Aborted: "TerrorVision" – Un'Esplosione di Death Metal Evoluto e Attuale

I belgi Aborted, una formazione in circolazione ormai da tempo immemore, salita alla ribalta grazie soprattutto a produzioni quasi sempre di ottima fattura, tornano alla ribalta con una nuova raccolta di inediti dal nome "TerrorVision". Dopo appena due anni dall'ultima ottima produzione, la corazzata Belga di Sven De Caluwe presenta il suo decimo full-length in carriera, un'opera che segna un punto di svolta significativo. L'album è stato rilasciato sempre sotto l'egida della fidata Century Media Records, consolidando ulteriormente il legame della band con l'etichetta. Questo disco non solo ribadisce l'ottimo stato di forma dei belgi, finalmente con una line-up stabile, ma mostra anche un'evoluzione continua, con variazioni ed eterogenee sfumature all'interno della cruenta macelleria death/grind. Con "TerrorVision", gli Aborted hanno abbracciato nuove direzioni, abbandonando le tematiche gore, probabilmente ritenute obsolete ma soprattutto scontate, per volgere lo sguardo verso argomenti più attuali.

La Nascita di un Suono Annichilente: Composizione e Impatto Sonoro

L'impatto frontale del suono delle song di "TerrorVision" è spaventoso, pazzesco, sprizzante energia ai massimi livelli producibili da esseri umani forniti di strumenti musicali. Il soggetto dell'album, che inevitabilmente condiziona anche lo stile, è divenuto cupo e glaciale nella rappresentazione di un death metal dall’altissimo livello qualitativo, tra i migliori al Mondo. Gli Aborted, sin dagli esordi dediti a un suono maggiormente legato al grind, sono arrivati ai tempi odierni dove la durezza del suono incontra una certa ricercatezza tecnica nell'esecuzione. Questo li ha portati a proporre un brutal death metal suffragato da una tecnica esecutiva di alto spessore e impossibilitato nell'intercedere a favore di influenze diverse da quelle che si possono trovare nel panorama della musica estrema. Se al suono si aggiungono due chitarre del calibro di Mendel Bij De Leij e Ian Jekelis, nonché il basso di Stefano Franceschini e la batteria di Ken Bedene, ciò che si ottiene è un terrificante wall of sound, coeso, compatto, gigantesco, titanico, ma non monotono. Questo muro di suono, pur essendo potente e inarrestabile, non è privo di sfumature. Gli Aborted amano rallentare il ritmo e innestano brandelli black metal nei break più sulfurei, coniugando groove e dissonanze in modo equilibrato, senza apparire stolidamente gratuite. "TerrorVision" è privo di melodia, e questo si poteva immaginare, dati i trascorsi del quintetto dell'East Flanders, tuttavia non esagera con dissonanze e accidenti musicali vari, riuscendo a mantenere un mood tetro e oscuro che non trascende nelle oscurità del black. Con che si può affermare con certezza che "TerrorVision" non è un full-length né di technical, né di blackened, tantomeno di brutal: è, invece, una grandiosa, pura e semplice opera di death metal. La presenza di ospiti del calibro di Seth Siro Anton dei SepticFlesh, Sebastian Grim dei Cytotoxin e Julien Truchan dei Benighted accresce l'appeal di un disco davvero ben costruito, aggiungendo ulteriori strati a questa complessa architettura sonora.

