Aborto Interno a 15 Settimane: Comprendere Sintomi Silenti, Cause, Diagnosi e Gestione

Introduzione: L'Insidia del Silenzio in Gravidanza

Uno dei motivi per cui le coppie preferiscono aspettare prima di annunciare una gravidanza è data dal rischio di aborto interno, ovvero quando il feto smette di svilupparsi e muore. L’insidia dell’aborto interno si spiega meglio con il suo altro nome: aborto spontaneo senza sintomi. A differenza dell’aborto comune, di solito procede senza sintomi che lo “segnalino”: la donna può avere un po’ di spotting, avere perdite o lievi dolori all’addome inferiore, quindi spesso passa inosservato. Molto spesso, questo accade durante il primo trimestre, motivo per cui è consigliabile attendere fino allo screening del primo trimestre prima di annunciare la gravidanza. Un aborto interno è un duro colpo nella vita di una coppia: si alternano emozioni tra il non veder l’ora di avere un bambino alternate a tristezza e paura di cosa possa accadere.

L'Aborto Interno a 15 Settimane: Una Realtà Spesso Silenziosa

L’aborto interno è una condizione in cui la gravidanza si è interrotta, ma l’embrione o il feto è presente e non ha attività cardiaca. Molto spesso, questo tipo di aborto è noto come aborto interno o ritenuto. Si verifica senza perdite di sangue o dolore, quindi può servire del tempo per diagnosticarlo, perfino qualche settimana. Molto spesso, viene scoperto quando la futura mamma si sottopone a un controllo di routine. A differenza degli aborti spontanei, che sono accompagnati da emorragie, crampi e dolore, l'aborto interno non mostra alcun tipo di sintomatologia. Per questo motivo, può essere rilevato solo durante l'ecografia, quando non compare alcun battito cardiaco. Molto spesso infatti la gravidanza si è interrotta ma possono passare anche settimane prima che compaiano i classici sintomi di aborto!

Ecografia fetale che mostra assenza di battito cardiaco

Un caso specifico è quello di una donna che è andata al controllo e a 15 settimane il battito non c’era più. Il feto aveva smesso di crescere. Non ha avuto perdite di sangue, dolori particolari o altro, proprio di quel periodo. In questa situazione, la morte del feto è rilevata con un’ecografia prima di 20 settimane di gestazione, senza sintomi (sanguinamento o dolore) che suggerissero un problema della gravidanza. Gli aborti possono essere frequenti nelle donne che soffrono di una patologia o che aspettano il loro primo figlio. E, a volte, possono essere trattenuti all'interno dell'utero. Questo tipo di aborto è noto come aborto interno o ritenuto.

Comprendere l'Aborto Spontaneo: Definizioni e Statistiche

L'aborto spontaneo è l'interruzione della gravidanza prima della 25° settimana di gestazione. In altri contesti, si definisce "aborto spontaneo" la perdita spontanea della gravidanza entro le 12 settimane di amenorrea. Gli aborti spontanei sono molto comuni, soprattutto nelle prime fasi della gravidanza. Si stima che il 15-20% delle gravidanze si interrompa spontaneamente nelle prime settimane di gestazione, anche se probabilmente l'incidenza è più alta perché alcuni aborti estremamente precoci vengono scambiati per un ciclo mestruale tardivo.Si verifica un aborto spontaneo in circa il 10-15% delle gravidanze conclamate. Un numero ben maggiore di aborti non viene riconosciuto, in quanto si verifica quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante. Circa l’85% degli aborti spontanei si verifica nelle prime 12 settimane di gestazione. Il rimanente 15% avviene fra le 13 e le 20 settimane di gestazione.

Il termine medico per l’interruzione intenzionale della gravidanza è aborto indotto o interruzione volontaria della gravidanza. Diversi termini vengono utilizzati per indicare l’aborto. Si parla di aborto spontaneo per la perdita della gravidanza prima di 20 settimane di gestazione. Se la perdita avviene prima di 12 settimane di gestazione, si definisce aborto spontaneo precoce. L'aborto spontaneo tardivo, invece, si riferisce alla perdita della gravidanza tra 12 e 20 settimane di gestazione. La minaccia d’aborto è una condizione in cui i sintomi (dolore pelvico e lombare, perdita di sangue dall’utero) sono presenti, pur essendo il collo uterino chiuso e il feto vitale. L'aborto mancato è la morte del feto rilevata con un’ecografia prima di 20 settimane di gestazione, senza sintomi (sanguinamento o dolore) che suggerissero un problema della gravidanza. L'aborto spontaneo ricorrente indica un'anamnesi di almeno tre aborti spontanei. Infine, l'aborto settico è un'infezione del contenuto dell’utero prima, durante o dopo un aborto spontaneo o indotto. La morte in utero è la morte del feto e il parto dopo 20 settimane o più di gestazione.

