scarso supporto sociale, la pressione di un amico, compagno, marito o parenti circa l’aborto e sentimenti quali vergogna e sensi di colpa. Nel lungo termine, le manifestazioni possono presentarsi fino a 15 anni dopo l’evento con emozioni disturbanti e pensieri ricorrenti ed intrusivi.
La consapevolezza della propria decisione non preclude una ferita profonda, un dolore viscerale che può tornare vivido anche dopo tempo. Rispetto a ciò, Galimberti (1994) afferma: “è frequente che il ricordo di aborti provocati in epoca lontana e superati apparentemente senza difficoltà, ricompaia carico di sensi di colpa in occasione di episodi depressivi”.
Il Ruolo del Supporto Psicologico
Diviene necessario richiedere un supporto psicologico non solo in presenza di questi sintomi, ma in precedenza e in seguito all’aborto volontario, per non dover affrontare in solitudine l’esperienza dolorosa e spesso conflittuale dell’interruzione volontaria di gravidanza. Si può contattare un esperto psicoterapeuta che saprà come agire tempestivamente per trattare o prevenire i sintomi sopraindicati. Alla luce di quanto appena detto, appare chiaro come non sia importante solo il supporto medico e sanitario fornito prima, durante e dopo l'interruzione di gravidanza, ma quanto lo sia anche il supporto psicologico alla donna. Alle donne devono essere offerte risorse di salute mentale.
La consulenza psicologica è uno strumento importante, sia prima che dopo un’interruzione di gravidanza, per lavorare sulla consapevolezza delle conseguenze delle varie scelte e per ottenere un miglior esito psicologico. Quando una donna si presenta da uno psicologo nel momento in cui deve prendere questa decisione, deve sentirsi supportata in ognuna delle sue scelte. È importante accompagnare la donna nell’elaborazione del lutto e indagare pensieri disfunzionali relativi a questo evento. Per elaborare la perdita è anche importante accettare l’esperienza vissuta e accogliere la sofferenza che ne consegue. Per queste ragioni, è auspicabile che ogni donna che ha vissuto un’interruzione di gravidanza possa avere il giusto supporto psicologico, sia per accettare la sofferenza che per colmare l’immenso senso di vuoto che quell’evento ha prodotto. Spesso, anche la partecipazione a dei gruppi di supporto sostiene e dà il giusto supporto per elaborare la perdita. Il gruppo veicola significati ed emozioni importanti per raggiungere questo obiettivo.
Fertilità Futura e Gravidanze Successive
In linea generale, l'esecuzione di un aborto volontario non dovrebbe pregiudicare la possibilità di avere figli in futuro, quindi, non dovrebbe avere effetti sulla fertilità. L'attuale gravidanza comprova il fatto che la donna è fertile. Un'interruzione di gravidanza senza complicanze non ha ripercussioni negative sulla fertilità.
Tuttavia, si segnala che alcuni autori suggeriscono una possibile connessione fra l'aborto e alcuni problemi riscontrati in un'eventuale successiva gravidanza, quali ad esempio sanguinamento durante la gestazione, problemi connessi alla placenta, parto prematuro. Ad ogni modo, se si desidera una gravidanza dopo aver effettuato un'interruzione volontaria di gravidanza, è bene parlarne con il proprio medico o il proprio ginecologo.
Molte donne vogliono avere figli. Vogliono metterli al mondo quando sono pronte e in grado di prendersene cura al meglio. Ogni anno, tuttavia, milioni di donne affrontano gravidanze non pianificate. L'aborto non aumenta i rischi per il feto o per la donna durante gravidanze successive. Se si desidera prevenire future gravidanze, è cruciale adottare un metodo contraccettivo efficace subito dopo l'IVG.
Aborto farmacologico o chirurgico? Come orientarsi nella scelta: cambiano tempistiche e modalità
Considerazioni sulla Sicurezza e Miglioramenti Necessari
La tragedia irrimediabile della giovane donna morta, come il caso di Gabriella C., morta a 19 anni durante un’interruzione volontaria di gravidanza, ha creato un ulteriore shock e ci spinge a reinterrogarci sulla vulnerabilità e sui rischi inattesi della gravidanza e del parto. Sebbene, come già evidenziato, la percentuale di mortalità sia estremamente bassa, è fondamentale comprendere perché tali eventi, ancorché rari, possano accadere. La complicanza di un’emorragia gravissima può purtroppo accadere: bisogna impegnarsi perché non diventi fatale. In ogni caso, viene condotta un’indagine accurata per accertare eventuali errori da parte dei medici e/o inadeguatezze da parte delle strutture, su cui indaga la Magistratura.
Ci sono però degli aspetti da migliorare fin da ora e su cui dobbiamo riflettere e impegnarci.
- Aumentare l’uso di contraccezione efficace: Per ridurre idealmente a zero gli aborti volontari, è essenziale promuovere e facilitare l'accesso a metodi contraccettivi efficaci.
- Ridurre l’atteggiamento ancora aggressivo nei confronti delle donne che praticano l’interruzione di gravidanza: La violenza di certi commenti sui social nei confronti di donne che affrontano un'IVG è inaccettabile e crea un ambiente di stigma che ostacola l'accesso a cure e supporto.
- Fare un maggior uso dell’RU486: Il farmaco che rende più sicura l’interruzione di gravidanza (usato molto nel Nord Italia, poco al Sud) dovrebbe essere reso più accessibile e la sua applicazione ottimizzata su tutto il territorio nazionale.
- Ridurre la discriminazione organizzativa negli ospedali: I servizi di interruzione di gravidanza sono spesso isolati all'interno degli ospedali stessi, come qualcosa che sarebbe meglio non ci fosse. A volte sono dislocati al di fuori degli edifici centrali: anche questo può rendere irrimediabile un’emergenza che potrebbe essere ben affrontata.
- Supporto per i medici non obiettori: L’isolamento dei medici non obiettori, quelli che eseguono materialmente le interruzioni di gravidanza tutti i giorni, può creare difficoltà, specialmente se ci sono ritardi da parte degli obiettori nell’intervenire durante l’emergenza. È fondamentale garantire un ambiente di lavoro supportivo e collaborativo per tutto il personale sanitario.
La probabilità che si verifichino complicanze dopo un’interruzione volontaria di gravidanza è molto ridotta, ma se si ha la sensazione che qualcosa non quadri, è sempre consigliabile contattare il personale medico o la struttura di riferimento in qualsiasi momento.