Aborted band members playing instruments live

Un Cambiamento Tematico Profondo: Dallo Splatter alla Critica Sociale

Con "TerrorVision", qualcosa sembra inaspettatamente cambiato; dagli Aborted si parte sempre un po' prevenuti, nel senso che dal 98 a questa parte il leitmotiv che ha sospinto la formazione belga verso il successo è sempre stato quello descritto nelle poche suddette righe. La band è anche nota per la propria "mascotte", un medico chirurgo sanguinario uscito da un nosocomio dell'orrore, e per le pedisseque narrazioni fortemente ispirate ai grandi classici dell'horror e dello splatter, con citazioni che fanno spesso riferimento alle migliori pellicole di casa nostra, nel genere. Con il primo impatto, di carattere squisitamente visivo, il medico assassino scompare dall'artwork, lasciando spazio a creature subumane controllate da altrettante bestie demoniache, a rappresentare, come da titolo, la manipolazione frutto dei media. La svolta quindi è strettamente tematica, con la band che smette di trincerarsi nella sala operatoria delle torture per volgere lo sguardo verso tematiche attuali, avente soprattutto ad oggetto quelle guerre fratricide che si mobilitano all'interno della Rete o della televisione. Forse non una grandissima novità in termini assolutistici, ma che non ci si aspetta da una band ben rodata come gli Aborted. Questa scelta dimostra una continua evoluzione, impressione avvalorata oltretutto dalla scelta di trattare nei testi una tematica inconsueta per il genere come la nefasta influenza dei media nel mondo contemporaneo, evitando gli abituali e triti plot legati all'horror e al gore. Sven De Caluwe ha una particolare passione per i titoli emblematici o comunque altisonanti, a volte utilizzando una sola parola come nel caso di "Retrogore" e "TerrorVision", cercando di colpire nel segno con queste crasi lessicali. Il motivo esatto di questa scelta tematica, presumibilmente, è sulla stessa riga del tema di "TerrorVision" e quindi una critica rivolta ai media o all'attenzione esagerata che si attribuisce al tipo di informazione che circola non solo nei notiziari, ma anche sui vari social network, un tema sempre più attuale. C'è quindi la volontà di smascherare le varie falsità, non nel tentativo di isolarsi dagli altri, ma anche riferito a noi stessi, facendo noi parte di questo mondo in cui spesso e volentieri si tende a preferire un po' l'apparenza.

Un Viaggio tra le Tracce: Dal Gelo all'Annichilimento Sonoro

L'accompagnamento sinistro di "Lasciate Ogne Speranza" apre quindi ufficialmente le danze, un intro sgrammaticato ma dall'impatto evocativo, che si può e si deve perdonare ai Nostri per la loro immensa fedeltà alla causa e alla loro capacità di creare brani totalmente devastanti, da sfascio cerebrale. Quell’“Ogne” è un arcaismo, riscontrabile spesso in alcune versioni della somma opera dantesca, aggiungendo un tocco inaspettato di profondità linguistica. Dopo l'intro, la title track "TerrorVision" si infrange sull'ascoltatore come un'esplosione sonora in piena regola: le chitarre imperversano con passaggi al fulmicotone che si alternano perfettamente con frangenti assorbenti e mastodontici per poi, nel finale, dedicarsi a una parte solistica chirurgica e glaciale nell'esecuzione. A livello tematico, si assiste a quelle "novità" di cui sopra, con liriche come: “Oh holy devastation / Divide and conquer / Spreading fear, hatred and disbelief / Hold a mirror to society / A perfect display of misanthropy / Obey the terrorvision / Demonic manipulation / Spreading hate / Spreading death / Fear”.

Stesso discorso si può fare per la successiva "Farewell to the Flesh", altro pezzo di spessore, ma dalla struttura molto simile alla precedente, che rappresenta un esempio paradigmatico di bestialità ragionata. Gli Aborted alzano ulteriormente il coefficiente tecnico con "Exquisite Covinous Drama", un pezzo molto elaborato dove a impressionare è soprattutto la prestazione al basso, ma dove anche le chitarre si divertono a creare riff cervellotici e disarticolati all'inizio, per poi, successivamente, cimentarsi nella creazione di un'atmosfera glaciale, grazie a una ritrovata melodia nel suono in grado, quest'ultima, di dare maggiore intensità all'intero pezzo.

