Il cammino verso la genitorialità è un percorso profondamente personale e, per molte coppie, può essere costellato di sfide inattese. Il fallimento di un ciclo di procreazione medicalmente assistita (PMA) o l'esperienza dell'aborto ricorrente rappresentano ostacoli che mettono a dura prova la resilienza emotiva e fisica degli individui. L’aborto spontaneo è la complicanza più comune della gravidanza e consiste nella morte dell’embrione o del feto prima della 24a settimana di gestazione e cioè quando il concepito non è ancora in grado di sopravvivere in maniera indipendente(1). La sua incidenza varia dal 10 al 20% delle gravidanze, ed è direttamente proporzionale all’età della gestante. Questa condizione, seppur frequente, genera un profondo senso di perdita e incertezza.
Quando si affrontano ripetuti tentativi di fecondazione in vitro con esito negativo o perdite gestazionali successive, le coppie si trovano di fronte a interrogativi complessi che richiedono un approccio medico specialistico e, al contempo, un sostegno umano sensibile. Il vero fallimento di un ciclo di concepimento assistito di fecondazione in vitro si manifesta nel momento in cui la tecnica viene portata a termine fino in fondo, cioè quando il trasferimento embrionale viene eseguito e non si verifica l'inizio della gravidanza. Questa situazione, nota come fallimento ricorrente dell'impianto (RIF), o la perdita di due o più gravidanze, definita aborto ricorrente (AR), sono condizioni patologiche che causano ansia, depressione, frustrazione e senso di colpa. Ne sarebbe affetto l’1-2% delle donne. L'approccio clinico deve, perciò, tenere conto di tali fattori emotivi che potrebbero ritardare la soluzione del problema.

Le aspettative iniziali riguardo alle tecniche di PMA sono spesso elevate, ma è fondamentale un'informazione trasparente. I trattamenti di procreazione assistita hanno un alto tasso di successo, tuttavia, un risultato negativo spesso non significa che si debba effettuare uno studio specifico per scoprirne il motivo. Non tutti gli embrioni si impiantano e il risultato negativo non ci obbliga a cercarne la causa. Questo significa che molti cicli falliscono, e la possibilità cumulativa di gravidanza dopo più cicli può arrivare anche al 40-50%, ma ciò richiede tempo, risorse economiche e forza psicologica. Gli specialisti sanno che un risultato negativo è considerato “normale” perché il tasso di gravidanza è solo un dato statistico. Pertanto, di fronte a un fallimento di un trattamento di procreazione assistita, le équipe mediche multidisciplinari cercano sempre di raccogliere il maggior numero di informazioni per evitare che il problema si ripeta in un nuovo tentativo.
Il Fallimento Ricorrente dell'Impianto (RIF): Definizione e Impatto
Il processo riproduttivo comprende una serie di eventi tra i quali l’impianto è uno dei più critici. Quando, ripetutamente, questo impianto non si concretizza, si verifica quello che conosciamo come fallimento dell’impianto ricorrente (RIF) ed è una situazione estremamente frustrante sia per i pazienti che per i medici. L’impianto è il processo mediante il quale l’embrione allo stadio di blastocisti aderisce all’endometrio materno, iniziando la gestazione. Comprende tre fasi distinte: apposizione, adesione e invasione. Durante l’apposizione, le cellule embrionali entrano in contatto con l’epitelio endometriale. Attualmente non esiste una definizione concordata per il fallimento dell’impianto ricorrente (RIF), ma generalmente si riferisce a una condizione derivante dal fallimento di un numero successivo di cicli di fecondazione in vitro (FIVET) in cui la gravidanza dovrebbe essere teoricamente già conseguita.
