Il 4 marzo 2024 segna una data storica, con la Francia che è diventata il primo Paese al mondo a inserire il diritto all’aborto nella sua Costituzione. Questo traguardo, raggiunto con un voto schiacciante dei due rami del Parlamento riuniti in una sessione congiunta al Palazzo di Versailles, ha suscitato celebrazioni in tutto il Paese da parte degli attivisti per i diritti delle donne e ha riacceso il dibattito internazionale sulle garanzie in materia di interruzione volontaria di gravidanza (IVG).

Il Percorso Verso la Costituzionalizzazione
La decisione di inserire la libertà di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza nella Carta fondamentale francese è il culmine di un lungo percorso e di accesi dibattiti. La tutela della libertà delle donne di interrompere volontariamente la gravidanza era stata promessa dal presidente Emmanuel Macron, in risposta alla revoca del diritto di aborto decisa dai giudici di alcuni Stati Usa. La ministra francese per l’uguaglianza di genere, Aurore Bergé, ha espresso la speranza che la misura adottata in Francia ispiri anche altri Paesi dell’Unione europea.
L'iter parlamentare che ha portato alla riforma costituzionale trae origine dalla proposta di legge costituzionale n. 15 del 6 luglio 2022, elaborata da alcuni deputati dell’Assemblea Nazionale. Questa proposta mirava a introdurre nella Costituzione una nuova disposizione (l’art. 66-2) che sancisse l’impegno dello Stato di garantire a tutte le persone l’accesso al diritto di interruzione volontaria della gravidanza e vieti qualsiasi ostacolo a tale diritto fondamentale.
Il progetto di legge costituzionale è stato approvato dall’Assemblea Nazionale il 24 novembre 2022 ed è poi giunto all’esame del Senato che, il 1º febbraio 2023, lo ha approvato con emendamenti. In particolare, il progetto votato dal Senato prevedeva l’inserimento all’art. 34 della Costituzione della disposizione secondo cui “la loi détermine les conditions dans lesquelles s’exerce la liberté de la femme de mettre fin à sa grossesse”. Nella versione emendata, il Senato ha sostituito la parola “diritto” con la parola “libertà” (ritenuta meno incisiva), ha evidenziato il ruolo della legge nel fissare le condizioni e i limiti per l’interruzione volontaria della gravidanza, e ha preferito inserire la nuova previsione nell’art. 34 Costituzionale anziché introdurre una nuova disposizione costituzionale.
Constatata la volontà di entrambe le Camere di introdurre nella Costituzione l’interruzione volontaria della gravidanza e la loro divergenza sul testo da adottare, il 12 dicembre 2023, il ministro della giustizia Éric Dupon Moretti ha presentato un nuovo progetto di legge costituzionale (projet de loi constitutionnelle n. 1983). Questo progetto, secondo il guardasigilli, rappresenta un “giusto equilibrio” tra le posizioni del Senato e dell’Assemblea Nazionale e tiene conto dei suggerimenti del Consiglio di Stato.
Il projet de loi constitutionnelle n. 1983 si compone di un articolo unico che prevede l’inserimento all’art. 34 della Costituzione, dopo il diciassettesimo comma, della seguente previsione: “La loi détermine les conditions dans lesquelles s’exerce la liberté garantie à la femme d’avoir recours à une interruption volontaire de grossesse”. Il compromesso tra le posizioni espresse dall’Assemblea Nazionale e il Senato si evince dalla scelta di introdurre la modifica nell’art. 34 della Costituzione anziché prevedere un articolo ad hoc, dall’utilizzo dell’espressione “libertà garantita” anziché “diritto” o “libertà”, dal mantenimento delle parole “interruzione volontaria della gravidanza” pur evocando il ruolo della legge nella definizione delle condizioni per l’esercizio di tale libertà.
Con 780 voti favorevoli e solo 72 contrari, il Parlamento francese ha approvato il disegno di legge che sancisce l’inserimento del diritto di aborto nella Costituzione del Paese transalpino. Entrambi i rami del Parlamento, l’Assemblea Nazionale e il Senato, avevano già adottato un disegno di legge che modifica l’articolo 34 della Costituzione francese per garantire il diritto della donna a interrompere volontariamente la gravidanza.