Pezzo di maggior spicco di tutta la produzione è l'ottima "Vespertine Decay". Qui gli Aborted fanno l'occhiolino a sonorità che si ispirano maggiormente anche al black metal; il pezzo in sé è ottimo e in grado di raccogliere tutte le varie istanze che si trovano in tutto "TerrorVision", quella iraconda e annichilente e, altrettanto, quella che, sospinta dalla melodia, drappeggia un'ambientazione soffocante. Questo si ispira, in questi frangenti, da liriche introspettive e arrendevoli, nel vedere la nostra dimensione allo scatafascio, con versi che recitano: “I was born with the birthmark of cinders / Wreaking havoc through / The torment growing within me / Heresy, vespertine decay”. "Vespertine Decay" non è solo un brano di bestialità ragionata, ma incorpora persino un quartetto d'archi, mostrando una sorprendente apertura a nuove soluzioni.

Nella scaletta verso il finale, gli Aborted ricalcano anche la precedente esperienza più legata al grind nell'ottima "A Whore D'Ouvre Macabre", un pezzo spudorato che esibisce fiero il gargantuesco growl di Sven de Caluwé, singer di vaglia in grado, nel resto del lotto, di alternare e alterare le gradazioni del proprio registro vocale. In questo frangente anche a livello lirico c'è un passo indietro (in senso temporale) ma le tematiche splatter si legano a quelle più strettamente attuali. Le tracce come "Visceral Despondency", nella loro esagerazione sonora, sono accattivanti, quasi irresistibili, almeno per i palati dediti al metallo della morte. Le linee catchy di "Deep Red" e "Altro Inferno" completano un quadro di eccellenza, offrendo altri ottimi momenti all'interno del disco.

Il Cuore Creativo degli Aborted: Lavoro di Squadra e Visione Artistica

Il processo creativo degli Aborted è caratterizzato da un approccio collaborativo e aperto. Lavorare con Sven e gli altri è molto positivo e produttivo dal punto di vista artistico e creativo, permettendo ai membri di imparare tante cose che magari prima conoscevano un po’ meno. Nella band c'è sempre spazio per tutti, ovvero la politica di base è che chiunque abbia un’idea buona, quell’idea è assolutamente meritevole d’attenzione e su quel materiale ci si può lavorare. Non c’è un discorso legato alle gerarchie, anche se, ovviamente, per quanto riguarda la direzione artistica della band si lascia fare a Sven semplicemente perché è proprio un fattore legato agli anni. Sin dal 1995, da quando gestisce gli Aborted, le cose sono sempre andate molto bene ed è chiaro che lui abbia quella visione d’insieme che gli altri membri, incluso appunto il sottoscritto, non possono avere. In linea di base, però, tutti hanno la possibilità di contribuire, anzi, in realtà poi lo scrittore principale negli ultimi album, soprattutto in "TerrorVision", è stato Ken Bedene, che oltre a essere batterista è anche un formidabile chitarrista. Ha un gusto musicale impeccabile e la maggior parte delle idee provengono dalla sua penna, soprattutto di recente. Facendo circolare il materiale, condividendolo su varie piattaforme digitali, con il trasferimento dei file, ognuno può dare un feedback e lavorarci sopra. Questa fluidità e l'assenza di rigidità gerarchiche contribuiscono alla costante evoluzione del sound della band.