Noi dobbiamo immaginare di avere una percentuale di successo intesa come figli da portarsi a casa del 70-75%, cioè il 70-75% delle nostre pazienti devono partorire entro tre trasferimenti di embrioni. Solo una volta che si sono ultimati tre trasferimenti di embrioni si può considerare quella coppia che fallisce all’interno di un gruppo minoritario di pazienti che necessita eventualmente di studi diversi. Questo evidenzia come il fallimento non sia un evento isolato ma una condizione che si configura dopo una serie di tentativi. Il fallimento ripetuto dei tentativi di PMA, così come l'aborto ricorrente, si configura come una problematica che, oltre all'aspetto medico, investe profondamente la sfera psicologica della coppia. "In generale, se l’équipe medica ritiene che non sia necessario effettuare esami complementari e la paziente dispone di embrioni congelati di qualità, si può organizzare immediatamente un nuovo trasferimento di embrioni. È diverso se si è verificato un aborto dopo una tecnica di riproduzione assistita; in tal caso, si può ricominciare il trattamento dopo tre mesi. Ovviamente, se è necessario effettuare qualche esame complementare per determinare la possibile causa dell’aborto, questo periodo potrebbe essere prolungato”. In sintesi: un primo risultato negativo non significa necessariamente un fallimento dell’impianto. Quindi, si può avviare una nuova procedura senza la necessità di nuovi esami o di aspettare un periodo di riposo.
Aborto spontaneo | Falò | RSI Info
Le Molteplici Cause del Fallimento Ripetuto dell'ICSI e dell'Aborto Ricorrente
Le cause di un ripetuto mancato impianto embrionario e dell’abortività ricorrente sono molteplici, spesso anche non identificabili. Per poter subito indirizzare adeguatamente le indagini diagnostiche, sono di cruciale importanza l’anamnesi personale e familiare. Questa raccolta dettagliata di informazioni può offrire indizi preziosi. Ad esempio, una storia familiare di distiroidismi o di episodi trombo-embolici possono far sospettare patologie tiroidee o turbe emo-coagulative nella paziente. Un'attenta analisi delle condizioni cliniche della coppia e del percorso in ogni sua fase è fondamentale per migliorare le successive strategie terapeutiche e quindi l'efficacia dei tentativi successivi.

Fattori Embrionali: La Qualità e la Genomica
Sappiamo che lo stato cromosomico di un embrione influenza la sua capacità di impiantarsi correttamente. La qualità degli embrioni, sia dal punto di vista morfologico che genetico, è un pilastro fondamentale per il successo dell'impianto.Molti fallimenti sono imputabili ad anomalie dello sviluppo dell’embrione da fattori intrinseci genetici o estrinseci da coltura sub-ottimale.
- Alterazioni Cromosomiche e Genetiche: Le cause genetiche dell’abortività ricorrente possono riguardare tanto la donna (8-10%) quanto l’uomo (10-15%) e possono essere chiamate in causa sia le alterazioni cromosomiche che le mutazioni di singoli geni. Soggetti con cariotipo apparentemente normale potrebbero essere portatori di delezioni o translocazioni nelle regioni subtelomeriche, evidenziabili solo con metodica FISH. È evidente che, in presenza di condizioni come una traslocazione robertsoniana tra cromosomi omologhi, responsabile di un’aneuploidia embrionale, è necessario ricorrere alla fecondazione eterogamica (detta eterologa). Anche l’uomo può contribuire alla perdita ricorrente della gravidanza, ed in questi casi non basta indagare sul cariotipo maschile, ma occorre estendere le ricerche al DNA spermatico, ricercando le frammentazioni che possono interessare entrambi i filamenti, o anche uno solo. Secondo una meta-analisi di Robinson L. et al., le anomalie della frammentazione del DNA spermatico possono avere un impatto significativo sui tassi di aborto.