Il Contesto Internazionale e la Promessa di Macron
La promessa del presidente Emmanuel Macron di tutelare la libertà delle donne di interrompere volontariamente la gravidanza è giunta dopo i "passi indietro" fatti negli Usa con il ribaltamento da parte della Corte Suprema della storica sentenza del 1973, nota come Roe v. Wade. La sentenza Roe v. Wade, che per cinquant'anni aveva imposto agli Stati Uniti una disciplina basata sui trimestri di gravidanza, era giunta a qualificare l’aborto come un diritto addirittura di rango costituzionale. Gli effetti del suo annullamento sono stati clamorosi: quattordici stati hanno vietato il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, e in tutto il paese si sono registrate in un solo anno circa sessantacinquemila gravidanze seguite a uno stupro. Di queste, quasi il quarantacinque per cento è stato registrato in Texas, stato che ha negato alle donne un accesso legale all’aborto anche in caso di incesto e violenza sessuale.
L'iniziativa francese, infatti, nasce dalla constatazione che, in alcuni Paesi del mondo, la libertà di interruzione volontaria della gravidanza è ancora minacciata, come dimostra la decisione della Corte suprema degli Stati Uniti del 24 giugno 2022 (caso Dobbs, et al. v. Jackson Women’s Health Organization, et al.) che ha superato la celebre giurisprudenza riconducibile alla sentenza Roe v. Wade del 1973 e ha escluso che l’interruzione volontaria della gravidanza rappresentasse un diritto federale, consentendo così alle legislazioni dei singoli Stati di limitarla e financo vietarla. Alla luce di ciò, l’introduzione dell’interruzione volontaria della gravidanza nella Costituzione francese si inserisce nella vocazione della Francia di sostenere la battaglia universale affinché siano garantite in tutto il mondo le libertà fondamentali. Sulla scia di tale vocazione, la Francia diviene il primo Paese al mondo ad attribuire protezione costituzionale all’aborto.
Il dibattito sull'introduzione del diritto all'interruzione volontaria di gravidanza nella Costituzione francese si era riacceso già nel giugno 2022, prima ancora di poter verificare gli effetti prevedibili e tragici della decisione americana. In quei giorni, si è ridato impulso a una questione accantonata da quando, nel 2018, era stato respinto il progetto di legge costituzionale n. 911.
Le Tappe Storiche del Diritto all'Aborto in Francia
La legge 911 sarebbe stata un passo avanti nella storia francese del diritto all’aborto, introdotto dalla legge Veil del 17 gennaio 1975. Vale la pena ricordare tuttavia altre quattro tappe fondamentali che avevano preceduto il provvedimento.
La prima fu la legge Neuwirth, 1967, che depenalizzava l’uso, l’acquisto e l’importazione di contraccettivi in Francia, un Paese che dagli anni Venti vietava non solo il loro utilizzo, ma anche ogni metodo di divulgazione di informazioni a riguardo.
Altra tappa fondamentale fu il processo di Bobigny del 1972. Marie-Claire Chevalier, sedici anni, fu perseguita per aver abortito in seguito a uno stupro. Insieme a lei, sotto processo finirono le donne che l’avevano aiutata, ovvero sua madre e le sue colleghe. Il processo, grazie alla decisione delle imputate e della loro avvocata, la militante femminista Gisèle Halimi, nonché ancora una volta di Simone de Beauvoir, divenne un processo politico e di forte impatto mediatico. Durante le udienze davanti al tribunale per minori la folla scandiva slogan come: “L’Inghilterra per i ricchi, la prigione per i poveri”, in riferimento alle impari possibilità delle francesi povere che dovevano far ricorso ad aborti clandestini, rischiando la prigione e gravi conseguenze per la salute, e delle benestanti che andavano ad abortire nel Regno Unito. Marie-Claire Chevalier e Gisèle Halimi vinsero il processo. Dovranno passare ancora due anni prima di arrivare alla legge Veil, che viene promulgata con un periodo di prova di cinque anni.