Ken Bedene playing drums

Il ciclo produttivo degli Aborted, almeno nell’ultima decade, è stato quasi sempre quello "EP + full length", e ri-registrazione di vecchi brani. Gli EP offrono sempre la possibilità di sperimentare, magari anche provare a fare qualcosa che è stato solo accennato nel disco precedente e che potrà essere sviluppato in futuro; non c’è quell’impegno a identificarsi a uno stile o a un genere come magari ci può essere per un full length. Permettono anche di fare qualcosa che poi non necessariamente verrà ripetuto nell’album. Questo si è visto anche nella produzione dell'EP "La Grande Mascarade", che è stato concepito per evitare di ipersaturare l'attenzione del pubblico con il materiale di "TerrorVision" dopo un tour estenuante di quasi un anno non-stop. Le nuove tracce in realtà hanno avuto una gestazione che risale a più indietro nel tempo; fondamentalmente, dal punto di vista della scrittura, è raro che la band si fermi. Ci sono dei riff, delle strutture, delle idee di canzoni che risalgono alla fine del 2018/inizio 2019, anche se la forma vera e propria l’hanno assunta soltanto in maniera relativamente recente. Sicuramente, come è stato notato, la band si sta evolvendo sempre di più verso una direzione atmosferica, un po’ più morale, sotto certi punti di vista, e anche verso qualche elemento reminiscente di black metal. Questo discorso, iniziato con "TerrorVision", è stato portato avanti con maggiore enfasi negli EP successivi.

Stefano Franceschini: Il Basso degli Aborted e una Vita in Tour

Stefano Franceschini, bassista degli Aborted dal 2016, ha vissuto un ingresso nella band sorprendente e soddisfacente. Seguiva la band da anni, anche prima di entrare in formazione, per ovvi motivi, soprattutto il fatto che gli Aborted sono attivi da molto tempo. La sua storia con la band inizia con un canale YouTube dove pubblica video e cover, tra cui appunto una reinterpretazione di un brano degli Aborted tratto da "The Necrotic Maniphesto", pubblicata in maniera abbastanza casuale nel 2014, subito dopo la release di quel disco che lo entusiasmò. Due anni dopo, nel 2016, a seguito di un cambio di line-up, la band cercava un nuovo bassista. Hanno visto il suo modo di suonare nel video ed erano al corrente del fatto che fosse regolarmente attivo anche a livello di tour; così gli hanno scritto chiedendo se fosse disponibile a fare una prova con loro. "TerrorVision" è stato il suo primo album con la band, un'esperienza che ha descritto come molto positiva e produttiva.

La vita di Stefano Franceschini è un esempio di dedizione alla musica estrema e alla performance dal vivo. Attualmente in Italia, a Roma, è stato "piacevolmente confinato a casa" durante la quarantena, essendo stato "abbastanza fortunato con le tempistiche" in quanto è tornato da una tournée americana con gli Hideous Divinity la notte tra il 29 febbraio e il primo marzo, quando la situazione era abbastanza tranquilla e le scuole non erano ancora state chiuse. Dopo il rientro dal tour, è stato per un weekend in Belgio da amici, per poi arrivare a Roma l’8 marzo sera, il giorno prima dell'ufficializzazione del decreto che ha esteso il lockdown a tutto il territorio nazionale. La sua reazione alla quarantena è stata improntata alla produttività: "La creatività deve esserci sempre, altrimenti entra in gioco il rischio più pratico e sicuramente più spaventoso che è quello di arrugginirsi un po’". Insegna basso ormai da tempo, "sono un paio d’anni che lo faccio a Roma al MMI, il Modern Music Institute, e in più ho vari alunni su Skype".

Stefano Franceschini playing bass guitar

Le sue influenze musicali sono variegate e profonde. Più di chiunque altro, quando ha iniziato a suonare lo strumento, David Ellefson dei Megadeth ha rappresentato l’ideale del bassista che, non necessariamente avendo un virtuosismo appariscente, ha sempre saputo tirare delle linee di basso che sono ancora oggi invidiabili. Anche dal punto di vista tecnico, Ellefson è un musicista che ritiene leggermente sottovalutato, ma personalmente lo considera, ora come in passato, a un grandissimo livello, soprattutto dal punto di vista dell’ispirazione. Ovviamente, non può non nominare Steve Harris, se si pensa proprio agli anni in cui ha iniziato. Addentrandosi più nel death metal, colui che per lui ha rappresentato un punto di svolta, anche più di recente, è stato Erlend Caspersen, bassista degli Spawn Of Possession e di tanti altri gruppi, per il suo modo di interpretare e suonare lo strumento.