I Sintomi dell'Aborto Interno: L'Assenza di Segnali Evidenti

L’aborto interno è un aborto spontaneo senza sintomi, che spesso passa inosservato. La donna può avere un po’ di spotting, avere perdite o lievi dolori all’addome inferiore, quindi spesso passa inosservato. Di solito un aborto spontaneo è preceduto da sanguinamento vaginale che può essere spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro oppure sanguinamento più intenso. L’utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo provocando crampi, che possono causare l’apertura (dilatazione) della cervice. Tuttavia, il sanguinamento vaginale è comune nelle prime fasi della gravidanza, spesso in assenza di problemi della stessa. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione. Circa il 12% delle gravidanze con sanguinamento nelle prime 12 settimane si risolve con un aborto spontaneo.

Aborto spontaneo: cos'è e quali sono le cause

L’unico segno di aborto, nella prima fase di gravidanza, può essere un sanguinamento vaginale di lieve entità. Nelle fasi tardive della gravidanza, un aborto può causare un’emorragia profusa e il sangue può contenere muco o coaguli. I crampi diventano più intensi fino a che, alla fine, l’utero si contrae a sufficienza per espellere il feto e la placenta. A volte il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun sintomo di aborto; questo viene definito aborto mancato. Il medico può sospettare un aborto mancato se l’utero non si espande. Talvolta, il medico rileva un aborto mancato durante un’ecografia prenatale di routine. Gli aborti spontanei sono comuni nelle prime fasi della gravidanza e alcuni possono non essere riconosciuti, perché si verificano prima che la donna sia consapevole di essere incinta. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione, ma solo approssimativamente il 12% di esse subisce un aborto spontaneo.

Le Cause Sottostanti dell'Aborto Interno

Perché il feto smetta improvvisamente di svilupparsi non è del tutto chiaro ai medici, ma le ricerche mediche finora concordano principalmente che la causa più comune sia data da anomalie cromosomiche (l’embrione ha un numero sbagliato di cromosomi). Gli aborti spontanei che si verificano nelle prime 10-11 settimane di gestazione sono spesso causati da una malattia cromosomica. Ciò avviene più spesso nelle donne di età inferiore ai 20 anni o dai 35 anni in poi. Nella maggior parte dei casi la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta. Molto spesso la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta, ma può verificarsi perché il feto non si sviluppa normalmente (a volte a causa di un’anomalia genetica o di un difetto congenito) o a causa di un problema di salute della donna.

Altre cause (eccezionali) includono gravi infezioni virali o batteriche, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia. Cattiva coagulazione del sangue, disturbi del sistema immunitario, disturbi ormonali o problemi alla tiroide sono anche tra le possibili cause. Le anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo della donna (ad esempio un utero con fibromi o, raramente, due camere o cicatrizzazione interna) possono causare la perdita della gravidanza nel periodo fino a 20 settimane di gestazione. Un aborto spontaneo può essere causato da certe infezioni virali, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia. Altre cause includono patologie come il diabete o le malattie autoimmone. Se una donna presenta un disturbo che facilita la coagulazione (come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi) può subire aborti spontanei ripetuti consecutivi (chiamati perdita ricorrente della gravidanza) che si verificano nelle prime 10 settimane di gestazione.

Schema delle cause più comuni di aborto spontaneo

I fattori di rischio (condizioni che aumentano il rischio di un disturbo) di aborto spontaneo comprendono i seguenti: madre più giovane o più vecchia (di età inferiore a 20 anni o di almeno 35 anni), aborti spontanei in gravidanze precedenti (aborti ripetuti), fumo di sigaretta, uso di sostanze come cocaina e alcol. Alcune malattie della madre, come il diabete, l’ipertensione arteriosa o gravi disturbi della tiroide, se non vengono adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza, possono aumentare il rischio di aborto.Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima (come scivolare e cadere o fare attività fisica). Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo. L’interruzione della gravidanza avviene molto presto, e in questi casi a nulla valgono le terapie, il riposo a letto o altro per evitare l’aborto! Tu non hai nessuna responsabilità e nessuna colpa. Non rimproverarti nulla!