Il processo di Bobigny, tenutosi tra l’ottobre e il novembre del 1972, è in realtà composto da due sedute separate: il primo vede imputata Marie-Claire Chevalier, 17 anni, e il secondo altre quattro donne - la madre di Marie-Claire, Michèle, di mestiere poinçonneuse alla metropolitana parigina, due colleghe di Michèle che l’hanno aiutata a trovare la donna che ha praticato l’aborto su Marie-Claire e, appunto, l’abortista. Marie-Claire rimane incinta in seguito a uno stupro subito a 16 anni. L’avvocata del processo di Bobigny è la franco-tunisina Gisèle Halimi. Halimi ha difeso dei militanti per l’indipendenza algerina e ha militato in prima persona per la causa; è la sola avvocata ad aver apposto pubblicamente la sua firma sul Manifesto delle 343, pubblicato nel 1971 dal «Nouvel Observateur» e firmato da 343 donne che chiedono la legalizzazione dell’aborto affermando di esservi ricorse («Io ho abortito») ed esponendosi alle possibili conseguenze legali. Halimi è anche fondatrice, insieme a Simone de Beauvoir e Jean Rostand, dell’associazione «Choisir la cause des femmes», che ha portato avanti le battaglie pubbliche sull’IVG. Sul ruolo di Gisèle Halimi, per dare la misura dello statuto della persona, c’è un dibattito per l'entrata al Panthéon, riaperto proprio dal dibattito sull’IVG nella Costituzione: a fare da freno, il suo netto profilo di militante e la questione algeriana.
Il processo di Bobigny arriva in una Francia straziata e dolorante: ogni anno circa un milione di donne francesi ricorreva all’aborto. Halimi ne fa un processo politico, immediatamente: «Mai come oggi mi sono sentita, in aula, accusata e avvocata allo stesso tempo», dichiara durante l’arringa. Halimi ha abortito due volte: «Ho abortito. Lo dico. Signori, sono un'avvocata che ha infranto la legge». Il processo di Bobigny è stato quello dei grandi testimoni. E un ultimo, fondamentale testimone, la cui storia merita di essere citata: Paul Milliez. Paul Milliez è un medico e un ex resistente, noto per l’impegno politico (contro l’Algeria francese, tra le altre cose). È anche un cattolico praticante, padre di sei figli, formato dai gesuiti, un uomo che aveva pensato al seminario. Halimi sa che una voce cattolica è necessaria. Modifica anche la sua esistenza, però: «Se la signora Chevalier fosse venuta da me, l'avrei sicuramente aiutata», dice in aula quest’uomo profondamente contrario alla legalizzazione dell’aborto. Millez racconta, durante il processo, di aver fatto abortire delle donne arrivate da lui in condizioni gravi, in seguito a pratiche abortive clandestine. Il presidente del tribunale gli fa notare che si tratta di riparare le conseguenze di un atto, non di praticare un aborto: «Se non fossi intervenuto, la gravidanza avrebbe continuato il suo corso. Non posso dirvi che ho agito senza problemi di coscienza. Ma penso che il mio dovere sia quello di aiutare una donna nella situazione complicata nella quale si trova. In seguito al processo, Millez viene convocato dal ministro della Salute, il gaullista Jean Foyer, in presenza del presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei medici, per informarlo del loro disappunto rispetto alla posizione sostenuta durante il processo: l’ingiustizia che vivono le donne delle classi popolari «non è una ragione perché i vizi dei ricchi diventino anche i vizi dei poveri», sostiene il ministro. Millez riceverà, il giorno successivo, una reprimenda pubblica: viene allontanato, isolato e la sua posizione - «Non vedo perché noi cattolici dovremmo imporre la nostra morale a tutti i francesi» - la paga cara: messaggi con insulti, aggressioni a lui e alla sua famiglia.

La sentenza è emessa il 22 novembre 1972: Michèle viene multata di 500 franchi con sospensione della pena, le due colleghe sono assolte e l'abortista riceve una condanna a un anno di carcere con sospensione della pena. Dalle 518 condanne per aborto registrate nel 1971, si passa a 288 nel 1972, per scendere a poche decine (con una forte diminuzione dei decessi) nel 1973, anno in cui è pubblicato il Manifeste des 331 sul «Nouvel Observateur», una petizione firmata da 331 medici che affermano di aver praticato aborti nonostante il divieto imposto dalla legge francese.
La legge Veil, sull'interruzione volontaria della gravidanza, arriva nel 1975, nello stesso anno in cui viene approvata in Austria e tre anni prima che in Italia. In Finlandia (1970), Danimarca (1973) e Svezia (1974) ci erano già arrivati. E nel Regno Unito l’Abortion Act è del 1967. Ma in Europa diversi sono i Paesi che hanno legalizzato l’aborto solo in un passato recente: in Spagna nel 2010, in Lussemburgo nel 2014, a Cipro e in Irlanda nel 2018.