Oltre agli Aborted, Stefano fa parte anche degli Hideous Divinity, il cui ultimo album "Simulacrum" è uscito sempre su Century Media nel 2019. La gestione delle due band è complessa ma ben supportata: "Beh in questi giorni benissimo! (ride, ndr) Guarda ti dico la verità, sin dall’ingresso negli Aborted loro sono sempre stati molto entusiasti del fatto che suonassi anche in un’altra band e mi hanno supportato da subito. È sempre stato tutto legato al mio impegno nel cercare di coordinare entrambe le cose e poi, all’atto pratico, si è tradotto con una comunicazione tempestiva dei piani che potevo avere con l’uno o con l’altro". Questo ha permesso di mitigare tutte le attività con molto più agio e anche un po’ di fortuna, perché, se si pensa agli ultimi due anni, è stato a casa pochissimo. Ci sono stati dei momenti molto intensi con gli Aborted, per esempio il periodo di due o tre settimane di full immersion durante la registrazione di "TerrorVision", seguito poi dalle riprese per dei video clip e, successivamente, anche da due date live. Nel secondo di questi show, in Germania, suonavano anche gli Origin, e con gli Hideous Divinity avrebbero iniziato un nuovo tour proprio con loro. "Quindi ho praticamente salutato gli Aborted, mi sono unito al tour bus degli Origin e ho incontrato a metà strada gli Hideous Divinity il giorno dopo. Quasi due mesi ininterrotti. Poi sono tornato e casa e sono subito ripartito per gli Stati Uniti e il Canada con una band, e poi per l’Australia e la Nuova Zelanda con l’altra, e poi di nuovo in Europa!". Questa vita frenetica, che a lui è sempre piaciuta, è un aspetto intrinseco della sua carriera musicale.

"TerrorVision": Un Trionfo del Death Metal Moderno

Nel dare un giudizio di sorta, non dimenticando altresì anche altri ottimi momenti all'interno del disco ("Deep Rede Altro Inferno", su tutte), gli Aborted anche "a sto giro" riescono a impressionare, nonostante siano appena trascorsi solamente due anni dall'ottimo "Retrogore", inframmezzati comunque da un'attività live senza sosta. Fra le produzioni moderne della band, "TerrorVision" pare essere ad un livello superiore; la band si è presentata nuovamente alla ribalta con soluzioni già assodate nel corso della lunga carriera, ma che mai come questa volta, funzionano nel loro complesso in modo organico. All'interno di questo lavoro si può trovare il meglio che la band è riuscita a produrre dal 2010 a questa parte; il disco è completo, in grado di intercedere verso tutte le preferenze in ambito death metal, da quelle più legate alla tradizione a quelle invece più moderne.

"TerrorVision" è un altro centro per perizia tecnica e potenza sprigionata, sempre al servizio della struttura dei pezzi. Che botta ragazzi! Sicuramente la miglior uscita estrema del 2018, un death/grind atmosferico, blackeggiante e con un tasso tecnico da paura. Roba da lasciarci la pelle! È impossibile trovare la traccia migliore, se proprio si dovesse sceglierla, si potrebbe indicare la title track o "Vespertine Decay", semplicemente perfette! Una mazzata dietro l'altra che non ti fa respirare un secondo! Ottimo disco, inimitabile. Come al solito, gli Aborted sono i numeri uno assieme ai Cattle Decapitation nel death grind moderno. Non c'è nè. "Decisamente un bell'album. Forse il voto è un pochino alto ma sicuramente il migliore dai tempi di Global Flatline (Necrotic era bello ma un po' inferiore e Retrogore un po' troppo di mestiere)". In più, sembra che abbiano accentuato le soluzioni melodiche, guadagnandoci in varietà di sound. Brani come "Farewell To The Flesh", "Visceral Despondency" e "A Whore D'oeuvre Macabre" sono veramente assassine, consolidando la reputazione degli Aborted come forza inarrestabile e in continua evoluzione nel panorama del metal estremo.

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