- Screening Genetico Preimpianto (PGT-A): L'esecuzione dello screening genetico preimpianto (PGT-A) mira al trasferimento di embrioni cromosomicamente normali, con l'obiettivo di ridurre il tempo per conseguire la gestazione. La PGT-A è un esame cruciale per capire il potenziale di impianto degli embrioni. Un paziente, dopo quattro transfer, di cui tre di blastocisti di ottima qualità ma senza PGT-A e il quarto con PGT-A ma anch'esso fallito, si chiede quali altri esami possa fare. In realtà, si porta un patrimonio alterato che non permette l’impianto. Sarebbe necessario vedere quanti embrioni sono stati esaminati e, in base all'età della paziente, sapere quanti di questi erano cromosomicamente normali. Se la gravidanza non si è avuta perché non c'era nessun embrione cromosomico da trasferire, anche in questo caso è molto probabile che l’unica soluzione per la coppia sia una donazione di ovociti.
- Qualità Morfologica dell'Embrione: Oltre alla genetica, anche la qualità embrionale gioca un ruolo importante nell’impianto da un punto di vista morfologico. Il trasferimento allo stadio di blastocisti fornisce una migliore selezione dell’embrione e genera maggiori informazioni sulla qualità dell’embrione da trasferire. L'Hatching assistito, una tecnica che facilita l'uscita dell'embrione dalla sua zona pellucida, è un'altra opzione; esistono pubblicazioni che indicano che l’hatching assistito potrebbe favorire l’impianto dell’embrione nei casi di RIF. Se eseguita prima della biopsia dell’embrione, sarebbe inclusa nel PGT-A.
Fattori Uterini ed Endometriali: L'Ambiente dell'Impianto
Oltre al potenziale dell’embrione, uno stato adeguato e ricettivo dell’utero è della massima importanza affinché l’impianto avvenga correttamente. Una ridotta ricettività endometriale, che può manifestarsi come endometrio sottile, anomalie della cavità uterina, endometriti, o patologie associate come l’endometriosi, l’idrosalpinge ed i miomi sottomucosi, può compromettere gravemente le possibilità di successo.
- Anomalie Congenite e Acquisite dell'Utero: Le anomalie congenite dell’utero costituiscono un’altra causa di abortività, e pertanto, tutte le donne affette da AR dovrebbero eseguire indagini specifiche che vanno dalla semplice ecografia pelvica, a quella transvaginale 3D, all’isterosalpingografia (ISG), alla sonoisterografia (SHG) e all’isteroscopia. Questi esami permettono di identificare malformazioni (utero setto, utero subsetto e utero a forma di T), sinechie, polipi endometriali (soprattutto se sono più grandi di 10 mm) così come miomi sottomucosi o miomi intramurali che deformano la cavità uterina. La correzione chirurgica di queste anomalie è spesso raccomandata prima di procedere con i trasferimenti embrionali. Ad esempio, nel caso di una donna con idrosalpinge, anche il migliore embrione farà sempre una fatica estrema ad impiantarsi e le percentuali di successo saranno sempre estremamente basse. In tali situazioni, è ragionevole valutare se far precedere il programma da un intervento chirurgico.
- Ricettività Endometriale e Finestra d'Impianto: L’endometrio deve essere spesso almeno 7-8 mm e trilaminare al momento del transfer. Inoltre, la cosiddetta finestra di impianto, ovvero lo spazio di 36-48 ore in cui l’embrione trasferito può impiantarsi, può essere più piccola, più corta e poi può essere posizionata in giorni diversi dai quali si pensa che in realtà dovrebbe essere. L'utero è il posto meno ospitale per un embrione umano perché nell’arco di 28 giorni soltanto un giorno, un giorno e mezzo, massimo due un embrione perfetto cromosomico normale può impiantarsi, quindi ha una finestra di impianto minima. Quando la blastocisti arriva dall’utero e si deve annidare, in realtà, la finestra di impianto nella migliore delle ipotesi è tra i due e tre giorni. Ma nessuno ci obbliga a pensare che tutte le donne, soprattutto, se sono state stimulate e hanno fatto terapie ormonali, abbiano una finestra di impianto di 72 ore. È come un treno che corre e l'embrione deve saltare a bordo nel momento giusto. Se si trasferisce troppo presto o troppo tardi, l'impianto è compromesso.