Nel 2018 arriva il primo tentativo di introdurre il diritto all’aborto nella costituzione. Il progetto viene respinto poiché la maggioranza dei partiti ritiene che sia un diritto già sufficientemente garantito. Tra questi c’è La République en Marche, oggi Renaissance, fondato da Emmanuel Macron. Sei anni dopo quel no, ironia della sorte, è proprio il presidente Macron ad annunciare il progetto di legge per far entrare l’interruzione volontaria di gravidanza nella carta costituzionale, presentato da Élisabeth Borne il 12 dicembre 2023. Il 4 marzo il Parlamento approva il progetto di legge con 780 voti favorevoli, settantadue contrari e cinquanta astensioni: la legge viene promulgata l’8 marzo e la Francia diviene il primo paese al mondo a garantire nella propria costituzione la libertà per le donne di ricorrere all’IVG.
317 | Ma perché la Francia ha inserito l'aborto nella Costituzione?
Significato e Limiti della Nuova Legge
Il nuovo art. 34, diciottesimo comma, della Costituzione garantirà la libertà delle donne di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza, subordinandone l’esercizio alle condizioni stabilite dalla legge, oggi contenute negli artt. L. 2212-1 ss. del Code de la santé publique. In particolare, l’art. L. 2212-1 consente alla gestante che non vuole proseguire una gravidanza di domandare a un medico o a un’ostetrica, entro le prime quattordici settimane di gravidanza, l’interruzione della gravidanza. Gli aborti nelle fasi successive della gravidanza sono consentiti solamente se due medici certificano che l'aborto sarà eseguito per prevenire gravi lesioni permanenti alla salute fisica o mentale della donna incinta; un rischio per la vita della donna incinta; o che il bambino soffrirà di una malattia particolarmente grave riconosciuta incurabile. Diverse riforme hanno avuto luogo nel XXI secolo, liberalizzando ulteriormente l'accesso all'aborto. Un'adolescente incinta di età inferiore ai 18 anni può richiedere un aborto senza prima consultare i suoi genitori se è accompagnata in clinica da un adulto a sua scelta, che non deve informare né i suoi genitori o terzi sull'aborto. Il costo è rimborsato completamente dal Servizio sanitario nazionale.
Come emerge dal preambolo del provvedimento legislativo, l’introduzione di tale libertà nella Costituzione ha una valenza principalmente simbolica, poiché il ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza è già garantito da una legge ordinaria (Loi n° 75-17 du 17 janvier 1975, la cui disciplina è poi confluita nel Code de la santé publique) e la sua applicazione non è concretamente minacciata in Francia.
Da un punto di vista non solo formale, ma sostanziale, l’aver sostituito la parola “diritto”, presente nelle prime proposte avanzate da alcuni partiti e dai movimenti femministi, con la parola “libertà”, non obbligherà lo stato francese a garantire un accesso libero e uguale a tutte coloro che volessero ricorrere a un’interruzione volontaria di gravidanza e che quotidianamente si scontrano con la mancanza di mezzi: umani, materiali, economici. Vale la pena ricordare che negli ultimi quindici anni centotrenta centri per l’interruzione di gravidanza sono stati chiusi, rendendo l’accesso a questa pratica complesso e costoso, a causa degli spostamenti necessari. I tagli alla sanità pubblica hanno avuto un impatto anche su questo diritto fondamentale. I reparti di ginecologia hanno subito tagli importanti, e anche i centri IVG all’interno di molti ospedali pubblici sono stati chiusi. Inoltre, il passaggio del limite massimo da dodici a quattordici settimane implica una preparazione differente per il personale medico e ostetrico, che spesso non è formato per praticare un aborto chirurgico, più lungo e più complesso rispetto a un’IVG sempre chirurgica ma praticata entro le dodici settimane. Tutto questo, poi, ha una sua validità se parliamo della Francia metropolitana. A Mayotte, nelle isole Comore, il dipartimento più povero di Francia, continuano a non esistere né AME (Aiuto Medico dello Stato) né la Complémentaire santé solidaire, un aiuto per pagare le spese mediche per chi ha entrate economiche modeste.
Un altro aspetto critico riguarda la clausola di tutela della coscienza, che mira a garantire agli operatori sanitari il diritto di rifiutarsi di partecipare al compimento di un atto contrario alle loro convinzioni personali, professionali o etiche. Tale clausola è espressamente contenuta nell’art. L2212-8 del Codice francese della sanità pubblica. Non può escludersi, però, che la revisione costituzionale possa di fatto indebolire indirettamente la clausola di coscienza del medico giacché opporsi alla pratica abortiva equivarrebbe a opporsi a un valore della Repubblica. La legge n. 2001-588 del 4 luglio 2001 ne ha già ridotto la portata nella parte in cui ha stabilito che il medico obiettore è tenuto ad informare l’interessato del suo rifiuto di effettuare la pratica abortiva e comunicare immediatamente il nominativo dei professionisti idonei ad effettuare l’intervento. In altri termini, l’operatore sanitario che obietta è in qualche misura obbligato a facilitare l’accesso all’aborto nonostante tale atto contrasti con i dettami della propria coscienza. In Francia esiste la doppia obiezione di coscienza, specifica per l’interruzione volontaria di gravidanza.
