L'espressione "a ciucche dure finiremo per capire" non è un modo di dire comune nella lingua italiana, ma può essere interpretata come un invito a perseverare, a non arrendersi di fronte alle difficoltà, perché solo attraverso la ripetizione, l'esperienza e, talvolta, il "battere la testa" contro gli ostacoli, si giunge a una comprensione profonda. Questo concetto di apprendimento attraverso la ripetizione e l'esperienza, anche se dolorosa, trova una risonanza profonda nella filosofia e nella visione della vita espresse da Roberto Vecchioni, un artista che ha fatto della coerenza, della passione e di una profonda riflessione sull'esistenza i pilastri della sua carriera.
La Canzone d'Autore: Unità Narrativa e Metrica Indissolubile
Roberto Vecchioni, come sottolinea sull’Enciclopedia Italiana Treccani, descrive la canzone d’autore in Italia come "un’unità narrativa e metrica inscindibile", pur partendo da due sistemi semantici preesistenti, ovvero il linguaggio poetico e quello musicale. Questa descrizione introduce il tema centrale del suo corso universitario, "Una vita per canzoni. Percorsi di una poetica musical-letteraria", offerto agli studenti di comunicazione all'Università di Pavia, ma aperto a tutti gli iscritti. Il corso, nell'edizione 2016/17, si svolgeva ogni martedì e giovedì, dalle ore 11 alle 13, fino al 17 dicembre, nell'aula di Via Luino 12. Questa sua capacità di fondere poesia e musica in un'unica entità narrativa è un esempio lampante della sua maestria nell'affrontare temi complessi, rendendoli accessibili e profondi, proprio come l'espressione "a ciucche dure finiremo per capire" suggerisce un percorso di comprensione graduale e talvolta faticoso.
Il Destino: Non un Caso, ma un Percorso Personale
Vecchioni offre una definizione di destino che va oltre il banale caso. Se si pensava di poter scrutare il destino con un binocolo, è meglio riporlo nell’armadio. Egli sostiene che ci sono forze nella vita che operano silenziose, al di là della nostra consapevolezza. Eppure, come un fiume che all’improvviso emerge in superficie, il destino ci travolge, rivelando tutta la nostra vulnerabilità. Tutti abbiamo vissuto quell’istante di incredulità, quella sensazione di ingiustizia che ci lascia senza parole. E qui Vecchioni non offre soluzioni facili, ma restituisce significato, affermando che quel dolore, quella prova, quel destino è unico, personale. È solo tuo. Questa prospettiva sul destino si allinea con l'idea di dover "capire" attraverso l'esperienza, anche quando questa è dolorosa.

La Lezione dei Maestri e il Peso del Dolore
Il Prof. Vecchioni, pur con una voce un po’ più flebile, mantiene una mente acuminata e un modo di raccontare sempre piacevole. Egli dice: “Non ci sono più maestri - io ne ho avuti tanti”, e inizia "El Bandolero Stanco". Questa affermazione evoca un viaggio, come quello descritto dall'autore, dalle Marche fino a Roma, solo per strade urbane, ascoltando questi autori. Vincenzo, un compagno di viaggio, sapeva interpretarlo magnificamente, aggiungendo aneddoti ad ogni canzone, e sapeva emozionarsi davanti alla sua poesia e alle sue parole, davanti al treno de "La Stazione di Zima", ad esempio. Sono testimoni di maestri, passati di mano in mano.
