La data presunta del parto è uno dei momenti più attesi e, al contempo, fonte di maggiore incertezza per ogni futura mamma. Si tratta di un'indicazione statistica, non di una previsione esatta: solo una minoranza di nascite avviene precisamente al “termine”. La maggior parte delle gravidanze rientra in un intervallo fisiologico molto ampio, rendendo la nascita un evento guidato più dalla natura che da scadenze matematiche rigide.

Il calcolo della Data Presunta del Parto (DPP)
Per comprendere quando un bambino potrebbe venire alla luce, è necessario innanzitutto definire come viene calcolata la durata della gestazione. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la durata della gestazione è misurata a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione normale. L’età gestazionale viene espressa in giorni completi o settimane complete.
Il metodo di Naegele
Per calcolare la data presunta del parto si contano 280 giorni (40 settimane) dalla data del primo giorno dell’ultima mestruazione, con un margine in più o in meno di 15 giorni. Il metodo più comune per eseguire questo calcolo è la regola di Naegele: si aggiungono sette giorni e si sottraggono tre mesi alla data dell’ultima mestruazione.
Questo metodo funziona se la donna è certa della data del primo giorno dell’ultima mestruazione, se la durata del flusso è stata normale in rapporto alle caratteristiche abituali per la donna in questione e se la durata del ciclo non superava i 35 giorni. Tuttavia, è importante notare che l’età gestazionale viene misurata basandosi sulla mestruazione (età mestruale), e non sul momento di concepimento (età concezionale), che invece si presume essere successiva di circa due settimane.
L'importanza dell'ecografia precoce
Data la variabilità dell'ovulazione, la datazione viene sempre valutata durante la prima ecografia (10°-12° settimana). La misurazione di alcuni parametri fetali permette di confermare la corrispondenza o meno tra l’epoca calcolata in base all’ultima mestruazione e l’effettivo livello di sviluppo raggiunto dal feto. Più l’ecografia è precoce, più la datazione è veritiera.
La definizione precisa dell’epoca gestazionale è fondamentale non solo per la corretta valutazione della crescita fetale, ma anche per mirare al meglio l’assistenza al momento del parto. Se non comporta alcuna differenza una nascita a 38 o 41 settimane, è necessario sapere con certezza se si sta assistendo il parto di un bambino prematuro o se si sta superando il termine fisiologico.
Cosa significa arrivare al "termine"
La medicina definisce "termine" il periodo che va dall’inizio della 37° fino alla 41° settimana completa di gestazione, ossia da 259 a 293 giorni. Un parto avvenuto prima della 37° settimana viene classificato come prematuro.
È frequente che, avvicinandosi alla data presunta, sorga una certa trepidazione. A circa il 30% delle donne capita di "andare oltre il termine", ovvero di arrivare al compimento della 40ª settimana senza segnali di avvio del travaglio. In realtà, questo calcolo basato sui 28 giorni è una semplificazione: un mese lunare dura esattamente 29,53 giorni, il che allungherebbe fisiologicamente la gestazione verso le 42 settimane.
Fattori che influenzano l'avvio del travaglio
L’innescarsi del travaglio non è un semplice fatto meccanico, ma è legato a un insieme di fattori ormonali ed emotivi. Perché l’ossitocina, l’ormone che provoca le contrazioni, sia prodotto in quantità sufficiente, è importante innanzitutto che la donna si trovi in una condizione di benessere, che riesca a dormire e che sia in uno stato di apertura emotiva. Stress, tensione o uno stato di costante vigilanza possono ostacolare questo processo naturale.
Altri fattori includono:
- Posizionamento del bebè: Il corretto posizionamento del feto nel bacino è fondamentale.
- Familiarità: Chi ha avuto madri o sorelle che hanno partorito oltre termine ha maggiori probabilità di vivere la stessa esperienza.
- Ciclo mestruale: Le donne che hanno cicli più lunghi della media partoriscono solitamente più tardi rispetto a chi ha flussi ogni 25-27 giorni.
- Farmaci: I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l'aspirina, possono ritardare il parto poiché bloccano la produzione di prostaglandine, sostanze essenziali per l'avvio delle contrazioni.
Monitoraggio della gravidanza a termine
A partire dalla 39ª settimana e cinque giorni, la futura mamma deve sottoporsi a una serie di controlli volti ad accertare che tutto stia procedendo per il meglio. Questi esami vengono ripetuti a 40 settimane e mezzo, quindi a 41 settimane e poi a 41 settimane e due giorni.
Esami principali
- Tracciato cardiotocografico (CTG): Eseguito a partire da due giorni prima dell’inizio della 40ª settimana, registra il battito cardiaco del piccolo e le contrazioni dell’utero.
- Ecografia ostetrica: Indaga sul cordone ombelicale, sulla placenta e sulla quantità di liquido amniotico. Il liquido deve essere limpido e chiaro, non diminuire oltre un livello definito e mantenere una trasparenza adeguata.
08.07.2020 - Cardiotocografia
L'induzione del parto: quando e perché
Se tre giorni dopo la fine della 41ª settimana non succede ancora niente, il parto viene generalmente indotto. L’induzione diventa necessaria quando tutti i metodi naturali falliscono e, al tempo stesso, dai controlli emerge che il bambino inizia a dare segni di sofferenza o che la placenta non garantisce più un apporto ottimale.
Il processo avviene solitamente in due fasi:
- Gel alle prostaglandine: Introdotto in vagina a intervalli di 6-8 ore per stimolare la maturazione del collo dell’utero.
- Ossitocina: Se il travaglio non si avvia, viene somministrata ossitocina tramite flebo.
In caso di gravidanza gemellare, il parto viene solitamente indotto al più tardi alla 38ª settimana di gestazione per ridurre al minimo i rischi per la salute della madre e dei bambini.
Il corpo nella 38ª settimana
Nella 38ª settimana di gravidanza, il bambino misura in media 49-50 cm e pesa circa 3 kg. Il corpo materno è in una fase di preparazione intensa: il tappo di muco inizia ad allentarsi, sigillo naturale della cervice, e possono aumentare le perdite. Il feto, ormai quasi immobile per mancanza di spazio, è solitamente posizionato nel bacino.
È in questa fase che possono manifestarsi le contrazioni di Braxton Hicks, o false doglie, che servono a preparare i muscoli dell'utero. Per alleviare i fastidi fisici, come il mal di schiena o la pressione pelvica, molte donne trovano sollievo nell'uso di una fascia elastica post-parto, che sostiene l'addome e favorisce il recupero della corretta postura.

Curiosità e benessere nell'attesa
Molte future mamme si chiedono se esistano metodi naturali per favorire l'avvio del travaglio. È stato osservato che fare l’amore spesso nell’ultima settimana di gravidanza può rappresentare un metodo naturale utile. Tuttavia, la cosa più importante rimane l'ascolto del proprio corpo.
Se sul viso compaiono stanchezza o occhiaie, impacchi di acqua di rose possono donare sollievo. È fondamentale, inoltre, non fissarsi eccessivamente sulla data prevista: solo il 5% circa delle madri partorisce esattamente il giorno calcolato. La natura non è una macchina e la variabilità è la regola. La maggior parte dei bambini nasce in un periodo compreso tra dieci giorni prima e dieci giorni dopo la data definita, periodo in cui i genitori hanno il tempo di prepararsi con serenità all'arrivo del neonato.