Durante l’iter di discussione e poi di approvazione del testo di legge costituzionale, molte associazioni transfemministe hanno fatto notare come l’utilizzo del termine “donna” al posto di “persona” potrebbe rischiare di rendere di difficile accesso l’IVG agli uomini trans.
Il testo finale approvato il 4 marzo è il frutto di un compromesso tra le diverse forze politiche. Se da una parte la sinistra e le associazioni femministe reclamavano l’introduzione nella Costituzione del “diritto” all’aborto, il testo finale parla invece della “libertà garantita” alla donna di ricorrere all’IVG. Sebbene si tratti di una vittoria simbolica, in particolare di fronte alle numerose regressioni a cui si assiste a livello internazionale, nei fatti anche in Francia l’accesso all’aborto rimane limitato da numerosi ostacoli come l’obiezione di coscienza, la mancanza di personale e di centri medici specializzati. «Sì, Claudine, abbiamo vinto, ma solo temporaneamente. Basterà una crisi politica, economica o religiosa perché i diritti delle donne siano rimessi in discussione. Sono diritti che non sono acquisiti per sempre. Bisognerà restare vigili, per tutta la vita». Queste parole sono state riprese negli ultimi mesi, in Francia, nel clima scaturito dalla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di abolire il diritto federale all’aborto: in reazione, diverse personalità politiche hanno rilanciato, per la terza volta dopo i tentativi mancati del 2017 e 2019, la discussione per iscrivere l’aborto nella Costituzione francese.
Questo dibattito, il trasporto e l’indignazione per la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti e i continui scandali legati alla violenza sulle donne sono particolarmente carichi di significato. È evidente, pertanto, l’importantissimo passo in avanti rappresentato da questa vittoria normativa, che è tuttavia solo parziale. È importante pretendere che questa libertà garantita costituzionalmente diventi un diritto reale e accessibile a tutte e tutti, ed è importante continuare a parlare, nel contempo, di diritto alla salute e alla maternità, lotte che hanno assoluta necessità, con tante altre, di contaminarsi e autoalimentarsi tra loro.

Il dibattito sui valori e la solidarietà
Il Consiglio di Stato francese, chiamato a esprimersi sulla riforma costituzionale in itinere, ha voluto menzionare la sentenza Dobbs per definirla «un’onda d’urto per le libertà in tutto il mondo». È vero che, al contempo, ha anche parlato di equilibrio fra due valori costituzionali: la libertà della donna e la salvaguardia della dignità della persona umana. Ma non ha precisato se al nascituro vada riconosciuta tale dignità. Sull’unicità della relazione fra l’embrione e il corpo materno, che lo riconosce come se stesso e, contemporaneamente, come altro da sé, coniugando identità e relazione nel rispetto dell’una e dell’altra, si sono scritte pagine molto belle, proprio nell’ambito del pensiero femminista (cfr. fra le altre L. Irigaray; L. Muraro). Lo stesso vale per la narrazione del legame simbiotico, totale e profondissimo, fisico e psichico, fra madre e figlio, lacerato dalla pratica della maternità surrogata, dove l’obbligo di consegna implica, all’opposto, disintegrazione (S. Niccolai, E. Olivito, F. Con l’aborto viene interrotta la stessa relazione.
Con questa consapevolezza andrebbe allora promossa, in un’ottica di solidarietà, e a partire proprio dall’universo femminile, ogni azione di prevenzione delle cause che portano all’aborto. La stessa Simone Veil lo qualificava «un dramma», nella consapevolezza della sofferenza che genera, e che solo le donne possono comprendere pienamente. La prevenzione, intesa innanzitutto come ascolto dei problemi e come comprensione delle situazioni, è proprio quello che esigono i valori di liberté, égalité e fraternité. Se si impone un’unica soluzione non c’è libertà. Non c’è neppure quando le pressioni - talvolta di un uomo - gravano su una donna vulnerabile. I dati mostrano poi dappertutto che sono le donne straniere quelle che vi fanno maggiore ricorso. È vero, le maggioranze che hanno votato a favore dell’inserimento dell’aborto nella Costituzione francese e nella Carta dei diritti UE sono state molto elevate.