E poi ci sono state quelle due/tre canzoni in cui la recente storia personale di Vecchioni, il suo rapporto con la morte e la morte terribile del figlio solo qualche settimana prima, ha invaso la scena. “C’è una madre distrutta” aveva sussurrato su qualche canzone prima. E ogni volta che parla di Daria, sua compagna “quasi” da sempre, lo fa con grazia e ironia in questo continuo e bellissimo omaggio. “Siamo al culmine”, dice. “Devo farla, perché l’artista è colui che racconta. Senza non è niente”. E canta "Le Rose Blu". In questo che chiama “dialogo, non una preghiera”, dice a Dio per suo figlio: “Fagliele rifiorire”. E l'autore si ritrova con questo pensiero eretico, eppure così umano, che Dio avrebbe potuto, avrebbe addirittura dovuto. Invece c’è solo questo dolore, il suo e della mamma di Arrigo, che ha reciso la corolla facendo rimanere solo il gambo di spine. Il Prof. arriva al termine, emozionato e piangente, piegato in due, attraversando quel dolore, senza sottrarsi a nulla. Un momento prima di iniziare questa canzone, dice una frase di grande tenerezza: “Adesso questo momento di intensità, poi proverò a farvi ridere”. Proverò a farvi ridere. Come se avesse voluto scusarsi per averci invaso della sua emozione e del suo dolore. Come se avesse voluto aver cura di noi; dirci che quel dolore sarebbe passato, e sarebbe tornata la gioia. Quella che per tutta la serata ha donato: gioioso della vita senza finzione, addolorato con la stessa vita che gli ha tolto suo figlio. Questa accettazione del dolore come parte integrante della vita e della comprensione si lega all'idea di "ciucche dure", di apprendere attraverso le prove più difficili.
Una Carriera Lunga 53 Anni e l'Infinito Amore per il Vivere
Con una carriera lunghissima, 53 anni a scuola e 80 anni da poco compiuti, Vecchioni ha un ultimo album ricco di riflessioni, sia musicali che non. Uno spettacolo capace di far comparire sulla scena Ulisse, Vincent Van Gogh, Leopardi, la combattente curda Ayse Deniz Karacagil. Non molti sono stati così intensi da intrecciare letteratura e poesia. Confrontarsi con il Prof. della canzone italiana d’autore è sempre una lezione di vita da apprendere, una piccola perla di saggezza che salta fuori dalla tasca di una delle sue giacche vissute. Che il messaggio sia veicolato dallo strumento libro o da quello canzone poco importa, Roberto Vecchioni continua a cantare l'amare infinito del vivere. Infinito come nella narrazione di un concept album (prodotto da Danilo Mancuso per DME) che tiene insieme ritratti diversi, da Alex Zanardi a Giulio Regeni, dalla guerrigliera curda Ayse a Leopardi, accomunati dall’amore per la vita. Questo dimostra una coerenza e una profondità che si acquisiscono solo attraverso un lungo percorso di vita e di riflessione, un percorso fatto anche di "ciucche dure".
Roberto Vecchioni: "Mia moglie mi ha salvato la vita tante volte" – Domenica in 30/03/2025
"Siate Artefici del Vostro Destino": Il Messaggio di Crescita
«Siate artefici del vostro destino. Ho avuto il piacere e la fortuna di confrontarmi nuovamente con il prof che ogni alunno dovrebbe incontrare, almeno una volta, lungo il proprio percorso in preparazione all’esistenza: quella lunga, lunghissima pista di decollo su cui imparare a volare. Con il suo sentire, con le sue canzoni, la passione ardente e quella credibilità che resiste intatta negli anni, Roberto Vecchioni è una di quelle personalità dalla grandezza, sì finita ma irraggiungibile. E, nell’abbraccio della sua vita, ho la piccola presunzione di credere che abbracci pure me». Questo invito a essere artefici del proprio destino è un altro modo per dire che il processo di comprensione e di crescita è attivo e personale, non passivo.
«Sì, io penso che sia così. La mia è l’impressione di uno che ha tutto l’arco della vita negli occhi e nella mente; l’ho vista tutta la vita, ho 75 anni. È il risultato finale di tante ricerche e di tanti dubbi che si risolvono poi in questa piccola verità. Probabilmente a vent’anni non avrei avuto quest’idea e nemmeno a trenta. È una questione di saggezza del tempo ma non solo, anche del cuore: in realtà, non è un fatto che dipende dalla ragione; se tu ragioni, pensi che la vita non è che vada amata sempre. È il sentimento, è l’emozione che ti fa pensare che, anche certe cose della vita che sembrano orribili, in realtà, hanno una loro collocazione nella storia». Qui Vecchioni sottolinea come la vera comprensione derivi dalla saggezza del tempo e del cuore, non solo dalla ragione, una saggezza che si accumula anche attraverso le esperienze difficili che portano a "capire a ciucche dure".