- Test di Ricettività Endometriale: Per affrontare questa problematica, si può ricorrere al test di ricettività endometriale, che si basa su una possibile desincronizzazione tra l’endometrio e l’embrione in conseguenza dello spostamento della finestra di impianto. Questo test implica la preparazione della paziente come se dovesse fare un trasferimento di embrioni, con la terapia specifica del centro. Il giorno in cui si dovrebbe fare il trasferimento, invece di trasferire gli embrioni, si aspira del liquido dall'utero con un catetere simile a quello del transfer, e si analizzano 67 geni selezionati con una metodica molto sofisticata. L'accuratezza è tale da arrivare alla singola molecola. Il risultato indica se il campione è recettivo, cioè che l'orario del trasferimento non deve essere modificato, oppure se l'endometrio non è ancora pronto. In questo secondo caso, il transfert viene programmato per il mese successivo, mantenendo la stessa terapia senza modificarla, per allineare al meglio la finestra di impianto. La rilevanza di questo test varia: se fatto a tutte le donne che entrano in un programma di fertilizzazione in vitro, l'importanza è minima (3-2-1%). Ma se lo stesso test viene fatto a trentenni che hanno fallito per tre volte il trasferimento di blastocisti perfette, magari con precedenti gravidanze o addirittura un parto, allora la percentuale di riscontro di un'alterazione sale al 30%.
- Endometriosi e Idrosalpinge: Le patologie ovariche non maligne, come l'endometriosi o cisti dermoidi, possono influire negativamente sull'impianto. Nel caso dell'endometriosi, è fondamentale valutare se ci possa essere spazio o utilità a una chirurgia prima di procedere. Se l’endometriosi è pelvica o ovarica, e se ci sono stati precedenti interventi chirurgici, sono tutti fattori da considerare. La tendenza oggi è quella di non eseguire nessun tipo di intervento sulle ovaia che hanno cisti endometriosiche se le cisti sono più piccole di 4 cm. Inoltre, l’idrosalpinge è una condizione in cui le tube di Falloppio sono bloccate e gonfie di liquido, rendendo difficile l'incontro tra ovocita e spermatozoo e, anche se l'embrione si forma tramite ICSI, il liquido tossico può impedire l'impianto. Se la donna ha endometriosi, nei periodi in cui non fa cicli di trattamento, è bene che sia riparata dall’avanzamento dell’endometriosio con differenti farmaci, anche con la pillola anticoncezionale o con gli analoghi del GnRH.

Fattori Materni (Non Uterini): La Salute Sistemica
La salute generale della donna gioca un ruolo cruciale nella fertilità e nel mantenimento della gravidanza. Diverse condizioni mediche o stili di vita possono influenzare negativamente l'esito della PMA.
- Età Materna Avanzata e Qualità Ovocitaria: L’età materna avanzata è un fattore determinante. Dopo i 35 anni inizia una progressiva riduzione della qualità e quantità degli ovociti, e dopo i 40 anni il tasso di aneuploidie embrionali è molto alto. Questo significa che, anche se l’embrione si forma, può non essere geneticamente compatibile con lo sviluppo di una gravidanza. Anche l’FSH alto nell’inizio del ciclo dimostra che le ovaia funzionano poco e male. Quando l’ovaio funziona poco e male, manda un segnale all’ipofisi, che produce più FSH nella speranza che l’FSH faccia funzionare l’ovaio. Le donne che iniziano a mestruare con cicli più brevi, quindi quando da 28 giorni si va a 25-24, significa semplicemente che l’FSH è più alto di quello che dovrebbe essere. Tuttavia, la bassa qualità ovocitaria non dipende solo dall’età. Alcune donne giovani hanno una riserva ovarica ridotta o ovociti di qualità subottimale per motivi genetici o legati a fattori ambientali (stress ossidativo, inquinanti, dieta).