Il panorama europeo
Al momento le condizioni per l’accesso all’aborto cambiamo molto tra Paesi europei, alcuni lo hanno inasprito mentre altri lo hanno esteso. Si passa dal divieto quasi totale in Polonia o Malta, alla Spagna dove è prevista la possibilità per le 16enni di abortire senza bisogno del consenso dei genitori.
In Polonia, l’aborto è attualmente legale solo se la gravidanza è il risultato di un’aggressione sessuale o di un incesto, o se minaccia la vita o la salute della madre. Secondo i gruppi per i diritti, decine di migliaia di donne, per aggirare il divieto, abortiscono a casa usando pillole vietate, oppure si recano all’estero. Il nuovo premier Donald Tusk, alla guida di un governo europeista che ha sostituito quello del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS), ha promesso di introdurre nel Paese l’aborto legale e sicuro fino alla dodicesima settimana. Tuttavia un simile progetto di legge minaccia di essere ostacolato dal presidente conservatore Andrzej Duda.
A Malta, l’anno scorso l’isola ha modificato il divieto totale di aborto aprendo alla possibilità di interrompere la gravidanza ma solo nel caso in cui la vita della donna sia a rischio. Inizialmente la bozza di legge prevedeva la legalizzazione dell’aborto anche in una situazione di grave rischio per la salute di una donna incinta, ma successivamente il testo è stato modificato rendendo possibile l’aborto solo quando la vita della donna “è a rischio”, continuando a vietare l’aborto in tutte le altre circostanze.

In diversi Paesi dell’Est Europa e degli Stati Uniti d’America la garanzia del diritto della donna di ricorrere all’aborto appare in evidente declino, diversamente in Francia è stata di recente promulgata la legge costituzionale n. 1983. Tale legge è, infatti, intervenuta a modificare l’art. 34 della Costituzione. Tale consacrazione rende la libertà di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza parametro di legittimità costituzionale delle leggi, impedendo così al legislatore di vietarla attraverso l’adozione di una legge ordinaria.
La Francia non è solo il primo Paese ad aver incluso la libertà di abortire fra i valori costituzionali, ma è anche il primo in Europa per numero di aborti: 234.300 solo nel 2022. Su 1.000 nati, vi sono 119 aborti in Germania, 159 in Italia e 300 in Francia. Quanto alla risoluzione dell’Europarlamento, oltre al fatto che il tema fuoriesce dalle competenze delle istituzioni europee, l’auspicio che contiene non ha alcuna chance di successo, dato che per modificare la Carta occorre l’unanimità degli Stati membri e l’aborto non è considerato «diritto» da tutti gli Stati europei (compresa l’Italia, dove l’aborto, alle condizioni indicate dalla legge n. 194 del 1978, è consentito ma non elevato a diritto incondizionato). Entrambe le votazioni presentano dunque un significato eminentemente simbolico. Entrambe le iniziative, in secondo luogo, nascono come reazione alla sentenza Dobbs della Supreme Court degli Stati Uniti del 24 giugno 2022.
Le due iniziative hanno la stessa matrice politica. Sono state incoraggiate da Emmanuel Macron, che aveva promesso agli attivisti pro aborto una risposta alla «reazionaria» sentenza Dobbs. Il Presidente francese ha cercato così di intestarsi una battaglia popolare e simbolica nel mondo «progressista», per rimediare alla sua popolarità in calo. Né va dimenticato quel fatto, senza precedenti nella storia americana, del trafugamento della sentenza Dobbs quando ancora era in bozza, con successiva pubblicazione su Politico. Quel che va ricordato è che, a seguito alla fuoriuscita del documento riservato, avvenuta il 2 maggio 2022, il Parlamento europeo, con risoluzione del successivo 9 giugno, senza neppure aspettare la pubblicazione della sentenza, volle esprimere tutta la sua preoccupazione per una futura sentenza USA che potesse ledere i diritti delle donne e si sentì in dovere di incoraggiare fortemente il governo d’oltreoceano a rimuovere gli ostacoli all’aborto. A quest’ultimo riguardo, lascia perplessi, al di là della strumentalizzazione del tema per finalità elettorali (deluse), che documenti costituzionali possano considerare addirittura «fondativo» l’aborto.