Le Manie e i Tic: Ancore di Coerenza in un Mondo che Cambia
«Beh, sono parecchi… nella mia vita ce ne sono tantissimi, ci sono tanti tic. C’è la passeggiata serale, da fare sempre, perché devo vedere com’è Milano prima di andare a dormire. A piedi, naturalmente, visitare quelle zone che conosco di meno insieme a quelle che conosco di più; osservare com’è cambiata, se ci sono le stesse persone oppure no. Poi, dal punto di vista personale, ti direi l’abbigliamento: ho la mania di non usare quasi mai le camicie, non mi interessano proprio; ho bisogno di magliette e golf oppure giacche smesse, piuttosto andanti. E anche questo è tipico. Il caffè in un certo posto, dove fanno quello napoletano; quasi tutti i giorni vado là e mi incontro con persone che conosco ormai da tanto tempo, dei napoletani, perché io sono napoletano e mi fa piacere ogni tanto sentirlo parlare. Un’altra mania è quella di giocare a bridge, sia con la gente sia col computer. Ho una predilezione notevole per questo gioco, mi piace misurarmi continuamente». Questi piccoli rituali, queste "manie", rappresentano una forma di coerenza personale, un modo per mantenere un contatto con la propria identità in un mondo in continua evoluzione.
Al di Qua della Siepe l'Infinito: La Ricerca della Verità Interiore
«Ci sono cose belle anche al di là. Volevo semplicemente dire che è inutile andare a cercare le ragioni della verità e della bellezza fuori di noi, molto lontano; dobbiamo cercarle dentro. La siepe è il confine tra il fuori e il dentro, e dentro abbiamo tutto l’universo». Questa metafora della siepe richiama l'idea che la vera comprensione e la verità si trovano all'interno di noi stessi, non all'esterno. Questo significa che il processo di "capire a ciucche dure" non è solo un confronto con il mondo esterno, ma anche un'esplorazione del proprio mondo interiore.
«Direi che più semplice di così non può essere; è buttata là; è chiara e lo è per i ragazzi: mai abbassare le braccia, mai urlare improperi al vento, perché la colpa è quasi sempre nostra. Si può benissimo perdere nella vita, ma questo non deve dare sconforto. D’altronde il tema è sempre quello, il viaggio, il famoso tema di tutti i più grandi scrittori. Non l’arrivo! È come ti muovi nella vita e se ti muovi». Il messaggio di Vecchioni è un inno alla resilienza e alla responsabilità personale. Non è l'arrivo che conta, ma il viaggio e il modo in cui ci si muove in esso, un concetto che rinforza l'idea che la comprensione si ottiene attraverso il percorso, con tutte le sue difficoltà.
Dall'Aereo alla Classe a Tappeto: Esempi di Vita Quotidiana
Le situazioni della vita quotidiana presentate come esempi sono molteplici e riflettono le sfide che ognuno incontra, portando a quella "comprensione a ciucche dure". Ad esempio:
- "È incredibile, incontro Carlo ovunque: al bar, al supermercato." - Questa osservazione suggerisce la casualità degli incontri o la frequenza di certi eventi, che a volte richiedono tempo per essere decifrati o accettati.
- "Avevamo giusto bisogno di te per spostare un mobile, in questo momento." - Un esempio di provvidenza o coincidenza che, dopo un susseguirsi di eventi, si rivela utile.
- "Oggi faccio cadere tutto." - Simbolo di una giornata storta, che talvolta insegna a essere più cauti o a riconoscere i propri limiti.
- "Ho deciso di andare a vivere a New York, ma è un segreto!" - La complessità delle decisioni personali e il processo, talvolta lungo e privato, che porta a esse.
- "Non hai considerato molti aspetti di quella situazione. Il tuo piano fa acqua da tutte le parti." - Riconoscere gli errori e imparare da essi, un classico esempio di "ciucche dure".
- "Paolo si offre sempre per aiutare ma poi non si presenta quando c’è bisogno." - La delusione e l'apprendimento sulla affidabilità delle persone.
- "L’archivio non viene aggiornato da mesi, nessuno vuole farlo." - La difficoltà di affrontare compiti ingrati, che richiedono spesso una spinta esterna o una consapevolezza interna per essere portati a termine.
- "Sarebbe bastata una frase ma Marco ha parlato per oltre un’ora dello stesso argomento." - L'inefficacia della comunicazione prolissa e la necessità di imparare la sintesi.
