L’ombra sulle serre: il sistema di sfruttamento e assoggettamento nel Vittoriese

La piana del pomodorino, osservata dall'alto, si presenta come un’immensa distesa di plastica che ricopre migliaia di serre. In questo lembo di terra siciliana, situato in provincia di Ragusa, si è consumata per anni una delle pagine più cupe del lavoro agricolo in Italia. Qui, dove le serre hanno rappresentato una svolta per l'agricoltura locale permettendo di destagionalizzare la produzione e di entrare nel ricco mercato delle primizie, è emerso un sottobosco di dinamiche che travalicano il mero sfruttamento economico, invadendo la sfera sessuale e la dignità umana di centinaia di donne.

veduta aerea di una distesa di serre in plastica a Vittoria

Le radici dell'economia delle primizie

La nascita di una imprenditorialità diffusa nel Vittoriese era stata un tempo favorita da una visione di sviluppo locale che vedeva nella terra una risorsa da acquistare e curare. Oggi, il sistema conta circa 3.000 piccole aziende agricole, che arrivano a 5.000 se si includono i comuni limitrofi. La maggior parte di queste realtà ha dimensioni contenute, con un numero di dipendenti che raramente supera le 50 unità, rendendo il controllo istituzionale estremamente complesso.

Il mutamento demografico della manodopera ha giocato un ruolo cruciale. Se in passato i lavoratori tunisini costituivano una presenza più professionale, coesa e capace di rivendicare diritti sindacali, la sostituzione con i lavoratori rumeni - avvenuta in modo massiccio dopo l'adesione della Romania all'Unione Europea nel 2007 - ha cambiato radicalmente gli equilibri. I cittadini rumeni, spesso in condizioni di necessità estrema, hanno accettato salari più bassi, talvolta fermi a 25 euro al giorno, lavorando in situazioni di grave evasione contributiva.

La segregazione nelle baracche

Il dramma delle braccianti rumene si consuma in uno spazio di isolamento che appare distante un secolo dal centro urbano di Vittoria. Le donne, arrivate spesso dalla zona di Botoșani in cerca di un reddito per sostenere i figli rimasti in patria, vivono in condizioni di estrema precarietà. Le loro abitazioni sono spesso ex depositi attrezzi o baracche improvvisate: i muri sono privi di intonaco, i pavimenti in terra battuta e i servizi igienici situati all'esterno, privi di acqua potabile.

L'inaugurazione del posto di ricovero e riposo per i lavoratori agricoli della Sabina e della

In queste strutture, il confine tra vita privata e vita lavorativa svanisce. La vicinanza fisica tra le serre e i luoghi dove le donne dormono crea la base materiale per un ricatto costante. In questo contesto, l'assoggettamento si è allargato, trasformando la condizione economica in un vero e proprio assoggettamento sessuale.

Il fenomeno dei «festini agricoli» e l'omertà

Don Sacco, una delle voci più critiche e attente a denunciare il fenomeno, ha parlato apertamente di «festini agricoli»: un triste meccanismo in cui il corpo delle donne rumene viene mercificato dai proprietari terrieri, che le mettono a disposizione di amici e conoscenti. Questi incontri avvengono spesso tra le serre, in cascine isolate o in locali notturni di campagna.

L'omertà è favorita dal fatto che il sopruso è diventato, per molti, una perversa e grottesca abitudine. La proprietà sessuale è assurta a fenomeno di costume. Le mogli dei proprietari, figlie a loro volta di piccoli imprenditori, vivono distanti dai luoghi dei misfatti, chiudendo le orecchie o incolpando le donne stesse per il loro modo di vestire, nonostante le temperature proibitive che, all'interno delle serre, superano spesso i 50 gradi.

Il dramma dell’aborto come metodo contraccettivo

Una delle prove più inquietanti di questo sistema è il ricorso sistematico all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Vittoria è stata segnalata come uno dei comuni con il più alto tasso di interruzioni di gravidanza in proporzione alla popolazione. Spesso, le giovani donne si presentano in consultorio accompagnate dagli uomini, i quali parlano al posto loro, confermando un ruolo di controllo che non ammette repliche.

La difficoltà di accedere a cure adeguate e a sistemi di prevenzione trasforma l'aborto nel "più spaventoso dei metodi contraccettivi". In molti casi, la mancanza di medici non obiettori nelle immediate vicinanze e il timore di ritorsioni da parte dei datori di lavoro costringono queste donne a ritardi pericolosi, che talvolta portano alla nascita di bambini non pianificati in condizioni di indigenza totale o alla ricerca di pratiche clandestine.

Le risposte istituzionali e il ruolo del sindacato

Di fronte a una realtà che si consuma nel silenzio, il tentativo di far emergere il fenomeno si scontra con una resistenza culturale profonda. La Flai-Cgil locale, attraverso l'impegno di figure come Beppe Scifo, e la cooperativa Proxima, lavorano quotidianamente per rompere l'isolamento. Il progetto "Solidal Transfert", un piccolo furgone che attraversa le campagne per permettere alle lavoratrici di spostarsi senza dover dipendere dai padroni, rappresenta un atto di resistenza concreta.

infografica sui diritti dei lavoratori agricoli e le reti di supporto locale

Le istituzioni europee, sollecitate da inchieste giornalistiche e pressioni di europarlamentari, hanno iniziato a monitorare la situazione. Tuttavia, la strada verso la legalità rimane in salita. La frammentazione della comunità rumena e la paura di perdere l'unico sostentamento per le proprie famiglie in Romania rendono difficile per le vittime denunciare gli abusi subiti. Come evidenziato dagli operatori sociali, finché non sarà possibile garantire alternative abitative e lavorative concrete, molte donne continueranno a vivere nel tunnel dell'invisibilità, accettando il ricatto pur di mantenere unito il nucleo familiare.

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