- Malattie Endocrine e Metaboliche: Anche le malattie endocrine possono essere causa di abortività e tra esse ricordiamo l’insufficienza della fase luteale, le malattie della tiroide, in particolare le tiroiditi, e il diabete. Per l’ipotiroidismo manifesto, la somministrazione di levotiroxina (LT4) migliora la prognosi riproduttiva nelle donne con AR(13). Nell’ipotiroidismo subclinico, invece, l’efficacia terapeutica è ancora oggetto di discussione ed andrebbe valutata caso per caso in base al rapporto rischi/benefici. L’impiego del progesterone, pur necessario per aumentare significativamente le percentuali di gravidanza nei soggetti sottoposti a FIV(11), non determina alcuna differenza sul tasso di nati vivi nelle donne con AR ed insufficienza della fase luteale(12), mentre la sua somministrazione per via intravaginale nella forma micronizzata, mostra una certa efficacia nelle donne con storia di AR e sanguinamento all’inizio di gravidanza. La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) non sembra avere alcun effetto sull’abortività ricorrente, per cui non è raccomandata alcuna indagine specifica in tal senso, neanche nei soggetti con insulino-resistenza, ai quali, la somministrazione di metformina non produce alcun beneficio terapeutico(15).
- Malattie Autoimmunitarie e Trombofilie: Le malattie autoimmunitarie e i disturbi della coagulazione del sangue o trombofilie sono altre potenziali cause di abortività. Tuttavia, per quanto riguarda le pazienti portatrici di trombofilia, non v’è evidenza scientifica significativa di un effetto benefico della profilassi antitrombotica, che risulta, tra l’altro, inutile anche in quelle indenni. Lo studio delle cause immunologiche è complesso: non esistono indicatori immunologici definiti relazionati con il RIF neanche trattamenti immunologici che migliorino la prognosi. C'è chi ha scoperto, per puro caso, di essere positiva agli anticorpi antigliadine (celiachia), una condizione che potrebbe influire sull'impianto.
- Fattori di Stile di Vita: Anche lo stile di vita riveste un ruolo molto importante: il fumo di sigaretta o il consumo eccessivo di alcool potrebbero, infatti, condizionare negativamente l’andamento della gravidanza o rappresentare un comprovato fattore di rischio per il feto (sindrome feto-alcolica)(2)(3)(4). Anche l’obesità materna o l’eccesso di magrezza sono associati a complicazioni ostetriche e a rischi per l’intero corso della gravidanza(5)(6)(7)(8)(9). Promuovere uno stile di vita sano può migliorare la prognosi nelle pazienti sottoposte a tecniche di riproduzione assistita. Una significativa carenza di vitamina D nelle donne con abortività ricorrente è stata segnalata da Ota et al. nel 2014, tuttavia non è stata dimostrata l’efficacia terapeutica nei soggetti che ne avevano ricevuto una supplementazione(16).
Fattori Maschili
L’infertilità maschile contribuisce a circa il 50% dei casi di infertilità di coppia. Parametri come frammentazione del DNA spermatico, alterazioni morfologiche e motilità influenzano lo sviluppo dell’embrione. Come menzionato, l'indagine non si limita al cariotipo maschile, ma si estende al DNA spermatico per ricercare frammentazioni. Per il laboratorio, l'analisi del DNA spermatico è un vero tormento perché vanno contati uno a uno due o tre migliaia di spermatozoi dopo che da questi si è estratto il DNA e poi il DNA è stato messo a contatto con delle sonde molecolari che fanno vedere quanti cromosomi ci sono dentro ogni singolo spermatozoo. È un lavoro da matti perché si lavora su un test 10-15 giorni, compreso il sabato e la domenica.