- "Gli ho fatto una domanda molto facile per aiutarlo ma si è confuso ancora di più." - L'imprevedibilità delle reazioni umane e la necessità di adattare il proprio approccio.
- "Elena ha cambiato lavoro perché non si trovava bene in ufficio. Si lamenta già di quello nuovo, perché molto stancante." - Il ciclo della insoddisfazione e la difficoltà di trovare la propria strada, che richiede tempo e prove.
- "È la quinta volta che la maestra spiega le tabelline ma Mario continua a non capirle." - La necessità della ripetizione e della pazienza per l'apprendimento, ovvero "a ciucche dure".
- "Siamo andati in gita con la scuola ma molti studenti sono rimasti a casa." - La discrepanza tra le aspettative e la realtà, che porta a una maggiore consapevolezza.
- "Mia figlia mi risponde sempre male e non vuole più parlare con me." - Le difficoltà relazionali, che richiedono empatia e sforzo per essere risolte.
- "È uscito da lavoro un giorno, ha preso l’aereo e nessuno l’ha più visto per un mese." - L'imprevedibilità della vita e le conseguenze delle proprie azioni.
- "Cos’è successo tra te e Marta? Vi siete lasciati?" - La curiosità e la necessità di comprendere le dinamiche relazionali.
- "Ha dovuto ripetere la classe terza 4 volte." - Un esempio chiaro di perseveranza necessaria, di fronte a difficoltà persistenti.
- "Non trovo giusto che io debba pagare per il danno, l’errore è stato suo." - La difficoltà di accettare l'ingiustizia e di trovare un equilibrio.
- "Giacomo lavora tutto il giorno, quando finisce di lavorare corre a casa a occuparsi dei figli e nel fine settimana lavora in un ristorante." - L'impegno e la fatica della vita, che portano a una comprensione del valore del sacrificio.
- "Marta vorrebbe prendere un gelato e io vorrei andare a fare visita a un mio amico che abita in Piazza della Repubblica." - La difficoltà di conciliare desideri diversi.
- "Il cliente del tavolo 6 dice di aver trovato un capello nella zuppa, non è per niente soddisfatto del servizio." - La gestione delle aspettative e delle lamentele.
- "Aiutaci! Non vedi che siamo in difficoltà?" - Il riconoscimento della propria vulnerabilità e la richiesta di aiuto.
- "Quando critico un certo comportamento, Michele pensa sempre che mi stia riferendo a lui." - Le distorsioni della comunicazione e la difficoltà di essere compresi.
- "Lui si è comportato male con me, ora io farò lo stesso." - La spirale della vendetta e la difficoltà di rompere i cicli negativi.
- "Paolo si aspettava di avere una settimana di ferie in più ma il suo capo non gliel’ha data." - La delusione delle aspettative e l'adattamento alla realtà.
- "Oggi Mario non può vedere nessuno, risponde male a tutti." - Gli stati d'animo e la loro influenza sul comportamento.
- "Giovanni non si è mai ubriacato, nonostante i suoi amici bevano molto tutti i fine settimana." - L'affermazione della propria individualità e la resistenza alle influenze esterne.
- "In questi giorni ti vedo un po’ pensierosa, non sei molto presente." - L'osservazione e l'attenzione agli stati d'animo altrui.
- "Mette via i soldi invece di spenderli in cose inutili come fanno molti ragazzi della sua età." - La lungimiranza e la capacità di resistere alle tentazioni.
- "Ha voluto avviare un’attività in proprio in un periodo di crisi, con due figli a carico." - Il coraggio di intraprendere nuove sfide, nonostante le difficoltà.
- "Quando c’è qualcosa che non va, Lucia lo dice sempre apertamente." - La schiettezza e la sincerità.
- "Mario è appena stato lasciato dalla moglie, è di pessimo umore." - Le conseguenze emotive degli eventi della vita.
- "Sono uscita da scuola alle 11:30 per andare a fare una visita medica. Alle 12 il professore ha interrogato la classe a tappeto." - La sfortuna e la necessità di affrontare situazioni impreviste.
- "La notte prima degli esami non riesco a dormire neanche un’ora." - L'ansia e la pressione degli eventi importanti.
- "Asia riesce a risolvere le espressioni in quattro e quattr’otto." - La rapidità di comprensione, un contrasto con il "ciucche dure".