Purtroppo molto spesso non è possibile, soprattutto se è precoce, perché non ci sono segni premonitori, si scopre di avere abortito quando la gravidanza si è già interrotta e non se ne può fermare il decorso. Nella maggior parte dei casi non è possibile capire le cause del singolo aborto e non sono necessari ulteriori accertamenti. Nel caso specifico di una donna a 15 settimane, dopo l'espulsione ha avuto linfonodi del collo infiammati per 3 giorni e febbre. Questo potrebbe davvero implicare una causa infettiva, come ha ipotizzato uno specialista, sebbene si tratti solo di un'ipotesi basata su informazioni scarne.

Il Processo Diagnostico: Come Viene Rilevato l'Aborto Interno

La diagnosi può essere semplice nei casi evidenti, ma a volte è complicata e richiede l’esecuzione di più controlli ravvicinati per chiarire se la gravidanza si sia realmente interrotta. Se una donna in stato di gravidanza presenta sanguinamento e crampi nel corso delle prime 20 settimane di gravidanza, il medico la deve visitare per verificare se ci siano minacce di aborto. Durante un esame pelvico il medico esamina la cervice per stabilire se si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile.

Illustrazione degli strumenti diagnostici in ginecologia

La tua ginecologa ti farà fare il test delle BHCG sul sangue, una visita ginecologica accurata e l’ecografia endovaginale. La BHCG si esegue mediante un prelievo di sangue che valuta l’ormone prodotto dal trofoblasto, la piccola placenta che si forma inizialmente. Si eseguono esami del sangue per misurare i livelli di un ormone prodotto dalla placenta all’inizio della gravidanza, chiamato gonadotropina corionica umana (hCG). I risultati confermano la gravidanza. Di solito, l’esame viene ripetuto ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica), che può anch’essa causare sanguinamento, nonché per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo. Se l’utero non si espande progressivamente, si sospetta un aborto mancato, cioè che il feto è deceduto ma non è stato espulso dall’utero pur senza causare sintomi (sanguinamento vaginale o dolore addominale).

L’ecografia ci fa vedere cosa sta succedendo nell’utero. C’è il sacco gestazionale in utero? Il sacco gestazionale è grande a sufficienza o è piccolo? Si vede l’embrione? E se l’embrione si vede, ha il battito cardiaco? Ci sono raccolte di sangue nell’utero? L’ecografia viene eseguita anche mediante l’inserimento in vagina di una sonda ecografica (la cosiddetta ecografia transvaginale). Può essere utilizzata per stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente. I medici controllano lo stato del feto con un’ecografia ed eseguono un esame pelvico.

Gestire l'Aborto Interno: Opzioni Terapeutiche e Cure

Dopo un aborto interno i medici di solito consigliano alla donna il raschiamento dell’utero. In alcuni casi, il raschiamento non è necessario e l’espulsione avviene in modo spontaneo. È anche possibile l’utilizzo di farmaci per espellere il materiale abortivo. Se l’aborto spontaneo è confermato e il feto e la placenta sono stati espulsi completamente, non è necessario alcun ulteriore trattamento.

Gestione Spontanea e Medica

Se l’aborto è completo, il materiale abortivo è stato completamente espulso. Spesso c’è un sanguinamento e un dolore pelvico che ricordano la mestruazione. L’ecografia documenta l’assenza di materiale nella cavità uterina e i sintomi regrediscono nel giro di pochi giorni. In caso di aborto spontaneo nel secondo mese di gravidanza il medico può decidere di aspettare che avvenga un'espulsione spontanea, che in genere si manifesta con un'abbondante perdita ematica e crampi, maggiori rispetto a quelli tipici delle mestruazioni. Secondo le stime, un aborto sintomatico o ad una epoca inferiore a 9 settimane ha una altissima possibilità di evoluzione spontanea con successo senza intervento chirurgico, mentre questa probabilità scende drasticamente una volta superate le 12 settimane.