Aspetti Tecnici del Laboratorio
Ogni passaggio - dalla stimolazione ovarica alla coltura embrionale - può influenzare il risultato. Gli aspetti tecnici del laboratorio di PMA sono cruciali. La stimolazione ovarica controllata, la gestione degli ovociti e degli spermatozoi, la coltura degli embrioni e la tempistica del trasferimento sono tutti elementi che devono essere ottimizzati. Nei casi di iper-risposta alla stimolazione ovarica, per esempio, si raccomanda di evitare il trasferimento a fresco, congelando gli embrioni per effettuare un ciclo differito, per evitare un ambiente uterino sfavorevole dovuto agli alti livelli ormonali.

Percorsi e Strategie dopo Fallimenti Ripetuti: La Medicina Personalizzata
Di fronte a ripetuti insuccessi, è naturale per le coppie interrogarsi su come procedere. La medicina della riproduzione, sulla base dell’esperienza di tanti anni di lavoro e di insuccessi oltre che di successi, deve essere una medicina personalizzata. Se non si fa una medicina personalizzata, i pazienti devono accettare di fare tanti tentativi e in mezzo ai tanti tentativi qualcuno gli potrà andare bene. Se, invece, si desidera una medicina personalizzata adatta alle proprie esigenze, si deve accettare il fatto di fare tanti esami messi in una sorta di roadmap che dipende, appunto, dal proprio percorso.
- Valutazione Approfondita e Discussione del Caso: Una valutazione del vostro caso da parte del team medico (ginecologi, andrologi ed embriologi) permetterà di capire se è necessario eseguire ulteriori test specifici per ampliare la diagnosi della mancata implantazione. Le équipe mediche multidisciplinari cercano sempre di raccogliere il maggior numero di informazioni per evitare che il problema si ripeta in un nuovo tentativo.
- Diagnosi Preimpianto (PGT-A) e Gestione degli Embrioni: Dopo il terzo trasferimento fallito, pur essendo giovane, una paziente potrebbe non dover ripetere per l’ennesima volta un ulteriore ciclo di fertilizzazione in vitro convenzionale ma rivolgersi a un programma di diagnosi preimpianto. Anche se si ha avuto una gravidanza all’interno di questi cicli che ha portato a un parto, bene, se non c’è stata gravidanza o c’è stato un aborto, è giusto che la strada sia quella della diagnosi preimpianto. Se, invece, si ha una gravidanza che porta a un aborto, è importante per evitare che l’aborto si ripeta che gli embrioni che sono rimasti tornino ad essere esaminati per la diagnosi preimpianto. Se non c’è stata gravidanza in assoluto, a questo punto può essere ripetuto, ovviamente, il trasferimento di embrioni, e in caso di fallimento ulteriore, di nuovo dovrebbe essere eseguita una diagnosi preimpianto.

- Il Dilemma del "Quando Fermarsi": "Fino a quando è giusto insistere dopo l’insuccesso ripetuto dei tentativi PMA?" è la domanda più difficile per chi sta seguendo un percorso di Riproduzione Assistita costellato da insuccessi ripetuti. Il momento di fermarsi è certamente diverso per ogni coppia. I segnali da considerare includono la risposta ovarica ai farmaci, la qualità embrionaria, i livelli ormonali, lo stato emotivo e relazionale della coppia. Molte pazienti si trovano a riflettere su quanto insistere, chiedendosi se non sia il caso di metterci un punto. L'esperienza di aver avuto due aborti, pur avendo ancora embrioni congelati, porta a profonde riflessioni sulla continuazione dei tentativi. Si deve avere fortuna, come molti ginecologi spesso ricordano, e la percezione della propria fortuna è molto personale.
L'Opzione Eterologa: Un Percorso Alternativo
Quando le cause del fallimento ripetuto sono legate a fattori non risolvibili con le tecniche di PMA omologa, o quando le probabilità di successo con i propri gameti sono estremamente basse, l'opzione eterologa emerge come una via concreta per realizzare il desiderio di genitorialità. La donazione di ovociti o spermatozoi rappresenta una possibilità significativa.