- "“Prendiamo il treno per Roma, ci facciamo ospitare da Pino e in tre giorni giriamo tutta la città, che te ne pare?” - “Hai parlato con Pino?" - L'importanza della pianificazione e della comunicazione.
- "Sono due ore che aspetto Gino." - La pazienza e l'attesa.
- "Dovrò rimanere tre ore all’aeroporto di Francoforte per aspettare il prossimo volo." - Le attese e i disagi dei viaggi.
- "Avevo appuntamento con Carla alle 16:00, è arrivata alle 16 in punto." - La puntualità e l'affidabilità.
- "Avevo del lavoro arretrato, ho fatto le ore piccole." - L'impegno e il sacrificio per recuperare.
- "Hai le scarpe sporche di fango, fermati e toglitele." - La necessità di affrontare i problemi pratici.
- "“Sei mai stato a Firenze?” -“Certo, ci ho vissuto per molti anni." - L'esperienza e la conoscenza dei luoghi.
- "Ho visto le tue opere esposte alla mostra d’arte in centro a Firenze." - Il riconoscimento del talento e del lavoro altrui.
- "Da quando ha svolto quel ruolo importante in televisione, non ha più cercato altro." - La tendenza a crogiolarsi nel successo e a non cercare nuove sfide.
- "Aveva detto di essere d’accordo con il piano, adesso non è convinto dell’organizzazione." - I cambiamenti di idea e le incertezze.
- "Sono un po’ deluso." - La manifestazione della delusione.
- "Non ti preoccupare, hai molte prove contro di lui e puoi denunciarlo quando vuoi." - La ricerca di giustizia e la consapevolezza dei propri diritti.
- "Manuel era felice di aver ottenuto un nuovo incarico in azienda ma ha scoperto che si tratta di un lavoro molto noioso." - La differenza tra aspettative e realtà.
- "Oggi il capo è di buon umore, approfittane per chiedere la promozione." - Il tempismo e la capacità di cogliere le opportunità.
- "Vengo a sapere le cose sempre per ultimo." - La sensazione di essere esclusi o meno informati.
- "Alessandro si mette sempre in mezzo in cose che non gli riguardano." - L'invadenza e la difficoltà di rispettare i confini.
- "Giulia mi ha chiesto di prestarle di nuovo la macchina." - La fiducia e il suo possibile abuso.
- "Potresti ridarmi il libro che ti ho prestato?" - Il richiamo alla restituzione.
- "Durante una discussione, Anna insiste che 7×8 fa 54." - L'ostinazione nell'errore e la difficoltà di accettare la verità.
- "Luca dice di apprezzare sia l’opinione di un collega che quella del capo." - La capacità di mediazione e di adattamento.
- "Non ho studiato molto per questo esame, ma ho deciso di provarci lo stesso." - Il coraggio di affrontare le sfide, anche senza preparazione completa.
- "Sara preferisce andare al cinema da sola piuttosto che con persone che non le piacciono." - L'affermazione delle proprie preferenze e l'indipendenza.
- "Giorgio ha studiato per mesi per un concorso difficile, e alla fine lo ha superato." - L'impegno, la perseveranza e il successo meritato.
- "Non mi credi?" - La richiesta di fiducia.
- "Tutti gli studenti pensavano di avere la risposta giusta al quiz, ma quando è arrivata la domanda finale, nessuno sapeva rispondere." - La lezione dell'umiltà e il riconoscimento dei propri limiti.
Tutti questi esempi, con le loro sfumature, rappresentano tappe in un percorso di apprendimento e consapevolezza, spesso raggiunto proprio attraverso le "ciucche dure", ovvero le difficoltà e gli errori.
Cambiamenti e Coerenza: L'Evoluzione del Pensiero
«Di fondo no, perché i punti fondamentali sono sempre il sogno e la speranza; però direi che, nell’economia delle canzoni, delle storie, prima tutte queste cose le dicevo in maniera più aerea, forse anche più difficile; magari, avendo la forma mentis del liceo classico, esageravo in costruzioni mitiche e in personaggi che non tutti conoscevano. Da Sanremo in poi, ho imparato ad essere più comprensibile, a portare esempi più conosciuti. I simboli vanno bene, ma non devi farne una scorpacciata, ne bastano alcuni. I simboli, forse, vanno meglio in poesia; la poesia vive e si nutre di simboli». Vecchioni riconosce un cambiamento nel suo modo di comunicare, diventato più accessibile nel tempo, pur mantenendo saldi i suoi valori fondamentali. Questo mostra una capacità di adattamento e di crescita, pur rimanendo fedele a sé stesso, un altro aspetto del "capire a ciucche dure", ovvero l'evoluzione della propria visione.