Aborto spontaneo: cos'è e quali sono le cause

Per favorire il processo di eliminazione del tessuto della gravidanza, la donna può assumere farmaci o sottoporsi a un intervento. Se l’aborto spontaneo è confermato, ma il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero, di solito esistono varie opzioni per l’eliminazione o l’asportazione del tessuto della gravidanza. In caso di aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane di gestazione), se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione i medici di solito spiegano le diverse opzioni e la donna può scegliere tra alcune soluzioni. Tra queste, monitorare attentamente i sintomi e attendere che l’utero espella il tessuto spontaneamente. La donna deve ricevere istruzioni su cosa aspettarsi, come gestire il dolore, come riconoscere se il tessuto della gravidanza è stato espulso e quando chiamare un medico (se il sanguinamento o il dolore è diverso da quanto previsto per un aborto spontaneo o in caso di febbre). Se il tessuto della gravidanza non viene eliminato spontaneamente, è necessario assumere farmaci o effettuare un intervento. Un'altra opzione è assumere farmaci (solitamente misoprostolo, talvolta con mifepristone) per aiutare l’utero a espellere la gravidanza.

Intervento Chirurgico: Raschiamento e Isterosuzione

Al giorno d’oggi il raschiamento si tratta di una procedura chirurgica non complicata e di routine, della durata di diversi minuti, che di solito si svolge a livello ambulatoriale e in anestesia totale. Anche nel caso di aborto interno è necessario, dopo aver dilatato il collo dell’utero, effettuare l’estrazione del materiale abortivo. Se l’epoca gestazionale non è molto avanzata, il materiale viene rimosso con una cannula aspiratrice e poi si esegue un controllo dell’utero con l’ecografia per vedere che non siano rimasti residui. Se la gravidanza invece ha superato le 9-10 settimane, si somministrano per via vaginale dei farmaci chiamati prostaglandine che dilatano il canale cervicale e stimolano le contrazioni uterine, e poi si fa la revisione chirurgica.

Strumenti per revisione uterina

In caso di aborto spontaneo tardivo (tra le 12 e le 20 settimane di gestazione), i medici consigliano di non attendere che la gravidanza venga eliminata spontaneamente, perché ciò può causare dolore o sanguinamento intensi e la gravidanza può non venire eliminata completamente, causando infezione. Gli aborti spontanei tardivi vengono trattati mediante una o più opzioni. Un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero: questo intervento è chiamato dilatazione e raschiamento (D e R) o dilatazione ed evacuazione (D e E) ed è eseguito con strumenti chirurgici per l’aspirazione e/o di altro tipo inseriti nell’utero attraverso la vagina. Un'altra opzione è l'uso di farmaci per indurre il travaglio e quindi espellere il contenuto dell’utero: questi farmaci possono includere il misoprostolo, talvolta con mifepristone (di solito utilizzati nelle fasi iniziali della gravidanza) o l’ossitocina (di solito utilizzata nelle fasi più avanzate della gravidanza). Infine, si può optare per un trattamento chirurgico che si chiama Isterosuzione (il noto raschiamento) con cui il materiale viene aspirato con una cannula inserita nel canale del collo dell'utero.

Nella maggior parte dei casi però l’aborto è incompleto, cioè nella cavità uterina rimangono residui di materiale abortivo. La rottura del sacchetto gestazionale e le contrazioni uterine hanno parzialmente espulso i residui ma spesso parte del materiale placentare rimane adeso alle pareti dell’utero. Quando si verifica questo tipo di aborto, possono esserci rischi di infezione e grave alterazione della coagulazione perché il tessuto senza vita consuma sostanze che sono correlate al controllo della coagulazione. Se dopo l'aborto spontaneo alcuni prodotti del concepimento rimangono nell'utero, potrebbero presentarsi alcuni sintomi come crampi e dolore, sanguinamento vaginale anche dopo alcuni giorni e c'è il rischio di infezione che può portare febbre, dolore e anche sepsi. Un'infezione uterina che si sviluppa durante o poco prima o poco dopo un aborto è detta aborto settico. Questa infezione può essere molto grave e persino potenzialmente letale. Se il dolore addominale o il sanguinamento vaginale persistono o peggiorano alcuni giorni dopo un aborto spontaneo oppure se insorge febbre, la donna deve consultare un medico. Per questo è molto importante recarsi dal ginecologo se si avverte qualche tipo di disagio durante la gravidanza. Tuttavia, nel caso di un aborto interno o ritenuto, ciò non avviene naturalmente. Collo dell'utero troppo stretto o mancanza di permeabilità del percorso di uscita possono anche essere fattori.