- Indicazioni per l'Eterologa: L'eterologa è indicata in presenza di condizioni genetiche specifiche, come una traslocazione robertsoniana tra cromosomi omologhi responsabile di un’aneuploidia embrionale, dove il ricorso alla fecondazione eterogamica (detta eterologa) è necessario. Inoltre, se la gravidanza non si è avuta perché non c'era nessun embrione cromosomico da trasferire, anche in questo caso è molto probabile che l’unica soluzione per la coppia sia una donazione di ovociti. L'età avanzata della donna e la conseguente bassa qualità ovocitaria rappresentano un'altra indicazione frequente. Una quarantenne che ha iniziato a mestruare a 11 anni non è la stessa quarantenne che ha cominciato a mestruare a 15, la quarantenne che ha avuto due interventi chirurgici, non è la stessa quarantenne che non ha mai avuto interventi. Quindi, il parametro età va sempre commisurato con tutto l’ambiente. L’età è importante perché messa all’interno di una serie di parametri può farci dire quante sono le possibilità che ha questa donna di portarsi a casa un figlio. Se le possibilità sono bassissime, la coppia decide se vuole affrontare questo viaggio dove sa che molto probabilmente non si porterà a casa quello che vuole, oppure se vuole, per esempio, rimuovere uno dei fattori principali, per esempio, la qualità delle cellule uovo passando a un programma di donazione.
- Probabilità di Successo con l'Eterologa: Se è vero che l’ovodonazione non è “certezza assoluta”, in genere si parla di percentuali di successo del 40-50%. Tuttavia, in coppie con determinate patologie o in cui la donna ha 40 e più anni, l’ICSI eterologa aumenta le probabilità di riuscita in modo considerevole. Anche se l'età anagrafica è un fattore importante, i medici valutano anche l'età biologica e la storia clinica completa. Non è strano che a donne di quasi 44 anni vengano proposte opzioni eterologhe, anzi. Molte donne si avvicinano all'ovodonazione attorno a quell'età.

- Considerazioni sull'Iter: Il percorso con l'eterologa può essere lungo e impegnativo, anche dal punto di vista psicologico. C'è chi ha fatto "cinque fallimenti" e ha continuato a riprovarci, trasferendosi tra diverse cliniche all'estero, affrontando spese significative, e alla fine ha avuto successo con l'eterologa. "Sono incinta di due gemellini/e!" testimonia una paziente dopo numerosi tentativi e un cambio di clinica. Questa determinazione riflette la speranza che l'eterologa può infondere, anche se il percorso è arduo e richiede grande forza d'animo. Il dato che negli USA il numero medio di cicli di ovodonazione per avere una gravidanza è 3 ("!!!") può essere "consolante" per chi affronta più tentativi.
Aspetti Psicologici e Supporto nel Percorso di PMA
Gli aspetti psicologici di un fallito tentativo riproduttivo, particolarmente in un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), possono essere particolarmente devastanti. La delusione dopo un risultato negativo è profonda e può portare a un senso di sconforto. È normale sentirsi giù di morale. I forum e i gruppi di supporto online, come testimoniano le esperienze condivise, diventano spazi vitali dove le donne si confrontano, trovano comprensione e si sostengono a vicenda. Condividere l'esperienza di beta negative o di aborti ripetuti, e ricevere consigli da chi ha vissuto situazioni simili, è un aiuto prezioso.
La decisione di continuare o di fermarsi è estremamente personale e deve tenere conto non solo dei fattori medici, ma anche della salute psicologica ed emotiva della coppia. La PMA ha aperto nuove possibilità per milioni di coppie, ma non è priva di limiti. Affrontare il tema del fallimento è un atto di onestà e responsabilità da parte dei Centri di fertilità e degli Specialisti Ginecologi che seguono queste coppie, che devono offrire un supporto integrato che includa anche la dimensione psicologica.