«Credo che - a stare bene attenti - ci siano un paio di inclinazioni diverse: il tema di fondo è lo scontento, ed è quello che io combatto in questo disco. Lo scontento significa: tutto va male, il mondo è uno schifo, io mi faccio. Non mi pare un gran messaggio, a dire la verità! Oppure: tutto va male, il mondo è uno schifo, gli altri vincono e io perdo, perché è colpa degli altri. È un tema di fondo lamentoso e non mi appartiene. Altro tema è quello dell’amore, ma non è trattato con la dolcezza, la tenerezza, la familiarità di una volta; l’amore è sempre molto faticosamente affrontato: pare quasi che i ragazzi e le ragazze non si capiscano. E, per quanto a noi dessero tante colpe, di essere un po’ personalistici quando parlavamo d’amore, direi che oggi è peggio: generalmente, si parla del proprio amore e la figura della donna si affronta raramente. … Poi cambia formalmente: c’è una diminuzione di cultura notevole. La terminologia, la sintassi, tranne in alcuni casi - se mi parli di Caparezza, ad esempio, lì siamo proprio ad un altro livello, eccezionale… beh, la maggior parte dei più giovani usa un linguaggio che potremmo definire telematico, da telefonino. Certo, anche qui bisogna fare delle differenze: ci sono dei rappisti molto bravi, intelligenti e dei rappisti che… come viene viene. Oltretutto c’è una ridondanza di espressione: si dicono un sacco di cose, molte delle quali inutili, tanto per far brillare la propria capacità di districarsi nella lingua italiana: si trovano termini inusitati, sconosciuti, che non servono a molto, devo dire. La canzone dev’essere asciugata il più possibile. Questa è una lezione che ho imparato nel tempo». Vecchioni critica lo scontento e la superficialità di alcune tendenze contemporanee, sottolineando l'importanza della chiarezza e della sincerità nella comunicazione. Questa sua riflessione sulla qualità del linguaggio e dei contenuti si riflette nella sua ricerca di significato e coerenza.

La Canzone d'Autore: Tra Grandi Vecchi e Nuove Generazioni
«In generale, la canzone d’autore è ancora quella dei “grandi vecchi”. Io riascolto le parole di quelli morti, Battisti e De André, e le canzoni di quelli che non sono più in attività come Fossati e Guccini, che sono maestri grandissimi, forse anche giustamente non più imitati; lo sono stati per tanto tempo e adesso non più, perché c’è un cambiamento di economia, di pensiero, di vita… che naturalmente si riflette in tutte le forme d’arte. E anche la canzone detta “d’autore” ha subito questa trasmutazione, quasi genetica. Non so se sia giusto e bello». Vecchioni riconosce l'eredità dei "grandi vecchi" della canzone d'autore e la trasformazione del genere in risposta ai cambiamenti sociali ed economici.
Riconoscimenti e Coerenza Umana: Il Valore dell'Affetto
Sei l’unico artista ad aver vinto il Premio Tenco, il Festivalbar, il Festival di Sanremo e il Premio Mia Martini della critica. «Devi farmi pensare… Ne ho molti di riconoscimenti in alcuni concerti, che mi commuovo, tanto grande è l’affetto della gente, del pubblico, di quelli che sono davanti, soprattutto per la loro commozione. Io non ho il pubblico di duecentomila persone; ho il pubblico dei teatri, due-tremila persone per volta, oppure delle grandi piazze. È molto bello e mi arriva tantissimo. Come uomo vorrei che si dicesse che sono coerente; che fossi un esempio di coerenza, non di stupidità, perché la coerenza confina con la stupidità. Stupidità è quando vuoi essere coerente a tutti i costi e anche quando è inutile. La coerenza è un po’ come in questo disco, nel senso che non ho voluto che si vendessero i pezzi singoli in streaming; l’album si va a prendere nei negozi. Questo è il mio concetto di disco: “Infinito” è un concept album e va ascoltato tutto. Coerenza è quando fai delle scelte che sono consone al fondo del modo che hai avuto di pensare sempre». I riconoscimenti, per Vecchioni, sono meno importanti dell'affetto del pubblico e della sua coerenza personale. La coerenza, per lui, non è rigidità, ma fedeltà ai propri principi, anche quando ciò significa andare controcorrente, come nel caso della distribuzione del suo album. Questa coerenza è il frutto di una vita di riflessioni e di esperienze, anche quelle "a ciucche dure", che hanno plasmato la sua visione del mondo.