Se l’aborto spontaneo è stato eliminato spontaneamente, i medici di solito eseguono esami del sangue per l’ormone della gravidanza hCG una volta alla settimana, fino a quando il livello diventa non rilevabile, per confermare che nell’utero non rimanga tessuto del feto o della placenta. Si somministrano analgesici al bisogno. Tutte le donne con sangue Rh negativo che subiscono un aborto spontaneo ricevono immunoglobuline Rho(D) per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale). Questo disturbo è chiamato incompatibilità Rh (quando il sangue della donna in gravidanza è Rh-negativo mentre quello del feto è Rh-positivo). In caso di minaccia di aborto spontaneo (presenza di sintomi, ma l’ecografia mostra una gravidanza normale), alcuni medici consigliano alla donna di evitare attività faticose e, se possibile, di non stare in piedi ed evitare l’attività sessuale. Tuttavia non vi sono prove chiare che tali limitazioni siano efficaci.

L'Impatto Emotivo e il Supporto Necessario

Un aborto interno è un duro colpo nella vita di una coppia: si alternano emozioni tra il non veder l’ora di avere un bambino alternate a tristezza e paura di cosa possa accadere. Oltre al carico emotivo associato a una perdita così grande, i genitori iniziano anche a preoccuparsi se tutto sono sani e qual è la probabilità di poter perdere di nuovo un bambino. La psiche di una donna dopo un’esperienza così sfortunata è davvero molto fragile - a causa dei cambiamenti ormonali, può essere simile al classico puerperio, ma non dimentichiamo che questa madre ha perso il bambino. Ti è capitato per la prima volta, ma se ti guardi intorno e chiedi a qualche amica, scopri che tante hanno avuto un aborto spontaneo! E ora, cosa succederà? C’è qualcosa in te che non funziona? È grave? I sentimenti che travolgono i genitori in questo momento sono incredulità, angoscia, rabbia, senso di colpa, solitudine.

Coppia che si abbraccia in segno di supporto

Lutto: il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi. Senso di colpa: le donne possono pensare di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto quindi la donna non deve sentirsi in colpa. In questi casi, è importante non negare i propri sentimenti, ma riconoscerli e appoggiarsi al partner, alla famiglia e agli amici per riprendersi e superare questo brutto momento. Quando una donna desidera una gravidanza e un figlio, l’aborto è spesso emotivamente difficile per lei e il partner, che potrebbero aver bisogno di sostegno da parte delle persone care e di professionisti sanitari. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano.

Il Percorso Verso una Nuova Gravidanza: Speranza e Indagini Future

Tuttavia, i medici rassicurano che una o due aborti interni senza sintomi potrebbero non significare nulla: non aumenta la probabilità di un altro aborto spontaneo. Avere avuto 1 solo aborto non aumenta il rischio di abortività. Certo che sì! Avere avuto un aborto non significa avere problemi di fertilità. Molte donne che hanno avuto questo tipo di aborto hanno poi una gravidanza normale.

Aborto spontaneo: cos'è e quali sono le cause

Ansia: le donne che hanno avuto un aborto possono desiderare di confrontarsi con il proprio medico circa l’eventualità di altri aborti nelle gravidanze successive e di sottoporsi a esami se necessario. Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. Di solito non sono necessari ulteriori esami, a meno che la donna non abbia subito due o più aborti spontanei. Gli aborti sono più frequenti nelle gravidanze ad alto rischio, in particolare se le donne non ricevono un’adeguata assistenza medica.

È opportuno che le donne che hanno avuto due o più aborti spontanei consultino un medico prima di tentare una nuova gravidanza. Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Ad esempio, può effettuare: un esame di diagnostica per immagini (come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia) per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile. Può anche eseguire esami del sangue per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide. Ulteriormente, possono essere consigliati test genetici per controllare la presenza di anomalie cromosomiche. Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro. Di norma comunque dopo un solo aborto non si fanno particolari indagini.

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