Il Coraggio di Cambiare Idea e l'Accoglienza dell'Altro
«Ho dei cambiamenti di idea repentini, anche dalla mattina alla sera. Su tante cose. Le idee si devono cambiare, anche i modi di porsi, di valutare le persone; perché, da alcuni fatti, certe persone cambiano nella tua immaginazione: possono sembrare antipatiche e non lo sono; possono essere ostili e invece diventano amiche. Basta un tratto, una cosa qualunque, quando scopri nelle persone qualcosa che ti accomuna e che non avevi visto prima, allora cambi idea». Questa apertura al cambiamento e alla revisione delle proprie idee è un aspetto fondamentale della crescita personale e della comprensione profonda, che si acquisisce anche attraverso l'incontro con l'altro e la disponibilità a rimettere in discussione i propri preconcetti.
«Non ci sono nemmeno dei termini precisi per raccontarli… Innanzitutto l’affettività, che significa disponibilità ad accettare tutto ciò che è vivente: capire che anche gli errori, gli sbagli, le colpe degli altri… hanno una ragione di esistere. Non mandare subito affanculo, perché effettivamente uno difende sé stesso quando sbaglia. È una forma di accoglienza, non fisica, quanto mentale: accoglienza dell’altro e anche delle difficoltà dell’altro a vivere. Perché la vita è questo grande, grandissimo contenitore molto misterioso e noi pensiamo tutti di averci il codice per sapere cos’è, e, quando ci arriva un nuovo codice, pensiamo che l’altro sia sbagliato. E invece non è vero». L'accettazione degli errori altrui e la comprensione delle difficoltà dell'altro sono espressioni di una profonda saggezza e compassione. Questo è un "capire" che va oltre la semplice conoscenza, abbracciando l'empatia e l'accoglienza, aspetti che si sviluppano attraverso l'esperienza e la riflessione.
Passione e Felicità: Una Definizione Rivisitata
Poi c’è la passione. Nella vita bisogna avere passione, non si può fare le cose tanto per farle. Ho sempre diviso il mondo in sacro e profano, dove il sacro non corrisponde alla religione. Assolutamente! Corrisponde alle cose per cui hai passione e per cui ti batti, per le quali vivi e che ti fanno stare bene, benissimo. Le devi vivere fino in fondo le cose, con passione; anche quando canti per la millesima volta una canzone durante un concerto, devi avere la stessa passione della prima, perché è un rivivere con intensità l’accaduto. Le cose profane sono un’altra faccenda. La passione è il motore della vita, ciò che dà significato alle azioni e le rende autentiche. Questa intensità emotiva è un elemento chiave per "capire" veramente.
«Bisogna rivedere la definizione di felicità. Per me non è quella che si trova sul vocabolario. Lo star bene, l’armonia con gli altri, il piacere della vita, ridere, sorridere, divertirsi… sono una parte di felicità, non tutta. La felicità è un fatto molto più ampio, grandissimo; è abbracciare tutta la vita. È il tema che abbiamo accennato prima: non ci si può mai fermare, ci si deve continuamente muovere in quest’esistenza. Abbracciare la vita stessa con tutto il suo andirivieni va accettato sempre perché i dolori sono in tema, non potremmo viverne senza; dobbiamo comprenderli e ci dobbiamo soffrire. Io ci scrivo su; ho malinconie, ho anche qualche nostalgia. E so benissimo che la malinconia e la nostalgia hanno delle medicine che possono interrompere, possono raddolcire i dolori. Cantare e scrivere sono dei mezzi per raddolcire i momenti aspri, anche quelli più tristi della vita. Non è che la vita sia una lunga carrellata di risate e di salti di gioia, non la accetterei mai una vita così. È un grande disordine, invece, di fatti, che un momento sembrano inspiegabili e che ti fanno male e poi entrano nel disegno… Così fai caso, quando arrivi ai 75, al grande disegno che hai: non solo di anni materiali, ma proprio di pensieri. Allora fai una bella sintesi e riesci anche a cogliere quante stupidità hai commesso ma soprattutto quante cose, che ti sono sembrate tremende, tremende non erano. Erano servite a quello che sarebbe venuto dopo. E questo non si può capire a vent’anni». La felicità, per Vecchioni, è un concetto ampio che include l'accettazione del dolore e il movimento continuo nell'esistenza. I dolori, le malinconie e le nostalgie sono parte integrante della vita e possono essere mitigati dall'arte, dalla scrittura e dal canto. Questa visione profonda della felicità è il risultato di un lungo percorso di vita, di "ciucche dure" che hanno permesso di cogliere il "grande disegno" dell'esistenza, una comprensione che si raggiunge solo con la maturità e l'esperienza.
La Paura di Perdere la Testa e la Credibilità
«La paura di perdere la testa, tanto per cominciare, di non ricordare più le cose belle… e poi la paura di perdere la credibilità: quando tu perdi la credibilità, non sei più nessuno; sei un fantoccio, un pagliaccio. Se c’è una cosa che resiste, nella mia carriera, ancora adesso davanti al pubblico, è il non aver perso la credibilità». La credibilità è un valore fondamentale per Vecchioni, un pilastro della sua integrità artistica e umana. Questa paura di perdere la credibilità lo spinge a mantenere una coerenza e una autenticità che si riflettono in tutta la sua opera.
Il Significato Personale dell'Esistenza e la Rivoluzione Interiore
Mi piace concludere questo straordinario confronto, così ricco e stimolante, da sperare di poterlo ripetere - ancora e ancora - in futuro, con una massima del Prof. “Conforme a chi, conforme a cosa?Conforme a quale strana posa?Va peggio, va meglio? Per capire questi versi, dobbiamo fare un passo indietro e partire da un assunto fondamentale. Tante persone temono il fatto che la vita non abbia un significato specifico. Ma il fatto è che non esiste un significato univoco dell’esistenza perché ciascuno deve trovarvi il senso personale, portando a compimento sé stesso nella propria unicità e individualità. La prima volta che ti discosti dalle linee guida imposte dalle istituzioni, ti trovi privo di riferimenti. È doloroso perché affronti l’angoscia e la paura. Tuttavia, è proprio l’angoscia che ti rende unico. Questi versi riassumono la ricerca del significato personale, che spesso comporta un distacco dalle convenzioni e un confronto con l'angoscia, un percorso che si può definire "a ciucche dure", ma che porta all'unicità e all'individualità.
“La terza volta ti fa pensare La quarta volta stai a guardare Sei tu, sei tu, sei tu, chi può darti di più? La terza volta riflessi su ciò che accade, segnando un cambiamento mentale e cognitivo. L’osservazione è un insegnamento fondamentale dei maestri di meditazione: nella pratica meditativa possiamo osservare pensieri ed emozioni come dall’esterno, senza identificarci con essi. Questo concetto, elaborato dal Buddha e dal filosofo Jiddu Krishnamurti, si ritrova nella sua affermazione: “Esiste una rivoluzione necessaria per liberarci dall’angoscia, dai conflitti e dalle frustrazioni. “Sei tu, chi può darti di più?” È come dire: ascolta te stesso, perché è la Natura, l’Essere, il Divino dentro di te a fornirti la direzione. Questa frase sottolinea che la cura di sé non ha mai fine. L'idea della "terza volta" che fa pensare e della "quarta volta" in cui si osserva richiama proprio il concetto di apprendimento attraverso la ripetizione e la riflessione. La liberazione dall'angoscia e la ricerca della propria direzione interiore sono obiettivi che si raggiungono attraverso un continuo lavoro su di sé, un processo che, con le sue difficoltà, può essere definito "a ciucche dure", ma che porta a una profonda e duratura comprensione di sé e del mondo.